Ricevo e per correttezza personale ovviamente pubblico - grassetti inclusi - la seguente nota inviatami dal presidente dell'Ordine dei giornalisti dottor Filippo Peretti.
Seguono alcune mie considerazioni.
Il post “Spirito di corpo” di Michela Murgia ha provocato numerose reazioni, quasi tutte contro l'Ordine dei giornalisti della Sardegna. Vorrei precisare alcune cose.
Colgo l'occasione per dire che rispetto tutti coloro che sono favorevoli all'abolizione dell'Ordine dei giornalisti e per chiedere lo stesso atteggiamento nei confronti di chi ha un'opinione diversa. Fra questi ci sono io, che però, come è documentato nel sito dell'Ordine dei giornalisti della Sardegna, sono favorevole a una riforma radicale della legge che lo ha istituito: la nostra proposta è per una totale libertà di accesso all'Albo e per una più forte vigilanza deontologica mediante un organo di autogoverno aperto a soggetti esterni alla professione, quali Garante Privacy, Agcom, editori, e via elencando. Anche per questo, non ho gradito il fatto di essere stato dipinto come uno che vuole imporre censure preventive e medievali.
Grazie per l'ospitalità
Filippo Peretti
presidente Ordine regionale dei giornalisti
La nota che mi ha inviato il presidente Peretti è quasi uguale a quella che è stata inviata al giornalista Giorgio Meletti, che aveva ripreso la mia segnalazione su ilfattoquotidiano.it.
Però questa nota non è uguale a quella che il presidente Peretti ha inviato precedentemente al blog del giornalista Vito Biolchini, che aveva anche lui ripreso la mia segnalazione.
La prima nota, quella sul sito di Vito Biolchini, non contiene alcun riferimento al suggerimento di far pubblicare i partecipanti al corso su una testata temporanea, che il dottor Peretti nella seconda nota dice di avermi rivolto nel nostro incontro. Probabilmente in un primo momento il presidente Peretti si sarà dimenticato di avermelo detto, e devo dire che in effetti prima di leggerlo in questa seconda nota nemmeno io ricordavo di averlo sentito.
Alla luce di questa nota, che integra ma non modifica la sostanza della conversazione avvenuta di persona, ribadisco la mia intenzione di rispettare le indicazioni datemi: i partecipanti al laboratorio di giornalismo che sto promuovendo non pubblicheranno niente di quanto prodotto durante l'attività didattica, esattamente come il presidente Peretti sostiene accadere nelle redazioni dei giornali dove operano stagisti non iscritti all'albo (vedi la nota sovrastante al punto 2).
Approfitto per ringraziare i moltissimi giornalisti professionisti che in questi due giorni si sono offerti non solo di aggiungersi ai docenti già confermati, ma anche di registrare la testata a proprio nome per permettere ai partecipanti al laboratorio di avere la soddisfazione di vedere il prodotto dell'attività didattica pubblicato on line in tempo reale. Lo apprezzo moltissimo e mi ha commossa.
La Murgia ha scritto di essere stata avvertita che se quei suoi ragazzi scrivono mezza riga su un sito web scatta la denuncia per “esercizio abusivo della professione”. Il presidente Peretti non lo smentisce, ma lo conferma, richiamando l’naalogia con gli stagisti dei giornali, che io giodico poco sensata. Si gioca con le parole, in effetti: il presidente dell’Ordine fa rispettare la legge e dice “se la violi ti denuncio”; poi dice che questa non può definirsi minaccia. Stia tranquillo, insomma, è tutto vero e verificato. Il problema è che anche il vero e il falso non sempre sono come il bianco e il nero. Consideri il problema dal punto di vista del giornalista. Se scorgo in un sorriso l’ombra di una minaccia, ho tre possibilità: riferire di aver visto un sorriso (linea Tg1), riferire di aver colto un’espressione ambigua e non interpretabile (linea “grandi giornali”), assumermi la responsabilità di dire che ho visto una minaccia. Poi l’interessato smentirà, dicendo “Ma io sorridevo!”, e il lettore Cescofra avrà il dubbio di aver assistito a una manipolazione. Insomma, un giornalista ha davanti due strade: o rischiare ogni volta la propria credibilità, oppure difenderla gelosamente non scrivendo mai una notizia, per non sbagliare.
chi di questi docenti avrebbe dovuto fare solo qualche ora di lezione e chi, invece, lavorare nella redazione come in un giornale vero? Dai racconta, che oggi ho proprio voglia di legare un po' di scarpe.
18.05.2012 18:30 -
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