plat7Non ho ancora visto su un Tg nazionale delle 20, sempre pronti a informarci dei cataclismi in casa altrui, un servizio sul disastro ambientale che è avvenuto quattro giorni fa a Porto Torres, quando una nave petroliera, a causa di una perdita nel tubo interrato che serve allo scarico, ha riversato nel mare un numero imprecisato di litri di Orimulsion, schifezza oleosa a base di bitume che la E.On sta probabilmente usando come combustibile nella vicina centrale di Fiume Santo. La quantità di combustibile perso in mare dichiarata dalla E.On è di 10mila litri, ma da quello che si vede sulla spiaggia di Platamona i tecnici della capitaneria di porto e i responsabili di Legambiente ipotizzano che non possano essere meno di 30mila. Sono già partite le interrogazioni parlamentari al Ministro dell’Ambiente, quelle locali alle amministrazioni e si moltiplicano le iniziative spontanee dei cittadini, disperati alla vista delle coste meravigliose del nord Sardegna imbrattate dal bitume e dalle conseguenze di questo disastro a tutti i livelli. Le foto delle condizioni della spiaggia di Platamona parlano da sole (quelle che ho messo qui le ha scattate Giovanni Pietro Spanu, ma c'è anche la gallery della Nuova Sardegna).

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Buste di plastica piene di schifezze: i primi interventi sulla spiaggia di Platamona.

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I tecnici sulla spiaggia di Platamona verificano lo stato del disastro e operano i primi interventi.

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Il combustile riversato sui sassi non può essere eliminato con i primi interventi.

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Questa è la sostanza che si è riversata in mare, una volta arrivata a riva.

Chi è E.On?
E’ un’azienda tedesca che rappresenta il più grande gruppo energetico al mondo a capitale privato. E’ anche una compartecipata di Endesa Italia, cioè di Enel, che di Endesa possiede il 93% delle azioni. Un soggetto molto forte sul mercato, e fortissimo nel nord Sardegna dove, dando lavoro a circa 300 persone indotto escluso, rappresenta una delle principali attività produttive del territorio.

Visto il fortissimo impatto ambientale che una centrale come quella necessariamente comporta (due gruppi a olio combustibile, due gruppi a carbone e due gruppi a turbogas per un totale di 912 MW di potenza), ci si aspetterebbe che le misure di sicurezza siano adeguate. Invece non è la prima volta che a Porto Torres succedono incidenti con danno ambientale collegati alla E.On. Nel 2000 una vasca di contenimento priva di tenuta stagna ha riversato in mare 700 tonnellate di materiale bituminoso di proprietà della Elettrogen di Fiume Santo, la stessa centrale E.On a cui era destinato il carico di Orimulsion andato disperso in mare martedì scorso. Se ne è saputo poco, e confesso di non essere riuscita a trovare su internet nessuna notizia di rinvio a giudizio per gli eventuali responsabili di quell’incidente. Mi auguro che possa farlo qualcun altro con più fonti di accesso*. (aggiornamento 18 gennaio: l'avvocato che se ne è occupato per parte civile mi conferma che per quel fatto non fu condannato nessuno. Vedi nota).

Quello che si trova facilmente sono invece le tracce del rapporto strettissimo della E.On con l’amministrazione Cappellacci.

Nell’aprile di quest’anno la E.On riceveva parere favorevole dal Ministero dell’Ambiente per l’installazione di un gruppo da 410 MW a carbone che dovrebbe sostituire quelli che attualmente vanno ad olio combustibile, a regime dall’83. Nessuno capisce perché, mentre il mondo va verso il progressivo abbandono dei combustibili fossili, in Sardegna il Ministero debba invece potenziare una centrale a carbone. Ma meno ancora si capisce perché mai la Regione dovrebbe dare il plauso a una iniziativa del genere, in completo contrasto con la vocazione turistica del nord Sardegna. Cappellacci se ne mostra invece contentissimo, e infatti il 27 aprile scorso dichiara alla stampa: "E' stato superato l'ultimo reale ostacolo alla concreta realizzazione di un progetto strategico per il Nord Sardegna, che ha ricevuto il convinto sostegno della Regione in virtù delle positive ricadute per le imprese e l'occupazione del territorio sassarese". Il motivo di tanta soddisfazione probabilmente è da ricercare nel fatto che la E.On, per ottenere il sostegno della Regione Sardegna, ha accettato di trasferire la sede fiscale a Porto Torres, con una ricaduta molto rilevante per le casse dell’erario regionale.

Non finisce qui.
Appena quattro mesi dopo il sempre radioso Cappellacci convoca una conferenza stampa durante la quale informa di aver siglato un accordo con la E.On che riguarda l’installazione di un grosso impianto fotovoltaico, e che prevede da parte della Regione una concessione territoriale di altri cento ettari in cambio della localizzazione fiscale della società sul territorio sardo, dell’utilizzo di manodopera e imprese locali per il 30% delle attività di realizzazione e manutenzione degli impianti. Uno scambio vantaggioso.
Ma quanto vantaggioso?
Nel mese di giugno sono stati versati da parte di E.On, a titolo di anticipo delle imposte IRAP e "Robin tax", 25,5 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai circa 50 milioni di euro versati nel novembre del 2009. A tale cifra deve essere sommato anche quanto versato da E.On Italia Spa, la holding del gruppo, che nel mese di luglio ha lasciato in Sardegna 13,2 milioni di euro. Alla luce di queste cifre si comprendono le parole soddisfatte di Cappellacci mentre vende l’anima della Sardegna al diavolo: “Con l'atto siglato oggi le volontà della Regione Sardegna e del gruppo industriale si incontrano ancora una volta. Questo avviene quando le azioni dei privati sono coerenti con l'idea di sviluppo che abbiamo per la nostra Isola".

Quanto costa l’idea di sviluppo che Cappellacci ha della nostra Isola?
Non lo so quanto vale il disastro di Platamona; oggi c’è un prezzo per tutto, anche per i sassi intrisi di olio, per la sabbia inquinata, per i pesci morti e per il mare avvelenato. Verrà fatto un calcolo dei danni, ma nel fare questo calcolo è sperabile che l’ARPAS - l'agenzia regionale che ha compiti di monitoraggio e controllo ambientale e fornisce supporto tecnico alle autorità anche in materia di sanzioni - abbia il coraggio di fare le pulci fino in fondo ad un partner tanto remunerativo.

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*Cara Michela, in qualità di legale di parte civile di un'associazione ambientalista, ho seguito il processo relativo all'incidente del 2000, a seguito del quale furono sversate circa 700 tonnellate di Orimulsion dalla Centrale, allora Elettrogen, di Fiumesanto. Un disastro che, al momento, parrebbe peggiore di quello dell'11 gennaio scorso. L'allora responsabile dell'Elettrogen venne rinviato a giudizio per reati contravvenzionali relativi alla violazione della tutela delle acque (art. 59, 5° co. Dlgs 152/99) e allo smaltimento di rifiuti bituminosi provenienti da un bacino di contenimento privo di tenuta stagna (art. 51, 2° co. Dlgs n. 22/1997). Nel corso del processo il reato si prescrisse, ma un impianto accusatorio debole e non supportato da adeguate rilevazioni tecniche rassicurò la difesa dell'imputato che rinunciò alla prescrizione. Il risultato fu l'assoluzione per il capo A) perchè il fatto non costituisce reato, e sul capo B) perchè il fatto non sussiste. Un caro saluto. Pina Zappetto

Commenti  

 
#1 Moreno 2011-01-17 23:37
a me, 90 milioni di € non sembrano tanti. Non ci si può rifare la 131 da OR a SS. Nè la ferrovia da OR a SS, che ne avrebbe bisogno. Nè mi sembrano molti in confronto ai 1000 milioni circa che lo Stato Italiano dovrebbe versare ogni anno per colmare il debito IVA verso la Regione Sardegna. Ma forse sbaglio.
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#2 Pina Zappetto 2011-01-18 14:34
Cara Michela, in qualità di legale di parte civile di un'associazione ambientalista, ho seguito il processo relativo all'incidente del 2000, a seguito del quale furono sversate circa 700 tonnellate di Orimulsion dalla Centrale, allora Elettrogen, di Fiumesanto. Un disastro che, al momento, parrebbe peggiore di quello dell'11 gennaio scorso. L'allora responsabile dell'Elettrogen venne rinviato a giudizio per reati contravvenzionali relativi alla violazione della tutela delle acque (art. 59, 5° co. Dlgs 152/99) e allo smaltimento di rifiuti bituminosi provenienti da un bacino di contenimento privo di tenuta stagna (art. 51, 2° co. Dlgs n. 22/1997). Nel corso del processo il reato si prescrisse, ma un impianto accusatorio debole e non supportato da adeguate rilevazioni tecniche rassicurò la difesa dell'imputato che rinunciò alla prescrizione. Il risultato fu l'assoluzione per il capo A) perchè il fatto non costituisce reato, e sul capo B) perchè il fatto non sussiste. Un caro saluto. Pina Zappetto
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#3 Michela Murgia 2011-01-18 14:45
Cara Pina, grazie dell'informazione, che purtroppo non mi conforta nei miei dubbi sul fatto che anche stavolta si possa arrivare ad un accertamento delle reali responsabilità.
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#4 Margherita 2011-01-19 09:25
Cara Michela, purtroppo capitano troppo spesso eventi del genere e nessuno fa niente (n.d.r.le centrali a carbone che sostituiscono quelle a oli di combustione stanno purtroppo anche da altre parti d'Italia, e nn si capisce come mai)...questo immobilismo mi sta stretto, molto....e pensare che nonostante controlli e verifiche l'ultima parola ce l'ha una che di AMBIENTE nn capisce nulla, ma pensa di fare solo bella figura con il capo!
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#5 francesca 2011-01-20 11:35
:sad:
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#6 valentina ZICCHEDDU 2011-02-11 17:23
:cry:
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