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scandali


Ratzinger deve avere cattivi consiglieri, oppure è più probabile - come sostiene Marco Politi - che non ne abbia affatto. Solo così si spiega la scelta della linea difensiva sullo scandalo della pedofilia, che non solo è inefficace a restituire autorevolezza e credibilità all'istituzione ecclesiale, ma si sta rivelando addirittura controproducente, anche se non si può negare che sia coerente con le scelte precedenti dell'uomo Ratzinger.

 

Chiedere scusa infatti non è mai stato il suo forte, e chi ha un minimo di memoria storica ricorderà che da cardinale si smarcò vistosamente dalla clamorosa scelta di Giovanni Paolo II di chiedere perdono per i peccati della Chiesa nella storia, pubblicando un documento in cui si facevano i distinguo tra giudizio storico e giudizio teologico, ovvero tra le colpe personali dei singoli cristiani e l'innocenza ontologica della Chiesa, santa per definizione. Oggi come allora, il patetico tentativo di difesa resta quello di derubricare i casi di pedofilia come atti compiuti da "mele marce", dimenticando che la copertura di questi obbrobri fu possibile soprattutto grazie a un sistema omertoso e complice che ha trovato sponda anche in precise indicazioni gerarchiche, alcune delle quali proprio a firma dell'attuale pontefice. Fatti di Chiesa, dunque, non solo peccati dei cristiani.

Homepage del Corriere della Sera del 2 aprile 2010 alle ore 9:00.
Notizie consequenziali.



Se le differenze non sono evidenti, si può ricorrere a un aiutino da casa.
Dal dibattito con le insegnanti di religione suscitato da questo mio pezzo su Tiscali, è venuto fuori un approfondimento che può servire ad altri, e quindi gli do maggiore visibilità. L'origine del mio elenco è questa frase della professoressa Donatella Pileri: "Non intendo difendere la Chiesa che sa farlo benissimo senza di me, ma mi dispiace molto quando si parla della nostra materie di noi come se fossimo dei privilegiati, senza una cultura adeguata e usurpatori di altri posti di lavoro."


Donatella, ti ringrazio per la ritrovata gentilezza, ma purtroppo non rispondi alle questioni che ti ho sollevato, e siccome sarei un po' stufa di dovermi prendere gli insulti nemmeno troppo velati di chi si ritiene vessato da squadroni di 'laicisti illuministi anticlericali massoni', vorrei davvero delle risposte, magari senza sentirmi messa in discussione nella mia appartenenza a Cristo solo perché faccio domande che qualunque cristiano con la coscienza libera davanti a Dio avrebbe il sacrosanto diritto di porsi.
Perchè non vi si dovrebbe chiamare privilegiati, se lo siete?


ripreso anche su DemocraziaOggi e Megachip.

A volte ripenso ai primi mesi del 2007, quelli in cui divampava la polemica sui Dico, e mi tornano in mente i martellanti interventi mediatici del Papa, di Camillo Ruini, di Giuseppe Betori, di Rino Fisichella e dei parlamentari in quota CEI sul tema della famiglia composta da uomo e donna, definita naturale e sancita dal matrimonio, contrapposta a tutte le altre forme di convivenza solidale tra le persone, marchiate come irregolari e dunque non degne di medesima dignità, passi religiosa, ma nemmeno sociale. Ho un ricordo vivissimo di piazza san Giovanni gremita per il Family Day, manifestazione di fatto contro il governo e le sue pur timidissime politiche sui diritti civili; rammento anche le pressioni che dovettero subire le sigle ecclesiali che si dimostrarono recalcitranti o anche solo scettiche sull’iniziativa. Era un atto di forza, e la CEI fece di tutto perché il numero delle presenze impressionasse le televisioni, anche ricorrendo a partecipazioni non proprio spontanee. I Neocatecumenali per esempio a quel raduno furono più numerosi di quanto non sarebbero stati mai, perché in quei giorni a Roma c’era il loro incontro mondiale, e con lo statuto finalmente in approvazione alla fine di 5 tormentati anni ad experimentum, il leader carismatico Kiko Arguello deve aver capito che non era proprio il caso di fare il timido se voleva levar via dal movimento la patina di marginalismo eretico: andarono in massa, ed erano i più numerosi. L’Azione Cattolica, dopo un imbarazzato dibattito interno dove i no erano nettamente più dei sì, cercò di smarcarsi come poteva garantendo la presenza del consiglio nazionale, ma lasciando “libertà di partecipazione alle diocesi”, molte delle quali mandarono a dire di avere altri impegni.
(rubrica-radar di parole disumane)

IRREGOLARE”. 
Letteralmente: che infrange regole.
Il termine, quando designa persone e non comportamenti, suggerisce l’idea che l’irregolarità sia la qualità di certi uomini, uno stato permanente dell’esistenza, e in questo modo la collega in maniera subdola alla criminalità, che infatti riguarda persone che le regole le infrangono come modus vivendi.
In chi ascolta è facile che l’inconscia equivalenza irregolari=delinquenti risulti quasi automatica, ma dato che fortunatamente il nostro ordinamento giuridico sanziona almeno per il momento i comportamenti e non le esistenze, dovrebbe essere evidente che non esistono "persone irregolari", al massimo persone che commettono irregolarità. Anche parcheggiare in doppia fila e viaggiare sull’autobus senza biglietto sono irregolarità, ma quando ci capita di farlo non pensiamo automaticamente a noi stessi come irregolari, tantomeno delinquenti. Chiedere che “gli irregolari” siano considerati come “nostri fratelli” e allo stesso tempo definirli esclusivamente attraverso il loro stato di violatori di qualche regola è una ridicola contraddizione in termini. Se ti approcci a qualcuno definendolo “violatore di regole”, l’atteggiamento più logico non è quello del fratello.
È quello del poliziotto.

Ringrazio tutti per i complimenti ricevuti per il premio Campiello. Tornerò a scrivere sul sito appena mi sarà possibile. Michela

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