Questo l'ho scritto per Saturno.

Quando il paesaggista Gilles Clément diede alle stampe il Manifesto del Terzo paesaggio, furono in molti a dargli del matto. Nel saggio teorizzava la necessità dell'esistenza e della resistenza dei luoghi sopravvissuti all'azione dell'uomo, scampoli di mondo estranei al paesaggio urbano ma diversi anche dalla campagna coltivata, quella dove la mano umana organizza da sempre i mondi verdi che sbrigativamente chiamiamo naturali, dimenticando che anche quella agricola è una cultura. Quei luoghi - vergini o riverginati - possono sopravvivere solo per tre ragioni: sono così impervi che non ci si può costruire né coltivare, sono stati conservati intatti come riserve naturali per scelta politica oppure l'uomo, anche se in futuro intende farlo, per varie ragioni non ha ancora cominciato a sfruttarli. In quegli scampoli di terra miracolata la natura fa davvero quel che vuole, generando territori di rifugio per la biodiversità che altrove è ovunque scacciata in nome della funzionalità. Ecco perché essi rappresentano un paesaggio “terzo” rispetto a tutto il resto: il senso della loro variegata esistenza non si fonda nel servire l'uomo e le sue attività. Capo Malfatano, un tratto di costa nel comune di Teulada a circa 70 km a ovest di Cagliari, è un esempio di Terzo paesaggio che piacerebbe molto a Gilles Clément. Purtroppo è piaciuto molto anche ai grandi speculatori edilizi, in particolare a una cordata di imprenditori cementiferi composta tra gli altri da una controllata del gruppo Marcegaglia, una della famiglia Benetton e dalla Fondazione Monte di Paschi di Siena, banca dove pesano moltissimo gli interessi della famiglia Caltagirone. L'amministrazione teuladina, incantata dalla promessa di posti di lavoro, ha concesso la costruzione a Capo Malfatano di un complesso alberghiero a cinque stelle e di un certo numero di ville di lusso, per le quali le ruspe sono già al lavoro. Ma in questo incastro perfetto tra denaro, sottosviluppo culturale e politica si è infilato un fastidioso sassolino. Si chiama Ovidio Marras ed è un pastore di 81 anni che si è visto abusivamente occupare dal nascente resort una antica via di passaggio che collega la sua proprietà alla spiaggia e che lui usa per spostare il bestiame. Marras non ha accettato di vendere e anzi ha fatto ricorso, ottenendo ragione in due tribunali. La potentissima Sitas spa, società costruttrice per conto degli investitori, spera ora nel terzo grado di giudizio, altrimenti dovrà demolire il rustico dell'hotel per ripristinare il diritto di possesso e passaggio dell'anziano e coraggioso allevatore teuladino, ultima speranza del Terzo paesaggio di Malfatano, ma anche di quell'idea di equilibrio tra uomo e natura che è il contrario esatto della speculazione. A Ovidio qualcuno ha ammazzato i cani, ma lui è ancora lì. Vorrei dirgli grazie. Non sei solo.

 


 

Per saperne di più c'è questa pagina dell'ottimo Gruppo di Intervento Giuridico, spesso unica voce di protesta in questi casi. Ma consiglio anche l'ascolto di questa puntata di Link dove Roberta Mocco e Vito Biolchini hanno intervistato i protagonisti della vicenda cementizia di Malfatano, dove sindaco ambientalisti e costruttori danno curiose e molto diverse definizioni di cose come "tutela ambientale" e "speculazione edilizia". Ottimo anche l'articolo di Mauro Lissia per la Nuova Sardegna sulla vicenda Marras.

Commenti  

 
#1 marco@ 2011-09-09 09:08
carissima Michela
grazie a questo signore che si è opposto per difendere un proprio diritto, semplice ma a quanto pare validissimo motivo, abbiamo rimandato indietro chi vuole la nostra Isola cementificata in ogni luogo rilevante per i loro interessi. queste società prive di ogni stimolo culturale o storico o emotivo dei nostri luoghi più cari non importa nulla, è solo un piano commerciale da cui ricavarne lauti guadagni. da capire insomma, è il loro mestiere.
chi invece non capisco è quel popolo Sardo che "tira" per rendere "turistici" questi posti costruendo alberghi o villaggi. nessuno spirito di conservazione lega queste persone alla nostra Terra. illusi che possano portare posti di lavoro, lavorare da manovali e un giorno, forse, lavorare 2 mesi all'anno come sottopagati. l'azione di Ovidio deve essere di spunto per unirsi nella lotta a questi abusi. assieme per un bene comune.
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#2 raffa carta 2011-09-09 09:47
Il teuladino Massimo Cireddu ha scritto una toccante riflessione sulla vicenda di Ovido Marras e la storia della comunita' della zona.
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#3 raffa carta 2011-09-09 10:06
A me fa una rabbia tremenda che tutti i politicanti, gli amiconi dell'ambiente, i ciambellani "si accorgano" con stupore della speculazione edilizia a Tuerredda quando gli scempi sono cominciati e le tragedie compiute. Le presenza dei Furriadroxiusu e dei pastori e' nota da piu' di un secolo proprio in quelle zone dove agli imprenditori piacera' tanto fare l'albergone. Gli accordi presi dal consiglio comunale con i gruppi edili non saranno mica stati cosi segreti, eppure per anni i pastori si sentivano minacciati ed infastiditi dal fatto che d'estate per loro non era piu' possibile seguire le loro abitudini, persino passare nei loro stessi campi per tornare a casa. Che si fosse levato qualche nome a difenderli e portare avanti la loro causa? Dov'erano tutti questi giornalisti oggi indignati con questa solidarita' da social network quando si sarebbe dovuto studiare un piano di interazione tra le esigenze prioritare della comunita' locale e la brama bavosa degli speculatori? La storia si ripete. Mi chiedo se mai sara' presentato nei nostri comuni costiri un piano di sviluppo turistico che si chiama "lascio tutto come sta". Ma questa mica e' la Sardegna, questa e' Utopia.
Che rabbia, che rabbia.
Mia figlia non potra' mai vedere una spiaggia intatta. Un'abitazione tipica. Un'anima intatta. I cani di Ovido Marras sono i piu' fortunati in tutta questa schifosa vicenda.
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#4 Anna Manca 2011-09-09 13:44
Anche se vivo ormai da otto anni in quel di Pesaro ( dove insieme ad altri saldissimi abbiamo fondato la prima Ass.Cult. Sarda delle Marche, intitolata alla " guerriera" Eleonora d 'Arborea.) , sono nuoresissima fino al midollo! Questa e' solo una delle ultime tra le migliaia di violenze perpetrate contro la natura "endemica"sarda e contro i sardi stessi che molto spesso aprono le porte della loro stessa casa per colpa di quell'ospitalita' insita nel nostro DNA, e quando aprono gli occhi ormai e' troppo tardi! Quella dei posti di lavoro, e' un po' come cio' che porta un conquistatore per tenere buoni gli indigeni che non comprendono una parola della loro lingua....e il giorno dopo si ritrovano schiavi.....
Dobbiamo tornare ai sequestri per rivendicare cio' che ci appartiene?
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#5 marco@ 2011-09-09 17:55
vorrei aggiungere solamente un paio di cose.. la nostra Isola ha bisogno di andare avanti e non certo tornare indietro a fare i sequestri di persona ma se proprio dobbiamo guardarci indietro allora ricordiamo a Pratobello, alle Donne, Uomini e Bambini che con la loro forza e unione riuscirono a sconfiggere in questo caso lo stato che voleva installare una base militare ed espropriare le proprie terre. l'importante è stare uniti nei momenti cruciali. le scelte politiche sono importantissime. non ho mai dimenticato chi ha messo in minoranza il Presidente Renato Soru in consiglio regionale. loro non erano a favore della Sardegna ma pro i palazzinari e cementificatori selvaggi. ricordiamocene la prossima volta. personalmente è stato l'unico che ha inasprito le leggi sulla salvaguardia delle coste a favore dei centri urbani e del loro recupero e valorizzazione ma come detto prima la legge non passò per colpa non dell'opposizione ma di una parte dello stesso suo gruppo politico.. .
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#6 Marcello 2011-09-10 12:22
Ma non poteva la Sitas SPA lasciargli il passaggio? Avrebbe dato un tono ancora più rustico al tutto, forse non gli piacciono le pecore e le loro cacche.
Come è stata poco lungimirante. Il compromesso, a volte, aiuta.
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#7 MARCELLO FOIS 2011-09-11 12:01
Michelina cara, questo mentre noi scriviamo del Paese dei Balocchi, direttamente dalla Nuova Sardegna, con dolore:

"TEULADA - Sono state consegnate al Prefetto di Cagliari 1.600 firme a favore dell’insediamento turistico a Malfatano. Il comitato che ha organizzato la sottoscrizione è riuscito a coinvolgere la maggioranza dei cittadini, convinti che l’albergo rappresenti l’ultima opportunità di sviluppo economico e sociale. Esattamente il contrario di ciò che pensa Ovidio Marras, il pastore riuscito nell’impresa di bloccare i lavori.
E contro Ovidio Marras, diventato un eroe nel web, e a favore del complesso a cinque stelle, si è schierato anche il gruppo locale del Movimento Pastori Sardi. «I cittadini hanno risposto con ferma volontà al progetto di sviluppo del resort di Capo Malfatano - si legge nel documento consegnato al Prefetto -, hanno piena consapevolezza, convinzione e fiducia del valore di questa iniziativa economica. L’insediamento sarà capace di esprimere nuova occupazione e di spingere la piccola economia all’interno di un sistema produttivo in grado di contrastare il grave impoverimento demografico». Aggiunge Alberto Garau, impresario edile: «Il nostro paese negli ultimi 50 anni ha perso la metà della popolazione, è un comune alla deriva, la cui economia si basa su piccole e fragili attività. Non sono in grado di fermare lo spopolamento né di rivitalizzare un tessuto produttivo sempre più lacerato e povero. Qui sta succedendo, ma in modo più accentuato, quanto stanno denunciando negli ultimi mesi decine di piccoli comuni sardi. Noi abbiamo il vantaggio di avere a portata di mano un’occasione irripetibile per voltare pagina. Non vogliamo lasciarcela sfuggire». La sottoscrizione, al di là di qualsiasi valutazione di tipo economico, «dimostra che il paese vuole l’albergo - dice Andrea Cinus, rappresentante del Movimento dei Pastori Sardi - la quasi totalità dei cittadini è andata oltre le proprie convinzioni politiche. Noi pastori siamo i primi difensori dell’ambiente e giudichiamo questo insediamento turistico in perfetta sintonia con l’esigenza di uno sviluppo eco-compatibile rispettoso della natura e delle attività produttive tradizionali. Questo investimento, superiore ai 150 milioni, offre molte opportunità anche a noi pastori e agricoltori del territorio».
Se a Teulada la costruzione dell’albergo di Malfatano ha sostenitori convinti in tutti gli strati sociali della popolazione e pochissimi oppositori, non altrettanto si può dire per la miriade di gruppi e movimenti che pullulano soprattutto nelle aree ambientaliste. Ci sono loro dietro tutta una serie di ricorsi, denunce, dibattiti e campagne di stampa finalizzate a bloccare le iniziative imprenditoriali nella costa di Teulada.
Il simbolo della protesta in difesa del territorio è diventato proprio il pastore Ovidio Marras, proprietario dello stradello sul quale sono comparse le ruspe della Sitas. Lui la prima battaglia l’ha vinta, è riuscito infatti a fermare il cantiere. Pastore contro pastori: la battaglia sembra essere solo all’inizio."
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#8 Ale Sgaravatti 2011-09-12 11:17
Camminavamo in silenzio
fra i barbati domi
di sabbia,
verso il mare,
crestato in lontananza
dalle raffiche
discontinue e ineguali
del maestrale.
Ancora non so
se quel silenzio
alludesse alla parte
di noi che lì sarebbe rimasta,
fra i pennacchi piumati
delle canne
e gli scheletri attorti
dei pini selvatici;
o invece se tu in quell’ora
avessi già inteso
che il tempo è estendibile
in immensum,
e che solo il Vero
sopravvive.

Cara Michela,
arrivo al tuo blog dopo Accabadora, il libro più denso di questi mesi. Leggendo il post ho subito ricordato questi versi, scritti a Chia alla fine degli anni ’70, pensando a mio padre. In quegli anni ci portava spesso a Malfatano: da Nora alla spiaggia di Chia, allora deserta e con la sua intatta corona di dune, a Capo Spartivento; poi il mare d’improvviso si apriva verso Malfatano, e in fondo potevi scorgere il dente ricurvo di Capo Teulada. Amava la Sardegna, tanto che decise di morirci, sulla Carlo Felice, un giorno d’estate di molti anni fa. Era convinto che la salvaguardia delle coste e di moltissime zone interne di straordinaria bellezza si potesse ottenere solo per imposizione di legge, con i vincoli di tutela paesaggistica. Aveva viaggiato e l’aveva conosciuta tra il 1958 e il ’62, quando l’Aga Khan non aveva ancora ideato il suo modello di sviluppo turistico, e subito aveva realizzato che non poteva essere un format 5 stelle il futuro dell’isola. Chi si occupa di flussi turistici sa che, oggi come allora, questi sono mossi dall’interesse per il territorio, per la sua tradizione gastronomica, per la profondità culturale dell’esperienza di vacanza, per il valore che il viaggiatore riesce a portarsi a casa. La parte ricettiva, il posto letto, è un complemento necessario, ma in futuro sempre meno centrale. Il lusso del nostro tempo non sono i bagni con le pareti di marmo e i rubinetti effetto oro, ma il silenzio, lo spazio e un servizio di fattura artigianale offerto con il cuore. Tutti elementi che l’Italia turistica, e con essa la Sardegna, hanno ignorato per decenni, facendo precipitare il nostro Paese al settimo posto della graduatoria mondiale per arrivi, subito prima della Malesia… Ove possibile, abbiamo cementificato ogni centimetro di costa, abbandonato i borghi dell’interno, ignorato la salvaguardia del nostro immenso patrimonio storico e ambientale. Le strade brulicano di cartelli pubblicitari ma spesso mancano le aree di servizio accessibili ai disabili. Con un volo low-cost in poco tempo arrivi da qualsiasi parte d’Europa, ma poi t’incagli, mancano i treni, i bus, i servizi informativi all’ospite, e, quando ci sono, fanno schifo. L’Italia ha una moltitudine di pastori Ovidio: persone che in molti casi valgono ben più di un parco nazionale. Ma la solidarietà al pastore Ovidio deve convertirsi nella riconquista della sovranità dell’individuo su chi lo amministra, e ha l’obbligo di garantirgli regole certe perché possa vivere, lavorare, pensare al domani. L’Italia, e la Sardegna, sono ricchissime di giacimenti culturali e di energie, sopite da questi quarant’anni di politica rapace e dissipazione dei valori che sono patrimonio di tutti. E’ compito anche degli uomini di penna, quelli che un termine ormai fuori moda definiva intellettuali, forzare questa riappropriazione, al grido di “ polvere negli occhi e sogni agitati per chi si è preso l’onere di governarci”. Le cose vere sopravvivranno sempre, e di queste, nonostante tutto, siamo ancora i depositari.
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#9 Alessandro 2011-09-14 13:54
Cara Michela,

le scrivo come si fa con una persona che si considera autorevole, e la cui opinione si stima avendone ragioni per farlo. Per questo mi scuserà se non mi perderò tra complimenti e/o osservazioni alle sue scritture: non che non ne abbia, ma non le scrivo per questo, e già so che mi perderò nello spiegare quello che vorrei, e per questo cerco di puntare al tema.

Quest'estate (e quest'anno passato) sono andati come sono andati: vorrei dire che la vita non sia semplice per nessuno ed in qualche misura farmi star bene questa falsità pur di non perdere tempo ed energie ormai rese preziose dalla loro incerta consistenza. Eppure non è così, e non lo è fino al punto di rendere incredibile che qualcuno continui a fingerlo.

I miei debiti non sono quelli del mio committente.
Al suo profitto non corrispondono i salari altrui.
Le libertà di questi non collimano con i diritti di quelli.

Neppure sembra che il movimento tra questi poli appartenga al genere delle onde che si infrangono sulla battigia: questo mare solo erode e mai indietreggia, senza equilibrio nè pietà. Abbiamo perso la spiaggia, il terreno che coltivavamo, ed ormai anche le fondamenta della casa non sembrano più solide come le costruimmo: abbiamo un problema.

Nonostante molti segnali drammatici (come la segnalazione di Fois circa il disperante appello teuladese contra su Babbai Marras, ma che dire delle manifestazioni per il poligono di Perdasdefogu?), va pure osservato che mai come in questi mesi parrebbe diffusa la coscienza della sconfitta. Stiamo perdendo: questo si legge non solo tra le scritture, ma sui volti. Non nei blog e nel mondo delicatamente astratto della rete (che pur parla di cose reali, beninteso), ma finalmente sugli occhi di babbo e mamma, di zia, del loro vicino di casa, del signor Bene e del signor Male, e pure in fondo al cuore del signor Vabbèchecipossiamofare.

Vorrei fare un elenco decisivo di torti indegni che l'Isola vive, ma fatico a superare l'imbarazzo dell'ordine in cui porli senza dimenticare imperdonabilmente qualcosa.

I malanni? Ma di quale origine? E quale gravità? Quale sarà il torto maggiore: crepare di malasanità ad Alghero o di cancro a Porto Torres? Oppura di leucemia in un altrove a scelta? [si sa che i militari non c'entrano, sono portatori sani di indotto].

Oppure è peggio morire di fame? E se sì, in quale settore?

C'è da dire che te ne puoi sempre andare: da quest'altro lato del mare, guarda, siamo già in tanti. Più di quelli rimasti a godersi il privilegio della Sardegna [di dove sei? Ma è meraviglioso... non riesco proprio a capire cosa venite a fare qua... io non lo farei mai].

Sempre che con la fede di nonna ci si paghi la traversata, effettivamente: la SAREMAR quest'anno ha anche rinverdito i fasti sovraffollati e animaleschi della miglior TIRRENIA.

Ah, ecco, proprio di Indipendenza volevo parlare, cara Michela.

Perchè se è vero che da qualche anno l'Islanda fa grandi cose, anche in Catalunya è successa un fatto interessante. Soprattutto, il 10 aprile 2011, duecentocinquantamila cittadini di Barcellona sono andati pacificamente a votare per l'Indipendenza della loro Nazione. BARCELONA DECIDEIX, l'hanno chiamata, questa mobilitazione, dopo che tutto però era nato il 13 settembre del 2009 in un piccolo paese che si chiama Arenys de Munt, con i voti di oltre il 40% dei suoi cittadini a favore dell'indipendenza della Catalunya.
Dopo quel giorno, è successo che in differenti ondate (erosive pure queste), hanno votato con simili risultati più di 500 comuni catalani. Fino all'incredibile flusso di votanti di Barcellona.

Cosa succederà è difficile a dirsi, è una storia lunga che ancora chiede tempo alle donne ed agli uomini di buona volontà, ma di sicuro è cambiato qualcosa nelle coscienze di quei cittadini: non solo e non tanto ad elezioni avvenute, ma durante la loro preparazione (significativo lo spot: www.youtube.com/watch?v=d3JyERcXx1Q).

E così, eccomi al dunque: se così diffusamente cominciamo a capire che stiamo perdendo, è arrivato forse il momento di capire se SARDIGNA DETZIDE?

Ci si può cominciare a pensare? Servono tempo e buona volontà.
Si può immaginare che da qualche piccola sparuta frazione dell'Isola si voglia capire a che punto è la nostra coscienza di popolo: se c'è, se resiste o addirittura avanza?

Servono voci potenti, cara Michela, e la sua è un piacere ascoltarla.

Cordialmente e con i migliori auguri per la sua scrittura (e le nostre fantasie da solleticare).
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#10 Giacomo 2011-09-15 13:26
ok, so che magari mi prenderò pietrate per quello che sto per dire, ma se ho capito quello che è successo...non sono daccordo col senso dell'articolo e degli interventi fatti finora.

Elenco i fatti come li ho capiti, e se mi sbaglio chiedo scusa in anticipo e prego qualcuno di correggermi:
FATTI
- un pastore utilizzava una via per portare le pecore al pascolo
- la sitas decide di costruire un hotel
- la sitas occupa abusivamente la via per il pascolo violando la legge (in qualche modo che non ho capito, ma che sicuramente 2 gradi di giudizio hanno capito)
- il pastore va in giudizio e vince
- 2 volte
- un comitato di 1600 cittadini + un'associazione di pastori dicono, tramite una raccolta di firme, che l'hotel è, a loro parere, più importante per la popolazione che vive lì, delle pecore del pastore
- il pastore rimane della sua idea

se ho sbagliato qualcosa finora prego di correggermi

le deduzioni che l'articolo e i commenti fatti finora fanno sono le seguenti:
DEDUZIONI
1) la sitas è cattiva perchè vuole costruire: il solo fatto di voler costruire è cattivo di per se perchè distrugge il paesaggio. Nessun chiarimento/valore viene dato al fatto che quelle costruzioni rispettino le norme regionali e nazionali. Cioè: almeno una l'hanno violata (e hanno perso in giudizio 2 volte), ma non viene detto se ne hanno violate altre. Se non le hanno violate la loro cattiveria viene semplicemente dal fatto che vogliono costruire laddove prima non c'era una costruzione, dunque sono cattivi. Punto.
2) l'amministrazione comunale (e chiunque sia daccordo col fatto che l'hotel venga costruito) è stupida: gli è stato detto che gli verranno dati posti di lavoro, è sicuro che non gli verranno dati (o il tenore dell'articolo e degli interventi fa supporre questo), dunque sono stupidi. Punto.
3) il pastore è un eroe. e 1600 persone + amministrazione comunale + associazione di pastori sono antieroi. Perchè? perchè il pastore, difendendo il suo diritto a far passare il bestiame, sta indirettamente difendendo l'ambiente, e 1600 persone + amministrazione comunale + associazione di pastori lo stanno indirettamente scempiando per becero egoismo.
4) la sitas avrebbe fatto meglio a scendere a compromessi: hanno perso in 2 gradi di giudizio. Perderanno (spero, se veramente hanno commesso un abuso) anche il terzo. Se avessero dato spazio alle pecorelle sarebbero stati più intelligenti.

se ho fatto qualche imprecisione nell'interpretare le opinioni espresse mi scuso in anticipo e prego di correggermi.

se però, come penso, non ho sbagliato di molto, allora non posso che dire che non sono daccordo.
LE MIE OPINIONI
1) la sitas non è cattiva. O più precisamente: uno non è cattivo solo perchè decide di costruire qualcosa laddove prima non era costruito. Se poi offre posti di lavoro e prospettive di crescita per il territorio arrivo pure a dire che non è cattivo per niente (then again...sono un convinto capitalista, dunque in questo senso un po' cattivo anch'io). Se la sitas ha rispettato le leggi dello stato, della regione e del comune non è cattiva. teulada avrà un PUC (non lo so per certo ma lo presumo: credo sia obbligatorio per tutti i comuni no?), e se questo PUC dice che in quell'area puoi costruire i casi sono due: o chi ha fatto il PUC è un disonesto pagato dalla sitas o in quel punto puoi costruire e se ci costruisci non sei cattivo. Chi non è daccordo con quello che ho appena detto deve uscire dalla sua casa ora e andare a vivere in una caverna naturale, perchè la casa in cui vivete è stata costruita rispettando quelle stesse leggi (e, credetemi, 10.000 anni fa dove ora sorge la vostra casa c'era natura libera ed incontaminata).
2) L'amministrazione comunale non è stupida: esprime una maggioranza di cittadini, è stata regolarmente eletta, ha sicuramente dato quei permessi nel rispetto della legge (fino a prova contraria), dunque non è stupida. Dire che io ho ragione e tutti gli altri hanno torto non è un esempio di democrazia, ma di dittatura della minoranza. Un po' lo stesso processo che ha portato alla marcia su Roma.
3+4) Ovidio Marras non è un eroe. E' un cittadino che ha (giustissimamente) difeso un suo diritto. Punto. Non ha fatto nessuna battaglia ambientale. Se l'Hotel non gli avesse intralciato la strada, o se la sitas avesse fatto un compromesso (come un intervento ha suggerito) noi non staremmo qui a discutere, e a Ovidio Marras non sbatterebbe un granchè. Dico questo non per dire che ha torto: se ha vinto 2 gradi di giudizio ovviamente ha ragione, ma non carichiamo la sua azione di valori morali che la sua azione non ha. Lui si stava facendo gli affari suoi, e quando questi affari sono stati disturbati si è (giustamente!) attivato, tutto qui.
Allo stesso modo 1600 cittadini + amministrazione comunale + associazione pastori non sono tutti cattivi, distruttori dell'ambiente, malvagi prezzolati dalla sitas. Sono gente che sta esprimendo un'opinione, e la sta esprimendo in maniera democratica, con una raccolta di firme. E credo (questo non vuole essere un attacco personale a nessun intervento ma solo un commento generale su un modo di fare che a volte c'è nel WEB) che sia molto (troppo) facile giudicare le azioni di queste persone comodamente seduti a picchiettare sulla tastiera magari in una pausa caffè. Il solo fatto che abbiamo una pausa caffè significa che abbiamo un lavoro, non che siamo cronicamente disoccupati in un paese che ha perso metà della popolazione

tutte queste sono mie opinioni, che voglio esprimere per amore di discussione e di confronto (intellettuale) nel più pieno rispetto delle opinioni di michela e di chiunque altro ha commentato l'articolo
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#11 stroszek85 2011-09-15 19:09
i pareri vanno ascoltati tutti...

Giacomo sono d'accordo, in generale, quando parli di una certa inclinazione a "santificazioni troppo veloci", d'altro canto non si può fare a meno di osservare che per impelagarsi in una battaglia contro una persona giuridica sicuramente forte ci vogliono anche gli attributi (le :lol: :lol: )... e questo non credo si possa negare.

In secondo luogo rispettare la legge non significa necessariamente essere nel giusto (anche se poi pure tu parli di due giudizi a favore, comunque...).

In terzo luogo 10000 anni fa era 10000 anni fa, oggi è oggi. Ragionare in questa maniera è pericoloso...

Infine credo che se l'interessato, o chi per lui, si mettesse a raccogliere firme ne raccoglierebbe almeno 10 volte 1600, poichè la questione non riguarda solo Teulada ma tutta la Sardegna (rimanendo stretti). Anche se
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#12 Giacomo 2011-09-16 07:37
Citazione stroszek85:
i pareri vanno ascoltati tutti...


specie se espressi con rispetto ;)
se no si corre il rischio di essere come quelle persone impegnate in politica che "chi ha votato l'altra parte sono tutti coglioni, e io sono l'unico che ha capito veramente come vanno le cose (atteggiamento trasversale)

Citazione stroszek85:
Giacomo sono d'accordo, in generale, quando parli di una certa inclinazione a "santificazioni troppo veloci", d'altro canto non si può fare a meno di osservare che per impelagarsi in una battaglia contro una persona giuridica sicuramente forte ci vogliono anche gli attributi (le :lol: :lol: )... e questo non credo si possa negare.


e chi lo nega? aiutami a correggere nel caso dal mio intervento sia emerso un attacco a ovidio Marras: non ho fatto altro che dire che si era difeso giustamente e giustissimamente! Il mio ragionamento non è sulla persona Ovidio Marras, ma sul valore morale dato a quella che secondo me è una (ribadisco giustissima) azione personale

Citazione stroszek85:
In secondo luogo rispettare la legge non significa necessariamente essere nel giusto


e cosa significa essere nel giusto? è una open question. Cosa significa? in un mondo in cui ci sono 1000 ideologie, e a tutte va dato lo stesso rispetto cosa significa essere nel giusto? Se neanche il rispetto della legge significa essere nel giusto...cosa significa essere nel giusto? Chi lo stabilisce? Tu? Michela? gli altri commentatori di questo blog? io?
mi spiace, ma mi pare una dittatura della minoranza: questo il concetto che cercavo di far passare.
Il tenore dell'articolo e degli interventi è: costruire in quel posto è sbagliato. Chi l'ha sancita questa verità "biblica" (passami il termine, sempre a mezza battuta)?

Citazione stroszek85:
(anche se poi pure tu parli di due giudizi a favore, comunque...).


bravo: però quei due giudizi dicono che l'hotel non doveva chiudere la strada, non che non doveva essere cosrtuito per niente. per intenderci: se come ha detto un intervento prima avessero lasciato in pace la strada, oggi non staremmo qui a discutere.
Non trovi questo elemento un po' rilevante per la discussione?

Citazione stroszek85:
In terzo luogo 10000 anni fa era 10000 anni fa, oggi è oggi. Ragionare in questa maniera è pericoloso...


dai stroszek85, non far finta di non capirmi: quello era un modo a mezza battuta di far passare un concetto.
E, per inciso, amo la natura e la rispetto, ma sempre per far passare un concetto a mezza battuta: se respiri consumi ossigeno che io non posso respirare, e espelli anidride carbonica dalla quale dovrò difendermi: smetti di respirare? questo ciò che volevo dire: da qualche parte devi vivere. da qualche parte devi andare in vacanza. da qualche parte devi far passare una strada. ti dirò: da qualche parte devi far pascolare le pecore, anche se le pecore non lasciano il paesaggio esattamente intatto: se estremizziamo e carichiamo di ideologia ogni cosa secondo me si rischia di dire che il "giusto" lo decido io

Citazione stroszek85:
Infine credo che se l'interessato, o chi per lui, si mettesse a raccogliere firme ne raccoglierebbe almeno 10 volte 1600, poichè la questione non riguarda solo Teulada ma tutta la Sardegna (rimanendo stretti). Anche se


si ma questo lo dice chi? io? tu? michela? i commentatori di questo blog? il "web"? quelli sono 1600 cittadini che hanno espresso un'opinione in maniera democratica. vediamo se altri 10000 o più cittadini di Teulada non sono daccordo, e solo allora la maggioranza si sarà espressa no?

Io dico solo questo: a differenza tua credo che in un mondo con 1000 ideologie la legge sancisca il giusto, e i meccanismi democratici devono gestire la legge. I meccanismi democratici devono votare una giunta che faccia un PUC che dice "in quel posto non si costruisce", e lo dice proprio così. Non "in quel posto si costruisce ma lasciate in pace la strada". E se questi meccanismi non funzionano ci devono essere raccolte di firme di cittadini che dicono "in quel punto non costruisci."
questo non c'è stato, dunque non posso fare a meno di chiedermi se veramente sia un problema di tutta la sardegna o l'opinione di alcuni (rispettabilissima, ovviamente, ma essendo opinione mi permetto di averne un'altra ;)
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#13 Michela Murgia 2011-09-16 10:40
Giacomo, la cosa è molto diversa da come la metti.

L'amministrazione ha concesso alla Sitas una licenza edilizia su un terreno che includeva una servitù di passaggio in comproprietà con il pastore. Significava che l'albergo tecnicamente aveva il diritto di essere costruito, ma comunque garantendo il precedente diritto del pastore a usare quel passaggio. Però la Sitas non ha mai avuto intenzione di lasciar passare il pastore su quel terreno. Prima ha provato a convincerlo economicamente a vendere il diritto di passaggio e non c'è riuscita. Poi ha fatto un atto di pura prepotenza, occupando il passaggio con le ruspe e decidendo arbitrariamente che il pastore - volente o nolente - avrebbe dovuto usarne un altro, più lungo, contorto. Giustamente Marras si è rivolto ai giudici e non a caso si è visto dare ragione.
L'amministrazione e i cittadini, anziché difendere l'abusato, si sono posti dalla parte di chi ha commesso l'abuso, sostenendo implicitamente che quella prepotenza, poiché causa un beneficio collettivo o presunto tale, aveva ragione di essere e che Marras avrebbe dovuto ingoiare o accettare una compensazione pecuniaria senza farla troppo grossa. Quella raccolta di firme è una assunzione di responsabilità morale sull'abuso, come se tutta la comunità dicesse a Marras "ha fatto bene a costruirti sul passaggio, lo avrei fatto anche io".

Cioè.

C'è una comunità che ci sta dicendo - a me, a te, a tutti i sardi - che in cambio di quello che sembra essere per lei un beneficio economico è disposta non solo a sacrificare la propria costa, ma anche a consentire che vengano violati i diritti di alcuni dei suoi stessi cittadini. Ti sembra un fatto piccolo questo? Non intravedi gli scenari futuri di un ragionamento simile? Se tutte le comunità economicamente depresse della Sardegna (che sono la gran parte) cominciassero a considerare il diritto calpestabile in nome del proprio immaginario sviluppo, quante amministrazioni sarebbero pronte a eludere il vincolo paesaggistico in nome di 4 posti di lavoro? Quante comunità oltre a quelle già interessate arriverebbero a pensare che un poligono e le sue buste paga valgono bene una leucemia ogni tanto? Mi pare evidente che quello che sta succedendo a Marras è la metafora di quello che sta accadendo alla Sardegna stessa.
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#14 Giacomo 2011-09-16 11:15
Citazione Michela Murgia:
Giacomo, la cosa è molto diversa da come la metti.

L'amministrazione ha concesso alla Sitas una licenza edilizia su un terreno che includeva una servitù di passaggio in comproprietà con il pastore. Significava che l'albergo tecnicamente aveva il diritto di essere costruito, ma comunque garantendo il precedente diritto del pastore a usare quel passaggio. Però la Sitas non ha mai avuto intenzione di lasciar passare il pastore su quel terreno. Prima ha provato a convincerlo economicamente a vendere il diritto di passaggio e non c'è riuscita. Poi ha fatto un atto di pura prepotenza, occupando il passaggio con le ruspe e decidendo arbitrariamente che il pastore - volente o nolente - avrebbe dovuto usarne un altro, più lungo, contorto. Giustamente Marras si è rivolto ai giudici e non a caso si è visto dare ragione.
L'amministrazione e i cittadini, anziché difendere l'abusato, si sono posti dalla parte di chi ha commesso l'abuso, sostenendo implicitamente che quella prepotenza, poiché causa un beneficio collettivo o presunto tale, aveva ragione di essere e che Marras avrebbe dovuto ingoiare o accettare una compensazione pecuniaria senza farla troppo grossa. Quella raccolta di firme è una assunzione di responsabilità morale sull'abuso, come se tutta la comunità dicesse a Marras "ha fatto bene a costruirti sul passaggio, lo avrei fatto anche io".

Cioè.

C'è una comunità che ci sta dicendo - a me, a te, a tutti i sardi - che in cambio di quello che sembra essere per lei un beneficio economico è disposta non solo a sacrificare la propria costa, ma anche a consentire che vengano violati i diritti di alcuni dei suoi stessi cittadini. Ti sembra un fatto piccolo questo? Non intravedi gli scenari futuri di un ragionamento simile? Se tutte le comunità economicamente depresse della Sardegna (che sono la gran parte) cominciassero a considerare il diritto calpestabile in nome del proprio immaginario sviluppo, quante amministrazioni sarebbero pronte a eludere il vincolo paesaggistico in nome di 4 posti di lavoro? Quante comunità oltre a quelle già interessate arriverebbero a pensare che un poligono e le sue buste paga valgono bene una leucemia ogni tanto? Mi pare evidente che quello che sta succedendo a Marras è la metafora di quello che sta accadendo alla Sardegna stessa.


Adesso ho capito meglio cosa intendi!

guarda, ti confesso che ho riletto l'articolo a seguito di quello che mi hai scritto ma ancora non riesco a capire questa ottica. La capisco solo ora che me l'hai spiegata (magari è solo una difficoltà mia).

In quest'ottica, si, sono daccordo.
Non ho abbastanza elementi per dire se questo sta veramente "accadendo a tutti i sardi e alla sardegna stessa", ma in questo caso specifico hai ragione
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#15 Giacomo 2011-09-16 11:38
in questo caso, e a seguito del chiarimento da parte di Michela rimane una parte di quello che ho detto in cui continuo a credere: credo che la legge sancisca il giusto, e i meccanismi democratici devono gestire la legge. I meccanismi democratici dovrebbero votare una giunta che faccia un PUC che dice "in quel posto non si costruisce", e lo dice proprio così. Non "in quel posto si costruisce ma lasciate in pace la strada per le pecorelle".
E se questi meccanismi non funzionano ci dovrebbero essere raccolte di firme di cittadini che dicono "in quel punto non costruisci". Qui la raccolta di firme è all'opposto :cry:
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#16 stroszek85 2011-09-16 11:54
@Giacomo

anche se il discorso sembra arrivato a un punto di compromesso volevo aggiungere una cosa...

Guarda, non esistono mille ideologie che cercano di stabilire cosa è giusto (credo esistano tre campi ideologici: utilitarismo, egualitarismo e liberalismo) il problema è che tutte queste teorie, magari applicate a un campo vanno bene, applicate a un altro risultano essere moralmente controintuitive...

Se l'uguaglianza legge=giustizia fosse vera e se nessuno l'avesse mai messa in dubbio, ti faccio un paio di esempi (i primi che mi vengono) di un paio di cose che sarebbero successe-rimaste:

-schiavitù (non che oggi non esista, ma esisterebbe in un modo molto più esplicito);
-la rivoluzione francese non sarebbe mai avvenuta, come anche quella americana, con i risultati che puoi immaginare.
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#17 Giacomo 2011-09-16 14:04
Citazione stroszek85:
@Giacomo

anche se il discorso sembra arrivato a un punto di compromesso volevo aggiungere una cosa...

Guarda, non esistono mille ideologie che cercano di stabilire cosa è giusto (credo esistano tre campi ideologici: utilitarismo, egualitarismo e liberalismo) il problema è che tutte queste teorie, magari applicate a un campo vanno bene, applicate a un altro risultano essere moralmente controintuitive...

Se l'uguaglianza legge=giustizia fosse vera e se nessuno l'avesse mai messa in dubbio, ti faccio un paio di esempi (i primi che mi vengono) di un paio di cose che sarebbero successe-rimaste:

-schiavitù (non che oggi non esista, ma esisterebbe in un modo molto più esplicito);
-la rivoluzione francese non sarebbe mai avvenuta, come anche quella americana, con i risultati che puoi immaginare.


temo rischiamo di divagare stroszek85

quei 3 campi si spaccano in una miriade di interpretazioni (prego chi è più esperto di me di lingua sarda di correggere lo spelling, ma mi pare sia "centu concas centus berrittasa?"). Amare l'ambiente di greenpeace è diverso dall'amare l'ambiente del cacciatore (si, proprio il cacciatore, quello cattivo cattivo che spara ai poveri animaletti per divertimento, ti dice che lui a suo modo rispetta l'ambiente), dunque si, esistono proprio mille e più ideologie, e una serie di minoranze che parlano per dati di fatto, dunque in questo calderone (o fucina, se preferisci, in quanto io riconosco una ricchezza nella pluralità di ideologie) l'unica cosa che può dare regole è la legge, e l'unico meccanismo in cui credo per governare la legge è la democrazia.
No aspetta, anche la monarchia ma solo se io sono il re. in qualsiasi altro caso solo la democrazia.

negli esempi che hai fatto: la schiavitù, o più precisamente il processo di riconoscimento, tutela e difesa dei diritti umani viene vinto tramite lo strumento democratico che fa leggi, non tramite le battaglie ideologiche.
la rivoluzione francese che citi, infatti, è stata proprio una lotta per instaurare uno strumento democratico che oggi abbiamo. Dobbiamo solo cominciare ad usarlo, tutto qui.

questa la mia opinione, ovviamente, e neanche tanto off topic: lo strumento democratico, in questo senso, è cambiare giunta e fare un PUC decente
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#18 Michela Murgia 2011-09-16 14:36
Giacomo, a proposito del fatto che ti venga il dubbio che la vicenda di Ovidio Marras non possa essere metaforica per la Sardegna, avrai probabilmente visto le due pagine che la giunta regionale ha pagato sui quotidiani per annunciare i suoi personali ritocchi alla legge salvacoste. C'è un passaggio in quelle pagine che è perfettamente applicabile a quello che è successo a Tuerredda. Te lo riporto: Citazione:
vediamo in tv le immagini delle villette sequestrate perché totalmente abusive, perché quando tutto è vietato e non c'è nessuna direzione verso cui andare, prima o poi qualcuno sfonda il recinto.


Secondo la Regione guidata da Cappellacci la causa dell'infrazione del divieto è l'esistenza del divieto, non lo spregio della norma da parte di chi la infrange. La Regione sta dicendo a società come la Sitas e ad amministrazioni come quella teuladina che le leggi possono essere opinate. Se qualcuno pensa che siano "troppe" o "troppo rigide", può sfondare il recinto, che poi è esattamente quello che ha fatto la Sitas piazzando l'albergo dove sapeva benissimo di non avere potere di farlo. Quando dico che Ovidio Marras è una metafora intendo proprio questo. Quel pastore è il simbolo, che lo sappia o meno, di una Sardegna che le leggi le rispetta e le vuole vedere rispettate, specialmente quando tutelano il debole che altra tutela non avrebbe. Pazienza se 1600 teuladini ritengono il contrario: a Cagliari c'è ancora un giudice che crede che il codice civile non si decida per alzata di mano.
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#19 Giacomo 2011-09-17 08:10
Citazione Michela Murgia:
Giacomo, a proposito del fatto che ti venga il dubbio che la vicenda di Ovidio Marras non possa essere metaforica per la Sardegna, avrai probabilmente visto le due pagine che la giunta regionale ha pagato sui quotidiani per annunciare i suoi personali ritocchi alla legge salvacoste. C'è un passaggio in quelle pagine che è perfettamente applicabile a quello che è successo a Tuerredda. Te lo riporto: Citazione:
vediamo in tv le immagini delle villette sequestrate perché totalmente abusive, perché quando tutto è vietato e non c'è nessuna direzione verso cui andare, prima o poi qualcuno sfonda il recinto.


Secondo la Regione guidata da Cappellacci la causa dell'infrazione del divieto è l'esistenza del divieto, non lo spregio della norma da parte di chi la infrange. La Regione sta dicendo a società come la Sitas e ad amministrazioni come quella teuladina che le leggi possono essere opinate. Se qualcuno pensa che siano "troppe" o "troppo rigide", può sfondare il recinto, che poi è esattamente quello che ha fatto la Sitas piazzando l'albergo dove sapeva benissimo di non avere potere di farlo. Quando dico che Ovidio Marras è una metafora intendo proprio questo. Quel pastore è il simbolo, che lo sappia o meno, di una Sardegna che le leggi le rispetta e le vuole vedere rispettate, specialmente quando tutelano il debole che altra tutela non avrebbe. Pazienza se 1600 teuladini ritengono il contrario: a Cagliari c'è ancora un giudice che crede che il codice civile non si decida per alzata di mano.


mmm... ti ringrazio per la segnalazione. Capisco meglio cosa intendevi quando dicevi situazione generalizzata. Ma di fatto quelle villette sono state sequestrate no?
Voglio dire...la giunta può commettere tutti gli abusi che vuole, che se uno commette un illecito verso un altro qualcuno può andare da un giudice e far rispettare la legge no?

non stiamo troppo a dibattere su quella legge in particolare, poi, perchè chi ha fatto la legge salvacoste è stato poi il primo ad infrangerla

a me piacerebbe che da questa vicenda spuntasse fuori una risposta democratica: mi piacerebbe che, come ha detto prima un intervento, 10.000 cittadini facessero una controraccolta di firme.

o meglio ancora, 10.000 o più cittadini votassero una giunta comunale che faccia un PUC come si deve, e magari (ma siamo nel mondo dei sogni) una maggioranza regionale che faccia un piano paesaggistico decente, mandando a casa quella esistente.

ad ogni modo ho esaurito quello che intendevo: capisco meglio cosa dicevi Michela, e grazie per le segnalazioni
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#20 marco 2011-10-04 18:40
se continuano cosi la sardegna diventerà un cementificio invece di essere cio che ora l isola piu bella del mondo politici e altri non fanno altro che massacrare anni di sacrifici dei nostri avi che ci anno donato questa gran bella terra
Citazione Marcello:
Ma non poteva la Sitas SPA lasciargli il passaggio? Avrebbe dato un tono ancora più rustico al tutto, forse non gli piacciono le pecore e le loro cacche.
Come è stata poco lungimirante. Il compromesso, a volte, aiuta.
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#21 sonia 2011-10-07 15:23
Salve, sono senese, affascinata dalla Sardegna, sia dalla sua natura che dalla sua gente. Capo Malfatano e la Tuerredda sono un angolo di paradiso (non hanno nulla da invidiare ai Caraibi) e voglio esprimere la mia solidarietà a chi lotta per fermare la costruzione del resort perchè, secondo me, non solo rovina il paesaggio circostante ma rischia di non rendere più accessibile a tutti la splendida spiaggia della Tuerredda. Invito i miei concittadini che hanno una qualche influenza sull'operato della Sansedoni Spa ad andare a vedere lo scempio che stanno realizzando su questa costa e li prego di valutare seriamente altre tipologie di investimenti che possano dare lavoro ai residenti, senza deturpare il paesaggio e l'ambiente.
Speriamo mi ascoltino!!!
Sonia
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