Questo l'ho scritto per Saturno.
Quando il paesaggista Gilles Clément diede alle stampe il Manifesto del Terzo paesaggio, furono in molti a dargli del matto. Nel saggio teorizzava la necessità dell'esistenza e della resistenza dei luoghi sopravvissuti all'azione dell'uomo, scampoli di mondo estranei al paesaggio urbano ma diversi anche dalla campagna coltivata, quella dove la mano umana organizza da sempre i mondi verdi che sbrigativamente chiamiamo naturali, dimenticando che anche quella agricola è una cultura. Quei luoghi - vergini o riverginati - possono sopravvivere solo per tre ragioni: sono così impervi che non ci si può costruire né coltivare, sono stati conservati intatti come riserve naturali per scelta politica oppure l'uomo, anche se in futuro intende farlo, per varie ragioni non ha ancora cominciato a sfruttarli. In quegli scampoli di terra miracolata la natura fa davvero quel che vuole, generando territori di rifugio per la biodiversità che altrove è ovunque scacciata in nome della funzionalità. Ecco perché essi rappresentano un paesaggio “terzo” rispetto a tutto il resto: il senso della loro variegata esistenza non si fonda nel servire l'uomo e le sue attività. Capo Malfatano, un tratto di costa nel comune di Teulada a circa 70 km a ovest di Cagliari, è un esempio di Terzo paesaggio che piacerebbe molto a Gilles Clément. Purtroppo è piaciuto molto anche ai grandi speculatori edilizi, in particolare a una cordata di imprenditori cementiferi composta tra gli altri da una controllata del gruppo Marcegaglia, una della famiglia Benetton e dalla Fondazione Monte di Paschi di Siena, banca dove pesano moltissimo gli interessi della famiglia Caltagirone. L'amministrazione teuladina, incantata dalla promessa di posti di lavoro, ha concesso la costruzione a Capo Malfatano di un complesso alberghiero a cinque stelle e di un certo numero di ville di lusso, per le quali le ruspe sono già al lavoro. Ma in questo incastro perfetto tra denaro, sottosviluppo culturale e politica si è infilato un fastidioso sassolino. Si chiama Ovidio Marras ed è un pastore di 81 anni che si è visto abusivamente occupare dal nascente resort una antica via di passaggio che collega la sua proprietà alla spiaggia e che lui usa per spostare il bestiame. Marras non ha accettato di vendere e anzi ha fatto ricorso, ottenendo ragione in due tribunali. La potentissima Sitas spa, società costruttrice per conto degli investitori, spera ora nel terzo grado di giudizio, altrimenti dovrà demolire il rustico dell'hotel per ripristinare il diritto di possesso e passaggio dell'anziano e coraggioso allevatore teuladino, ultima speranza del Terzo paesaggio di Malfatano, ma anche di quell'idea di equilibrio tra uomo e natura che è il contrario esatto della speculazione. A Ovidio qualcuno ha ammazzato i cani, ma lui è ancora lì. Vorrei dirgli grazie. Non sei solo.
Per saperne di più c'è questa pagina dell'ottimo Gruppo di Intervento Giuridico, spesso unica voce di protesta in questi casi. Ma consiglio anche l'ascolto di questa puntata di Link dove Roberta Mocco e Vito Biolchini hanno intervistato i protagonisti della vicenda cementizia di Malfatano, dove sindaco ambientalisti e costruttori danno curiose e molto diverse definizioni di cose come "tutela ambientale" e "speculazione edilizia". Ottimo anche l'articolo di Mauro Lissia per la Nuova Sardegna sulla vicenda Marras.
)... e questo non credo si possa negare.i pareri vanno ascoltati tutti...
Giacomo sono d'accordo, in generale, quando parli di una certa inclinazione a "santificazioni troppo veloci", d'altro canto non si può fare a meno di osservare che per impelagarsi in una battaglia contro una persona giuridica sicuramente forte ci vogliono anche gli attributi (le![]()
)... e questo non credo si possa negare.
In secondo luogo rispettare la legge non significa necessariamente essere nel giusto
(anche se poi pure tu parli di due giudizi a favore, comunque...).
In terzo luogo 10000 anni fa era 10000 anni fa, oggi è oggi. Ragionare in questa maniera è pericoloso...
Infine credo che se l'interessato, o chi per lui, si mettesse a raccogliere firme ne raccoglierebbe almeno 10 volte 1600, poichè la questione non riguarda solo Teulada ma tutta la Sardegna (rimanendo stretti). Anche se
Giacomo, la cosa è molto diversa da come la metti.
L'amministrazione ha concesso alla Sitas una licenza edilizia su un terreno che includeva una servitù di passaggio in comproprietà con il pastore. Significava che l'albergo tecnicamente aveva il diritto di essere costruito, ma comunque garantendo il precedente diritto del pastore a usare quel passaggio. Però la Sitas non ha mai avuto intenzione di lasciar passare il pastore su quel terreno. Prima ha provato a convincerlo economicamente a vendere il diritto di passaggio e non c'è riuscita. Poi ha fatto un atto di pura prepotenza, occupando il passaggio con le ruspe e decidendo arbitrariamente che il pastore - volente o nolente - avrebbe dovuto usarne un altro, più lungo, contorto. Giustamente Marras si è rivolto ai giudici e non a caso si è visto dare ragione.
L'amministrazione e i cittadini, anziché difendere l'abusato, si sono posti dalla parte di chi ha commesso l'abuso, sostenendo implicitamente che quella prepotenza, poiché causa un beneficio collettivo o presunto tale, aveva ragione di essere e che Marras avrebbe dovuto ingoiare o accettare una compensazione pecuniaria senza farla troppo grossa. Quella raccolta di firme è una assunzione di responsabilità morale sull'abuso, come se tutta la comunità dicesse a Marras "ha fatto bene a costruirti sul passaggio, lo avrei fatto anche io".
Cioè.
C'è una comunità che ci sta dicendo - a me, a te, a tutti i sardi - che in cambio di quello che sembra essere per lei un beneficio economico è disposta non solo a sacrificare la propria costa, ma anche a consentire che vengano violati i diritti di alcuni dei suoi stessi cittadini. Ti sembra un fatto piccolo questo? Non intravedi gli scenari futuri di un ragionamento simile? Se tutte le comunità economicamente depresse della Sardegna (che sono la gran parte) cominciassero a considerare il diritto calpestabile in nome del proprio immaginario sviluppo, quante amministrazioni sarebbero pronte a eludere il vincolo paesaggistico in nome di 4 posti di lavoro? Quante comunità oltre a quelle già interessate arriverebbero a pensare che un poligono e le sue buste paga valgono bene una leucemia ogni tanto? Mi pare evidente che quello che sta succedendo a Marras è la metafora di quello che sta accadendo alla Sardegna stessa.
@Giacomo
anche se il discorso sembra arrivato a un punto di compromesso volevo aggiungere una cosa...
Guarda, non esistono mille ideologie che cercano di stabilire cosa è giusto (credo esistano tre campi ideologici: utilitarismo, egualitarismo e liberalismo) il problema è che tutte queste teorie, magari applicate a un campo vanno bene, applicate a un altro risultano essere moralmente controintuitive...
Se l'uguaglianza legge=giustizia fosse vera e se nessuno l'avesse mai messa in dubbio, ti faccio un paio di esempi (i primi che mi vengono) di un paio di cose che sarebbero successe-rimaste:
-schiavitù (non che oggi non esista, ma esisterebbe in un modo molto più esplicito);
-la rivoluzione francese non sarebbe mai avvenuta, come anche quella americana, con i risultati che puoi immaginare.
vediamo in tv le immagini delle villette sequestrate perché totalmente abusive, perché quando tutto è vietato e non c'è nessuna direzione verso cui andare, prima o poi qualcuno sfonda il recinto.
Giacomo, a proposito del fatto che ti venga il dubbio che la vicenda di Ovidio Marras non possa essere metaforica per la Sardegna, avrai probabilmente visto le due pagine che la giunta regionale ha pagato sui quotidiani per annunciare i suoi personali ritocchi alla legge salvacoste. C'è un passaggio in quelle pagine che è perfettamente applicabile a quello che è successo a Tuerredda. Te lo riporto: Citazione:vediamo in tv le immagini delle villette sequestrate perché totalmente abusive, perché quando tutto è vietato e non c'è nessuna direzione verso cui andare, prima o poi qualcuno sfonda il recinto.
Secondo la Regione guidata da Cappellacci la causa dell'infrazione del divieto è l'esistenza del divieto, non lo spregio della norma da parte di chi la infrange. La Regione sta dicendo a società come la Sitas e ad amministrazioni come quella teuladina che le leggi possono essere opinate. Se qualcuno pensa che siano "troppe" o "troppo rigide", può sfondare il recinto, che poi è esattamente quello che ha fatto la Sitas piazzando l'albergo dove sapeva benissimo di non avere potere di farlo. Quando dico che Ovidio Marras è una metafora intendo proprio questo. Quel pastore è il simbolo, che lo sappia o meno, di una Sardegna che le leggi le rispetta e le vuole vedere rispettate, specialmente quando tutelano il debole che altra tutela non avrebbe. Pazienza se 1600 teuladini ritengono il contrario: a Cagliari c'è ancora un giudice che crede che il codice civile non si decida per alzata di mano.
Ma non poteva la Sitas SPA lasciargli il passaggio? Avrebbe dato un tono ancora più rustico al tutto, forse non gli piacciono le pecore e le loro cacche.
Come è stata poco lungimirante. Il compromesso, a volte, aiuta.
18.05.2012 18:30 -
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