cattolico1jr2Questo l'ho scritto per Saturno, l'inserto culturale de Il Fatto Quotidiano

Un libro che si chiama 10 buoni motivi per essere cattolici rischia di irritare il lettore sin dal titolo, a meno che non sia in cerca di conferme sulla sua fragile identità religiosa. Il sospetto nasce dal fatto che quando si parla di monoteismi il tono assertivo è spesso un trucco dietro al quale è sin troppo facile prevedere un’apologia camuffata da discorso pacato e razionale. Mica per niente l’assertività è anche la cifra stilistica prediletta da papa Ratzinger, per cui è probabile che ci voglia tutta la bella prefazione di Tullio Avoledo per convincere il lettore diffidente ad abbassare la guardia e a proseguire la lettura senza temere di trovarsi davanti a un catechismo a tradimento. E tuttavia, nonostante la pretesa dichiarata di rappresentare un ingaggio pacifico, quello di Mozzi e Binaghi ha proprio l’aria di un libro apologetico, che anziché confrontarsi con un antagonismo argomentativo affronta invece quella che si presume essere nel lettore l’ignoranza della vera matrice del cattolicesimo, cioè quella biblica, in osservanza al motto di san Girolamo per cui l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo. Per questo ognuno dei dieci capitoli comincia con Giulio Mozzi che rilegge (spesso felicemente) alcuni passi chiave della Bibbia e prosegue con Valter Binaghi che offre riflessioni filosofico-esperienziali dense quanto può consentirlo un libretto di 136 pagine. Ma è proprio l’approccio alla Bibbia, che di per sé non è un testo cattolico, a far sì che per una buona metà del discorso non si capisca perché gli argomenti adotti dovrebbero essere considerati buoni motivi per essere cattolici piuttosto che ebrei, valdesi, ortodossi o anglicani. Solo l’accenno alla Chiesa come unità spirituale e istituzionale sembra sfiorare lo specifico della variante romana del cristianesimo, ma in maniera così piena di distinguo da non permetterle di affermarsi nel discorso come marcatore netto tra un cristiano cattolico e un cristiano tout court. Leggendo queste pagine non è mai possibile scordarsi che a scriverle sono stati due cattolici e che quindi il loro, prima che un discorso sensato, è l’atto di testimonianza di una relazione amorosa che trascende (anche se non prescinde) dalla razionalità. Il dato di partenza davanti a questo approccio è che se sei cattolico nel senso non puramente culturale del termine non hai bisogno di elenchi di motivazioni per sentirti confermato nella tua posizione confessionale, ma se invece sei un cristiano di altra appartenenza non c’è motivazione abbastanza convincente in queste pagine che possa farti sentire escluso da quello di cui parlano appassionatamente Mozzi e Binaghi. Per quanto possa piacere supporre fortune dietro al caso cultural-geografico di essere nati nel paese di Santa Romana Chiesa, i cattolici non sono cristiani speciali.

Commenti  

 
#1 Joyce Lussu 2011-07-17 12:46
Kellè, ma questa cosa qui l'hai vista? vibrisse.wordpress.com/.../dieci-buoni-motivi-non-bastano
Il criticato si è incazzato proprio!
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#2 Michela Murgia 2011-07-17 13:05
Mi era sfuggita, come mi sfuggono mille altre cose in questi giorni, tipo che mi sono alzata poco fa. Il concerto a Stintino ieri era una favola, siamo tornati a casa che praticamente albeggiava. Però bello, ti sei persa gran cosa, irripetibile.

Monsieur Binaghi comunque ha ragione. Ho controllato la posta trascorsa e in effetti mi ha davvero scritto segnalandomi la sua recensione e io davvero non gli ho risposto, come del resto non ricordo di aver mai risposto a nessun critico. Sarà che mi hanno insegnato che la critica si incassa. Ma se anche non si facesse così, pazienza. Non riesco manco a pulirmi casa, figuriamoci giocare con tutti quelli che mi alzano la palla.
Certo però che mi domando perché mi abbia scritto personalmente per cercare dibattito, se aveva di me i bei concetti che esprime.

La gente sono strani.
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#3 Giulio Mozzi 2011-07-18 05:36
Grazie per la segnalazione, Michela.
Dalla discussione che si sta svolgendo di là riprendo una mia considerazione.

A me colpisce che a Michela come ad altri recensori (a Fabio Brotto, ad esempio) il nostro libretto sia sembrato, diciam così, un po' poco "cattolico": "per una buona metà del discorso - scrive Michela - non si capisce perché gli argomenti addotti dovrebbero essere considerati buoni motivi per essere cattolici piuttosto che ebrei, valdesi, ortodossi o anglicani".

Da questa osservazione mi par di capire che il nostro libretto venga percepito come uno scritto "a uso interno": uno scritto nel quale si spiega a un lettore cattolico perché ha ragione a essere cattolico anziché ebreo, valdese, ortodosso o anglicano; o nel quale si spiega a un lettore ebreo, valdese, ortodosso o anglicano per quali buoni motivi farebbe meglio a diventar cattolico.

Non era questa la nostra intenzione; e può darsi che il titolo sia davvero fuorviante. Abbiamo intitolato il libretto "10 buoni motivi per essere cattolici" semplicemente perché Valter e io siamo cristiani cattolici; e perché se lo avessimo intitolato - fermo restando il contenuto - "10 buoni motivi per essere cristiani" o "10 buoni motivi per essere monoteisti" avremmo commesso il tipico sopruso di chi finge che la parte sia il tutto,

E comunque, il libretto voleva rivolgersi precisamente a chi è "cattolico nel mero senso culturale" (ossia è cattolico come è italiano, è cattolico perché tutti siamo cattolici, è cattolico perché si è sposato in chiesa ecc.); e a questo "cattolico culturale" volevamo far notare come non abbia alcun senso essere cattolici nel mero senso culturale. Perché essere cattolici non significa "considerare il cattolicesimo come una componente essenziale della nostra tradizione cutlurale", come dicevano due o tre ministri ai tempi delle furibonde polemiche sulla presenza del crocifisso negli uffici pubblici e nelle scuole, ma significa credere che questo mondo è stato creato, che il creatore si è incarnato in una creatura, che è stato ammazzato ed è tornato a essere vivo, che la sua presenza si rinnova, si rinnova veramente, non è semplicemente evocata o ricordata, nella ripetizione del sacrificio pasquale: eccetera. Tutte cose che, a crederle, si passa per matti ("Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato per ridurre al nulla le cose che sono": Paolo, prima lettera ai Corinzi, 1, 27).

Inoltre il libretto voleva rivolgersi precisamente a chi né cattolico né cristiano ritiene di essere, e tuttavia ha delle opinioni - impossibile non averne - sui cattolici e sulla chiesa cattolica. La nostra sensazione è che queste opinioni siano, in genere, piuttosto confuse. Al di là del fatto che il più delle volte ciò che è più transitorio (gli aspetti etici e organizzativi, ad esempio) viene scambiato per l'essenziale; al di là del fatto che il credente viene spesso dileggiato come colui che ha venduto il cervello all'ammasso e si è piegato a una disciplina servile nei confronti della gerarchia; eccetera; al di là di tutto questo ci siamo resi conto che, sulle cose essenziali, ai cattolici vengono attribuite credenze piuttosto stravaganti (nella metempsicosi, ad esempio), o vengono negate credenze fondamentali (nella resurrezione della carne, ad esempio).
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#4 Michela Murgia 2011-07-19 13:21
Giulio, avrei risposto prima ma sono in Spagna per qualche giorno e tornerò connessa con regolarità solo giovedì 22. Mi interessa molto parlare con te degli interlocutori per cui questo libro è stato pensato e del perché il titolo può risultare effettivamente fuorviante non solo alla luce dell'introduzione del libro, ma anche del chiarimento che metti qui. Appena rientro se riesco scrivo qualcosa di più articolato delle 2800 battute imposte da Saturno.

Per il resto, facciamo finta che la discussione che si sta tenendo di là sia davvero sul vostro libro e che non sia di una pochezza tale da aver immediatamente trovato i suoi naturali spettatori.
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#5 Giulio Mozzi 2011-07-19 16:38
A presto, dunque.
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#6 Giulio Mozzi 2011-07-20 06:52
Una riflessione sui "naturali spettatori": vibrisse.wordpress.com/.../niente-di-tutto-questo-e-accaduto
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