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Sono nata in Sardegna, e per quanti indirizzi abbia cambiato in questi anni, dentro non ho mai smesso di abitarla, sognandola indipendente in ogni accezione del termine. Mi sono diplomata in una scuola tecnica e dopo ho fatto studi teologici, il che non fa di me una teologa, per quanto continuino a scriverlo. Non mi piace essere definita giovane, dopo i 25 anni essere chiamati adulti dovrebbe essere un diritto. Non fumo, non porto gioielli preziosi, detesto i graziosi cadaveri dei fiori recisi, i giornalisti che mi chiedono quanto c'è di autobiografico e gli editori a pagamento. Sono vegetariana, ma so riconoscere le occasioni in cui si può fare uno strappo. Per etica politica mi definisco di sinistra e nel mio ordine interiore quella parola ha ancora un senso. Sono sposata, e questo mi ha resa una persona più trattabile, anche se mi rendo conto che a leggere questa biografia non si direbbe. C'è ancora tempo.
Riferimenti:
Ho fatto l'istituto Lorenzo Mossa di Oristano per gli studi tecnici.
Ho fatto la cameriera per pagarmi gli studi superiori.
Ho fatto l'istituto di Scienze Religiose della Diocesi di Oristano per gli studi teologici.
Ho insegnato religione per sei anni frastagliati tra Oristano (il liceo classico De Castro e l'istituto professionale Galilei di Oristano) e le scuole medie di Ardauli, Gesturi, Barumini, Villanovafranca, con brevi supplenze anche a Siamaggiore, Villaurbana, Oristano n° 4, Isili e qualcuna che sto sicuramente dimenticando. Nel 1998 ho scelto io di non fare più domanda di insegnamento.
Ho avuto un contratto a progetto come messo per consegnare cartelle esattoriali, dove ho imparato a difendermi.
Ho avuto un contratto da impiegata amministrativa alla C.W.F. Italia spa di Santa Giusta, dove ho imparato che a un certo punto bisogna essere capaci di dire no.
Ho avuto un contratto da grafico web allo Studio ABC di Oristano, dove ho imparato che il contratto nazionale dei grafici ha un minimo sindacale che non ci paghi l'affitto.
Ho avuto un contratto alberghiero all'hotel Perego di Bormio, dove ho imparato che stancarmi fisicamente mi piaceva molto.
Ho avuto un contratto a progetto come telefonista nella filiale oristanese della Kirby Company, dove ho imparato a guardare oltre l'apparenza.
Ho pubblicato il primo libro.
Ho avuto un contratto da portiere notturno all'Hotel Villa Canu a Cabras, dove ho imparato che la notte è bella.
Ho scritto il secondo libro.
Poi ho scritto il terzo, etc.
Michela ha esordito nel 2006 per ISBN con Il mondo deve sapere, diario tragicomico di una telefonista precaria. Paolo Virzì ne ha tratto spunto per girare il film Tutta la vita davanti e David Emmer e Teresa Saponangelo ne hanno portato un omonimo adattamento a teatro. Nel 2008 è uscita per i tipi di Einaudi la guida narrativa Viaggio in Sardegna, undici percorsi nell'isola che non si vede, che offre suggestioni su un'isola sconosciuta alle guide per turisti. Nel 2009 ancora per Einaudi Michela pubblica il romanzo Accabadora, la storia della vecchia Bonaria, della piccola Maria e del loro legame speciale in una Sardegna dove la vita e la morte non sono mai dimensioni individuali. Con questo romanzo vince il premio Dessì, il Super Mondello, il premio Viadana, il premio Alassio, il premio Città di Cuneo e il Super Campiello. Nel 2011 pubblica il saggio teologico Ave Mary. Dal 2011 Michela è socia onoraria del Coordinamento Teologhe Italiane e collabora per molti periodici e quotidiani. Si trovano suoi contributi nelle antologie: Altre Madri in Questo terribile intricato mondo (Einaudi), Il posto è la notte in Sono come tu mi vuoi (Laterza), Alla pari in Lavoro da morire (Einaudi ET), Spadoneri in Contos (Fandango), A pezzi in Cartas de logu (CUEC), Calo di pressione in Granta Italia n° 1 (Rizzoli), Hanif in Nyx (Arkadia) e in due edizioni della Smemoranda 12mesi. I suoi libri sono tradotti in diverse lingue.
Quarta di copertina:
Dovevo fare i conti con Maria,
anche se questo non è un libro sulla Madonna.
È un libro su di me, su mia madre,
sulle mie amiche e le loro figlie,
sulla mia panettiera,
la mia maestra e la mia postina.
Su tutte le donne che conosco e riconosco.
Dentro ci sono le storie di cui siamo figlie
e di cui sono figli anche i nostri uomini:
quelli che ci vorrebbero belle e silenti,
ma soprattutto gli altri. Questo libro
è anche per loro,
e l'ho scritto con la consapevolezza
che da questa storia falsa non esce nessuno
se non ci decidiamo a uscirne insieme.
Michela Murgia
Ne hanno detto:
Natalia Aspesi (La Repubblica): Ave Mary intreccia sapienza e ironia, Sacre Scritture e vita, non dando tregua a tutti gli errori e le stupidaggini che credenti chic e atei devoti hanno scritto e soprattutto diffuso attraverso la televisione.
Marina Terragni (Io Donna): In un Paese dove per dimostrare che sei à la page ti tocca esibire un certificato di laicità, forse non si apprezzerà che una scrittrice come lei stia a perdere tempo con quella ragazzina ebrea a cui capitò la straordinaria avventura di diventare Madre di Dio.
Laura Badaracchi (Avvenire): Con sguardo critico ma non impietosamente giudicante, Michela Murgia evidenzia deficit e ritardi nella valorizzazione femminile in "casa cattolica".

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno.
Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come «l'ultima». Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. «Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia».
Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte.
Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
C'è più amore che morte in queste pagine, e c'è uno stile che disegna ogni scena, ogni personaggio, ogni frase con la stessa accuratezza con cui Tzia Bonaria disegna le asole.Angela Codacci-Pisanelli - L'Espresso
La vecchiaia e l'infanzia narrate in stato di grazia.Loredana Lipperini - D di Repubblica
La parsimonia e il controllo della Murgia sono impeccabili.Massimo Onofri - Avvenire
La Murgia è riuscita a sciogliere in poesia i materiali della tradizione senza imbolsirli, cioè affidarli a una effettistica sentimentale.Angelo Guglielmi - L'Unità

Un romanzo, una commedia, un’inchiesta. Che diverte, fa tremare e incazzare. Il mondo deve sapere è il diario di un mese in un call center. Per trenta interminabili giorni, l’autrice ha venduto aspirapolvere al telefono a migliaia di casalinghe per la Kirby, una multinazionale americana. Intanto annotava tecniche di persuasione e castighi aziendali, descrivendo un modello lavorativo a metà tra berlusconismo e Scientology.
Il mondo deve sapere racconta la precarietà, riuscendo miracolosamente anche a far ridere. Fino alle lacrime.
Dal libro è stato tratto l'omonimo spettacolo teatrale di David Emmer con Teresa Saponangelo, e un film, Tutta la vita davanti, diretto da Paolo Virzì.
Un mondo dove ci si perderebbe, se non venissero in soccorso l'ironia, il garbo e la ferocia della Murgia.
Pietro Cheli - Diario
Michela Murgia gioca sull'equivoco che questo sia un romanzo di sinistra sul lavoro precario. Al contrario è un profondissimo testo teologico dove lei svela i rituali segreti della più potente fede religiosa che esista al momento.
Gianluca Nicoletti - La Stampa
Michela Murgia sa scrivere, è una grande comunicatrice.
Daria Bignardi - Radio DeeJay
10.02.2012 11:00 -
12:00
Data privata
11.02.2012 18:30 -
19:30
Nurachi - Ananti de sa ziminera
18.02.2012 16:00 -
17:00
Bologna - Assemblea Generale Progres Disterru
19.02.2012 16:00 -
21:00
Bologna - laboratorio di storytelling politico
27.02.2012 21:00 - 28.02.2012
22:00
Torino