Un paio di mesi fa un articolo sull'Espresso, intitolato Com'è cool la Sardegna, scatenò una tempesta di stroncature; si gridò all'etnocentrismo e al razzismo perché l'articolista, nell'elencare con ingenuo stupore le belle cose che i sardi sanno fare, non si era resa conto di aver rivelato il triste retropensiero di non aspettarselo. La giornalista non era sarda e per questo i detrattori ebbero gioco facile ad accusarla di spirito colonialista nel mettere nello stesso calderone veline, amici di Maria e scrittori, con l'intento di dimostrare che i sardi sono proprio bravi a diventare famosi fuori dalla Sardegna.
Leggendo l'Unione Sarda di oggi, confesso che mi viene da rimpiangere lo spirito tutto sommato ingenuo di quell'articolo dell'Espresso. C'è infatti un pezzo, e spero che non se ne abbia a male l'amico Stefano Cortis che lo ha firmato, che applica esattamente la stessa logica del "anvedi che bravi sti sardi oltremare", ma restringendo lo sguardo alla carriera dei diplomati a Cagliari che hanno frequentato le feste di fine anno scolastico del glorioso liceo Dettori.
Chi sono i quattro vanti locali che si sono fatti notare dai riflettori rigorosamente italiani? Si comincia dalla cattedra prestigiosa con il brillante filosofo/scrittore Alessandro Aresu, di cui in effetti possiamo vantarci. Dalla scrivania del letterato si passa direttamente al tavolo verde con Filippo Candio, un giovane giocatore di poker arrivato quarto alla finale di coppa del mondo. Dal tavolo allo stacchetto il passo è breve e lo compie Melissa Satta, ex velina e ora famosa più che altro come fidanzata di Bobo Vieri. Ma, crucis in fundo, lo stacchetto diventa un can-can grazie al nome in coda al quartetto: quello di Barbara Faggioli, più famigerata che famosa, giacché coinvolta nell'inchiesta per sfruttamento della prostituzione minorile a carico di Berlusconi, Fede e Mora. La gloria di Barbara, che prima di incassare aiuti economici dal premier era solo una tra mille altre cocottes televisive, sarebbe dunque quella di esser nominata come la favorita del sultano nei bunga-bunga party di Arcore.
E' da capire perché la carriera della Faggioli dovrebbe essere accostata a quella degli altri tre, che - pur nel rispetto della differenza che passa tra una velina e un filosofo - non sono comunque famosi per vicende giudiziarie. Perché dunque dare ad intendere ai lettori dell'Unione Sarda che uno che diventa allievo di Massimo Cacciari o una che diventa allieva di Nicole Minetti abbiano fatto percorsi paragonabili? E che il liceo Dettori, dove per inciso ha fatto la maturità anche Antonio Gramsci, debba vantarsi di aver dato il diploma alla favorita di un vecchio miliardario sessuomane?
Oltre allo sguardo autocoloniale di chi pensa che l'attenzione che viene dal continente sia sempre e comunque cosa pregevole anche quando è quella delle procure, in questo articolo manca un concetto più elementare: la distinzione banalissima tra il senso di "gloria" e quello assai più ambiguo e transitorio di "notorietà".
Per la prima ci vuole lavoro, impegno e capacità non comuni.
Invece cinque minuti della seconda ormai non si negano a nessuno, specialmente se passa dai party del Dettori a quelli di Arcore.
Melissa Satta, Barbara Faggioli, Filippo Candio, Alessandro Aresu: quattro giovani cagliaritani alla ribalta - per motivi diversi - delle cronache, insieme ai tempi del liceo.
I loro nomi erano già conosciuti e sulla bocca di tanti coetanei, che li rendevano delle piccole star già dai tempi del liceo. Dieci anni fa erano poco più che comuni studenti, famosi nei propri istituti per qualche particolarità che li aveva resi speciali. Di loro si chiacchierava, alcuni li invidiavano, altri erano pronti a scommettere che di loro, in futuro, si sarebbe sentito parlare ancora. Così è stato. Ed è curioso vederli tutti insieme, accanto a decine di altri giovanissimi, nelle foto ricordo del “Dettori party” del 12 giugno 2002, una delle feste più ambite tra i liceali della città.
STAR IN ERBA Erano tutti lì: Melissa Satta, Barbara Faggioli, Filippo Candio, Alessandro Aresu, giusto per citarne qualcuno. Presenti, con abiti eleganti, come richiesto all'ingresso dell'allora “Il portico”, l'ex “Officina autorizzata”, un piccolo circolo in una traversa di via Manno. «Quanto ci divertivamo!», commenta Alessandro Aresu, 27 anni, al tempo uno dei promotori del ritrovo, ex studente doc del Dettori, oggi scrittore trapiantato a Milano. «Mi ricordo di tutti gli invitati - aggiunge - già allora era possibile riconoscere in ognuno di noi quelle caratteristiche che ci avrebbero portato a essere quello che siamo adesso».
CANDIO? UN GENIO Un esempio fra tutti: Filippo Candio. «Era geniale - spiega Aresu - si vedeva che aveva una mente straordinaria. Al tempo era conosciuto perché aveva un sito internet in cui raccontava con uno stile unico le cronache del suo Siotto. In qualche modo la genialità lo contraddistingue anche oggi, altrimenti non sarebbe diventato un campione di poker». E che campione: il primo italiano a essere mai arrivato alla fase finale del campionato del mondo, piazzandosi quarto lo scorso novembre.
LA SATTA Melissa Satta, appena sedicenne, era già una delle ragazze più belle di Cagliari. Desiderata, corteggiata, invidiata, la conoscevano tutti. Da lì a poco il suo nome sarebbe apparso sui rotocalchi come finalista di concorsi nazionali di bellezza, poi velina di “Striscia la notizia” e oggi modella, showgirl e compagna di un calciatore, Bobo Vieri.
FAGGIOLI, LA PREFERITA Anche Barbara Faggioli è diventata negli anni seguenti una modella, finalista nazionale di concorsi di bellezza, attrice di fiction e valletta. Oggi è protagonista delle cronache politico-mondano-giudiziarie che la definiscono «la favorita del premier», assidua frequentatrice delle feste a casa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ad Arcore, di cui si occupa la magistratura.
Tra i presenti di quel “Dettori party” c'era anche chi è diventato una star meno chiacchierata. Avvocati, ingegneri, programmatori di computer. Nomi di cui non si sente parlare nei quotidiani ma che hanno avuto, in modo diverso, un destino di successo.
STEFANO CORTIS
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