Parzialmente nuvoloso

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In Vaticano per levarsi di torno una mente scomoda è d'uso nominarla arcivescovo di Milano**, che sarà pure la più grande diocesi del mondo, ma è anche e soprattutto un binario morto per l'accesso al papato: da lì non si torna più indietro. L'unica eccezione fu Montini che, benchè vittima del solito promoveatur ut amoveatur, da lì si vide richiamare a Roma dal neo eletto Giovanni XXIII, che lo stimava al punto da nominarlo cardinale con sommo scorno curiale. Per Carlo Maria Martini invece il meccanismo funzionò alla perfezione: vedi Milano e muori, gerarchicamente parlando. Non che fosse un carrierista: per tre volte presentò le dimissioni a Giovanni Paolo II nell'arco del suo episcopato, e per tre volte il papa gliele rispedì al mittente, imponendogli "la croce dell'episcopato". Croce dalla quale il gesuita ha peraltro conquistato una autorevolezza tale che le sue lettere pastorali e le sue iniziative (come dimenticare la meravigliosa Quale bellezza salverà il mondo del 1999, o l'esperienza profetica della Cattedra dei non credenti) facevano il giro del mondo, sorprendendo e avvicinando molti a quel modo certo non canonico, ma molto affascinante, di essere Chiesa.  Mentre il mondo impazzisce per il miracolo americano, e Berlusconi riesce nel miracolo italiano di farci cadere ancora più in basso di quanto non fossimo agli occhi degli altri stati, io per difendermi sono tre notti che mi faccio accompagnare al sonno proprio dal nuovo libro di Carlo Maria Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme - sul rischio della fede, edito da Mondadori. E' un dialogo, come dice il titolo stesso, composto da centinaia di domande chiare, e altrettante risposte dirette, tra il cardinale e i giovani volontari di un centro d'infanzia coordinati da Padre Georg Sporschill. Si parla di Dio, di Chiesa, di sessualità, di Islam, del mondo e delle sue sfide, in modi che non siamo più abituati a considerare normali nella Chiesa. Si dice che a volte specula chi contrappone il pensiero di Martini a quello di Ratzinger; sarà. A me non sembra ci sia bisogno di speculatori per vedere l'evidenza, e basta confrontare la domanda con cui inizia il libro del gesuita con la micidiale conferenza pubblica del 2005 a Subiaco, l'ultima di Ratzinger prima di essere eletto papa, per capire che di differenze - quantomeno di atteggiamento - ce ne sono parecchie, e sostanziali.


Per esempio: come risponde Carlo Maria Martini alla domanda "come cardinale e teologo, cosa dice a chi non crede in Dio"?

C.M. Martini

Avrei molte domande da porgli.

A cosa attribuisce importanza? Quali sono i suoi ideali? Quali valori ha? E' questo che vorrei scoprire. Non intendo convincerlo di nulla, ma solo dirgli che deve provare a vivere senza fede in Dio e, nello stesso tempo, riflettere su se stesso. Forse in alcuni periodi della vita avvertirà una speranza, si accorgerà di cosa dà senso e gioia alla vita. Gli auguro di dialogare con persone in cerca delle fede e con credenti. Forse Dio gli donerà la grazia di riconoscere che esiste.

Joseph Ratzinger e la sua considerazione sullo stesso tema, 1 aprile 2005.

J.Ratzinger[...] anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita 'veluti si Deus daretur', come se Dio ci fosse. Questo è il consiglio che già Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare anche oggi ai nostri amici che non credono. Così nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno.

Certo c'è da riflettere.
Comunque sia, nelle parole di Martini trovo forza e motivi per continuare a coltivare la fede in Dio, veluti si Ratzinger non daretur.


**su precisazione del puntualissimo Simone Esposito, chiarisco che non tutti vengono nominati arcivescovi di Milano perchè non li si vuole papi, ma che tutti quelli che si spera non diventino papi ci vanno di sicuro.

Commenti  

 
#1 Omar 2008-11-07 12:22
Insomma, Martini ci sfida a vivere secondo la nostra libertà di coscienza, caso mai confrontando gli esiti delle diverse scelte, mentre Ratzinger rispolvera la meschina e bassamente utilitaristica scommessa di Pascal (non essere cristiano perché ci credi, ma perché ti conviene). Ho capito bene?
A me Martini è sempre stato simpatico (nella misura in cui può esserlo ai miei occhi un potente della chiesa cattolica). Credo che alcune schifezze nel mondo sarebbero più evidenti, con uno così a capo della chiesa romana. Magari non sarebbe bastato a risolverle, ma non assecondando l'egemonia che ci sta devastando vita e futuro, un papa diverso avrebbe forse contribuito a sostenere una visone diversa delle cose, lontana dalla guerra come unica soluzione dell'inevitabile conflitto sulle risorse, più sensibile al confronto e all'accettazione dell'altro ('irregolare' o no che sia).
In ogni caso, benché da parte cattolica si tenda a sminuire la cosa e a vantare rivincite storiche del tutto indimostrate, credo che la stragrande maggioranza dell'umanità viva come se Dio non ci fosse, che lo si dichiari apertamente o no. E questo è un boccone molto amaro da mandare giù, non tanto per il semplice credente, specie se sincero, quanto per le gerarchie religiose, perché costituisce un argomento storico piuttosto forte contro le pretese egemoniche delle religioni istituzionalizzate. In questo senso, la posizione di Martini, apparentemente più arrendevole, mi sembra invece la più sensata proprio dal punto di vista pragmatico. I danni peggiori il buon B16 e i suoi seguaci li stanno facendo prima di tutto ai cattolici.
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#2 seralf 2008-11-07 13:26
La posizione di Ratzinger mi sembra molto discutibile riguardo all'argomento della scommessa di Pascal: non credo si possa leggerlo come un accesso alla fede 'per dummies', del tipo 'sicome non riesci ad avere fede almeno prova così'. Peraltro non è neanche come molti credono una via di fuga sul registro dell'ignavia, scegliendo di non tribolare troppo con una questione perniciosa. In realtà chi è laico ma razionale vive proprio la difficoltà di conciliare l'assenza di una 'fede' (che ricordiamoci non è il semplice intuire una coerenza di fondo, una logica di fondo nell'universo, ma credere a-razionalmente nell'esistenza di una Mente universale) con l'impossibilità di dimostrare pienamente in un verso o nell'altro alcuni aspetti assai problematici dell'universo così come della vita di tutti i giorni. Senza necessariamente metterci a tirare in ballo Goedel mi pare che Pascal anzi andrebbe letto come un invito al non ateismo (privo di senso in quanto basato su ipotesi indomostrabili, a sua volta) senza però necessariamente abbracciare la direzione della Fede, che dovrebbe appartenere alla sfera molto personale e delicata delle verità 'di cuore', più che 'di testa'.
Sicuramente il primo passo che citi mi appassiona molto di più e mi predispone al dialogo con chi ha fede, perchè intuisco l'esistenza di una rete di valori e attitudini condivisi ed 'umani' prima che 'cattolici' sui quali si può discutere e ritrovarsi. Il secondo mi sembra un tentativo chiaro e anche alquanto impacciato (in termini filosofici) di mettere un timbro su ciò che si può o si deve provare e pensare.
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#3 Simone 2008-11-07 13:26
Ahiahiai, signora Murgia, mi è caduta su Pio XI! Nel Novecento c'è stato un altro successore di Ambrogio finito a Roma, ed è Achille Ratti, il papa dell'Azione cattolica ('è la pupilla dei miei occhi'). Solo Venezia ha fatto meglio, con Sarto, Roncalli e Luciani. Vero è che dopo Martini la diocesi di Milano è considerata una specie di collegio rosso, tanto che quel tranquillo cardinale dotato di buonsenso che sarebbe il Tettamanzi oggi passa per una specie di Che... (mi sto avventurando anche io tra le conversazioni martiniane. Evito accuratamente il confronto con BXVI ché nella mia vita di cattolico problematico è già abbastanza complicato aderire decentemente al 'Tu es Petrus', ma resta che CMM è un gigante, un Padre della Chiesa).
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#4 Michela 2008-11-07 13:33
Mike Esposito, mi hai beccato! Sono stata troppo categorica nella precisazione: intendevo dire che non tutti vanno presuli a Milano perché non devono diventare papi, ma tutti quelli che non devono diventare papi ci vanno di sicuro :D
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#5 Su Teraccu 2008-11-07 14:03
Che 'corioso' questo C.M. Martini, chissa se viene a lurkare da queste parti?
In tal caso, da non credente gli direi che non ha senso trovare un senso alla vita, ma è una gioia poter osservare e vivere consapevolmente il poco tempo che passiamo su questo pianeta alla giusta distanza da una stella che ci sveglia la mattina e ci da calore e nutrimento. Vivere in attesa di ricongiungersi a dio o di reincarnarsi in un ramarro, sono opinioni rispettabilissime ma non credo rendano la vita più o meno degna di essere vissuta.
L'altro gemello nemmeno lo commento.
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#6 Michela 2008-11-07 14:09
Anghé, a me piace il suo prendere sul serio l'ateismo, non cercare di delegittimarne il senso razionale, e soprattutto considerare la fede una grazia di Dio, invece che l'ateo, come vorrebbe Ratzinger, 'uno che non riesce a trovare la via dell'accettazione di Dio'.
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#7 Davidthegray 2008-11-15 00:09
Ciao, Michela. Scusa ma mi sembra troppo semplicistica la tua posizione. Inchiodare con una frase decontestualizzata questo grandissimo papa, che di certo non ci insegna a semplificare la realtà oltre il sensato, è un po' squallido, non trovi? Il discorso sull''etsi Deus daretur' era una provocazione di risposta ad un'altra provocazione di certo relativismo che vorrebbe che si ragionasse - in ambiti quali la scienza, la filosofia, la politica - 'esti Deus non daretur'. Non era il consiglio generico dato all'ateo (o meglio, al non-credente, all'agnostico) casuale, che di solito tale è non certo perché si pone il problema se ragionare o meno 'etsi Deus non daretur', ma perché è più comodo non ragionare del tutto e quindi manco porsi questo genere di problemi. In quel contesto, la provocazione di Benedetto XVI (che mi pare che non fosse ancora papa quando l'aveva fatta) è brillante. E decisamente prende l'ateismo molto sul serio, probabilmente almeno tanto sul serio di quanto non faccia Martini con le sue domande (ma ammetto che essendo io milanese e avendolo avuto come arcivescovo a lungo non m'è mai piaciuto molto e forse sono un po' prevenuto), che comunque non scherzano ('quali valori ha'? bella domanda, purtroppo destinata a restare inevasa).

Stai dunque mescolando pere con patate: i contesti delle due citazioni non possono essere assimilati. Ma ben peggio riesce a fare Omar: 'Martini ci sfida a vivere secondo la nostra libertà di coscienza'. Non Martini: è proprio il cristianesimo che ci invita a vivere secondo la nostra libertà di coscienza (assumendoci le nostre responsabilità), ed è forse l'unica voce che osa tanto! Ma anche da come prosegue Omar ci fa capire che del cristianesimo non ha capito un tubo. Anche quando dice 'credo che la stragrande maggioranza dell'umanità viva come se Dio non ci fosse', pensa di dire chissà che, mentre invece ha scoperto l'acqua calda! E' un boccone amaro, certo, ma non una sorpresa, bensì qualcosa che si conosce e si sta cambiando, lentamente ma costantemente, da circa 2000 anni a questa parte.

Quello che non capisco però è come mai Benedetto XVI stia così antipatico a molta sinistra. Ok, la morale cattolica che considera il sesso come una cosa importante è decisamente controcorrente ed è difficile da digerire per chi si nutre dei media contemporanei dove il sesso è dappertutto; ok le posizioni su aborto ed eutanasia non sono volte alla facile cancellazione dei problemi nascondendoli sotto il tappeto che è tipica del modo di essere del nostro tempo. Fin qui riesco a comprendervi. Ma B XVI ne dice in continuazione di cose che nemmeno Rifondazione ha più il coraggio di dire, dall'attenzione agli immigrati allo sfruttamento del terzo mondo ai conflitti bellici al capitalismo menefreghista e chi più ne ha più ne metta. Dovreste essere in prima fila ad applaudirlo. Invece imperversa il becerume (qui non siamo a questi livelli) che ha raggiunto l'apice con l'indimenticabile episodio della Sapienza dell'anno scorso! Per me, IMHO, è solo l'ennesima manifestazione di quanto la sinistra sia alla frutta e non abbia nemmeno più la lucidità di capire quali siano i suoi stessi ideali.
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#8 Michela a DavidTheGray 2008-11-15 14:57
Ciao Davide. Politicizzare il raffronto tra Martini e Ratzinger non è un approccio mio, anche perché chi cercasse in Martini posizioni di sinistra farebbe non poca fatica a trovarne; a meno che non si voglia considerare 'di sinistra' l'atteggiamento di maggiore benevolenza verso il mondo che Martini incarna in maniera più evidente di quanto non sembri esprimere Benedetto XVI. Se così fosse, credo che dovremmo interrogarci piuttosto sulle sfumature di significato che diamo (dai) ai termini sinistra e destra dentro la Chiesa; sarebbe interessante, ma non è questo l'argomento che sollevi.
Il discorso di Ratzinger è l'ultimo pronunciato da cardinale, come del resto dico citandolo, ma a chi segue il magistero di Benedetto XVI con attenzione è evidente che anche una volta papa da quei contenuti non si sia affatto discostato. L'invito ad agire come se Dio ci fosse è ampiamente ripetuto in diversi contesti e sempre con diversi destinatari: uomini di scienza, politici, genericamente atei e laici benevolenti; per esempio compare ampiamente approfondito nel primo libro date alle stampe per Cantagalli subito dopo la salita al soglio pontificio: 'L'Europa di Benedetto nella crisi delle culture', con prefazione di Marcello Pera, che ha come destinatario assolutamente chiunque. Quell'approccio è talmente proprio a Ratzinger che quanti scavano nel rifiorito filone del dibattito filosofico sul tema non fanno mai a meno di riprenderlo; un esempio è il testo di Spaemman appena uscito anche lui per Cantagalli, che dal discorso di Subiaco che cito io qui prende dichiaratamente le mosse, e si intitola proprio 'Come se Dio ci fosse'. Non ultima occasione è stata la critica aperta alle Nazioni Unite e al 'relativismo etico' che domina l'ONU, con una certa noncuranza del fatto che un consesso democratico è 'relativo' per sua natura. In quella occasione ribaltò però l'uscita, affermando che persino le Nazioni Unite 'non potevano agire come se Dio non ci fosse'. La citazione che riporto io (di cui peraltro c'è il link all'intero discorso) non è quindi decontestualizzata, perché essendo lui stesso ad usare quel concetto in ogni contesto, ha pienamente senso dedurre che si tratti di un suo approccio generale. Del resto in tutta la Spes Salvi, analizzata a suo tempo prendendo le mossa da una recensione del filosofo Alessandro Aresu, c'è la convinzione profonda che non vi sia sussistenza in un'etica che voglia agire in un mondo in cui Dio non sia previsto. Di fatto questo pensiero delegittima la buona coscienza di quanti, pur privi della grazia delle fede, aspirano comunque a un modello di umanità moralmente elevato, e lo sperano possibile anche senza necessariamente agire 'come se Dio ci fosse'.
Ma lì, in quel linguaggio, saltano all'occhio altre differenze sostanziali tra il papa e Martini. Per Ratzinger gli atei sono quanti 'non riescono a trovare la via dell'accettazione di Dio'; il loro ateismo suona come una scelta attiva, i termini sono ambigui, ma velatamente colpevolistici. Martini si limita a dire che a quanti tra i non credenti si pongono domande 'Dio forse donerà la grazia di riconoscere che esiste'. Sostanzialmente sono vere entrambe le cose, perché la fede è sia dono che atto di volontà, ma scegliere di definirla in un modo piuttosto che in un altro è indice significativo dell'approccio all'altro in un'ottica che comunque vuole per entrambi essere di dialogo.
Queste non sono considerazioni di destra o di sinistra, mi sembra. E onestamente forse hai qualche pregiudizio quando mi metti in mezzo a disquisizioni su sesso, eutanasia e aborto che non solo in questo articolo nemmeno nomino, ma sulle quali non conosci affatto la mia posizione, che a questo punto ho ragione di pensare che potrebbe anche stupirti.
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#9 Omar 2008-11-17 19:54
Torno per caso su questo post di Michela e mi trovo tirato in ballo e anche un po' per le orecchie. In modo un tantinello arrogante, direi.
Caro il mio anonimo interlocutore, mi spiace deluderti, ma di cristianesimo ne so forse molto più di quanto immagini, benché da un pezzo non sia più cristiano. La decisione di separarmi dalla fede e dalla pratica cattolica, e in generale da qualsiasi forma di religione istituzionalizzata, non è stata né facile né sbrigativa. Ma questi non sono fatti tuoi e non ti autorizzo a trarre dalle mie parole alcuna illazione, visto che non hai la minima idea di chi sia io (come del resto io non ho idea di chi sia tu, e non mi interessa saperlo!).

Il tuo discorso mi sembra un bel garbuglio oscurantista, peraltro malamente argomentato. Sinistra, destra, il sesso, l'eutanasia e via elencando li hai tirati dentro tu. Non mi pare si stesse parlando di tali temi.
Mi accusi di aver scoperto l'acqua calda. Be', intanto, dico io, meglio tardi che mai. In ogni caso, mi fa piacere che anche tu prenda atto che quello che dico è almeno verosimile, visto che, non potendo negarlo, lo banalizzi al livello di luogo comune.
Anziché parlare per frasi fatte e argomentazioni alquanto superficiali, potresti cercare di meditare sull'argomento in questione, senza attribuire agli altri mancanza di approfondimento e di riflessione.
Mettiti l'anima in pace: si può essere perfettamente virtuosi, persino in un'ottica cristiana, senza avere la minima fede in Dio. Come d'altra parte si può essere i peggiori lestofanti di questo mondo proclamando ai quattro venti la propria fede (non so se tu abbia bisogno di esempi, a me ne vengono in mente a decine!).
Insomma, spero che tu abbia più a cuore che l'umanità riesca a convivere pacificamente su questo pianeta, delle statistiche sull'adesione a questa o quella fede codificata.
Un mondo in cui tutti fossero religiosi, magari tutti cattolici apostolici romani, ma dove non regnasse la pace e alcuna forma di rispetto per la libertà altrui, sarebbe forse un mondo migliore?
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#10 Davidthegray 2008-11-20 00:50
Michela, forse dovevo dare un filo più di evidenza a quel 'qui non siamo a questi livelli'. Ho citato le questioni sesso, eutanasia ed aborto solo perché sono quelle comunemente più rinfacciate a Ratzinger, ma non mi riferivo a te. Era solo perché ho l'impressione che quelli siano gli appigli più sfruttati da quanti hanno in odio il papa attuale (e ancora sottolineo, non mi sto riferendo a te, basti fare un qualunque giretto per la rete per vederlo). Perché oltre a queste questioni, per il resto, non riesco a capire proprio dove stiano le ragioni per cui ci sia in giro tutto questo odio violento nei confronti di Benedetto XVI.

E non riesco nemmeno a capire a fondo le tue posizioni in questo confronto tra Martini e Ratzinger. Io, al momento del conclave, mi auguravo profondamente 'tutti fuorché Martini', e sono esploso in un 'evvai!' quando ho sentiro quel 'Josephus'. Quindi non pretendo di essere imparziale. Ma non capisco, anche volendo mettere sullo stesso piano le due affermazioni (non avevo letto la pagina di Magister), come si possa prediligere quella di Martini, dato che in fondo ci stanno dicendo la stessa cosa. Martini si limiterà anche a dire sconsolato 'Dio forse donerà la grazia di riconoscere che esiste', ma in fondo ci sta dicendo che la vita senza fede è una vita senza speranza, senza senso e senza gioia. Credi che la posizione di Ratzinger, o di qualunque credente, possa essere diversa? Di certo, sulla linea dell'inno alla speranza che aveva caratterizzato il pontificato di Giovanni Paolo II, il papa non può (e credo non voglia) lasciarsi prendere da un simile scoramento.

Ci ho messo un po' a risponderti. Volevo approfondire la questione 'relativismo' ed affrontare più da vicino la 'Spes salvi'. Purtroppo sono in un periodo troppo caotico per farlo, ma non rinuncio del tutto. Spero di aver modo di tornarci sopra.

Vedo anche il commento di Omar, che è rimasto piccato da quanto ho scritto. Io anonimo? Ci metti poco a trovarmi in rete. Non volevo offenderti Omar, constatando che del cattolicesimo non capisci un tubo (e l'hai ora confermato), ma se l'ho fatto diciamo che siamo pari (anzi, col tuo rilancio forse quanto ad offese sei in netto vantaggio) e propongo di deporre le armi. Il mio scritto era poco argomentato, lo riconosco, e non è molto argomentato nemmeno questo. Non ho nemmeno il tempo di rileggere quanto scrivo! Sugli argomenti che proponi invece tu: certo che si può essere virtuosi anche senza essere religiosi. Chi lo mette in dubbio? Forse che non si proponevano intenti virtuosi i grandi devastatori atei della storia antica e recente? Il punto è, virtuosi rispetto a quale Etica? Quella della maggioranza? O relativisticamente quella di ogni singolo individuo? Oppure è bene essere virtuosi rispetto ad un'Etica più grande, della quale la Chiesa cattolica apostolica romana (all'interno della quale gerarchicamente i 'potenti della chiesa cattolica', come li chiami tu, sono le autoritas), o magari altre istituzioni a tua scelta (pregasi però specificare quali) sono custodi? Io opto per l'ultima soluzione, che trovo soddifacente, e non ho timori al riconoscere queste autoritas (che peraltro non mi hanno mai deluso). Mi sembra evidente che l'affermare che il mondo sia in buona parte non cristiano sia difficilmente etichettabile con altro che 'luogo comune', non c'è proprio nessuna scoperta né novità in questo. Ma la gran parte di quel mondo non è né ateo (gli atei dichiarati nel mondo sono una percentuale infima), né consapevolmente agnostico, né si riconosce in altre religioni. Semplicemente campa alla giornata senza riflettere a fondo sul senso della propria esistenza. Cosa peraltro lecitissima.

'Spero che tu abbia più a cuore che l'umanità riesca a convivere pacificamente su questo pianeta, delle statistiche sull'adesione a questa o quella fede codificata': non mi pare che le due cose siano in contraddizione. Ci sarebbe da intendersi un attimo su quel 'pacificamente': la pace dei 'pacifisti', quella che ignora le iniquità, non fa per me. Una volta chiarito questo, comunque, non ho nessuna difficoltà a sottoscrivere la tua affermazione. Purtroppo però non la vedo come null'altro che utopia, e non certo per colpa degli uomini di fede. Torno a citarti l'episodio della Sapienza dell'anno scorso per evidenziare quanto poco abbiano a cuore la pace i sostenitori della religione relativista.

'Un mondo in cui tutti fossero religiosi, magari tutti cattolici apostolici romani, ma dove non regnasse la pace e alcuna forma di rispetto per la libertà altrui...'. In termini di logici, questo è un assurdo. Pace e libertà sono dottrine fondamentali dei cattolici apostolici romani, senza le quali non ci si può considerare tali. Fa parte di quanto dicevo sopra sull'Etica: un relativista potrebbe benissimo fare a meno di questi due ideali nella sua Etica soggettiva. Un cattolico no.
Come sulla pace, però, anche sulla libertà non ci devono essere equivoci. Libertà non è sinonimo di anarchia, e non si può interpretare come libertà l'idea che - per fare un esempio attuale - un padre possa decidere se la propria figlia possa vivere o debba morire. Sono consapevole che le nostre posizioni resteranno distanti, ma spero che almeno la mia ora sia un po' più chiara.
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#11 Omar 2008-11-20 10:44
Scusami tanto sai, caro fratello Davidthegray, ma io non ho proprio accusato nessuno di non capire un tubo (come fai tu). Quindi non siamo affatto pari, quanto ad insulti. Eppure avrei mille argomenti per attribuirti la totale mancanza di comprensione anche solo di alcune parole che usi. Relativismo, anarchia, ateismo, etica, pacifismo.
Qui non ci si intende sulla semantica, altro che dilungarsi in disfide dialettiche sofisticate.
Ma vedo che tu hai la verità in tasca (come è facile che sia per chi assume come criterio di consocenza l'adesione ad un'auctoritas e ad un sistema di dogmi) e non pretendo di confutarla. Buon pro ti faccia.

Io non ritengo affatto che vivere senza fede sia privo di senso e senza alcuna ancora etica. Chi lo crede e lo sostiene spesso (non dico proprio sempre) è una persona poco strutturata, spiritualmente debole, che ha necessità di un sostegno, di un'autorità appunto, di certezze inconfutabili cui affidare la soluzione per la propria pigrizia mentale.
Si può vivere molto sensatamente senza doversi appellare, per cercare una base ai propri valori, ad alcuna fede. E si può essere viruosi, ripeto, persino da un punto di vista cristiano - e nella prassi della vita quotidiana, non nelle dichiarazioni di principi - pur essendo perfettamente atei.
Quanto ad attribuire in via esclusiva difesa della pace e rispetto della libertà altrui al cattolicesimo, be', consentimi di sorridere sconsolato, a tale affermazione. Un'affermazione smentita dalla storia, dall'attualità e dalla dottrina prevalente in seno alle gerarchie cattoliche.
Io sono disposto a vivere in un mondo dove ci siano cattolici, valdesi, evangelici ed anche sunniti, sciiti, ebrei di ogni scuola, zoroastriani e scintoisti. Ed anche agnostici ed atei. Ho amici in alcune delle categorie elencate e la fede di ciascuno non è affatto un ostacolo al reciproco rispetto ed al confronto delle idee.
Non so se tu sia disposto ad accettare un mondo plurale di questo genere. Significherebbe abbandonare ogni pretesa egemonica. Cioè quello che tu difendi così a spada tratta della chiesa cattolica e del suo vertice in particolare.
Nessuno ti vieta di credere in qualcosa e di essere coerente con ciò che professi, ma perché pretendere che si possa universalizzare? Questo è inaccettabile ed offensivo.
E con ciò ho risposto alla tua domanda (un po' ingenua, consentimi) sul perché a molti non piaccia B16.
Pace e bene, fratello.
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#12 Davide 2008-11-20 11:59
Senti, lasciamo perdere l'infantile 'mi hai insultato di più tu'. Tu ritieni un insulto la mia affermazione che non capisci un tubo del cattolicesimo (ed ad ogni scritto me lo confermi), ok, prenderò nota. Ti rifai ampiamente affermando che io non comprendo nessuna delle parole che uso, e mentre lo dici sostieni di non aver proprio accusato nessuno di non capire un tubo. Per primo e più volte ho sottolineato che è inutile discutere se prima non ci si accorda sul significato delle parole, quindi non capisco proprio perché tu mi debba rinfacciare un'incomprensione semantica. Va bene, prenderò nota anche di questo, rallegrandomi del fatto che c'è qualcuno che le capisce bene, che ne dà l'interpretazione di riferimento. O almeno è convinto di possedere la verità assoluta e dogmatica sul loro significato.

Fin qui tutto bene, amici come prima.

Ma quando mi vieni ad accusare di voler universalizzare o imporre a qualcuno il mio credo, di avere intenti egemonici, questo diventa inaccettabile. Certo che sono disposto ad accettare un mondo in cui ci sono persone che aderiscono a fedi ed idee tutt'affatto diverse dalle mie, ci mancherebbe altro. Quello che constato, però, è che spesso queste persone non sono disposte ad avere un atteggiamento reciproco su questo versante. Anzi, vedo che il mondo è pieno di violenza anticristiana, ed il principio della stessa violenza lo vedo anche da noi, con continue dimostrazioni di intolleranza ed insofferenza ogni volta che la Chiesa apre la bocca. E, scusami, mi sembra di ravvisare esattamente questo atteggiamento anche nelle tue parole.

Non hai per nulla risposto alla mia domanda su B16. Egli non è relativista, questo è chiaro. Egli è convinto che le proprie idee abbiano un valore superiore a quelle di chi le ha diverse. In realtà, il relativismo è pura ipocrisia, dato che normalmente chi è relativista, esattamente come fai tu, si arroga un ridicolo diritto di guardare dall'alto in basso gli altri (il tuo 'sorridere sconsolato' è il classico esempio di questo meschino atteggiamento). Ma la presunzione di superiorità che ha ciascuno nei confronti dei propri ideali (che lo ammetta onestamente oppure lo nasconda ipocritamente), per i cristiani non si traduce affatto in una 'pretesa egemonica'! Mi sembra che chi lanci simili accuse compia la tipica operazione psicologica di chi percepisca inconsciamente i propri difetti e li attribuisca difensivamente agli altri.

Omar, anche a me viene da dire 'buon pro ti faccia'. Visto che avevi aderito alle parole di Martini, te le ricito: Forse in alcuni periodi della vita avvertirà una speranza, si accorgerà di cosa dà senso e gioia alla vita. Auguro anche a te di trovare qualcosa che dia senso alla tua vita, auguro anche a te che tu possa diventare un po' più tollerante e leggere le parole del papa senza il bias che manifesti così fortemente nei confronti di quelle che chiami 'gerarchie cattoliche'.

Ancora un paio di precisazioni, per non lasciare impressioni errate.

1) L'accettare l'autorevolezza del papa nel magistero della fede non mi sognerei mai di assumerlo come 'criterio di conoscenza' in generale, ma solo nel suo dominio di competenza. Per chiarirti un po' di idee in merito, ti suggerisco questa lettura ([url:error]), cui aderisco in pieno.

2) Certo che anche un ateo può vivere con un etica compatibile a quella cristiana. Ti assicuro che anch'io ho amici (forse in preponderanza) non cattolici, almeno non praticanti (ma anche atei dichiarati), che vivono son un'etica per me ineccepibile (anche se discutibile in certi ideali). Ovviamente la spiegazione che do è che sono cresciuti in un ambiente pervaso dell'etica cristiana, che da secoli è fondante nella nostra cultura, che nel cristianesimo affonda le sue radici più importanti (lo so che ti sto provocando e che anche questo sarebbe argomento di lunghe ed infruttuose discussioni). Ma è un fatto storico che il peggio di sé l'umanità l'ha dato e lo stia dando tuttora quando ha voluto fondarsi solo sulla sua ragione e dichiarare la morte di Dio. Spero che tu non voglia spingerti fino a negare questa evidenza.

Ora scomparirò per un po', dato che ho già sottratto troppo tempo al lavoro e devo recuperare.
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#13 Michela 2008-11-20 12:37
David, io voglio molto bene ad internet perché sulla rete verba non volant. Se rileggi il tuo primo intervento ti salterà all'occhio che mi dai della confusa (mischio pere e patate) semplificatrice (riduco il pensiero complesso di ratzinger) e decontestualizzante (eviro discorsi che mirano secondo te a tutt'altro); ti ho risposto evidenziandoti le fonti segnalate, la bibliografia pregressa che motiva la mia osservazione e la riflessione di altri in merito, di ben altro orientamento, che notano le mie stesse distanze tra Ratzinger e Martini. Fino a lì c'era già il tanto per dire che il superficiale forse sei stato tu.
Ma nella seconda replica nascondi la mano, parandoti dietro al 'qui non siamo a quei livelli'; mi dispiace, ma quando hai fatto l'elenco delle lamentele della sinistra al papa hai usato un plurale che mi includeva; dicendo 'fin qui riesco a comprenderVI', di fatto mi hai fatta salire sul carro dei denigratori per sport.
Uno a questo punto potrebbe anche dire semplicemente: ho scritto cazzate.
Lo apprezzerei di più di questo stridente rumore di unghie sul vetro.
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#14 Omar 2008-11-20 13:20
Be', alla faccia del principio di non contraddizione!

Caro David, continui a trarre conclusioni arbitrarie sulla mia persona, anziché concentrarti sul merito delle mie argomentazioni: è un vecchio trucco, sai. Mica crederai di avere sempre a che fare
con sprovveduti!
E quanto all'accusa di intolleranza, be', come dice Michela, scripta manent: chiunque ne avesse voglia avrà agio a discernere dalle nostre parole chi sia intollerante e chi no.
Sappi, comunque, detto en passant, che non ho alcun bisogno di aspettare di trovare il senso e la gioia nella mia esistenza, perché per mia fortuna ne ho fin troppi e l'unico sforzo che devo fare e di meritarmeli. Chiusa parentesi.

Mettiamola così: visto che le nostre posizioni sono inconciliabili, raggiungiamo l'accordo sul fatto di tollerare reciprocamente la diversità altrui e per me siamo a posto.
Salute e grano!
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#15 Davidthegray 2008-11-20 15:10
Ok, non vedo modo né utilità nel proseguire. Michela, la frase l'hai decontestualizzata (fatto), hai banalizzato il ragionamento di Ratzinger, hai preso le parti di Martini (e quindi non sei stata equidistante), ed ho ancora qualche dubbio sul fatto che le frasi di Ratzinger e di Martini possano essere accostate con tanta leggerezza (mentre ho meno dubbi sul fatto che nella sostanza dicano cose tanto divergenti, dato che tu stessa hai fatto notare che la leggera sfumatura di passività/attività nella scelta del rifiuto della fede non è poi così discriminante, né credo che questo punto sia così essenziale da attribuire differenze sostanziali tra le due affermazioni). Ho scritto in fretta, è vero, ed alla sera, stanco dopo una giornata provante. Posso aver equivocato (fatto potenziale), di certo non mi riferivo a te sulla questione sesso (l'ho scritto io, saprò cosa volevo dire!, ma sei libera di non credermi), mentre ti ho associata in quelli cui Benedetto XVI sta antipatico. Qui potrei aver scritto una cazzata e, in tutta sincerità, lo spero davvero e non avrei difficoltà ad ammetterlo. Mi spiace che tu pensi che mi stia arrampicando sui vetri, non è così.

Anche ora sto scrivendo a raffica ed ho una pila di cose da fare. Dato che non mi sembrate avere l'intenzione di badare alla sostanza delle argomentazioni (Omar addirittura nega che ne abbia portate e che abbia affrontato le sue!), evito di proporne ulteriori, e mi risparmio la fatica che m'ero proposta di entrare prossimamente nel merito dellka Spes Salvi, dato che a questo punto non potrei aspettarmi di meglio che simpatiche accuse di fare garbugli oscurantisti.

Solo due ultime (come al solito) notice per Omar. Prima: il senso e la gioia non ero stato io a precluderli agli atei, era stato Martini che - d'accordo, non può starti davvero simpatico dato che a priori nessun potente della Chiesa può starti simpatico - ma un po' simpatico ti sta. Per me puoi vivere felice e gioioso, figurati, contento te!

Seconda: a me dai dell'oscurantista, alla Chiesa attribuisci intenti egemonici, mi dai tu per primo dell'intollerante ('Non so se tu sia disposto ad accettare un mondo plurale di questo genere. Significherebbe abbandonare ogni pretesa egemonica. Cioè quello che tu difendi così a spada tratta della chiesa cattolica e del suo vertice in particolare.') ma rifiuti che ti faccia notare che forse in fondo un po' intollerante mi sei sembrato tu.

Ora, può darsi che in un bar davanti ad una bella birra riusciremmo anche a metterci d'accordo. Qui la vedo dura. Io lo ripeto, sono tollerantissimo nei confronti di chi manifesta tolleranza. Sono del tutto intollerante, e ne sono orgoglioso, nei confronti di chi pretende di imporre le sue idee agli altri. Come vedi, non sono dogmatico su quasi nulla. Anche la tolleranza è un atteggaimento per me importante, ma non è un dogma. Ha dei confini ben precisi.

Pace e bene. E, davvero, non sai quanto mi piacerebbe prendermi questa birra con voi. Sono sicuro che a voce scoprireste che le nostre posizioni sono conciliabili senza grandi sforzi. (Ops, ho ancora usato un plurale indefinito. In questo caso intendevo con te e con Michela.)
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#16 Davidthegray 2008-11-20 15:31
Rileggendo quanto ho scritto, vedo che il tono può sembrare duro. Non voleva esserlo, davvero. Scrivendo si impara. Da questo confronto ho imparato che forse quando si ha fretta è meglio evitare del tutto di scrivere, altrimenti si finisce col perdere più tempo di quanto si sarebbe perso scrivendo tutto con calma dall'inizio. Mi riprometto di evitare di rompervi ancora le scatole qui e mi scuso per il fastidio. Però quella birra mi piacerebbe davvero!
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