Errore

(Non lo chiedo mai, ma su questo articolo pongo esplicita richiesta di condivisione, per contrastare il silenzio che sta subendo Giorgio Meletti)


L'anno scorso avevo scritto per Tiscali un articolo sulla raffineria Saras, ma avevo omesso di dire che la Saras ha un ufficio stampa che fa il contrario di quello che normalmente fanno gli uffici stampa: esiste per fare silenzio intorno alla Saras. Nessuno deve parlarne, nessuno deve scriverne, nemmeno le attività culturali e benefiche finanziate dalla Saras devono essere riconducibili esplicitamente alla sua sponsorizzazione. Anche se la più grande raffineria del Mediterraneo appartiene alla famiglia Moratti, né Gianmarco né Massimo si sognano di scrivere SARAS sulle magliette dei giocatori dell’Inter. La parola d’ordine è sempre la stessa per tutti, dal presidente all’ultimo degli abitanti del comune di Sarroch dove hanno sede gli impianti: la Saras non esiste. O se esiste, non è una raffineria: è un posto utile, pulito, interessante e simpatico. Ecologico, nientemeno. Lo dice anche il gabbiano Gaby, il protagonista del cartone animato che viene mostrato nelle scuole nell’ambito di un programma educativo rivolto ai bambini del circondario, cioè i figli dei dipendenti della raffineria, i suoi lavoratori del futuro. Il progetto si chiama Saras per la scuola e serve a rendere familiare ai bambini la presenza della raffineria sul loro territorio, abbattendo timori e resistenze. Il gabbiano Gaby illustra le buone pratiche per risparmiare energia e non inquinare, come se il problema dell’inquinamento a Sarroch fossero i comportamenti dei bambini delle scuole.

Peccato che dentro la raffineria non lavorino gabbiani parlanti, ma esseri umani con nomi e cognomi, uomini con famiglie e giovani con progetti di vita, alcuni dei quali la vita tra quelle mura ce l’hanno anche lasciata. Un anno e mezzo fa dentro lo stabilimento di Sarroch sono morti Pierluigi Solinas, Bruno Muntoni e Daniele Melis, tre operai di una ditta esterna che operavano in condizioni di sicurezza che il pubblico ministero ha stabilito essere insufficienti e quindi potenziale causa del loro decesso. In relazione a questo fatto quattro giorni fa la procura della Repubblica di Cagliari ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo di tre dirigenti della Saras e del suo amministratore delegato, Gianmarco Moratti. Nessun giornale tranne Il Fatto Quotidiano ha dato questa notizia, perché evidentemente l’ufficio stampa della Saras fa bene il suo lavoro: la Saras non esiste, e se non esiste nessuno muore alla Saras e nessuno è responsabile di quelle morti. Chi prova a dire il contrario si trova davanti un muro impenetrabile di “vorrei ma non posso”. È successo l’anno scorso a Massimiliano Mazzotta, il regista che sulla Saras ha realizzato il documentario OIL, e che per quel film si è trovato ad affrontare lo stuolo di avvocati della famiglia di petrolieri che ne chiedevano il ritiro. Ai Moratti è andata male: il giudice non ha autorizzato il ritiro e il documentario lo abbiamo visto tutti. Ma la stessa cosa sta succedendo quest’anno a Giorgio Meletti, che per ChiareLettere ha appena fatto uscire un libro fondamentale per capire i silenzi della Saras. Si intitola Nel paese dei Moratti (Sarroch-Italia, una storia ordinaria di capitalismo coloniale) ed è un’inchiesta con un tale carico di informazioni e collegamenti che i Moratti devono averne proprio paura se in nessun giornale accettano di recensirlo o di parlare dei temi che solleva.

Qualcuno a parlarne però ci prova lo stesso. Per esempio va reso merito al Comune di Sarroch di aver organizzato proprio una presentazione di questo libro. Il direttore generale della Saras, uno dei quattro rinviati a giudizio per la morte dei tre operai, evidentemente non lo considera un merito, tanto che ha spedito a tutti i dipendenti della raffineria questa lettera sottilmente intimidatoria, che illustra chiaramente che cosa l'azienda si aspetta dal Comune di cui è primo contribuente e datore di lavoro monopolista:

“Siamo venuti a conoscenza che il Comune di Sarroch ha organizzato un evento per la presentazione del libro di Giorgio Meletti “Nel Paese dei Moratti”. Consapevoli che questa recente pubblicazione ha suscitato qualche interesse e curiosità, desideriamo condividere un breve commento al riguardo. Ci interessa evidenziare che il libro, al netto di alcune inesattezze e dell'utilizzo strumentale di alcune informazioni, non rende soprattutto merito dell’impegno profuso e dei risultati che Saras ha conseguito in oltre 40 anni di attività a favore della crescita economica e sociale del territorio e dello sviluppo di una cultura industriale ed organizzativa di cui tanto il nostro Paese ha bisogno. Ci auguriamo che questo sia lo spirito che ha indotto il Comune di Sarroch ad invitare l'autore del libro per un pubblico dibattito. Tutti, anche coloro che gravitano a vario titolo intorno alla nostra realtà, dovrebbero infatti farsi interpreti della sfida che come impresa quotidianamente viviamo: essere un punto di riferimento come produttori di energia sostenibile che alimenti la vita delle persone”.

Sorvolando sul fatto risibile che il petrolio viene definito "energia sostenibile", immagino che non serva precisare che alla presentazione del libro non è andato nessun operaio della Saras. Se fossi un giornalista di un giornale libero sardo a questo punto chiederei una intervista al direttore generale della Saras e gli porrei queste domande: signor direttore, se non è vero niente di quello che c'è nel libro, perché inibirne la presentazione? Se si può dimostrare che Giorgio Meletti mente, perché non portare quanto può smentirlo?

Ogni tentativo di far tacere chi vuole scrivere o girare o parlare su quello che succede alla Saras dimostra solo una cosa: che le cose che scrive Meletti non possono essere facilmente smentite. Ecco perché è molto più conveniente che nessuno le senta ed ecco perché il direttore generale non mi rilascerebbe nessuna intervista.
L'ufficio stampa alla Saras funziona benissimo. 

Commenti  

 
#1 Michela 2010-11-03 00:55
Cara Michela, non ho ancora letto il libro di Meletti ma a suo tempo ho avuto modo di vedere Oil, che ho trovato in molti punti apertamente fazioso, con un atteggiamento da guerriglia in stile Michael Moore senza però avere tutti i numeri per sostenere indefessamente quanto mostrato e spesso solo ipotizzato. Si è trattato, tuttavia, in qualunque modo lo si sia voluto prendere, di uno spunto di riflessione e così sarà anche per il lavoro d'inchiesta di Meletti, intorno al quale si sta cercando di fare il meno rumore possibile. Ho avuto più volte modo di parlare con una persona che lavora in Saras da diverso tempo, non un operaio privo di interessi e coscienza ma un combattente che ha visto molte cose accadere là dentro, eppure il suo atteggiamento mi ha, sulle prime, stupito: a priori - senza averlo letto - il libro di Meletti è impreciso e racconta delle falsità. Nel senso, ha poi precisato meglio, che il quadro generale della situazione non è chiaro nemmeno a chi ci sta dentro, figuriamoci, dice, ad un giornalista che viene dall'esterno con una tesi da dimostrare.
Le irregolarità ci sono e spesso è verosimile che vengano aggirate con i soliti escamotage all'italiana, dalle procedure di controllo incrociato - rigorosissime quelle della asl sui dipendenti, che però non hanno piena cognizione di tutto l'iter dei rilevamenti e della trasmissione degli stessi agli organi di competenza - alle direttive e leggi che regolamentano le emissioni, che spesso - protocollo di Kyoto compreso - lasciano maglie abbastanza larghe perché ci si possa servire di escamotage in grado di far rientrare il livello di emissioni nei parametri stabiliti. Ma il tutto è apparentemente indimostrabile, come da sempre sembrano essere indimostrabili i rapporti determinanti nelle sorti del nostro paese tra interessi privati non sempre pulitissimi e politica, come è indimostrabile il fatto che la Saras finanzi la ricerca sul cancro per lavarsi la coscienza rispetto a situazioni correnti estremamente pericolose per la salute dei dipendenti. Come altrettanto indimostrabile è il fatto che la Procura di Cagliari non sia riuscita, malgrado la presenza di realtà estremamente controverse sul territorio, ad aprire un osservatorio dei tumori professionali perché qualcuno, forse, ha interesse che non si indaghi a viso aperto su questa emergenza. Teorie, racconti, cervello che si mette in moto e collega gli elementi: ecco qual è il punto. Concordo pienamente con te, con la tua posizione, con le tue domande retoriche: non so il libro di Meletti dica tutta la verità, accampi ipotesi infondate che con la mia limitata conoscenza dei fatti non posso verificare, ma quel che è certo è che ogni voce che si leva e si pone domande ricorda ai Sardi e agli Italiani che la Saras esiste e questo comporta il farsi delle domande, una oggi, una domani, una ancora dopo pur tra le possibili imprecisioni e faziosità che gli autori di questi contributi si preparano a difendere ed eventualmente pagare in sede legale, piano piano il puzzle può arrivare a prendere forma. Trovo allucinante la mail che è stata spedita ai dipendenti per distoglierli dall'anche solo remota ipotesi di considerare l'esistenza del libro come qualcosa di rilevante, e trovo allucinante questo atteggiamento di composto ostruzionismo da parte dei vertici dell'azienda che suona, a chi percepisce le frequenze di questo assordante rumore bianco, come un'ammissione di colpevolezza, anche se non si sa bene quale, come e perché.
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#2 Michela Murgia 2010-11-03 01:26
Ciao Michela, e grazie del tuo lungo commento. Su OIL ti do ragione, anche io l'ho trovato tecnicamente rozzo e ideologicamente piuttosto preconcetto. Ma conteneva comunque una serie di interviste a dipendenti e dirigenti che non potevano essere manipolate, come anche quelle ai medici e agli esperti chimici esterni sul tipo di rischio che comporta il combustibile a base di scorie che si brucia nello stabilimento: tutte cose che non avremmo mai saputo senza OIL, quindi resta benemerito.

Il libro di Meletti è indubbiamente un libro a tesi, e non escludo che come tale possa anche avere determinate forzature in una direzione piuttosto che in un'altra: ma questo fa parte del lavoro di inchiesta, è legittimo finché non falsa una realtà palesemente opposta e comunque serve a sollevare dibattito e domande che possono portare tutti a capire meglio dove si trova la via di mezzo tra l'eventuale dire troppo del libro e il non dire abbastanza della dirigenza Saras.

Ci sono alcune cose su cui non sono ancora riuscita a trovare una risposta, e sono proprio quelle che accennavi tu: si stanno facendo analisi mirate a capire se la presenza della raffineria sul territorio incide sulla salute delle persone in misura dimostrabile? Chi le sta facendo, dove sono i dati, quali sono i risultati? Le persone del posto sono disposte a farsi questa domanda? E quali sarebbero per loro e per l'economica del territorio le conseguenze di una risposta scomoda?

Certo non depongono a favore della pretesa di non avere niente da nascondere i comportamenti aziendali tesi a scoraggiare l'informazione antagonista tra i dipendenti. Nessuno mi convincerà mai che è tutto ok in un'azienda che non risponde ai giornalisti ma sceglie di fare propaganda di sé su un target acritico come i bambini delle elementari.
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#3 Patrizio 2010-11-03 10:02
Ciao Michela,
come ben sai mi sono trovato direttamente coinvolto nell'organizzazione delle due serate con Giorgio Meletti, a Sarroch prima e a Cagliari due giorni dopo.
Volevo solamente renderti partecipe del clima che si respirava prima, durante e dopo le due presentazioni: era come se da un momento all'altro dovesse o potesse succedere qualcosa, qualsiasi cosa, nel bene o nel male, e al tempo stesso ci si rendeva conto che niente poteva succedere perchè semplicemente noi non esistevamo!
A Sarroch credo perchè la lettera pubblicata ha scoraggiato i più, a Cagliari perchè all'ultimo non sono stati concessi i crediti formativi per gli avvocati, riducendo così in maniera notevole l'affluenza degli invitati. Coincidenza? Chissà. quindi, la Saras non esiste e non esistono pure gli incontri in cui si può parlarne.
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#4 Omar Onnis 2010-11-03 10:30
La questione SARAS è complessa e difficilmente esauribile, anche con una documentatissima inchiesta giornalistica, perché investe diversi ambiti e diversi livelli di discorso.

È una questione ambientale e igienico-sanitaria. È una questione sociale. È una questione culturale. Ed è una grande questione politica.

A Sarroch e dintorni le cose si sanno, su questo basterebbe avere contatti in loco per farsi un'idea precisa. Quando, col sorriso a mezza bocca, si vantano che lì non ci sono zanzare, non è una semplice battuta: è il segnale di una consapevole resa al ricatto occupazionale e alla sub-cultura da perenni assistiti che in Sardegna ha allignato tanto bene, negli ultimi sessant'anni. O magari è la spia di una coscienza che sta montando, ma che ancora resta confinata nel contesto del linguaggio elusivo, figurato, di cui siamo tutti maestri, da queste parti.

Poi ci sono quelli che semplicemente non ne possono più. E parlano, studiano, cercano appoggi all'esterno.

Questa faccenda di avere sponde all'esterno, soprattutto, è fondamentale. Perché lì, dove la SARAS non è soltanto il detentore di un monopolio nell'offerta di lavoro, ma è in tutto e per tutto "il padrone", non è così facile dire a voce alta quello che si pensa.

E allora ben vengano i documentari come Oil o i libri-inchiesta come quello di Meletti (non a caso, due autori non sardi!). Con tutti i loro limiti, contribuiscono se non altro a sfilacciare, se non a squarciare, quel velo di silenzio descritto da Michela.

Un'altra narrazione è possibile. Ma non sarà certo l'attuale classe politica sarda a farsene carico. Anche questo va detto, a scanso di illusioni.
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#5 mauro lissia 2010-11-03 13:56
non so quali siano i giornali cui è vietato parlare della saras e dei moratti, non so quali siano i giornali che obbediscono a questo presunto divito. io so soltanto che la nuova sardegna ha informato i propri lettori su ogni passaggio tecnico dell'inchiesta giudiziaria sulla morte dei tre operai, compresa la richiesta di rinvio a giudizio stampata un giorno prima del Fatto. sul film Oil la Nuova ha raccontato ogni fase, dalla prima proiezione alla controversia giudiziaria con i legali dei Moratti. Dell'ottimo (ottimo) libro di Meletti la Nuova ha pubblicato una recensione di una pagina. è vero che Saras lavora per garantirsi l'invisibilità, è vero però che ogni incidente, ogni vertenza sindacale, ogni caso di inquinamento documentabile è stato sempre riferito ai lettori. se poi uno non legge i giornali e si limita a criticarli parlando da chissà quale pulpito allora è inutile anche questo post.
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#6 Luca Carta 2010-11-03 14:37
Brava.
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#7 Marco 2010-11-03 17:43
Il problema SARAS probabilmente è visto come tale solo perchè così ci fa comodo. E' la storia di ogni sito industriale sorto tempo addietro nel nostro paese, con tutti i pregi e difetti, evidenti sia gli uni che gli altri.
Ora se ne parla più di un tempo perchè forse due coraggiosi signori venuti da fuori, e rimarchiamo questo fatto, hanno visto esattamente dove noi avitanti del posto non siamo arrivati a vedere o, molto più probabilemente, dove vedevamo ma per mera comodità giravamo il viso, coscienti che ciò che ci veniva tolto giorno dopo giorno in termini di salute ci veniva reso sotto forma di casa grande, auto nuova, vestito firmato, libri scolastici gratuiti e così via.
Noi non siamo mai stati ciechi, ma solo molto furbi, così per tantissimo tempo fino a che qualcuno non ha voluto vedere se sotto quella cicatrice non ci fosse l'infezione.
Sarò io troppo caustico?
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#8 Michela Murgia 2010-11-03 18:52
Mauro Lissia, lei ha ragione: va dato atto a La Nuova Sardegna di aver sia recensito il libro di Meletti che dato la notizia del rinvio a giudizio; ma colpisce il fatto che il giornale madre Repubblica non abbia ritenuto di dover riprendere l'informazione su base nazionale nemmeno in una breve interna. Le pare che la notizia sia così irrilevante da non meritare neanche di essere citata? Se Repubblica fosse l'unico giornale d'Italia, nessuno lo avrebbe saputo.

Meno male che c'è però il solerte Corriere che gli ha dedicato ben tre righe a pag.23 del 29 ottobre; peccato che il giornalista si sia dimenticato di fare il nome della famiglia Moratti, che inspiegabilmente non è una notizia nemmeno a Milano. Ecco la Citazione:
Operai morti a Saras: chiesto processo per 4. Chiesto il rinvio a giudizio per la morte dei tre operai, avvenuta il 26 maggio 2009, in una cisterna dello stabilimento Saras di Sarroch. Tra gli indagati per omicidio colposo, il dg della Saras, il direttore delle operazioni industriali, quello della raffineria e il responsabile dell' area dove sono morti gli operai.
Insomma, se il Corriere fosse l'unico giornale d'Italia, nessuno saprebbe che la Saras è dei Moratti e che uno degli imputati è Gianmarco Moratti.

L'Unione Sarda dal canto suo ha dato sì a giugno la notizia dell'iscrizione dei vertici Saras nel registro degli indagati e ha reso nota la fine dell'istruttoria con l'impianto accusatorio a carico dell'azienda, ma la settimana scorsa, quando i pm hanno depositato la richiesta definitiva di rinvio a giudizio in cui si conferma la tesi dell'imputabilità dei dirigenti Saras per omicidio colposo, sul quotidiano di Sergio Zuncheddu non è uscita una riga, e siccome stiamo parlando del giornale più letto del sud Sardegna, è come dire che a Cagliari nessuno lo ha saputo.

Le cose sono due: o i Moratti sono una notizia solo quando comprano un giocatore dell'inter, oppure qualcuno pensa che dovrebbe essere così. Voi della Nuova Sardegna fate virtuosa eccezione, però - e lo dico con rammarico - in questo conto di silenzi non fate media.

p.s.
per dovere di informazione: Giorgio Meletti è sardo ed è nato a Cagliari.
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#9 Claudia Orrù 2010-11-03 20:01
Parlare della Saras è sempre un bene, perché è una realtà che coinvolge moltissime persone, direttamente o indirettamente, e ci unisce nella preoccupazione costante per la salute, prima di tutto.
Come tanti, anch'io conosco dei dipendenti Saras e so quanto sia complicato per loro destreggiarsi tra i sentimenti di amore e odio verso l’azienda che dà loro da vivere, e, al contempo, da temere che un po’ di vita gliela possa togliere pian piano.
Ma queste sono cose già dette, e facilmente intuibili, pure.

Posso dirvi però che, tra gli operai addetti alla sicurezza della raffineria, il libro di Meletti non è stato accolto con entusiasmo. Anzi. E non perché l’azienda sia riuscita nella manovra di plasmarli secondo il “pensiero unico morattiano” (il cui tentativo, la mail di cui sopra, ci lascia intuire); al contrario, io, molti di loro, li trovo sempre piuttosto critici verso la Saras, più di quanto probabilmente non si pensi, proprio perché interessati in prima persona e ben consapevoli di non avere a che fare con la produzione di caramelle, per così dire. E per questo motivo prestano molta attenzione nel loro lavoro. Si sono sentiti screditati dal racconto dei fatti che il libro propone, che pare ( io ancora non l’ho letto) presenti una versione fortemente distorta dei loro interventi. Ho saputo anche che un po’ di dipendenti della raffineria sono accorsi alla presentazione del libro, a Sarroch, e abbiano offerto la propria versione dei fatti, ma che l’autore non abbia voluto prestarsi al dibattito con loro.

Sarebbe utile sentirli, questi operai, dargli la possibilità di replicare. Io, insieme alle recensioni del libro e alle notizie sulle indagini, vorrei leggerlo, questo. Parliamone, della Saras, sempre.
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#10 Michela Murgia 2010-11-03 20:35
Grazie del tuo intervento, Claudia, ma posso dirti che gli operai li sto ascoltando, eccome. Ieri notte sono rimasta al telefono fino a oltre l'una del mattino con un dipendente Saras che mi aveva scritto in un commento (l'ho cancellato, c'erano dati sensibili suoi) la disponibilità urgente a parlare con me per telefono. Mi ha detto che la ricostruzione dell'incidente che ha fatto Meletti è scorretta nei tempi e nei modi, e io non ho potuto fare altro che fargli presente che Meletti si è basato sulla medesima ricostruzione fatta dagli inquirenti, che incrociando diverse testimonianze - non solo la sua - hanno desunto quella dinamica e le apparenze nette di una negligenza aziendale in merito alla sicurezza e ai soccorsi. Naturalmente sarà il processo a stabilire se è quella negligenza che ha determinato la disgrazia dei morti, ma essere categorici nel dire che in Saras la sicurezza è inappuntabile è una cosa che davanti al quarto morto in tre anni non è semplicemente credibile, e infatti non ci hanno creduto neanche gli inquirenti.

Posso capire che quello che ha scritto Meletti entri in corto circuito con il fatto che gli operai lavorano lì dentro e hanno bisogno di sapere che non corrono rischi non valutati, ma il lavoro di chi fa inchieste è quello di fare domande sulle responsabilità dei colpevoli, non di rassicurare le coscienze delle vittime. Il libro di Meletti è una domanda alla dirigenza della Saras, una domanda che non trova risposta diretta. Sarebbe grottesco se al posto della Saras rispondessero gli operai, anche perché è proprio quello che la mail dissuasiva di cui sopra chiede chiaramente: "vi diamo lavoro, siete voi che ci dovete difendere".
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#11 Claudia Orrù 2010-11-03 22:23
Di certo c’è che non è normale morire al lavoro. E alla Saras sta diventando troppo frequente.
Qualcosa che sfugge al management di un’azienda che si definisce così impegnata nella crescita e nello sviluppo territoriale c’è.
Non vediamo l’ora che l’inchiesta ci chiarisca le idee sulle responsabilità e che si prendano provvedimenti perché non si debba registrare l’ennesimo lutto.

E’ chiaro che non sono i dipendenti a doversi fare carico di rispondere, neppure nel caso in cui dovessero soccombere al gioco del perfido ricatto del difendere l’azienda che gli dà lavoro.
Come dici tu, è bene che se ne parli. Proprio per contrastare il silenzio. Brava.
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#12 Omar Onnis 2010-11-04 11:09
Meletti è sardo, contrariamente a quanto detto da me più sopra. Mi scuso per l'errore.

Ma la mia non era una attribuzione di appartenenza etnica. Intendevo sottolineare che in Sardegna vige ancora una certa ideologia. Ideologia cui Meletti evidentemente è riuscito in qualche modo e misura a sfuggire. Quella della nostra atavica subalternità, riscattata dalla luce di una superiore civiltà, ovviamente esterna.

Da quel principio esistenziale, metabolizzato fino a diventare spontaneo in molti di noi, nasce una falsa coscienza che si esprime regolarmente in formule standardizzate:

1) prima qui c'era la fame; se non fosse arrivata la SARAS (o il petrolchimico a Ottana o Porto Torres, o l'Aga Khan nei Monti di Mola, o gli industriali caseari romani centotrenta anni fa, ecc.) qui ci sarebbe il deserto;

2) preferisco dare da mangiare ai miei figli oggi, anche se mi costa morire giovane, piuttosto che crepare comunque ma di fame (ritornello sentito dai minatori in più di cento anni di attività estrattive e ripetuto oggi da Portovesme all'Asinara).

Sono tutti luoghi collegati tra loro, come un sillogismo (o un entimema). In raltà sono nella migliore delle ipotesi dei tragici paralogismi. Ragionamenti apparentemente logici, in realtà infondati,ma forti della loro ripetizione ossessiva. Infatti sono sempre molto in voga e vengono propalati ancora a piene mani da forze politiche e sindacati. I quali sindacati hanno come orizzonte rivendicativo più avanzato la richiesta di un nuovo Piano di Rinascita. Da trent'anni.

Qualcuno ha idea di cosa siano stati i Piani di Rinascita in Sardegna? Qualcuno è consapevole della loro radice politica, della loro insensatezza economica e della loro pericolosità sociale e culturale? Sono domande retoriche, perché mi sa proprio che questa consapevolezza, almeno a livello diffuso e condiviso, manca.

Ed ecco la SARAS, la più grande (si dice) raffineria del Mediterraneo, impiantata negli anni Sessanta in uno dei posti più belli e meglio dotati di risorse della Sardegna. Un posto che sarebbe stato un gioiello turistico, nonché una zona di grande produzione agricola, se non fosse stato violentato e forse irrimediabilmente deturpato e impoverito dalla monocultura industriale.

Ma tra vent'anni probabilmente la SARAS non ci sarà più. O pensiamo che il mercato del petrolio continuerà ad essere così florido e produttivo per sempre?
E legarsi agli interessi privati di un unico soggetto è veramente così lungimirante? Basterà che quello stesso interesse cambi oggetto, o trovi una localizzazione più profittevole, e il gioco è fatto. Ciao ciao Moratti.

Cosa spera un operaio SARAS o dell'indotto, magari ancora giovane, tipo sui trentacinque anni, magari con uno o più figli piccoli? Spera di non morire troppo presto, di poter dare una mano ai figli per il loro futuro. Ma di quale futuro stiamo parlando? Un futuro in fabbrica? È uno scenario plausibile? Ed è auspicabile?

Di certo c'è solo che i Moratti con la SARAS hanno fatto enormi profitti, la cui parte ricaduta sul territorio sotto forma di tributi erariali o di investimenti extra-industriali è talmente irrisoria da essere quasi offensiva. Specie se commisurata agli investimenti fatti... nell'Inter.

Basta con le favole. Diamoci una svegliata. I mass media mainstream sardi, di qualsiasi cosa si possa vantare Mauro Lissia, non saranno certo i protagonisti di una riscossa culturale, sociale e politica in Sardegna. Troppi vincoli, troppi interessi concreti dei loro editori (o gli investimenti di De Benedetti nel settore energetico non contano nulla?).

Ben vengano i Meletti e le Michela Murgia, dunque. A medas annos cun salude!
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#13 Max 2010-11-04 12:06
Sempre straordinaria Michela. Inserirò prossimamente il tuo bell'articolo su www.tottusinpari.blog.tiscali.it per far conoscere questa storia anche fuori dalla Sardegna. Credi sia opportuno che lo invii alle diverse testate che conosco e con cui collaboro in Sardegna? Dimmi tu. Ciao
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#14 Alessandro 2010-11-04 14:19
Ciao,

Giusto fare le indagini sui Moratti per al morte dei 4 operai, ma mi spiegate che c'entra l'Inter? Il calcio è "solo" la quarta industria italiana per giro d'affari completamente indipendente dalle industrie dei vari presidenti di Club. Il sillogismo "un campione in più nell'inter vuol dire meno sicurezza alla Saras" è un'analisi da bambini della scuola elemtare. I club di serie A sono in tutto e per tutto SPA con diversi dirigenti e diversi bilanci del tutto indipendenti l'uno con l'altro. Fare le indagini sui morti, sulla sicurezza e sull'incidenza dei tumori sul territorio è un dovere ma lasciamo stare il calcio che non c'entra niente.
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#15 Omar Onnis 2010-11-04 15:19
Citazione Alessandro:
Ciao,

Giusto fare le indagini sui Moratti per al morte dei 4 operai, ma mi spiegate che c'entra l'Inter? Il calcio è "solo" la quarta industria italiana per giro d'affari completamente indipendente dalle industrie dei vari presidenti di Club. Il sillogismo "un campione in più nell'inter vuol dire meno sicurezza alla Saras" è un'analisi da bambini della scuola elemtare. I club di serie A sono in tutto e per tutto SPA con diversi dirigenti e diversi bilanci del tutto indipendenti l'uno con l'altro. Fare le indagini sui morti, sulla sicurezza e sull'incidenza dei tumori sul territorio è un dovere ma lasciamo stare il calcio che non c'entra niente.

Cioè, scusa Alessandro, tu veramente non vedi il nesso?

Perché si dovrebbe lasciare stare il calcio, poi? Manco fosse il dogma dell'immacolata concezione!
Il calcio italiano è corrotto, menefreghista e furbo come il resto della baraccopoli. Di cui costituisce un elemento portante, questo sì. Sai che vanto!

E te lo dice un grande appassionato di calcio.
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#16 Antonello Brughitta 2010-11-04 23:24
salve,
sono un dipendente SARAS, da 21 anni faccio parte,come infermiere professionale, del servizio sanitario insieme ad altri 6 colleghi e 2 medici specializzati in medicina del lavoro.
Il 26 Maggio sono intervenuto per primo sui poveri Solinas, Muntoni e Melis e contrariamente a quanto scrive e dice l' autore del libro e qualche commentatore di questo articolo, sono perfettamente in grado di capire la reltà in cui lavoro. Sembrerà strano ma non ho subito nessun lavaggio del cervello e nessuno ha il diritto di definirmi, "servo dei Moratti" o " collaborazionista".
Questi due aggettivi ho dovuto sentirli durante la presentazione del libro a Cagliari, dal Meletti che dovrebbe chieder scusa per le parole che ha usato.
Ripeto quanto ho scritto all' autore, quel libro è pieno di inesatezze, falsità ed ilazioni, tutta la fase dei soccorsi è inventata di sana pianta, vengono stravolti orari, modalità e tempi di intervento di chi vi ha partecipato. Secondo Meletti i corpi dei tre operai sono stati estratti dai vigili del fuoco di Cagliari alle 15,45, falso e posso dirlo perchè alle 14,05 ho cominciato a praticare la rianimazione cardiopolmonare su Solinas. Le tre vittime dell' incidente erano fuori dall' accumulatore non più tardi delle 14,10 e sono stati estratti dalla squadra di primo intervento SARAS.
Non è vero che il medico del 118 ha cominciato la rianimazione cardiopolmonare dopo due ore dall' ingresso delle vittime nella cisterna.
Queste affermazioni lasciano intendere che nelle 2 ore successive all' incidente non si sia fatto niente, fanno intravedere la totale incapacità di intervento da parte dei dipendenti SARAS.
Questi sono solo alcuni esempi e potrei continuare, Meletti però si supera quando scrive dei funerali affermando che la chiesa era stata addobbata con fiori neri e azzurri, altra falsità che non esito a definire squallida.
Non posso e non voglio parlare di malafede, ma quando sento Meletti, che è bene ricordarlo, oltre ad essere un giornalista è laureato in storia dell'economia ed è stato per anni responsabile della pagina economica del TG La7,affermare come ha fatto a Cagliari che i Moratti sono i più ricchi d' Italia e che la SARAS lascia in sardegna solo gli stipendi dei dipendenti, comincio ad avere qualche dubbio.
Io non difendo i Moratti e la SARAS, io difendo la mia professionalità, la mia e quella dei miei colleghi molti dei quali rischiano la loro vita tutti i giorni per garantire la funzionalità e la sicurezza negli impianti. Lo fanno sapendo benissimo di fare un lavoro rischioso, perchè anche se qualcuno qui sembra non saperlo stiamo parlando di una raffineria, un impianto industriale dove il rischio non può non esser messo in conto.Così come si devono mettere in conto le emmissioni in atmosfera, sarebbe giusto però che Meletti oltre a fornire una serie di dati sulle sostanze emmesse dalla SARAS dicesse anche se queste emmissioni sono o meno e di quanto, all' interno dei parametri consentiti dalla legge.
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#17 Giorgio Meletti 2010-11-07 23:03
Cara Claudia Orrù, magari un po’ di dipendenti della raffineria fossero accorsi alla presentazione del libro, a Sarroch, e avessero offerto la propria versione dei fatti. Semplicemente nessun dipendente Saras si è presentato alla manifestazione di cui parli, e l'autore, giuro, si sarebbe prestato volentieri al dibattito con loro (anche perché in caso contrario me ne stavo a casa mia a Roma, dove nessuno mi infastidisce con la sua versione dei fatti ;-).
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#18 Giorgio Meletti 2010-11-07 23:05
Gentile Brughitta, leggo che lei continua a diffamarmi, come se si sentisse incaricato di questa missione. Continua ad attribuirmi cose che nel mio libro non ho scritto per avanzare il dubbio che io sia in malafede. Allora le ripeto per l’ultima volta che io della mia buonafede a quelli come lei do conto solo davanti a un tribunale.
Io non ho mai usato l’espressione “servo dei Moratti” nè l’espressione “collaborazionisti”, a proposito di nessuno, anche perché sono cose che semplicemente non penso. Lei, evidentemente accecato da un’antipatia che le fa perdere la lucidità, non ha capito che io stavo riferendo di persone che hanno usato quelle espressioni, che per me non hanno senso. Ho detto anche chi aveva usato la parola collaborazionisti: l’ex sindaco di Porto Torres, 24 ore prima, alla presentazione del mio libro a Porto Torres. Ma lei evidentemente anziché ascoltare stava pensando alle imprecisioni del mio libro. Alla mia presentazione a Cagliari c’erano presenti un centinaio di persone, e c’è la registrazione di quanto detto. Quindi non solo io non devo chiedere scusa di niente a nessuno, ma la sfido a dimostrare che io ho detto le sciocchezze che lei mi attribuisce. In ogni caso le chiedo di smetterla di darmi il tormento con i suoi interventi offensivi: se crede che io abbia scritto qualcosa di offensivo nei suoi confronti nel mio libro vada da un avvocato e mi faccia causa. Allo stesso modo se lei si permette un’altra volta di scrivere in luoghi pubblici su di me usando questo tono e queste espressioni diffamatorie io la denuncio. Così potrà togliersi la soddisfazione di spiegare la mia malafede a un magistrato.
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#19 mauro lissia 2010-11-08 03:55
leggo solo ora il post di tale omar onnis, che forse è solo un nick, nel quale mi si accusa di essermi vantato di qualcosa. a me sembra di aver semplicemente corretto un errore commesso da michela murgia, che con grande onestà intellettuale l'ha ammesso. sulle baggianate che riguardano il gruppo editoriale in cui lavoro mi interessa davvero poco polemizzare col nick di cui sopra. mi chiedo solo che cosa sarebbe stata l'informazione in italia senza il gruppo l'espresso - di cui la nuova sardegna fa parte - e cosa sarebbe ora senza questo gruppo e il Fatto quotidiano. ma si sa che a far chiacchiere e a sparare cazzate si fa presto, quando non si ha la più pallida e lontana idea di cosa significhi fare il giornalista in italia in questa fase storica. mi scuso per l'intrusione, è l'ultima, lo prometto.
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#20 Omar Onnis 2010-11-08 10:36
Gentile Lissia, intanto la inviterei a moderare i termini, dato che non ci conosciamo.

Il mio non è un nick, non sono abituato a nascondermi e mi pare anche strano che lei possa insinuare una cosa del genere, dato che faccio pubblicamente - molto in piccolo, certamente - attività politica. O si tratta del solito modo para-fascista di sminuire l'interlocutore? In tal caso, pessima mossa!

L'ho chiamata in causa accennando alla sua replica - anche lì un po' sopra le righe - al post di cui stiamo discutendo. Intendevo rimarcare come in Sardegna i mass media mainstream (si dice così) non siano sempre e in misura accettabile quell'elemento critico ed "emancipativo" che potrebbero e - secondo me - dovrebbero essere.

Mi dispiace deludere il suo aziendalismo. Il gruppo L'Espresso sarà anche benemerito per un sacco di motivi e non nego che in ambito italiano dia voce a una parte della società civile meno retrograda e rapace di altre. Ma nella situazione sarda, mi scuserà, l'apporto del suo giornale è molto al di sotto delle aspettative.

Vogliamo parlare, tanto per fare un esempio a caso, di come tratta costantemente l'indipendentismo? Eppure si tratta di un fenomeno politico e culturale tutt'altro che trascurabile. Tanto che la vostra concorrenza - che non brilla certo per indipendenza politica e libertà critica - non lo trascura. Voi sì.

A parte questo, è del tutto evidente che gli interessi di un editore tutt'altro che disimpegnato su fronti economici delicati e rilevanti non possono non avere un peso nella vostra linea politica. Ce l'hanno eccome.
Spiacevole? Magari sì. Sicuramente nelle redazioni della Nuova (così come in quelle dell'Unione e anche del defunto Giornale di Sardegna) ci sono professionisti e precari preparati, onesti e anche coraggiosi. Chi potrebbe negarlo?

Ma ciò non toglie nulla ai limiti evidenti di un sistema dell'informazione che in Sardegna (mi interessa la Sardegna, sa: a lei?) è largamente carente, più attento ai centri di potere e alle dinamiche di dominio che ai processi reali e all'interesse dei cittadini.

Facciamo la gara a chi ne dice di meno di cazzate, non a chi ne dice di più, d'accordo?
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#21 Antonello Brughitta 2010-11-09 21:39
Cito testualmente alcuni brani del libro.

Pag. 30
... e del resto il > della SARAS ha messo la sua firma su quel permesso di lavoro, numero 10606027...

Pag.63
... Giannino ha già in mano il documento manca però l' ultima firma, quella del

Qual'è la versione giusta?
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Pag. 77
ore 15.45
Massaggi cardiaci
I vigili del fuoco raggiungono la cisterna D-106. Solinas, Muntoni e Melis sono ancora li dentro, e sono morti da quasi due ore. I pompieri fanno l' unica cosa che aveva senso fin dall' inizio: si attrezzano con gli autorespiratori, come i sommozzatori,entrano nell' accumulatore e recuperano i corpi....


Ribadisco che Solinas, Muntoni e Melis, nell' ordine, sono stati estratti non più tardi delle 14.10 dalla squadra di primo intervento SARAS. Il medico del 118 è intervenuto intorno alle 14.25,perchè impegnato in altro servizio, insieme abbiamo continuato sul povero Melis la R.C.P sino alle 14.45, ora in cui lo stesso medico ha deciso di sospenderla.
I vigili del fuoco arrivati da Cagliari si sono limitati, dopo i rilievi del medico legale, alla rimozione dei corpi utilizzando un loro mezzo ed una barella spinale che io stesso ho consegnato loro prelevandola dalla nostra ambulanza.

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Pag. 230
... l' allenatore portoghese sa che la SARAS e l' Inter sono quasi la stessa cosa, ed è difficile immaginare che un afesteggi mentre l' altra piange. Un' idea naturale, quasi ovvia, con una conseguenza tuttavia grottesca: qualcuno ha pensato bene di caratterizzare i funerali di Gigi, Bruno, e Daniele inondando la chiesa di Villa San Pietro di rose tinte di nero e azzurro.


Questa non la commento!

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Gentile Meletti ho seguito con molta attenzione la presentazione del suo libro a Cagliari e non ricordo che lei abbia detto di non essere d' accordo con le parole pronunciate dal sindaco di Porto Torres. Le assicuro che non sono accecato da antipatia nei suoi confronti, non la conosco e le mie critiche sono rivolte non alla sua persona ma a ciò che scrive, gradirei che lei facesse altrettanto nei miei confronti.
Ho fatto delle osservazioni ben precise, riportando ciò che ho detto ai carabinieri il 28 Maggio, la mia versione corrisponde a quanto dichiarato dal collega e dal medico intervenuti e potrà essere confermata da non meno di 20 persone presenti sul posto molti dei quali appartenenti alla stessa COMESA, ed immagino che sia stata inserita negli atti dell' inchiesta.
Per quanto riguarda la sua minaccia di denuncia posso solo dire che è un suo diritto, certo ricorda il tanto deprecato atteggiamento della SARAS nei confronti del suo libro e del film OIL e contrasta con la sua disponibiltà ad una discussione con i dipendenti SARAS sulla tragedia del 26 Maggio.
Io non ho nessuna missione e non ho mai detto che lei scrive in malafede, infatti ho scritto che non posso e non voglio pensarlo, ho espresso dei dubbi personali, e penso sia un mio diritto difendere la mia professionalità ed il mio lavoro.

Cordiali saluti
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#22 Alessandro 2010-11-10 14:57
Citazione Omar Onnis:
Citazione Alessandro:
Ciao,

Giusto fare le indagini sui Moratti per al morte dei 4 operai, ma mi spiegate che c'entra l'Inter? Il calcio è "solo" la quarta industria italiana per giro d'affari completamente indipendente dalle industrie dei vari presidenti di Club. Il sillogismo "un campione in più nell'inter vuol dire meno sicurezza alla Saras" è un'analisi da bambini della scuola elemtare. I club di serie A sono in tutto e per tutto SPA con diversi dirigenti e diversi bilanci del tutto indipendenti l'uno con l'altro. Fare le indagini sui morti, sulla sicurezza e sull'incidenza dei tumori sul territorio è un dovere ma lasciamo stare il calcio che non c'entra niente.

Cioè, scusa Alessandro, tu veramente non vedi il nesso?

Perché si dovrebbe lasciare stare il calcio, poi? Manco fosse il dogma dell'immacolata concezione!
Il calcio italiano è corrotto, menefreghista e furbo come il resto della baraccopoli. Di cui costituisce un elemento portante, questo sì. Sai che vanto!

E te lo dice un grande appassionato di calcio.



Ciao,

Certo che non vedo il nesso. E' esattamente come dire che se muore un impiegato in Mondadori si trova ingiusto che le due veline vengano pagate 1000 euro a puntata anzichè curare la sicurezza in Mondadori che fa parte dello stesso gruppo. Se permetti stiamo mischiando 2 cose che sono completamente indipendenti. E te lo dice uno che oltre che essere grande appassionato di calcio è anche un fior fiore di calciatore :-) nonchè favorevole a pagare quegli scarponi viziati 2000 euro al mese e non di piu. Purtroppo le regole le fa il mercato e se le TV grazie ai nostri abbonamenti riescono a pagare 100 milioni di euro all'anno di diritti in chiaro e pay, è normale che i protagonisti abbiano quei faraonici ingaggi.

A me sembra palese il ragionamento.

Fammi sapere cosa ne pensi.

Forza il Barì low cost!
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#23 Omar Onnis 2010-11-10 16:03
Ciao, Alessandro.
Ho capito meglio il tuo punto di vista.

Il problema qui, però, è simbolico, oltre che economico. Al di là del nesso diretto o indiretto tra profitti della SARAS e spese dell'Inter. E rientra a pieno titolo, più in generale, nel problema storico dell'egemonia capitalista (una cosetta da niente).

In questo senso, credo che il collegamento non solo sia lecito, ma doveroso.
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#24 Alessandro 2010-11-11 10:08
Citazione Omar Onnis:
Ciao, Alessandro.
Ho capito meglio il tuo punto di vista.

Il problema qui, però, è simbolico, oltre che economico. Al di là del nesso diretto o indiretto tra profitti della SARAS e spese dell'Inter. E rientra a pieno titolo, più in generale, nel problema storico dell'egemonia capitalista (una cosetta da niente).

In questo senso, credo che il collegamento non solo sia lecito, ma doveroso.


Ah bè, se la metti così diventa un discorso diverso e di ampio respiro. Ho fatto questa precisazione perchè avevo un sospetto ben preciso in realtà: Che alcuni connazionali sardi e altri abitanti della penisola situata a est della Sardegna, acciecati dall'odio calcistico attacchino la Saras per fargli pagare le beghe di Calciopoli 2006. Ora, secondo me il rischio c'è. E proprio per questo che secondo me bisogna tenere distinte le due questioni e cercando gli eventuali responsabili all'interno dell'azienda per eventuali mancanze di sicurezza nella manutenzioni degli impianti così come sarebbe serio cercare eventuali correlazioni tra tumori nlla zona e raffineria. E' solo per questo che secondo me è giusto tener fuori il calcio, per non sentirsi dire: Ma perchè la Juve spende 12 milioni di euro per Martinez (mai giocato) e mette in cassa integrazione i suoi operai? Ma gli incentivi all'acquisto di auto pagati dai cittadini peninsulari e da noi colonizzati isolani servono per comprare Pepe oppure per mantenere livelli occupazionali nel territorio visto che l'AD di Fiat vuole traslocare in Polonia o chissà dove? Il discorso diventerebbe infinito.
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#25 Alessandro 2010-11-11 10:50
Citazione Omar Onnis:
Meletti è sardo, contrariamente a quanto detto da me più sopra. Mi scuso per l'errore.

Ma la mia non era una attribuzione di appartenenza etnica. Intendevo sottolineare che in Sardegna vige ancora una certa ideologia. Ideologia cui Meletti evidentemente è riuscito in qualche modo e misura a sfuggire. Quella della nostra atavica subalternità, riscattata dalla luce di una superiore civiltà, ovviamente esterna.

Da quel principio esistenziale, metabolizzato fino a diventare spontaneo in molti di noi, nasce una falsa coscienza che si esprime regolarmente in formule standardizzate:

1) prima qui c'era la fame; se non fosse arrivata la SARAS (o il petrolchimico a Ottana o Porto Torres, o l'Aga Khan nei Monti di Mola, o gli industriali caseari romani centotrenta anni fa, ecc.) qui ci sarebbe il deserto;

2) preferisco dare da mangiare ai miei figli oggi, anche se mi costa morire giovane, piuttosto che crepare comunque ma di fame (ritornello sentito dai minatori in più di cento anni di attività estrattive e ripetuto oggi da Portovesme all'Asinara).

Sono tutti luoghi collegati tra loro, come un sillogismo (o un entimema). In raltà sono nella migliore delle ipotesi dei tragici paralogismi. Ragionamenti apparentemente logici, in realtà infondati,ma forti della loro ripetizione ossessiva. Infatti sono sempre molto in voga e vengono propalati ancora a piene mani da forze politiche e sindacati. I quali sindacati hanno come orizzonte rivendicativo più avanzato la richiesta di un nuovo Piano di Rinascita. Da trent'anni.

Qualcuno ha idea di cosa siano stati i Piani di Rinascita in Sardegna? Qualcuno è consapevole della loro radice politica, della loro insensatezza economica e della loro pericolosità sociale e culturale? Sono domande retoriche, perché mi sa proprio che questa consapevolezza, almeno a livello diffuso e condiviso, manca.

Ed ecco la SARAS, la più grande (si dice) raffineria del Mediterraneo, impiantata negli anni Sessanta in uno dei posti più belli e meglio dotati di risorse della Sardegna. Un posto che sarebbe stato un gioiello turistico, nonché una zona di grande produzione agricola, se non fosse stato violentato e forse irrimediabilmente deturpato e impoverito dalla monocultura industriale.

Ma tra vent'anni probabilmente la SARAS non ci sarà più. O pensiamo che il mercato del petrolio continuerà ad essere così florido e produttivo per sempre?
E legarsi agli interessi privati di un unico soggetto è veramente così lungimirante? Basterà che quello stesso interesse cambi oggetto, o trovi una localizzazione più profittevole, e il gioco è fatto. Ciao ciao Moratti.

Cosa spera un operaio SARAS o dell'indotto, magari ancora giovane, tipo sui trentacinque anni, magari con uno o più figli piccoli? Spera di non morire troppo presto, di poter dare una mano ai figli per il loro futuro. Ma di quale futuro stiamo parlando? Un futuro in fabbrica? È uno scenario plausibile? Ed è auspicabile?

Di certo c'è solo che i Moratti con la SARAS hanno fatto enormi profitti, la cui parte ricaduta sul territorio sotto forma di tributi erariali o di investimenti extra-industriali è talmente irrisoria da essere quasi offensiva. Specie se commisurata agli investimenti fatti... nell'Inter.

Basta con le favole. Diamoci una svegliata. I mass media mainstream sardi, di qualsiasi cosa si possa vantare Mauro Lissia, non saranno certo i protagonisti di una riscossa culturale, sociale e politica in Sardegna. Troppi vincoli, troppi interessi concreti dei loro editori (o gli investimenti di De Benedetti nel settore energetico non contano nulla?).

Ben vengano i Meletti e le Michela Murgia, dunque. A medas annos cun salude!



Mmmmh leggendo altri tuoi commenti mi consolo con il fatto che almeno abbiamo lo stesso punto di vista sui fallimentari Piani di Rinascita della Sardegna (sic!). Sempre tornando al calcio, quanto lo abbiamo effettivamente pagato lo scudetto del 1969-70 col Cagliari di Nino Rovelli? Che tristezza. E' evidente a tutti che se solo un terzo di quegli esorbitanti investimenti fosse stato indirizzato allo sviluppo delle risorse locali adesso non saremmo qui ogni mese a cercare di salvare Ottana, la Vinyls, Porto Vesme, la cartiera di Arbatax eccetera eccetera. Visto che la storia ci insegna niente ci stiamo adoperando a cementificare a grande velocità la nostra bellissima costa. Ciao,

AM
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#26 letturainediti 2010-11-12 12:06
Premesso che non vorremmo dare alcun apporto polemico alle discussioni sopra esposte ci poniamo solo alcune domande, alle quali difficilmente avremo risposte: con quale frequenza si rischiano episodi simili? Vorremmo far notare questo passaggio la Saras è stata invitata a mettere in atto ogni intervento possibile. Se la Guardia costiera non fosse intervenuta cosa si sarebbe fatto?

Ambiente: inquinamento alla Saras, sette ore di bonifica. Capitaneria porto Cagliari apre inchiesta
09 novembre, 16:38(ANSA) - CAGLIARI, 9 NOV - La Capitaneria di Porto di Cagliari ha aperto un'inchiesta per accertare le cause di un inquinamento da idrocarburi nella rada davanti alla raffineria Saras di Sarroch. Le operazioni di bonifica sono durate 7 ore e si sono concluse poco dopo le 14. L'allarme era stato dato alle 7 del mattino alla centrale operativa della Guardia Costiera che ha poi accertato la presenza di chiazze di idrocarburi. Impegnati nell'opera di disinquinamento tre mezzi navali e squadre a terra della Societa' Battellieri, coadiuvati da una motovedetta e da personale della Guardia Costiera.(ANSA)

Chiazza nera davanti allo stabilimento della Saras
la Nuova Sardegna — 10 novembre 2010
CAGLIARI. Ieri mattina una chiazza nera è apparsa sullo specchio di mare davanti a Sarroch: per la Capitaneria si è trattato chiaramento di idrocarburi riversati in rada dallo stabilimento di raffinazione Saras. Da ieri gli uomini della Capitaneria di Porto stanno indagando per l’ipotesi di reato di inquinamento. Bisognerà capire solo se doloso oppure frutto di un evento imprevedibile: in entrambi i casi, sanzionato dal codice penale. Per tutta la mattina di ieri, nella rada davanti allo stabilimento dei fratelli Moratti, i mezzi della Capitanieria hanno lavorato per bonificare l’area, che dopo l’intervento senza essere stata completamente ripulita. Le operazioni sono durate sette ore e si sono concluse poco dopo le 14. L’allarme era stato dato alle 7 del mattino alla Centrale operativa della Guardia Costiera che ha disposto l’invio di una motovedetta. Accertata la presenza di chiazze di idrocarburi in sospensione - ha fatto sapere attraverso una nota la Direzione Marittima - la Saras è stata invitata a mettere in atto ogni intervento possibile per eliminare gli effetti inquinanti e prevenire ulteriori sversamenti in mare. Per le operazioni di bonifica sono stati impegnati tre mezzi navali e squadre a terra della Società Battellieri, coadiuvati da una motovedetta e da personale a terra della Guardia Costiera. Gli accertamenti disposti dalla Direzione Marittima e condotti dagli uomini guidati dal comandante Giuliano Martinez puntano ad accertare come e da dove, cioè da quale parte degli impianti di raffineria, gli idrocarburi siano finiti in mare. Poi dovranno verificare se la fuoriuscita - probabilmente agevolata dalla pioggia - fosse o meno prevedibile e dunque evitabile. Solo a quel punto potranno inviare un rapporto alla magistratura, preliminare ad una contestazione ufficiale ai vertici della raffineria.

ricerca.gelocal.it/.../SD3SD_SD310.html
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#27 Cristiano 2010-11-12 17:10
Ciao Michela, Tiscali Notizie ha dato la massima visibilitò possibile al libro di Meletti. Il nostro è un portale da circa 19 milioni di pagine viste al giorno, e diverse decine di migliaia di click sono andati proprio a quell'articolo. Scritto, volutamente, nella forma dell'intervista all'autore, dove l'attualità è stata tenuta come tema caldo, tralasciando l'opinabile recensione di taglio culturale.

Non lo dico per pubblicità, ma semplicemente perché ritengo il libro importante e coraggioso. E dal punto di vista informativo, più ricco ed equilibrato di Oil.

Meletti non ce l'ha particolarmente con la Saras. Piuttosto, ciò che succede alla Saras è emblematico di un modus operandi pervertito di tutto il capitalismo italiano. Ecco perchè "Il Paese dei Moratti" è l'Italia intera, con epicentro a Sarroch. Già questo autorizzerebbe a scavalcare le barricate innalzate in nome del campanile.

Un saluto, con stima
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#28 manuel 2010-11-13 11:46
Puntata numero 5 di Link

www.sardegnadigitallibrary.it/.../
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