
Ratzinger deve avere cattivi consiglieri, oppure è più probabile - come sostiene Marco Politi - che non ne abbia affatto. Solo così si spiega la scelta della linea difensiva sullo scandalo della pedofilia, che non solo è inefficace a restituire autorevolezza e credibilità all'istituzione ecclesiale, ma si sta rivelando addirittura controproducente, anche se non si può negare che sia coerente con le scelte precedenti dell'uomo Ratzinger.
Chiedere scusa infatti non è mai stato il suo forte, e chi ha un minimo di memoria storica ricorderà che da cardinale si smarcò vistosamente dalla clamorosa scelta di Giovanni Paolo II di chiedere perdono per i peccati della Chiesa nella storia, pubblicando un documento in cui si facevano i distinguo tra giudizio storico e giudizio teologico, ovvero tra le colpe personali dei singoli cristiani e l'innocenza ontologica della Chiesa, santa per definizione. Oggi come allora, il patetico tentativo di difesa resta quello di derubricare i casi di pedofilia come atti compiuti da "mele marce", dimenticando che la copertura di questi obbrobri fu possibile soprattutto grazie a un sistema omertoso e complice che ha trovato sponda anche in precise indicazioni gerarchiche, alcune delle quali proprio a firma dell'attuale pontefice. Fatti di Chiesa, dunque, non solo peccati dei cristiani.
10.02.2012 11:00 -
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