

Cerco di dirlo ancora una volta nella maniera più chiara: la polemica antinucleare fondata sulla pericolosità delle centrali ha, soprattutto oggi con lo sviluppo della tecnologia, una valenza solo ideologica e di schieramento politico; io non sono contrario al nucleare in Sardegna per fanciulleschi timori che la scienza dimostra infondati, lo sono perché ho del modello di sviluppo della mia Isola un'idea diversa dal foraggiamento di industrie energivore; non sono e non posso essere contrario alla decisione di quelle regioni che volessero impiantare centrali nucleari o che si convincessero a farlo sulla base di un ragionamento intorno a costi e benefici di un tale impianto. In me, il rispetto delle autonomie regionali non è una bandiera da agitare o da nascondere a convenienza.
Afferma ancora la scrittrice sarda di non “voler sindacare qui quale sia lo sviluppo che ha in mente il PdL per la Sardegna – sul quale dirò in altro post”. Lo attendo con ansia, perché sono curioso di sapere da altri che cosa io pensi. Così come sono curioso di capire come si possa stravolgere, ad uso polemico, una considerazione assai semplice che ho fatto, sia nel mio intervento al Senato sia in tutte le altre occasioni. Stiamo attenti a dire un no assoluto allo smaltimento delle scorie nucleari, perché questo potrebbe ritorcersi contro di noi. In Sardegna noi produciamo scorie nucleari, per esempio negli ospedali. Dire no (per legge, ad esempio) allo smaltimento di esse in Sardegna equivarrebbe a dire che altri hanno l'onere di smaltire i nostri rifiuti.
Qualcuno sostiene, nel sito di Michela Murgia, che io avrei, così assimilato le scorie delle centrali nucleari a quelle da noi prodotte. Sarei in diritto di indignarmi per un tanto palese esercizio di malafede, preferisco assicurare che no, scorie di centrali e scorie prodotte per quelle “analisi tiroidee” che hanno acceso l'immaginazione prevenuta non sono la stessa cosa. Ma dovremmo metterci nell'ordine delle idee che prima o poi saremmo costretti a smaltircele per conto nostro. E i proclami sulla indisponibilità della Sardegna allo smaltimento delle scorie radioattive sono, appunto, solo proclami senza molto senso.
Così come trovo sconcertante l'idea, avanzata in quel dibattito al Senato da uno di quegli strenui difensori dei diritti dei popoli del Terzo mondo, di spedire nel Sahara le scorie prodotte in Italia. Per aiutare le economie di quei popoli, disse il collega, senza neppure arrossire. Sarà perché della solidarietà ho un concetto diverso, ma trovo inquietante quella proposta che, la signora Murgia può verificare, è riportata nei verbali della discussione parlamentare.
10.02.2012 11:00 -
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