
La rivista della FUCI distribuita alla Cattolica di Milano ha posto questa domanda in una intervista recente:
Nel tuo libro non ti sei trattenuta dal gridare sul "berlusconismo". Quanto e dove lo vedi ancora vivo questo stile?Mi hanno costretto ad essere sistematica su cosa intendo per berlusconismo. Farlo non mi era mai servito, ma adesso che l'ho fatto, lo condivido. Così se mi capita di dare a qualcuno del berlusconista, almeno sa cosa intendo.
L’ideologia del berlusconismo, e con ideologia intendo proprio una idea strutturata di uomo e di mondo, un modello etico, si esprime con la compresenza più o meno dichiarata di questi elementi: la concezione strumentale delle persone, il mito del successo e della realizzazione economica, l'equivoco che successo e merito siano la stessa cosa, l'assunzione acritica del merito-successo come criterio di riconoscimento dei diritti, la lenta disabitudine al confronto in favore di una visione sociale manichea e il conseguente abbassamento della soglia di percezione della legalità e della responsabilità personale.
Sono disvalori che nel corso degli ultimi anni sono stati legittimati ad opera di una stessa persona agli occhi di un numero sempre maggiore di altre persone, sulle quali ha ovviamente avuto un peso tutt'altro che trascurabile la pressione fortissima dei mezzi di comunicazione, specie sulla popolazione a più basso impianto critico.
Purtroppo quei disvalori sono talmente trasversali che mi capita di osservarli anche in posti insospettabili, come in certe prese di posizione del mondo ecclesiale, dove per esempio sempre più spesso si rinuncia al confronto critico in favore di una visione senza sfumature, e tutte le posizioni anche in minima dialettica assumono i contorni di forze minacciose che non prevalebunt.
18.05.2012 18:30 -
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