Questo bell'articolo a firma di Giulia Galeotti è apparso sull'Osservatore Romano dell'11 giugno a commento di Ave Mary.

«Di norma le persone non sanno dire qual è stato il momento preciso in cui hanno smesso di essere bambini e sono passati a un’altra età, diversa, più matura e più difficile. Io invece lo so», scrive Eraldo Baldini in L’uomo nero e la bicicletta blu (Torino, Einaudi, 2011). Anche io, nel mio piccolo, forse lo so. Il momento per me è stato quello in cui ho capito che era possibile essere insieme femministe e cattoliche. Fino a un certo punto, infatti, i dati raccolti dalla bambina che ero, non apparivano molto incoraggianti: Dio mi veniva proposto come una figura maschile, suo figlio era maschio, i sacerdoti erano tutti maschi, così come gli autori delle Scritture e i Papi. Per contro, a messa c’erano quasi solo donne, mentre le raffigurazioni sacre e le catechiste (donne anche loro) me le presentavano nel migliore dei casi come madri a tempo pieno, ovvero come docili e mansuete figure di contorno. Decisamente, tutto questo non mi convinceva. Ero tentata — dato che il messaggio del cristianesimo mi piaceva, e mi piaceva molto — di fare tabula rasa di tutto quello che la storia, cioè la Chiesa, aveva edificato nei secoli su quel messaggio.

Diventare grande significò rinunciare non solo ai miei progetti di distruzione radicale, ma anche a quelli (subentrati poco dopo) di abbandonare una organizzazione che sentivo così maschilista (proposito accantonato perché io ci volevo stare, e criticare da fuori mi sembrava troppo facile e troppo comodo). Provare a diventare grande, però, significò soprattutto assumersi la responsabilità di cercare di capire cosa fosse successo (e perché), cosa fosse possibile fare e sperare. E fu un bell’esercizio di umiltà prima e di sorellanza poi, constatare che tante donne di fede avevano «patito» e «pativano» con me.

E così, con la sua Ave Mary, Michela Murgia ha anche richiamato in vita quella bambina che fui (scrivendo — dice l’autrice — «ho pensato alle donne [...]. Questo libro è stato scritto anche per loro, con la consapevolezza che da questa storia falsa non esce nessuno se non ci decidiamo a uscirne insieme»: bambine incluse!). Quella bambina, poi, qualche passo avanti l’ha fatto, e qualche risposta l’ha trovata, soprattutto grazie a studi di altre donne.

Proprio per questo, leggendo Ave Mary spesso mi è venuto da dire: «Bella scoperta!», dovendo anche superare alcuni passaggi sinceramente fastidiosi (su Maria Goretti e su Gianna Beretta Molla in primis: non comprendere o condividere alcune scelte è lecito, meno lo è raccontarle con un tocco di razzismo).

Che nella storia la Chiesa abbia trovato difficoltà con le donne — con le figure femminili del Vangelo e, poi, con le donne nel corso dei secoli — è infatti fuor di dubbio. Come è indubbio che il messaggio di Gesù era molto femminista. «Con una simile madre — scrive Murgia — non c’è da stupirsi se Cristo per tutta la sua vita pubblica ha usato alle donne un’attenzione altrettanto anticonformista rispetto al contesto in cui è vissuto». Addirittura — aggiungo io — rispetto al contesto in cui ancora viviamo noi, donne del XXI secolo. Gesù e il suo messaggio restano emancipatori come nessuno, né prima né poi.

Se dunque nella sua critica di fondo Murgia ha qualche ragione, non si può, però, negare che la scrittrice dimostra di non conoscere quella nutrita letteratura che nel tempo (e con una grande accelerazione negli ultimi decenni), ha riletto quanto nei secoli è stato elaborato e detto con una certa misoginia (storicamente forse inevitabile). Quella nutrita letteratura che ha riscoperto ciò che in un’ottica femminista era già stato pensato e scritto, facendo capire non solo quanto le donne hanno dato alla Chiesa, ma anche quante possibilità la Chiesa ha dato alle donne. Possibilità che la società del tempo non offriva. Giusto un esempio. Per lunghissimi secoli — in Italia addirittura fino al 1968 — il diritto canonico è stato il solo a parificare adulterio maschile e adulterio femminile: contava il tradimento, non il sesso di chi lo avesse commesso.

D’altro canto, in Due in una carne (Roma-Bari, Laterza, 2009), Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia offrono un’approfondita analisi della figura di Maria Maddalena nei secoli (dal tempo di Gesù alle interpretazioni successive) che merita davvero di essere letta. Scrivere un testo come quello di Murgia e ignorare del tutto questo filone di ricerca apre la porta a interpretazioni erronee. Come, ad esempio, quella che la scrittrice dà, sviante e superficiale, del matrimonio cristiano.

Tutt’altro che dirompente (come invece molte recensioni l’hanno salutato), Ave Mary si inserisce dunque in un filone che nella Chiesa e nel femminismo cattolico esiste da tempo. In questo contesto si colloca la mia presa di distanza rispetto a un libro che comunque merita interesse. Una menzione particolare va, ad esempio, alla serrata demolizione che Murgia fa della campagna misogina promossa nel 2009 dal Ministero delle pari opportunità italiano (una rosa bianca dentro un bicchiere di vetro viene contaminata da gocce di inchiostro; il fiore assorbe il colore, diventando nero a sua volta prima che una mano pietosa lo tolga da lì mettendolo in un altro bicchiere pulito: tu donna sei solo una immobile vittima nel vetro bisognosa di protezione, e qualcuno ti salverà).

A chiusura della sua denuncia di un atteggiamento che tanto male avrebbe fatto alle donne in carne e ossa — e, probabilmente, alla Chiesa in carne e ossa, aggiungerei io — Murgia scrive: «Che questa lettura possa venire abrogata è auspicabile, ma altamente improbabile». No. Questo proprio non si può dire. Da quel felice 19 aprile 2005, infatti, Benedetto XVI ha dimostrato che la probabilità va in tutt’altra direzione. Quando ci sono i segni, bisogna saperli vedere. Parola di donna.

Commenti  

 
#1 maioba 2011-06-12 12:48
anch'io son rimasto molto perplesso da molti passaggi del tuo libro, cara Michi.
Condivido le osservazioni di fondo di questo articolo!
Un bacio!
Marco don
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#2 Raffalla 2011-06-13 09:35
Cara Michela
a me sembra invece che questi articoli dimostrino esattamente che il tuo libro è dirompente perchè può raggiungere veramente una vasta popolazione femminile che magari non conosce la bibliografia di cui qui si parla (evidentemente non dirompente come il tuo libro) ma che in quello che scrivi si ritrova e si riconosce....
Spero proprio che se ne continui a parlare...
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#3 Michela Murgia 2011-06-14 07:17
Caro Marco, le critiche di fondo di questo articolo in realtà sono due:
1) Esistono studi teologici assai più avanti di Tertulliano e Odon de Cluny - per esempio quelli di Lucetta Scaraffia - e io non li ho citati.
2)Il "felice aprile" in cui si verificò l'elezione di Benedetto XVI ha segnato il tempo della svolta della misoginia ecclesiale e io non l'ho riconosciuto.

Se è con questo che sei d'accordo, mi tocca chiederti:
1) Quanto facciano parte della formazione cattolica ordinaria - che è quella di cui mi occupo io nel libro - gli studi pur meritevolissimi di Lucetta Scaraffia.
2) In che modo esattamente l'elezione di Ratzinger avrebbe cambiato l'impianto maschilista della Chiesa. Quale atto, quale documento, quale prospettiva, considerato che io nel libro cito specifiche prese di posizione di Ratzinger che sono tutt'altro che aperte sulla questione femminile (e l'articolo non le ha affrontare per smentirle)?
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#4 Rosetta De Francisci 2011-06-14 09:20
Michela cara, fai bene a essere contenta di questi due articoli a tuo carico: sono deboli, centrati su minuzie e tacitamente salvano l'impianto critico del tuo libro. Nessuna delle due tocca i punti davvero nodali di Ave Mary, per esempio la tua critica a von Balthasar sul principio petrino-mariano. Nemmeno una parola sul poderoso capitolo della negazione della morte di Maria, che regge l'intero discorso successivo. Dire che hai capito male Maria Goretti o ti sei dimenticata di citare Lucetta Scaraffia è come dire che ad Ave Mary non si può veramente dire niente neanche dall'Osservatore Romano, a meno di non attaccarsi alle minuzie.
Brava!
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#5 Roscio 2011-06-14 09:28
a me fa morire che la prova della pari considerazione della Chiesa per maschi e femmine la dovremmo desumere dal fatto che in caso di corna pagavano uguale. Un argomentone, proprio.
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#6 Daniele Addis 2011-06-14 12:46
Citazione Roscio:
a me fa morire che la prova della pari considerazione della Chiesa per maschi e femmine la dovremmo desumere dal fatto che in caso di corna pagavano uguale. Un argomentone, proprio.

:lol:
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#7 maioba 2011-06-14 21:15
Per carità, Michela: Lucietta Scaraffia è uno storico, mi pare, non una teologa...
Diciamo che da Tertulliano (che fra parentesi è morto eretico, quindi le sue opere non hanno tutte lo stesso valor) e da Oddone di Cluny qualche passo avanti si è fatto...
del resto abbiamo monumenti teologici in tante donne mistiche del Medioevo (che si studiano in teologia: io personalmente faccio un corso in Facoltà Teologica, e ti assicuro: non sono l'unico!).
Una santa Caterina da Siena, una Santa Teresa d'Avila, Edith Stein, e altre non sono certo le ultime arrivate...
Quanto a Maria Goretti e le altre ragazze, si può discutere quanto si vuole, ma che c'è di male che una donna decida lei a chi dare la propria verginità? Non è un'offesa alla donna dire: sono martiri solo perché volevano restare vergini per il Regno dei Cieli? Già Gesù, di fronte alla non immediata accettazione di questo paradosso disse: "Chi può capire capisca".
Nella formazione cattolica delle nostre parrocchie io non conosco studi specifici.
Posso dirti che di tutti i preti che son stati miei parroci e viceparroci, Maria non è solo una esecutrice di comandi patriarcali, ma una Donna con la D maiuscola, capace di giudizio autonomo e splendente di luce propria (o quantomeno riflessa dal suo Figlio).
Quanto all'elezione di papa Benedetto che ha cambiato le sorti delle donne non saprei.
E' vero che alle donne non è consentito accedere al sacerdozio (e penso che alla fin fine tutto ruoti attorno a questa cosa).
Ma Dio non è né maschio né femmina, le parabole sono un simbolo (sempre e comunque!) per dire qualcosa su Dio, per Balbettare.
Dio non è né un re, né un padrone, né un pastore, né un campo, né una donna, etc...
Dio è Padre di Gesù Cristo, e questa sua paternità, già in antico (ho studiato qualcosina in merito) viene espressa così dal Vangelo di Giovanni, 1,18: "L'unigenito che è nel seno (=grembo, utero) del Padre", e così farà anche l’undicesimo Sinodo di Toledo (DH 526).
Il Padre genera, non concepisce suo Figlio, e quetso processo è tutta un'altra cosa rispetto alla sessualità.
Non nego che tu tocchi punti interessanti e anche verit, ma il sottofondo di acredine e di sfida (tra l'altro fatto con una bellissima scrittura, a parte qualche piccola defaillance) mi lascia un po' l'amaro in bocca... Perché di studi sulle donne nella Chiesa, e di studi di donne nella Chiesa ce ne sono tanti, e anche sulla femminilità. Non dimentichiamo che la Chiesa è Madre, che genera figli, che accoglie nel suo abbraccio.
Ha senso pensare a un femminile nella chiesa che rispecchi una cosa che possono fare anche gli uomini?
Io credo che la maternità come paradigma della femminilità sia tutt'altro che una riduzione... Ma forse sbaglio.
Il che non vuol dire che la donna debba essere l"angelo del focolare".
Lungi da me pensarlo: grazie a Dio le mie "donne" di riferimento sono persone a 360 gradi, che non si sono rifugiate nel pur accomodante focolare, ma si sono date da fare quanto e più degli uomini.
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#8 melchisedec 2011-06-16 19:08
Ho letto e riletto "Ave Mary". Confermo la mia passione per la scrittura di Michela Murgia. Una scrittura trascinante e briosa, utile, a mio parere, per la trattazione dell'argomento. Molti passaggi del libro possono "far male", perché le incrostazioni culturali( di secoli) sulla figura di Maria ci impediscono di ritornare al messaggio dirompente di Maria. E' necessario ribadire che, come dice Michela Murgia, non si tratta di un libro sulla Madonna.Una lettura in tal senso risulterebbe fuorviante.
Melchisedec
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#9 daniela 2011-06-17 11:41
Ti ho ascoltata per caso oggi, in radio, e sono subito venuta a cercarti sulla rete, di solito non commento sui blog, ma devo dire che gli argomenti che tratti sono tutti di mio interesse (laureata in filosofia con tesi in antropologia) Credo che leggerò i tuoi libri....oggi ho fatto proprio un bell'incontro
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#10 Elena 2011-06-25 09:38
sono mamma di una bambina di 6 mesi. Preoccupata. Vengo a volte tacciata di "femminismo", come fosse una colpa, ma io non mi considero tale, perchè sono convinta assertrice della libertà per tutte e tutti, donne e uomini, di essere chi si sentono. Ciò significa non cucire addosso a nessuno dei ruoli, ma lasciare libertà di espressione e, ancora prima, libertà di seguire le proprie inclinazioni. Sono consapevole che sia impossibile non condizionare e non essere condizionati, l'unica strada che vedo possibile è quella di mostrare che ci sono comunque molte realtà parallele e che ognuno deve avere la possibilità di scegliere la propria strada. Sono una madre preoccupata perchè vedo e sento e vivo ogni giorno le forzature a cui sono sottoposte le donne: che possibilità ha mia figlia di avere reali opportunità paritarie rispetto a un uomo di essere ciò che desidera? Tutto quello che ha intorno le comunica un modo di essere degradante e sottomesso ad una non ben specificata superiore capacità degli uomini di reggere il timone del comando. A partire dalle favole, dai giochi, dal modo di parlare alle bambine si impartisce loro una sorta di inprinting ad essere le compagne servizievoli e sexy dell'uomo. E quello che faccio più fatica a capire è che quest'educazione viene impartita anche, o forse soprattutto, dalle donne stesse. Già mi vedo a combattere con amici e parenti quando arriveranno i regali considerati "da femmina": bambole, pentole e barbie, vestitini tutti rosa e pizzi. Non penso a mia figlia come ad un'astronauta o alla donna in carriera, quello che voglio per lei è la reale libertà di scegliere chi essere e che professione svolgere e di lavorare sodo per raggiungere quello che desidera.
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#11 Emanuele 2011-06-27 22:22
Cara Michela,
ho letto il suo libro e sono rimasto colpito dall'affermazione che il matrimonio non è un sacramento... soprattutto per il fatto che lei è una teologa.

Il matrimonio è l'archetipo del sacramento dell'eucarestia. Gesù non ha bisogno di istituirlo perché già era alle origini (Mt 19,4-6). Si noti che Gesù attribuisce al Padre le parole di Adamo, da cui si deduce la piena concordanza tra volontà divina ed umana nella perfezione dei primordi.

Nel paradiso terrestre l'uomo e la donna, unendosi carnalmente, diventano vero sacramento dell'amore. Infatti Dio è sia maschio sia femmina, è l'umano perfetto tramite Gesù. La somiglianza con Dio creatore si può avere solo nell'unione insolubile della carne degli sposi.(Gn 1, 26-31)

Gesù non istituisce un nuovo matrimonio ma lo perfeziona nel dono eucaristico. Infatti, se anche l'amore coniugale fosse andato perso la missione di Gesù sarebbe stata vana.

Anche la liturgia riconosce questo fatto. Lei ha citato una parte del rito ma la preghiera eucaristica è molto chiara (...ne cito solo una parte)

"O Dio, in te, la donna e l'uomo si uniscono, e la prima comunità umana, la famiglia, riceve in dono quella benedizione che nulla poté cancellare,
né il peccato originale né le acque del diluvio"

Dunque la benedizione di Dio sugli sposi è più forte del peccato ed è via di santità.

Gesù perfeziona il matrimonio, comunque inquinato dal peccato originale. Uniti nella carne di Gesù tramite la chiesa, non siamo solo immagine di Dio, come gli antenati, ma siamo "della stessa sostanza del Padre". Dio si abbassa alla creatura per renderla partecipe della sua comunione Trinitaria.

Grazie a Gesù, anche la verginità per il Regno conquista la sua dignità di dono nella comunione sponsale con Cristo.

Su questo grande mistero insiste anche San Paolo (Ef 5,22-33). In base a ciò, non solo gli sposi sono chiamati ad essere immagine di Dio ma sono eucarestia vivente.

La chiesa ha faticato a digerire questi concetti come afferma lo stesso Paolo e come dimostra consigliando di rimanere celibi in vista del resgno. Inoltre, l'eresia manicheista è acora forte da debellare!

Ricordo poi, che gli attori del sacramento sono gli sposi: a differenza degli altri sacramenti il sacerdote è solo testimone e da l'approvazione e l'appoggio della Chiesa con la preghiera.
Per quanto detto è molto importante che si celebri le nozze durante la messa: solo in questo modo si può capire il significato eucaristico del matrimonio.

Per un commento guidato alla lettura delle Scritture consiglio il libro di Yves Semen, "La sessualità secondo Giovanni Paolo II", Ed. San Paolo.

Che la Pace del Signore sia con tutti noi.
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#12 Michela Murgia 2011-06-28 01:46
Emanuele, non ho mai scritto che il matrimonio non è un sacramento.
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#13 Emanuele 2011-06-28 10:32
...mi sembrava di aver capito che diceva che non fù istituito da Gesù e che la chiesa lo elaborò solo in seguito tanto che ha preso la forma attuale solo nel '500.

Se così non è ho capito male... rileggo il libro con più attenzione.
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#14 Emanuele 2011-06-30 22:48
Ho riletto la parte sul matrimonio del suo libro... purtroppo in biblioteca e, perciò, non posso citare le parole testuali.

Leggendo il suo libro sembra che i sacramenti, ed in particolare il matrimonio, sono "invenzioni" nella chiesa e non trovano fondamento nelle parole di Gesù. Questa è almeno l'impressione che traspare. Ho già espresso le mie perplessità circa questa visione.

Anche la visione Paolina mi pare un po' limitativa. L'apparentamento del marito a Gesù, se da una parte pare elevare il marito ad una dignità maggiore rispetto a quello della moglie, in realtà chiama l'uomo ad un compito molto difficile, amore a parte.

Intando Gesù è venuto per servire, come dice lui stesso, e non per essere servito. Dunque, il marito che pensa che essere il "Cristo" della famiglia sia come essere un re non ha capito nulla. Sarebbe bene che i mariti lavassero i piedi alle mogli quando tornano a casa, ad immagine di Gesù.

In secondo luogo Gesù ha dato la vita per la Chiesa, affinche potesse essere tutta santa, senza ruga, etc. I mariti, dunque, nella visione di San Paolo, sono chiamati a donare la loro vita per la moglie.

Ricordiamo, inoltre, che Gesù viene a capovolgere le usuali regole sociali. Il padrone deve servire i servi, i servi devono prendere a piene mani delle cose del padrone. Infine, dobbiamo anche sottolineare che Gesù era Vero Uomo (e Donna), con tutte le nostre debolezze e limitazioni: Lui ha dato un esempio che può e deve essere seguito, con la grazie di Cristo.

L'odiata sottomissione, dunque, comporta di sottostare ad uno che ci deve servire in tutto (compresa lavanda dei piedi) e disposto a morire per noi... Visione ben diversa dalla critica femminista. Risuonano alla mente le perplessità dei discepoli "Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna..."

Certo mi si obietterà che tra teoria e pratica c'è una grande differenza ed il comportamento dei mariti è bene diverso rispetto a quello a cui esorta San Paolo.
Se però fosse possibile interpretare in modo diverso, vedendo una sottomissione o un'inferiorità della donna, perderebbe senso il messaggio cristiano (o perlomeno sarebbe stata una scelta discutibile iserire Paolo nel Canone).

Ovviamente la Chiesa ha le sue colpe avendo permesso la perversione del messaggio Evangelico.

Finisco col dire che il cristianesimo delle origini, rifacendosi ad un modo di pensare ancora più antico (cf. Genesi), getta una luce veramente positiva sul rapporto tra uomo e donna. Non c'è religione o filosofia che abbia elevato la donna ad una dignità maggiore del cristianesico. Purtroppo non sempre gli uomini accolgono la luce...

Preghiamo Dio perché il vero messaggio del Vangelo possa essere rivelato nella piena potenza del suo significato.
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#15 Giuseppe 2011-07-16 22:11
Ho di recente letto "Le donne di Dio" di Lidia Maggi, teologa protestante e pastora battista. Avvicinandomi progressivamente al mondo della Riforma, in particolare all'interno della Chiesa Valdese, mi pare di riscontrare un ruolo della donna tutt'altro che marginale: basti pensare che da circa cinque anni alla guida della Tavola Valdese c'è proprio una donna! Come si pone di fronte alle chiese riformate e cosa le impedirebbe di abbandonare la Chiesa Cattolica?
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#16 Loris Ismaele 2011-07-16 23:14
Cara Michela.
Mi trovo concorde con l'impianto delle recensioni presente e successiva, che evidenziano una scarna base teologica e storica delle sue argomentazioni non sempre così rivoluzionarie come si vogliono far passare. Senza offesa, un'ulteriore considerazione sullo spessore delle sue conoscenze bibliche. In una intervista di presentazione del suo libro, lei affermava che il protagonismo di Maria era dimostrato da episodi come quello nel quale costringe di fatto il figlio Gesù a moltiplicare il pane ed i pesci durante le nozze di Cana.... Ora anche chi abbia letto superficialissimamente il Vangelo sa che a Cana Gesù trasformò l'acqua in vino; la moltiplicazione dei pani e dei pesci avvenne in tutt'altra occasione con un ben diverso significato! Con rispetto. Loris
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#17 Emanuele 2011-08-01 14:39
Ringrazio Loris Ismaele per la segnalazione. Avevo letto il libro (che purtroppo non possiedo) forse un po' frettolosamente e mi era sfuggita questa "boiata" sulle nozze di Cana. Mi sono documentato anche da altre fonti ed effetivamente la teoria della moltiplicazione dei pani e dei pesci alle nozze di cana è confermata anche in un'intervista (leiweb.it/.../...). L'errore è doppio sia perché alle nozze di cana non ci sono né pane né pesci sia perché alla moltiplicazione vera dei pani e dei pesci non è citata esplicitamente la presenza di Maria.

Sinceramente, mi pare che manchino un po' di basi del mestiere per azzardare riflessioni delicate sui temi che si vorrebbe trattare nel libro "Ave Mary".
Avevo già notato, come espresso in altri commenti, alcune imprecisioni, ma le avevo attribite ad intermpretazioni un po' al limite delle scritture... A questo punto, però, l'ipotesi ignoranza (nel senso letterale) prende piede e spiega molte cose...
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#18 Giulia 2011-08-01 15:08
Loris ed Emanuele, non vi viene il dubbio che se l'Osservatore Romano avesse pensato che il libro non merita attenzione perché scritto da una persona ignorante, si sarebbe guardato bene dal recensirlo addirittura con due firme, accettandone le ipotesi di dibattito..?? Forse sarebbe meglio che vi leggeste il libro, anziché un'intervista rilasciata magari al telefono a una giornalista che prendeva appunti al volo su qualcosa che magari non aveva letto nemmeno lei!!
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#19 Michela Murgia 2011-08-01 15:15
Giulia, ti ringrazio della difesa, ma hanno ragione Emanuele e Loris a credere che io sia ignorante se leggono interviste come quella a cui fanno riferimento. Non conoscendomi e probabilmente non avendomi neanche mai letta, non hanno nessuna ragione per pensare che quello svarione sia una svista della giornalista e non errore mio. Ho smentito in questo sito molte interviste in cui mi sono state messe in bocca parole che sono certa di non avere mai detto, ma sto cominciando a pensare che non valga la pena. Chi vuole giudicarmi dagli argomenti che esprimo nel libro lo farà comunque e chi invece vuol farsi un'idea facendosi bastare interviste e quarte di copertina un tanto al chilo non si lascerà certo convincere da quello che posso dire io qui.
Stai serena, io lo sono da parecchio ;)
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#20 Joyce 2011-08-01 15:19
Ma questa cosa che dicono è scritta nel libro?
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#21 Michela Murgia 2011-08-01 15:22
Joyce, ma ti pare? :P Non la direi mai nemmeno a voce, figuriamoci metterla per iscritto! Fosse la prima... la settimana scorsa su un giornale locale mi hanno messo in bocca una cosa di politica che se l'avessi detta veramente mi avreste dovuto consegnare dritta al centro di igiene mentale per conclamati disturbi psichici. Spero sempre che non sia dalle pagine di un quotidiano che finiremo per essere giudicati. Personalmente sto prendendo l'abitudine di rispondere solo di quello che firmo.
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#22 Emanuele 2011-08-02 22:31
Mi scuso vivamente per aver creduto all'intervista "cecamente" e per non aver ri-letto tutto il libro prima di postare... purtroppo quando due fonti diverse (Loris e intervista) mi dicono la stessa cosa sono tentato di credere che sia vera... mea culpa!

Però non è corretto neppure dire che non ho letto il libro, sopra ci sono due commenti precisi sul matrimonio, tema a me molto caro.

Mi scuso nuovamente con lei ed i suoi lettori.
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#23 Loris Ismaele 2011-08-03 23:21
Due piccole cose, con garbo. Anch'io diffiderei delle "difese d'ufficio": chi ha argomenti, giusti o abagliati, li espone personalmente e non ha bisogno di soccorritori non richiesti. Il fatto che il libro sia stato recensito dall' "Osservatore romano" non gli dà una patente di ortodossia teologica: non è questo il ruolo o in facoltà di questo giornale. Significa semplicemente che tale testo è stato giudicato meritorio nelle tematiche trattate inerenti aspetti relativi alla Chiesa. Tant'è che se qualcuno ha letto le recensioni qui riportate, vede che esse non sono assolutamente benevole nei confronti del testo; soprattutto dal punto di vista teologico. Cosa che nel mio intervento avevo cercato di far rilevare.Quanto poi alla citazione evangelica, fonti diverse la attestano; l'autrice vagamente fa capire che può far parte di un fraintendimento: purtroppo non abbiamo la controparte.....
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#24 Emma 2011-08-05 10:42
Ho appena finito di leggere il tuo libro “Ave Mary” e ti devo ringraziare.
Grazie al tuo libro (per me necessario e che mi spinge a fallo leggere a tutte le persone e preti che conosco) perchè grazie ad esso mi fa capire meglio situazioni, dialoghi e consuetudini che mi stordivano e mi facevano storcere il naso anche se non capivo bene il perché. Realtà e discorsi che trovavo assurdi ma che avrei dovuto mettere nella casella “cosi va il mondo” e “cosi deve essere e quindi mi devo adattere” e che invece anche grazie a questo libro ho piu frecce al mio pensiero e al mio vivere donna dignitosamente.
Ho delle domande alle quali spero troverai tempo per rispondermi.
Ti ho conosciuta e da li ho iniziato a “seguirti” grazie ad un tua lettura del brano “Altre Madri”. Lo ascolto spesso, a volte me lo recito nella mia testa e non trovando il testo, me lo sono trascritto seguendo le varie letture che ho trovato sul web.. Ecco, leggendo poi “Ave Mary” volevo chiederti quanto sono collegate queste due opere?
Volevo chiederti,poi, perché hai iniziato “altre madri” con la frase “chiedo perdono”? Per cosa chiede perdono? E altre madri rispetto a cosa?
Pura curiosità, a quale fatto di cronaca ti riferisci parlando della donna a Nuoro"la carceriera di quel furto d’anima conservata dentro una scatola di polistirolo"?
Per finire richiesta utopica: posso venire anche io a bere vino rosso con te, Zanardo e Lipperini? :-)
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#25 martino 2011-08-25 23:35
Che dolore, che strazio vedere ancora una volta la superbia affacciarsi spudorata e impertinente dalle pagine di libri insinuanti dubbi su Papi, Chiesa, Santi e Sacramenti!
E’ quanto mai curioso leggere Michela Murgia che disapplica il dogma dell’infallibilità ai Papi, dichiarandosi sofferente per le “rappresentazioni limitate e fuorvianti” delle donne da loro fatte, e al contempo vederla applicare il dogma a se stessa. Difatti, pur colta in fallo da Emanuele sulla questione del sacramento del matrimonio, rifiuta di ammettere la responsabilità dell’errore commesso, avocando a se l’infallibilità sottratta ai pontefici.
Qualcuno dovrebbe ricordare alla teologa socia onoraria Michela che quella Maria, da lei apparentemente tanto ammirata, prima di dire del Suo Dio che “ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili”, dice che “ha guardato l’umiltà della sua serva” e “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore”. Pare ci stia riuscendo benissimo, infatti!
Mi dica Michela, da quale “falsa storia” dovremmo uscire tutti insieme, da quella della Chiesa forse? O da quella delle donne che la Chiesa, unica istituzione al mondo, ha invece da sempre
difeso nella stima, nel rispetto e nella dignità? Io piuttosto esco volentieri dalla sua di storia, fossi anche l’unico al mondo a farlo.
Se invece di manifestare malcelatamente sindromi da castrazione imparaste qualcosa da Maria, colei che non si è offesa di autodefinirsi Serva del Signore, e Lui, che ha guardato l’umiltà della Sua Serva, ne ha fatto una Regina! Se solo vi impegnaste un poco a seguirne l’esempio sareste tutte regine.
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#26 Fra 2011-11-19 14:55
Cara Michela,
mi permetto il “tu” perché siamo pressoché coetanee.
So che non è importante, ma ugualmente ci tengo a dirti ciò che penso di “Ave Mary”, che ho letto e riletto.
Ci tengo perché penso che il tuo lavoro potrebbe essere per la Chiesa una piattaforma di lancio, anche se come dici già tu nella sua conclusione, ho tanta paura che non lo sarà. Ad ogni modo andiamo avanti.

Innanzitutto penso che il primo grande pregio che conquista il lettore sia il tuo stile fluido, limpido, accattivante, ironico talvolta e pungente fino a strappare un complice sorrisetto.
Ma la nitidezza espositiva è solo l'abito di cui si veste il tuo grazioso saggio.
Il tema toccato è delicato, e le tue osservazioni sono spesso molto acute.
Brillantissima la pagina su Maria vista come donna sovversiva (penso davvero che se fosse ancora in vita mons. Tonino Bello, – un altro il cui processo canonico va a spaventoso rilento, in buona compagnia di Romero e gli altri - ci avrebbe di certo tirato fuori un'altra litania mariana delle sue, di fianco a titoli come "donna della danza" e "donna elegante" ...); e interessantissimo è il lavoro sulle tre parabole della misericordia, che per audacia mi ha ricordato il testo di G. Blaquière ("L'altra metà del Vangelo. Il dono di essere donna", ed. Ancora).

In secondo luogo, se ti fa piacere sentire anche qualche critica in negativo, i piccoli difetti che io vi ho scorto sono stati l’assenza di rimandi alle citazioni a piè di pagina e la bibliografia finale che avrei desiderato più ricca.
Inoltre spero in un tuo futuro studio anche sulle donne della Bibbia ed in modo speciale quelle del Vangelo (come la Chiesa ha usato e interpretato episodi legati a figure come Santa Elisabetta, la samaritana, l’adultera, Marta e Maria, la Maddalena? - In particolare si veda nuovamente G.Blaquière per l’unzione di Betania -)

Terza ed ultima cosa, vorrei farti partecipe di alcune osservazioni di carattere non più teologico ma tecnico-scientifico, che, per associazione ai temi da te trattati, mi sono affiorate alla mente durante la lettura di Ave Mary.
Se già ci pensa abbondantemente la scienza a bistrattare l’espressione sessuale femminile (basti pensare al proliferare di farmaci per la disfunzione erettile, e la totale assenza di un farmaco per la diffusissima anorgasmia femminile, o di qualche molecola studiata appositamente per il complesso sintomatologico legato al periodo perimestruale – mentre tutto l’interesse medico per la donna gira attorno ai disturbi della menopausa, tanto per riprendere il tema che hai trattato nel capitolo “Consigli di bellezza”), la Chiesa non solo non fa nulla ma anzi non è da meno.
Mi riferisco in primis al contestatissimo tema dei metodi naturali. Non voglio soffermarmi sull’annosa discussione “contraccezione sì o no” ma piuttosto sul solo fatto che la Chiesa Cattolica chiami “naturali” quelli che ritiene essere la sola via praticabile in materia di pianificazione famigliare. Ora mi chiedo cosa significhi “naturale” in questo contesto, giacchè per la medicina il termine indica non solo l’assenza di mezzi chimici o fisici ma anche un rispetto della fisiologia organica. Ora a guardar bene, tali metodi sono naturali sì, ma solo da un punto di vista maschile. Infatti per una donna come si può definire fisiologica la predisposizione all’unione coniugale in giorni in cui si è naturalmente (anatomicamente, psicologicamente, biochimicamente) indisposte al rapporto?
Ma non importa: dato che il maschio ha un andamento ormonale sessuale piatto, allora si appiattisca anche la donna. Sebbene per una donna sia tecnicamente possibile unirsi all’uomo proprio e solo nei giorni della sindrome premestruale, ciò non è scritto nel suo bioritmo femminile, anzi vi è scritto l’esatto contrario. Ma alla Chiesa non importa questo. Taccia e soffra silenziosamente la donna, punto e basta.
Non mi fermo qui.
Consideriamo ora la fecondazione assistita, altro tema “caldo”. Lasciando perdere anche in questo caso il dibattito di fondo, se sia etica o meno la fecondazione assistita e in quali forme sia eventualmente moralmente accettabile e in quali invece non lo sia affatto, mi chiedo piuttosto come mai il problema di fondo rimanga confinato esclusivamente a principi astratti o al feto, e mai si pensi alla donna. Mi sarebbe tanto piaciuto sentire dal pulpito cattolico dire che le tecniche fecondative non sono etiche per questo e quell’altro motivo, tra cui il fatto che comportano effetti collaterali importanti e ancora poco conosciuti sul corpo femminile che si sottopone ad un simile trattamento (notiamo che fra l’altro la causa più frequente di sterilità è maschile, non femminile, ma tant’è che il bombardamento ormonale per la fecondazione lo subisce la donna). Ma cosa dico? Se non vi fossero gli scrupoli sui valori non negoziabili di inizio e fine vita, che importerebbero i risvolti sul benessere fisico di una creatura che - come tu hai giustamente più volte ribadito, - è vista sempre e solo in funzione di qualcun’altro?

Ho finito.
Non so se avrai resistito a leggermi fin qui, ma tutto questo è stato per esprimerti il mio apprezzamento al tuo lavoro.
Io penso e soprattutto spero pure che un giorno tu riprenderai di nuovo in mano l'argomento, per offrirci un saggio ancora più ampio su questo importantissimo tema, auspicando che trovi ascolto anche tra coloro a cui è in special modo diretto. Se lo farai, ne sarò di certo ancora una volta lieta lettrice.
Grazie
Francesca
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