Parzialmente nuvoloso

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Parzialmente nuvoloso

Interessanti contributi anche sul blog di Maurizio e su quello di Ernesto, vecchi amici in Azione Cattolica, uno dei quali insegnante di religione.
Un giorno forse, quando la religione smetterà di essere usata come un marcatore identitario e il povero crocefisso dietro la lavagna non sarà più un corpo contundente contro culture considerate estranee, si potrà parlare serenamente anche di una scuola laica. Forse allora a decidere l’offerta didattica saranno le esigenze formative degli studenti e delle loro famiglie e non, come avviene ora, le logiche di lottizzazione politica che altrove impongono nomine, clientele e palinsesti. Purtroppo, in un passaggio storico in cui la Lega, tra gabbie salariali e fiction dialettali, continua a investire energie per erigere un fossato di distinzioni intorno al nord Italia con la scusa della valorizzazione del localismo, è diventato d’obbligo temere strumentalizzazioni persino su temi come la lingua, la storia e ogni tratto culturale che si presti ad essere manipolato a fini politici dietro il paravento chiodato dell’identità.
In attesa che venga il giorno in cui libertà e laicità saranno sinonimi, la scuola resta un terreno di battaglia dove nessuno sembra saper resistere alla tentazione di fare barricate per i propri fini. Così basta una sentenza del TAR sull’insegnamento della religione cattolica per far gridare allarme a vescovi e politici, e far pensare alla gente meno attrezzata che sia in gioco addirittura la libertà religiosa, invece che le pari condizioni scolastiche per i figli di tutti. Nelle nebbie della polemica intorno alla sentenza emergono sopra le altre alcune affermazioni tanto eccellenti quanto infondate, su cui vale la pena riflettere, se non altro per ricordare che chi parla di difesa dell'insegnamento della religione parla quasi sempre di tutt’altro.
 Il ministro Gelmini per esempio afferma che “la sentenza del TAR vuole discriminare la religione cattolicarispetto alle altre materie perché stabilisce che il voto dell’insegnante di religione non ha valore nello scrutinio; a dire il vero, essendo quell’insegnamento facoltativo, è lo stesso ordinamento scolastico a dire che la religione cattolica non è come la matematica o l’italiano. Il Tar si è solamente limitato a ricordare che il voto di una materia facoltativa non può fare media, perché in quel caso a essere discriminato sarebbe chi non se ne avvale, e doverlo far notare proprio al ministro è quasi imbarazzante.
 Ad aumentare la confusione si è aggiunto anche l’ex ministro Fioroni, affermando che negli scrutini il credito formativo dell’insegnamento della religione cattolica vale come il credito maturato da chi segue per fatti suoi “un corso di danza caraibica”; meno male che non è vero, altrimenti bisognerebbe che il corso di danza caraibica lo pagasse lo Stato con le tasse di tutti, proprio come l’ora di religione, che è retribuita anche da chi sceglie consapevolmente di non seguirla; persino Fioroni riconoscerà che questo è un vantaggio di partenza, se non altro economico, che manda in malora qualunque pretesa parità.
 L’ultima cosa fuorviante l’ha detta mons. Coletti, il responsabile CEI per la pastorale scolastica, sulla natura dell’ora di religione, affermando che "non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali". Se questo fosse vero, agli insegnanti di religione per entrare in graduatoria non sarebbe necessaria la dichiarazione di idoneità da parte della curia, dichiarazione che –  chissà se lo sa il ministro Gelmini - può essere ritirata in qualunque momento sulla base di scelte private dell’insegnante, tipo una convivenza pre matrimoniale, una gravidanza da single o uno screzio qualsiasi con il vescovo diocesano territorialmente competente. Nessun altro insegnante oltre a quello di religione rischia di perdere il posto per le sue scelte private, e visto che la barricata della settimana verte sulla presunta discriminazione, sarebbe bello che qualcuna di queste persone spiegasse come la dovremmo chiamare, questa.

Commenti  

 
#1 Paola 2009-08-14 16:40
Concordo pienamente.
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#2 Daniele Addis 2009-08-14 17:10
Cara Michela,
sono un tuo fan, mi piace leggerti spesso, ma ultimamente lo faccio meno e sentendo anche altri ho scoperto che condividono il mio parere dal quale nasce un umile consiglio: NON ANDARE CONTRO IL VOLERE DI SANTA MADRE CHIESA, DEI SUOI VESCOVI E DEI SANTI MINISTRI DELL'ISTRUZIONE CHE NE FANNO LE VECI, non è per te, continua a fare le cose che hai fatto sempre che sono più nobili , e rimanendo neutrale tutte le belle parole sono apprezzate da tutti. mentre così facendo stai deturpando le tue opere con le tue stesse mani, tra i tuoi fans appassionati ce ne saranno tanti (come me) che sono fedeli in tutto e per tutto ai dettami di santa madre chiesa e della CEI per cui perderai molti fans, che senso ha ? almenochè la tua intensione non sia di fare il prete donna , be allora auguri... scusa se ti ho dato del tu e se mi sono permesso, complimenti per tutto il resto. daniele
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#3 Michela Murgia 2009-08-14 17:35
- si sente male dal ridere -
Daniele, la cosa buffa è che magari anche stavolta arriverà qualcuno a dire che non so di cosa parlo.
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#4 silvia 2009-08-14 18:38
Che dire...concordo e aggiungo, come mamma, un'osservazione. La riforma fatta con l'accetta ha tolto un'ora di lezione al giorno nella scuola primaria, evidentemente impoverendo l'offerta formativa... ma... non ha toccato le 3 (tre!!!) ore di religione, per non violare il concordato! Sincermanente la cosa mi ha lasciato perplessa. Come insegnante mi lascia perplessa il fatto che i colleghi di religione siano nominati dalla curia in base a meriti non tanto professionali quanto relativi alla loro sfera privata. Come cittadina mi lascia perplessa il fatto che dei posti pubblici, che 'normalmente' (ormai meglio tra virgolette perché la norma in Italia sembra essere in vacanza) vengono assegnati per pubblico concorso (io l'ho fatto), corsi abilitanti, Siss (2 anni, mille euro l'anno...)nel caso della materia in questione siano assegnati da un potere esterno allo Stato, le curie, che, così come danno gli incarichi li tolgono. come cattolica, infine, mi infastidisce alquanto l'idea che la mia fede diventi ancora una volta strumento di guerra politica ma soprattutto, mi infastidisce il fatto che i vescovi, ancora una volta, entrino a gamba tesa nelle questioni dello Stato italiano.
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#5 Michela Murgia 2009-08-14 18:49
Cara Silvia, quello che mi sbalordisce infatti è che siano sempre i non cattolici a sollevare queste questioni, quando sarebbe nel nostro pieno interesse liberarci di tutti i rapporti di privilegio che esautorano la nostra testimonianza. Nel caso specifico non parlo per sentito dire: ho insegnato io stessa religione per sei anni in scuole medie e superiori, e se ho un ricordo meraviglioso dei ragazzi e delle ragazze, ne ho uno pessimo della gestione dell'insegnamento in sé da parte della diocesi.
Ma quanti sanno che gli insegnanti di religione erano nominati per competenza territoriale diocesana (e non provinciale), e non erano soggetti al limite di tre sedi contemporanee? Io ricordo di averne avute anche 4 contemporaneamente, in tre province diverse: cagliari, oristano e nuoro.
Quanti sanno che non esistevano graduatorie vincolanti per titoli, ma elenchi aleatori dove il punteggio era stabilito anche da cose come 'fare la catechista in parrocchia' o 'essere ministro straordinario dell'eucarestia'? Questa graduatoria farlocca esiste ancora, per quelli non di ruolo.
Quanti sanno che questi elenchi non riguardavano in nessun caso i preti, che avevano comunque diritto di prelazione sulle sedi se sceglievano di insegnare, che avessero o non avessero titolo?
E soprattutto quanti sanno che le gerarchie hanno incentivato per anni l'insegnamento dei preti, anche di quelli che non avevano la minima attitudine, perché se il prete non insegna deve essere sostentato dalla diocesi?
La domanda non è se la religione va o non va insegnata, casomai se se sia lecito imporne l'insegnamento nelle scuole statali a costo di queste contraddizioni.
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#6 Franciscu Zancudi 2009-08-14 19:09
Tutto ciò denota una grande debolezza morale e intellettuale. Il TAR del Lazio si è limitato a sancire un principio...la realtà è che mia figlia continuerà a uscire da scuola 2 ore prima, guardata come un'appestata.

PS: Kelledda, l'hai poi letto 'Ulisse' di Joyce? ;-)
A si biri, Franciscu.
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#7 silvia 2009-08-14 19:11
'sarebbe nel nostro pieno interesse liberarci di tutti i rapporti di privilegio che esautorano la nostra testimonianza'
ecco dove sta il punto!
e non solo per l'ora di religione, perché è in gioco molto di più...
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#8 dorian 2009-08-15 01:20
Ci vedo varie cose.
1. chi non segue l'ora di religione e fa altro ha diritto che questo 'altro' faccia media e l'insegnante partecipi agli scrutini?
Immagino questo sia uno dei punti nodali a livello legislativo.

2. L'ora di religione cattolica mi ricorda molto il sudtirolo, dove se non sbaglio c'è il sistema delle quote linguistiche che potrebbe essere a mio parere incostituzionale ('tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge') ma rimane in vigore, se non erro, per un accordo con l'austria. Trasportandolo alla religione c'è una roba che trovo talmente nauseante che mi vergogno solo al doverne parlare, mi sembra talmente idiota che parlarne mi sembra buttare via energia. Si tratta del banal nationalism religioso italiano. In Italia ogni volta che si parla della chiesa cattolica non serve specificarlo. Basta dire: sono credente ma non vado in chiesa, ed è scontato che è quella cattolica. Sono credente non praticante, ed è scontato che è della chiesa cattolica. Peggio che nel regno unito dove almeno c'è una religione di stato, mentre in Italia no. Infatti i commenti che ho sentito in tv sono del tipo che la chiesa cattolica è parte della cultura italiana. Non tanto che una prospettiva religiosa, al limite una prospettiva religiosa cristiana, sia parte della cultura italiana (e anche ciò oggi sarebbe discutibile). Ma proprio la religione 'cattolica'. Mi pare che mostri (1) straffottenza, noi siamo LA religione; (2) menefreghismo per le altre confessioni cristiane; (3) menefreghismo per le altre religioni.

Spero che il consiglio di stato dia torto ai ricorsi, la trovo una situazione allucinante. Per me però c'è una strada che si dovrebbe prima o poi avere il coraggio di percorrere. Eliminare l'assegnazione automatica dell'otto per mille al vincitore di turno e far sì che non vada alla chiesa cattolica ma allo stato. Così facendo, trovandosi la chiesa cattolica ad essere finanziata via otto per mille solo da chi sceglie consapevolmente, cadrebbe quest'aria assolutistica e dovrebbe fare i conti con chi davvero è affezionato a ciò che dicono. Forse la maggior parte degli italiani, ma almeno sarebbe in un sistema democratico e non di privilegi. Forse un piccolo gregge e in tal caso sarebbe più evangelico. La riforma dell'insegnamento della religione dovrebbe andare di pari passo e spero che questa sentenza sia una pietruzza che scardini un sistema fuori da ogni grazia.
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#9 melchisedec dei giganti 2009-08-15 09:15
Nulla da dire sul post, tuttavia volevo aggiungere una mia glossa chiarificatrice da docente(insegno altro, non religio): al liceo, durante lo scrutinio, il docente di religione non esprime una valutazione numerica(4,5,6...), ma un giudizio(suff, buono, ottimo...) che non concorre assolutamente alla media scolastica.
Se Pierino raggiunge la media del 6 perché riporta sufficienze in tutte le materie, la media rimane tale anche se il giudizio di religione è ottimo.
Pertanto il giudizio del prof. di religione non può concorrere all'attribuzione del credito scolastico, assegnato sulla base della media e di altri parametri che ogni singola scuola stabilisce(impegno, frequenza, crediti formativi).
Deduco, di conseguenza, che l'errore di base sia stato commesso da quel consiglio di classe che ha valutato la religione come fonte di credito.
Il prof. di religione, per sintetizzare, esprime un giudizio che non fa media e quindi non concorre al credito; egli deve, invece, in caso di votazione per la promozione o la bocciatura, esprimere il suo sì o il suo no come tutti gli altri docenti del consiglio.
La legge è molto chiara diciamo; le idee invece spesso non le abbiamo chiare noi docenti(e presidi) che pasticciamo pur di andarcene a casa.
Peggio se le motivazioni sono ideologiche.
Sarebbe saggio consentire parità di trattamento a tutte le confessioni oppure a nessuno.
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#10 Michela Murgia 2009-08-15 10:31
Melchisedec, hai ragione, mi sono espressa con un termine equivoco, anche perché la media non è un metro valutativo negli scrutini, se hai 10 in matematica e 2 in italiano non vuol dire che sei promosso solo perchè la media è 6.
Ma glossiamo insieme, prendendo dritto da Avvenire questa frase, secondo la quale siamo davanti a:
:
«un tentativo alquanto maldestro. La sentenza del Tar, infatti, arriva dopo la conclusione dei lavori della commissione paritetica Ministero dell'Istruzione-Cei, che ha deciso all'unanimità di passare dalla votazione con gli 'aggettivi' (sufficiente, buono...) ai voti numerici. Quando la decisione sarà avallata dal Consiglio di Stato, anche il voto di religione - sottolinea il quotidiano cattolico - farà media e il problema dei crediti sarà quindi superato una volta per tutte.

Direi che basta per dire che il rischio concreto è che faccia, crucis in fundo, anche media.
Ma la cosa seria resta l'altra, cioè che al momento della conta per la promozione o la bocciatura il voto di religione sia conteggiato. Quando insegnavo io ogni preside si regolava da sé: in alcune scuole votavo, ma se il mio voto era determinante non veniva conteggiato. In altre non votavo, ma il mio parere motivato doveva essere verbalizzato. In ogni caso nessuno, nemmeno io, ha mai pensato che si potesse venire promossi o bocciati grazie al voto di una materia facoltativa, perché la discriminazione nei confronti di chi non si avvale è macroscopica.
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#11 Stefania Calledda 2009-08-15 18:07
Condivido pienamente.
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#12 Michela Murgia 2009-08-15 18:55
Dorian, scusami, mi sono accorta solo dopo del tuo intervento.
Il punto uno è nodale: non è vero che il credito della religione cattolica sia pari ai crediti di qualunque altra attività formativa, perché è ovvio che l'insegnante di danza caraibica/karate/teatro non partecipa agli scrutini di chi frequenta i suoi corsi. Inoltre i soldi per mandare mio figlio a danza caraibica io potrei non averli, mentre chi sceglie religione non ha questo problema, facendo la materia già parte dell'offerta formativa scolastica.
Certo, mi si potrà opinare che la cultura religiosa e la danza caraibica non sono paragonabili, ma è una obiezione da girare a Fioroni, che le ha paragonate.

La rivendicazione di una primogenitura culturale nel contesto italiano credo sia storicamente inopinabile, ma il passato non dà diritto all'eterna egemonia. Questo lo sa anche la Chiesa, tanto è vero che - man mano che l'incidenza sul piano della fede veniva meno sul territorio - si è abbracciato il discorso della difesa delle radici culturali per mantenere i benefici di questa primogenitura; non potendolo più fare solo con l'efficacia di una presenza capillare, non ci si è vergognati di provare a farlo in forza di collateralità politiche improbabili (quando non vergognose), attraverso le quali la Chiesa ha cercato con ogni mezzo di impedire di fatto a qualunque altra esperienza religiosa di conquistare posizioni pubblicamente significative.

Potrei citare la guerra degli spazi televisivi fatta a trasmissioni come Protestantesimo (rai 2), o della resistenza agli spot valdesi sull'8xmille, perché considerati comparativi, o di trasmissioni radiofoniche come Culto Radio (radio 1) la cui messa in onda è stata soppressa il giorno che è morto Giovanni Paolo II senza nemmeno avvisare i conduttori, immagino per un certo selettivo senso di 'rispetto'. In questo regime operativo - in cui la Chiesa sta lottando soprattutto per la propria sopravvivenza sociale - la pretesa che l'ora di religione resti un feudo solo cattolico, alla faccia della sedicente funzione culturale, chi può stupire?
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#13 Filippo 2009-08-15 19:47
Insegno religione e credo pure di essermelo meritato, perché ho studiato per molti anni e ho dato un numero di esami doppio rispetto a quello di qualunque altro laureato, forse solo medicina ne ha altrettanti, non lo so. Epperò sono consapevole delle contraddizioni della mia professione, molte delle quali le ha già dette Michela, che sono anzitutto contraddizioni da cristiano, ci tengo molto a dirlo. Per esempio sono convinto che lo studio della religione sul piano culturale sia un arricchimento vero per chi lo fa, ma proprio per questo vorrei che il titolo per insegnarla fosse conseguito in scuole pubbliche con insegnanti di varie provenienze culturali, non in istituti di scienze religiose di stampo giustamente confessionale, dove al massimo potrebbero formarsi i catechisti. Mi rendo perfettamente conto che è assurdo che acceda ad un posto statale una persona che ha conseguito un titolo in scuole non statali e nemmeno parificate, la cui preparazione non può essere verificata con gli stessi strumenti con cui si valuta quella altrui. E' altrettanto assurdo che chi ha dato 43 esami e ha conseguito un titolo meritato possa essere sollevato dall'insegnamento per motivi 'morali' che con la preparazione non hanno nulla a che fare. Michela ne ha citato alcuni, ma a seconda del vescovo o dell'incaricato dell'ufficio scuola ci vuole anche molto meno di così, Michela cara.
Certo che trovo del tutto incongruente essere nominato da un vescovo ma pagato da un provveditorato, e anche che il provveditorato mi paga sapendo che non sono libero di insegnare secondo cultura, ma devo farlo secondo fede, anche se questo non lo ammetterà mai nessuno. Però se volessi chiamare un pastore protestante a parlare durante la mia ora, l'ufficio scuola mi richiamerebbe immediatamente. Se volessi usare un testo non approvato dalla commissione episcopale che si occupa della pastorale scolastica, non potrei farlo, e se cambiassi religione mi vedrei ritirare l'idoneità all'insegnamento.
Queste cose nessuno le dice, e offendono la dignità di chi questa materia la insegna con onestà, sforzandosi di dare rilievo al meraviglioso bagaglio culturale che il cristianesimo ha apportato alle culture con cui è venuto in contatto.
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#14 dorian 2009-08-15 20:07
Boh Michi, non so se sia rivendicabile anche la primogenitura culturale della religione cattolica, se volessimo trovare il pelo nell'uovo. Andiamo dalle robe più spicciole, tipo rapporti prematrimoniali, fino a robe più grosse tipo il culto del denaro. Quest'ultimo, che mi pare sia la politica predominante in Italia e all'estero, mi pare abbia poco a che fare con dei vigilanti che vivono nella prospettiva dell'eternità dell'ottavo giorno, in cui i beni accumulati nella vita terrena sono vanità di vanità. Ma sarebbe sparare contro la croce rossa, sappiamo entrambi che i profeti sono solo un piccolo resto e non abbiamo nessuno di noi due la pretesa di essere tra costoro.
Comunque rimane perfettamente valida la tua seconda affermazione anche secondo me: non c'è un diritto di primogenitura.
Per me si dovrebbe recuperare, su un piano politico, un processo democratico e di pari dignità sociale che abbia poco a che fare con la teologia. A Padova ho lasciato gli atti di una conferenza di Bartolomeo Sorge SJ in cui, se non ricordo male, diceva che la chiesa si sarebbe dovuta occupare principalmente del piano ideale e sul piano politico si poteva agire con motivazioni che fossero condivisibili da tutti, credendi o no. Potrei sbagliarmi quindi prendete le affermazioni di Sorge col beneficio del dubbio. Comunque il principio di autorità o di primogenitura, per me, non dovrebbe avere cittadinanza in campo politico. Dovrebbero averlo le prese di posizione sostenute da argomentazioni criticabili e condivisibili da chiunque partecipi al dibattito secondo principi democratici.
Non so come funzioni nel regno unito, appena riuscirò mi informerò. Pur avendo frequentato anche una splendida chiesa anglicana da febbraio a maggio scorsi non ho la più pallida idea di come funzioni alle superiori, sarei curioso di sapere (anche se ciò comunque non intaccherebbe nel merito nessuna delle affermazioni che ho fatto prima, poiché tali affermazioni non si basano su una comparazione, bensì su principii che prescindono da quanto fanno altrove).
Io spero che questia sia una goccia che permetta di migliorare il sistema, spero ardentemente che il congilio di stato respinga i ricorsi o li accolga a condizione che si cambino certe cose.
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#15 Michela Murgia 2009-08-15 20:50
Dori, alla definizione di primogenitura culturale davo un significato più alto di quello di 'comune sentire', che in Italia tutto è tranne che cristiano, se non nel senso più bigotto del termine. Basti pensare che a livello morale non abbiamo mai risolto la contraddizione tra la nostra costante ansia di arricchimento e il disprezzo per chiunque si arricchisca, atteggiamento che si è trasformato politicamente in invidia sociale ogni volta che ha potuto. I protestanti hanno gestito questa tensione sviluppando un'etica 'evangelica' del lavoro, e seppure io non la condivida nemmeno un po', devo ammettere che almeno ha una sua coerenza.

Mi riferivo invece al fatto che la Chiesa in un determinato periodo della storia europea abbia contribuito in modo determinante - seppure non da sola - a fondare i canoni della nostra estetica, oltre che quelli della nostra etica. Sicuramente l'efficacia di questa influenza è stata sorretta per lungo tempo dall'egemonia che viene dritta dal potere temporale, ma sarebbe ingiusto dire che si è basata esclusivamente su quello.
Mi riferisco anche al fatto che con la sua organizzazione molto più antica e strutturata abbia sopperito per secoli alla debolezza delle istituzioni laiche nei campi più svariati, dalla scuola agli ospedali, precedendo lo Stato anche in tempi recenti su urgenze sociali come le comunità terapeutiche per i tossicodipendenti.

Però mi domando se (e ricordo una bellissima conversazione pubblica con Giovanni Bachelet a Trieste a questo proposito) questa funzione sostitutiva vada difesa - e addirittura accreditata come concorrenziale nel caso della scuola - anche nel momento in cui la società civile può assolvere da sola alla sua funzione primaria.
Siamo da tempo al punto in cui sarebbe lecito attendersi che la Chiesa ricordasse la propria missione prima, che è quella di annunciare il Vangelo, non di assicurare servizi. Tanto meno di orientare cristianamente una società, un concetto che mi sembra attualmente niente affatto pacifico.
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#16 dorian 2009-08-16 00:02
Perfetto, ce semo, così concordo in toto. Sono talmente abituato a 'sta retorica del non possiamo non dirci cristiani (e in Italia non possiamo non dirci cattolici) che te l'ho appioppata senza pietà, se ci vedremo alla presentazione del tuo libro me la farò perdonare al bar :-)
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#17 Maria Antonietta Marongiu 2009-08-17 21:30
Mi meraviglio che un’ex insegnante di religione scriva come “la gente meno attrezzata”, estrapolando frasi dai contesti e interpretandole a proprio uso, a seconda della opportunità.
1. Parto dalla frase di Mons. Coletti “non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali”. Come ben sai l’ora di religione è aperta a tutti: cristiani, credenti in altre religioni, atei per cui scegliere di avvalersi dell’IRC non significa affermare di essere cristiano- cattolico- apostolico- romano, ma studiare la religione come fatto culturale inserita in un contesto multietnico e multireligioso e, quindi, aperta al confronto e al dialogo. Se un alunno opta volontariamente di uscire da scuola un’ora prima o di andare a fumarsi la sigaretta, dov’è la discriminazione se a chi ha scelto di restare a scuola e frequentare l’ora di religione viene attribuito il credito?

2. Nel Codice di Diritto Canonico (25 gennaio 1983), Canone 804, si legge” L'Ordinario del luogo si dia premura che coloro, i quali sono deputati come Insegnanti della Religione nelle scuole, anche non cattoliche, siano eccellenti per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica”. In base a ciò decreta l’idoneità all’insegnamento. Codice 805: “È diritto dell’Ordinario del luogo per la propria diocesi di nominare o di approvare gli Insegnanti di Religione, e parimenti se lo richiedono motivi di religione o di costumi, di rimuoverli oppure di esigere che siano rimossi”. Come risulta evidente, il Diritto Canonico sancisce in modo inequivocabile la titolarità del diritto di nomina degli Insegnanti di Religione, che spetta all'Ordinario.
Ciò significa che, venendo a mancare una delle condizioni elencate nel Canone 804, il Vescovo procede alla revoca dell’idoneità.

3. “Appare ben strana”, per dirla con Vincenzo Vitale, “l’idea di laicità che le associazioni ricorrenti e il TAR possiedono. Infatti, uno dei principi fondamentali della laicità esige il rispetto della libertà dei soggetti chiamati ad esprimersi su di un qualche aspetto della vita sociale. Ma è proprio questo rispetto che quelle associazioni e la sentenza del TAR hanno mancato di mostrare, manifestando piuttosto una forma pericolosa di pernicioso dogmatismo, formulato in un modo non laico… La vera lezione di laicità l’ha impartita Mons. Coletti quando, a chi gli chiedeva cosa la CEI intendesse fare per rimediare a questa sentenza, ha risposto che l’eventuale appello al Consiglio di Stato è di competenza del Ministero no certo della Chiesa”.

4. Ricordo, sempre alla “ gente meno attrezzata”, che gli insegnanti di religione sono reclutati tramite pubblico concorso, vedi Legge 186 del 18/7/2003.
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#18 Michela Murgia 2009-08-18 10:27
Cara Maria Antonietta, sono felice di poterne parlare con te, che certo poco attrezzata non sei, anche perché spero che - conoscendomi ed essendo stata proprio tu la mia insegnante di religione - vorrai farmi credito quantomeno di cristiana buona fede in questa discussione. Ti replico punto per punto.

:
1. Parto dalla frase di Mons. Coletti “non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali”. Come ben sai l’ora di religione è aperta a tutti: cristiani, credenti in altre religioni, atei per cui scegliere di avvalersi dell’IRC non significa affermare di essere cristiano- cattolico- apostolico- romano, ma studiare la religione come fatto culturale inserita in un contesto multietnico e multireligioso e, quindi, aperta al confronto e al dialogo.


Certo che qualunque allievo può avvalersi dell'IRC, nessuno gli controlla l'appartenenza religiosa. Però non è così per chi la insegna: gli insegnanti devono essere cristiani, e non cristiani qualunque, ma cristiani di 'eccellente testimonianza'. Ora dimmi: dal punto di vista anche solo strettamente costituzionale, come è possibile che un posto pubblico sia assegnato sulla base di un criterio di fede? Il concorso serve a valutare la preparazione sul piano culturale, ma giustamente tu stessa fai notare che se poi il Vescovo Ordinario ritiene che la tua testimonianza di fede non sia 'eccellente', può ritirarti l'idoneità. Questa è una discriminazione seria, che ritorna ogni volta che si continua a dire che l'ora di religione non è confessionale, ma culturale. Se è culturale, perché per insegnarla non basta la cultura? Se tu per assurdo domani ti convertissi al buddismo, potresti ancora continuare a insegnare? L'ora di religione diventerà 'di cultura religiosa' e rientrerà nella laicità quando i criteri di selezione del personale non saranno più confessionali.

:
Se un alunno opta volontariamente di uscire da scuola un’ora prima o di andare a fumarsi la sigaretta, dov’è la discriminazione se a chi ha scelto di restare a scuola e frequentare l’ora di religione viene attribuito il credito?

La discriminazione sta nel fatto che l'ora di religione ha programmi ministeriali ed esiste a priori dalla scelta di chi se ne avvale. La cosiddetta materia alternativa invece, dovendo la sua esistenza al numero di quelli che eventualmente non si avvarranno dell'ora di religione, non esiste finché le scuole non decidono di farla esistere, ma fino a ora il massimo che ho visto fare per gli studenti non avvalentisi è stato un'ora di studio assistito in biblioteca! L'ora alternativa sarà veramente alternativa quando esisterà a prescindere dall'ora di religione e la sua programmazione sarà definita e nota PRIMA di effettuare la scelta. Attualmente la scelta è tra religione e il 'non si sa bene che cosa, lo decideremo poi, se lo decideremo'.

Il problema vero è che non riusciamo ad immaginarcela un'ora di cultura religiosa insegnata fuori dalle garanzie della cristianità. La paura, a parte quella legittima delle migliaia di insegnanti che temono di veder messo in discussione il loro posto di lavoro, è dover ammettere che ci sono da ripensare i luoghi della pastorale, a cominciare da quella camuffata istituzionalmente.
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#19 Donatella Pileri 2009-08-20 15:19
Che commentiamo a fare se vengono cancellati? in tanti abbiamo fatto presente ma invano. Si lasciano solo quelli di pesone poco informate sul tema, chi come me sa bene di cosa parla, dopo 10 minuti dalla publicazione, viene cancellato. La sig.ra Murgia non è corretta e contribuisce a confondere e a non imformare. Per essere una scrittrice non è il massimo.
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#20 Michela Murgia 2009-08-20 15:28
Signora Pileri, qualcuno le ha impedito di scrivere qui quello che pensa? In questo sito non vige censura, anche verso la maleducazione.
Perché è maleducazione fare affermazioni come 'Michela Murgia non è corretta' e poi non spiegare quale sarebbe il motivo della scorrettezza.
Maria Antonietta Marongiu è intervenuta con le sue motivazioni, alle quali ho ribattuto, ma alle quali purtroppo non ho ancora ricevuto replica.
Aspetto di sentire le sue.
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#21 Donatella Pilieri 2009-08-20 16:55
*****Scritto da Michela Murgia: la mail che segue mi è giunta in forma privata in seguito ai due commenti precedenti. Poiché l'accusa di poca correttezza da parte della signora Pilieri è stata pubblica, ritengo mio diritto rendere pubbliche anche le spiegazioni che sono seguite privatamente e la replica. Specifico inoltre che la signora Pilieri quando parla di cancellazione dei commenti si riferisce al sito di Tiscali, non a questo*****

Sig.ra Murgia, nessuno mi ha impedito di scrivere ma sicuramente i
miei interventi sono stati cancellati e così diversi altri. lei ha
insegnato religionen ma non è bene informata ugualmente. Lei è stata
mandata dal suo vescvo ad insegnare forse perchè ancora non
avevaconseguito il titolo per farlo e non aveva superato il concorso.
Questo succede solo in quei casi. Che il vescovo accerti l'idoneità è
vero considerando la delicatezza e l'importanza di questa materia. Io
sono un donna separata e ho sempre lavorato comunque senza alcun
problema, senza quel pregiudizio con cui lei ha titolato il suo
articolo. Non so come sia stata la sua esperienza d'insegnante, forse
le ha lasciato delle amarezze che ancora non ha superato. Il mio è
amore per la chiarezza e sicuramente mi arrabbio per ciò che non è
vero. Il mio non è livore, il suo cos'è?
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#22 Michela Murgia 2009-08-20 16:57
La mia è chiarezza, Donatella.
Ripeto la questione primaria, a cui nessuno mi ha ancora risposto: dal punto di vista costituzionale, come è possibile che un posto pubblico sia assegnato sulla base di un criterio di fede?
Perché è questo che avviene: non c'entra nulla la qualifica, anche chi ha un titolo ed è di ruolo può vedersi ritirata l'idoneità se domani si converte al buddismo.
Dice di essere separata, ma sa perfettamente che la separazione in sé non costituisce motivo di sanzione morale per la Chiesa, se subita. Con tutta la delicatezza per il suo caso, sono sicura che se cercasse di rifarsi una vita con un uomo diverso da suo marito, l'idoneità potrebbe venirle ritirata in qualunque momento. Anche se nessuno lo facesse mai, per legge concordataria potrebbe farlo. A quel punto si interrogherebbe o no sull'attinenza tra la sua situazione personale e la sua capacità di insegnamento? Io non ne vedo nessuna, se stiamo parlando di cultura religiosa. Invece sarebbe moltissima, se parlassimo di catechesi e di dottrina, ma allora ha torto chi difende l'ora di religione dicendo che non è assolutamente catechesi e che non è confessionale.
Ovviamente lo è, perché per insegnarla bisogna essere cristiani 'idonei', non solo persone preparate culturalmente in cose religiose.

Giusto per chiarire che non ho denti avvelenati, nessuno mi ha mai tolto l'idoneità all'insegnamento: molto più pacificamente, stanca delle esplicite pressioni sulla mia libertà di insegnamento, sono stata io a non fare più richiesta di assegnazione. Come vede, non avevo nemmeno motivi morali per essere sollevata dall'incarico: né divorzi, né figli fuori dal matrimonio, come è capitato invece a questa signora qui, che se avesse abortito, probabilmente insegnerebbe ancora.

Cordialmente
Michela Murgia

p.s.
per completezza, la motivazione con cui la cassazione ha respinto il ricorso dell'insegnante licenziata è stata questa:
«Il nostro ordinamento esprime la regola, non suscettibile di deroga, secondo cui l'insegnamento di religione nelle scuole statali è assolutamente precluso al docente non ritenuto idoneo dalla competente autorità ecclesiastica».
Ho detto tutto.
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#23 Administrator 2009-08-20 17:08
Come detto da Michela su questo sito non si censura nessuno e niente è stato cancellato. E' presente un meccanismo antispam che a volte **al momento dell'invio** del commento può creare problemi (sto cercando di risolverli). Suggerisco a chi deve scrivere un lungo intervento di prepararlo a parte (es. in notepad) ed infine incollarlo qui, in modo che se qualcosa non andasse a buon fine potrà riprovare subito dopo.
Cordiali Saluti
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#24 don Francesco Andreani 2009-08-20 17:26
Purtroppo Michela ha ragione. Qualche insegnante ci ha rimesso il posto proprio perché separata con convivente.
La verità va detta tutta, sempre.
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#25 Sant\\\Efisio da Casteddu 2009-08-20 17:44
Cosa succede in casi simili negli altri paesi? In Spagna un caso analogo (cioè una licenziata perché convivente) ha vinto la causa contro il vescovo che le ha dovuto pagare pure i danni.
In Italia la donna nella sua condizione identica l'ha invece persa. itta cosa bella lo stato laico, he...
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#26 Donatella Pilieri 2009-08-20 17:55
Mi fa piacere chiarire Michela, la separazione non l'ho subita ma l'ho chiesta e per motivi che socialmente non sono riconosciuti gravi. Ho
sempre trovato comprensione dentro la Chiesa cominciando dall'allora, vescovo P.dre Paolo Atzei, davvero un padre. Meno comprensione ho
trovato invece fuori dalla Chiesa...Insisto col negare che l'idoneità non è basata sulla fede, cosa intima e personale,ma su un certo stile
di vita che, credo tutti dobbiamo avere se vogliamo insegnare e quindi educare. Non intendo difendere la Chiesa che sa farlo benissimo senza
di me, ma mi dispiace molto quand si parla della nostra materi e di noi come se fossimo dei privilegiati, senza una cultura adeguata e
usurpatori di altri posti di lavoro. Perchè, Michela, anche di questo si tratta, di lavoratori. In un tempo di crisi come questo, si diffonde l'idea che noi lavoriamo a 'sbaffo'. Non è così. Dici che non ti sei sentita libera di fare come volevi e per questo hai abbandonato la scuola, Io ho un'altra esperienza, di libertà e di grande rispetto che, nel tempo mi sono conquistata, crescendo nella mia vita personale e diventando una persona libera. Potresti sollevare invece il
dibattito su quelle insegnanti elementari che scelgono di insegnare religione, togliendo ( loro si) posti di lavoro agli insegnati di religione specializzati, senza farla realmente ma impiegando quelle ore ad altro. La legge permette loro di farlo dopo aver frequentato dei corsi di aggiornamento ma senza sostenere alcun esame. Un'ultima cosa, la nostra materia non è facoltativa ma opzionale, ciò significa
che chi la sceglie deve essere valutato e certamente non in base alla fede, chi è in grado di valutare? Si acquisiscono delle conoscenze che
sicuramente nei ragazzi che frequentano l'ora di religione contribuiscono a farli crescere e a farli diventare persone più libere. Ciao Michela e auguri per il tuo lavoro di scrittrice, puoi
far riflettere su un sacco di cose, scrivendo... hai anche tu una grande responsabilità.
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#27 Michela Murgia 2009-08-20 19:23
Donatella, ti ringrazio per la ritrovata gentilezza, ma purtroppo la tua mail non risponde alle questioni che ti ho sollevato, e siccome anche sarei io sono un po' stufa di dovermi prendere gli insulti nemmeno troppo velati di chi si ritiene vessato da squadroni di 'laicisti illuministi anticlericali massoni' che vorrebbero il mondo senza Dio, vorrei davvero delle risposte. O mi devo sentire ogni volta messa in discussione nella mia appartenenza a Cristo solo perché faccio domande che qualunque cristiano con la coscienza libera davanti a Dio avrebbe il sacrosanto diritto di porsi?

E' proprio per questo che sono obbligata a darti una notizia: siete dei privilegiati.
1) Lo siete perché quando siete passati da precari a insegnanti di ruolo vi è stata ricostruita la carriera sulla base dell'ultima posizione stipendiale e 'degli eventuali retributivi ad personam in godimento nella posizione pre-ruolo', cosa mai successa a nessun precario nella storia della scuola italiana.
2) Siete dei privilegiati perché prima che istituissero il concorso siete stati per decenni i soli ad avere un incremento biennale sullo stipendio pari al 2,50%, per gli anni di incarico annuale su nomina dell'ordinario diocesano, e ve lo siete ritrovato computato interamente una volta diventati stabili.
3) Siete dei privilegiati perché quelli di voi che sono ancora precari quell'incremento biennale ce l'hanno comunque, alla faccia degli altri precari, per il cui riconoscimento dei diritti non vi siete mai esposti.
4) Siete dei privilegiati perché nonostante la vostra sia una materia facoltativa (da quando è diverso da "opzionale"?), potete essere nominati presidenti di commissione d'esame del primo ciclo (con relativo trattamento economico) e addirittura formatori di altri insegnanti secondo concorsi interni, per esempio per quanto riguarda la diffusione e l'utilizzo delle fantastiche LIM, che è un incarico che permane anche in assenza dell'idoneità all'insegnamento. Ma comunque non avreste niente da temere, visto che...
5) Siete dei privilegiati perché se anche la curia vi ritirasse l'idoneità, quelli di voi che sono di ruolo possono passare ad insegnare altre materie e superare in punteggio colleghi entrati con regolare concorso.
6) E siete dei privilegiati ancora e sempre perché - a pari condizioni di preparazione e titoli - un non credente, un divorziato, un genitore senza legame matrimoniale o un appartenente ad altra religione non può insegnare la vostra materia. Questa discriminazione sarebbe legittima se la materia venisse insegnata in scuole della chiesa con stipendi pagati dalla chiesa. Non è assolutamente accettabile che avvenga in scuole statali con stipendi pagati dallo Stato, cioè anche dai non credenti, dai divorziati, dalle genitori single e dai non cristiani.

Non mi sembra una cosa difficile da accettare, è scritto nella Costituzione:
:
'Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali'.
La distinzione invece in questo caso esiste: c'è qualcuno che per motivi di religione e di condizioni personali e sociali può venire licenziato da un posto statale, cioè non è uguale davanti alla legge. Mi pare che questa sia una osservazione a tutela della libertà di insegnamento, non contro. Mi sorprende che proprio tu non lo colga.

Anzi, ritengo che per te questo sia giusto, visto che insisti 'col negare che l'idoneità sia basata sulla fede, cosa intima e personale, ma su un certo stile di vita che, credo tutti dobbiamo avere se vogliamo insegnare e quindi educare'.
Cara Donatella, lo stile di vita non è personale e intimo? Essere divorziati o madri e padri o buddisti non è un fatto privato? Ti risulta che a qualche altro dipendente pubblico venga chiesto di non avere figli fuori dal matrimonio, di non divorziare e risposarsi o di credere determinate cose? Ritengo di no, e se capitasse, potrebbero far ricorso e vincere. Se lo fa un insegnante di religione invece perde, perché il concordato - in quanto accordo internazionale - deroga anche alla Costituzione, e te lo prova la sentenza che ti ho già copiato.

Onestamente, serve discutere di altro per dire che siamo in una situazione totalmente anomala?
Se servisse, resta il fatto che tu pensi che quello che la Chiesa chiede a te come insegnante di religione sia il modo in cui 'tutti dobbiamo vivere se vogliamo insegnare e quindi educare'. Ti do una notizia, Donatella: gli altri insegnanti possono divorziare, fare figli con chi vogliono e cambiare religione senza temere di perdere il posto e senza dare spiegazioni a nessuno, se non a sé stessi. Forse dovresti avere un po' meno certezze sul modo in cui 'tutti' dovrebbero vivere.
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#28 Maria Antonietta marongiu 2009-08-20 22:01
Cara Michela,
ti dico subito che il mio intervento era per Tiscali ma, considerato il limite dei 500 caratteri, è stato pubblicato solo l’inizio e il contenuto era la risposta al tuo articolo e anche ad altri post.
Ho notato che molti scrivono e pensano senza cognizione di causa oppure, pur essendo informati, elaborano idee intenzionalmente in contrasto con la tematica di cui ci stiamo occupando, forse per accendere e ravvivare il dibattito?
Mi preme chiarire un concetto basilare e, finora, indiscutibile: la normativa (Legge) che regola tutto ciò che attiene l’IRC è di natura pattizia (Concordato) per cui, se una persona decide di diventare IdR, si suppone che sia a conoscenza di tutto ciò che riguarda la materia RC e il suo insegnamento; se non ti sta bene l’idoneità del Vescovo, scegli di fare altro (ma anche per fare altro devi essere “idoneo”).
La denominazione esatta è Religione Cattolica, considerato che i principi e i valori del cattolicesimo fanno parte della storia e della cultura del popolo italiano (che ci piaccia o no, a meno che non si voglia discutere la storia!), e proprio in questo sta la ragione della sua presenza nella scuola. È sempre stata una materia subordinata ad una scelta ma, dal momento in cui un alunno se ne avvale, diventa parte del curricolo con la dignità che le compete.
Anche la formulazione dei programmi (ora TSC, Traguardi per lo Sviluppo delle Competenze e OA, Obiettivi di Apprendimento) scaturisce da una sperimentazione nazionale, alla quale hanno partecipato IdR segnalati dalle diocesi, e approvata dal MIUR; per tutte le altre discipline i TSC e gli OA sono arrivati dall’alto con la sperimentazione dipendente dall’autonomia delle scuole.
E per finire, ricordo che l’IRC non è catechesi camuffata dalle istituzioni, ma presentazione obiettiva del fatto cristiano in dialogo con le altre religioni, in particolare quelle monoteiste. E allora perché tanta paura dell’ora di religione?
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#29 Michela Murgia 2009-08-21 12:16
Cara Maria Antonietta, purtroppo 'chi accetta di insegnare religione sa che le cose stanno così' non è una risposta alla mia domanda, che - ti ricordo - era 'è giusto che sia così?'

O affrontiamo la questione su un piano etico e giuridico - da cristiani e da cittadini - oppure non l'affrontiamo affatto, perché che il concordato stabilisca norme inique non è un motivo valido per non metterle in discussione.

Continuo a meravigliarmi del fatto che proprio gli insegnanti di religione, che al di là dell'interesse personale al posto di lavoro dovrebbero avere un senso dell'etica piuttosto sviluppato, rifiutino di affrontare il discorso sul piano dei principi, difendendo l'indifendibile con argomenti spesso inconsistenti. Uno di questi purtroppo è quello che hai portato tu, cioè che la cultura cristiana faccia parte della cultura del popolo italiano. Certo che è così, chi diamine vuole negarlo? Di sicuro non io. Ma questa affermazione non giustifica in nessun modo l'esistenza di un'ora di religione cattolica con docenti assunti a condizioni diverse da tutti gli altri.

Cosa vieta alle università statali di aprire un corso di laurea in cultura cristiana, dall'arte alla storia, dove i docenti possano conseguire un titolo identico alle altre lauree e concorrere alle cattedre con i normalissimi concorsi a cui sono soggetti tutti?
Se il fatto cristiano è cultura, deve poter essere appreso per vie totalmente non confessionali. Se è fede, mi dispiace ma non riguarda lo Stato.
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#30 Donatella Pileri 2009-08-21 17:36
Cara Michela, sono riconoscente verso di me, per tutti i sacrifici che
ho fatto per conseguire il Magistero in Scienza Religiose che mi
permette di lavorare senza sentirmi in debito con nessuno. Io ho fatto
gli scioperi anche quando non ero direttamente interessata perchè i
miei valori vanno oltre certe cose studiate sui libri. Piuttosto ho
sempre dovuto sentire critiche verso la materia che insegno ma
sopratutto verso chi la insegna che, secondo molte persone,non vengono
considerate appartenenti alla categoria dei lavoratori. Nessuno ha mai
sollevato obiezioni quando vennero immessi in ruolo insegnanti di
musica e artistica dopo aver frequentato un corso di sei mesi e un
seminario di 15 gg. con il solo diploma. Sei molto preparata in fatto
di leggi ma dietro di esse ci sono le persone e per fortuna anche
dietro quelle fatte dalla Chiesa ci sonon le persone. Mi avrebbe fatto
piacere che sul tuo blog venissero corretti , per amore di verità'
quegli interventi banali e pieni di luoghi comuni che non portano a
niente oltre che ad accrescere la confusione. Forse potresti aiutare a
capire altrimenti rischi di sfruttare l'ignoranza di molti facendo
passare questa materia per sciocchezza di cui si potrebbe fare a meno.
In un tempo in cui c'è il mondo giovanile nella disperazioe e nel
vuoto assoluto, togliamo la religione da scuola e faremo di questi
ragazzi dei perfetti idioti, bravissimi al computer e senza cuore.
Naturalmente poi si possono organizzare tanti convegni sul disagio
giovanile... E' stato comunque un piacere scambiare delle opinioni con
te. Ciao, Donatella.
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#31 Michela Murgia 2009-08-21 17:39
Cara Donatella, io rispondo solamente di ciò che firmo, e allo stesso modo non chiederei a te di rendere conto degli insulti che sotto a quell'articolo su Tiscali sono stati scritti a mio indirizzo, con sfumature variabili dall'ignorante alla massona. Anche tu, che ora mi dici che sono preparata, hai scritto in pubblico che invece contribuivo a disinformare. Magari la volontà di disinformare sull'ora di religione fosse la mia: si farebbe molto presto a smentirmi.

Quando dici che l'ora di religione va difesa perché senza di essa 'faremo di questi ragazzi dei perfetti idioti, bravissimi al computer ma senza cuore', confermi la mia convinzione in merito al fatto che molti insegnanti di religione siano convinti di avere nella scuola un ruolo 'morale', non in quanto figure formative autorevoli quanto qualunque altro docente, ma proprio in quanto insegnanti di religione. Cara Donatella, non posso difendere l'ora di religione per il semplice motivo che - così come è adesso e così come la descrivi tu - la considero illegittima sul piano giuridico e rovinosa su quello della fede, dato che tiene in piedi una condizione istituzionale di privilegio che nega il Vangelo nella sua radice. Come vedrai nella discussione sul mio sito (dove è presente anche questo nostro scambio), nessun intervento di altri insegnanti di religione ha potuto smentire le cose che ho fatto notare: il massimo che ho letto è che le cose stanno così e che chi accetta di insegnare religione sa cosa sta accettando. Il fatto che questo patto iniquo si faccia a spese di tutti non sembra fare problema né a loro, né a te, né evidentemente alla Cei. A me sì, e per fortuna non sono l'unica cristiana a pensarla così. Il fatto che mi si continui a chiedere che paura fa l'ora di religione mi costringe a chiedere a voi: che paura vi fa che non ci sia l'ora di religione a scuola? Se la vostra ansia è quella di educare alle cose del cuore, l'invito fraterno è a fare i catechisti qualificati - magari pagati, cosa che la CEI dovrebbe decidersi a fare una buona volta - ma non gli insegnanti.
'Però i ragazzi non verrebbero alla catechesi', mi dirai.
O bella! Che sia mica quello il problema di cui la CEI dovrebbe occuparsi?

Mi ha fatto piacere discutere, ma mi avrebbe fatto più piacere trovare l'ombra della capacità di mettersi in discussione, almeno davanti all'evidenza delle proprie incongruenze.
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#32 silvia 2009-08-21 19:41
Cara Michela, condivido tutto quello che hai scritto. Mi permetto commentare una frase, a cui tu hai già risposto, perché mi ha leggermente 'piccata':'faremo di questi ragazzi dei perfetti idioti, bravissimi al computer ma senza cuore'. La trovo estremamente offensiva nei confronti degli insegnanti. Io sono un insegnante, e lavoro 'col cuore' e i miei alunni se ne accorgono. Dirò di più: non sono l'unica! Altra osservazione: la testimonianza cristiana non è prerogativa dell'ora opzionale, né dell'insegnante di RC: è un dono di ogni battezzato e di ogni credente. Io per esempio la percepisco in alcuni scritti di Michela, e spero che i miei alunni l'abbiano percepita attraverso il rispetto, la disponibilità all'ascolto, l'attenzione che avevo nei loro confronti. Ancora: se anche un insegnante non fosse credente, ha comunque un bagaglio di umanità da offrire, se vuole, che può far sì che i ragazzi non diventino'perfetti idioti, bravissimi al computer ma senza cuore', perché il 'cuore' non è prerogativa di nessuno, grazie a Dio. Michela, scusa lo sfogo... Silvia ps: (Mi chiedo quanto siano idioti gli studenti di altri Paesi dove non si insegna RC a scuola...)
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#33 Angelo Morittu 2009-08-22 16:40
:
'Donatella Pileri'
In un tempo in cui c'è il mondo giovanile nella disperazioe e nel
vuoto assoluto, togliamo la religione da scuola e faremo di questi
ragazzi dei perfetti idioti, bravissimi al computer e senza cuore.

Ma come ti permetti? Ma chi sei per affermare queste sciocchezze? Credi seriamente che nella tua oretta di Superstizione Vaticana tu possa davvero mettere un cuore dove non c'è e trasformare un perfetto idiota in un bambino normale, ma fammi il piacere, è sconvolgente che simili castronerie vengano espresse da chi ha a che fare con bambini nell'età dello sviluppo.
Se invece fosse come dici tu, evidentemente tu non hai seguito con profitto l'ora di superstizione scolastica, sei senza cuore per non dire di peggio.
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#34 dorian 2009-08-23 22:40
Ricopio una celebre affermazione di J. B. Watson. Un periodo che sia simile a quello finale di questa citazione ci starebbe bene per chiudere la contesta, penso sia stata solo una svista.

Give me a dozen healthy infants, well-formed, and my own specified world to bring them up in and I'll guarantee to take any one at random and train him to become any type of specialist I might select – doctor, lawyer, artist, merchant-chief and, yes, even beggar-man and thief, regardless of his talents, penchants, tendencies, abilities, vocations, and race of his ancestors. I am going beyond my facts and I admit it, but so have the advocates of the contrary and they have been doing it for many thousands of years. [Behaviorism (1930), p. 82]

(traduzione a spanne) Datemi una dozzina di bambini piccoli, di buona costituzione e consentitemi di crescergli a modo mio e garantisco di prenderne uno a caso ed insegnargli a diventare qualsiasi tipo di specialista io decida - dottore, avvocato, artista, capo commerciante e, sì, anche mendicante e ladro, indipendentemente dai suoi talenti, debolezze, tendenze, abilità, vocazioni e razza dei suoi antenati. Vado oltre le mie possibilità e lo ammetto, ma allo stesso modo hanno fatto i fautori della posizione opposta e lo hanno fatto per molte migliaia di anni.
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#35 Maria Antonietta Marongiu 2009-09-04 20:09
Michela, tu affermi di conoscermi molto bene e che le mie risposte sono inconsistenti e derivano dalla paura di perdere il posto di lavoro: non hai capito proprio niente di me e appare poco rispettoso ripondere in questo modo a chi non la pensa come te. E' questo il tuo concetto di laicità? Quando hai tempo, leggi il commento allegato.

Interessante contributo del nostro collega Antonio sul sito di 'Orarel':



Questo scritto è una risposta, punto per punto, alle principali critiche che generalmente vengono mosse alla presenza degli insegnanti di Religione Cattolica nella scuola pubblica, ed alla legge che recentemente ne ha autorizzato l’immissione in ruolo.

Come se fosse un indice, eccovi allora le accuse alle quali ho provato a rispondere:
PRINCIPALI ACCUSE CONTRO LA PRESENZA
DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE NELLA SCUOLA STATALE:

1) L’Insegnamento della Religione nelle scuole pubbliche è anticostituzionale.
2) È una offesa alla laicità dello Stato.
3) Anche se è permesso dalle leggi, è ingiusto.
4) Quindi, da chi non lo condivide, può essere legittimamente combattuto.
5) Non è giusto che sia pagato con i soldi dello Stato.
6) E’ discriminante nei confronti delle altre religioni.
7) E’ frutto di un ingiusto privilegio della Chiesa Cattolica
8) Dovrebbe essere tolto del tutto, oppure sostituito con la ‘storia delle religioni'.
9) Non è giusto che gli insegnanti di Religione Cattolica, pagati dallo Stato, vengano selezionati e controllati dalla Chiesa.
10) Non è giusto che, se un insegnante di religione cattolica divorzia dalla moglie e si risposa, si veda revocata dal vescovo l’idoneità ad insegnare.

PRINCIPALI ACCUSE CONTRO L'IMMISSIONE IN RUOLO
DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE CATTOLICA:

11) Questa immissione in ruolo “è uno schiaffo alla laicità e dignità dello Stato” (Mauro Romanelli-Verdi)
12) 'Per gli altri precari della scuola invece, neanche uno straccio di immissione in ruolo!” (Enrico Panini- segretario CGIL scuola)
13) 'Con questa legge basta che venga tolta l'idoneità da parte dell' autorità diocesana, per far diventare un docente di religione cattolica insegnante di ruolo in un'altra materia'. (Massimo Di Menna, segretario di Uil Scuola)
14) Era invece più giusto togliere alla Chiesa ogni meccanismo di controllo sugli insegnanti di religione.
15) Grazie a questa legge, piano piano quasi tutti gli insegnanti della scuola pubblica saranno nominati dal vescovo. Anche quelli delle altre materie!
16) Grazie a questa legge gli insegnanti di religione cattolica potranno prendere il posto degli altri insegnanti.
17) ''La legge appena approvata e' iniqua” (Enrico Panini – CGIL Scuola)

Bene, a queste 17 accuse,
ho cercato di dare con più pacatezza possibile,
punto per punto,
una risposta.
PREMESSA

Il 15 Luglio 2003 il Parlamento italiano ha approvato lo statuto giuridico degli Insegnanti di Religione Cattolica, una categoria di lavoratori ai quali, pur operando nella scuola italiana da sempre, la legge prima impediva il passaggio in ruolo. Si tratta di quasi 13.000 persone con il titolo di Magistero in Scienze Religiose (40 esami + tesi), per l’80% laici, quindi padri e madri di famiglia, in maggioranza in età avanzata (50 anni in media), che da decenni si vedono scadere e rinnovare il contratto ogni anno, spesso subendo riduzioni di orario, se non a volte la perdita del posto: insomma privi di qualsiasi stabilità occupazionale.

Come spesso accade quando si parla di religione, ed in particolare di religione cattolica, le reazioni alla legge hanno avuto un carattere fortemente ideologico. Quasi tutta la sinistra, che pure dovrebbe schierarsi in difesa della stabilità occupazionale dei lavoratori, non ha trattato gli Insegnanti di Religione Cattolica da persone che lavorano. Infatti, invece di gioire di fronte alla loro stabilizzazione occupazionale, ha gridato allo scandalo.

L’intento di questo mio è scritto è proprio quello di riportare il dibattito su toni pacati, cercando di dimostrare con serenità (per quanto è possibile) che le accuse di illegittimità rivolte, sia alla presenza degli Insegnanti di Religione Cattolica nella scuola pubblica, sia al loro passaggio in ruolo, sono infondate.

LEGITTIMITA’ DELL’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA
NELLE SCUOLE STATALI


1) ACCUSA n.1:

L’Insegnamento di Religione Cattolica nelle scuole pubbliche è anticostituzionale.
RISPOSTA n.1:

Assolutamente no, anzi come vedremo, proprio dalla Costituzione trae legittimità. L’Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola pubblica infatti, è previsto dal Concordato che lo Stato ha stipulato con la Chiesa. La c.d. legge di revisione del Concordato (del 1985) lo dice espressamente: “La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche” (Legge della Repubblica n.121 del 25/3/85).

Mi dispiace per chi non è d’accordo, ma questa è legge dello Stato, votata da un parlamento, democraticamente eletto. È un accordo che lo Stato e la Chiesa hanno stipulato liberamente e democraticamente, quindi pienamente legittimo. Sulla costituzionalità di questa legge poi (e più in generale del Concordato), nessuno può avanzare dubbi. Proprio la Costituzione Italiana infatti, all’art.7 dice espressamente: “I rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dai patti Lateranensi”, quindi dal Concordato. Tutti i contenuti del Concordato allora, quindi anche l’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole pubbliche, non sono anticostituzionali. Anzi, sono legittimati proprio dall’art.7 della Costituzione!

2) ACCUSA N.2:

L’Insegnamento della Religione nelle scuole statali viola il principio di laicità dello Stato.
RISPOSTA N.2:

Non è affatto vero. La laicità dello Stato di cui parla la nostra Costituzione infatti, non è laicismo: non significa che i Concordati tra Stato e Chiesa sono illegittimi (come alcuni vorrebbero far credere), in quanto violazione dell’autonomia dello Stato. Non è certamente questa, la laicità di cui parla la nostra Costituzione.

L’art.7 infatti, è vero dice: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono indipendenti e sovrani”, ma come abbiamo visto, subito dopo aggiunge: “I rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dai patti Lateranensi”, cioè dal Concordato. Leggendolo all’inverso allora, significa: “I Patti Lateranensi (i Concordati), che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa, non sono una violazione della indipendenza e della sovranità dello Stato!”. Più chiaro di così si muore.

Il nostro Stato insomma può stipulare i Concordati con la Chiesa (ed infatti lo fa), e facendolo, secondo l’art.7 della Costituzione non perde affatto la sua laicità-indipendenza, anzi la manifesta. Come quando io firmo liberamente un accordo: non perdo la mia indipendenza, ma la esercito.

Anche la presenza degli insegnanti di Religione Cattolica nelle scuole pubbliche quindi, che dal Concordato è prevista, non è affatto una violazione illegittima della laicità-sovranità dello Stato. Anzi è lo Stato stesso che, siglando il Concordato, autorizza la Chiesa a mandare insegnanti di Religione nelle sue scuole. Nel farlo non rinuncia alla sua laicità-sovranità (almeno di quella di cui parla la Costituzione). Anzi, la esercita!

3) ACCUSA n.3:

Le leggi che autorizzano l’Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola statale, anche se valide, sono ingiuste. Ricordano molto quelle che imponevano una unica religione di Stato a tutti i cittadini.
RISPOSTA n.3:

È vero che anche le leggi valide possono essere ingiuste (come nell’esempio citato in cui uno Stato impone una religione a tutti), ma nel caso dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche c’è una differenza determinante: questo insegnamento non è imposto a nessuno e lo frequenta solo chi lo desidera (il 93% degli studenti italiani!). Con essa lo Stato quindi non forza la coscienza dei suoi cittadini, ma offre un servizio solo a quelli che lo desiderano (che tral'altro sono in maggioranza nettissima). Dove sarebbe l’ingiustizia?

4) ACCUSA n.4:

Chi non condivide l’esistenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola, ha tutto il diritto di gridarne l’illegittimità.
RISPOSTA n.4:

No. Chi non condivide l’esistenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola statale, dovrebbe avere l’onestà di dire: “Non sono d’accordo con la presenza degli Insegnanti di Religione Cattolica nelle scuole statali, ma siccome essa è stata voluta ed autorizzata dallo Stato, a seguito di un Concordato votato da un Parlamento eletto democraticamente, ne riconosco la legittimità. Inoltre questo insegnamento non è imposto a nessuno (anzi è scelto dal 93% degli studenti), quindi pur non condividendolo, lo rispetto”. Ed invece purtroppo, non è affatto così.

Chi è contrario alla religione nelle scuole, molto spesso pretende che il 93% degli studenti che invece è favorecole, pur essendo in maggioranza nettissima, rinunci a questo servizio. Tante persone lo scelgono e lo vogliono, eppure dovrebbero non usufruirne, solo perché loro non sono d’accordo! Chi sarebbe allora, l’intollerante?

5) ACCUSA n.5:

Non è giusto che gli insegnanti di Religione Cattolica debbano essere pagati con i soldi dello Stato, e quindi con i soldi delle tasse che pago io!
RISPOSTA n.5:

Invece è giusto: tu vivi in uno stato democratico, e devi accettare che i soldi pubblici vengano spesi non solo per le cose che vuoi tu, ma anche per le cose che vogliono gli altri. Non sei l’unico a pagare le tasse, quindi non puoi essere l’unico a decidere come spendere i soldi pubblici !

6) ACCUSA n.6:

La presenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole pubbliche, è discriminante nei confronti delle altre religioni.
RISPOSTA n.6:

Non è affatto vero che, chi non è cattolico, si senta discriminato dalla presenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole pubbliche. Innanzitutto perché non è obbligato a frequentarlo. Poi perché non è escluso che nelle scuole statali possano chiamati anche insegnanti di altre religioni, se se ne determinassero le condizioni numeriche. Ma soprattutto perché non è affatto vero che la presenza di una religione, discrimina o scandalizza chi di quella religione non è. E questo non solo nella scuola, ma ovunque.

Se ad esempio vado a visitare la moschea di Roma o del Cairo, credete davvero che resterei scandalizzato? E perché? Allo stesso modo se un marocchino vede l’ora di religione o passa da una Chiesa o nota un crocifisso in un uffucio, credete davvero che si senta discriminato? Penserà semplicemente: “Quella è un’altra religione, che non è la mia”. Tutto qua.

Chi allora predica l’abolizione dei crocifissi dai luoghi pubblici, per rispetto ai mussulmani, non si rende conto che offende proprio questi ultimi: li considera incapaci di accettare le altre religioni! Se i crocifissi negli uffici creassero davvero discriminazione, allora bisognerebbe demolire anche le chiese (perché un mussulmano passandoci vicino, non si senta discriminato) o per lo stesso motivo vietare di portare i crocifissi al collo per strada! Aberrante!

Insomma, la presenza dei simboli religiosi in luogo pubblico, non è discriminatoria per chi è di un’altra religione. Anzi, è una libera espressione della propria identità religiosa. Se questo vale per i crocifissi in luogo pubblico, per le Chiese in luogo pubblico, per le catenine al collo in luogo pubblico, vale anche per l’Insegnamento della Religione nelle scuole pubbliche: sono espressioni di libertà religiosa che non sono imposti a nessuno, non sono un’offesa per nessuno, non creano quindi nessuna discriminazione.

7) ACCUSA n.7:

Anche se non è imposto, nella scuola è sempre presente l’insegnamento di una religione sola: questo è innegabilmente un privilegio!
RISPOSTA n.7:

Certo, ma ci vuole poco a dimostrare che si tratta di un ‘privilegio’ per così dire ‘legittimo’, come quello del padre con 5 figli che percepisce assegni familiari maggiori di quello che ne ha 2. Si tratta cioè di un ‘privilegio’ per così dire motivato, dettato dai numeri, quindi giusto.

Quella cattolica infatti è l’unica religione, che in Italia ha i numeri per essere insegnata nelle scuole pubbliche. Gli studenti islamici per esempio, sono pochissimi (basta pensare che solo il 93% sono cattolici!): lo Stato non potrebbe certo pagare un Insegnante di Islamismo solo per due o tre bambini mussulmani. Solo alla Religione Cattolica quindi lo Stato può consentire di insegnare la propria religione a scuola, e questo non perché la consideri ‘migliore’ delle altre, ma perché è l’unica che ha i numeri per farlo. Questo non può essere definito un ingiusto privilegio: è la realtà!

Non si può negare poi, che come dice la già citata legge di revisione del Concordato del 1985, “i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. I valori cattolici cioè, a differenza di quelli islamici, fanno parte della storia e della cultura italiana. Come si possono studiare personaggi come Dante, Mazzini o Manzoni (tanto per citare i più famosi), senza riferirli al cattolicesimo? Dove sono invece questi letterati italiani che si sono ispirati, ad esempio, all’islamismo? Insomma, la cultura italiana si è sempre riferita (nel bene e nel male) al cattolicesimo, e solo rapportandola a quest’ultimo, si può veramente comprendere. Anche questo non è un privilegio ingiusto: è un dato di fatto!

A proposito di privilegi inoltre, non bisogna dimenticare che gli insegnanti di religione cattolica, oltre ad essere all’80% laici, hanno conseguito il titolo di Magistero in Scienze Religiose (40 esami + tesi), quindi hanno sostenuto forse più esami dei loro colleghi delle altre materie (che ad es. nella scuola materna ed elementare sono quasi tutti solo diplomati). Allora, dove sarebbe questo privilegio?

Ah! Forse nel fatto che, prima di questa legge, gli insegnanti di religione erano forse l’unica categoria di dipendenti pubblici, che per legge non poteva passare mai di ruolo. Ah, ora ho capito, devo ammetterlo: questo è davvero un privilegio!


7) ACCUSA n.8:

Sarebbe più giusto se l’Insegnamento della Religione Cattolica venisse tolto del tutto dalla scuola, oppure sostituito con la ‘storia delle religioni’.
RISPOSTA n.8:

Se democraticamente il Parlamento italiano optasse per una di queste due soluzioni, non ci sarebbe niente di male. È una questione di scelte, tutte ugualmente legittime (come quella attuale). Per attuare questi cambiamenti però bisognerebbe trovare una maggioranza parlamentare favorevole a modificare radicalmente il Concordato. Il popolo italiano invece, attraverso i suoi organi democratici, ha sempre scelto a favore l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali. Se ha fatto scelte diverse da quelle che avresti fatto tu, quindi, non è giusto indignarsi: devi rassegnarti e rispettarle, visto che sono legittime.

Ci sarebbe comunque un’altra possibilità di cambiamento, che a me piace molto di più: quella di trasformare l’’ora di religione cattolica’ in ‘ora di bibbia’. Specialmente in Italia infatti, rispetto ad es. ai paesi anglosassoni, le Scritture sono conosciute poco e male. I nostri ragazzi escono dalla scuola dopo aver studiato l’Eneide e la Divina Commedia a fondo, e non sanno quasi niente della Bibbia! Si tratta di una carenza soprattutto culturale, prima che religiosa, e quindi che spetterebbe soprattutto alla scuola, colmare.

Ovviamente la materia così potrebbe perdere il suo carattere confessionale, acquistando un carattere interconfessionale. Gli insegnanti cioè potrebbero essere sia cattolici, valdesi, ecc. (purché formati in un Istituto biblico), anche se dovrebbero cercare di essere il più possibile obiettivi, nel presentare le diverse interpretazioni. Avendo un carattere fortemente culturale e non confessionale poi, si potrebbe anche renderla obbligatoria per tutti, con i voti, insomma con la stessa dignità delle altre.

È una strada, tra le tante. Comunque, il fatto che ci siano tante altre possibilità legittime, non significa che quella attuale sia illegittima o discriminatoria.


9) ACCUSA n.9:

Non è legittimo che gli insegnanti di Religione Cattolica, pagati dallo Stato, vengano formati, selezionati e controllati dalla Chiesa.
RISPOSTA n.9:

Invece è pienamente leggittimo. Non si tratta di una intromissione della Chiesa nella sovranità dello Stato, visto che proprio lo Stato ha espressamente delegato questo compito, attraverso il Concordato, alla Chiesa. E nel farlo non ha rinunciato alla sua sovranità, ma l’ha esercitata. Anche in questo caso comunque, se si optasse per altre soluzioni, non ci sarebbe niente di male. Ma da qui a dire la soluzione attuale sia illegittima, è a dir poco una esagerazione.

D’altronde era questa la soluzione più ovvia: come avrebbe potuto, uno Stato laico, formare gli insegnanti di religione? A quali università di teologia statale avrebbe potuto mandarli? Quale organismo statale avrebbe dovuto verificarne e controllarne la fedeltà al cattolicesimo? Il preside? Mi sembra ovvio questo può essere competenza solo dei vescovi.

Se questo controllo fosse tolto alla Chiesa d’altronde, visto che lo Stato non ha competenza per esercitarlo, gli insegnanti di Religione Cattolica non sarebbero controllati da nessuno. Potrebbero insegnare filosofie orientali, yoga, magia nera, e nessuno potrebbe dire niente.

Insomma, se si accetta che l’insegnamento sia di religione CATTOLICA, si deve accettare anche i vescovi CATTOLICI ne controllino la CATTOLICITA’. Non potendolo fare nessun’altro, mi pare che non ci sia altra alternativa che delegare – come ha fatto lo Stato italiano – questo controllo alla Chiesa. Altre soluzioni sono ipotizzabili, ma questa attuale, oltra ad essere la più ovvia, essendo autorizzata dal Concordato, è pienamente legittima.

10) ACCUSA n.10:

Non è giusto che, se un insegnante di religione cattolica divorzia dalla moglie e si risposa con un’altra donna, si veda tolta dal vescovo – come avviene ora – l’idoneità ad insegnare.
RISPOSTAn.10:

Dal punto di vista della Chiesa, se un insegnante di religione CATTOLICA si separa e si risposa, essendo venuta meno la sua CATTOLICITA’, non può più insegnare religione CATTOLICA. Quindi i vescovi attuano un provvedimento di sospensione dell’insegnante, revocandogli l’idoneità (cosa che comunque è successa solo in pochissimi casi, mi pare appena il 2%). Se questo sia giusto se ne può discutere, certo è che è pienamente legittimo, visto che la revoca dell’idoneità da parte del vescovo è prevista esplicitamente dal Concordato. Certamente è ingiusto invece – e questo lo dicono anche i vescovi - che queste persone, come avviene oggi, finiscano in mezzo alla strada.

Come si può risolvere la questione allora? Dopo infinite e spesso strumentali discussioni, la nuova legge è riuscita a risolverla così: il vescovo potrà continuare a controllare la CATTOLICITA’ degli insegnanti di religione CATTOLICA (revocandogli l’idoneità se lo ritiene opportuno), ma in questo caso gli insegnanti di ruolo, non finiranno in mezzo ad una strada. Saranno trattati come tutti gli insegnanti di ruolo in esubero, e quindi messi in mobilità, cioè utilizzati in altro modo a seconda dei loro titoli. Mi sembra una soluzione equa, che tiene conto delle esigenze di tutti.

Soprattutto con la nuova legge quindi, il fatto che il vescovo possa togliere l’idoneità agli insegnanti di religione cattolica separati e risposati, non determina alcuna situazione di ingiustizia. Questi insegnanti infatti, avendo perso la loro cattolicità, giustamente cesseranno di fare gli insegnanti di religione cattolica, ma allo stesso tempo, essendo messi in mobilità, giustamente non andranno a finire in mezzo alla strada.
L’IMMISSIONE IN RUOLO DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE
NELLE SCUOLE STATALI È LEGITTIMA

Dopo aver cercato di dimostrare la piena legittimità della presenza degli insegnanti di Religione Cattolica nella scuola statale, ora vorrei parlare della legittimità della loro immissione in ruolo. Ho scelto di farlo provando a rispondere, sempre a mò di botta e risposta, ad alcune delle principali accuse che ho letto in questi giorni sui giornali.

11) ACCUSA n.11:

Su LA STAMPA del 6/12/2002 Mauro Romanelli, responsabile scuola dei Verdi, riferendosi al disegno di legge sul passaggio in ruolo degli insegnanti di religione cattolica, afferma: “E´ uno schiaffo alla laicità e dignità dello Stato che d´ora in avanti garantirà un lavoro fisso e pubblico a persone selezionate da uno Stato straniero, per di più con criteri ideologico-confessionali”.
RISPOSTA n.11:

Sulla questione della laicità e dello Stato straniero vi rimando rispettivamente alle risposte n.2 e n.9. Al sig. Romanelli invece vorrei dire: “Quello che lei considera uno schiaffo, non è altro che una stretta di mano, frutto di un Concordato: un accordo tra Stato e Chiesa, stipulato liberamente e democraticamente. E grazie al quale Stato e Chiesa offrono un servizio, di cui scelgono di avvalersi il 93% degli studenti italiani. Per questi ultimi allora non si tratta di uno schiaffo. Anche se non non lo condivide, è pregato di rispettare le scelte degli altri, se è democratico!”.

12) ACCUSA n.12:

Dopo aver disapprovato l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica, il segretario generale della Cgil-Scuola, Enrico Panini, afferma: “Per gli altri precari della scuola, invece, cioè quelli che hanno insegnato materie obbligatorie e che sono stati nominati supplenti in rigoroso ordine di graduatoria, neanche uno straccio di immissione in ruolo!”. Roma, 15 lug 2003 - (Adnkronos)
RISPOSTA n.12:

Ma la precarietà degli insegnanti di Religione Cattolica viene prima, perché obiettivamente più grave. Si tratta del precariato di UNA INTERA CATEGORIA, forse l’unica, tra tutti i dipendenti pubblici, a non prevedere AFFATTO un contratto a tempo indeterminato. Persone di quasi 50 anni, padri e madri di famiglia, che prima non solo non avevano un lavoro stabile, ma non potevano avere nessuna speranza di ottenerlo.

I precari di cui parla il sig. Panini invece, come lui stesso dice, sono “supplenti” (ad es. di italiano, matematica, ecc.) che aspettano di passare in ruolo, appunto perché nella loro materia il ruolo già c’è. Mi sembra una situazione meno precaria, di quella di UNA INTERA CATEGORIA, che il ruolo non ce l’ha proprio.

13) ACCUSA n.13:

Tutta la sinistra, quasi in coro, ha lanciato questa altra accusa strumentale: 'In questa legge - spiega Massimo Di Menna, segretario di Uil Scuola - c'è un aspetto profondamente ingiusto: basta che venga tolta l'idoneità da parte dell' autorità diocesana per far diventare un docente di religione cattolica, insegnante di ruolo in un'altra materia!'
RISPOSTA n.13:

Caro sig. Di Menna, lei ha dimenticato un piccolo (insignificante!) particolare: questo passaggio di materia è possibile SOLO SE l’insegnante di religione cui viene tolta l’idoneità, dell’altra materia HA IL TITOLO. Solo per quelli cioè che HANNO ALTRE LAUREE! L’art.4 comma 3 della nuova legge lo dice chiaramente: “L’insegnante di religione cattolica al quale sia revocata l’idoneità ovvero si trovi in situazione di esubero … può fruire della mobilità professionale SUBORDINATAMENTE AL POSSESSO DEI REQUISITI PRESCRITTI PER L’INSEGNAMENTO RICHIESTO”.

Che smemorato, sig. Di Menna! Perché ha detto: “I docenti di religione cattolica che perdono l’idoneità potranno diventare insegnanti di ruolo nelle altre materie”, e non ha aggiunto “solo se ne avranno i titoli”? Come invece dice espressamente la legge? Forse perché dire tutta la verità, non avrebbe aizzato allo stesso modo le folle anticlericali. Meglio ometterne un aspetto fondamentale. Complimenti per la serietà …

Ma veniamo più a dentro a questa presunta ingiustizia. Purtroppo per farlo bisogna entrare nei meccanismi della scuola, quindi per seguirmi vi chiedo una maggiore attenzione. Se ad un insegnante di religione viene tolta l’idoneità (oppure è in esubero) ed ha ad es. un’altra laurea in filosofia, se lo Stato ha bisogno di un insegnante di filosofia, invece di assumerne in ruolo (tra i vincitori di concorso in filosofia) uno nuovo, e pagare a vuoto quello di religione, sposta quest’ultimo ad insegnare filosofia, visto che ne ha i titoli ed è già inserito nei ruoli dello Stato (a differenza di quell’insegnante di filosofia che, pur avendo vinto un concorso, di ruolo non è).

Ma questo non è affatto un privilegio: è una cosa che succede con gli insegnanti di ruolo in esubero, di tutte le materie! Se un insegnante di italiano di ruolo è in esubero ed ha per es. un’altra laurea in filosofia, se c’è bisogno di un insegnante di filosofia, invece di assumerne in ruolo (tra i vincitori di concorso in filosofia) uno nuovo, e pagare a vuoto quello di italiano, si sposta quest’ultimo ad insegnare filosofia, visto che ne ha i titoli ed è già inserito nei ruoli dello Stato (a differenza di quell’insegnante di filosofia che, pur avendo vinto un concorso, di ruolo non è). Questo per evitare sprechi: non è certo una esigenza degli insegnanti, ma dello Stato che deve ottimizzare le sue risorse.

Quindi l’insegnante di religione cui il vescovo toglie l’idoneità (o è in esubero), non avrà nessuna corsia privilegiata, nessuna preferenza: semplicemente gli si applicheranno gli stessi meccanismi di mobilità degli altri insegnanti di ruolo. Potrà essere utilizzato in altro modo (segreteria, biblioteca, ecc.) oppure essere spostato ad altra materia, ma SOLO SE NE HA IL TITOLO, ed essendo di ruolo potrà superare chi, pur avendo superato un concorso in quella altra materia, di ruolo non è. E questo non perché lo voglia lui (a lui interessa solo che sia pagato): è lo Stato che, invece di pagarlo a vuoto, preferisce utilizzarlo in altro modo, COME fa con tutti gli altri insegnanti di ruolo, in esubero.

14) ACCUSA n.14:

La questione del vescovo che può togliere l’idoneità agli insegnanti di religione separati e risposati, poteva essere risolta in un altro modo, magari togliendo alla Chiesa questo meccanismo di controllo sulla moralità degli insegnanti statali.
RISPOSTA N.14:

Abbiamo già dimostrato che togliere ai vescovi CATTOLICI il controllo degli insegnanti di religione CATTOLICA, significa non controllarli affatto. Se è CATTOLICA infatti, se ne deve controllare la fedeltà ai principi dell’ortodossia CATTOLICA, e l’unico a poterlo fare è il vescovo CATTOLICO (non certo lo Stato).

Lo sa bene anche l’Ulivo che quando era al governo, nel fare il suo disegno di legge sull’immissione in ruolo degli insegnanti di religione (che poi non è passato), non ha nemmeno proposto l’eliminazione dell’idoneità del vescovo, perché sapeva bene che essa era prevista ed autorizzata dal Concordato. Ed allora, indovinate un po’ come aveva risolto, la questione di quelli cui potevano finire in mezzo alla strada se veniva tolta loro l’idoneità? Dicendo a tutti gli insegnanti di religione: “Facciamo passare in ruolo solo quei pochi tra voi che hanno un’altra laurea, così, in caso di revoca dell’idoneità, vi possiamo utilizzare in un’altra materia!”.

(Questo era assurdo perché costringeva quasi tutti gli insegnanti di religione, dopo aver dato 40 esami + tesi in Scienze Religiose, per passare di ruolo a prendere un’altra laurea: è come dire agli insegnanti di italiano che, per passare di ruolo, devono prendersi anche la laurea in matematica!)

Ma la cosa più ridicola è che l’Ulivo, che ora grida allo scandalo, aveva risolto il problema del destino di chi perde l’idoneità, nello stesso identico modo: destinandoli ad altre materie se hanno un’altra laurea! Quindi, quando l’hanno proposto loro, dicevano: “Così non finiranno in mezzo alla strada!”, ora che l’hanno proposta gli altri, gridano: “Così ruberanno il posto agli altri!”. Complimenti per l’obiettività …

La questione di questa benedetta revoca dell’idoneità quindi, ormai è chiaro che è stato solo un cavillo giuridico che alcune forze politiche hanno tirato in ballo, per ritardare il più possibile il nostro passaggio in ruolo. L’idoneità del vescovo infatti è uno strumento di controllo legittimo, perché voluto ed autorizzato dallo Stato, ed utile, perché controlla la CATTOLICITA’ degli insegnanti di religione, appunto, CATTOLICA. Toglierla significherebbe togliere ogni controllo.

15) ACCUSA n.15:

Vi riferisco anche un’altra critica, anche questa purtroppo molto diffusa, che è davvero frutto di una fantasia – devo ammetterlo – che ha del romanzesco: “Con questa legge tutti gli insegnanti di religione cattolica, dopo essere entrati di ruolo, si faranno togliere l’idoneità dal vescovo per passare di ruolo nelle altre materie. Così il vescovo per sostituirli potrà nominare altri insegnanti di religione, ai quali, dopo che saranno passati in ruolo, toglierà l’idoneità per farli passare ad altre materie, e così via. Piano piano tutti gli insegnanti della scuola pubblica, saranno nominati dal vescovo!”.
RISPOSTA n.15:

Questo è un vecchio trucco: se non hai nessun modo per criticare oggettivamente una legge, inventa uno scenario da film dell’orrore in cui tutti i soggetti che la devono applicare sono corrotti e disonesti. Qualcuno cadrà nel tranello, e penserà che la legge è sbagliata!

Amici miei, non facciamoci abbindolare! Se ci potrebbero essere giudici corrotti, questo non significa che bisogna togliere ai giudici il potere di emettere sentenze. Allo stesso modo, se è ipotizzabile che ci possa essere un vescovo corrotto, disposto ad usare la revoca dell’idoneità per secondi fini, questo non è un buon motivo per togliere ai vescovi lo strumento dell’idoneità. Se si presuppone che tutti quelli che devono applicare le leggi sono disonesti, allora chiudiamo il Parlamento: nessuna legge è buona!

Senza contare che poi, questo presunto passaggio di tutti gli insegnanti di religione alle altre materie, in effetti sarebbe praticamente impossibile, per diversi motivi. Innanzitutto perché questo potrebbero farlo solo gli insegnanti di religione che, come dice la legge già citata, HANNO ALTRE LAUREE, e sono pochi. Poi perché, questi insegnanti di religione cattolica, una volta passati di ruolo, anche se hanno un altro titolo, che interesse avrebbero a cambiare materia? Visto che come insegnanti di religione, sono già di ruolo?

Ma soprattutto perché la revoca dell’idoneità ad insegnare religione, non è un provvedimento che il vescovo può adottare così, senza motivo. È necessario un provvedimento disciplinare preceduto da un processo canonico, che fino ad ora è stato adottato solo in quei pochissimi casi (appena il 2%), cui abbiamo già accennato degli insegnanti separati e risposati.

Ora, secondo voi un insegnante di religione cattolica di ruolo, che ha anche un’altra laurea in filosofia, sarebbe disposto a fingere di lasciare sua moglie ed i suoi figli e di risposarsi, solo per farsi revocare l’idoneità e poter insegnare filosofia? E poi per quale motivo, visto che in quanto insegnante di religione è già di ruolo? Ed ancora, un vescovo commetterebbe un imbroglio simile, tral'altro per allontanare dai suoi ranghi proprio gli insegnanti di religione che hanno altre lauree, e quindi si presuppone i più colti e preparati?

Insomma, la presunta occupazione vescovile di tutta la scuola pubblica, è davvero assurda, improbabile ed impossibile. È chiaramente uno spauracchio, agitato da chi, non avendo nessuna critica oggettiva e costruttiva da fare alla legge, non poteva fare altro che ipotizzare uno scenario irrealistico ed irriverente, in cui quelli che la devono applicare (in particolare i vescovi) sono tutti disonesti e corrotti. Ma che belle argomentazioni !


16) ACCUSA n. 16:

Sentendo queste notizie completamente inventate sul presunto privilegio degli insegnanti di religione ad invadere altre materie, era inevitabile che la gente arrivasse a fare considerazioni assurde, come questa che ho letto su internet: gli insegnanti di religione, “persone che non hanno mai frequentato un corso di studi idoneo, e che non hanno mai superato un concorso pubblico, potranno prendere il posto di coloro che per svariati anni hanno studiato, e hanno ottenuto l'idoneità all'insegnamento”.
RISPOSTA n.16:

Quest’accusa è un condensato di falsità. L’Insegnante di Religione Cattolica infatti ha frequentato un corso di studi idoneo che si chiama Magistero di Scienze Religiose: 40 esami + tesi. Supererà un concorso pubblico, che sarà indetto proprio a seguito di questa legge. Ed infine non prenderà il posto di nessuno: semplicemente in caso perdita del posto, essendo di ruolo, entrerà in mobilità, e SE NE AVRA’ I TITOLI verrà prima di chi (anche se ha superato un concorso in quella altra materia), di ruolo non è. Esattamente COME avviene per tutti gli insegnanti di ruolo in esubero!

17) ACCUSA n.17:

''La legge appena approvata e' iniqua - afferma il segretario generale della Cgil-Scuola, Enrico Panini - Vengono immessi in ruolo insegnanti di una materia facoltativa, che accedono all'insegnamento tramite un canale di reclutamento del tutto anomalo, in quanto sottoposto a meccanismi di controllo (concessione di idoneità e revoca della stessa) da parte di un'autorità diversa da quella dello Stato”.
RISPOSTA n.17:

È vero che si tratta di una materia facoltativa, ma è altrettanto vero che essa è scelta dal 93% degli studenti, quindi di fatto è frequentata come le altre materie. È come se ci fosse un 7% di assenti: questo non può incidere certo sull’assunzione dei professori. Il docente infatti lavora ugualmente, anche se il 7% dei suoi alunni è assente. E poi la facoltatività dell’Insegnamento della Religione Cattolica è a tutela della libertà religiosa degli alunni non cattolici, non certo della precarietà lavorativa dei suoi insegnanti!

Ed infine, è vero che i vescovi sono un'autorità diversa da quella dello Stato, ma è altrettanto vero che ad essi proprio lo Stato ha delegato, attraverso un Concordato, il potere di selezionare e controllare gli Insegnanti di Religione Cattolica. Si tratta di una delega fatta liberamente e democraticamente, che si può non condividere, ma che è assurdo definire – come fa il sig.Papini - iniqua, cioè illegittima.


CONCLUSIONE

Insomma, come si può ben vedere, le critiche che quasi tutta la sinistra ha mosso all’immissione in ruolo degli insegnanti di religione, non sono rivolte al provvedimento in sé, ma a ciò che vi sta a monte: all’esistenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole pubbliche, di cui invece, come abbiamo ampliamente dimostrato, non può essere messa in dubbio la legittimità.

Sarebbero stati più onesti se avessero avuto il coraggio di dire: “È vero, noi non condividiamo la presenza degli insegnanti di Religione Cattolica nella scuola pubblica, ma visto che questa è stata decisa ed autorizzata legittimamente dal nostro Stato, attraverso il Concordato, non è imposta a nessuno ed anzi è scelta liberamente dal 93% degli studenti, dobbiamo garantire a questi insegnanti stabilità occupazionale, togliendoli da un insopportabile ed assurdo stato di precarietà!”.

Forse era troppo pretendere un così grande sforzo di obiettività.


Antonio Di Lieto
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#36 Michela Murgia 2009-09-05 02:48
Cara Maria Antonietta, sono andata a cercare nei miei interventi precedenti il punto in cui avrei affermato di conoscerti molto bene, ma non sono riuscita a trovarlo, sarà perché non c'è. Ho detto invece che sei stata la mia insegnante di religione, e che spero vorrai darmi credito di cristiana buona fede in questa discussione, speranza che ancora non voglio ritenere vana, a dispetto degli interventi fuori luogo a mio riguardo - non tuoi - comparsi sul forum pubblico degli iRC della diocesi di Oristano, alcuni dei quali celanti ahimè questioni personali pregresse che con l'argomento hanno davvero poca attinenza; ma tant'è, l'abitudine al confronto corretto pare non si apprenda nemmeno studiando diritto.

Sei tu che hai portato come argomento a difesa dell'iRC il fatto che la religione faccia parte del patrimonio culturale italiano; io ho affermato che è un argomento inconsistente per il semplice motivo che non mi sono mai nemmeno sognata di negarlo. Perché dunque usi con me un argomento a un'accusa che non ho formulato?
Certo, ci sarebbe da obiettare che l'appartenenza dei valori religiosi cristiani alla cultura italiana non fonda automaticamente l'esistenza dell'iRC nelle scuole italiane, ma questo è un dibattito che implica la messa in discussione di scelte pastorali che non competono me né te, e comunque non lo affronterei qui.

L'argomento del posto di lavoro non te l'ho affatto attribuito. Ho detto che è legittima la paura delle migliaia di insegnanti che temono di veder messo in discussione il loro posto di lavoro, ed è una considerazione suscitata dalla replica ufficiale dei sindacati di categoria alla sentenza del Tar, per la precisione parlo dello SNADIR, il cui portavoce si diceva preoccupato per la minaccia laicista ai 25.694 posti di lavoro degli iRC; tu non lo hai usato, ma evidentemente è un argomento che nella riflessione di molti ha il suo peso, dato che è stato ripreso anche da Donatella Pileri, la docente che ha scritto dopo di te, e dal collega che mi copi-incolli quando si lamenta della mancata tutela sindacale della 'sinistra' verso gli iRC. Con tutto il rispetto per la loro giusta preoccupazione, sarebbe ben triste se il dibattito sui principi venisse delegittimato dal populismo di un tengo famiglia, specialmente qui, un semplice sito internet dove non si decide il licenziamento di nessuno, ma solo ci si confronta.

Insomma, Maria Antonietta, ho l'impressione che o non mi leggi bene, o mi leggi prevenuta, e me lo prova il fatto che anziché ribattermi su quelle che sono le mie obiezioni, mi appiccichi qui le risposte che un'altra persona ha dato ad accuse svariate, diverse delle quali non ho mai fatto. A quelle che ho fatto risponderei volentieri se il mio interlocutore fosse chi ha formulato quegli argomenti, ma sospetto che non sappia neanche che si sta tenendo una discussione qui con le sue parole. Esattamente come io non sapevo che si stesse rispondendo alle mie nel vostro forum, recinto protetto senza contraddittorio. Ma siamo uomini e donne impegnati, quindi capisco che rispondere nel merito a me sia troppo faticoso rispetto all'augurarsi semplicemente di vedermi ridotta al silenzio, se non proprio qui, almeno sulla stampa diocesana.

Confesso che fraternamente vorrei almeno te un po' meno sulla difensiva; questo non è un processo, ma un confronto pubblico dove tutti possono dire quello che pensano; però possibilmente quello che pensano LORO, senza il giochetto dell'apologetica copia-incolla rimediata da siti interni dove si annaspa alla ricerca del corpo contundente contro chi pone semplicemente domande.

con stima invariata
Michela
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