
In Vaticano per levarsi di torno una mente scomoda è d'uso nominarla arcivescovo di Milano**, che sarà pure la più grande diocesi del mondo, ma è anche e soprattutto un binario morto per l'accesso al papato: da lì non si torna più indietro. L'unica eccezione fu Montini che, benchè vittima del solito promoveatur ut amoveatur, da lì si vide richiamare a Roma dal neo eletto Giovanni XXIII, che lo stimava al punto da nominarlo cardinale con sommo scorno curiale. Per Carlo Maria Martini invece il meccanismo funzionò alla perfezione: vedi Milano e muori, gerarchicamente parlando. Non che fosse un carrierista: per tre volte presentò le dimissioni a Giovanni Paolo II nell'arco del suo episcopato, e per tre volte il papa gliele rispedì al mittente, imponendogli "la croce dell'episcopato". Croce dalla quale il gesuita ha peraltro conquistato una autorevolezza tale che le sue lettere pastorali e le sue iniziative (come dimenticare la meravigliosa Quale bellezza salverà il mondo del 1999, o l'esperienza profetica della Cattedra dei non credenti) facevano il giro del mondo, sorprendendo e avvicinando molti a quel modo certo non canonico, ma molto affascinante, di essere Chiesa. Mentre il mondo impazzisce per il miracolo americano, e Berlusconi riesce nel miracolo italiano di farci cadere ancora più in basso di quanto non fossimo agli occhi degli altri stati, io per difendermi sono tre notti che mi faccio accompagnare al sonno proprio dal nuovo libro di Carlo Maria Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme - sul rischio della fede, edito da Mondadori. E' un dialogo, come dice il titolo stesso, composto da centinaia di domande chiare, e altrettante risposte dirette, tra il cardinale e i giovani volontari di un centro d'infanzia coordinati da Padre Georg Sporschill. Si parla di Dio, di Chiesa, di sessualità, di Islam, del mondo e delle sue sfide, in modi che non siamo più abituati a considerare normali nella Chiesa. Si dice che a volte specula chi contrappone il pensiero di Martini a quello di Ratzinger; sarà. A me non sembra ci sia bisogno di speculatori per vedere l'evidenza, e basta confrontare la domanda con cui inizia il libro del gesuita con la micidiale conferenza pubblica del 2005 a Subiaco, l'ultima di Ratzinger prima di essere eletto papa, per capire che di differenze - quantomeno di atteggiamento - ce ne sono parecchie, e sostanziali.
Per esempio: come risponde Carlo Maria Martini alla domanda "come cardinale e teologo, cosa dice a chi non crede in Dio"?

Avrei molte domande da porgli.
A cosa attribuisce importanza? Quali sono i suoi ideali? Quali valori ha? E' questo che vorrei scoprire. Non intendo convincerlo di nulla, ma solo dirgli che deve provare a vivere senza fede in Dio e, nello stesso tempo, riflettere su se stesso. Forse in alcuni periodi della vita avvertirà una speranza, si accorgerà di cosa dà senso e gioia alla vita. Gli auguro di dialogare con persone in cerca delle fede e con credenti. Forse Dio gli donerà la grazia di riconoscere che esiste.
Joseph Ratzinger e la sua considerazione sullo stesso tema, 1 aprile 2005.
[...] anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita 'veluti si Deus daretur', come se Dio ci fosse. Questo è il consiglio che già Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare anche oggi ai nostri amici che non credono. Così nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno.
Certo c'è da riflettere.
Comunque sia, nelle parole di Martini trovo forza e motivi per continuare a coltivare la fede in Dio, veluti si Ratzinger non daretur.
**su precisazione del puntualissimo Simone Esposito, chiarisco che non tutti vengono nominati arcivescovi di Milano perchè non li si vuole papi, ma che tutti quelli che si spera non diventino papi ci vanno di sicuro.
10.02.2012 11:00 -
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Data privata
11.02.2012 18:30 -
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Nurachi - Ananti de sa ziminera
18.02.2012 16:00 -
17:00
Bologna - Assemblea Generale Progres Disterru
19.02.2012 16:00 -
21:00
Bologna - laboratorio di storytelling politico
27.02.2012 21:00 - 28.02.2012
22:00
Torino