Venerdì 02 Ottobre 2009 16:42
Scopro oggi che
il mio articolo sullo scempio di Cala Luna ha suscitato la settimana scorsa una
interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro dell’Ambiente, quella
Stefania Prestigiacomo già rampolla di noti industriali del settore plastico e petrolchimico siracusano, già osteggiatrice feroce del protocollo di Kyoto, non esattamente un’attivista di Greenpeace. Non so poi se per competenza o per fare numero, gli onorevoli l’hanno indirizzata anche a Sandro Bondi, uno che da quando ha chiuso la sua
rubrica poetica su Vanity Fair ha così tanto tempo libero che se non gli danno qualcosa da fare rischia di rimettersi a produrre distici, come quello indimenticato in cui definiva la mamma di Berlusconi con l’epiteto di Madre di Dio. Mentre trepidi si aspetta la risposta di cotanti ministri, che immaginiamo adeguata ai loro curricula, il tiro di fuoco sull’ambiente in Sardegna si è nel frattempo posizionato ad alzo zero. Oggi è stata infatti approvata dal consiglio regionale la violazione di quello che fino a questo momento era stato sempre considerato sacro:
sulla fascia costiera dei 300 metri dal mare da domani si potrà costruire, ampliando le case già presenti di una percentuale oscillante tra il 10 e il 30% a seconda dei casi. Tutto quello che si trova entro questa fascia potrà ingrandirsi, comprese le seconde case, che sono poi la maggioranza degli immobili interessati.
Grazie al PdL, le già numerose speculazioni edilizie si amplieranno fino a un terzo della loro cubatura attuale, e lo faranno praticamente sulla spiaggia. Si tratta di una cosa talmente distruttiva per il futuro ambientale ed economico sardo che oltre al PD persino il Psd’Az - che ricordo fare parte della coalizione di centro destra – in un rigurgito di pudore ha votato contro la sua maggioranza, che però è rimasta tale anche senza i suoi voti, il che la dice lunga sul peso politico dei sardisti in consiglio regionale.
I loro appelli alla coscienza degli alleati per farli rinunciare al progetto di costruire selvaggiamente la costa lascerebbero intendere un’ingenuità imperdonabile: essere stati i soli a credere che quella “convivenza creativa tra uomo e ambiente” che Cappellacci gli ha fatto firmare nel programma volesse davvero dire qualcosa di diverso da “più cemento in riva al mare”. Mal svegliati, in tal caso.
Tutto questo lo scrivo perché sono tempi difficili e i giornali domani la racconteranno un po’ come vogliono, o non la racconteranno per niente. Anche a me è parso strano che da un blog nascesse un'interrogazione in Parlamento, ma del resto da chi le deve prendere le notizie uno, se i giornali non le danno più? Lo sfregio di Cala Luna ha toccato inutilmente le scrivanie di tutte le redazioni dell'isola, prima di arrivare a me come un delfino spiaggiato. E dunque, tra sapere e non sapere, intanto si continua a scrivere. Per questo seguirà a ruota un post con la storia di Santa Lucia di Siniscola, una vicenda che sembra la sceneggiatura di un brutto film, bisognosa della massima attenzione perché difficilmente ne sentirete parlare fuori dalla rete. Fatela girare.
Segue anche la mia adesione alla
manifestazione di domani per la libertà di stampa. Non solo dalle pressioni degli editori, ma soprattutto dal pavido bavaglio che i giornalisti continuano a mettersi da soli per paura di irritare il potente. La libertà di informare smette di esistere quando si comincia ad avere paura di usarla.
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