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Ratzinger deve avere cattivi consiglieri, oppure è più probabile - come sostiene Marco Politi - che non ne abbia affatto. Solo così si spiega la scelta della linea difensiva sullo scandalo della pedofilia, che non solo è inefficace a restituire autorevolezza e credibilità all'istituzione ecclesiale, ma si sta rivelando addirittura controproducente, anche se non si può negare che sia coerente con le scelte precedenti dell'uomo Ratzinger.

 

Chiedere scusa infatti non è mai stato il suo forte, e chi ha un minimo di memoria storica ricorderà che da cardinale si smarcò vistosamente dalla clamorosa scelta di Giovanni Paolo II di chiedere perdono per i peccati della Chiesa nella storia, pubblicando un documento in cui si facevano i distinguo tra giudizio storico e giudizio teologico, ovvero tra le colpe personali dei singoli cristiani e l'innocenza ontologica della Chiesa, santa per definizione. Oggi come allora, il patetico tentativo di difesa resta quello di derubricare i casi di pedofilia come atti compiuti da "mele marce", dimenticando che la copertura di questi obbrobri fu possibile soprattutto grazie a un sistema omertoso e complice che ha trovato sponda anche in precise indicazioni gerarchiche, alcune delle quali proprio a firma dell'attuale pontefice. Fatti di Chiesa, dunque, non solo peccati dei cristiani.

Non importa che le dimensioni dello scandalo siano così vistose da rivelare tutta l'inadeguatezza della teoria delle poche mele marce. L'intero apparato episcopale continua a restare schierato sulla linea della minimizzazione dell'orrore di questi fatti, o peggio, usa anche del pulpito per insinuare il dubbio che si tratti di complotti orchestrati ad arte contro la Chiesa, osando improbabili paragoni con le vere persecuzioni della storia. Questo atteggiamento conferma purtroppo che i sospetti di sistema sono fondati, e contraddice e inficia anche i pochi mea culpa che la gravità dei fatti ha costretto il papa a pronunciare.

Non ha nessuna utilità citare il Crimen Sollicitationis o la De Delictis Gravioribus per dimostrare che il segreto pontificio sulle indagini ecclesiali ha determinato occultamenti di reato: i documenti a tutti gli effetti vincolano al silenzio solo i chierici, testimoni e vittime potevano comunque rivolgersi anche all'autorità secolare. La cosa rilevante è che nella maggioranza dei casi non lo abbiano fatto e che nessuno li abbia invitati a farlo, con la motivazione di tutelare l'insieme del corpo ecclesiale. Ed ecco che si rivela l'assurdità del paradosso: è stato proprio il tentativo di evitare che i reati dei singoli venissero accollati alla Chiesa a trasformare le violenze e le molestie in una mancanza collettiva, protetta da un sistema di silenzi corporativi. Denunciare una per una le violenze ne avrebbe evidenziato la natura individuale, identificando e isolando i colpevoli come mele marce. Tacerle insieme le ha rese invece una colpa della Chiesa, contro la quale non esistono difese.

L'unica strada dignitosa è l'ammissione piena e totale, senza scuse nè minimizzazioni, e il risarcimento delle vittime laddove è ancora possibile, seguito da una riflessione profonda sull'educazione dei chierici e dei laici in ordine alla sessualità. Tutto il resto è coda di paglia.

Commenti  

 
#1 don Marco 2010-04-05 14:13
e non ti pare, Michela, che la Lettera del papa ai cattolici irlandesi vada proprio in questa direzione?
Io non credo che si tratti di minimizzare. Si tratta però di dire la verità: che un piccolo numero di preti hanno commesso atti gravissimi, violenti e infamanti per le povere vittime finite nelle loro mani.
E che spesso sono state 'coperte' dai propri vescovi o superiori.
Ma questa colpa non può essere attribuita ai preti tout court, alla Chiesa tout court.
Il 'silenzio' richiesto dai documenti pontifici è una sorta di segreto istruttorio come quello dovuto nelle inchieste civili (e doveroso per salvaguardare le vittime e anche la 'presnuta innocenza' degli accusati fino alla loro condanna).
Perché si parla continuamente di questo silenzio come colpevole? io davvero non capisco.
ciao e buona Pasquetta a mangiare muggini arrosto!

don Marco
maioba.blogspot.com
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#2 Michela Murgia 2010-04-05 14:53
don Marco, per una volta non la penso esattamente come te. Quello che è successo in Irlanda è frutto di un atteggiamento diffuso in tutta la comunit... Mostra tuttoà cristiana, ovunque intesa. Dublino, Milano, Cagliari o New York non cambia nulla, e infatti i procedimenti si moltiplicano senza frontiere.
Relativamente al segreto istruttorio, è colpevole perché l'istruttoria ecclesiale non può sostituire la denuncia alla magistratura secolare, che invece sarebbe stata doverosa, visto che i sacerdoti sono anche cittadini degli stati in cui commettono i reati, come lo sono le vittime. Nemmeno nei casi di manifesta colpevolezza si è proceduto alla denuncia, e che questo sia un modus operandi assolutamente condiviso lo confermò Bertone stesso all'Observer nel 2003, quando affermò: «A mia opinione, la richiesta che un vescovo sia obbligato a contattare la polizia per denunciare un prete che ha ammesso atti di pedofilia non è fondata».

un abbraccio
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#3 don Marco 2010-04-05 15:05
eppure, nel caso Murphy, proprio quello che il New York Times ha tirato in ballo per accusare Ratzinger fu proprio la polizia e la magistratura civile a chiudere la vicenda rimettendo in libertà il prete...

'Secondo la documentazione del New York Times gli unici a preoccuparsi di Murphy sono stati i vertici della diocesi americana e la Congregazione per la Dottrina della Fede, mentre le autorità civili avevano archiviato il caso'. cfr: www.repubblica.it/.../pedofilia_vaticano_nyt-2883760

perché nessuno a chiesto al giudice ecclesiastico della diocesi di Milwaukee?? cfr: blog.messainlatino.it/.../...
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#4 Michela Murgia 2010-04-05 15:24
Marco, i casi che citi non sono la norma, e valgono solo per gli anni recenti, in cui gli scandali avevano già modificato le direttive della Congregazione in merito ai fatti di molestie. Per anni invece non ci sono state indicazioni dalla Santa Sede riguardo l'obbligo di denuncia dei reati su minori, e infatti la stragrande maggioranza dei vescovi l'ha intesa sempre come un invito a occuparsene 'internamente'. I casi di forze dell'ordine che lamentano poca collaborazione dalle gerarchie sono innumerevoli, e resta il fatto che anche dinanzi alla colpevolezza il massimo della pena è stata la sospensione a divinis, il ritiro dalla cura d'anime o il semplice trasferimento, misure del tutto inadeguate al reato, che infatti spesso veniva reiterato.
O i reati commessi dai sacerdoti sono reati di comuni cittadini italiani, e allora vanno sempre denunciati all'autorità competente, a prescindere dalle indagini ecclesiali interne, oppure i sacerdoti che commettono reati sono all'interno di un sistema tutelativo che prevede per loro parametri di indagine diversi da quelli degli altri delinquenti. Non credo sia così, ma per anni sembra aver funzionato come se lo fosse, con il beneplacito delle autorità ecclesiali.
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#5 don Marco 2010-04-05 15:32
ed è appunto questo che papa Benedetto ha detto nella Lettera ai cattolici irlandesi... il fatto che tanti vescovi e superiori abbiano insabbiato. Quelle parole, evidentemente, valgono per tutti, anche se rivolte solo all'Irlanda. Cosa può fare di più? ha chiesto ai vescovi di essere ineccepibili in questi casi, ha chiesto a coloro che in passato non lo sono stati di dimettersi.

Chi nel mondo ha fatto qualcosa del genere? in quale stato, in quale società, una 'corporazione' di qualunque tipo (religioso, sociale, o chessò io) ha fatto questo? Chi? La chiesa anglicana? L'Ordine dei medici? L'Ordine degli avvocati? i Sindacati di polizia penitenziaria? i Carabinieri? dimmene solo una.
Ma smettiamola di dire che la chiesa non fa nulla e che è tutta colpa dei preti.
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#6 Michela Murgia 2010-04-05 15:41
don Marco, dammi credito di non essere un'anticlericale per partito preso, casomai una credente ferita da certi atteggiamenti, che non sono quelli delle molestie ai bambini - gravissime, ma di cui non mi sento corresponsabile - ma gli altri, quelli di chi ha considerato la tutela dell'immagine ecclesiale superiore al danno compiuto con il silenzio. E mi riferisco a preti e laici senza distinzione, sicura di non aver bisogno di citare a te casi di laici che hanno taciuto per malinteso senso di fedeltà alla Chiesa, con il beneplacito del parroco. Il fatto che oggi si stia arrivando a parziali ammissioni di colpa è purtroppo frutto dell'emersione di scandali inconfutabili, non di un atto di spontanea autocritica scaturita dal seno della Chiesa verso le mancanze dei chierici. Del resto non mi risulta che nessuna corporazione di quelle che citi abbia dispensato i propri vertici dal denunciare reati certi commessi dagli aderenti: se un avvocato commette un reato, l'Ordine degli avvocati non gli fa un processo interno segreto, ma lo denuncia alla magistratura come mela marcia, se non vuole passare per struttura corrotta. La Chiesa, siamo onesti almeno tra di noi, questo non lo ha fatto.
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#7 don Marco 2010-04-05 15:47
certo che ti do credito!! ;-)
sì, non lo ha fatto... e ora, anche grazie allo scandalo inconfutabile, ha deciso di essere molto più dura e inflessibile.
E' raro trovare qualcuno che solo per autocritica cambia modo di fare. Spesso sono gli altri a farglielo notare, e se la persona è intelligente cambia.
Gli uomini (e anche le donne) spesso funzionano così!
Però non sarò certo io a dirti quello che succede nelle tante 'corporazioni' sparse nel mondo, quanat omertà, quanta difesa dei soci...
Ripeto: penso che la Chiesa Cattolica, oggi fin nel Papa, sia l'unica a cercare di porre rimedio a questo orrendo crimine. Almeno di questo si potrebbe dar atto.
Tardivo? dovuto solo allo scandalo? forse sì.
ma una denuncia a posteriori è sempre tardiva, purtroppo. Tardiva perché ha permesso che qualcuno soffrisse... Purtroppo!
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#8 Michela Murgia 2010-04-05 16:07
Marco, in nessun caso io difenderei i molti casi di omertà collettiva nelle istituzioni che citi, ma nemmeno le paragonerei alla Chiesa, la cui missione è l'annuncio del Vangelo, non la tutela di interessi corporativi o di un interpretabile ordine pubblico. Credo di avere diritto di attendermi dalla mia Chiesa un comportamento più nobile di chi ha messo finte molotov alla Diaz per parare il culo ai colleghi in divisa, e anche di averlo prima che gli scandali la costringano alla sbarra della storia, quando non a quella di un tribunale. Ti chiedo a cuore aperto quale credi sia lo scopo di manifestare solidarietà al papa come ha fatto Sodano ieri. Perché lasciar intendere che le cose che stanno emergendo siano accanimenti senza fondamento mirati a distruggere mediaticamente papa Ratzinger? Perché Cantalamessa può insinuare che lo scandalo dei bambini molestati sia una montatura pari ai pregiudizi antisemiti del pre Shoa? Non credi che cose come queste rendano meno forti i mea culpa della Chiesa sulla pedofilia? E soprattutto, credi che non abbia responsabilità chi per 24 anni è stato a capo della Congregazione che aveva il compito di gestire i casi di questo tipo, con i risultati che ora sappiamo?
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#9 Dorian 2010-04-05 16:17
Michi, se hai avuto modo di leggere la mia email in merito, tra tempo e connessioni altalenanti, che ne pensi della mia impressione (che riassumo): la questione della sessualità potrebbe essere solo la cartina al tornasole di un modo di porsi che, anche se non è la norma, richiede una perfezione quasi disumana? Le conseguenze (psicologiche) del commettere un errore potrebbero essere vissute come devastanti e, carica che carica, esplode nel peggiore dei modi (della serie: siate angeli).
Insomma: una abnorme percezione della concezione del peccato che invece mi pare, in ambito cristiano cattolicesimo incluso, sia molto più morbida.
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#10 don Marco 2010-04-05 16:25
infatti, se guardi il blog di Accattoli, già molte ore fa ho scritto che le parole di Sodano suonano ipocrite e retoriche, lui che potremmo chiamare 'il Grande Insabbiatore'.
La Congregazione per la Dottrina della fede ha la giurisdizione su questi casi da una quindicina d'anni, mi pare... prima erano di competenza della Rota... In molti casi gli insabbiamenti avvenivano già a livello diocesano, quindi a Roma neanche ci arrivavano...
Benedetto XVI ha trattato personalmente il caso di Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, solo quando è diventato papa, perché prima era spalleggiato da altissimi prelati, incluso il papa precedente...
Non voglio fare il difensore d'ufficio, ma vorrei un po' di oggettività nel giudizio.
certo che hai diritto di attenderti dalla Chiesa un comportamento ineccepibile, Michela, come ce l'ho anch'io e lo desidero... Però questo comportamento sta finalmente prendendo forma. O sbaglio?

Sul commento di Dorian:
Ecco un tipico modo di leggere i lanci di agenzia senza capire un cavolo, con tutto il rispetto parlando per Dorian!
Il papa ha detto: 'Ciò significa che, come Gesù è stato annunciatore dell’amore di Dio Padre, anche noi lo dobbiamo essere della carità di Cristo: siamo messaggeri della sua risurrezione, della sua vittoria sul male e sulla morte, portatori del suo amore divino. Certo, rimaniamo per natura uomini e donne, ma riceviamo la missione di 'angeli', messaggeri di Cristo: viene data a tutti nel Battesimo e nella Cresima. In modo speciale, attraverso il Sacramento dell’Ordine, la ricevono i sacerdoti, ministri di Cristo; mi piace sottolinearlo in quest’Anno Sacerdotale.

Cari fratelli e sorelle, ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria, invocandola quale Regina Caeli, Regina del Cielo. Ci aiuti Lei ad accogliere pienamente la grazia del mistero pasquale e a diventare messaggeri coraggiosi e gioiosi della risurrezione di Cristo.'

Cioè: tutti siamo 'angeli' (dal greco = messaggero) nel senso di messaggeri della resurrezione, tutti i battezzati e in modo speciale tutti i preti.
Non ha detto che i preti devono essere angeli della purezza e della santità, ma messaggeri d'amore...

Solo che di questo passo delle due l'una: o il papa non parla più, o ci si trova costretti a spiegare ogni singola parola e a farne lo spelling.
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#11 Michela Murgia 2010-04-05 16:29
Dori, la risposta alla domanda che mi poni e che già mi avevi posto privatamente richiede competenze che non ho. Ma ti dico che se si rivelasse fondata la tua interpretazione, non sarei comunque propensa a farne regola generale, perché resta il fatto che santissimi sacerdoti, partendo dalle stesse premesse, hanno saputo risolvere o vivere la questione dell'inarrivabilità del modello angelicato senza finire a mettere le mani addosso ai bambini.
Allo stesso modo trovo semplicistiche le interpretazioni della pedofilia come valvola di sfogo dell'imposizione del celibato, non fosse altro che perché ci sono fior di laicissimi uomini sposati che vivono la stessa devianza, e non hanno nemmeno la scusa dell'astinenza imposta.
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#12 Dorian 2010-04-05 16:36
La storia dell'astinenza imposta pare anche a me una fesseria e credo appunto che sia importante agire su due fronti (aggiuntivi a quello che hai sottolineato nel post): lavorare su una percezione corretta del modello dell'angelicato (chiamiamolo così e mi scuso per l'ultrasemplificazione) e sulla selezione delle persone adatte ad un ruolo così delicato come quello di sacerdote.
Non credo che il problema sia neppure un (legittimo) modello di perfettibilità se, come in genere mi pare accada anche all'interno della chiesa, si tiene conto che il non arrivarci non sia drammatico ma è connaturato con l'essere umani.
Il problema è quando diventa ideologico: diventa insopportabile e, chi deve reggerne il peso, talvolta scoppia.
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#13 Michela Murgia 2010-04-05 16:41
@Marco
Sta prendendo forma tra le contraddizioni, ma ad ogni colpo al cerchio corrispondono immediatamente due colpi alla botte.
Don Marco, non credere che io non capisca l'imbarazzo di chi si trova addosso la stessa croce dei colpevoli solo perché porta la tonaca; in diversa misura credo che in questo momento sia l'imbarazzo di ogni cattolico, me compresa, ma il modo di liberarsi di questo imbarazzo è prendere distanze nette e precise da chi ha compiuto e da chi lo ha coperto, non fare continui distinguo tra i ma e i però. Ratzinger ha sicuramente agito bene nella questione Marcel Maciel, e hai ragione, Sodano ha dimostrato una grandissima faccia tosta, visti i pregressi. Ma il fatto che nemmeno Ratzinger per anni abbia potuto impedire le cose orrende che si facevano tra i Legionari di Cristo ci dà la misura di quanto forte fosse (sia?) il sistema di omertà rispetto alla volontà di denuncia dei singoli. Il fatto che oggi si stiano cominciando a mettere le pezze non esime dal riconoscere senza se e senza ma quello che è accaduto in passato, senza tentare in nessun modo il giochetto di farlo passare come campagna denigratoria montata ad arte per minimizzarne la portata, con il risultato di trasformare in vittime quelli che furono a tutti gli effetti carnefici e complici di carnefici.
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#14 Dorian 2010-04-05 16:55
@don Marco. Grazie del rispetto e grazie della precisazione, su cui hai pienamente ragione. In genere leggo per intero i discorsi del Papa e stavolta non l'ho fatto perché non avevo (a priori) alcun dubbio sul considerare la sua affermazione pertinente e più profonda di quanto riportato dai media.
Possiamo anche togliere la mia infelice non citazione della posizione del Pontefice (non è particolarmente rilevante tenerla per il commento che facevo) e infatti ho sottolineato che, secondo me, il problema è nel come un certo tipo di messaggio (di per sé non problematico) viene talvolta percepito.
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#15 lucia bella 2010-04-05 20:29
non so se è necessario far notare che il vero motivo per cui ratzinger ha detto che i preti devono essere angeli non è il significato greco ma filosofico-teologico: ovvero senza sesso.
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#16 don Marco 2010-04-05 23:53
Lucia bella... dalla lettura di ciò che Ratzinger ha detto oggi si evince un'altra spiegazione. Non volerla vedere è proprio da sordo che non vuol sentire...

per il resto... Michela. Una denuncia per pedofilia non si può fare su iniziativa del vescovo, né su iniziativa di qualcuno diverso dalla vittima o dai suoi legali rappresentanti e tutori.
Se la vittima (e nei casi di abusi sessuali questo è molto frequente, anche gli abusi sulle donne) non vuole denunciare, vuole dimenticare, e se anche tu provi a convincerla dell'utilità della denuncia, per sé e per altri, ma la vittima non vuole, non accetta, un vescovo cosa può fare? un tempo lo cambiava di parrocchia... Oggi forse può almeno istruire un processo canonico (ammesso che la vittima accetti di parlarne almeno col vescovo) e chiederne la dimissione dal clero, ma di più cosa può fare? un tempo esistevano le carceri ecclesiastiche... oggi manco quelle... la questione è molto complicata. Molto più di quanto sembri dagli articoli di giornale. E se lo dico ho le mie motivazioni
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#17 Michela Murgia 2010-04-06 02:04
don Marco, non sono una esperta di diritto, ma credo che ci sia una differenza tra la querela, che può fare solo la parte lesa, e la denuncia, che può fare chiunque abbia notizia di un reato; per quel che ne so, la segnalazione può essere fatta anche contro ignoti, e persino anonima, tanto più per reati per i quali si può procedere d'ufficio, e la pedofilia è tra questi. Altrimenti una maestra elementare che si trovasse davanti una creatura visibilmente molestata non potrebbe fare niente, solo perché la vittima non è che un bambino e il carnefice è magari suo padre. E dopotutto, che il minore e la sua famiglia non vogliano querelare che importanza può avere sulla valutazione della pericolosità sociale del pedofilo, dato che limitarsi a spostarlo metterà comunque a rischio altri bambini? Questa è stata la conseguenza di molte evidenze non denunciate, ed è un dato che ritorna con sconcertante regolarità: i vescovi non solo non consegnavano i colpevoli alle autorità secolari, ma non iniziavano nemmeno procedimenti interni a loro riguardo, lasciandoli liberi di agire.

Poi alla fine mi chiedo: ma quanti sono gli ipotetici casi di vescovi 'con le mani legate' pronti a denunciare il pedofilo, confrontati ai casi in cui c'erano vittime pronte a denunciare e le curie hanno insabbiato tutto, proteggendo i colpevoli? Il caso di Marco Marchese è scandalosamente emblematico da questo punto di vista. [it.wikipedia.org]
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#18 Daniele Addis 2010-04-06 03:38
'Il 'silenzio' richiesto dai documenti pontifici è una sorta di segreto istruttorio come quello dovuto nelle inchieste civili'

E magari il problema è proprio questo doppio livello di segretezza nei loro confronti, che si traduce in una sorta di doppia tutela dacchè non mi risulta che, in virtù di esso, sia cancellato il segreto sulle inchieste civili. Questo sistema volto a preservare la chiesa da scandali e ingerenze esterne finisce per tradursi in una scarsa tutela per le vittime. Per fare un esempio spiccio: se la stessa cosa capitasse in una scuola e il bambino si confessasse con il preside o un altro maestro che, per evitare scandali, avviasse una sorta di indagine interna e finisse con il trasferire il colpevole o sospetto tale in altra sede, a contatto con altri bambini, io me la prenderei con la scuola e tutto il corpo docente che fosse a conoscenza di tutto ciò. Se in più fosse lo stesso ministero della salute che, per evitare scandali o ingerenze, permettesse questa sorta di indagini interne, allora me la prenderei con chi sta più in alto.
E' inevitabile che, se un sistema non funziona e produce danni, venga indicato come responsabile chi il sistema lo controlla e legittima.
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#19 Su Teraccu 2010-04-06 09:22
Veramente folle e profondamente disonesto asserire che:

:
'Don Marco'
Una denuncia per pedofilia non si può fare su iniziativa del vescovo, né su iniziativa di qualcuno diverso dalla vittima o dai suoi legali rappresentanti e tutori.
Se la vittima (e nei casi di abusi sessuali questo è molto frequente, anche gli abusi sulle donne) non vuole denunciare, vuole dimenticare, e se anche tu provi a convincerla dell'utilità della denuncia, per sé e per altri, ma la vittima non vuole, non accetta, un vescovo cosa può fare?


Tutto discende dal fatto che si attribuisce ai religiosi una autorità morale che evidentemente non hanno, da non credente, penso che la corruzione di un bambino fatta da un prete non sia tanto diversa da quella praticata dal genitore o da un estraneo, trattasi in tutti i casi di comportamento criminale da perseguire duramente. Le parole scritte da don Marco sono vergognose e confermano ancora una volta che i bambini non dovrebbero frequentare certi ambienti, lo stesso don Marco, con le sue convinzioni costituisce un pericolo per la società.
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#20 don Marco 2010-04-06 11:22
invito caldamente su Teraccu a denunciarmi, visto che sono un pericolo per la società... mischineddu 'e tui!

Allora, cerco di spiegarmi: se venisse da me una persona che mi dice di aver subito violenza da un prete io la invito ad andare nell'ordine: alla Polizia e poi dal vescovo o superiore.
Ma se questa persona non vuole denunciare la cosa, nonostante le mie insistenze, perché non vuole affrontare le aule di tribunale, i processi, le domande imbarazzanti, etc., io le chiederò che almeno in forma riservata mi dia il permesso di parlarne col vescovo in modo che egli possa prendere le decisioni giuste (dimissione dall'ordine etc.). Ma anche il più scemo dei vescovi vorrà una testimonianza, mica può intentare un processo a un prete sulla parola di un altro prete.
E se quella persona non accetta di testimoniare? o accetta di testimoniare dal vescovo, ma non alla magistratura? Che si fa?
Lo denuncio io il prete? e sulla base di quale testimonianza? Egli mi denuncerà a sua volta per calunnia.
Lo metteranno sotto i riflettori della polizia, controllato a vista? ma secondo voi? quando mai! E' un libero cittadino accusato da un altro libero cittadino (terzo in tutto questo casino e non direttamente coinvolto) di un fatto grave.
Senza prove e testimonianze non si va da nessuna parte.
E questa non è fantasia. Spesso le denunce, per motivi di vergogna, sensi di colpa, e altre cose spiegabili da qualunque psicanalista, vengono fuori decenni dopo.
Io posso denunciare ex officio, ma se non ho testimonianze e prove, la mia denuncia (alla magistratura e al vescovo) diventa calunnia.
Correggetemi se sbaglio.

Andate a vedere come funziona la procura di Milano...
radicalparty.org/.../...
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#21 Michela Murgia 2010-04-06 11:58
Marco, hai ragione, la procedura che indichi è corretta nel caso in cui un testimone non voglia querelare, ma lo scandalo dei casi di pedofilia nella Chiesa è che i fatti sono stati negati anche davanti a testimoni pronti a deporre. Quando si parla di insabbiamento, non stiamo certo parlando di vescovi smaniosi di far procedere la magistratura contro il confratello.

Dici giustamente che a volte ci vogliono decenni per trovare il coraggio di denunciare un abuso; peccato però che i documenti ecclesiali facciano andare in prescrizione gli atti sessuali su minore dopo appena dieci anni, termine trascorso il quale al pedofilo non si può intentare più neanche un processo canonico. Probabilmente adesso Ratzinger ha tolto la prescrizione (che lui stesso aveva però confermato nel De Gravioribus Delictis), ma il fatto che fosse un reato prescrivibile e che lo fosse in tempi così brevi dimostra una volta ancora che la gravità del fatto era considerata tutto sommato relativa; infatti l'abuso di minore è un peccato assolvibile in via ordinaria, diversamente dall'aborto.

Resta il fatto che l'abuso di minore è prima di tutto un reato contro la persona secondo l'ordinamento giuridico italiano, e che i suoi criteri di gestione non dovrebbero mai essere quelli dell'opportunità ecclesiale. In presenza di certezze la Chiesa può prendere tutte le decisioni che ritiene in merito al confratello, ma la prima in assoluto deve essere quella di consegnarlo all'autorità giudiziaria e collaborare al 100% perché siano accertate le sue responsabilità, contro le quali come minimo si dovrebbe costituire come parte civile. Invece solo a livello sardo potrei farti cinque di esempi di casi eclatanti in diverse diocesi, che pur arrivati a un ragionevole stadio di accertamento non hanno determinato nemmeno la sospensione a divinis, ma semplici pensionamenti in case di redenzione in luoghi ameni, preceduti da fiaccolate di solidarietà da parte delle comunità, debitamente indottrinate a ritenere qualunque accusa, anche la più fondata, una sediziosa minaccia mirante al ribaltamento della barca di Pietro che lotta tra le procelle.

Sono queste le mentalità che devono cambiare, e sono queste che continuano invece a vedersi nelle affermazioni pubbliche dei prelati più vicini al papa.
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#22 Daniele Addis 2010-04-06 14:28
Don Marco, non sono credente, ma ho il massimo rispetto per i credenti e i religiosi che sono, per la maggior parte, delle bravissime persone, una risorsa per la società come tutte le persone che si impegnano per il bene sociale.
Il fatto è che sembra si dimentichino alcuni particolari: 1) non stiamo parlando di adulti, ma di bambini che hanno bisogno di essere guidati, non si può pretendere che vadano loro a denunciare gli abusi; 2) non esistono solo le denuncie, a volte bastano anche delle semplici segnalazioni alle autorità che poi faranno delle indagini e ne verificheranno la fondatezza.
Come è successo per le maestre d'asilo che picchiavano i bambini: le autorità COMPETENTI si sono occupate di trovare le prove. Questo vale sia che si tratti di preti che di maestri elementari o d'asilo. Vale per tutte le persone che hanno a che fare con bambini.
Mi pare evidente che questo sistema fatto di indagini e processi interni abbia dimostrato la propria fallacità.
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#23 don Marco 2010-04-06 16:40
concordo Michela che la mentalità su questi temi deve diventare sempre più intransigente.
Faccio solo notare che in Italia la prescirzione per la pedofilia è di dieci anni dal reato. Quella della Chiesa era di dieci anni dal compimento del 18 anno di età... (quindi maggiore) e ora è stata cancellata definitivamente. La prescrizione è dovuta al fatto che più ci si allontana col tempo, più è difficile provare certe cose.
In America c'erano e ci sono studi legali che promuovevano cause contro diocesi per fare soldi a palate con i risarcimenti. Non sto scherzando: la situazione è davvero complessa. In mezzo a fatti veri, talvolta si mescolavano anche falsità, ed è necessario tutelare anche chi è ingiustamente accusato.
Le questioni sono molto complesse, e ripeto che a me pare che solo la Chiesa Cattolica stia facendo qualcosa (tardivamente, ma la sta facendo). Tutto il resto è fuffa.

Daniele: certo che l'obbligo di denuncia per i minori di 14 anni spetta ai genitori o tutori, ma sempre ammesso che un bambino riesca a parlarne ai genitori o a qualcuno... testimoniare di aver subito violenza è una delle cose più difficili che una persona riesca a fare. e talvolta non riesce a sottoporsi a questa prova e rinuncia.
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#24 antonio gerra 2010-04-06 20:06
Diversi anni fa ho letto un saggio di David Yallop dal titolo HABEMUS PAPAM.Erano, credo, gli ultimi anni del papa Polacco. In esso sono evidenti le responsabilità di Ratzinger nella non collaborazione dei religiosi USA con la polizia federale.Molte diocesi pagarono 'il silenzio' fino al fallimento.Fu lo stesso Ratzinger ad emanare direttive al clero perchè i pedofili coinvolti non collaborassero.
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#25 Michela Murgia 2010-04-06 20:20
Antonio, con tutto il rispetto possibile, David Yallop è la versione britannica del nostro Roberto Giacobbo, un tipo che sforna best seller specializzati in misteri veri o presunti, con toni così spicci da far dubitare altamente del suo metodo di ricerca. ;-)
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#26 Dorian 2010-04-07 09:40
Si riconferma la teoria delle mele marce o delle responsibilità individuali. Il sistema è salvo, è perfetto.
'La comunità cristiana come vive, secondo lei, questa prova?

Si sente giustamente ferita quando si tenta di coinvolgerla in blocco nelle vicende tanto gravi quanto dolorose di qualche sacerdote, trasformando colpe e responsabilità individuali in colpa collettiva con una forzatura veramente incomprensibile'
www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#5


Per fortuna che il lancio ansa ('Il papa è forte') era solo una libera reinterpretazione, altrimenti mi avrebbe ricordato il 'noi ce l'abbiamo duro' di leghista memoria. Ah, no, è dichiarazione di Bertone ma non trovo il testo integrale, spero fosse in un contesto migliore.
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#27 Nicola 2010-04-07 10:39
Vorrei citare il Crimen Sollicitationis perché credo che sia molto importante, non tanto per il segreto che impone ai chierici... nel Crimen si parla anche di come un prete dovrebbe affrontare la denuncia di un bambino che ha subito una molestia. In pratica la risposta immediata ad una denuncia di abuso da parte della Chiesa (per bocca del prete che raccoglie la prima, timida e spaventata, denuncia di un bimbo) è la seguente: gli si impone il segreto della confessione. Cioè non ne deve più parlare con nessuno, altrimenti commette peccato capitale e finisce all'inferno.
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#28 Su Teraccu 2010-04-07 20:32
@ Don Marco
Tranquillo, io mi limito a stigmatizzare il pericolo di certi modi di pensare, per quanto mi riguarda non ho mai affidato e non affiderò i miei figli a sedicenti organizzazioni religiose e lo sconsiglio a tutti.
In primo luogo perché aborro l'insegnamento religioso ai bambini piccoli, in secondo luogo perché le brutte storie che si sentono sono veramente troppe!
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#29 Elisabetta 2010-04-10 19:38
Io questo commento lo trovo interessante.
blog.ilgiornale.it/tornielli
Trovo paradossale che si voglia insistere personalmente su chi in tutta la questione si è sempre dimostrato più duro, 'non garantista' - dice l'articolo. Certo, ora è il Papa ed ha la responsabilità oggettiva della situazione, ma questa insistenza nel coinvolgerlo come responsabilità individuale pregressa è quello che crea dubbi, non sulla gravità dei fatti successi, ma sulla buona fede di certi commentatori. Visto che ha la fama del 'Papa cattivo', non può non esserlo anche in questo caso, pare.
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#30 Michela Murgia 2010-04-11 13:30
Elisabetta, Tornielli non è una voce neutra in questa vicenda, perché oltre ad essere vaticanista del Giornale (!) collabora anche con testate ultra conservatrici come il Timone - perniciosissimo foglio di fanatici che nasce non per diffondere il Vangelo, ma per 'difendere la Chiesa e il papa dalle contestazioni' - e la ben nota Radio Maria. Diciamo che sta parlando un iper garantista papale di professione, la cui opinione per me ha lo stesso spessore di quella del David Yallop di cui sopra.

Per il resto, resta da capire in che senso uno può essere definito 'duro e non garantista' se impiega tre anni a decidere della riduzione allo stato laicale di un pedofilo reo confesso già condannato dalla magistratura secolare. Per me il non garantismo è un'altra cosa.
Immaginiamo quanto ci impiegherebbe un garantista in casi meno espliciti, quelli dove il colpevole si nega o dove la magistratura ancora non indaga, sommiamolo alla sempre presente preoccupazione di non destare scandalo pubblico, comune ai vescovi di ogni latitudine, e forse ci avviciniamo allo stile operativo medio della gerarchia nei casi di molestie.
E' vero che adesso lo tzunami di schifezze costringe anche il vaticano a fare quella che - confronto ai silenzi precedenti - sembra persino una voce grossa, ma senza dimenticare che nel frattempo centinaia di vittime in tutto il mondo hanno cercato inutilmente di avere giustizia dai loro pastori, e soprattutto non hanno avuto supporto di nessun tipo proprio laddove ci si preoccupava della salute psichica di quelli da cui erano stati molestati. E ci si prendeva tutto il tempo per decidere se queste persone potessero o no continuare ad agire in persona Christi.
Ora dimmi, se non al Papa, a chi dovrebbero essere rivolte queste più che fondate rimostranze per non farle sembrare ai difensori d'ufficio come meri 'attacchi strumentali atti a colpevolizzare Sua Santità'?
All'angelo custode?
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#31 Elisabetta 2010-04-11 15:14
Cara Michela, voci neutre in questa faccenda non ce ne sono. E, per quello che mi riguarda, in generale nessuno è neutro, su niente. Tutti partiamo da visioni della vita, esperienze, fedi, ideologie. Il punto è avere poi l'onestà intellettuale di confrontarsi con i fatti. Io sono cattolica, apprezzo molto l'attuale Pontefice, e quindi dichiaro un mio pregiudizio positivo nei suoi confronti, ma sto cercando di capire i fatti e per farlo leggo tutto quello che posso, Tornielli come i vaticanisti di molti altri giornali. E secondo me Tornielli ha ragione quando dice che si pubblicano cose senza contesto e quindi senza permettere a chi legge di valutarne il significato; e secondo me, visto che parliamo di giornalisti, cioè di gente che dovrebbe sapere come si verifica una notizia, molti lo fanno in malafede. Nel caso specifico, il caso cui ci si riferisce è avvenuto quando la competenza per il trattamento dei casi di pedofilia non era ancora della Congregazione della Dottrina della fede, a capo della quale era Ratzinger (lo sarà dal 2001 in poi), ma della chiesa locale. La Congregazione si esprimeva solo per la riduzione allo stato laicale. E la regola, appena introdotta da papa Woityla, era che tale riduzione non si potesse concedere prima dei 40 anni: questo decise Woityla, che riteneva che dopo il Concilio le autorizzazioni a lasciare lo stato clericale fossero state date troppo facilmente: c'era stato stato infatti una specie di esodo in uscita. Questo però non vuol dire che il sacerdote in questione nel frattempo non sia stato sospeso a divinis, o rimosso dall'incarico, o non sia stato allontanato dei fedeli: tutte queste cose sono state fatte, ed erano comunque di competenza del vescovo locale. Quel prete era già stato condannato in un processo civile. Cioè: impedire di nuocere ancora entrando in contatto con i fedeli e riduzione allo stato laicale sono due cose diverse. Il prete è stato poi ridotto allo stato laicale due anni dopo, al compimento del quarantesimo anno di età. Vorrei precisare che anch'io penso che la responsabilità oggettiva di affrontare la questione ce l'abbia Ratzinger, in quanto Papa, e mi pare se la stia prendendo tutta, con grande coraggio e trasparenza. Quello che contesto, in base a quello che ho potuto leggere, è questa insistenza nel volerlo coinvolgere personalmente in atti di copertura di pedofili nel periodo in cui Papa non era. Anche allora, è lui che ha tirato fuori pubblicamente e coraggiosamente per la prima volta il problema durante la Via Crucis del 2005, suscitando enorme scalpore; e fu anche molto criticato per questo da parte della Curia. Ed anche nei casi del padre Murphy, o del fondatore dei Legionari di Cristo, è stato sempre Ratzinger a imporre la riapertura di casi considerati chiusi e a voler andare fino in fondo. Questi sono i fatti. Se poi vogliamo dire che la Chiesa nel suo complesso ha affrontato male ed in ritardo il problema della pedofilia, io sono d'accordo, e credo che decidere di accentrare a Roma il trattamento di questi casi sia stata una decisione molto saggia. Ricordiamoci però anche che la consapevolezza della pedofilia come di un'aberrazione sessuale non curabile con terapie psicologiche è abbastanza recente anche tra gli psichiatri, e qui stiamo parlando di casi avvenuti anche trenta anni fa. Ovvero: la Chiesa sta nella società, e ne condivide anche la situazione storica. Questo non per giustificare niente, ma per contestualizzare un poco questi avvenimenti che, da come vengono raccontati, sembra siano successi ieri, e invece non è così. Io penso che ora il grande lavoro che deve essere fatto sia rendere giustizia, e non solo economica, a tutti coloro che da questi fatti sono stati feriti ed offesi, e mi pare che questa sia la grande preoccupazione che traspare dal modo in cui il Papa si sta ponendo di fronte a questo scandalo. Ti saluto, e ti ringrazio per aver risposto al mio post.
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#32 Michela Murgia 2010-04-11 16:02
Francesca,
scusami, ma in che modo la responsabilità della minimizzazione dei casi di pedofilia dovrebbe essere ridotta dal fatto che la Congregazione per la Dottrina fino al 2001 fosse competente solo per la dimissione allo stato laicale dei preti pedofili? Se quello solo poteva fare, perché almeno quello non lo faceva con severità?

A questo proposito è bene non fare torto alla memoria di Giovanni Paolo II, che chiese un giro di vite alle sospensioni a divinis soprattutto a causa delle numerose richieste legate al desiderio dei sacerdoti di contrarre matrimonio, e mise il vincolo dei 40 anni perché tradizionalmente quello è considerato un traguardo di maturità adeguato a rimettere in discussione una scelta di vita totalizzante e permanente come quella sacerdotale.

Ma quale buon senso poteva suggerire a Ratzinger di applicare quella norma con lo stesso rigore anche nei casi di rei confessi molestatori di bambini?
Spero concorderai che mettere le mani addosso all'infanzia non sia paragonabile a un tentennamento vocazionale che richieda discernimento.

C'è di più però, e vorrei farlo notare.
La scelta di ritardare la dimissione allo stato laicale è una mera questione burocratica; il fatto principale dovrebbe essere la molestia, dato che riguarda una terza persona inerme ed innocente. Eppure - anche non essendo la Sacra Congregazione competente per la questione della pedofilia - nei carteggi non c'è nessuna traccia né di un eventuale processo canonico intentato al sacerdote dal suo vescovo per quel reato, né una sollecitazione della Congregazione a procedere in tal senso e far slittare la cosa a chi di competenza.

Questa è la conversazione:

- caro Giuseppe, Stefano chiede di lasciare il sacerdozio perché ha problemi seri di stabilità psicologica e sessuale. Tra l'altro, ha una condanna per molestie a un bambino di sei anni. Che cosa si fa?
- caro Francesco, Stefano non ha ancora 40 anni, quindi di dimissione allo stato laicale non si parla per altri due anni. Consiglio prudenza per non scandalizzare la gente, intanto tu fallo curare e tienilo lontano dai ragazzini. Poi vedremo.


Ti pare normale questo dialogo?

A me sembra che manchi una frase tipo:
'Caro Francesco, se è già accertato che abbia violentato un bambino di sei anni, ci sono gli estremi per dimetterlo subito; intanto tu provvedi che il bambino riceva il massimo sostegno psicologico a spese nostre, e rassicura la sua famiglia che quell'uomo sarà allontanato dalla Chiesa'.

Invece la priorità non sembra assolutamente quella di procedere in qualche modo contro il violentatore, né mai si accenna alla vittima, ma si valuta semplicemente se ci siano informazioni sufficienti per accettare la sua (!) richiesta di sospensione a divinis. Evidentemente una condanna per pedofilia non sembrava una informazione sufficiente.

Quello che emerge tristemente è che tutti gli attori in campo hanno rispettato le norme ecclesiali, ma nessuno ha rispettato il diritto delle vittime di vedere il prete violentatore giudicato dalla Chiesa per gli atti nei loro confronti. Allontanarlo dalla gioventù, come dice con leggerezza la lettera, non cancella il fatto che alla gioventù si fosse avvicinato già.

Giustificare poi la cosa con questioni di 'percezione' della gravità degli atti pedofili è una debole foglia di fico: se Ratzinger non avesse avuto la più completa percezione della gravità morale e sociale della pedofilia, non avrebbe adotto come motivazione alla prudenza il timore dello scandalo presso i fedeli.
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#33 Elisabetta 2010-04-11 17:12
La sospensione a divinis e la dimissione dallo stato clericale sono due cose diverse: la Congregazione era responsabile solo della seconda. Io non so se il Vescovo abbia sospeso a divinis quel prete, abbiamo una sola lettera di un procedimento durato anni, e questo, tornando all'inizio, è quello che rende difficile ad un semplice lettore giudicare. Comunque in quello Ratzinger non c'entrava, era responsabilità del Vescovo. La dimissione allo stato clericale poi era stata richiesta dal sacerdote stesso, non come dal Vescovo come pena. La richiesta rientrava quindi nella norma dei 40 anni. Ti consiglio di leggere in proposito quanto ha dichiarato Gianni Gennari, che di come funzionava la congregazione ha avuto esperienza diretta:
www.lastampa.it/.../54010girata.asp
Io stimo Papa Woityla in modo immenso, è stata una persona fondamentale nella mia vita, ma bisogna essere onesti e non attribuire a chi è venuto dopo di lui ciò che - eventualmente - è stato fatto in modo sbagliato durante il suo pontificato. Che poi, ciò che è stato sbagliato è stato non accentrare prima a Roma la competenza di casi di questo genere.
Il richiamo alla 'sensibilità del tempo' non era una giustificazione, si riferiva solo al fatto che per molto tempo si è ritenuto anche in ambiente scientifico che con opportune terapie le tendenze pedofile potessero essere curate, e quindi l'impostazione per molto tempo è stata di sottoporre i preti coinvolti a queste terapie: questo almeno è quanto ho capito, ma potrei anche sbagliare.
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#34 Dorian 2010-04-11 17:50
Da quel che vedo, rispetto alla pedofilia, non è tuttora del tutto esclusa la possibilità di un cambiamento psicoterapeutico.
Esempio (articolo del 2007, quindi non così vecchio trattandosi di approccio psicoanalitico):
www3.interscience.wiley.com/journal/119818810/abstract
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#35 Michela Murgia 2010-04-11 17:56
Francesca, scusami, ma che importanza ha chi ha competenza in cosa, davanti a un bambino molestato? Io vescovo vengo a conoscenza con certezza dell'operato violento di un sacerdote sui bambini a lui affidati, e il primo problema della Chiesa nei suoi confronti sarebbe quello di stabilire chi è competente per sospenderlo a divinis e chi invece dovrà decidere se dimetterlo allo stato laicale secondo sua richiesta? E' veramente questo il cuore del discorso sui bambini molestati?
Purtroppo non è vero che abbiamo una sola lettera, io ho letto un carteggio intero, dove in tutte le missive ho inutilmente cercato di rintracciare un accenno alla vittima, o anche il semplice consiglio di girare la gestione interna del fatto al dicastero di competenza perché chi di dovere procedesse.
Però non c'è.
La preoccupazione del vescovo di Oakland non è quella, e non è quella nemmeno per la Congregazione. Le urgenze sono altre, e la prima è evitare lo scandalo.

Anche ammettendo che la pedofilia fosse considerata una devianza curabile, siamo sicuri che la priorità dovesse essere quella di curare il pedofilo? La Chiesa a chi ha pagato le cure psicologiche in questi anni? E l'attenzione pastorale è stata per i bambini vittime o per i loro carnefici? Per i preti con disordini sessuali esistono le cosiddette 'case di redenzione', ma che tipo di supporto organizzato è stato previsto per i bambini violati e le loro famiglie? La risposta a queste domande ti da la misura di quale 'durezza' e quale 'non garantismo' sia stato praticato a tutti gli effetti dalle gerarchie diocesane, in assenza di indicazioni (si spera) da parte di quelle vaticane. Ma il sospetto sempre meno fumoso è che invece le indicazioni in merito ci fossero e andassero nella direzione di tutela del segreto sui carnefici, per timore di scandali, piuttosto che verso le piccole vittime.

Altrimenti non si spiegherebbe come mai la commissione di inchiesta indipendente nominata dal ministero degli Esteri irlandese nel 2006, quando venne incaricata di chiedere alla Santa Sede i rapporti sugli abusi inviati dalla diocesi di Dublino in Vaticano dal 1975 al 2004, si vide ignorare la richiesta dalla Santa Sede perché 'non era passata per gli appropriati canali diplomatici'. Le centinaia di casi irlandesi, tutti simili, hanno dimostrato già che le gerarchie per anni hanno deliberatamente omesso di collaborare all'accertamento delle responsabilità dei sacerdoti pedofili.
Poi sono scoppiati gli altri casi, decine dei quali anche in Italia (quello del fiorentino don Contini è emblematico dal punto di vista dell'omertà ecclesiale), e fare finta di niente non è più possibile.
Allora da un lato ci si batte il petto e ci si dice disposti ad incontrare le vittime (alcune delle quali vicine alla pensione, a questo punto). Dall'altro si grida al complotto, negando la portata del fenomeno e arrivando a ricostruzioni fantasiose e offensive dell'intelligenza come quella dell'attacco sionista di stamattina.

In questo quadro quanto senso ha che noi continuiamo a ripetere alle vittime che in effetti Ratzinger non era competente per le sospensioni a divinis dei loro aguzzini molestatori?
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#36 Joyce Lussu 2010-04-11 18:14
Bon, a me pare che ci si stia arrampicando sugli specchi:

Ratzinger al vescovo che gli chiedeva di sospendere il prete pedofilo non ha detto: 'accipicchia, ha solo 38 anni', ha detto 'prudenza per non dare scandalo'. La motivazione non era quindi burocratica, ma squisitamente paracula, e se questo non è insabbiamento, io non saprei proprio come altro chiamarlo.
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#37 Elisabetta 2010-04-11 18:31
Forse non mi sono spiegata. Non ho scritto un post dicendo che lo scandalo non c'è, che è tutta una montatura, o che è un complotto sionista. La gravità è quella che descrivi tu. Quello che volevo dire è che vedo da giorni tentativi insistenti di dare responsabilità dirette negli errori e nelle omissioni e nelle coperture all'attuale Papa, cosa che secondo me è smentito dai fatti. Io credo che sia onesto riconoscere che se c'è uno nella gerarchia cattolica che si è esposto in merito al problema è l'allora cardinale e attuale Papa Ratzinger, e si è esposto contro pressioni molto forti anche dentro la chiesa. Questo non toglie nulla alla gravità di ciò che è successo, alla responsabilità dei vescovi responsabili, e nemmeno al fatto che ora, essendo Papa, Ratzinger porta la responsabilità oggettiva di ciò che l'istituzione chiesa ha fatto o non ha fatto, e ne deve rispondere a chi è stato abusato, ai fedeli ed anche a tutti gli altri, e, secondo me, ne sta rispondendo con grandissima chiarezza ed anche umiltà.
PS Non mi chiamo Francesca, ma Elisabetta
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#38 Michela Murgia 2010-04-11 18:47
Hai ragione, scusami, so io che a Francesca sto pensando! :-)

Sulla questione delle responsabilità dirette di Ratzinger, io sono convinta che non accettare la domanda di dimissione di un pedofilo sulla base della norma dei 40 anni sia far uso di un cavillo legale per cercare di arginare uno scandalo maggiore. Tanto più che, come ha fatto notare Joyce, la motivazione del rifiuto indicata nella lettera è proprio quella di non dare ulteriore scandalo, non l'altra. Poiché la prassi per tutte le gerarchie era quella del 'riserbo' e della 'prudenza', perché proprio per il Prefetto avrebbe dovuto essere diverso? Scoprire che il Prefetto Ratzinger ha omesso in prima persona di agire contro un prete pedofilo confesso per evitare un danno maggiore alla Chiesa è davvero così incongruente con l'immagine dello stesso cardinal Prefetto che mise i puntini sugli i alla richiesta di perdono di Wojtila per i peccati della Chiesa, temendo 'fraintendimenti e strumentalizzazioni'?
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#39 Elisabetta 2010-04-11 19:07
La motivazione come la dici tu io la vedo completamente incongruente con il fatto che nel 2005 abbia denunciato in mondovisione la sporcizia nella Chiesa, e che abbia personalmente imposto che andasse fino in fondo e pubblicamente il processo al fondatore dei Legionari di Cristo, (movimento che pure tanti preti dà alla Chiesa in crisi di vocazioni) e questo contro autorevolissime e potentissime persone all'interno della Curia. Si, mi sembrerebbe schizofrenico, e per quello che ascolto di ciò che dice e leggo di ciò che scrive, schizofrenico non lo è. Secondo me è un uomo profondamente retto, che ama e rispetta la verità, potentemente razionale e profondamente spirituale allo stesso tempo. La puntualizzazione a cui ti riferisci era suo dovere farla, perchè fosse chiaro che gli uomini di Chiesa sbagliano, e di questo devono chiedere perdono e purificarsi di fronte a Dio ed al mondo, ma la Chiesa resta la Chiesa di Cristo, ed il Suo annuncio non è soggetto a revisioni. Comunque, ti ringrazio per la disponibilità alla discussione e per l'ospitalità nel tuo blog! Un saluto (mi hai fatto venire voglia di leggere il tuo libro, magari poi ti scriverò di nuovo)
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#40 Dorian 2010-04-11 23:31
Se si guardassero le critiche rivolte attualmente alla Chiesa Cattolica, nella figura del suo Pontefice, senza tener conto di tutto il tempo che è trascorso prima che se ne potesse parlare, allora sarei d'accordo con Elisabetta: le critiche sarebbero esagerate.
Però immagino adesso vengano così calcate visto il tempo che è trascorso in una quasi inerzia che grida ancora vendetta. Arriva tutto assieme.
Ciò naturalmente non esclude che qualcuno adesso possa strumentalizzare la questione, ma diciamo che le opportunità di strumentalizzazione sono state servite su un piatto d'argento dalla Chiesa Cattolica stessa.
Non vale, secondo me, il fatto che i preti che si sono macchiati di pedofilia siano lo 0.03% dei sacerdoti (da qualcuno è stato addotta anche questa motivazione). Sono più che sufficienti per ritenere estremamente grave la questione.
Quindi secondo me è più che necessario concentrarsi ora sul cambiare il sistema (di 'selezione', di educazione, di controllo, di prevenzione e di intervento), più che concentrarsi su chi strumentalizzerebbe, col rischio di fare del prevedibile vittimismo e ancora non intervenire (abbiamo già il 99.97% della classe politica che fa questo lavoro di parlare-per-non-fare fin troppo bene). Credo che l'ultima cosa di cui dovrebbe preoccuparsi la Chiesa Cattolica è quando essa è perseguitata, se ciò avviene a causa del Vangelo ('Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.'). Ma forse stavolta non è proprio a causa del Vangelo, questo è il problema...
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#41 joyce lussu 2010-04-12 07:25
Ma a me tocca ancora di leggere paraculate, però. Elisabetta dice che le colpe di cui Giovanni Paolo II chiese scusa sono le colpe dei singoli, non della Chiesa. Ovviamente è falso, perché se la colpa è individuale, nessuno può sostituirsi al colpevole nel chiedere perdono. Giovanni Paolo II ha chiesto scusa di un SISTEMA DI COLPE, cioè di atti colpevoli commessi dai cristiani in quanto Chiesa. Non ha chiesto scusa dell'omicidio compiuto dal singolo cristiano, sarebbe stato ridicolo.
Ratzinger, che non ha la stessa spina dorsale di Wojtila, si guarda bene dal dire che le colpe di questi preti sono collettive, dato che le hanno compiute con il silenzio, la complicità e la negligenza delle gerarchie. Meglio aspettare seicento anni, così l'onda di merda si può contestualizzare come colpa storica, e tirem innanz.
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#42 Giacomo 2010-04-12 17:11
E' terribile.

E' veramente terribile.

Per la prima volta, su temi di Religione Cattolica, mi trovo daccordo con Dorian e Su Teraccu.

E trovo, da cattolico credente e praticante, molto difficile il lato preso da Francesca e Don Marco.

Ragazzi, cerchiamo di essere precisi:
- una coppia omosessuale che non ripudi qualsiasi contatto fisico non dovrebbe ricevere, di regola, la comunione
- una coppia di fatto non dovrebbe ricevere, di regola la comunione
- la legge sulla pillola abortiva ha ricevuto una fortissima azione massmediatica;
- sulle staminali c'è stata una fortissima campagna massmediatica utilizzando un espediente elettorale strategico: il non-voto

questi solo alcuni esempi in cui la chiesa si è mossa in maniera PROATTIVA, decisa, compatta

Su questo problema la chiesa si sta muovendo in maniera REATTIVA, lenta, e con un'intensità assolutamente impercepibile rispetto all'intensità del problema

Io sono cosciente della malafede di molti mass media, sono ben lontano dal giustizialismo di chi vorrebbe la radiocronaca di ogni inchiesta, in modo da poter dichiarare uno colpevole appena viene accusato (specie se prete), ma le azioni per risolvere questo specifico problema da parte della chiesa sono state assolutamente inadeguate al problema stesso, e chi decide la linea d'azione è il pontefice, dunque inevitabilmente si prende la responsabilità di una mala gestione del problema.

Qui in Irlanda la frase chiave è 'Too Little Too Late': troppo poco, troppo tardi.
E non era così difficile prendere delle azioni dai, don Marco: tracciare una linea decisa tra passato e futuro non era così difficile.

Di fatto sai che c'è? Questo cavillare butta una croce in più sulle spalle dei tantissimi preti onesti, accomunati dai giudizi superficiali ad una minoranza di criminali che, però, sono diffusi dappertutto, e nei confronti dei quali è necessario tracciare una linea decisa.
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#43 don Marco 2010-04-13 11:40
scusa Giacomo, ma in concreto, oggi, adesso, qui e ora cosa si sarebbe dovuto fare? sprofondare nell'oceano Atlantico??
Perché non lo so alla fine che cosa davvero si pretenda.
In ritardo, dopo tanti abusi, si è mosso qualcosa (e in modo molto forte).
Di più nel mondo del reale 8non nel mondo dell'immaginario) che cosa bisogna fare? dimmelo per carità
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#44 Giacomo 2010-04-13 17:37
Ciao don Marco,

certo che te lo dico: se ti interessa davvero certo che te lo dico.

Se io fossi il RE della chiesa cattolica, con potere gerarchico indiscutibile, avrei preso, una settimana (non 4 mesi) dopo l'uscita del rapporto Murphy, i seguenti provvedimenti:

Miei cari fedeli(-eli-eli),
1) sto licenziando in tronco e senza pensione i seguenti vescovi: Mr A, B e C. Azioni legali verranno prese in caso venisse verificato dalle autorità civili che fossero a conoscenza di delitti e non li abbiano segnalati.
2) sto inviando, mentre vi parlo, una direttiva a tutti i membri della chiesa di passare qualsiasi dato in mio (e della chiesa) possesso alle autorità civili, in modo che queste possano avere la massima collaborazione nelle loro indagini e processi. Ho già avvisato la polizia di preparare un numero verde per raccogliere le migliaia di segnalazioni telefoniche che riceveranno da tutto il mondo. Decidano poi loro come gestirle, ma noi faremo la nostra parte.
3) Ho formato un comitato speciale per implementare controlli psicologici periodici per qualsiasi membro della chiesa che venga a contatto con minori. I controlli verranno effettuati da agenzie esterne e saranno particolarmente rigidi nei seminari.
4) ogni offerta che i fedeli Irlandesi metteranno nella cassetta delle offerte durante il 2010 io la raddoppierò, e con essa costituirò un fondo che andrà a risarcire le vittime degli abusi laddove gli abusi siano accertati.


ora, don Marco, non credo che ne io ne te cambieremo il mondo da michelamurgiapuntoaltervistapu ntoorg, ma se mi chiedi cosa avrei fatto vedi che te lo dico?
Questi sarebbero stati, a mio parere, segnali concreti.
Molto concreti.
Finanziariamente concreti.

Invece si è scelta una strada meno concreta, a fronte di vittime molto concrete di abusi molto concreti.

E visto che stiamo solo chiacchierando (tanto io non sono il re della chiesa cattolica, e nemmeno tu) faccio io a te la domanda: tu, se fossi il re della chiesa cattolica, a fronte di una nazione cattolica (l'irlanda non è il sito dell'UAAR, nè una lobby anticlericale, è un paese profondamente cattolico: lo so perchè ci vivo) che ha appena pubblicato un rapporto ufficiale in cui denuncia una situazione endemica (non epidemica: endemica!) di questo tipo, a fronte di vittime vive e criminali vivi, dichiarati tali dalla legge, che avresti fatto?
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#45 Giacomo 2010-04-13 17:57
E solo per chiarire meglio quello che intendo, don Marco, il tipo di iniziative che ti ho proposto nel mio precedente intervento non sarebbero state più decise o finanziariamente onerose rispetto a quelle prese per il referendum sulle staminali (ricordati che chi scrive continua a definirsi, a torto o a ragione, cattolico credente e praticante, dunque non stai parlando con un membro dell'UAAR o del partito radicale), occasione in cui la chiesa si è mossa in maniera decisa, massmediatica, organica e, se posso dire la mia, tattica, in quanto non hanno adottato l'approccio (forse più simile a quello che avrebbe fatto il Gesù del Vangelo) di dire 'Andate a votare e votate no!', ma hanno adottato l'approccio del 'non andate a votare, è una così bella giornata! tutti al mareee!' ;-)

tieni conto che io non sto entrando nel merito delle posizioni della chiesa su omosessualità, coppie di fatto, staminali: sto solo rilevando che le azioni prese in quei casi sono state decise, organiche, massmediatiche e strategiche.

in questo caso no.

O almeno la percezione generale, da parte di un paese cattolico, è no, e a nessuno all'interno delle gerarchie ecclesiastiche sembra importare: gnorrismo, malafede o cronica incapacità di esame di coscienza?

Ai posteri l'ardua sentenza, ma sappi che quale che sia la risposta, questo sta buttando una croce sulla stragrande maggioranza di preti onesti (molti dei quali ho l'onore di conoscere, e tra i quali credo tu ti includa) che dedicano la loro vita agli altri.
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#46 Raffa Carta 2010-04-19 23:20
UH! quanto ci manca Michela scappata a mietere successi in Germania e magari li' rimasta a causa di un vulcano spernacchione. Peccato proprio perche' le sferzatine di Giacomo sono intelligenti, io sto ancora sforzandomi di chiudere le mascelle di fronte alla precisione dell'elenco di cose che secondo lui la chiesa puo' fare per almeno 'rinfrescare' la propria immagine. Di fronte ad idee cosi concrete don Marco (che pure aveva sollecitato l'intervento) prudentemente tace. Io speravo che Michela avesse due paroline di conclusione?!?
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#47 don Marco 2010-04-23 15:01
caro Giacomo.

Riguardo al punto numero 1: potrei essere d’accordo con te
punto numero 2: quello che tu chiedi non sempre è facile. E va concordato con la vittima: non tutte le vittime vogliono denunciare anche alla magistratura, per non riaprire ferite nemmeno rimarginate... quelle che accettano di denunciare (dovrebbe essere il primo consiglio da dare a chi viene a raccontare queste cose a un prete o a un vescovo) devono avere la massima collaborazione... anche se poi non so in concreto cosa possa significare questo...

punto numero 4: questi fatti non sono quantificabili monetariamente, e diverse vittime non vogliono soldi ma giustizia. E’ inoltre un po’ in salita il fatto che il papa debba pagare per i danni fatti da una persona, per quanto sia un prete. Non è una responsabilità “condivisa” (tipo quella del datore di lavoro e del dipendente). A me pare una cosa un po’ fuori dal reale. Il papa potrebbe chiedere (e di fatto ha chiesto ai vescovi) di sostenere in ogni modo le vittime. Credo si tratti soprattutto di un sostegno morale e spirituale.

Cos’avrei fatto io?
Realisticamente penso di aver risposto ai tuoi punti. Credo che il papa si stia muovendo bene, e che quella lettera ai cattolici irlandesi sia un enorme passo avanti.
E’ di oggi la notizia di un vescovo belga dimissionario.
Tu dici: bisognava cacciarlo, e non dargli nemmeno la pensione...
Forse non hai tutti i torti.
E tuttavia (forse questa cosa dispiace a molti): a una persona: SINCERAMENTE PENTITA, che fa il possibile per rimediare (benché sia enormemente difficile farlo), che si prende le sue responsabilità penali se ci sono gli estremi, io NON POSSO rifiutare l’accoglienza.
Ti ricordo che ci sono cappellani anche nelle carceri, e che Gesù è venuto per i malati, non per i sani...
La misericordia nulla toglie alla giustizia che deve fare interamente il suo corso.
Ma io non posso negare a priori a qualcuno la possibilità di salvarsi e di redimersi (o meglio di farsi salvare e di farsi redimere): ripeto: nulla togliendo alla giustizia dei tribunali. E con TUTTA l’attenzione (e dico TUTTA!) per le vittime.
Il vangelo questo mi dice.
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#48 Giacomo 2010-04-23 17:46
Ciao Don Marco,

è ovvio che non mi sto spiegando correttamente.
Parto dalla fine: non ho mai parlato di negare a nessuno misericordia, accoglienza, perdono (figuriamoci!).

Ho elencato 4 punti molto chiari
1) licenziare in tronco e senza pensione i seguenti vescovi: Mr A, B e C. Azioni legali verranno prese in caso venisse verificato dalle autorità civili che fossero a conoscenza di delitti e non li abbiano segnalati.

mi hai detto che sei daccordo, ma poi mi dici: a una persona sinceramente pentita non posso rifiutare l'accoglienza...e chi ha mai negato accoglienza? Certo che gli do accoglienza.
ma lo licenzio dal suo ruolo di vescovo, NON ASPETTO CHE SI DIMETTA. E' ovviamente inefficiente. Lo accolgo. Se va in galera lo vado a trovare. Ma da vescovo lo licenzio per manifesta incompetenza.
Per chiarire: se hai il dubbio che io li voglia tutti al muro ti ho dato l'impressione sbagliata. Non sono uno spietato giustizialista (ho bisogno di misericordia quanto loro): ti sto parlando dal punto di vista di un amministratore delegato che vede il suo manager vendite che è un incompetente: lo licenzia, anche se è un suo amico. E poi rimangono amici. ma LO LICENZIA

2) sto inviando, mentre vi parlo, una direttiva a tutti i membri della chiesa di passare qualsiasi dato in mio (e della chiesa) possesso alle autorità civili, in modo che queste possano avere la massima collaborazione nelle loro indagini e processi. Ho già avvisato la polizia di preparare un numero verde per raccogliere le migliaia di segnalazioni telefoniche che riceveranno da tutto il mondo. Decidano poi loro come gestirle, ma noi faremo la nostra parte.

qui tu mi dici che non sempre è facile, e mi dai una serie di motivazioni.
Sono sbagliate.
e non lo dico io: lo dicono le associazioni delle vittime.
Le motivazioni che mi dai sono sbagliate. Punto.
E non è una mia opinione: è un dato di fatto.
se vedi uno per strada che ammazza un altro se sei He-Man lo disarmi, se no chiami la polizia. Se non chiami la polizia sei connivente. E se non soccorri l'ammazzato sei in omissione di soccorso. Questi sono i fatti, e non sono in discussione.
Il resto, mi spiace, non è altro che un dito dietro al quale il Papa sta cercando di nascondersi, e da cattolico mi sento di dirgli 'Ratzi...guarda che ti si vede dietro a quel dito eh!'
I vescovi sapevano della colpevolezza di questi preti e hanno taciuto, non li hanno denunciati. Neanche una segnalazione. Li hanno spostati di parrocchia. Cosa c'era da concordare con le vittime? Niente. C'era da licenziarli da preti.
Poi gli dai carità, pentimento e accoglienza, ma intanto li licenzi da preti, dritti dritti e senza passare dal via. E' solo a me che sembra facile?
No: anche a TUTTE LE ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME.
Pertanto: intanto tu di che stai andando dalla polizia, e poi vediamo quante vittime ti contattano per dirci 'non dire nulla su di me'.

3) Ho formato un comitato speciale per implementare controlli psicologici periodici per qualsiasi membro della chiesa che venga a contatto con minori. I controlli verranno effettuati da agenzie esterne e saranno particolarmente rigidi nei seminari.

qui non ti sei espresso

4) ogni offerta che i fedeli Irlandesi metteranno nella cassetta delle offerte durante il 2010 io la raddoppierò, e con essa costituirò un fondo che andrà a risarcire le vittime degli abusi laddove gli abusi siano accertati.

I fatti sono assolutamente quantificabili monetariamente.
La giustizia lasciala fare alla giustizia: tu pensa a dare un risarcimento concreto.
La responsabilità delle azioni orribili fatte dai singoli ovviamente non è del papa, ma la responsabilità di averli fatti preti si, quella di averli spostati di parrocchia in parrocchia si, e quella di essersi mosso solo dopo un rapporto ufficiale si, e neppure il giorno dopo: 4 mesi dopo. Lavarsi le mani da questa responsabilità è l'unica cosa che, per usare le tue parole, è FUORI DAL REALE: sta nuocendo alla chiesa, sta facendo male alle vittime, sta gettando una croce sulle spalle dei preti onesti, e francamente è patetico. Pertanto: io penserei a dare un sostegno concreto. Pagare le cure, pagare il sostegno psicologico, dare una somma come risarcimento, questi sono segnali concreti che danno attenzione alla vittima.

Cosa è stato concretamente fatto per le vittime?
Comitati di vittime? Sostegno psicologico gratuito per le vittime?
No, è stato fatto un bel 'mi spiace tanto. ma tanto tanto!'

lascia che ti dica una cosa: non basta. E non lo dico io: lo dicono tutte le vittime

sono stato nel tuo blog, e ho letto la testimonianza del tizio a malta: prendila in maniera amichevole don Marco...è propaganda. In termini aziendali si chiama 'Success Story', cioè cercare un cliente soddisfatto e fare una brochure che mostra ai potenziali clienti come il tuo prodotto ha funzionato.

Sto cercando di convincermi che la chiesa non è una SPA, come molti dicono ormai da molto tempo, ma non riesco a non notare somiglianze col mondo aziendale, e sempre meno somiglianza con il Vangelo (al quale, ti ricordo, continuo a credere caschi il mondo)

Un saluto
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#49 don Marco 2010-04-25 00:39
Giacomo. Forse tu vivendo dove vivi sarai molto meglio informato di me.
Io credo che quella lettera ai cristiani d'Irlanda sia un gran bel passo avanti.
Tu dici: non è tutto. Può essere. Però è tanto, tantissimo, osservando la lentezza della Chiesa (che alcuni chiamano prudenza, ma se lo è, lo è nel senso deteriore del termine, non in quello nobile).
Le dimissioni dei vescovi: quelle di questo periodo sono dimissioni indotte. Certo: sarebbe stato un segnale molto più forte esautorarli e rimuoverli... non posso darti tutti i torti. Io non so bene cosa ci sia dietro a queste mosse. Però credimi: sentire un vescovo che si dimette ammettendo i propri errori è una cosa che non si sentiva da duemila anni a questa parte...
Sul controllo psicologico concordo. Ma che non diventi uan caccia alle streghe dentro i seminari... sennò chi entra in seminario ne esce stressato e poi che prete sarà? tutto va fatto avendo chiaro che si stanno formando dei preti e non dei direttori d'azienda..
Sulla questone delle autorità civili: le norme sulla pedofilia pubblicate dal Vaticano invitano a rispettare sempre la legge civile, e dunque a denunciare ove si possa farlo e comunque a collaborare.
Può darsi che quella del tizio di Malta sia una 'Success Story'.
Può darsi tutto.
Non ho risposte definitive e certe.
Io so solo che da quando frequento preti (dall'età di sei anni) mai uno ha solo neppure lontanamente provato a farmi del male.
I preti pedofili vanno perseguiti in ogni modo e le vittime vanno aiutate e sostenute.
Io credo che la chiesa stia andando in questa direzione e non voglia più essere reticente laddove lo è stata.
Tu non lo pensi...
Siamo due intelligenze che non riescono a fare una intelligenza collettiva... Due opinioni a confronto.
che si fa?
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#50 Giacomo 2010-04-26 14:01
ah! ah! ah! bella la battuta sull'intelligenza collettiva (Per chi non frequentasse il blog di don Marco si riferisce ad una interessante discussione che abbiamo avuto sul tema internet-crescita dell'intelligenza): ti sbagli su questo punto don Marco. Il nostro confronto di opinioni sta, di fatto contribuendo ad un'intelligenza collettiva.
Siamo due intelligenze che si confrontano e non sono daccordo (mica è sempre obbligatorio!), tutto qui, e stanno esprimendo due punti di vista, ognuno con argomentazioni differenti. Non credi che questo possa aiutare l'intelligenza di chi legge a formarsi una sua opinione? Io si.

Detto ciò passiamo al tuo intervento: tu credi che la lettera ai cristiani d'Irlanda sia un bel passo avanti.
I cristiani d'Irlanda no.
Sto cercando di dirtelo dal mio primo intervento.
La frase 'Too Little Too Late' non l'ho coniata io.
Nè il sito dell'UAAR.
Nè una persecutoria lobby massonica anticattolica.
L'hanno coniata le migliaia di testimonianze di vittime che si sono sentite oltraggiate dalla mancanza d'azione della chiesa per 4 mesi e dal risultato finale, le chiamate alle radio locali infuriate, le lettere ai giornali, le manifestazioni in piazza.
A nessuno frega niente che la chiesa sia tradizionalmente lenta, o prudente, o cauta, o nessuna di queste cose: alla gente interessava avere segnali concreti. Non li hanno avuti, e nell'immaginario collettivo la parola prete è seguita sempre più spesso da pedofilo.
Non da missionario, come moltissimi sono.
Non da persona che si prende cura dei poveri, come moltissimi fanno.
Non da orecchio amico per chi ha bisogno, come moltissimi sono.
Pedofilo. Come pochissimi criminali sono.

Eppure dovresti saperlo che se fai un banchetto con porchetto arrosto e salsiccia di irgoli in 10 tavoli, e metti un pezzo di cacca su un tavolo quel piccolo pezzo di cacca da solo farà una puzza che rende irrespisabile tutto il banchetto.
Dovresti saperlo.

Sul controllo psicologico: una mia parente è diventata psicologa. Sai cosa ha dovuto fare?
Una laurea.
Dopo che ha finito una laurea ha dovuto passare un esame di stato diviso in 4 prove dove un gruppo di suoi potenziali concorrenti ha decretato che era idonea a fare la psicologa (ehm...e la laurea che ha fatto prima cosa ha decretato?).
Dopo fatto l'esame di stato ha dovuto fare un tirocinio.
Dopo fatto il tirocinio ha dovuto iscriversi ad un albo, dal quale può essere radiata in ogni momento se non ne rispetta le regole.
E deve continuamente aggiornarsi.
Nel caso di alcune specializzazioni è anche obbligatorio fare un certo periodo di terapia individuale.

Sai perchè? Se non lo sai te lo dico: PERCHE' PRIMA DI MANDARE UNO A CURARE LA TESTA DEGLI ALTRI BISOGNA ESSERE SICURI CHE LA SUA TESTA SIA A POSTO, SE NO GLI ALTRI LI SPACCA IN DUE ANZICHE' CURARLI.

Facile no?

Il prete fa un mestiere difficilissimo: CURA LE ANIME DEGLI ALTRI. Solo, e senza il conforto di nessuno se non Dio (beh, ok, questo è un gran conforto! ma intendevo senza altri umani), aiuta le persone a trovare la loro strada verso Dio, cercando di mostrargliela tramite la sue strada. PITTICCU SU CASINU!!! Io non ci dormirei la notte (e infatti non son prete).
In tutto questo un controllo psiclogico per vedere come gestisce lo stress, per vedere che non stia sviluppando devianze, per vedere che stia trovando lui un sostegno non glielo vuoi dare? Altro che caccia alle streghe e direttori d'azienda!

Per concludere: anche io frequento preti sin dalla tenera età.
Anche io ho incontrato solo non criminali.
Non ho mai proposto di criminalizzare la categoria.
Amo la mia chiesa.

E' proprio perchè la amo che sono disgustato dal modo in cui ha (mal)gestito questo problema. Un modo ipocrita, che si nasconde dietro a un dito, che non da risposte concrete, e lo accetto molto di meno quando vedo che invece su altre questioni, di ben minore importanza, la chiesa dimostra una decisione e chiarezza degne di Bruce Willis.

Dunque che si fa?

Assolutamente niente don Marco, assolutamente niente: io rimarrò della mia opinione, e tu della tua, e mi ha fatto piacere che le abbiamo messe a confronto nel rispetto.

Un saluto
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