Martedì 17 Marzo 2009 00:20
Ai più credo che l’eccezionalità della cosa sia sfuggita, ma un papa che prende carta e penna e
scrive ai vescovi per dire : “signori, si sono fatte delle sciocchezze” è una cosa che ha i contorni della straordinarietà assoluta, e se non uso la parola “evento” è solo perché di questi tempi è d’uso chiamare “evento” anche un gazebo temporaneo al centro commerciale. Il motivo che ha spinto Ratzinger a fare una cosa così inusuale è il casino – lui lo chiama “valanga di proteste”, che nel misurato linguaggio papale è proprio un casino alla decima - che si è sollevato con la revoca della scomunica ai lefebvriani. La prima cosa che salta all’occhio è che nella lettera di Ratzinger il rammarico del papa sembra nascere dal fatto che alla remissione del provvedimento disciplinare si siano sovrapposte le polemiche legate al vescovo negazionista Williamson, come se la lamentela dei vescovi riguardasse la tempistica dei fatti, più che la loro sostanza. Certo, ci fa specie che gli informatori di Sua Santità non si siano premurati di googlare il nome del vescovo antisemita prima che il pontefice firmasse l’atto di revoca, e fa tenerezza che lui lo riconosca: “
Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l'internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie.”
Ce ne compiaciamo, ma questo non ci distrae dal considerare che la lamentela dei vescovi è fondata in realtà su ben altro.
Quello che Benedetto XVI chiama “problema” non è solo l’opinione personale del vescovo Williamson, ma era e resta uno dei quattro* punti nodali del distacco dottrinale levebvriano: la riforma liturgica del Vaticano II nella sua interezza, in particolare il passaggio dell’oremus pro perfidis Judaeis, la cui rimozione era figlia felice del riconoscimento della libertà religiosa altrui, duramente contestata da Marcel Lefebvre. La preghierina per i perfidi ebrei le sue pecorelle reazionarie non hanno infatti mai smesso di recitarla, tale e quale.
Nonostante l'innegabile atto di buona volontà, ci sono veramente tante cose che in questa lettera mi lasciano perplessa; ma quella che mi sconcerta di più è la domanda, posta come se fosse retorica, che Ratzinger fa alla fine dell’analisi numerica della consistenza della comunità degli scismatici: “Possiamo noi semplicemente escluderli, come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della riconciliazione e dell'unità?”.
È una domanda importante, perché solleva una questione metodologica nella gestione delle conseguenze della scomunica latae sententiae. Quel tipo preciso di scomunica infatti non è un provvedimento che arriva al termine di un processo canonico, ma è una tagliola che scatta in automatico al compiere di determinati atti, per esempio abortire, iscriversi a una loggia massonica, rubare ostie consacrate o anche ordinare vescovi senza autorizzazione papale, cioè proprio quello che ha fatto Lefebvre. Chi fa queste cose si pone ipso facto in una condizione di esclusione dalla comunità ecclesiale, e la Chiesa in realtà non gli commina alcunché: si limita semplicemente a prendere atto con ufficialità di un’autoesclusione. Eppure Benedetto XVI parla di queste persone come se l’atto di esclusione l’avessero subìto, e non esercitato con piena vertenza e deliberato consenso.
Applicando alla lettera il suo ragionamento, in nome “della riconciliazione e dell’unità” tutte le persone che in questi anni pur essendo credenti hanno abortito o si sono iscritte ai massoni in buona fede, non dovrebbero essere escluse dalla comunione ecclesiale, come di fatto avviene.
Ecco, questa sì che sarebbe una notizia, ma bisognerebbe che qualcuno la desse anche al vescovo di Refice, che
ha appena scomunicato i genitori della bambina di nove anni incinta per stupro e i medici per aver permesso che le venisse praticato l’aborto, e che magari questo qualcuno gliela desse
senza fare ipocriti sofismi sull’opportunità e la pubblicità e il blablabla. Però sappiamo tutti che questo non avverrà, perché in realtà l’atto di misericordia di Ratzinger verso la comunità di San Pio X - che mai ha ritrattato una virgola delle sue posizioni - lungi dall’incoraggiare un’apertura verso tutti coloro che sbagliano, è e rimane una benevolenza circoscritta, estensibile a nessun altro.
Forse è questa sensazione - insieme al ripristino della possibilità di usare il vecchio messale in latino, alla netta simpatia del pontefice per il canto gregoriano, camauri e varie vetustà,
le gelate sull’ecumenismo e tutte le altre prese di posizione ratzingeriane sul presunto “vero” spirito del Vaticano II - che deve aver ingiustamente fatto sospettare a quei maligni diffidenti dei vescovi che dietro la revoca della scomunica ai principali contestatori del Concilio Vaticano II ci fosse in atto qualcosa di più che un problemino di comunicazione nell’ufficio stampa papale. Qualcosa tipo far passare quel Concilio per un incidente di percorso, per esempio. Esagerato, certo. Ma cosa vuole che le dica, Santità... sono gente malfidata, questi episcopi cattolici.
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*Gli altri punti di divergenza, per chi fosse curioso, riguardavano la collegialità episcopale, l’ecumenismo e la libertà religiosa più volte espressa in termini positivi in diversi documenti conciliari.
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