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Per chi sta seguendo la discussione, a questa mia Piergiorgio Massidda ha risposto sul suo blog.

Gentile Senatore Massidda, la ringrazio per la prova di disponibilità al dialogo che ha dato accettando di chiarire ulteriormente le sue posizioni, sia sul nucleare che sul rapporto tra Sardegna e Stato italiano. Le fa onore, e non solo in questa occasione.

Naturalmente capirà che non condivido la sua opinione sul nucleare, che considero strada assolutamente impercorribile non solo in Sardegna, ma in ogni dove. Lo penso per le stesse ragioni per cui gli è contrario il fisico e premio Nobel Carlo Rubbia: il nucleare è basato su una fonte in esaurimento, è tecnicamente superato, è inquinante in maniera insostenibile e oggi ha un rapporto costi-benefici del tutto svantaggioso rispetto ad altre fonti davvero pulite, come il solare. Volendo tacere di decine di altri studiosi con la medesima opinione, il professor Rubbia basta da solo a provare che per essere contrari a quella strada non serve l’ideologia, la scienza è più che sufficiente.

A questo proposito, anche se il PdL pubblicizza il nucleare come cosa sicurissima e moderna, è interessante constatare come quasi tutti i rappresentanti del suo partito favorevoli al nucleare a livello nazionale, siano poi ben contrari a livello locale. Persino Formigoni e Zaia, che pure guidano due regioni fortemente industrializzate, sembrano avere “un’altra idea di sviluppo” per il proprio territorio, esattamente come lei. Sembrerà una domanda sciocca, ma non si farebbe prima a trovare una produzione di energia compatibile con questa idea di sviluppo, piuttosto che continuare a smarcarsi perché la centrale nucleare se la prenda qualcun altro, magari manu militari?

 

Detto questo, devo anche confessarle che non comprendo la prospettiva per cui un impianto nucleare non sarebbe compatibile con lo sviluppo della Sardegna, mentre lo sarebbe lo stoccaggio delle scorie; è una materia sulla quale mi pare di capire che lei sia pericolosamente possibilista. Spero mi smentisca, perché quale sviluppo potrebbe sposarsi con la presenza sull’isola di un cimitero nucleare? Avranno compreso i suoi elettori che questa sua frase:

"Stiamo attenti a dire un no assoluto allo smaltimento delle scorie nucleari, perché questo potrebbe ritorcersi contro di noi. In Sardegna noi produciamo scorie nucleari, per esempio negli ospedali. Dire no (per legge, ad esempio) allo smaltimento di esse in Sardegna equivarrebbe a dire che altri hanno l'onere di smaltire i nostri rifiuti"

può significare che lei è favorevole a non escludere la Sardegna dall’elenco dei potenziali siti di stoccaggio di rifiuti radioattivi?

Il richiamo alla solidarietà per giustificare una cosa del genere apparirebbe davvero surreale. La Sardegna non ha bisogno di altra energia: ne ha bisogno l’Italia, esattamente come la Sardegna non aveva bisogno di basi nucleari, ma ne aveva bisogno l’Italia; il risultato è sotto gli occhi di tutti: la nostra isola ospita da sola il 60% delle basi italiane. In presenza di questo sbilanciatissimo rapporto di forza, in cui i bisogni che vincono non sono mai quelli dei sardi, sarebbe davvero paradossale venire accusati di egoismo perché non vogliamo prenderci le scorie che non abbiamo prodotto. Questo non vuol dire mandare in Africa i nostri rifiuti, anzi sono sicura che nessun sardo sarebbe contrario a stoccare sull’isola i rifiuti ospedalieri radiottivi provenienti dai nostri ospedali (che sono ben altra cosa dei rifiuti da scissione nucleare); ma da questo senso di autoresponsabilità non sorge l’obbligo – e meno che mai la disponibilità – a fare da discarica alle scorie di scelte energetiche che nemmeno ci riguardano, e che cambierebbero radicalmente il nostro futuro. L’unico modo per non doversi porre il problema delle scorie è investire su fonti energetiche che non producano scorie.

Infine devo dirle che apprezzo sinceramente il suo lavoro verso la ridefinizione dello Statuto, ma sono sicura che sia evidente anche a lei come in una logica autonomista il rapporto con l’Italia ci veda e ci vedrà sempre funzionali ad un interesse che sta altrove. Per questo l’unico statuto che può risolvere questo impasse è quello mirato a diventare costituzione statale, mettendo alla base di qualunque riscrittura la sovranità e il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo. Confido che questo divenga obiettivo politico trasversale, fuori dagli steccati di destra e sinistra, e che in un futuro prossimo ci ponga davanti alle nostre scelte semplicemente come sardi.

La saluto cordialmente.

Commenti  

 
#1 Matteo 2010-03-30 11:50
E' straordinario il dialogo democratico che si instaura su un blog in maniera accesa perchè partecipata dalle emozioni e dalle personali convinzioni. Straordinario perché lo vedo completamente assente nelle sedi che istituzionalmente dovrebbero garantirlo. Complimenti per i post - it, davvero.
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#2 Kirigu 2010-03-30 12:30
Anche io sono sbalordito. Non tanto dal fatto che i politici rispondano, quanto dal fatto che qualcuno mette loro domande in pubblico... queste sono questioni che dovrebbero essere sollevate dai giornali locali, quello che stai facendo è un lavoro giornalistico. Ti faccio i complimenti, ma dov'è chi lo dovrebbe fare?
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#3 Andrea N. 2010-03-30 14:47
Un ulteriore esempio di dialogo civile a dimostrazione che si può parlare e scambiare idee, opinioni e pareri per migliorare le proprie convinzioni e renderle compatibili con quelle degli altri. Questo blog può diventare una scuola di civiltà. Grazie
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#4 raffaella carta 2010-03-30 16:28
Brava Michela! Brava brava brava! Grazie
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#5 paolo 2010-03-31 00:12
Brava Michela, continua a scrivere ..........
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#6 maligno... 2010-03-31 11:36
Chi ci governa ha un know out sul radiattivo veramente invidiabile.
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#7 caduta in tentazione 2010-03-31 11:40
L'inglese, questo sconosciuto!
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#9 Omar Onnis 2010-03-31 15:28
E adesso il senatore Massidda prenota una vittoria anche in Sardegna, vantando risultati che solo una fervida fantasia e una faccia tosta di quelle epocali possono inventarsi.

Trascura, però, un paio di particolari.

1) Il PDL berlusconiano ha perso una valanga di voti; dove ha vinto qualcosa, ha vinto grazie alla componente di AN. Niente garantisce che in Sardegna l'apeal decrescente di Berlusconi e i suoi avatar verso gli elettori mostri una tendenza inversa.

2) Gran parte del successo delle destre al nord Italia è dovuto alla Lega. In Sardegna la Lega non c'è o non conta un fico secco (e speriamo che continui così, ovviamente!).

3) Il partito maggiore è stato quello degli astenuti. In Sardegna ne avevamo avuto un bell'assaggio sia alle ultime regionali, sia alle scorse europee. Non sarà da farci una riflessione seria su questa cosa?

4) Nel centrodestra isolano emergono di continuo conflitti e crepe, certo non sanati dai vertici locali (del tutto incapaci) e nemmeno da quelli italiani, in tutt'altre faccende affaccendati (e lo saranno ancora nei prossimi due mesi: i processi incombono!).

Alla fine, l'unica cosa su cui può realisticamente contare Massidda, così come tutta la sua compagine, è la pochezza del maggior avversario, che rimane pur sempre il PD.

Qualcuno sa che fine abbia fatto il PD sardo? Quali posizioni abbia in merito a crisi del lavoro e dell'economia, ambiente, scuola, nucleare e quant'altro?

Direi che ce n'è più che abbastanza per prendere in seria considerazione altre proposte politiche.

E non dico quali... ;-)
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#10 Daniele Addis 2010-03-31 20:47
Ho trovato questo sito dove sono riassunti i vantaggi e gli svantaggi dell'energia nucleare.
Io capisco il senatore quando parla di energia pulita e, se la guardiamo dal punto di vista della CO2 ha perfettamente ragione. Io però sono piuttosto scettico sul global warming (è sensato e giusto voler tenere sotto controllo le emissioni di CO2, ma bisogna ricordare che quella derivante dalle attività umane è una minima parte di quella prodotta in natura, quindi mi dissocio dai catastrofisti) quindi questo fattore, seppur importante, ha meno peso dal mio puto di vista.
Poi c'è da considerare la sicurezza: anche qui mi trovo piuttosto d'accordo con il senatore in qunto un solo incidente grave (Chernobyl) e per di più nell'europa dell'est ai tempi della cortina di ferro non mi sembra abbastanza per sostenere che le centrali nucleari siano poco sicure.

C'è però il problema delle scorie: se stanno avendo problemi in Gemania dopo 40 anni in cui si trovano in miniere a 750 metri di profondità, figuriamoci in un paese dove le navi che trasportano rifiuti tossici affondano casualmente in profondissimi fonadali al largo delle coste.
Credo che il ritorno al nucleare dell'Italia, per l'Europa, potrebbe essere un pericolo simile all'armamento nucleare dell'Iran, non perché sia un paese bellicoso, ma per l'incapacità e la collusione con le mafie.
Prima dovrebbero risolvere questi 'problemini' e poi magari decidere di dotarsi di centrali nucleari... il fatto è che non hanno ancora capito che per risolverli gli servirebbe un vero federalismo (non la schifezza intricata che hanno partorito). O forse lo hanno capito, ma sanno che questo 'vero federalismo' incrinerebbe di molto lo spirito unitario e nazionalista del paese... allora si che scoprireste veramente se, fatta l'Italia, sono stati fatti gli italiani.
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#11 manuel 2010-04-01 03:03
:
'Daniele Addis & altri
la sicurezza: anche qui mi trovo piuttosto d'accordo con il senatore in qunto un solo incidente grave (Chernobyl)


:


[www.nonukes.it]

:
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#12 Marco 2010-07-24 10:26
Volevo recitare il ruolo del fazioso, ma non ho trovato un punto del tuo intervento su cui appigliarmi.
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#13 ApA 2010-10-20 15:00
In Sardegna avete tre fra le energie rinnovabili più sfruttate al mondo.

Parlo del sole,
del vento
e delle onde del mare, che in Danimarca e Svezia, rendono parecchio.

Cos'altro vi serve? :-)
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