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E' sempre sorprendente notare come le voci che si levano contro la Chiesa accusandola di “colpevole silenzio” sul disastro della situazione politica, morale ed economica dell’Italia siano poi le stesse che l’accusano di “indebita ingerenza” quando interviene in questioni morali e politiche considerate non altrettanto opportune. Questo diritto di parola intermittente è una contraddizione che coloro che praticano visioni di laicità per sottrazione non sono ancora riusciti a risolvere. Chi però non ha mai negato il diritto della Chiesa - in quanto indiscutibile attore sociale - a dire la propria sulle stesse questioni su cui dice la propria anche il barista all’angolo, a maggior ragione oggi si sente in dovere di farsi delle domande sull’insopportabile politica del silenzio, complice e furba, che le gerarchie ecclesiali hanno deciso di tenere in merito alle responsabilità del governo Berlusconi nella drammatica situazione del paese. Al di là di vaghissimi inviti a una maggiore moralità della classe politica lanciati in predica, che hanno la stessa incisività dell’invocare la pace nel mondo mentre si ritira la fascia di miss Italia, è innegabile che la Chiesa finora abbia fatto finta che non stesse accadendo niente. Ma il 18 settembre qualcosa è cambiato: il vescovo teologo Bruno Forte ha preso pubblicamente la parola per chiamare per nome il disastro italiano e provare a suggerire vie d’uscita. Ha scelto di farlo dalle pagine de Il Sole 24 ore con un intervento firmato che rende impossibile sospettare che un giornalista malintenzionato abbia travisato le sue parole a proprosito di “uomini nuovi, scelte coraggiose, alleggerimento della macchina dello Stato”. Per Bruno Forte Berlusconi se ne deve andare e gli uomini nuovi, ça va sans dire, devono essere politici cattolici. Il vescovo di Chieti si spinge a dare una più che chiara indicazione su dove cercarli: manca solo l’indirizzo e si arriva dritti a casa Pezzotta, nome da sempre molto gradito ai moderati cattolici. Le scelte coraggiose indicate da monsignor Forte sono i tagli dei privilegi della casta e degli stipendi d’oro, una tassa sui patrimoni dei ricchi e la lotta senza quartiere all’evasione, cioè l’esatto contrario di quello che fino a ora ha fatto il governo. In coda il teologo napoletano auspica l’accorpamento dei piccolissimi comuni, la revisione delle province, la diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione degli enti inutili, misure di buon senso in cui speriamo tutti, ma che mal si conciliano con gli interessi di una Lega Nord che difende come un’orsa i suoi scrannetti locali e anzi pretende l’apertura di satelliti ministeriali sotto casa sua.
È difficile applaudire all’intervento di Bruno Forte: brilla troppo l'assenza di ogni riferimento all’eventuale contributo che la Chiesa intenderebbe dare ai sacrifici economici necessari a ridurre il debito pubblico del paese. Significa che non intende darne alcuno, a parte indicare politici amici da eleggere a premier d'emergenza; è per questo che fino a questo momento la CEI si è ben guardata dall’aprir bocca sulla crisi. Troppo altro era il rischio che parlando di moralità e sacrifici si finisse costretti, per non sembrare incongruenti, a dare il buon esempio mettendo mano a cose come l’esenzione ICI, i finanziamenti pubblici alla scuola cattolica e il meccanismo iniquo dell’otto per mille. Bagnasco ha taciuto e invitato a tacere per queste ottime ragioni. Il fatto che adesso monsignor Forte parli dalle pagine di Confindustria non significa che la misura morale sia colma al punto che neanche i vescovi possono più tacere; vuol dire invece che adesso il governo Berlusconi è così debole che anche le gerarchie ecclesiastiche si possono permettere di criticarlo senza temere conseguenze per i propri interessi economici. Dopo Standard and poor's, anche questo è un declassamento.

croce11Il sindaco di Quartucciu Carlo Murru (PdL) ha appena inviato al sindaco di Cagliari Massimo Zedda (SeL) un crocefisso in dono, a sostituzione di quello che Zedda aveva tolto dal suo ufficio appena lo avevano eletto. La motivazione dell'invio è questa:

"Facendoti i migliori auguri per il proseguimento del tuo mandato amministrativo, certo di farti cosa gradita ti invio un piccolo grande pensiero, simbolo di un sistema di valori, libertà, eguaglianza, dignità umana e tolleranza e quindi anche della laicità dello Stato, principi che innervano la Costituzione su cui entrambi abbiamo giurato".

Non voglio pensare che il sindaco di Quartucciu sia convinto che Gesù Cristo è morto in croce come testimonial di un sistema di valori. Ma se non è questa la sua convinzione, dovrebbe apparirgli chiaro che riducendo il crocefisso alla condizione di sigillo della Costituzione (in quanto "simbolo dei valori che la innervano") lo offende anzichè rispettarlo, e lo depotenzia del suo senso. Un crocefisso "simbolo di un sistema di valori" è un orpello che sta bene con tutto, compresi i muri dell'ufficio del potere di turno.

Pretendere di associare i valori della Costituzione italiana a un simbolo religioso significa fare di quella religione un attore costituzionale e trasformare i suoi simboli in strumenti di educazione civica. Questo, contrariamente a quello che pensa il sindaco di Quartucciu, non solo non è in alcun modo espressione di laicità dello Stato, ma non è nemmeno segno di rispetto per Cristo. Per questo Massimo Zedda ha fatto bene a togliere il crocefisso dal suo ufficio e farà benissimo a non riappenderlo. Non è levandolo dal muro del sindaco che si priveranno i cristiani del crocefisso. Forse però levandolo dal muro del sindaco si impedirà ai furbi di ogni schieramento di strumentalizzarlo come marcatore funzionale alla propria visione del mondo.

L'architettura non è cosa tecnica, se uno la sa leggere è una scienza sociale, vera filosofia dello spazio: chi progetta spazi progetta comportamenti. E dunque ogni volta che faccio un giro nella bergamasca mi sbalordisce la quantità di campanili con madonne incorporate, grandi un terzo dell’altezza totale, talvolta gialle fiammanti, mai viste altrove di simili.
E' in questa terra di devoti della volumetria mariana che la Lega fa i suoi numeri, in forza della retorica xenofoba sullo straniero. Mentre conto ben undici statue di Maria a scendere verso l'uscita autostradale di Dalmine, penso che in fondo ha anche un senso: più infantile è la fede, più necessaria deve sembrar la madre.


ripreso su Megachip

L'annosa questione delle radici cristiane d'Europa ha appena registrato l'ennesimo capitolo in occasione dell'incontro tra Joseph Ratzinger e Yves Gazzo, il capo della delegazione della commissione delle comunità europee. In quella circostanza il papa, oltre a lamentare come sempre il misconoscimento della matrice cristiana nei documenti ufficiali, ha colto l'occasione per invocare la difesa da quelli che ha chiamato "individui o gruppi di pressione" e che a suo dire minacciano valori essenziali come "l'indispensabile e necessario sostegno alla vita umana dal suo concepimento fino alla morte naturale e la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna", come se i valori cristiani a fondamento della comunità europea fossero effettivamente questi. Non ho potuto fare a meno di ricordarmi di un libro bellissimo di Enzo Bianchi, che proprio a proposito delle pretese radici cristiane e della loro declinazione attuale scrive questa cosa:

Ero infatti perplesso di fronte a tanto zelo mostrato da paladini di recente arruolamento nelle file della cristianità, i quali però non apparivano altrettanto solerti nel cercare modalità per tradurre in comportamenti quotidiani, sia individuali che collettivi, la linfa che quelle radici avrebbero dovuto fornire all'albero della società civile europea. [...]

Interessanti contributi anche sul blog di Maurizio e su quello di Ernesto, vecchi amici in Azione Cattolica, uno dei quali insegnante di religione.
Un giorno forse, quando la religione smetterà di essere usata come un marcatore identitario e il povero crocefisso dietro la lavagna non sarà più un corpo contundente contro culture considerate estranee, si potrà parlare serenamente anche di una scuola laica. Forse allora a decidere l’offerta didattica saranno le esigenze formative degli studenti e delle loro famiglie e non, come avviene ora, le logiche di lottizzazione politica che altrove impongono nomine, clientele e palinsesti. Purtroppo, in un passaggio storico in cui la Lega, tra gabbie salariali e fiction dialettali, continua a investire energie per erigere un fossato di distinzioni intorno al nord Italia con la scusa della valorizzazione del localismo, è diventato d’obbligo temere strumentalizzazioni persino su temi come la lingua, la storia e ogni tratto culturale che si presti ad essere manipolato a fini politici dietro il paravento chiodato dell’identità.
Twitter non risponde in questo momento
Twit twit... ops! Qualcosa è andato storto, prova più tardi!
1 Jan 1970
1 Jan 1970
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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