Scritto per L'arborense

Mi costa, perché questa città puzza e rumoreggia di continuo come uno stomaco dalla cattiva digestione.
Cerco soprattutto le chiese e i loro arsenali di opere d’arte, talmente invadenti all’occhio che è sin troppo facile scordarsi che sono luoghi per pregare e non musei. La sensazione dell’opulenza decaduta è schiacciante: ovunque la bellezza della materia mi assale a tradimento, gridando moniti di marmo e mosaici di promesse in smalto e oro.
Troppo facile, con la sensibilità moderna, chiamarli orpelli e sprechi: non si può scordare che per generazioni di popolani analfabeti queste opere sono state il volto della fede nella storia, l’unico Catechismo che si potevano permettere i poveri. La Chiesa aveva intuito il potere immenso dell’immagine sulla coscienza molto prima che ci arrivassero i pubblicitari odierni, investendo nell’arte sacra cifre che persino oggi ci sembrerebbero immorali, a meno che non servissero a comprare un calciatore.
18.05.2012 18:30 -
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