
(Riflessione uscita per l'Arborense del 15 febbraio. Attenzione: contiene critiche al papa. Sconsigliata la lettura ai nostalgici del Messale Romano, a chi crede che Giovanni Paolo II abbia esagerato a chiedere scusa e a chi ritiene che l'ecumenismo sia una manovra del demonio per omologare tutte le verità.)
Sono convinta che esista una insanità spirituale allo stesso modo in cui ne esiste una mentale, e che sia sempre più diffusa. Ciononostante mi può succedere, negli ambienti sanamente cristiani che mi capita di frequentare, di incontrare ancora qualcuno che appartiene a quella felice categoria di persone che di avere fede non si vergogna e non si vanta. È uno stato di grazia veramente bello da avvicinare quello della sobrietà spirituale, del raro equilibrio dell’anima tipico di chi sperimenta un certo tipo di gratitudine, estranea tanto all’incomprensibile vertigine del mistico quanto agli orizzonti angusti dell’autosufficiente. Incontrare una persona nel pieno possesso delle sue facoltà spirituali è un balsamo per le fedi tormentate, e anche per certi tormentati ateismi. Con persone così diventa facile parlare di tutto, raccontare le angosce, confidare le speranze e il timore che non si realizzino, o che lo facciano in modo troppo differente dai progetti approvati, che è forse la peggiore delle sciagure possibili per chi è preso dal tentativo spossante, con Dio o senza Dio, di essere l’unica misura di sè stesso. Al termine di queste conversazioni ci si sente in genere rinfrancati, tutto appare ridimensionato e può capitare che nasca spontaneo, come saluto e augurio, un discretissimo e reciproco “pregherò per te”.
L’ho sempre letto come il prosieguo di un atteggiamento di cura e di ascolto, senza nessuna pretesa di mirare ad un obiettivo, perché gli obiettivi di Dio su ciascuno non li conosce nessuno. Mai mi è capitato che al termine di uno di questi incontri paritari e fraterni qualcuno mi dicesse, o io dicessi a lui, “pregherò per la tua conversione”, come ha deciso di reinserire Ratzinger nella nuova traduzione italiana del Messale Romano in onda nelle chiese che ne faranno richiesta sugli schermi del prossimo venerdì santo.
Se mi succedesse una cosa tanto surreale, non so come potrei reagire a quella spiritualità pelosa. Conoscendomi, probabilmente molto male, perché mi sembra che la prospettiva di augurarsi la conversione altrui equivalga a insignire sé stessi dello status permanente di convertiti, con tutto il suo corredo di sottintesa superiorità morale. Come a dire che io sono nel giusto e tu nell’errore, e dunque pregherò il Signore, in virtù della confidenza che deriva dal mio status di figlio giusto, perché tu sia illuminato e ritorni sulla retta via. È poco probabile che quella persona possa rivedermi ancora, perché con la sua supponenza di giustizia ha infranto la natura del rapporto fraterno, facendo cadere, in modo perfettamente evidente, il suo giudizio su di me.
Ho probabilmente poche pretese sulla salvezza dell’umanità nel suo complesso, tanto che domandarla mi sembra un’opera decisamente fuori dalla portata delle mie richieste; l’unica conversione per cui mi sento degna di pregare in fondo è la mia, un compito che ritengo già sufficientemente complesso da non doverlo ulteriormente complicare, né a me né al Destinatario, cercando di dargli a intendere via preci che le conversioni altrui siano casi più urgenti.
p.s.
Specificare che la modifica ha poco peso perchè "riguarda solo un piccolissimo numero di fedeli" è offensivo per le intelligenze di chi pone le domande. Se non c'è niente di dannoso, a che pro specificare che comunque fa un danno piccolo?
...però ciò che non capisco è la critica unilaterale nei confronti della Chiesa.
10.02.2012 11:00 -
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Data privata
11.02.2012 18:30 -
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Nurachi - Ananti de sa ziminera
18.02.2012 16:00 -
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