Venerdì 26 Marzo 2010 12:13
Questo è il secondo dei post-it di riflessione civica in vista delle elezioni provinciali in Sardegna. Il testo è in uso libero, aperto alla condivisione sui social network.
Con le elezioni a due passi, nessuno è così sciocco da far associare il suo nome a temi impopolari come il nucleare, che, nonostante il continuo battage di disinformazione per farcelo digerire come “sicuro”, resta odioso alla gente come nient’altro. Infatti in Sardegna, dove
il fronte dell’anti-nucleare è ampio e ben organizzato, tutti i politici si dicono contrarissimi alla centrale nucleare, Ugo Cappellacci compreso. Almeno a parole, perché i fatti sembrano indicare un’altra direzione. Pochi giorni fa infatti il
senatore del pdl Stracquadanio ha raccontato di aver avuto una conversazione sul nucleare con il presidente della regione Sardegna, durante la quale egli non gli era sembrato per niente categorico nel suo no a proposito di una centrale sull’isola. Per dirla con le sue parole: «
Il mio amico Cappellacci dice di avere delle perplessità. Ma è un’affermazione generica. In Sardegna abbiamo avuto un problema, di recente. C’è stata la crisi dell’Alcoa, un’industria fondamentale per l’isola. Il Governo sta trattando con grande determinazione per mantenere i posti di lavoro. Ma la produzione di un’industria che lavora l’alluminio richiede un alto consumo di energia. Quindi, se possiamo avere la produzione dell’energia lì vicino è meglio. In più le centrali hanno anche necessità di grandi quantità d’acqua, quindi l’ideale sarebbe mettere la centrale lì vicino». Insomma, qualunque cosa ne pensiamo, siamo nati per ospitare una centrale nucleare. Il senatore Stracquadanio non sembra essere a conoscenza del fatto che
la Sardegna produce già molta più energia di quanta non ne consumi, Alcoa compresa, e che addirittura la esporta. Avrebbe potuto spiegarglielo Ugo Cappellacci, ammesso che i suoi spin doctors lo avessero informato, ma forse non lo ha fatto perché non era questa la cosa importante. Non è infatti il bisogno energetico della Sardegna che è in gioco, come
non sono mai i bisogni reali dell’isola il motore delle decisioni che partono da Roma.

Fatto sta che davanti a questa uscita i politici sardi del PdL sono andati subito in fibrillazione da campagna elettorale, e si sono precipitati a smentire. Il capofila della replica categorica è il senatore Piergiorgio Massidda, candidato come presidente della provincia di Cagliari,
che dal suo blog afferma perentorio: “
Caro Stracquadanio, noi il nucleare non lo vogliamo, confligge con lo sviluppo che abbiamo in mente”. Senza voler sindacare qui quale sia lo sviluppo che ha in mente il PdL per la Sardegna – sul quale dirò in altro post - apprezzerei molto la replica netta del senatore, se non fosse che contraddice altre sue affermazioni di appena dieci mesi fa, quando in un intervento al Senato affermò che: “
Ora, il Governo e la maggioranza attuali intervengono a sostegno di una zona che vive una situazione di particolare sofferenza e che dovrà fare i conti con una perdita di migliaia di posti di lavoro se non si interviene immediatamente sul fronte dell'energia. […] Se si pensa alla quantità di energia che consumano le industrie che si occupano dell'estrazione di alluminio, zinco o zolfo e al costo dell'energia, che in Italia è superiore del 40 per cento rispetto ad altri Paesi, come si può non intervenire? […] Noi siamo intervenuti prevedendo la realizzazione di una struttura che, grazie ad un processo integrato, consenta di produrre direttamente dal carbone energia pulita, senza dispersione di anidride carbonica in atmosfera. (ndr: sarà mica la Ottana Energia di cui al post it precedente? Hai visto mai.)
[…] È inutile continuare a fare il sacrificio di non aprire centrali nucleari in Italia, tra l'altro di ultima generazione e dunque particolarmente sicure, per paura del nucleare, quando molti Paesi confinanti, quali Francia e Svizzera le hanno già costruite. […] Certo, il problema dei rifiuti tossici va risolto, ma non è legato solo alle centrali nucleari. Ad esempio, anche per un semplice esame della tiroide si usa materiale radioattivo, che produce scorie.” Uguale uguale a una centrale nucleare, no? Per chi volesse vedersi
l’intero intervento, lo trova qui. Non escludo che il senatore Massidda possa in questi dieci mesi aver mutato parere, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma le sue dichiarazioni di resistenza sarebbero comunque perfettamente inutili, e lui lo sa benissimo.
Cosa succederebbe infatti nell’improbabile caso in cui il governo sardo cercasse di legiferare per impedire la locazione di una centrale nucleare in Sardegna? Niente di diverso da quello che è successo in Campania, Puglia e Basilicata, che dopo averlo fatto si sono viste impugnare i provvedimenti davanti alla Corte Costituzionale per volontà dal ministro Scajola: "
Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese". Il ministro ha chiarito che l'esecutivo "
impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia strategica per il Paese". Mi dispiace quindi per il senatore Massidda, ma il governo della cui maggioranza anche lui fa parte ha il nucleare nel suo programma, e se a Roma si decide che la centrale nucleare deve sorgere in Sardegna, non ci sarà niente che lui e gli amichetti del PdL sardo potranno fare per impedirlo, a meno che non si vogliano mettere a fare opposizione contro il governo con cui si sono fatti eleggere. Fino a quando non ammetteranno che gli interessi della Sardegna sono subordinati e sottoposti a quelli dell’Italia, i loro dinieghi avranno il sapore delle chiacchere elettorali. La strada per lo sviluppo in Sardegna passa per la piena sovranità sul territorio e sulle scelte strategiche che lo riguardano, e per realizzarla c’è un solo strumento:
l’indipendenza. Un sentire indipendentista farebbe smettere di considerare la Sardegna come un'isola di servizio al resto d'Italia, e farebbe capire chiaramente che una terra che ha una esposizione solare benedetta dal 39° parallelo non ha bisogno alcuno del nucleare, perché è perfettamente in grado di produrre energia pulita per sé e per l'esportazione, e farne una fonte di posti di lavoro sicuri. Altro che Alcoa.
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