
(scritto per Epolis del 25 giugno 2008)
Che Berlusconi fosse divorziato, un sacco di gente l’ha scoperto l’altro giorno, quando ha rifiutato la comunione a motivo del suo stato. Molti infatti erano fermi ai contenuti della sua agiografia “Miracolo Italiano”, spedita a casa di milioni di famiglie al tempo della sua discesa in campo, dove la parola divorzio opportunamente non compariva mai. La separazione dalla prima moglie veniva descritta come un amore che con il tempo si era “evoluto in una splendida amicizia”. Per questo i più avevano creduto che i Berlusconi non avessero divorziato sanguinosamente tirandosi i pezzi del corredo, ma piuttosto che si fossero “evoluti”, come i pokemon. A rivelare la verità agli ingenui è stato finalmente lui, ponendo la questione della comunione ai risposati, dimentico che l'ultima volta che un capo di governo ha chiesto al papa di cambiare la dottrina sull'indissolubilità del matrimonio c’è stato uno scisma che ha dato vita ad un’altra confessione cristiana.
Il regnante in questione era Enrico VIII e la cosa si poteva ben configurare come la richiesta di una legge ad personam, visto che era dovuta al suo incapricciamento per Anna Bolena. A distanza di cinquecento anni, forte anche della recente e cordiale accoglienza papale, Berlusconi deve aver pensato che di acqua sotto i ponti ne fosse passata a sufficienza per provare a rivangare l’argomento. Del resto, se l’errore del re inglese è stato quello di chiedere il permesso prima di divorziare, Berlusconi in questa trappola non è certo caduto. Sa benissimo che sulle questioni di principio la Chiesa ha spesso bilanciato la rigidità della teoria con la flessibilità della prassi, condannando il peccato alla stessa velocità con cui rimandava assolto il peccatore. Come ben sa chi commette abusi edilizi, conviene infrangere e poi chieder perdono, piuttosto che domandare un impossibile permesso. A prova di questa usanza, il vescovo l’ostia consacrata gliela stava porgendo senza colpo ferire, il che è già più di quanto facciano in genere i parroci con i comuni divorziati risposati. Ma la tentazione dell’impunità è consolidata: non basta poter infrangere la legge senza subire la naturale conseguenza, il massimo sarebbe che la legge cambiasse a misura dell’infrazione, annichilendo il limite tra volere e potere. Berlusconi si deve essere chiesto: ma se si può depenalizzare il falso in bilancio, perché non il divorzio? Poverino, io la capisco la sua confusione: il confine tra i due stati non è mica così chiaro.

18.05.2012 18:30 -
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