
In bassa risoluzione la foto è free con vincolo di citazione (Gianfranco Mura)
in bassa risoluzione la foto è free con vincolo di citazione (Gianfranco Mura)
in bassa risoluzione la foto è free con vincolo di citazione (Gianfranco Mura)
la foto è free con obbligo di citazione (copyright Deidda-Meloni)
la foto è free con obbligo di citazione (copyright Basso Cannarsa)
in bassa risoluzione la foto è free con obbligo di citazione (copyright Basso Cannarsa)
in bassa risoluzione la foto è free con obbligo di citazione (copyright Rosi Giua)
in bassa risoluzione la foto è free con obbligo di citazione (copyright Rosi Giua)
in bassa risoluzione la foto è free con obbligo di citazione (copy Roberto Arisci)
in bassa risoluzione la foto è free con obbligo di citazione (copyright Daniela Zedda)
proprietà fondazione Banco di Sicilia - uso libero via web
foto in uso libero
in bassa risoluzione la foto è free, con vincolo di citazione (copyright Gianfranco Mura)
in uso libero a bassa risoluzione, con vincolo di citazione (copyright Gianfranco Mura)

Sono nata in Sardegna, e per quanti indirizzi abbia cambiato in questi anni, dentro non ho mai smesso di abitarla, sognandola indipendente in ogni accezione del termine. Mi sono diplomata in una scuola tecnica e dopo ho fatto studi teologici, ma questo non vuol dire che sono una teologa, anche se continuano a scriverlo. Non mi piace essere definita giovane, a 38 anni essere considerati adulti dovrebbe essere un diritto. Non fumo, non porto gioielli preziosi, detesto i graziosi cadaveri dei fiori recisi, i giornalisti che mi chiedono quanto c'è di autobiografico e gli editori a pagamento. Sono vegetariana, ma so riconoscere le occasioni in cui si può fare uno strappo. Per etica politica mi definisco di sinistra, e nel mio ordine interiore quella parola ha ancora un senso. Sono sposata, e questo mi ha resa una persona più trattabile, anche se mi rendo conto che a leggere questa biografia non si direbbe. C'è tempo.
L'intervista più divertente me l'ha fatta Pino Porcu per Sonos e Contos.
Nata a Cabras nel 1972, Michela ha esordito nel 2006 per ISBN con Il mondo deve sapere, diario tragicomico di una telefonista precaria. Paolo Virzì ne ha tratto spunto per girare il film Tutta la vita davanti e David Emmer e Teresa Saponangelo ne hanno portato un omonimo adattamento a teatro. Nel 2008 è uscita per i tipi di Einaudi la guida narrativa Viaggio in Sardegna, undici percorsi nell'isola che non si vede, che offre suggestioni su un'isola sconosciuta alle guide per turisti. Nel 2009 ancora per Einaudi Michela pubblica il romanzo Accabadora, la storia della vecchia Bonaria, della piccola Maria e del loro legame speciale in una Sardegna dove la vita e la morte non sono mai dimensioni individuali. Con questo romanzo vince il premio Dessì, il Super Mondello, il premio Viadana ed è finalista al Campiello, al PEN e al premio Alassio - Cento libri. Michela collabora per molti periodici e quotidiani e oltre a questa bibliografia si ritrovano suoi contributi in diverse antologie: Altre Madri in Questo terribile intricato mondo (Einaudi), Il posto è la notte in Sono come tu mi vuoi (Laterza), Alla pari in Lavoro da morire (Einaudi ET), Spadoneri in Contos (Fandango) e A pezzi in Cartas de logu (CUEC).

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno.
Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come «l'ultima». Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. «Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia».
Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte.
Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
C'è più amore che morte in queste pagine, e c'è uno stile che disegna ogni scena, ogni personaggio, ogni frase con la stessa accuratezza con cui Tzia Bonaria disegna le asole.
Angela Codacci-Pisanelli - L'Espresso
La vecchiaia e l'infanzia narrate in stato di grazia.
Loredana Lipperini - D di Repubblica
La parsimonia e il controllo della Murgia sono impeccabili.
Massimo Onofri - Avvenire
La Murgia è riuscita a sciogliere in poesia i materiali della tradizione senza imbolsirli, cioè affidarli a una effettistica sentimentale.
Angelo Guglielmi - L'Unità
Voce tra le voci che l’isola ha nelle ultime stagioni allevato, Michela Murgia ha però un timbro nitido, al riparo del vento imitatorio.
Bruno Quaranta - Tuttolibri

Un romanzo, una commedia, un’inchiesta. Che diverte, fa tremare e incazzare. Il mondo deve sapere è il diario di un mese in un call center. Per trenta interminabili giorni, l’autrice ha venduto aspirapolvere al telefono a migliaia di casalinghe per la Kirby, una multinazionale americana. Intanto annotava tecniche di persuasione e castighi aziendali, descrivendo un modello lavorativo a metà tra berlusconismo e Scientology.
Il mondo deve sapere racconta la precarietà, riuscendo miracolosamente anche a far ridere. Fino alle lacrime.
Dal libro è stato tratto l'omonimo spettacolo teatrale di David Emmer con Teresa Saponangelo, e un film, Tutta la vita davanti, diretto da Paolo Virzì.
Un mondo dove ci si perderebbe, se non venissero in soccorso l'ironia, il garbo e la ferocia della Murgia.
Pietro Cheli - Diario
Michela Murgia gioca sull'equivoco che questo sia un romanzo di sinistra sul lavoro precario. Al contrario è un profondissimo testo teologico dove lei svela i rituali segreti della più potente fede religiosa che esista al momento.
Gianluca Nicoletti - La Stampa
Michela Murgia sa scrivere, è una grande comunicatrice.
Daria Bignardi - Radio DeeJay
10.09.2010 10:30 -
11:30
Festival di Mantova
10.09.2010 21:00 -
22:00
Festival di Mantova
11.09.2010 10:30 -
11:30
Festival di Mantova
11.09.2010 18:00 -
19:00
Premio Alassio
19.09.2010 18:00 -
19:00
Marina Cafè Noir