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teologia

 

Mi fa notare Dorian, che si rivela così assiduo lettore del Giornale di Feltri, che Vittorio Sgarbi stamattina è incorso nella gaffe teologica per cui già brillarono Ferrara a suo tempo e recentemente anche Pannella: confondere la nascita senza peccato originale di Maria (altrimenti detta Immacolata Concezione) e il concepimento di Gesù per opera dello Spirito Santo (altrimenti detto Incarnazione). Sgarbi, esagerato come sempre, decide di aggiungere una castroneria teologica in più: dicendo che Caselli si crede "perennemente vergine, come la Madonna" non intendeva che il giudice si ritiene illibato, ma che si ritiene senza peccato originale, cioè Immacolato, il che implicherebbe pure il "non sbagliare" mai. Purtroppo per questo novello teologo, l'insegnamento sul dogma dice chiaramente che Maria, pur essendo nata senza l'ereditario peccato originale, non fu esentata dal commettere i cosiddetti "peccati attuali", cioè gli errori contingenti in cui incappiamo tutti. Qualcosa di altrettanto campato in aria l'avevo letto prima di lui solo alla voce di Wikipedia dedicata ai genitori di Maria, Anna e Gioacchino; citando non specificati autori medievali, l'autore della voce arriva a riportare che "vedono nel loro casto bacio il momento dell'Immacolata Concezione di Maria". Quindi ad essere concepita senza far l'amore sarebbe stata nientemeno che Maria stessa. Tra il peccato e la teoria, forse l'aggettivo di "originale" lo merita di più quest'ultima, sebbene in altra accezione.

 

Io ho molta stima di Gilioli, intendiamoci. È che quando uno dice una cosa tanto approssimativa, bisogna avere il coraggio di dirglielo anche se è lui. Per esempio l’altro giorno, credendo di smontare la cretina Santanché che ha dato del pedofilo a Maometto, il giornalista ha pensato bene di giocare a “scontro tra culture”, contrapponendole l’esempio di coppia di San Giuseppe e Maria, che a sua stima avrebbero la stessa differenza d’età che corre tra Berlusconi e Noemi. La considerazione di Gilioli la capisco, perché si fonda su secoli di iconografia dove Giuseppe di Betlemme è sempre stato dipinto con l’aria mite e un po’ assente di un anziano nonno fuggito da geriatria. Peccato che il Vangelo non solo non dica una parola sull’età di Giuseppe, ma tutta l’esegesi storico critica sia concorde nell’attribuirgli al massimo una decina d’anni in più dell’adolescente Maria. Non certo un vecchio quindi, cosa che i film degli ultimi anni non hanno mancato di recepire, con sangiuseppi interpretati di volta in volta da attori tra il figo e l'improbabile, da Abatantuono in Per amore solo per amore al commissario di Rex dell'ultima fiction. La raffigurazione di Giuseppe canuto mantiene un valore puramente teologico legato alla verginità di Maria, ma si fonda su racconti degli apocrifi che probabilmente Gilioli non ha mai letto, come del resto la gran parte della gente.
Agata, guarda, stupisci!
Ai più credo che l’eccezionalità della cosa sia sfuggita, ma un papa che prende carta e penna e scrive ai vescovi per dire : “signori, si sono fatte delle sciocchezze” è una cosa che ha i contorni della straordinarietà assoluta, e se non uso la parola “evento” è solo perché di questi tempi è d’uso chiamare “evento” anche un gazebo temporaneo al centro commerciale. Il motivo che ha spinto Ratzinger a fare una cosa così inusuale è il casino – lui lo chiama “valanga di proteste”, che nel misurato linguaggio papale è proprio un casino alla decima  - che si è sollevato con la revoca della scomunica ai lefebvriani. La prima cosa che salta all’occhio è che nella lettera di Ratzinger il rammarico del papa sembra nascere dal fatto che alla remissione del provvedimento disciplinare si siano sovrapposte le polemiche legate al vescovo negazionista Williamson, come se la lamentela dei vescovi riguardasse la tempistica dei fatti, più che la loro sostanza. Certo, ci fa specie che gli informatori di Sua Santità non si siano premurati di googlare il nome del vescovo antisemita prima che il pontefice firmasse l’atto di revoca, e fa tenerezza che lui lo riconosca: “Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l'internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie.
Ce ne compiaciamo, ma questo non ci distrae dal considerare che la lamentela dei vescovi è fondata in realtà su ben altro.
non tutto è come sembra

(Riflessione uscita per l'Arborense del 15 febbraio. Attenzione: contiene critiche al papa. Sconsigliata la lettura ai nostalgici del Messale Romano, a chi crede che Giovanni Paolo II abbia esagerato a chiedere scusa e a chi ritiene che l'ecumenismo sia una manovra del demonio per omologare tutte le verità.)

Sono convinta che esista una insanità spirituale allo stesso modo in cui ne esiste una mentale, e che sia sempre più diffusa. Ciononostante mi può succedere, negli ambienti sanamente cristiani che mi capita di frequentare, di incontrare ancora qualcuno che appartiene a quella felice categoria di persone che di avere fede non si vergogna e non si vanta. È uno stato di grazia veramente bello da avvicinare quello della sobrietà spirituale, del raro equilibrio dell’anima tipico di chi sperimenta un certo tipo di gratitudine, estranea tanto all’incomprensibile vertigine del mistico quanto agli orizzonti angusti dell’autosufficiente. Incontrare una persona nel pieno possesso delle sue facoltà spirituali è un balsamo per le fedi tormentate, e anche per certi tormentati ateismi. Con persone così diventa facile parlare di tutto, raccontare le angosce, confidare le speranze e il timore che non si realizzino, o che lo facciano in modo troppo differente dai progetti approvati, che è forse la peggiore delle sciagure possibili per chi è preso dal tentativo spossante, con Dio o senza Dio, di essere l’unica misura di sè stesso. Al termine di queste conversazioni ci si sente in genere rinfrancati, tutto appare ridimensionato e può capitare che nasca spontaneo, come saluto e augurio, un discretissimo e reciproco “pregherò per te”.

il quadrifoglio non si trova sui giornali di solito
Come trovare un quadrifoglio.

Così è veder spuntare un fiore fragile di acume e intelligenza tra le pagine di un quotidiano. Le rare volte che capita è una frase, talvolta un titolo o una vignetta, molto raramente un intero pezzo. Stamattina il mio quadrifoglio l’ho colto su La Nuova Sardegna, ed è dello scrittore Alessandro Aresu. Il giovane pupillo di Cacciari, che gli ha scritto la prefazione del libro “Filosofia della navigazione”, fa un acuto commento all’enciclica papale Spe Salvi, e lo fa dopo essersela letta veramente, cosa che già di suo costituisce un unicum nel panorama dei giornalisti culturali italiani, con l’eccezione fulgida di Giovanni Runchina. Non lo fa con gli strumenti tipici (e insufficienti) della filosofia, usati da di chi di solito si mette a discettare scritti papali, e mi riferisco anche a Cacciari: da che mondo è mondo la filosofia è serva della teologia, e l’inverso non è dato. Chi si vede dare spiegazioni filosofiche su argomenti teologici ha sempre la sensazione che si voglia far entrare una taglia 44 in una 38: non calza.