Al prossimo che viene a parlarmi di nuovo della liberalità dei Moratti ho intenzione di regalare un biglietto di sola andata per il luogo comune dove tutti vorremmo veder finire i seccatori di ogni latitudine. Perché non ci vada senza consapevolezza, prima gli ripeterei quello che ho già più volte scritto qui e altrove: non solo che quando uscì il film Oil sulla raffineria di Sarroch cercarono inutilmente di inibirne la distribuzione perché non volevano che i suoi contenuti venissero visti da qualcuno, ma anche come in questi giorni stiano cercando di fare lo stesso con Giorgio Meletti, il giornalista autore del libro "Nel paese dei Moratti" di cui ho consigliato a suo tempo la lettura. Il 13 dicembre in un lancio Ansa si annunciava infatti come Gian Marco e Massimo Moratti, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Saras, abbiano dato mandato ai propri legali di agire contro Meletti e il suo editore Chiarelettere per difendere il discutibile diritto di non essere criticati. Fin qui ci sta, uno ha un affare che presenta ombre di rilevanza pubblica, l'altro glielo critica, se la critica è infondata lo si scrive a propria volta, se quella infondatezza è anche lesiva invece lo deciderà un giudice. Ma nella richiesta dei Moratti c'è anche un elemento in più, che la dice lunga sul valore assegnato dai due fratelli alla libertà di opinione e di espressione altrui. Nel mandato non sono infatti chiamati in causa solo Meletti e Chiarelettere, ma anche i "mass media che, in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano spazio e risalto”, si legge in una nota. Quindi non solo quelli che il libro lo hanno scritto e pubblicato, ma anche chi lo ha recensito su un giornale, su un portale o su un blog molto seguito, chi ne ha parlato ad un pubblico fisicamente presente o tramite una radio o una tv, o magari quanti su una comunità virtuale hanno dichiarato di averlo letto e lo hanno consigliato agli amici. Anche i librai, a questo punto, dato che si sono permessi di metterlo in vendita. E perché escludere quei superficiali di tipografi che hanno osato stamparlo senza tenere conto del fatto che contenesse critiche ai padroni della raffineria? Tutti devono tacere, oppure tutti devono rispondere di aver aperto bocca per dare spazio o risalto a qualcosa di critico nei confronti dei petrolieri Moratti. Come prova di liberalità non c'è proprio male.

E pensare che circa un mese fa, suppongo a seguito del mio interessamento pubblico per la Saras, ho ricevuto una telefonata in cui mi veniva porto l'invito del direttore della Saras ad incontrarlo affinché potesse illuminarmi sui lati positivi della raffineria che i miei pregiudizi mi avevano forse sino a quel momento impedito di vedere. Ho rifiutato il garbatissimo invito chiarendo che se ho posto degli interrogativi negli articoli in cui ho parlato della Saras, non è stato certo a titolo personale. Alle questioni di rilevanza pubblica si risponde in pubblico, non tête à tête, ma nell'unica occasione pubblica in cui insieme alla giornalista Rai Roberta Mocco abbiamo cercato di parlare con qualcuno della Saras per conoscere il loro punto di vista sulle questioni sollevate dal libro di Meletti, l'ufficio stampa della raffineria ha chiesto di vedere le domande prima.

Se non avete paura delle denunce dei Moratti, a Natale fate un atto di protesta civica: comprate il libro che loro non vogliono veder distribuito, e magari dategli spazio e risalto sul vostro blog, o su facebook, o su anobii. Così, tanto per.

Commenti  

 
#1 Luca Carta 2010-12-17 19:28
Brava Kelledda, ananti diaici ;)

Post it: organizzare un incontro pubblico; far leggere il libro a quante più persone possibile; non avere mai paura dei poteri forti.
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#2 bachisi 2010-12-17 21:19
io l'ho comprato appena uscito .. e lo tengo ben esposto in su zilleri meu ..
a disposizione di che lo vuole leggere insiema ai tuoi naturalmente - il viaggio in sardegna e quello della kirbi - accabadora cominciano ad averlo in tanti..
comunque brava e puntuale - noi abbiamo fatto il reding il dio petrolio .
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#3 Patrizia Pili 2010-12-17 21:34
Odio i Moratti per più di una ragione. Dunque, da sarda molto arrabbiata, mi sento autorizzata a rubare e postare questo articolo; a comprare, leggere e divulgare il libro di cui sopra. Cosa che, peraltro, tutti i sardi doc e quelli che "spiritualmente o virtualmente" tali dovrebbero fare.
Un abbraccio, Pat
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#4 Fabio 2010-12-18 08:15
Ahi ahi... ed i Moratti non sono i soli ad avere simili reazioni alle critiche in questo Paese.
Michela, hai tutta la mia stima ed anche un po di più.
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#5 baccarini gustavo 2010-12-18 08:20
Lo condividerò, soprattutto con i tifosi dell'Inter, che pensano quanto sia forte il loro presidente.
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#6 Miali Muntoni 2010-12-19 00:44
Saludi Michela,
deu bivu acanta de Sarrocu e sa chistioni unu pagu dda connosciu.
Berus est chi in su liburu ddoi at medas cosas chi cun sa istoria de sarrocu non est chi c´intrant meda, meletti boliat arrexonai meda apitzus su ´colonialismu capitalisticu itallianu´ e at imperau sa istiria de is tres traballadoris mortus po chistionau de ateru. Sa cosa non mi est praxa meda.
Berus puru est ca su liburu est cosa sua, e issu ci ponint su chi ´olit, su chi issu bidi.
NON APU CUMPRENDIU POITA A S´ACABADA TORRAT GRATIYAS A PAOLO FADDA, UNU DI IS PARLAMENTARIUS DE SU PD CHI IANT PREGUNTAU SU GUVERNU DE AMANNIAI SA BASI MILITARI DE CUIRRA.
S´artuclu cosa tua chistionat de libertadi de espressada,
non si nau ita eus passau a is tempus de s´assotziu PESA de s´universidadi de casteddu. S´ofitzu de imprenta SARAS comenti at scipiu chi depimus organisai una presentada de su film OIL, iat subitu-de-pressi cuntatau s´ERSU po ponni una bella censura. Sa presentada fit suspendia a tempus indeterminau. Custu po cunfrimai ca s´universidadi non est libera. Po cunfrimai ita manera de traballai tenit s´ofitziu de imprenta de sa SARAS.
Sceti apustis de su 26 de Maju sa suspentzioni fut arritirada.
A s´acabada podeus narri ca in Sardinnia non ddoi at possibildadi de arrexonai liberamenti apitus de custas cosas...ma, chi ddoi funt mortus de mesu, sa cosa podit mudai. MAH! :(
Ita podiat sutzedi a OIL chenza de su 36 de Maju?
Ita fiat custu film oi?

Ti torru gratzias po ai tentu su coragiu de donai i-cust i-spatziu a custa chistioni.
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#7 Miali Muntoni 2010-12-19 00:52
Saludi Michela,
deu bivu acanta de Sarrocu e sa chistioni unu pagu dda connosciu.
Berus est chi in su liburu ddoi at medas cosas chi cun sa i-storia de sarrocu non est chi c´intrant meda, meletti boliat arrexonai meda apitzus su ´colonialismu capitalisticu itallianu´ e at imperau sa i-storia de is tres traballadoris mortus po chistionai de ateru. Sa cosa non mi est praxa meda.
Berus puru est ca su liburu est cosa sua, e issu ci ponint su chi ´olit, su chi issu bidi.
NON APU CUMPRENDIU POITA A S´ACABADA TORRAT GRATZIAS A PAOLO FADDA, UNU DE IS PARLAMENTARIUS DE SU PD CHI IANT PREGUNTAU SU GUVERNU DE AMANNIAI SA BASI MILITARI DE CUIRRA.
S´artuclu cosa tua chistionat de libertadi de espressada,
non si nau ita eus passau a is tempus de s´assotziu PESA de s´universidadi de casteddu. S´ofitzu de imprenta SARAS,
comenti at scipiu chi depimus organisai una presentada de su film OIL, iat subitu-de-pressi cuntatau s´ERSU po ponni una bella censura. Sa presentada fit suspendia a tempus indeterminau. Custu po cunfrimai ca s´universidadi non est libera. Po cunfrimai ita manera de traballai tenit s´ofitziu de imprenta de sa SARAS.
Sceti apustis de su 26 de Maju sa suspentzioni fut arritirada.
A s´acabada podeus narri ca in Sardinnia non ddoi at possibildadi de arrexonai liberamenti apitzus de custas cosas...ma, chi ddoi funt mortus de mesu, sa cosa podit mudai. MAH! :(
Ita totu iat a essi potziu sutzedi a OIL chenza de su 26 de Maju?
Ita iat a essi custu film, oi?

Ti torru gratzias po ai tentu su coragiu de donai i-custu i-spatziu a custa chistioni.
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#8 miali.muntoni 2010-12-20 19:53
del febbraio 2010.

Alcuni mesi prima del 26 maggio, a sarroch un piccolo gruppo di cittadini si unirono per lavorare all'organizzazione di una proiezione del docu-film ( in realtà trattasi di cinema sociale ) 'OIL'. Decisero molto intelligentemente di rivolgersi all'amministrazione comunale in quanto protagonista del film, essendo appunto cinema sociale, è la comunità sarrochese con tutti i suoi contatti con il resto della Sardegna e del mondo. Il comune non offrì nessuna sala, a mio personale giudizio spaventato e bloccato dalla sudditanza psicologica di parte della comunità verso i colossi del polo. I promotori e chi li sosteneva dovettero ridimensionare il loro concettò di libertà di informazione. Ripiegarono su un bar! Una gentilissima ragazza sarrochese offrì loro la sala del locale. Forse dovremmo tutti ridimensionare il concetto di comunità. A chi appartengono le sale comunali? A chi appartengono le informazioni?

poco dopo: i funerali:

Dei funerali nella chiesa di Villa San Pietro ricordo perfettamente il comportamento delle autorità. I più mi delusero non poco. Fù molto triste vedere una delle due navate centrali quasi interamente riservata alle autorità, anche considerando il fatto che alcuni amici e parenti dovettero assistere alle funzioni religiose stanti in piedi. Mentre alcuni politici assistevano dalla settima fila della navata di sinistra, gran parte degli amici di Daniele Melis aspettava fuori, nella piazza. Certo, non era il giorno più adatto per fare polemica, ma come non trovare di cattivo gusto la scelta delle autorità presenti in chiesa di sedersi in file a circa quattro metri dalle bare costringendo invece le sorelle ed i fratelli di Gigi, Daniele e Bruno a sisitemarsi a una distanza di circa dieci-quindici metri dalle stesse? E mentre parte degli amici delle vittime aspettavano fuori dalla chiesa, questi erano lì, a farsi fotografare e a sperare in una bella inquadratura magari di una televisione importante.
Capisco la presenza del sindaco e del governatore, giustamente in prima fila in quanto rappresentanti del popolo, dei cittadini di Villa San Pietro e del Popolo Sardo.
Capisco anche la volontà dei sindaci dei comuni limitrofi di Pula e Sarroch di voler rappresentare queste due realtà sarde, in quanto entrambe condizionate nella vita quotidiana dalla presenza del polo industriale e entrambe ben connesse con Villa San Pietro.
Ciò che trovo vergognoso è la presenza di un carrozzone di amici di politici ed ex autorità che entrando nella chiesa in quella triste sera del 30 maggio negarono alle persone presenti, che erano veramente parte della vita dei tre sanpietrini, la possibilità di poter salutare i loro amici, figli, fartelli o padri in maniera ancora più sentita.
Molto triste fù inoltre vedere l’arcivescovo di Cagliari Mani scendere dall’altare per dirigersi al centro della chiesa, fra le due navate, una riservata per le autorità e l’altra per i parenti, per poi muovere alla prima fila della navate di destra per stringere le mani alle altre autorità.

Perché Mani ha stretto la mano alle autorità e non ai parenti non conviventi (quelli conviventi partecipavano sull'altare, alla sinistra del vescovo)?
Non conviventi, certo, ma sorelle, fratelli, nipoti e amici!
Perché non ad entrambi? Io credo che certi riti siano caratterizzati dalla volontà delle autorità di raffreddare, congelare il rapporto governati-governanti.
Mi viene da pensare che non siamo uguali nemmeno di fronte a dio!
Credenti oppure no.


Prima e dopo: informzione e università.

Nel 2009 ho partecipato attivamente alle iniziative della associazione studentesca PESA, all'università di Cagliari. Mi proposi come coordinatore per la sola proiezione del film e come sostenitore per le altrè attività. Realizzammo un bellissimo calendario, ho davvero dei colleghi fantastici che si sbattono per una università migliore! Grandissimi! La terza 'giornata' riguardava la proiezione nella sala cosseddu, gestità dall'ERSU, un ente, e non dalla università sarda. tre giorni prima della proiezione ( metà aprile ) ci comunicarono con una lettera che la proiezione era sospesa a data da destinarsi. Avevamo già fatto i biglietti per il regista e tutta la pubblicità al piccolo evento. Motivazione: una richiesta da parte della SARAS al tribunale di Cagliari di 'sequestro preventivo del materiale utilizzato per la realizzazione del docu-film'. Alcuni mesi dopo, la richiesta dell'azienda italiana fù respinta. Insomma, vertenza oppure no, il film lo si poteva proiettare. Pochi giorni dopo la morte dei tre operai, fù proprio l'ERSU a contattarci comunicandoci la revoca della sospensione. Se non fosse chiaro, la revoca precede la decisione del tribunale.

Insomma, la libertà di informazione ha delle dinamiche davvero particolari, un lavoro può essere 'censurato' almenochè non vi siano dei morti di mezzo. Consuetudine di cui la nostra cultura potrebbe fare a meno. Ringrazio PESA per il valore che essa da alla libertà di informazione e invito enti e università ad 'ascoltare' più spesso e meglio i validissimi studenti sardi. Risorse umane indispensabili alla Sardegna. Ringrazio la gentilissima ragazza sarrochese, il maestro d'asilo intervistato nel film, il regista M.Mazzotta, le ragazze di ARIANOA e tutti coloro che ancora dedicano parte del loro tempo a fare informazione libera.



PS: non è da escludere una prossima proiezione del docu-film oil all'università di cagliari. Il clima disteso degli ultimi mesi penso favorirà la sua visione.
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#9 miali.muntoni 2010-12-20 20:54
chiedo scusa per gli errori grammaticali e di ortografia.
su suci, cussu est...
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#10 Luca Carta 2010-12-21 15:16
Qualche giorno fa, telegiornale di Sardegna Uno: ''Massimo Moratti è giunto oggi in Sardegna per affari riguardanti l'azienda di famiglia, la Saras. Sentiamo l'intervista.'' Ecco le domande poste: ''Qual è il suo giudizio sul Cagliari?''; ''Cosa ne pensa di Donadoni?''. Fine.

Chiaro il concetto?
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#11 miali.muntoni 2010-12-21 21:01
lampante!
...anzi... lampu! :-*
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