Ricevo, condivido e pubblico una nota diffusa dai comitati No Radar dopo le dichiarazioni degli scorsi giorni da parte di diverse autorità militari a proposito del fatto che la sciagura del Concordia si sarebbe potuta evitare se ci fossero stati i radar contro i quali stiamo combattendo noi. I comitati usano il termine "sciacallaggio" e sinceramente non me ne viene in mente uno migliore. Ricordo in proposito che domenica 29 gennaio alle 15:30 ci sarà un'assemblea informativa sul tema nel Centro Polivalente di Cabras (via Tharros, uscita bivio per Torregrande, di fronte al distributore).


Utilizzare una sciagura come il naufragio della Costa Concordia per promuovere l’utilità dell’installazione dei radar lungo le coste italiane è un’operazione di vero e proprio sciacallaggio. Abbiamo assistito nelle ultime settimane a una serie di dichiarazioni e interviste rilasciate da militari di ogni ordine e grado che con ostentata sicurezza affermano che il naufragio si sarebbe potuto evitare se fosse stata in funzione la rete radar VTMIS appaltata nel 2005 dalla Guardia Costiera al gruppo Selex-Finmeccanica e costata 320 milioni di euro.
Dichiarazioni di questo tipo servono a rilanciare un progetto che in alcune realtà locali (soprattutto della Sardegna) incontra difficoltà a decollare anche a causa delle perplessità sollevate dalle comunità locali in merito agli aspetti ambientali e sanitari che queste installazioni potrebbero creare. Dichiarazioni utili inoltre ad assolvere da eventuali colpe e responsabilità i vari enti deputati a sorvegliare e tutelare le coste italiane.
C’è infatti da chiedersi come è possibile che una nave da 110 mila tonnellate e lunga 300 mt sia passata inosservata sulle coste Toscane la sera di venerdì 13 gennaio. C’era davvero bisogno di un radar per vedere questo gigante del mare che puntualmente una volta alla settimana si accostava pericolosamente all’isola del Giglio? La stessa nave che, con il consenso della società armatrice, periodicamente si accostava alla costa dell’isola di Procida per consumare il “rito dell’inchino”. Davvero la Guardia Costiera non riesce a vedere queste navi alte 52 mt che passano tra i faraglioni di Capri o stazionano dentro la laguna di Venezia? Eppure capita spesso che a pochi metri da Piazza San Marco stazionino contemporaneamente anche sei inquinantissimi transatlantici.  
Perché non è stato utilizzato il sistema satellitare AIS installato dal 2005 in tutte le Capitanerie di Porto e in grado di fornire la posizione aggiornata minuto per minuto di ogni nave in transito o ormeggiata su tutti i mari del globo?
Queste tragedie avvengono non certo perché mancano i sistemi di controllo, ma perché in Italia è spesso consuetudine non utilizzare gli strumenti che si hanno a disposizione, tollerare le trasgressioni fatte dai ricchi e dai potenti in nome di un non ben chiaro vantaggio economico derivato dal passaggio dei crocieristi nei posti più suggestivi e più sensibili sotto l’aspetto ambientale e, appena capita la sciagura, cavalcare l’onda emotiva per giustificare spese utili soltanto a far fare cassa all’appaltatore e ai soliti amici. È’ quello che accade quando capitano i terremoti, le alluvioni, i naufragi, le bonifiche ambientali etc…
Così come ieri si sono usati i migranti, che sfuggono alla miseria e alla disperazione in cerca di pace, per giustificare l’installazione dei radar della Guardia di Finanza,  si sta usando oggi il naufragio della Costa Concordia per giustificare la rete di radar della Guardia Costiera. Tutto ciò è semplicemente vergognoso.

Commenti  

 
#1 LFK 2012-01-24 15:44
Verissimo, anche con i radar sarebbe successo, era impossibile non notare quel mostro che, una volta a settimana, sfiorava la costa...
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#2 enrico gregori 2012-01-25 13:10
è un po' come dire che uno si è sfracellato lanciandosi con l'auto da un canyon perché non aveva le cinture di sicurezza allacciate
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#3 Maria Ianniciello 2012-01-26 10:59
Vero!!! Tutto tristemente vero :-(
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