Il papa è peggio?
La Columbia University invita e fa parlare Mahmoud Ahmadinejad, nell’America manichea, antislamica, in stato di guerra, filoisraeliana e con un gran fastidio verso il nucleare.
Quello altrui, si intende.

La Sapienza University invita Joseph Ratzinger, ma lo mette in condizione di rifiutare, nell’Italia tollerante, accogliente, in stato di pace e laica al punto da potersi permettere di non aver fastidio di nessuna opinione.
Purchè sia conforme alla propria, si intende.


È noto che io non sia una fan di Ratzinger.

E tuttavia qualcosa in questo modo di procedere non mi quadra.

Commenti  

 
#1 anticlericale 2008-01-16 21:04
Il papa e la sua organizzazione in Italia fanno il bello e il cattivo tempo, peggio che gli ayatollah in Iran. Finalmente un barlume di indipendenza dalla chiesa cattolica si è intravisto alla Sapienza.. subito soffocato sul nascere dalla stampa di regime
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#2 Michela 2008-01-16 21:09
Se l'indipendenza da una posizione ideologica si esprime chiedendo che le voci di quella posizione tacciano, siamo veramente sullo stesso piano logico degli ayatollah.
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#3 Giulia 2008-01-17 01:59
Ahmadinejad è andato alla Columbia con contraddittorio, non a tenere una lezione. Ratzinger sarebbe andato a tenere una lectio senza contraddittorio subito dopo aver detto che il processo a Galileo fu 'equo e giusto'. Aggiungi questa uscita al clima di pesantezza che si respira intorno al Vaticano, all'ingerenza della Chiesa negli affari italiani e alla francamente scarsa simpatia del personaggio in sé, e si può capire come mai studenti e insegnanti delle facoltà scientifiche si siano opposti.
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#4 Maurizio 2008-01-17 12:11
@Giulia: Quella del 'processo equo e giusto' è una cosa che il Papa non ha mai detto. Si è originata dall'attribuzione (impropria, e basta leggere il discorso citato per capirlo) di una frase di Feyerabend a Ratzinger, frase che Ratzinger ha citato in un contesto più ampio e con un significato completamente diverso da quello che gli si vuole attribuire.
Se la giustificazione al rifiuto di accogliere il Papa (già di per sé preoccupante) deve basarsi anche su delle bugie non stiamo messi bene.
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#5 Michela 2008-01-17 13:17
Ju, ti ha risposto Maurizio per quel che riguarda il sentito dire su Galileo. Mi sono letta tutto il discorso, e credimi se ti dico che il senso non era assolutamente quello, nemmeno a voler guardare male. La lettura fattane è pregiudizievole.

Mi sono letta anche la lettera di Cini al rettore, è l'ho trovata onestamente piena di argomenti sgonfi, quando non pregiudizi, indegni di uno scienziato della sua levatura.

Ratzinger è stato invitato, non si è invitato.
Che 'intorno al Vaticano' si respiri un 'clima di pesantezza' è una opinione soggettiva; anche intorno alla politica si respira un clima di enorme pesantezza, eppure Mussi è stato invitato lo stesso.
Quelle che definisci ingerenze negli affari italiani sarebbero forse potute essere argomento se Ratzinger fosse stato invitato a parlare al Parlamento, non in una università. Peraltro il testo della lectio, reso noto oggi sui maggiori quotidini, esplicita che avrebbe parlato di cultura, argomento che il rettore aveva ben specificato anche in fase di presentazione dell'invito. Come a dire che siccome ha detto altrove qualcosa che non condivido, qui dentro non può dire niente altro. Discutibile, e sicuramente poco liberal.

L'antipatia del personaggio, da me totalmente condivisa, è un argomento talmente debole per non chiedergli di non parlare che nemmeno mi spreco a ribatterlo, anche se sospetto che alla fine sia stato quello dominante.

Ju, riconosciamolo: non è stato sano dissenso, ma pregiudizievole anticlericalismo (il laicismo è un'altra cosa, non ha paura di una parola diversa). Si è voluto impedire al simbolo di manifestarsi, a prescindere da opinioni, uscite e opportunità.
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#6 Emiliano 2008-01-17 14:12
Resta il fatto che agli studenti della Columbia è stato permesso di contestare Ahmadinejad anche duramente.
Il papa non si è autoinvitato. Così come nessuno ha sospeso la sua visita.
In Italia in questo momento si sta cercando di far passare l'idea che contestare un papa sia moralmente sbagliato. Nei giorni precendenti si leggeva in giro che la contestazione avrebbe fatto fare brutta figura all'Italia, ora è stato l'annullamento a garantire la figuraccia. Mah
(e non entro nel merito specifico delle manifestazioni, che sarebbero anche potute essere sgradevoli e ridicole. Ma la libertà passa anche dal diritto di esprimere le proprie opinioni in maniera sgradevole e ridicola).
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#7 anticlero 2008-01-17 14:12
Oh, povero Papa. Lo abbiamo fatto Tacere! Adesso come farà ad esprimere la sua opinione in Italia!? Quali canali utilizzerà, povera vittima!
magari Raiuno alle 8 di sera...
Un sano anticlericalismo alla Aldo Busi e alla Thomas Bernhard, ecco cosa gli scrittori italiani dovrebbero attivare!
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#8 Michela 2008-01-17 15:44
@Emiliano, in nessuna lectio c'è contradditorio, per definizione. Chiunque fosse stato invitato a parlare lo avrebbe fatto senza interlocuzione, non è un privilegio papale, mentre nulla vietava di manifestare all'esterno, cosa che peraltro fu fatta anche durante la visita di Wojtila.
Il discorso non è che non si possa contestare il Papa, che personalmente contesto in ogni luogo opportuno e non opportuno. Il discorso è che se la richiesta di non far parlare fosse stata rivolta a Vladimir Putin (che al momento considero una delle figure più perniciose per i diritti umani essenziali nel mondo), mi sarei domandata esattamente la stessa cosa: negare spazi di espressione è la nostra forma di espressione? Sicuramente è quella di Putin.
Il fatto che di spazi ne abbia già altri non è un motivo per negargli libertà di parola alla Sapienza, proprio per quello che la Sapienza rappresenta: un luogo di confronto di idee diverse, dove qualunque pensatore può dire la sua ed essere vagliato alla luce delle idee altrui. La visita è stata annullata a mio avviso in modo molto opportuno, da un lato perchè non erano state offerte le sufficienti garanzie di non prendersi un uovo marcio in testa, il che mi sembra il minimo della cortesia per uno che viene invitato, che sia il papa o che sia l'ultimo dei minchioni. Dall'altro lato per motivi politici è una bella mossa comunicativa, perchè scatteranno manifestazioni di solidarietà e il 'mondo laicista' verrà stigmatizzato come liberticida, mentre il mondo laico non c'entra proprio nulla, semmai il mondo anticlericale. Non è la figura del Papa quella a cui si è fatta opposizione, ma le posizioni di pensiero di Ratzinger Papa: cioè è stato chiesto che non gli venisse data parola perchè le sue idee sono avverse a quelle dei firmatari (non a quello che la Sapienza rappresenta, come si è univocamente cercato di dare a intendere). A casa mia questa si chiama censura ideologica, applicata nel luogo dove ha avuto spazio e ascolto persino la setta ateo-religiosa (? sic!)degli ufologi raeliani.
Nemmeno con tutta l'antipatia che ho per Ratzinger posso considerare questa cosa come una vittoria di laicità.
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#9 Giulia 2008-01-17 16:10
Non so se possiamo considerare il Papa alla stregua di qualsiasi altro pensatore. Non perché non sia un pensatore in assoluto, ma perché nel contesto italiano, prima ancora che un pensatore, è una presenza costante ed incombente sulla scena politica italiana.

Colpa del Papa in sé? No. Il Papa fa il suo lavoro. Fa il Papa. In Italia, anche grazie al Concordato, ha spazi garantiti che in altri paesi non ha. Il Concordato, che quarant'anni fa era una garanzia di separazione, ora è un vincolo. La responsabilità di questa ingerenza è di una classe politica che pensa che la genuflessione segnali dignità morale.

Il Papa, in questo momento e nel contesto universitario, non è un pensatore. Il suo intervento viene contestato per ragioni che non hanno tanto a che vedere con la laicità dell'Università, ma con quella dello Stato. Che non esiste.

In questo caso, gli studenti de La Sapienza hanno fatto bene a protestare. Qualcuno deve farsi sentire: loro l'hanno fatto. Parlare di censura è assurdo. Si tratta di una contestazione, e le contestazioni, se motivate, sono legittime. La censura non può venire da un manipolo di studenti: se di censura si tratta, deve venire dalle istituzioni. Non è stato così.

Personalmente sono contenta che una protesta abbia avuto un effetto, per quanto non quello desiderato (perché ovviamente tutta la faccenda è stata strumentalizzata a uso e consumo di chi ha tutto l'interesse a mantenere il Papa in prima pagina). Lancia un segnale, per quanto debole: non se ne può più. Ognuno a casa sua e ognuno faccia il suo lavoro. Quando si sarà ristabilito un sereno equilibrio, il dialogo potrà senz'altro tornare ad essere disteso.
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#10 Michela 2008-01-17 17:06
Giulia, ti smentisco serenamente, il concordato non offre al papa alcun mediatico 'spazio garantito'. I giornali e i tg considerano il papa una notizia e lo trattano da tale, anche perchè i cattolici in questo Stato sono tanti, e per molti di loro è probabilmente una notizia più quello che dice il papa che le flatulenze sui canguri dei servizi di Studio Aperto.
Si può essere d'accordo o non d'accordo, ma non si può pensare che il papa non debba parlare INVITATO alla Sapienza perchè di spazio ne ha già tanto nei tg.
Il fondamento di uno stato religioso e teocratico è che solo i credenti abbiano diritto di parola.
il fondamento di uno stato laico e democratico è che tutti abbiano diritto di parola.
Può dar fastidio di cosa parla.
Può dar fastidio anche quanto parla.
Ma questo non è un motivo per dire: allora non parla, oppure che siccome parla li, non parla qui.
Se mi dici che è il Papa che non si è voluto far parlare, mi confermi solo che è stato un gesto di anticlericalismo pregiudiziale rivolto al simbolo.
(Per inciso, non è la protesta degli studenti che mi basisce, è la lettera degli insegnanti)
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#11 viviana 2008-01-17 18:26
Salve a tutti, sono Viviana e provo a dare un misero contributo alla discussione.
Per me la questione centrale è l'occasione che si è scelta per questo invito.
Io non capisco cosa ci sia di strano nel disagio che alcuni (docenti e studenti) hanno provato di fronte a questo invito… Se si vuole dialogare con il papa sul rapporto tra scienza e fede, si costruisce un'occasione appropriata e lo si invita, la sua presenza sarà pertinente. L'inaugurazione di un anno accademico è un'altra cosa. I simboli hanno la loro importanza per tutti, mica solo per la chiesa.
Se il dirigente scolastico della scuola in cui lavoro avesse scelto di inaugurare l'anno scolastico convocando il parroco del quartiere, io mi sarei sentita a disagio. e molto. ma anche se avesse invitato vladimir luxuria. scusate l'avventatezza del paragone.
Non dico che non si possa segnare l'avvio di un'istituzione laica con un momento forte, dico solo che il magnifico rettore, invece di stampare gli inviti in solitudine, poteva, più democraticamente chiedersi che effetto avrebbe sortito una iniziativa del genere. In un momento come questo.

PS: tra l’altro, diciamoci la verità, la capacità di dialogo sta a questo papa come il gorgonzola al caffelatte.
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#12 Michela 2008-01-17 19:58
Viviana, le tue motivazioni sono ineccepibili. Se si parla di opportunità della circostanza, sono perfettamente d'accordo: anche io ho trovato l'invito del tutto fuori luogo per lo stesso motivo.
Peccato che le motivazioni portate dal professor Cini nella sua lettera non fossero queste, tanto da farmi pensare che - inaugurazione o meno - il casino ci sarebbe stato esattamente nella stessa misura.
Anche sull'incapacità di dialogo di Ratzinger posso serenamente concordare; ma se il suo livello di intolleranza viene assunto a misura del nostro, non c'è nulla che alla fine differenzi la nostra visione da quella fanatica di un capo religioso. Cambia solo il dio.
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#13 viviana 2008-01-17 20:20
michela, grazie per la risposta.
concordo.
partecipo per la prima volta, ma ho letto alcuni dei tuoi post con attenzionee, apprezzo molto l'acutezza e lo stile: volevo dirtelo.
ciao
viviana
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#14 marzia 2008-01-18 20:06
trovo il paragone parecchio insensato, permettimi.
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#15 Michela 2008-01-18 21:10
Ma sarei curiosa di sapere il perchè.
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#16 Matteo 2008-01-19 19:32
Il linea teorica il tuo discorso non fa una grinza, anzi! Ma il Papa, questo Papa precisamente, che è guida spirituale, luminare, accademico, professore, bacchettone, capo di stato, personaggio mediatico, opinionista, politico e confessore allo stesso tempo, merita un trattamento differente dall'ultimo dei minchioni che citi in un commento, semplicemente perchè ultimo dei minchioni non è: ed è troppo comodo fare il Papa la domenica e il mercoledì, il capo di stato alla Sapienza, il politico nei Tg, il legislatore nei dibattiti su famiglia e Dico...non è che Ratzi vuole la botte piena e la moglie ubriaca? (che detto ad un Papa non è male eh...) Perchè dobbiamo dargli solo i benefici guadagnati dalle cariche che arbitrariamente gli sono state conferite più o meno ufficialmente, escludendo tutti gli handicap che farle conivere tutte comporta?
Ho provato ad argomentare meglio sul mio blog, se passi di là mi fa piacere.
Un bacione
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#17 medo 2008-01-20 20:00
E' chiaro che chi si occupa della comunicazione per Ratzinger, sa farlo. Chi lo fa per Ahmadinejad, mica tanto.

Se uno non capisce queste cose, non ha capito un cazzo (senza offesa).
Tutti i discorsi su presunta civiltà o tolleranze son tutte stronzate inutili.
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#18 Michela 2008-01-20 20:40
Medo, l'efficacia della comunicazione papale è a doppio taglio: il modo in cui sta funzionando coincide con quello che sta comunicando: tanto più efficace è il primo, tanto più deleterio è il secondo.
Ruini-Richelieu che organizza il solito teatrino di piazza per giocare a chi ce l'ha più lungo è la prova che quello che non va è nel messaggio, non nella comunicazione: quella funziona benissimo.
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#19 Nicola 2008-01-20 23:45
Non sono probabilmente abbasatanza competente in materia, ma ritengo che le opinioni vadano sempre ascoltate. I mass media italiani danno voce e visibilità ai peggiori criminali, non capisco lo scandalo di far parlare il Papa all'inaugurazione dell'anno accademico, peraltro come detto già da Michela è stato invitato, non si è proposto...
Concordo sul fatto che non sia la persona più simpatica possibile ma da qui a creare 'sto putiferio...
E per chi non l'avesse notato,che si creda o no nella religione cattolica,l'Italia è una nazione con radici fortemente cristiane...Questo è un dato di fatto, e questo in sè è già un buon motivo per ascoltare cos'ha da dire il Papa; credo poi che gli studenti universitari,avendo perlomeno 19 anni, siano totalmente liberi di condividere o meno quanto il Papa dice, ma qual'è il problema di lasciarlo parlare?non fa il lavaggio del cervello...non a ragazzi di 20 anni di certo...
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#20 Massimiliano 2008-01-22 16:11
Michela,

il fatto stesso che si faccia una dibattito -una polemica in verità, soprattutto dalla parte 'lesa'- su una cosa di questo genere è sintomatico.
Una personalità di un'importante Istituzione era stata invitata a tenere un discorso presso la Sapienza e, in seguito a un dissenso pubblico e manifesto, iniziato da una lettera inviata da alcuni professori al Rettore, la stessa autorità che aveva ricevuto l'invito lo ha (poco) cortesemente rifiutato. Si badi, non è stata messa in condizione di: ha rifiutato. Nonostante l'appoggio (sic!) del governo e -operazione mediatica premeditata- potendo poi ribadire il suo pensiero, naturalmente senza contraddittorio, da piazza San Pietro, cosa che peraltro avviene ogni (santa) domenica.

Il fatto, poi, che in 'nessuna lectio c'è contradditorio' spiega bene il contesto, ed è un paradosso che poi si affermi che la Sapienza è 'un luogo di confronto di idee diverse, dove qualunque pensatore può dire la sua ed essere vagliato alla luce delle idee altrui': questa è la definizione di contraddittorio che -invece- viene negato a priori.

La verità è ancora più semplice: una parte importante di chi quotidianamente lavora alla Sapienza ha ritenuto di dover esprimere il proprio pensiero sull'opportunità di quella 'lectio'. Innanzitutto, non è già questo esercizio della libertà di espressione della quale tutti (compreso questo blog) si professano strenui difensori? E poi: un intervento del Papa (perché di lui si parla) non sarebbe stato proprio allora opportuno in un simile contesto? E' cosa nota che la dialettica si fonda sulla diversità di opinioni, non solo verso la Chiesa ma anche da parte di essa... ma era una lectio e quindi non sottoposta a questi rigidi vincoli. Meglio il pulpito di San Pietro.

A proposito dell''antefatto', ossia il discorso di Papa Ratzinger circa la vicenda di Galileo, aldilà delle interpretazioni più o meno libere che sono state postate mi pare sufficientemente univoco, e inserisco il link per evitare commenti (ilsole24ore.com/.../...).
E' appena il caso di ricordare che, a cercare a tutti i costi giustificazioni e argomentazioni senza esprimere un giudizio di responsabilità su cio' che è stato si da l'idea di voler fare del revisionismo. Ma tant'è, in America lo chiamerebbero primo emendamento.


Infine -last but not least o, se preferite, dulcis in fundo- suona un po' strano tutto questo vittimismo da parte di chi pretende di legiferare in un Paese laico (cfr. Mons. Bagnasco), di chi vuole imporre le proprie leggi a chi non ha la stessa opinione, di chi insomma le regole è abituato a farle ma non a rispettarle.

Ma siamo in Italia, e quindi niente di nuovo sotto il sole.
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#21 Michela a massimiliano 2008-01-22 17:05
Massimiliano, grazie di essere intervenuto qui.
Non entriamo nel merito del fatto che fosse l'inaugurazione di un anno accademico e che io rettore mai avrei invitato il papa in quella occasione, per l'alto valore simbolico della cosa. L'ho già detto e non è il caso di ribadirlo.

Affrontiamo invece il resto:
il fatto che una lectio sia per definizione senza contradditorio non nega affatto che il confronto sui contenuti ci possa essere, anche se non necessariamente in modo contestuale. La Sapienza non è la cattedra di Pietro, non ci sono pronunciamenti irreformabili da quel pulpito; perciò chi ha dato a intendere che siccome il papa (come chiunque altro in quel contesto) sarebbe stato senza contradditorio allora si sarebbe trattato di una 'pontificazione', ha compiuto una bassezza informativa sapendo di compierla. Pretendere il contradditorio era pretestuoso, di chiunque si fosse trattato. Ma onestamente possiamo anche ammettere che a chiunque probabilmente non sarebbe stato chiesto.

In merito alla legittimità della contestazione, ci mancherebbe che dicessi che non è legittima, io avrei fatto anche di peggio: ma lo avrei fatto con l'alta consapevolezza che tra contestare un contenuto e contestare una persona ci sono enormi differenze, e enormi conseguenze.

Il primo caso presumerebbe che il contenuto almeno venga prima espresso, la seconda invece non ha questa necessità, dato per assodato che il problema non è il cosa, ma il chi.

Però, se davvero è il 'chi' a non essere gradito - e mi pare evidente, visto che il cosa non era noto e nemmeno si riteneva legittimo che venisse reso noto in quel contesto - a me non pare nè illogico nè tantomeno scortese che il 'chi' in questione rifiutasse l'invito.

Se davvero però è stato un rifiuto alla persona, questo significa solo una cosa: si ritiene che alla Sapienza ci siano persone che non possono andare a parlare, a prescindere da cosa abbiano da dire, persone alle quali non si riconosce la dignità di interlocutori.

Questo è un problema, ed esaspera un conflitto tra posizioni che mai come oggi hanno avuto urgenza di confrontarsi, visto che rappresentano comunque, che ci piaccia o meno, parti significative della cultura di questo paese. Adottare un atteggiamento ideologicamente dogmatico, da qualunque parte lo si faccia, è sempre criticabile. Se lo fa il papa, e ho perso il conto di quante volte lo ha fatto, mi indigno come cristiana e lo scrivo dovunque me lo facciano scrivere. Se lo fanno alla Sapienza, mi indigno come laica.
E mi domando alla fine dove sta la differenza, se i metodi sono identici.
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#22 luigi 2008-01-22 18:35
Non volevo intervenire ma il commento di Massimiliano mi spinge a farlo perché tocca un punto della questione che mi ha particolarmente colpito e che è stato in gran parte ignorato o talvolta solo accennato.

I 67 “professori universitari” (???!!!!!!) per sostenere il loro pregiudizio, nella famosa letterina hanno attribuito al papa la posizione di Feyerabend su Galileo, solo perché è stato citato nel discorso del papa.

Il papa oltre al filosofo della scienza Feyerabend (filosofo agnostico scettico) cita anche Weizsacker e soprattutto Bloch (marxismo romantico) tutti su posizioni lontanissime da quelle della chiesa e del papa.
La frase “incriminata” ( di Feyerabend non del papa) è questa :

“Egli (ndr Feyerabend) scrive: «La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione»”

Il papa commenta questa e le altre citazioni come segue:

“Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande”

Praticamente l’opposto di quello che si è voluto far credere.


Che questo sia frainteso da Massimiliano (che pure da il link corretto e quindi suppongo lo abbia letto…???!!!!…) da un Luigi qualsiasi o da qualche studentello facilmente strumentalizzabile è comprensibile e non stupisce cosi tanto; ma che stia scritto in una lettera indirizzata a un rettore e abbondantemente firmata da soloni universitari è un insulto all’Università e alla ragione.

Che la causa sia il pregiudizio, la superficialità,l’ottusità mentale o tutte e tre poco importa.
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#23 Massimiliano 2008-01-22 23:08
Ringrazio per le tempestive risposte che mi danno l’occasione per chiarire alcuni punti, visto che l’attenzione di Michela e Luigi si è soffermata su aspetti a mio avviso marginali.

Innanzitutto, credo che si possa affermare senza timore di smentita che l’oggetto della contestazione fosse il messaggio, ossia il contenuto, che la persona invitata avrebbe dato. Infatti, in una situazione come quella, il tenore dell’intervento era facilmente prevedibile e non poteva scindersi dall’autorità chiamata in causa. Per intenderci, se in un dibattito sull’interruzione volontaria della gravidanza si propone l’intervento del Papa, credo che non sia difficile intuire quello che sarà il suo orientamento. Di conseguenza, direi che non si tratta di un rifiuto a “chi”, ma piuttosto al modo di pensare dell’autorità che rappresenta, vieppiù in una sede laica e adogmatica come un’università.

A proposito della lectio, è ovvio che ci puo’ essere un confronto a posteriori. E’ tuttavia altrettanto ovvio che alla Sapienza cio’ non ci sarebbe stato semplicemente perché Ratzinger non andava li’ a fare una lezione (in senso classico, dove il confronto c’è e ci deve sempre essere!), ma ad esporre sic et simpliciter il suo peraltro noto punto di vista. Da questo lato l’intervento dei professori era più che normale, come in ogni istituto retto in maniera democratica: le scelte non piovono dall’alto ma vengono discusse, e in ogni caso si puo’ legittimamente (e pubblicamente, il che conferisce maggior credibilità all’atto) esprimere un dissenso. Anzi, proprio questo frangente forniva l’opportunità per un confronto vero e, piuttosto che trincerarsi in un atteggiamento da “vittime dell’oscurantismo e del laicismo”, una quasiasi persona dotata di intelletto e buonsenso (non solo Ratzinger, quindi) avrebbe fatto un passo indietro e dimostrato che le intenzioni erano altre che pontificare. Naturalmente, per fare questo, occorre averle sul serio le intenzioni.

Aggiungo, come semplice postilla, che non è affatto ininfluente che il Papa –o meglio, tutta la gerarchia ecclesiastica– abbia la possibilità di far sentire le proprie ragioni in altre sedi, più o meno opportune, per semplici ragioni di equità e di opportunità sulle quali mi sembra inutile soffermarsi: è un punto di vista noto e notorio, che non risparmia pesanti interferenze sulla vita pubblica del Paese che niente dovrebbe avere a che fare con questioni religiose.

Per me era questo un punto più centrale, piuttosto che la distinzione tra “chi” e “cosa”; un altro punto centrale, ancorché fuori dall’oggetto della discussione, lo sintetizza bene Luttazzi quando dice (a proposito di Wojtyla) se non giochi al gioco, non fare le regole...


Per rispondere a Luigi, evidentemente l’intervento di Ratzinger si puo’ liberamente interpretare, tuttavia il senso mi pare abbastanza chiaro: a partire dall’incipit, in cui si parla dei “limiti della scienza”, alla separazione fittizia Galileo-Chiesa (“Galileo appare come vittima di quell'oscurantismo medievale che permane nella Chiesa”) e Bene-Male, fino ad arrivare al climax delle citazioni Bloch-Feyerabend-Von Weizsacker (riassumendo, il sistema eliocentrico che “si fonda su presupposti indimostrabili”, la sentenza della Chiesa contro Galileo “razionale e giusta” e il parallelo tra Galileo e la bomba atomica), tutto è indirizzato a una visione orientata dei fatti col fine –quantomeno– di giustificarli.
Ora, non è mio compito spiegare a Luigi l’intervento; nemmeno posso pensare che una chiave di lettura cosi’ chiara, a quanto pare, anche per Luigi, sia stata fraintesa cosi’ clamorosamente dai “soloni”... proprio tutti, e non solo loro, visto che a loro si sono unite altre personalità, da ultimo la Levi-Montalcini ad esempio. Tutti superficiali e vittime di pregiudizi? Suvvia, si abbia un poco di modestia e di umiltà, ché forse si è frainteso: a mio modesto giudizio è illuminante (se mi passate la battuta) un passo centrale con il quale Ratzinger, per bocca di Bloch, getta la maschera: “[...] un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo”. Insomma, for dummies, Galileo è stato un incidente di percorso (non riconosciuto), ma la strada era (ed è) quella giusta.

L’ultima frase, citata da Luigi, è semplicemente in linea con questa lettura tanto che si parla della fede inscritta in “una ragionevolezza più grande” [di quella di Galileo].

Per riprendere Michela –mi scuso per l’inusuale lunghezza del post!– l’argomento si presta bene a evidenziare come sia difficile non solo trovare occasioni di confronto, ma soprattutto cercarle nell’ottica di una dialettica costruttiva e aperta al dubbio.
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#24 Michela 2008-01-23 16:31
:
credo che si possa affermare senza timore di smentita che l'oggetto della contestazione fosse il messaggio, ossia il contenuto, che la persona invitata avrebbe dato. Infatti, in una situazione come quella, il tenore dell'intervento era facilmente prevedibile e non poteva scindersi dall'autorità chiamata in causa. Per intenderci, se in un dibattito sull'interruzione volontaria della gravidanza si propone l'intervento del Papa, credo che non sia difficile intuire quello che sarà il suo orientamento.


Massimiliano, presumere che cosa una persona dirà su un dato tema prima che lo dica a casa mia si chiama pregiudizio. Ratzinger non è stato chiamato a parlare di aborto, ma di cultura, e poichè non esiste nessuna dottrina della Chiesa sulla cultura, dire di sapere cosa avrebbe detto Ratzinger in merito non ha alcun presupposto. Se uno parte dalla posizione antisocratica del 'So di sapere', direi che l'aggettivo 'adogmatico' proprio non gli si può applicare. Ma anche ammettendo che quello che pensa personalmente il papa della cultura sia noto, non riesco a capire perchè il fatto che abbia già spazi per dirlo sia un motivo per non farglielo dire alla Sapienza.

Quando scrivi che:
:
il Papa -o meglio, tutta la gerarchia ecclesiastica- ha la possibilità di far sentire le proprie ragioni in altre sedi, più o meno opportune, per semplici ragioni di equità e di opportunità sulle quali mi sembra inutile soffermarsi: è un punto di vista noto e notorio, che non risparmia pesanti interferenze sulla vita pubblica del Paese che niente dovrebbe avere a che fare con questioni religiose.


mi fai capire che quello che crea problema è tutto quello che dice il papa, non quello che il papa avrebbe detto alla Sapienza. Quindi è una posizione di resistenza ideologica, non c'entra niente l'opportunità: il papa, questo papa, alla Sapienza praticamente è sempre inopportuno. Ma soprattutto mi fai capire che nella tua visione non c'è in atto uno scenario di pluralismo culturale in cui tutte le posizioni possono godere dello stesso ascolto e dignità (anche quella cattolica, voglio sperare), ma c'è invece un processo, una guerra sociale in atto, dove una parte ha già tanto modo di 'far sentire le proprie ragioni', un modo di esprimersi che a me richiama alla mente un tribunale, non una università.

Sei nella logica dello scontro ideologico, non del confronto accademico.
La stessa posizione dei 63 firmatari della richiesta.
La stessa posizione che critico in gente come Ruini, Bagnasco, Biffi, Ratzinger e compagnia orante.
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#25 Massimiliano 2008-01-23 20:19
Credo che tu abbia semplificato un po' troppo. Una cosa è il pregiudizio (senza scomodare Socrate), un'altra è valutare l'opportunità di determinate cose.
Le interferenze -per usare un eufemismo- della Chiesa nella vita pubblica dello Stato andrebbero analizzate in maniera decisamente più articolata, e non è neanche il caso di precisare che il problema non è 'tutto' quello che dice il Papa (quindi la Chiesa) in termini assoluti. In termini specifici, è vero che questo Papa, più del suo predecessore, è spesso inopportuno, ma su questo dovrebbe interrogarsi la Chiesa, non il mondo laico. Non lo farà.

Su questo punto, che ancora una volta mi pare più pregnante, l'Italia vive una condizione del tutto singolare. Lavorando in Francia praticamente tutto l'anno posso assicurarti che qui un 'affaire' come è stato montato per Ratzinger-La Sapienza non sarebbe successo, soprattutto non sarebbe permesso alle gerarchie ecclesiastiche -le stesse da cui tu prendi le distanze- di suscitare tanto clamore. Si sarebbe trattato di un rifiuto, punto e basta, poi ognuno al suo posto.


Parli di pluralismo culturale e di scontro ideologico. Ribadisco che il Papa poteva comunque andare alla Sapienza per dimostrare che era stato vittima di pregiudizio, se avesse voluto. Ma non l'ha fatto. In questo modo avrebbe non solo smentito la mia posizione (di poco conto, lo ammetto), ma soprattutto avrebbe mostrato un'apertura al confronto e all'INcontro ideologico che tu giustamente difendi, seppur con l'esempio sbagliato. Questo avrebbe potuto e dovuto fare, in virtù anche di cio' che DOVREBBE rappresentare: certamente, se di scontro si tratta, non si è certo tirato indietro.

Quando verranno invitate a parlare autorità non religiose (o di religione non cattolica) a S. Pietro, allora si potrà iniziare a parlare di parità di espressione.
Tu stessa, Michela, sai bene che cio' non accadrà.


E' pacifico che sono d'accordo coi firmatari della richiesta; tuttavia mi sfugge il parallelo tra i medesimi e Ruini & C. e Ratzinger su tutti, che ha la dote molto mastelliana e poco divina di avere torto e ragione allo stesso tempo.
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#26 Michela 2008-01-23 21:34
Massimiliano, non mi hai risposto. Eppure la domanda era semplice.
Dato che non esiste una dottrina cattolica sulla cultura, e quindi nessuno può sapere cosa dirà Ratzinger sulla cultura alla Sapienza, è un pregiudizio o no chiedere che non parli sulla base della presunzione di sapere già cosa dirà?

Per il resto, mi pare ridicolo anche solo dover esplicitare che La Sapienza non è il posto dove la Chiesa debba fare autocritica dottrinale, nè nessuno ha il diritto di pretenderla, altrimenti mi verrebbe da dire che certe pretese laiche sono ingerenze nei fatti della Chiesa, un po' come Pannella che pretendeva il funerale per Welby, ma questa è un'altra storia.
Che poi questo Papa, addirittura più del suo precedessore, sia spesso inopportuno è una opinione talmente soggettiva e discutibile e vaga e non motivata che non posso prenderla in considerazione in un contraddittorio, per il semplice motivo che credo tu volessi semplicemente intendere: 'quello che dice il papa è opposto a quello che penso io, e mi da enorme fastidio che possa dirlo dove gli pare e piace'.
Inopportuno è uno che rutta alle sue nozze invece di dire 'lo voglio'.
Inopportuno è uno che dice congratulazioni invece che condoglianze. Inopportuno è uno che dice o fa qualcosa di non attinente nel posto sbagliato.
Uno che dice come la pensa non è inopportuno quando viene invitato a dirlo nel posto dove si insegna a pensare, e a pensare liberi, anche quando il pensiero da fastidio, anzi soprattutto quando da fastidio, e qualcuno può insinuare che lasciarlo esprimere sia inopportuno.
Anche esprimere la posizione della Chiesa su questioni che hanno rilevanza sociale non è inopportuno, esprimere un'etica è il suo mestiere.
Inopportuno è piuttosto il parlamentare che si dimentica il suo ruolo e agisce sulla base di quelle indicazioni dimenticandosi che è lì per servire l'etica di tutti, non solo quella di una parte. Inopportuno e opportunista, se si lascia ingerire. Pensare che la Chiesa debba tacere perchè poi c'è chi le da retta è assolutamente illogico, oltre che censorio.
In ultimo, dire che il papa non va fatto parlare perchè in Vaticano chi la pensa diversamente non può parlare è un argomento becero. La Chiesa ha una impostazione dogmatica e dottrinale, non è un luogo di libertà del pensiero. Se chiedi parità, non fai che darmi ragione quando dico che siamo davanti a due dogmatismi a confronto. Un po' come dire che i musulmani qui non possono avere moschee, perchè da loro non ci fanno costruire chiese cristiane: fare dell'inciviltà altrui il metro di costruzione della propria è infantile e decisamente poco illuminista.
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#27 Massimiliano 2008-01-23 22:45
Michela, mi fa piacere aver avviato un dibattito con una persona come te, pur non volendolo, solo non vorrei spingermi oltre i limiti di... opportunità del tuo blog!

Credo di aver già risposto indicando l'evento scatenante, ossia la lettera dei professori in risposta al discorso di Ratzinger su Galileo, sul quale ho già scritto. Semplicemente, è stato giudicato inopportuno invitare in una sede laica un Papa che è l'espressione più intransigente della Chiesa di oggi.
Oltre che le cose da te citate, ci sono altre categorie di inopportunità meno superficiali. Inopportuno è un cardinale che pretende di imporre una legge a uno Stato laico, vedi le continue esternazioni e pressioni sul governo circa le coppie di fatto. Inopportuno, per usare un altro eufemismo, è pretendere di dare ordini sulla 194, e guardacaso sono sempre maschi che parlano, per di più preti! (almeno su questo sarai d'accordo, come donna, o è a doppio taglio anche il tuo post su tale argomento?) Inopportuno è parlare di 'sfilacciamento del Paese' quando lo Stato tenta di perseguire scelte etiche e laiche in difesa dei diritti di equità e libertà, senza privare chi crede di operare altre scelte. Se io credente voglio sposarmi in Chiesa chiedo logicamente questo diritto, ma non impedisco a chi non la pensa come me di (non) sposarsi come vuole. Inopportuno, per non dire altro, è concedere una sepoltura a Sant'Apollinare in Roma a uno dei criminali della banda della Magliana.
Come vedi il concetto di opportunità è tutt'altro che vago e soggettivo, almeno spero. E, salvo Sant'Apollinare, investe direttamente le responsabilità di Ratzinger.

Quindi, non mi da fastidio che il Papa dica cio' che pensa e lo dica dove gli pare, del resto io sto esercitando, su un libero e piccolo blog, lo stesso elementare diritto. Ma mi da molto più fastidio che pretenda di imporre il suo (loro) modo di pensare e non perda occasione per manifestare queste imposizioni.
Guarda che alla fine la differenza sta tutta qui: un conto è accettare uno scambio di visione, di etica e di operare scelte intime, altro conto è intervenire nelle scelte dei singoli e giudicarle aprioristicamente: se credi, allora fai come dico perché sono l'autorità, se non credi devi fare lo stesso come dico perché ho ragione io.
Tutto questo, abbi pazienza, in uno Stato moderno e laico è inaccettabile, e non a caso ho fatto l'esempio della Francia.
So che su questo non sarai d'accordo, quindi non mi ci soffermo oltre.

L'esempio delle moschee è chiaro, mi trova d'accordo, ma è fuori contesto. Non ho mai detto che il Papa non vada fatto parlare: non solo ho ripetuto più volte che ha lui deciso di non farlo, ma anzi ha perso a mio modesto avviso un'occasione per far cambiare idea a persone come me.

Rispondendo con la tua stessa vena provocatoria, se è vero -come affermi- che la Chiesa ha una impostazione dogmatica e dottrinale e non è un luogo di libertà del pensiero, che senso ha interloquirci?
E se ha un senso, perché non farlo anche coi Talebani?

Un caro saluto.

PS: riguardo a Welby (il dibattito prende pieghe insospettate...) Pannella non è del tutto pazzo e, si', la cosa poteva forse essere inopportuna. Personalmente, pero', preferirei una Chiesa inopportuna e rispettosa di quei principi di misericordia, pietas e amore per il prossimo che un lontano Gesù ha professato, anziché il tempio che rigurgita salmi di schiavi e dei loro padroni che è diventata.
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#28 Michela a massimiliano 2008-01-23 23:38
Massimiliano, ti ringrazio io di aver voluto discutere con me, perchè mi dai l'occasione di difendere il diritto a parlare di una persona che, al di là del rispetto che come credente offro al ruolo, non stimo per nulla e di cui non condivido in nessun caso il modus. Qualcuno si salverà questa conversazione per prendermi per il culo alla prima cena tra amici dandomi della ratzingeriana. :P

Ma tornando a noi, vedo emergere il vero nodo della resistenza sapientina: il problema è il ruolo della Chiesa nella società italiana.
La Chiesa nella società c'è, e rappresenta una forza culturale molto significativa, che ha dottrine precise in ambito religioso e morale. Pensare che non le debba esprimere è inverosimile.
Ma la chiesa non fa leggi.
Il Parlamento fa leggi.
Frasi come 'un cardinale che pretende di imporre una legge a uno stato laico' non significano nulla. Nessun cardinale ha mai scritto una legge dello stato.
Quelle che chiami continue esternazioni sono un atto perfettamente legittimo della Chiesa in quanto soggetto presente nella comunità.
Il problema della laicità riguarda i laici, la Chiesa non deve essere laica, nè avere una visione laicale. Secondo la tua logica è gente come Buttiglione o la Binetti che non dovrebbero essere invitate a parlare alla Sapienza, perchè usano il ruolo parlamentare come testa di ponte per l'esercizio assolutista delle loro convinzioni religiose.
'inopportuno pretendere di dare ordini sulla 194' è un'altra frase senza fondamento. Se la Chiesa potesse dare ordini, la 194 non sarebbe mai nemmeno entrata nell'ordinamento giuridico italiano. La semplice esistenza di quella legge è la prova che la Chiesa non solo non da ordini, ma quando li da, chi non vuole fa il contrario, referendum docet. Se per te dire che l'aborto è un omicidio, cosa che rientra nella coerenza della dottrina secolare della Chiesa, significa 'dare ordini', credo che il problema sia di chi interpreta una posizione dottrinale come un ordine, e lo esegue. Sono i laici che devono fare i laici, esprimere posizioni forti su temi etici non è fare pressione, è il gioco democratico delle visioni del mondo. La Chiesa ne ha una forte, forse sarebbe un buon esercizio di laicità domandarsi perchè l'altra o le altre non hanno la stessa efficacia comunicativa.

Interlocuire con la Chiesa anche se ha posizioni dogmatiche significa riconoscere il peso dei valori che rappresenta nella società italiana, valori che sono propri anche di milioni di persone che li condividono pur non avendo sistemi di dialogo dogmatici nè dottrinali. Vorrei considerarmi tra queste, e forse per questo mi offende che il diritto di parola del Papa sia stato contestato, perchè in fondo quello che mi pare si voglia negare è il diritto di cittadinanza a quei valori. Non è Ratzinger, è la Chiesa che deve tacere. Sono i credenti che devono smettere di scassare le balle: questo è il messaggio che passa, ed è un messaggio terribile, che mi lede.
Prendi ad esempio la mia posizione sull'aborto: è assolutamente radicale. Sono contraria, il concepito è persona umana dal primo istante e se fosse per me non esisterebbero le condizioni sociali per cui una legge come la 194 possa essere considerata necessaria: niente nel mio articolo lascia supporre che io sia a favore dell'aborto, non a caso l'ho pubblicato tale e quale senza censure anche sulla rivista della mia diocesi. Puoi condividerlo o non condividerlo, ma se mi sentissi dire che non posso affermarlo perchè questo è uno stato laico... povero stato, povera laicità.
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#29 tonina dedoni 2008-01-24 10:53
Cara Michela, sono la Consigliera di Parità della Provincia di Cagliari e per l' 8 marzo sto organizzando un convegno che avrà per tema donne e lavoro. Mi farebbe piacere averti come relatrice e nostra gradita ospite (le spese della tua partecipazione saranno infatti a carico dell'Ufficio della Consigliera).
Possiamo ancora concordare la data.
Saluti
Tonina Dedoni 335376469
Questo messaggio è stato inviato accompagnato a questo articolo perchè non ho ricevuto conferma dell'invio fatto alla tua casella di posta.
Saluti
Tonina
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#30 Massimiliano 2008-01-24 16:17
Finalmente ci siamo arrivati: il problema è il ruolo della Chiesa nella società italiana. La società civile, intesa come insieme di regole e costumi di un gruppo di persone, è dinamica e in evoluzione. Di conseguenza, le regole e le risposte devono cambiare anch'esse per poter stare al passo coi tempi. Una Chiesa che si rifiuta di accettare questi cambiamenti (come, ad es., per le coppie di fatto) non solo si allontana dalla Società civile, ma si prepara un isolamento per la sua incapacità di dialogo. Da questo punto di vista, il fatto che ci sia sempre meno interesse e partecipazione soprattutto dei giovani alle 'questioni religiose' non è solo da interpretare, semplicisticamente, come un segno della corruzione dei tempi moderni, ma piuttosto come un'incapacità di un'Istituzione a dare le risposte e offrire un vero sostegno.

La società oggetto della missiva della Sapienza, pero', è altra cosa. E' la società politico-economica, la società dei partiti.
Francamente, non mi aspettavo che apparissi cosi' ingenua da affermare che 'nessun cardinale ha mai scritto una legge dello stato'... a parte che la cosa andrebbe verificata!, ma il Parlamento è costituito da partiti, i partiti sono costituiti da persone riconducibili a correnti politiche e, almeno per un quarantennio, la corrente di pensiero dominante in Italia è stata la Democrazia Cristiana. Ancora più ingenuo è il tuo riferimento alla 194 sulla IVG, argomento che si ritorce contro quello che cerchi di dimostrare: proprio in Italia questa legge (se posso permettermi -anche in vista del convegno alla quale sei stata invitata per l'8 Marzo- riporto il link 'neutro' di Wikipedia it.wikipedia.org/wiki/Aborto_(legislazione)) è stata introdotta proporio dalla società civile visto che il Parlamento non ne voleva sapere ed è un caposaldo di ogni democrazia moderna. 'Con l'eccezione di Italia, Portogallo e Irlanda, la pillola abortiva Mifegyne (RU-486) è registrata in tutti i paesi dell'Europa occidentale fin dal 2000' (www.svss-uspda.ch/it/italia.htm). Ammetto che avrei dovuto postare altrove questo intervento.

Ancora una volta il punto cruciale è eluso: il fatto che la Chiesa la pensi in un modo (tradotto: che abbia un'opinione), non nega che possa legittimamente manifestarla ma non implica che debba ergersi a verità su quel punto. Guarda che è più semplice di quel che sembra; e se lo stato 'laico' è debole e non si difende abbastanza, come insinui, questo non da il diritto a intromissioni. Forse che l'Italia pretende di legiferare sul Vaticano? Forse che il governo impone uno stile di vita ai cardinali dicendogli cosa possono fare e cosa non possono fare in materia di scelte personali? L'Italia è un'anomalia, ti ripeto che in altre nazioni è semplicemente impossibile un'ingerenza di questo genere e di simile portata. Tu citi l'on. Buttiglione & C.: spari sulla Croce Rossa, Michela... eppero' sono una propaggine meno innocua di quel che sembra che porta avanti, in politica e nel governo -come vedi- le ideologie ecclesiastiche con fini tutt'altro che etici e sociali.

Parliamoci chiaro: noi qui stiamo (seppur animatamente e con piacere, almeno da parte mia) disquisendo in termini astratti e di pensiero, ma l'applicazione da parte dei soggetti politici e 'religiosi' è di ben altro livello, ossia economico e di potere. O no?

Mi spiace dove leggere, poi, una frase come 'se fosse per me non esisterebbero le condizioni sociali per cui una legge come la 194 possa essere considerata necessaria', perché esprime senza coperture dialettiche un modo di essere che indica più di un'opinione, di un punto di vista, e che vela tutta la disponibilità alla tolleranza della quale -a parole- siamo tutti campioni. Tu puoi ritenere che la vita inizi anche dalla sera in cui vai a letto con una persona: è un'opinione come un'altra. Ma non puoi far assurgere un'opinione a regola per tutti: nessuno ti obbligherebbe, se mai ti dovessi trovare nella circostanza, ad interrompere una gravidanza. La legge esiste, ma non è un'imposizione e il credente continua ad orientarsi secondo coscienza o secondo i dettami della fede, se preferisce. Esattamente come per i 'Dico', anche se preferisco parlare di PACS...
Con la tua frase neghi proprio questa libertà di scelta, solo ed esclusivamente perché a tuo avviso è cosi'.

'Non è Ratzinger, è la Chiesa che deve tacere. Sono i credenti che devono smettere di scassare le balle: questo è il messaggio che passa, ed è un messaggio terribile': i credenti, i VERI credenti, non scassano niente e seguono intimamente cio' in cui credono, perché le Crociate sono finite.
Almeno, cosi' preferisco credere.


Non sono credente, e proprio per questo non ho mai pensato di negare il diritto a quei valori che tu declami e che in ultima analisi sono gli stessi valori su cui uno stato laico si fonda: rispetto per il prossimo, non discriminazione per colore della pelle, razza, credo religioso, politico e condizione sociale, uguali possibilità per tutti.
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#31 Michela a massimiliano 2008-01-26 11:45
Massimiliano, credo che la maggioranza dei fraintendimenti, sia qui che alla Sapienza, nasca da quello che i laici si aspettano che la Chiesa debba essere o debba fare: nessuno può chiedere a un organo che nasce assolutista di diventare relativo in nome del procedere dei tempi.
La Chiesa fa la Chiesa.
Il resto spetta agli altri.
Cosa poi facciano o debbano fare i VERI credenti, credo che supporlo sia di una presunzione tale che solo Ratzinger arriva a fare altrettanto nei suoi momenti migliori. Solo che dire agli altri cosa devono fare è il suo mestiere di papa assolutista, non il tuo di laico. ;-)
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#32 Massimiliano 2008-01-27 18:19
Michi (scusa se mi permetto), infatti ho detto che i veri credenti seguono intimamente cio' in cui credono, mi sembra un complimento!

Comunque, aldilà di tutto, è stato un positivo scambio di vedute.
Buona domenica :-)
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#33 giordano bruno 2008-02-03 17:08
la democrazia e' avere anche chi contesta un potere, come lo e' quello vaticano. La monarchia assolutista questo non puo' comprenderlo perche' non ha la radice del dialogo nel suo dna
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#34 Marco Bastianello 2008-02-06 18:47
Il Papa non è stato cacciato, non è voluto venire. Dovevamo forse impedire agli studenti di contestarlo?
P.S. Forse è stato sbagliato che chi protestava chiedesse al Papa di tacere ma non mi par proprio che non abbia mezzi per farsi sentire. Ecco perchè trovo grottesco chi parla di un 'Papa censurato'
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