Quello che segue è il mio report del consiglio comunale di Cabras convocato nella giornata del 10 gennaio 2012 per discutere della posizione da tenere in relazione all'installazione di due radar a capo San Marco, punta nord del golfo di Oristano, uno in gestione alla Capitaneria di porto e uno sotto il controllo della Guardia di Finanza. Lo riporto per tutti coloro che seguono la resistenza dei sardi alla crescente militarizzazione del territorio, specialmente quella camuffata da apparenti ragioni di sicurezza e controllo a scopi civili. Per quanti volessero conoscere meglio le ragioni del no al radar e volessero unirsi alla protesta dei cittadini che si vi oppongono, il link di riferimento è questo.


 

10/01/2012 - Centro polivalente, Cabras

Inizia ora il consiglio comunale indetto dal sindaco di Cabras con la questione radar all'ordine del giorno. Oltre al sindaco, a un numero considerevole di consiglieri e a qualche consigliere provinciale, c'è una forte presenza di forze dell'ordine, tra le quali anche il comandante della capitaneria di porto che dovrebbe avere giurisdizione su uno dei radar in predicato per l'installazione. Ci sono anche membri degli altri comitati no radar della Sardegna.

Cristiano Carrus, il sindaco di Cabras, comunica che non è possibile per il momento fare ricorso contro il radar perché non esiste alcun atto formale che annunci l'intento dell'installazione. Nonostante questo - continua Carrus - il consiglio comunale vuole comunque esprimere la sua contrarietà. Il motivo di questa contrarietà per il sindaco non dipende tanto da una posizione aprioristicamente contraria al radar, quanto dalla mancata concertazione, ovvero del fatto che l'eventuale decisione non ha previsto per il momento il coinvolgimento dell'amministrazione.

Il consigliere di minoranza Ivo Zoccheddu chiede se è possibile far intervenire, prima di deliberare in merito, il comandante della capitaneria di porto, perché chiarisca lo scopo dell'installazione del radar di loro competenza. Il comandante spiega che il sistema che li riguarda ha scopi esclusivamente civili e serve a intervenire preventivamente sugli incidenti del mare, in particolare riguardo alle navi con carico di idrocarburi che transitano all'interno del golfo di Oristano.

Il consigliere provinciale Sandro Murana chiede se questo sistema serva anche a individuare reati ambientali come la pesca a strascico. La risposta del comandante è sì: la "blue box" del radar serve anche a questo. Ivo Zoccheddu prende di nuovo la parola e chiede al comandante come mai, visto che il militare parla del radar come se fosse cosa fatta, nessuno abbia informato l'amministrazione di Cabras. Chiede anche se esiste un sistema alternativo che consenta di ottenere gli stessi benefici di controllo e prevenzione senza installare un altro radar al capo san Marco. Il comandante dice che non sa perché è stato individuato capo san Marco, che non si era preparato per un intervento specifico e che l'unica cosa che può dire è che qualunque decisione è stata presa nel rispetto della legge.

Prende la parola Pino Moretti dell'amministrazione comunale di Tresnuraghes e parla dell'esperienza che hanno appena vissuto loro, ribadendo che anche nel loro caso le scelte del radar erano state fatte senza consultare le popolazioni e le amministrazioni locali. Citando il parere di esperti che hanno supportato la loro opposizione al radar, ribadisce la certezza che gli stessi risultati possano essere ottenuti con sistemi di controllo satellitari. Pone l'accento sulla pericolosità degli strumenti a onde elettromagnetiche e evidenzia la scarsità di informazioni fornita in merito dalle forze dell'ordine. Conclude il suo intervento invitando la popolazione a opporsi al radar soprattutto perché rappresenta una estensione del controllo militare sul golfo di Oristano e le conseguenze di un ulteriore uso militare del territorio non sono prevedibili.

‎"Io spero che l'installazione di questo radar sia preceduta da una conferenza dei servizi dove gli enti possano esprimere parere vincolante". Il sindaco Cristiano Carrus ribadisce che la zona di capo san Marco è vincolata e non è possibile neanche per l'amministrazione prevedere installazioni di qualunque tipo. "Non vorrei" - chiarisce Carrus - "che l'esistenza di un'area militare faccia pensare che i vincoli che valgono per noi non valgano per tutti".

Prende la parola un consigliere comunale di Siamaggiore (di cui non ho fatto in tempo a sentire il nome) che contesta la lettera di convocazione del sindaco, affermando che non è vero che la GdF non ha comunicato niente alle amministrazioni. Afferma che la GdF ha comunicato al ministero delle infrastrutture il piano di installazione dei radar, il cui posizionamento era stato precedentemente reso noto anche ai comuni - come quelli di Tresnuraghes - che poi si sono opposti all'installazione. Ribadisce che il progetto dei radar è stato presentato come infrastrutturale per il controllo e monitoraggio della costa e non come militare. Ciò nonostante alla fine dell'intervento afferma che comunque non c'è niente di certo, è solo una ipotesi e pertanto non c'è motivo di porre dei NO preventivi. Il pubblico gli rumoreggia contro.

Prende la parola il sindaco di Siamaggiore (che chiarisce di parlare a titolo personale) e si dichiara diffidente verso il radar, anche qualora la sua natura si rivelasse infrastrutturale. Benché abbia apprezzato le parole si rassicurazione del comandante della capitaneria di porto, domanda approfondimenti sulla possibilità di soluzioni differenti o addirittura dell'individuazione di siti alternativi. La gente in sala, sull'ipotesi dello spostamento del radar altrove, rumoreggia visibilmente.

Prende la parola il consigliere di Arborea Bepi Costella, che dissente dall'intervento precedente e - facendo riferimento anche alla questione delle trivellazioni che interessano il suo territorio - afferma che non sempre le cose utili sono prive di conseguenze dannose. Afferma di non essere un ambientalista, ma di stare parlando in difesa l'economia del suo paese, che è agricola e non può sopportare invasioni sopra o sotto terra, per quanto in apparenza sembrino utili.

Chiede la parola il consigliere provinciale Sandro Murana che spiega come capo san Marco sia un bene provinciale e non solo del comune di Cabras. In merito a questo, anche lui nega che ci siano state comunicazioni ufficiali sull'installazione agli enti provinciali competenti. Tuttavia voci ufficiose hanno fatto sapere che i radar per cui si avvierà la procedura di installazione sono due; di uno si sa già che sarà installato sulla terrazza del faro (quello della capitaneria), ma per l'altro Murana afferma che non è affatto sicuro che l'ubicazione sia quella della zona militare: qualora la ragione dell'installazione del secondo radar dovesse essere quella della sicurezza nazionale, non è escluso che il tentativo della sua installazione possa verificarsi anche in un altro punto. Nel corso dello stesso intervento Murana difende la fondatezza degli interessi dello Stato sul mantenimento della sicurezza sulle coste e anzi, in qualità di assessore provinciale alle politiche sociali, non esclude che quella di monitorare il flusso dei migranti possa essere una ragione fondata; pertanto sconsiglia l'amministrazione comunale di Cabras dal prendere posizioni ostili al radar in assenza di informazioni certe e sulla base di allarmi non documentabili. Nonostante questo, Murana conclude dicendo che in un luogo a così alto interesse storico e archeologico la tutela non può che esserre massima. Pertanto auspica che lo Stato non si contraddica in sé stesso installando sistemi militari su questo capo del golfo, smentendo in questo modo i vincoli di tutela che hanno fino a questo momento protetto il Sinis; non così capo Frasca, che è invece un territorio già indirizzato da tempo verso la servitù militare. Non significa - continua Murana con logica che mi sembra appuntabile - che il radar debba andare a capo Frasca, né che il comune debba opporsi per partito preso, "altrimenti dobbiamo dire di no anche ai telefonini".

Parla Filippo Scalas, sindaco di Nurachi, che è qui sia perché Nurachi riconosce il territorio di Cabras come valoredi tutta la provincia, sia perché il radar ha un raggio che include tutti i paesi vicini; esprime totale disponibilità a fare assemblee pubbliche sul territorio, a deliberare in merito e a farsi portavoce presso l'unione dei comuni che presiede perché la protesta sia estesa alla partecipazione del maggior numero di comunità.

Parla Marco Maxia, assessore all'ambiente, che si dichiara subito contrario all'installazione di qualunque radar nell'area marina protetta. Approva pertanto la proposta di delibera. Dopo di lui parla Mario Atzori, vicesindaco e assessore alla pesca, evidenziando come la scelta di un'area militare sia da ricondurre al tentativo di scoraggiare il dissenso delle popolazioni. Afferma che l'esistenza dei due radar ha una sua logica all'interno di un progetto di controllo a 360 gradi della costa (dentro e fuori il golfo). Ma si chiede se sia davvero il controllo civile lo scopo di questa copertura assoluta, e non piuttosto il supporto non palesato alle attività militari della base di Capo Frasca. Solo nel caso in cui la risposta sia la seconda l'opposizione al radar sarebbe giustificata; se la ragione è solo la presenza di onde elettromagnetiche - afferma Mario Atzori - non è una ragione sufficiente per dire di no, visto che "di strumenti elettromagnetici siamo circondati".

Cristiano Carrus ribadisce che questa installazione è un atto dall'alto e che nessuno è stato informato. Sottolinea di nuovo che la contrarietà della giunta non è a prescindere, ma riguarda soprattutto questioni di procedura: non è possibile fare una cosa del genere senza concordare con le amministrazioni locali. "Poi magari sono anche d'accordo, ma se qualcuno decide un intervento in casa altrui non può farlo senza sentire il padrone di casa". "Può darsi che sotto non ci sia niente, ma quando le cose vengono affrontate dall'alto senza trasparenza, ho il diritto di pensare che le motivazioni degli enti installanti non siano poi così chiare come sembrano"

Ivo Zoccheddu, consigliere di minoranza, prende la parola e afferma che dopo l'intervento del comandante della capitaneria si è convinto ulteriomente che la necessità di intervenire ci sia già da subito, visto che il militare ha confermato che almeno un radar è in via di installazione in carico al suo ente. Non ripete le già esposte caratteristiche peculiari ad alta tutela del nostro territorio; se ne serve però per dire che le norme di tutela esistono perché la popolazione ha fatto una scelta vocazionale indirizzata al turismo. Qualunque intervento tecnologico calato dall'alto che tenda a creare condizioni di disturbo a questa vocazione democraticamente stabilita è da osteggiare. A differenza di altri interventi precedenti, non vede nessuna soluzione nello spostare il radar nella base militare di capo Frasca data la portata delle onde dello strumento, che non sono sicuramente quelle di un telefonino. Afferma che è necessario che l'assoluta contrarietà di questa amministrazione debba essere manifestata anche all'ipotesi di collocazione altrove, in rispetto della solidarietà civile che ci è stata mostrata da altri territori. L'amministrazione - conclude - deve esprimersi con delibere e ricorsi legali in tutte le sedi.

La cosa più importante - ripete nuovamente il sindaco di Cabras - è la concertazione. Pertanto il parere politico che la giunta intende esprimere oggi con esplicita delibera è di contrarietà all'installazione del radar a causa anche delle mancate procedure di coinvolgimento. Rivolgendosi al comandante della capitaneria dice: "Fateci sapere cosa bolle in pentola in modo che possiamo esprimere un parere più motivato". In conclusione invita il consiglio comunale a includere nella delibera la contrarietà all'installazione in tutta la provincia e non solo a Cabras. Prima di accingersi al voto il sindaco legge la proposta di delibera, che contiene espressioni molto categoriche: "nessun apparecchio radar nel territorio provinciale, ci opporremo anche con strumenti legali".

Zoccheddu chiede però un'altra formulazione, perché in effetti Capo Frasca non ricade nel territorio della provincia e quindi il rischio è che possiamo ritrovarcelo addosso da quel lato. Murana non è d'accordo e spinge il consiglio a tenere in considerazione solo il sito di capo san Marco. Zoccheddu evidenzia come il raggio di potenza del radar comprenda ancora ampiamente il territorio di Cabras. Murana ribadisce che, mentre la vocazione del nostro capo è quella della tutela paesaggistica, non è così per capo Frasca, dove esiste già una forte servitù militare. "Non sto dicendo che lo devono mettere a capo Frasca, mi sono limitato a constatare che le vocazioni territoriali non sono certo le stesse".

Il sindaco Cristiano Carrus accoglie la proposta di formulazione di Murana e restringe la contrarietà al solo territorio comunale di Cabras. Il pubblico rumoreggia. Zoccheddu chiede che il suo voto sia messo comunque a verbale con la motivazione di contrarietà estesa a tutto il raggio di potenza del radar. "Credo che sarebbe opportuno in questo momento pensare in termini di solidarietà, non solo relativamente al nostro territorio".
La delibera passa all'unanimità.

Commenti  

 
#1 mariella 2012-01-10 23:31
grazie del resoconto tanto dettagliato
la situazione non mi pare di certo ben governata
va monitorata in continuo
io sono a milano ma ho casa a san giovanni dove a casa mi sento da sempre
anche da qua cerco di far conoscere la situazione a quanti più posso
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#2 Andrea 2012-01-11 08:59
Resto basito di fronte alle conclusioni del consiglio comunale: siccome a Capo Frasca esiste già una servitù militare allora è meglio che il radar venga piazzato li, come se il problema non fosse l'ennesimo tentativo di imporre una decisione sulla testa dei sardi ma soltanto la collocazione dell'ennesima e inutile infrastruttura militare. Temo che affrontando il discorso in questo modo il nostro territorio continuerà ad essere considerato come l'angolo del giardino dove si lascia la spazzatura.
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#3 marco 2012-01-12 20:10
brava michela.
non sono sardo ma amo la Sardegna, sono al vostro fianco in questa battaglia, come nelle altre per una Sardegna che intraprenda uno sviluppo sostenibile e compatibile con il proprio splendido ambiente. almeno voi che avete ancora un ambiente da conservare, è giusto lottare per questo.
Forza Sardi, forza Sardegna.
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#4 graziano 2012-01-24 10:14
LA SPECULAZIONE SUL NAUFRAGIO DELLA COSTA CONCORDIA

Utilizzare una sciagura come il naufragio della Costa Concordia per promuovere l’utilità dell’installazione dei radar lungo le coste italiane è un’operazione di vero e proprio sciacallaggio.
Abbiamo assistito nelle ultime settimane a una serie di dichiarazioni e interviste rilasciate da militari di ogni ordine e grado che con ostentata sicurezza affermano che il naufragio si sarebbe potuto evitare se fosse stata in funzione la rete radar VTMIS appaltata nel 2005 dalla Guardia Costiera al gruppo Selex-Finmeccanica e costata 320 milioni di euro.
Dichiarazioni di questo tipo servono a rilanciare un progetto che in alcune realtà locali (soprattutto della Sardegna) incontra difficoltà a decollare anche a causa delle perplessità sollevate dalle comunità locali in merito agli aspetti ambientali e sanitari che queste installazioni potrebbero creare. Dichiarazioni utili inoltre ad assolvere da eventuali colpe e responsabilità i vari enti deputati a sorvegliare e tutelare le coste italiane.
C’è infatti da chiedersi come è possibile che una nave da 110 mila tonnellate e lunga 300 mt sia passata inosservata sulle coste Toscane la sera di venerdì 13 gennaio. C’era davvero bisogno di un radar per vedere questo gigante del mare che puntualmente una volta alla settimana si accostava pericolosamente all’isola del Giglio? La stessa nave che, con il consenso della società armatrice, periodicamente si accostava alla costa dell’isola di Procida per consumare il “rito dell’inchino”. Davvero la Guardia Costiera non riesce a vedere queste navi alte 52 mt che passano tra i faraglioni di Capri o stazionano dentro la laguna di Venezia? Eppure capita spesso che a pochi metri da Piazza San Marco stazionino anche sei inquinantissimi transatlantici contemporaneamente.
Perché non è stato utilizzato il sistema satellitare AIS installato dal 2005 in tutte le Capitanerie di Porto e in grado di fornire la posizione aggiornata minuto per minuto di ogni nave in transito o ormeggiata su tutti i mari del globo? Queste tragedie avvengono non certo perché mancano sistemi di controllo, ma perché in Italia è spesso consuetudine non utilizzare gli strumenti che si hanno a disposizione, tollerare le trasgressioni fatte dai ricchi e dai potenti in nome di un non ben chiaro vantaggio economico derivato dal passaggio dei crocieristi nei posti più suggestivi e più sensibili sotto l’aspetto ambientale e, appena capita la sciagura, cavalcare l’onda emotiva per giustificare spese utili soltanto a far fare cassa all’appaltatore e ai soliti amici. È’ quello che accade quando capitano i terremoti, le alluvioni, i naufragi, le bonifiche ambientali etc…
Così come ieri si sono usati i migranti - che sfuggono alla guerra, alla miseria e alla disperazione - per giustificare l’installazione dei radar della Guardia di Finanza, si sta usando oggi il naufragio della Costa Concordia per giustificare la rete di radar della Guardia Costiera. Tutto ciò è semplicemente vergognoso!
23 gennaio 2011
Comitati NoRadar Sardegna
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