Chi sta seguendo su La Nuova Sardegna il dibattito sulla vexata quaestio della letteratura sarda e delle sue lingue ricorderà che avevo già condiviso un articolo di Marcello Fois uscito un paio di settimane fa proprio in quelle pagine. Non avevo aggiunto niente di più o di diverso non solo perché consideravo già ampiamente dirimenti i suoi argomenti, ma anche per quella santa forma di rispetto per il mio tempo che mi induce a non sperperarlo dove non mi pare di vedere gli estremi per assistere a un cambiamento, quale che sia. Di Marcello avevo elogiato infatti non solo la chiarezza del pensiero, ma anche l'ottimismo e la pazienza. Il dibattito era poi prevedibilmente proseguito con la replica di Diego Corraine (che potete trovare ripresa qui) e con molteplici polemiche in altri siti affini al pensiero nazional-monolinguistico di stampo ottocentesco. Marcello Fois chiude la questione inviandomi oggi per conoscenza la replica che ha scritto in risposta a Diego Corraine. Col suo permesso la rendo pubblica per completezza, ma soprattutto perché (che ve lo dico a fare) la condivido. Di mio aggiungo solo che mi sbalordisce la quantità di tempo che certuni perdono per difendere l'idea esclusiva di una - e una sola - letteratura sarda. Dietro a questo sforzo non riesco a non scorgere il tentativo di costruire il corredino di marcatori identitari che tanto sarebbe utile a contrabbandare l'idea nazionalista di una identità sarda altrettanto statica. Essi vogliono un nazionalismo senza indipendenza, e io sono ben contenta di essere considerata inutile a questo riguardo. E so che la mia tensione verso un progetto di indipendenza senza nazionalismo (che non vuol dire senza lingua sarda) risulta indigesta e dura a comprendersi a chi ragiona solo secondo questi angusti termini. Nonostante la loro passione per le complicanze organizzate, costoro non riescono a risolvere quella che a loro appare come una contraddizione. Resta sempre il buon vecchio cubo di Rubik, che non delude mai. 
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Caro Corraine

snobismo sarebbe stato fare quello che hanno fatto tutti gli altri e cioè ignorarti. Ma la mia natura me lo impedisce proprio perché, nonostante la vanità di cercare di convincerti di qualcosa che non vuoi capire, continuo a credere alla funzione insostituibile del dibattito. Il fatto che tu abbia deciso cosa merita il marchio DOC, e cosa non lo merita, non mette certo una pietra tombale sul discorso. Il fatto che tu ti sia autopromosso Presidente della Crusca Sarda, o in sardo, non significa che mi debba adeguare al tuo “ipse dixit”. Quindi partiamo dal chiarire che di Limba si parlerebbe meglio se ci fossero i presupposti tecnici aldilà di qualunque amatorialismo. In ogni caso io e te, caro Corraine, facciamo due mestieri completamente diversi: tu hai deciso di fare il tecnico e io sono stato dichiarato intellettuale, scrittore, dai lettori. Come a dire che uno rivendica una rappresentatività e l’altro quella rappresentatività se l’è conquistata con gli anni sul campo: Presidente della Crusca Sarda ci si può autoeleggere, ma scrittore si diventa per acclamazione. Due mestieri diversi dunque, che non si escluderebbero a vicenda se non fosse per questa tua ostinazione a dare per certi dati che certi non sono. Qualche tempo fa al Teatro Eliseo di Nuoro un migliaio di studenti delle superiori barbaricine, ha assistito a una versione in Limba di Nozze di Sangue di Federico Garçia Lorca, per la maggior parte di loro la paura principale era di non capire il testo. Alla fine della pièce sollevati sono stati felicissimi di aver capito tutto. Ora è evidente che c’è differenza tra conservazione e diffusione: quella che tu invochi è conservazione; quella che invoco io è diffusione. Per farlo è indispensabile tener conto dei fatti e della storia recente della nostra martoriata Regione. Bisogna cioè considerare che il sardo congelato che tu proponi è una lingua morta sul nascere. Il sardo contemporaneo, che esiste, per quanto tu voglia riportarlo in orbace, può parlare in Limba, la sua; in italiano e, possibilmente anche in inglese. Il sardo contemporaneo concepisce uno spazio che si è decisamente ampliato. Generazioni di sardi hanno conosciuto persino la sardità senza la limba e di questo non si può non tenere conto concludendo che sono semplicemente degli handicappati etnici. Noi, fuori dalla Crusca, di lingue ne frequentiamo almeno tre: il sardo, chi ce l’ha, l’italiano accademico imparato a scuola, e quello che il “giovanissimo” Ciusa Romagna chiamava italiano porcheddino. Come il companatico tra due strati di pane, quel sardo italianizzato, che tu colpevolmente ignori, è la manifestazione di una forza piuttosto che di una debolezza ed è l’ariete attraverso il quale si sfonda il portale dell’integralismo. Ti ho sentito in molti casi decantare le conquiste dei musicisti sardi che coniugano la tradizione e la contemporaneità, ora mi chiedo perché questo stesso sforzo non ti è chiaro per gli scrittori che fanno lo stesso, anzi che l’hanno fatto ben prima dei nostri meravigliosi musicisti. Non voglio pensare che questa differenza d’approccio dipenda dal fatto che sei il Presidente della Crusca Sarda e non un etnomusicologo. Ritornando ai ragazzi in teatro per molti di questi era la prima volta in assoluto che sentivano attivamente il nuorese su un palcoscenico. Che significa questo? Che nonostante anni di lavoro non siete riusciti nemmeno a liberare le nuove generazioni dalla paura della Limba? O che il vostro principale intento era di farvi finanziare per inventare un aborto linguistico di cui diventare sacerdoti monomandatari? I fatti dicono che avete lavorato malissimo e che una pagina qualunque di un autore sardo, o sardignolo, contemporaneo ha fatto per la Limba molto di più di quanto avete fatto voi in anni di uffici ed emolumenti. Se tu con franchezza ammettessi che il compito che vi siete dati è di conservare un apparato altrimenti disperso, nessuno potrebbe avere niente da dire, se non domandarsi perché mai si debbano perdere tante energie per costruire una lingua mummificata, piuttosto che favorire uno studio e una catalogazione seria, professionale, dell’esistente. Anche fare gli esempi per sentito dire, senza sostanza, non è una buona cosa, caro Corraine: fai passare Atxaga, Riera, Cabré, Singer, Yehoshua per sacerdoti di un impeto conservativo che non hanno, tutti costoro le lingue le hanno fatte dialogare e si sono guardati bene dall’ abbracciare sistemi costruiti a tavolino. Se sapessero per cosa li fai passare probabilmente, con giusto snobismo, nemmeno ti risponderebbero, come dovrei fare io,  perché gli accademici sono guardiani, ma gli scrittori sono ladri.

Commenti  

 
#1 elisa 2010-12-01 12:25
è vero. gli scrittori fanno la lingua. lei signor Fois e lei signora Murgia, bravissimi scrittori sardi, fate quella in italiano. per questo siete scrittori di letteratura italiana e non sarda.
fiumi di parole sono stati scritti su questo dibattito, ma perché? io non sono un intellettuale, e non sono un tecnico, sono semplicemnte una vostra lettrice. ho speso 18 euro per comprare e leggere accabadora, l'ho comprato perché era scritto in italiano, fosse stato scritto in lingua sarda non lo avrei comprato. per un semplice motivo: non so leggere in sardo. voi perché non scrivete in sardo?
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#2 Giovanni 2010-12-01 18:48
E intanto la lingua sarda muore.
Corraine scrive in sardo nel suo sito e'mi ha trasmesso la voglia di scrivere e studiare il sardo. Questa volta sono proprio in disaccordo, se scrivete in italiano e'letteratura italiana.
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#3 manuel 2010-12-01 19:21
Citazione elisa:
voi perché non scrivete in sardo?


Elisa, si è risposta da sola nella frase precedente:

Citazione elisa:
l'ho comprato perché era scritto in italiano, fosse stato scritto in lingua sarda non lo avrei comprato


Einaudi pubblica libri per l'italia, non solo per la sardegna...e a quanto pare nemmeno molti sardi saprebbero leggere il sardo.

Comunque a me risulta che sia Fois che Murgia abbiano scritto qualcosa nelle loro rispettive varianti di sardo. Certo troppo poco diranno adesso i taliban...
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#4 manuel 2010-12-01 19:24
Citazione Giovanni:
se scrivete in italiano e'letteratura italiana.


e chissenefrega di dare il passaporto alla letteratura? basta che sia di qualità! e comunque nelle loro narrazioni vi si riconoscono le profonde radici sarde di appartenenza, quindi...
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#5 Mario Pireddu 2010-12-01 20:20
Seguendo certe logiche, la "letteratura irlandese" dovrebbe essere solo quella scritta in gaelico. La "letteratura americana" e la "letteratura argentina", poi, dovrebbero essere definite "letteratura inglese" e "letteratura spagnola", dato che quelle lingue utilizzano. Davvero l'uso della stessa lingua rende identiche le produzioni venezuelane, argentine, boliviane, messicane, spagnole?

Il sardo è una lingua, un sentire e un modo di dare forma al mondo, ma non è con l'integralismo e il fondamentalismo linguistico che lo si può seriamente valorizzare. Anzi, sono convinto che si ottenga l'effetto opposto.

Tantissimi sardi non pensano in sardo, non parlano il sardo (e a volte purtroppo neanche lo capiscono), per cui in un percorso di futuro bilinguismo - e magari di ritorno del sardo come prima lingua dei sardi - l'italiano va visto e considerato per quel che è nei fatti: la lingua 'madre' di moltissimi sardi.

Se scrivo in sardo, come nota Elisa, raggiungo un certo numero di persone (all'incirca la metà dei sardi, probabilmente, più alcuni studiosi tedeschi e spagnoli ^^), se scrivo in italiano raggiungo sicuramente tutti i sardi (più gli italiani). Il che non significa che bisogna abbandonare il sardo, ma che si deve lavorare a piccoli passi. E, senza ipocrisie, bisogna a mio avviso riconoscere che anche con l'italiano si possono dire e pensare concetti interessanti (e interessati)sulle questioni più importanti per la Sardegna. Il sardo "di per sé" e imposto con furia nazionalista non garantisce affatto automaticamente 'libertà' e ricchezza culturale, se è vero che in lingua sarda sono state proclamate nel tempo anche le peggiori rinunce e svendite di sovranità culturale, territoriale, ambientale ("pro s'onore de s'Italia e de Saldigna", si canta con gli occhi lucidi mentre più del sessanta per cento delle servitù militari italiane sono in terra sarda e questa terra deturpano e inquinano).

Un percorso difficile e complesso come quello del ripristino della limba sarda in quanto lingua pubblica e istituzionale richiede per forza di cose un processo duraturo e graduale, che procede a piccoli passi piuttosto che a fratture rivoluzionarie o integraliste.
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#6 Omar Onnis 2010-12-01 20:29
Una delle contro-argomentazioni che mi vengono in mente, in questa diatriba, è la seguente.

Considerando la ricorrenza dei 150 anni di unificazione italiana e le basi storiche e culturali a cui ci si richiama per celebrarla, risulta di tutta evidenza che la Sardegna non c'è.

Non c'è nella tradizione linguistico-letteraria italiana (quella di Dante, Petrarca, la Crusca).
Non c'è nella comunanza di cultura (e sappiamo perché; anzi, a livello popolare una comunanza di cultura in Italia storicamente si è realizzata solo con l'avvento dei mass media, della TV in particolare).
Non c'è nella partecipazione al fenomeno artistico/culturale del Rinascimento (in Sardegna allora si dipingeva e si scolpiva meravigliosamente, ma secondo canoni e sensibilità piuttosto diversi).
Non c'è nel Risorgimento (a meno di non sposare la tesi di chi ritiene che la Sardegna sia la madre dell'Italia per via della continuità dinastica tra Regno di Sardegna e Regno d'Italia).
C'è nella Grande Guerra, ma come momento di riscoperta della propria diversità.
Non c'è invece di nuovo nella Resistenza (a parte i singoli che vi parteciparono, ma non in Sardegna).

Insomma, in tutto ciò che viene presentato come fondamento della appartenenza all'Italia i sardi e la propria storia non ci sono.

Ora, ritenere che gli scrittori sardi, quando parlano della Sardegna, vi ambientano le proprie narrazioni, ne fanno addirittura una sorta di personaggio, a volte, e comunque ne fanno la fonte del proprio sguardo sul mondo, ritenere che, quando fanno tutto ciò, solo perché usano prevalentemente l'italiano, non siano scrittori sardi, a me sembra completamente assurdo.

Quale grado di identificazione italiana si trova nei romanzi in italiano degli autori sardi? Io direi un grado veramente insignificante. Anzi, per lo più assente. Significherà qualcosa questo, o dobbiamo fermarci, nella comprensione di un testo complesso come quello romanzesco, a un solo elemento, sia pure importante?

E l'argomento che molti sardi non siano in grado di leggere un romanzo in sardo non deve suscitare riflessioni ulteriori, che vadano oltre la mera classificazione linguistica di un'opera letteraria?
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#7 Michela Murgia 2010-12-01 21:10
Mario e Omar, non è inutile insistere a ripetere che la visione di una lingua = una nazione sia superata, specialmente quando in giro si continunoa a leggere citazioni di Remundu Piras che invita i sardi a non usare "la lingua del padrone" per non "essere schiavi". L'idea che esista una lingua dello schiavo e una del padrone è molto utile a chi vuol far dimenticare che lo schiavo è tale qualunque lingua parli, e il padrone pure.
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#8 JuliaSanna 2010-12-01 22:17
io li ho letti tutti questi qui, da corraine a bolognesi, da pintore a carboni, e ho visto sempre la stessa cosa: una intenzione denigrativa verso chi non ha la lingua sarda (handicappati, schiavi del padrone, sardignoli, tante carinerie simili), con una rivendicazione stantia che ti fa passare la voglia di leggerli anche se il sardo lo sai. forse soprattutto se il sardo lo sai, e vuoi usarlo per parlare e scrivere, e non per dire che sei migliore di un altro. con gente simile non si va da nessuna parte: fa bene fois a rispondergli, ma fai meglio tu a non rispondergli proprio, tanto con questi dove fai sbagli sempre.
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#9 babaiola 2010-12-02 10:06
per "fois e i suoi fratelli", leggete e cercate di capire
saluti

bolognesu.wordpress.com/2010/12/01/sardignoli-alla-riscossa/

[NOTA DELL'AMMINISTRATORE: se proprio dovete mostrare ad altri i deliri e gli insulti di altri blog almeno linkateli all'originale anziché copiare e incollare in questo spazio che vorrebbe restare il più pulito possibile, grazie]
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#10 antoni buluggiu 2010-12-02 10:55
Scusate se entro, sommessamente, nella discussione ma alcune cose vorrei dirle:
In Sardegna abbiamo due lingue. Entrambe derivano dal latino: una l’hanno costruita i sardi nel corso della loro evoluzione storica, l’altra è stata importata qualche secolo fa con il passaggio dell’isola ai Savoia.
Il bilinguismo imperfetto è stata una costante della Sardegna almeno fin dall’arrivo dei Romani. La lingua del potere (latino, catalano, castigliano, italiano) e la lingua del popolo (sempre e solo sardo nella sua evoluzione storica).
In tutti questi periodi storici si è sempre sviluppata in Sardegna una letteratura: una letteratura latina, catalana, castigliana, italiana, non sarda perché, perlopiù, il sardo era una lingua analfabeta, cioè, in genere, chi la parlava, non sapeva né leggere né scrivere.
I sardi che hanno scritto in tutte queste lingue non sono sardi? Niente affato, sono sardi a tutti gli affetti, ci mancherebbe altro, ed hanno scritto cose a volte egregie, a volte un po’ meno, di cose sarde e non sarde come tutti gli scrittori del mondo.
La letteratura però non è una questione di appartenenza, la letteratura è una raccolta di cose scritte. E la scrittura è un codice secondario che deriva da una lingua. Ecco perché ogni lingua ha una sua letteratura e, viceversa ogni letteratura ha una sua lingua. Nessuno può negare che Fois e Murgia siano scrittori sardi di buona levatura e di meritata fama ma non deve fare meraviglia se vengono classificati come appartenenti alla letteratura italiana. Maria Giacobbe è stata eletta presidente della associazione degli scrittori danesi per quello che ha scritto in danese e fa parte della letteratura italiana per quello che ha scritto in italiano. Ed a me fa solo piacere.
Ognuno può scrivere usando la lingua che vuole e tutte le lingue sono valide. Il sardo è una lingua che sta avviandosi faticosamente verso la sua normazione: è questo un percorso che tutte le lingue del mondo hanno fatto, che c’è di strano? Perché si accusa chi ci lavora di passatismo e di chissà quali nefandezze linguistiche? Non sarà che la Lingua batte dove il dente duole?
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#11 Omar Onnis 2010-12-02 10:58
La definizione "sardignoli" è inaccettabile e irricevibile in una discussione seria, non sterilmente polemica. Anche perché l'epiteto potrebbe essere serenamente ribaltato e rivolto a chi lo usa. Ma a che pro? Per finirla come i bambini della scuola materna?

Detto ciò, mettiamo che le argomentazioni proposte da Babaiola (ah, l'anonimato, che comodità!) siano tutte fondate. Vorrei sapere da lei/lui se nella sua categorizzazione (semplicistica a mio modo di vedere) un Sergio Atzeni, o un Giulio Angioni, o un Alessandro De Roma, o una Milena Agus o gli Elias Mandreu sarebbero classificati nel "genere" letteratura sarda di matrice deleddiana.

No, perché a me questa faccenda non torna.
La letteratura sarda contemporanea è un fenomeno un po' più articolato e complesso di come spesso la si dipinge.

Perché è a tutti gli effetti una letteratura nazionale, che contempla in sé sensibilità, prospettive, stili e linguaggi diversi, eterogenei, che solo la comune appartenenza sarda può far considerare come elementi di un unico insieme.

Questa comune appartenenza - che alcuni critici italiani chiamano "regionalismo forte" (una stronzata galattica, come è facile intuire) - è più profonda e significativa (secondo me) di qualsiasi categorizzazione sulla base dello stile, dei singoli temi, dei topoi più o meno condivisi e della stessa lingua usata (che a volte è il sardo, sia dentro le opere scritte prevalentemente in italiano, sia ovviamente in quelle totalmente scritte in sardo: Pira, Lobina, Pintore, Falconi, Alcioni ecc.).

In ogni caso, credo che sia del tutto illeggittimo e particolarmente violento intervenire in termini ultimativi sui processi di identificazione di chiunque. Gli scrittori sardi possono tutti essere criticati sul merito delle loro opere, che possono raccogliere applausi, contestazioni, obiezioni o premi. Ma nessuno può arrogarsi il diritto di escludere un'altra persona da una appartenenza che quella stessa persona sente come sua. È un'azione da regime totalitario. Spero che sia evidente a tutti.
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#12 Marcello Fois 2010-12-02 11:01
Caro BOLOGNESI, chi legge la tua "discorsiva" risposta non ha dubbi sul tremendo delirio che ti attanaglia: ti ripeto che, ad applicare le tue categorie talebane, tu per primo dovresti cercarti un'identità confacente al tuo cognome che non è certo sardo. Capisco che l'onomastica e la toponomastica siano per te meno importanti della linguistica, ma non per me: resti un protocontinentale vestito con la mastruca e quindi un parasardo. E in quanto tale ti comporti: detto da te Sardignolo, per noi Sardi è solo un complimento.
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#13 giovanni 2010-12-02 11:40
qualcuno dei nostri "intellettuali" eletti dai lettori e per questo non criticabili( sto ragionamento mi ricorda qualcuno.....mhhh chi sarà?)invece di insultare o insinuare (cfr articolo di risposta a corraine dell'intellettuale n.1 FOIS) o di divagare (cfr intellettuale n. 2 Murgia) può rispondere sul merito della questione ( tempo permettendo per l'intellettuale n.2 )? quale criterio per definire l'appartenenza di un testo a una letteratura...? FOis rispondi al post di Buliggiu..?? però rispondi, non è che fai un altro articolo in cui parti con le tue farneticazioni ma non rispondi nè entri nel merito della questione (peraltro sarai un gran intellettuale ma sinceramente quando scrivi nn ti capisco, ma premetto non scrivo libri ne son mai stato nominato intellettuale). sostieni che ti piace tanto la discussione, ma discutere non vuole dire parlarsi addosso, ma cercare di capire e nel caso provare a confutare le argomentazioni altrui. grazie

[NOTA DELL'AMMINISTRATORE: giovanni decidi se ti chiami giovanni o babaiola, già la discussione è impervia ci mancano solo quelli che fanno flame fingendosi altri, grazie...]
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#14 Mario Pireddu 2010-12-02 11:42
Chi è che stabilisce cosa è 'sardo' e cosa è 'sardignolo'? E' 'sardignolo' quel che non ci piace? Restando sulla Deledda: pur condividendo molte delle critiche alla scrittrice, mi pare che ci si debba chiedere realisticamente se in Sardegna esistano o meno persone come lei.

Ad esempio, i sardi che dicono (credendoci) cose come "siamo i più ospitali del mondo", "nel nuorese sì che sono duri", "se un sardo ti è amico lo è per la vita" etc., sono tantissimi. E vivono in Sardegna. Dobbiamo allora non considerarli 'sardi' ma 'sardignoli'? Chi può ergersi a giudice sostenendo di sapere - al contrario della Deledda e di altri - "quel che i Sardi stessi pensano"?

Dunque se io racconto di sardi carichi di stereotipi su loro stessi (che esistono e sono tanti) divento automaticamente 'sardignolo'? Per essere 'sardo' devo raccontare solo sardi "puri", privi di stereotipi e pregiudizi? E chi può approvare questa 'purezza'? Babaiola?

A me sembrano posizioni francamente talebane. Si pretende appunto di riconoscere una 'purezza' (stabilita in realtà a piori da chi si autoproclama riconoscitore della Vera Sardità) che non esiste. Lo sguardo "dall'esterno" è (che ci piaccia o meno) parte integrante di quel che è la cultura sarda oggi. Così come è sardo il fatto di parlare l'italiano. Ricordo a chi lo avesse dimenticato che anche il sardo è 'lingua del dominatore', dato il mix di latino, spagnolo, etc. (urgh, qualcuno dovrebbe ricordare ai Francesi che anche la loro lingua viene da un dominatore esterno...). Visto che 'gana', 'feo', 'grifo', etc. sono parole "sarde" ma in realtà spagnole, usandole stiamo usando la lingua del colonizzatore?

Per essere 'sardi puri' dobbiamo espellere ogni impurità "altrui"? Dovremmo parlare allora il nuragico? Anche qui sorgerebbe un problema: e se anche i nuragici non fossero 'puramente' autoctoni? Bé, allora...ci metteremo alla ricerca di altre purezze identitarie!

Infine, e più seriamente, un'altra domanda: quella di Sergio Atzeni è letteratura 'italiana', 'sarda' o 'sardignola'? Lo chiedo perché a mio parere ben pochi testi sono più 'sardi' di "Passavamo sulla terra leggeri". Ma con la logica limbo-fondamentalista dovremmo dire che quella di Atzeni non è letteratura sarda.

Allo stesso modo, chiedo nuovamente, la 'letteratura irlandese' dovrebbe essere solo quella scritta in gaeilge?

Sinceramente mi pare un discorso alquanto violento e figlio di idealizzazioni che, se anche non fossero ottocentesche come dice Michela, sono comunque etnocentriche e fondate sull'esclusione e sulla chiusura piuttosto che sull'inclusione e sull'apertura. Apriremo i tribunali per l'assegnazione di patenti di 'Vera Sardità' come si fa con il cibo e le bevande?
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#15 Bomboi Adriano 2010-12-02 13:22
E' triste vedere che una discussione che poteva avere spunti interessanti si è trasformata in una contesa tra fronti opposti in cui il veleno si sostituisce ai contenuti. Ma questo nei blog è una costante.

Per non perdere di vista i concetti, potremmo dire benissimo che una letteratura oggi viene ancora e soprattutto classificata in base alla lingua in cui è originariamente prodotta. Ergo Fois e la Murgia fanno letteratura italiana, tanto quanto (ad esempio) non esiste una letteratura austriaca propriamente detta ma una letteratura tedesca (poiché in lingua tedesca).
Ma con la fine del colonialismo nel mondo si sono affermate anche nuove categorie, per esempio, la letteratura inglese degli scrittori USA viene classificata anche come letteratura americana (o statunitense).

Però a me non preoccupa né un Bolognesi (che legittimamente sostiene le sue tesi), né una Murgia che ricorda che esistono anche nazioni che vanno oltre una sola lingua, mi preoccupa il clima di scontro e di attacco ma anche le interpretazioni di Fois e Murgia nel metodo di rispondere: perché sono personaggi noti e nell'argomentare le loro idee rischiano proprio di fare il gioco del colonialismo culturale, quindi quello di dare addosso all'unico idioma che oggi contraddistingue il territorio Sardo (come specificità anche legalmente riconosciuta).

Chi ci rimette insomma in questo dibattito è solo la Lingua Sarda, che viene continuamente esotizzata e privata di dignità, questo è evidente nel momento in cui la Murgia accusa di nazionalismo ottocentesco la controparte quando, in realtà, gli intellettuali di letteratura in lingua Sarda che oggi stanno difendendo l'idioma hanno sempre lavorato per il bilinguismo e non per un monolinguismo da nazionalismo autoritario.
Purtroppo il non avere un serio liberal-nazionalismo in Sardegna (che rispetti tutte le posizioni e si batta per il bilinguismo, anche da parte di chi scrive in italiano) porta ad accusare di talebanismo gli altri.

In questi termini il dibattito diventa sterile e di poca utilità.
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#16 manuel 2010-12-02 17:08
giovanni un conto è criticare e un conto è insultare.
se avessi letto tutto quanto è stato discusso sinora su quest'argomento capiresti che le risposte sono già state date, adesso si è passati agli insulti e ad insulto qualcuno non risponde, qualcuno più stanco risponde per le rime

@buliggiu: ma chi accusa di cosa?

www.coronadelogu.com/2009/07/13/cambio-di-rotta-sulla-lsc/

il problema non è chi ci lavora, ma il come e per ottenere cosa..ah, senza insulti però
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#17 manuel 2010-12-02 17:28
Citazione Bomboi Adriano:
E' triste vedere che una discussione che poteva avere spunti interessanti si è trasformata in una contesa tra fronti opposti in cui il veleno si sostituisce ai contenuti. Ma questo nei blog è una costante.


Forse in quelli che frequenti tu.
In questo sito non è mai stato una costante finché non si è iniziato a parlare di indipendentismo e lingua sarda. E guardacaso la violenza verbale è iniziata nel 99% dei casi da chi sostiene certe posizioni.
Chissà....

Citazione Bomboi Adriano:
mi preoccupa il clima di scontro e di attacco ma anche le interpretazioni di Fois e Murgia nel metodo di rispondere: perché sono personaggi noti e nell'argomentare le loro idee rischiano proprio di fare il gioco del colonialismo culturale, quindi quello di dare addosso all'unico idioma che oggi contraddistingue il territorio Sardo


:) allora tranquillizati Adriano! non danno mai addosso al sardo (altrimenti non lo avrebbero nemmeno mai usato nelle loro opere) anzi, però magari danno addosso a quelli che di lavoro spalano merda (scusate il francesismo) su di loro quotidianamente. Però hai ragione, anche a me preoccupa questo clima che non sostiene il dialogo

Citazione Bomboi Adriano:
Chi ci rimette insomma in questo dibattito è solo la Lingua Sarda, che viene continuamente esotizzata e privata di dignità, questo è evidente nel momento in cui la Murgia accusa di nazionalismo ottocentesco la controparte


questa è una marmellata senza filo logico: il verbo "accusare" serve a te per mettere la Murgia da una parte, in realtà lei ha espresso la sua opinione che è quella che il sistema di classificazione usato dalla "controparte" (come la chiami tu) è di quello stampo. ok e in questo perché dovrebbe rimetterci la lingua sarda? non ha senso. e nel mezzo hai scritto tu una accusa: che "viene esotizzata" riferendoti evidentemente alla visione che Bolognesi&Friends (o la controparte se preferisci) hanno delle opere di Murgia e Fois, discutibilissima (e io lì mi trovo d'accordo con Mario Pireddu)

P.S.: ho letto l'articolo linkato da Babaiola e lo trovo delirante e così pieno di forzature criticabili che mi ci vorrebbero troppo tempo e spazio (e voglia) x farlo qui ora, però in sostanza posso dire che tutta l'analisi che fa della Deledda è sbagliata
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#18 Julia 2010-12-02 20:25
a me non sembra che Michela dia addosso a nessuno di questi, mentre invece loro riempiono blog e fb di parole invelenite, come se tutto questo fosse un attacco personale fatto a loro!! Ma cosa pretendono??? Che gli scrittori sardi facciano quello che loro non sono riusciti a fare nemmeno con i finanziamenti pubblici?? Ha ragione Fois: non una lira di quei soldi ha insegnato ad un sardo a parlare in sardo, mentre io per leggere quella bellissima pagina in nuorese di Memoria del vuoto mi sono messa a studiarlo perché non potevo sopportare di non capire cosa c'era scritto!! Ecco cosa vuol dire che loro, gli scrittori, hanno fatto di più per il sardo di quello che hanno fatto questi qua, e lo hanno fatto senza mettersi a pretendere niente da nessuno, solo grazie all'amicizia con i lettori. A me di quello che pensa bolognesi non me ne sbatte niente, mi interessa solo quello che costruisce davvero, senza passare il tempo a catalogare chi è sardo, chi è sardignolo e chi è boh. Il giorno che capiranno che i nostri scrittori sono una risorsa proprio per il sardo, oltre che per i sardi, saremmo tutti vecchi!
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#19 emanuele scalas 2010-12-02 22:57
Carissimi a mimi su sardu no mi ddu at imparau nemo, non me l'ha insegnato nessuno. ma non accetto che mi si dia dell'asino sardignolo. e con tale acida supponenza.
Pero dd'apo istudiau, l'ho però studiato e l'ho imparato. perchè, carissimi ARIANI, perfino un asino, molente, se studia meda, imparat. Su sardu est una lingua come tutte le altre e non scaturisce per grazia divina dal filamento del DNA deputato a sa trasmissione de sa puresa.
Chiedo scusa per la premessa catartica ma non resistevo più.
Ringrazio M.Murgia di aver ulteriormente chiarito con la consueta limpidezza alcuni importantissimi concetti che personalmente sottoscrivo. e che in un dibattito privo di insulti vari avrebbe dovuto portare a chiarire "alle parti" dove sta il nodo: il sardo è una lingua bellissima ma minoritaria; ed è una lingua ancora viva. Per tenerla viva bisogna usarla. Ritengo che usarla come fanno i Murgia e i Fois sia molto efficace. i puristi mummificativi (...per omaggio alla splendida lingua araba chiedo a tutti di non chiamarli più talibani perchè talibani significa "studenti", sarebbe come chiamare i mafiosi "siciliani" o dire che gli abitanti della sardegna si chiamano pintaderas...) dicevo, costoro non si rendono conto che nella loro furia classificatrice stanno imbalsamando un corpo che ancora si muove? dà forse loro fastidio che si muova ancora?
le modalità di utilizzo del sardo negli scritti Foisiani e Murgiani sono quelle a parere mio più efficaci a causa del seguente fatto:
il sardo non lo sa leggere quasi nessuno, neanche chi lo parla (ARIANI a parte). pertanto i libri scritti in tale idioma sono poco venduti. uno scrittore che vende poco non ha nessun peso, nessuna capacità di diffusione, non ha nome e non raggiunge il RISULTATO. spesso è come se non ci fosse. ma noi non abbiamo bisogno di altri invisibili. Ecco il nodo, il solito gattu pappacoa. se uno non scrive sardo, non ci sono testi scritti e nessuno legge il sardo ma siccome nessuno legge il sardo allora non scriviamo sardo. Come può scioglierlo questo scorsoio uno scrittore OGGI? non scrivendo opuscoli inutili, non disprezzando chi compra un libro in lingue non sarde. ma per esempio inserendo una pagina in sardo aintru de un libro da 300.000 copie scritto in una lingua non sarda. sono infatti 300.000 pagine lette in sardo. più della somma di tutte le pagine di tutti i libretti di autori immolati alla purezza dell'invisibilità. Questo è fare breccia. Su caddu de Troia, caincuna cosa os narat? fattivamente, coraggiosamente. sciogliere il nodo. o se volete, spaccare le catene che ci vogliamo continuare a trascinare addosso.
No balit a abarrai in su cuadorgiu a si murrungiai s'anima, non vale restare nelle retrovie. chi vuole che il sardo viva DEVE usare tutti i mezzi. e quando questi si rivelano oggettivamente efficaci, tutti gli altri guerrieri devono appaludire. e de coro puru.
oppure il nemico omogeneizzante riderà di noi e quando verrà a prenderci per azzerarci per sempre come popolo e come sardoparlanti, noi potremmo solo guardarci tra noi e mormorare, ma piano perchè se no ci sente, : "e ite at nau?"

A richiesta posso scrivere questo intervento in altre lingue. sardo compreso, al fine di non essere accusato dal tribunale ARIANO di servilismo linguistico.
sigheusu a chistionai!!!
Manuelli
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#20 Bomboi Adriano 2010-12-03 12:25
I commenti che si susseguono poi confermano il clima di scontro tra tifoserie. Penso di aver parlato a sufficienza, buona giornata.
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#21 Michela Murgia 2010-12-03 12:25
E' sempre bello leggerti, Emanuele!

Sollevando il piano della discussione da quello in cui lo vorrebbero portare Bolognesi e soci, c'è una cosa complessa che ha scritto Marcello Fois a cui mi pare che la discussione non dia peso: il fatto che tra scrivere in italiano standard e scrivere esclusivamente in sardo ci siano una serie di sfumature anche molto variabili, che impediscono di stabilire con certezza appartenenze e patenti. Dietro i romanzi sardi scritti in italiano (tutti, non me ne viene in mente uno che faccia eccezione) c'è una ricerca stilistica che passa per il melting pot linguistico, dove per melting pot non si intende solo l'uso di parole in sardo, ma anche l'uso di costruzioni sintattiche e strutture di pensiero proprie del modo sardo di "dire" il mondo, anche se non rese propriamente in sardo. Il risultato di questa ricerca non è il pasticcio casuale dell'italiano/sardo regionalpopolare che parla Fisietto Sa Bestia, ma una lingua deliberata, densa di interconnessioni ed echi, di passaggi di senso impossibili con un solo registro linguistico, di intrecci lessicali che la arricchiscono, ma allo stesso tempo rendono difficile collocarla: non è proprio italiano e non è nemmeno il sardo assoluto e senza contagi che in un preciso ambiente purista si pretenderebbe che fosse. E' una lingua dove italiano e sardo si stanno fecondando a vicenda, dando vita a nuove possibilità espressive non solo per gli scrittori che la stanno di fatto forgiando - ciascuno con la sua propria voce - ma anche ai lettori che la leggono e comprendono che in quella lingua c'è qualcosa di più di quello che appare. In attesa di uno studio serio e non ideologico di questo fenomeno del tutto ignorato dai linguisti sardi, ci prendiamo le etichette infamanti che ci buttano addosso gli intelletti angusti. Io anche con una certa noncuranza, devo dire ;)
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#22 Senzatestamapopagu 2010-12-03 23:07
oggi ho appena finito di leggere Po cantu Biddanoa di Benvenuto Lobina. E' scritto in sardo (ma c'è anche la traduzione a fronte, pure se a me non serviva, perché il sardo era al 99% come il mio) e intza' si fua nendu: è bellissimo! M'est praxiu meda meda finas e Sos Sinnos de Mialinu Pira, chi est iscritu in bitesu istrintu! PEr non parlare di Remundu: un grande, na montagna, per dirne una: un prof di filosofia che ne sa due righe m'ha detto che lo tiene sul comodino insieme a Voltaire. Questo per dire cosa: come sardo, voglio leggre tutto quel che posso nella mia bella lingua, e non solo, vorrei che si traducessero in sardo migliaia di opere, in tante varianti di sardo, così mi posso gustare le varie sfaccettature. Ma leggo tantissimi libri in italiano, qualcosina in spagnolo e in francese. Purtroppo poco di inglese, ma cercherò di migliorarmi. Insomma, ognunoi scriva pure come gli pare, però io dico: siamo un bel popolo, originale e curioso. Non mi dispiace Michela Murgia e neppure Fois (anche se a volte mi sembrano intellettualoidi, e mi fanno ridere, a pensare a certi grandi letterati, magari pure perseguitati per il loro scrivere, e magari umili, e certamente immensamente più grandi di Murgia e Fois). Così come a volte sono assurdi certi talebani del sardo che stanno lì a pinniccare su questioni assurde ugualmente, così che la loro pancia cavoli quanto si vede che è piena. Dico, sarebbe bello vedere più scritti di Murgia e di Fois in sardo, magari scritti dove loro ci mettono meda gana po ddus fai beni, e poi un momento di unità della nostra gente in qualcosa. Invece centu concas e cento berretti, e anche molte, moltissime, un'infinità tremenda di mutande bulladas.
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#23 JuliaSanna 2010-12-03 23:39
Non avevo pensato a quello che fai notare, Michela... adesso mi vado a rileggere un po' di roba. Sei sicura che non se ne sia occupato nessuno?
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#24 Michela Murgia 2010-12-04 00:32
Cara Julia, di sicuro ci saranno a bizzeffe studi sull'italiano regionale sardo, ma non è a quello che mi riferisco.

Sto parlando di un percorso linguistico letterario molto preciso e deliberato, che non riguarda consapevolmente le massaie al mercato, ma piuttosto gli scrittori e i poeti che per professione praticano con laicità i transiti di confine (Marcello Fois li chiama ladri, io clandestini, il concetto della violazione non cambia).

A trent'anni, quando ancora non scrivevo per pubblicare, ricordo l'impatto che ebbe su di me una raccolta di racconti di Giulio Angioni intitolata Millantanni. La lessi e la rilessi decine di volte, perché la lingua che usava quello scrittore era per me totalmente NUOVA, nonostante non fossi un lettore debole.

Il motivo è che in un testo come quello, al di là del valore letterario delle storie, c'è un percorso linguistico evidentissimo a ogni lettore con un minimo di strumenti in mano. Solo che questa evidenza ha effetti diversi.

Immagino che nel lettore che possiede solo l'italiano ci sia sì la comprensione, ma con una netta prevalenza del senso dell'alterità, ovvero la consapevolezza di star entrando linguisticamente in casa d'altri (che è cosa diversa dal vituperato esotismo). Non ci sono santi: chi non parla sardo, in quella lingua lì ci si sente ospite, per quanto ben accetto. Vale per Angioni, ma potrei sostituire il suo nome con uno a caso a variare tra Atzeni e Agus, partendo dai morti per finire con quelli che stanno esordendo oggi.

Nel lettore sardoparlante, che nello specifico ero io, il testo accende al contrario un senso di familiarità linguistica che dovrebbe però essere ingiustificato, perché dopottutto non è scritto in sardo, anzi in apparenza si serve del più perfetto tra i registri dell'italiano, quello colto e letterario.

Allora cosa succede tra quelle righe? Che cosa ha fatto lo scrittore per generare quella roba lì, così efficace da farsi narrativa due volte, con la forza della storia e anche con quella della lingua?

Succede una cosa complessa e misteriosa che i linguisti possono solo studiare.
Durante, i più accorti.
Dopo, tutti gli altri.
Certuni anche mai.
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#25 emanuele scalas 2010-12-04 01:26
Scusate, una precisazione. Nel mio intervento precedente non intendevo in nessun modo deprezzare o svilire gli autori monolinguisti sardi, che in buona parte apprezzo non solo per la scelta di scrivere nella loro lingua madre ma soprattutto per il contenuto delle loro opere. Per me anche loro sono guerrieri. il mio intervento era teso a GRIDARE a tutti i dibattenti che abbiamo tutti lo stesso obiettivo: tenere il sardo in vita e, per i più progressisti, svilupparlo. e che quindi dovremmo sostenerci a vicenda, accettare le critiche degli altri guerrieri per migliorarci nel combattimento; e quando serve, esaltare le vittorie personali dei nostri soldati invece di buttarci fango addosso tra noi.
non pensate che il sardo, e con lui la nostra stessa esistenza, di valanghe di fango ne abbia già subite abbastanza?

e ora una storiella: è tornato uno zio dall'australia. mancava da 55 anni. parla un sardo campidanese anni '50 perfetto senza quelle che qualcuno chiamerebbe impurezze moderne. si, ma quasi incomprensibile. ma non da me. dalla mia vicina di 84 anni, sua coetanea. a qualche parola sorride, hi custu fueddu!! dae candu chenze 'e ddu intendi-
Morale de su contu: il sardo della mia vicina è sardo. la mia vicina infatti è madrelingua sarda e parla SOLO sardo, parla l'italiano come io parlo il russo e lo capisce abbastanza poco. il suo sardo è ricco, perfetto. neanche un italianismo. eppure si è discostato tanto da quello del suo compaesano...
LA LINGUA SI EVOLVE addirittura dentro la stessa persona, relativamente isolata da influssi esterni.
e noi, che siamo bombardati quotidianamente da parole e costrutti alieni con una potenza e una efficacia mai sperimentata nella storia della nostra costante resistenziale, possiamo pretendere di mantenere intatto un linguaggio minoritario???
No. è chiaro che dobbiamo servirci, oltre che di accademici puristi, anche di armi non convenzionali. incursioni, misture, prestiti da altre lingue, debiti verso altre lingue, agguati. nello scontro frontale purista infatti, soccomberemmo.
D'altra parte il sardo odierno esiste perchè nessuno si è mai sognato di mantenerlo identico a se stesso nei secoli. chissà quanto hanno bastonato i primi sardi che nel 1400 hanno cominciato a dire "cumpresu m'as"? usando la forma precedente latina col verbo alla fine ma infilandoci, eresia!!, la parola SPAGNOLA comprender e abbandonando la parola fino-ad-allora-sarda (? forse dicevano "capiu mihi as", dal verbo latino căpĭo, căpis, cepi, captum, căpĕre = capire, comprendere, intendere) o al posto di chissa quale altra forma ancora più antica.
Magari io oggi scrivo "capitu m'asi". perchè sono sardignolo. tutti si mettono a ridere. poi la risata passa e magari tra duecento anni in sardo si dice "capitu m'asi" e nessuno più si ricorda la forma precedente, spagnola, e neanche il nome di quell'emanuele molente che l'ha usata per primo (perchè c'è sempre un primo, necessariamente, per ogni parola... non c'avevate mai pensato eh?).
E' precisamente questo, quello che intendo quando dico che le forme foisiane e murgiane sono efficaci:
La storia delle lingue dimostra che tra chi spiega COME SI DEVE DIRE (a volte anche con eccessivo e pesante zelo) e chi invece nel frattempo direttamente DICE (anche e soprattutto sbagliando), vince sempre chi DICE.
salude
Emanuele

(@ M.: su miu est su prexiu 'e ti ligi)
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#26 Michela Murgia 2010-12-04 03:03
Emanuele, ma ti pare che io possa avere tempo o voglia per fare la guerra alle purezze sterili? Nessuno di noi si è mai occupato di questi signori, e io personalmente prima che si mettessero a interessarsi di me con toni da bettola ne ignoravo persino l'esistenza.

Tutto questo discorso (a cui contribuisco solo dal punto di vista che mi compete, non certo per insegnare ai linguisti a fare il loro mestiere) è partito dal fatto che c'è invece chi vorrebbe dire agli altri come e con cosa si dovrebbe scrivere per meritarsi patenti di sardità e benedizioni accademiche. E se nella nicchia noi non ci si sta? Non pare siano previste opzioni: o siamo funzionali o siamo deleggittimati. Mi dispiace per costoro, ma in questo Fois ha detto ancora una volta la verità: la legittimazione di uno scrittore viene dai suoi lettori - e chi siat cussu su dolore chi tenint? - non dai finanzieri della lingua che dell'autoreferenzialità hanno fatto mestiere in rete e fuori.

Se il tentativo fosse quello di deleggittimarci sul piano linguistico sarebbe già sufficientemente risibile, perché è evidente che noi si gioca non solo in gironi diversi, ma proprio ad un altro sport. E' uno stormire di foglie secche di cui mi disinteresserei, come ho sempre fatto.

Ma non è una discussione sulla lingua questa. E' una discussione sull'idea politica di una identità rozza tagliata a colpi di feticcio. Chi sostiene che l'italiano è la lingua dei padroni, sta dicendo che chi la usa come registro prevalente è un servo. Chi sostiene che i non sardoparlanti siano dei mutilati (che è cosa diversa dall'essere dei deprivati) sta introducendo nel discorso politico l'idea che ci siano sardi handicappati rispetto a una presunta integrità. Chi sostiene che la letteratura di un popolo si decide a tavolino sta negando legittimità al percorso di chi in quella narrazione ha scelto di riconoscersi non solo come lettore, ma anche (e soprattutto) come sardo.
Il discorso è presto fatto: nessuno di noi è funzionale a questi signori, perché tutti scriviamo nella lingua che ci pare quando ci pare, mischiando, tagliando, separando o cucendo. Se vogliamo, scriviamo nello stesso libro con due lingue distinte. Se vogliamo, scriviamo un racconto con una lingua intermedia (e spostiamo il baricentro di volta in volta dove ci pare). Se vogliamo, ci serviamo di un registro unico. Nessuno ha il diritto di sindacare la nostra libertà, tantomeno di assegnarci una comica sardità a punti in base a una qualunque di queste scelte, magari calandola dall'alto di non si comprende ancora bene quale autorità.

Se si ragiona di percorsi, allora si ragioni. Ma dove si è preteso di ragionare a colpi di sardignolo, le porte chiuse spettano loro come minimo sindale in base al Contratto Nazionale dei Cafoni Spocchiosi.
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#27 JuliaSanna 2010-12-04 13:48
Michela, hai ragione. Però ci sono cose che non capisco ancora. Questi nei loro spazi non fanno altro che ripetere che una letteratura sarda in sardo esiste ed è florida; ma allora perché si occupano praticamente solo di voi? Nel solo blog di Bolognesi ci saranno dieci post negli ultimi due mesi dedicati a te o a Fois! Se impiegassero nell'autopromozione la metà del tempo che usano a questionare con voi, non sarebbe molto meglio, invece che sbraitare per continuare a pretendere che voi usiate il sardo per scrivere?
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#28 Farris 2010-12-04 14:04
Citazione:
Se impiegassero nell'autopromozione la metà del tempo che usano a questionare con voi, non sarebbe molto meglio?


Juliedda, già ti sbagli poco! Questionare di Murgia e Fois e fare autopromozione per loro è la stessa cosa. Ogni volta che scrivono i nomi dell'una o dell'altro i loro blog fanno il picco dei contatti, ascolta a zio! Quanto al questionare con Murgia e Fois, quello doveva essere sin da subito il sogno segreto di Bertolo Bolognesi, infatti appena Fois gli ha risposto direttamente gli è venuto un tale orgasmo che ha dovuto scriverci un post specifico! Sul fatto che non si curino di nominare nessuno dei libri scritti in sardo - a parte Pintore, lui si nomina in continuazione! - che dovrebbero in realtà proteggere dall'avanzata della minacciosa armata italofona ti fa capire quanto sia una scusa la questione della lingua. Mi spingo anche oltre, và: se tutti gli scrittori sardi scrivessero in sardo, Bolognesi farebbe polemica per dire che il sardo che usano non è quello giusto. Quando hai intrappreso la carriera dell'antagonista, è dura cambiare canale.
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#29 Marcello Fois 2010-12-04 14:27
Cara Julia, loro sbraitano perché agognano che noi scriviamo il sardo abortivo per inventare il quale si fanno finanziare dai contribuenti sardi, quindi anche da te . E se la prendono con quegli scrittori che, proprio perché non hanno rinunciato al sardo, rischiano di costringerli a dichiarare il loro totale fallimento sul piano della diffusione della Limba. Non è un dibattito linguistico il nostro:è una diatriba tra chi rischia in proprio, ci mette la faccia e la penna e chi, strenuamente, nascosto in commissioni o pseudonimi, difende un privilegio artatamente acquisito...
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#30 arricu 2010-12-07 11:57
A me dispiace vedere l'ennesima guerra tra poveri che come ha detto qualcuno ha come unica vittima la lingua sarda.
Non essendo un tecnico non so quali siano i canoni per catalogare un'opera come sarda o come italiana. O forse semplicemente ce ne sono svariati a seconda del punto di vista: letteratura sardo-italiana; letteratura italo-sarda; letteratura sarda in lingua italiana; letteratura italiana ambientata in sardegna etc...).
Sinceramente pero' non credo sia cosí importante. Si tratta di libri fantastici con una chiara impronta sarda nei personaggi, negli ambienti, nel linguaggio. Per me e' sufficiente per renderli libri "sardi".
Detto questo vorrei aggiungere due cose:
1) e' ovvio che le lingue si evolvono come ha detto emanuele, ma e' anche vero che una lingua e' tale perche' ha certe caratteristiche. L'italiano per esempio e' senz'altro cambiato nel corso della storia ma se lo si riconosce come tale e' perche' ha mantenuto costrutti, lemmi, espressioni, suoni identici a quelli di 100 anni fa. Per fare un esempio nel parlare moltissimi ormai dicono "a me mi". Ma questo non vuol dire che nello scritto un a me mi vada bene. Stesso discorso vale per il sardo. Se Prima che il sardo fosse relegato a lingua da ignoranti in seguito all'opera di colonizzazione linguistica piemontese c'erano tutta una serie di modi di dire, determinate parole per ogni contesto, specifici costrutti. Ecco io non capisco perche' non si dovrebbe fare lo sforzo di recuperarli, insegnarli e quindi tramandarli anziche' arrendersi all'italianizzazione degli stessi. In questo senso i "talebani" come li chiamate voi svolgono un ruolo cruciale per il mantenimento del sardo come lingua e non come dialetto dell'italiano. Sul fatto poi che non abbiano combinato nulla con i finanziamenti pubblici (come se questi ammontassero a milairdi di euro!) avrei qualcosa da ridire.
2) Io capisco perfettamente l'esigenza di scrivere in Italiano in quanto lingua "colta" e soprattutto in quanto lingua maggioritaria. Sarei pero' piu' contento se scrittori ormai affermati come Murgia e Fois facessero leva sulla propria notorieta' e autorevolezza per diffondere l'uso della lingua sarda e non solo quello di un italiano sardizzato.
E si badi bene che questa non vuol essere una una critica ma solo un auspicio.
Ho sempre pensato per esempio che sarebbe fantastico se si pubblicasse un libro prima in lingua sarda per poi lanciarlo in italiano. Creerebbe maggiore aspettativa nel lettore italiano (ed in questo senso sarebbe quindi un ottimo strumento di marketing) e allo stesso tempo sarebbe una fortissima dichiarazione di appartenenza ed identita' che son sicuro avvicinerebbe tanti sardi alla lettura in lingua sarda.
Concludo dicendo che mette parecchia tristezza vedere come i due fronti si insultino. Ai miei occhi risultate tutti molto antipatici e detta alla sarda anche molto pallerisi. Un vero peccato.
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#31 NOCOUNTRY4YOUNGMEN 2010-12-08 15:22
Io credo che la grande letteratura così come la grande arte, deve rispondere a un concetto di universalità. Per esempio io guardo Picasso e capisco che è spagnolo , ma è un linguaggio universale sul mondo senza tradire le radici. Così come leggo Joyce e capisco l'essenza dell'essere irlandese, nonostante scriva in inglese la lingua "colone", facendone un cavallo di troia per entrare nella mente sia degli inglesi e dei figli di Erin. Non solo ,compie un'opera di rinnovamento della stessa lingua , pulendola dalle incrostazioni etnocentriche inglesi.
Viceversa mi è capitato di leggere opere scritte in sardo, intrise di provincialismo , di luoghi comuni, di folkore, il cui unico tratto di "sardità" era rappresentato da un misero impiego della struttura lingua. Perciò , non capisco tutto questo dibattito sulla lingua morente, quando è un popolo morente, e non credo che sia sufficiente mantenere la diffusione del sardo ottenere coesione. Non dimentichiamoci che sia l'italiano che il gaelico , sono state operazioni intellettuali di creazione linguistica, e solo quando si è formato un popolo che si è riconosciuto in quel codice ,spontaneamente lo ha fatto proprio. Il popolo viene prima della lingua. La visione di una lingua come portatrice di valori è pura metafisica platonica. Esiste un sistema di simboli , è la nostra coscienza che dà valore q quei simboli
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#32 Paolo Sciola 2010-12-08 17:44
Cara Michela,
hai scritto un gran bel libro. Ci sono pagine potenti e potentissime. Specie per gli alieni alle cose sarde. Il contrario per gli addetti dal di dentro alle cose agricole, siano essi sardi o meno. Insieme al calendario degli eventi. Della serie: non scrivere di cose che non sai - pena il decadere, ovvero "la is callonis" - simpaticamente detto - delle tue affermazioni letterarie.
Mi riferisco in concreto a quando scrivi dei mugugni di quel cagnolino catturato e messo dentro a non fare spostare più il confine della vigna. OK, magari in letteratura ci può stare, ma in Sardegna non si è visto mai e nemmeno ci potrebbe stare. Parola di scrittore agricolo di Villasor. Poi tu dici che lo spostamento di un metro del muretto avrebbe a un certo punto determinato un maggior guadagno dell'eversore di 400 (leggasi quattrocento quintali) di grano. Senza dire che pochi paragrafi prima avevi descritto la proprietà agricola di quel paese come frazionata etc. Ora, non so se ti rendi conto, ma una maggiore resa di 400 quintali sai cosa significa? Che quel confine spostato solo di un metro, per via del cagnolino (sic), avrebbe comportato un guadagno in termini di terra pari almeno a 17 ettari. Il che vuol dire in termini "terreni" per metro lineare a un confine lungo almeno "sempre" - la matematica non è il mio forte, ma l'agricoltura e la scrittura sì. Nell'ultimo anno della vita di mio padre - il 1980 - avevamo questi 17 ettari comunali e ne abbiamo ricavato 400 quintali di grano - un'annata eccezionale - non si trattava solo di spostare il confine di un metro. Hemingway ha sempre detto: scrivi di ciò che conosci. Nel libro che hai scritto, non sembra tu conosca nemmeno il periodo della vendemmia - in Sardegna a maggior o minor ragione. Quando l'accabadora mazza quell'improbabile aspirante suicida - che avrebbe ben altri modi per andarsene o volersene andare - pare che il calendario della storia minima segni i primi di novembre. Salvo poi, una settimana dopo, trovarsi a vendemmiare un'altra volta nella vigna (a metà novembre!) tra il fratello dell'ammazzato e la figlia d'anima dell'assassina. Naturalmente queste cose sono possibili solo in Italia, dove gli scrittori inventano a casaccio e gli editori pubblicano a ramengo. In USA non sarebbe successo. Là, per dire, esiste la figura dell'editor, quello che ti vaglia al microscopio ogni nome e cognome e ogni affermazione in termini agricoli o scientifici.
In totale, cara Michela, non ci hai fatto una gran figura con me - che so scrivere e leggere e persino fare l'agricoltore a Villasor - il tuo libro è deleddiano e foisiano e sorighiano. Io sto dall'altra parte, con i "sattiani" e considero Mannuzzu il più grande scrittore vivente che abbiamo in Sardegna, compreso che umanamente è una mezza sega umana come poche.
Questo è quanto volevo parteciparti.
Paolo Sciola
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#33 Paolo Sciola 2010-12-08 18:08
Citazione NOCOUNTRY4YOUNGMEN:
Io credo che la grande letteratura così come la grande arte, deve rispondere a un concetto di universalità. Per esempio io guardo Picasso e capisco che è spagnolo , ma è un linguaggio universale sul mondo senza tradire le radici. Così come leggo Joyce e capisco l'essenza dell'essere irlandese, nonostante scriva in inglese la lingua "colone", facendone un cavallo di troia per entrare nella mente sia degli inglesi e dei figli di Erin. Non solo ,compie un'opera di rinnovamento della stessa lingua , pulendola dalle incrostazioni etnocentriche inglesi.
Viceversa mi è capitato di leggere opere scritte in sardo, intrise di provincialismo , di luoghi comuni, di folkore, il cui unico tratto di "sardità" era rappresentato da un misero impiego della struttura lingua. Perciò , non capisco tutto questo dibattito sulla lingua morente, quando è un popolo morente, e non credo che sia sufficiente mantenere la diffusione del sardo ottenere coesione. Non dimentichiamoci che sia l'italiano che il gaelico , sono state operazioni intellettuali di creazione linguistica, e solo quando si è formato un popolo che si è riconosciuto in quel codice ,spontaneamente lo ha fatto proprio. Il popolo viene prima della lingua. La visione di una lingua come portatrice di valori è pura metafisica platonica. Esiste un sistema di simboli , è la nostra coscienza che dà valore q quei simboli


Grande intervento intriso di intelligenza.
Aggiungerei che il massimo musicista sardo e italiano e europeo in termini di jazz - sto parlando di Fresu - si è sempre rifiutato di suonare o semplicemente "rapportarsi" alla musica sarda. Non che in termini di "tromba" egli - licenza poetica - non avrebbe o non possa raggiungerci o "suonarci dentro". Semplicemente non gli interessa, perché la musica sarda è di una noia primordiale - balliamo sardo? - e perché il suo essere sardo lui se lo porta dentro, sia che suoni be-bop, sia che faccia avanguardia, sia che non suoni niente. Il che va a suo merito e vantaggio. Lo stesso io ho questa idiosincrasia come scrittore: non appartengo a niente e sono solo della terra e cerco di descrivere gli uomini e la pietà e il disincanto che gli uomini possano provare. Il resto sono solo parole a vuoto. Basta solo un racconto di Carver per escludere questi aspiranti inesatti scrittori di niente per catacombarli in eterno al proprio detto niente. Poi il Tempo, solo dopo, farà giustizia dei valori, e si vedrà chi ha scritto con un dito sulla sabbia del mare e chi invece avrà inciso la roccia.
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#34 Paolo Sciola 2010-12-08 19:35
cit. by NOCOUNTRY4YOUNGMEN

"Il popolo viene prima della lingua. La visione di una lingua come portatrice di valori è pura metafisica platonica. Esiste un sistema di simboli , è la nostra coscienza che dà valore q quei simboli"

Io andrei pure oltre. Nel senso che l'anima degli uomini, nei suoi sommovimenti e nelle sue gioie e nei suoi dolori e nei suoi scazzi esistenziali, pensa e spera e odia e cerca di redimersi in una sorta di esperanto biblico della disperazione e della fede che può fare benissimo a meno di qualsiasi codice linguistico, compreso il nostro beneamato sardo. Quando a Miguel Indurain, che vinceva un sacco di Tour a nastro, chiedevano se fosse orgoglioso delle bandiere sbandierate dei tifosi in salita che sbandieravano Navarra e Paesi Baschi di confine, e relative rivendicazioni, lui semplicemente rispondeva che non gliene poteva fregare di meno. Era la semplice ed enorme rivendicazione di un uomo che svettava sugli altri per la volontà acciaiosa dei propri muscoli e per la capacità individuale di soffrire la sua parte di fatica. Cosa c'entravano i francesi o gli italiani o gli spagnoli di fronte alle enormità salienti delle montagne in approssimazione tutte quante a macinare solitari? Era solo, lui. Come solo è Fresu. Come erano gli altri disadattati in bicicletta, sia che parlassero spagnolo o sardo o inglese o fiammingo. Erano solo le bestemmie faticose e acidolattiche che trovavano udienza e voce nella propria lingua madre universale (eh, la madonna...!). Il resto era solo sport e confronto e match-up e gioco di squadra e soldi che arrivavano se si vinceva o meno.
Detto questo, leggere in un libro che ha avuto pure un suo successo meritato: "custu est su porcu, custu d'hat mortu, custu si d'hat pappau... " in una fase torinese poco credibile la sua parte, senza ricordare a memoria - il libro me l'hanno prestato e l'ho restituito - la grafia sbagliata originaria (della serie il sardo lo scrivi bene se hai studiato latino, altrimenti via andare!).
Altrimenti scrivi in "semplice" italiano senza badare o dare retta a chi di sardo ha il semplice cognome per ventura senza la minima cognizione opportunistica - se non per sentito "leggere" - Camilleri è uno scrittore inesistente e illeggibile - al massimo mi leggo i Malavoglia o la Malora di Fenoglio o Quelli dalle labbra bianche di Masala - il migliore, senza essere niente di che.
L'unica cosa buona che ha scritto Atzeni è "Scirocco", ovvero "L'apologo del giudice bandito". Di lì a scendere in declino. Con una serie postuma di epigoni a scalare in detrimento rispetto al povero significato iniziale. Mi sa che l'unico scrittore degno sardo privo per scelta di bandiera, o per necessità, sono solo io.
Perdonate la mia superiorità, è talmente tanta nei vostri rispetti che nemmeno mi rendo conto del vostro einaudiano niente.
Saluti indifferenti.
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#35 manuel 2010-12-09 20:12
Citazione Paolo Sciola:
L'unica cosa buona che ha scritto Atzeni è "Scirocco", ovvero "L'apologo del giudice bandito". Di lì a scendere in declino. Con una serie postuma di epigoni a scalare in detrimento rispetto al povero significato iniziale. Mi sa che l'unico scrittore degno sardo privo per scelta di bandiera, o per necessità, sono solo io.
Perdonate la mia superiorità, è talmente tanta nei vostri rispetti che nemmeno mi rendo conto del vostro einaudiano niente.
Saluti indifferenti.


e dopo queste (sto ancora rotolandomi dal ridere) la mia classifica personale va assolutamente riaggiornata!

1) paolo sciola
2) adriano bomboi
3) indeciso tra bolognesi / pieropensiero

:lol:
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#36 sergio 2010-12-10 13:30
concordo con la classifica di manuel.. paolo "the best" sciola primo e con svariate lunghezze di distanza tra l'auto-citante Bomboi e i veleno-bolognesi..
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