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Lucia Baire è l’assessore regionale sardo alla cultura, ma quale idea di cultura stia promuovendo per l’isola lo si sta comprendendo bene solo ora; in vista delle elezioni provinciali di maggio gli operatori del settore magari si faranno qualche domanda in proposito, e voteranno di conseguenza. Un buon terreno di verifica potrebbe essere analizzare l’organizzazione della Fiera del libro sardo di Macomer in corso in questi giorni, manifestazione che in passato ha avuto un certo rilievo per l’editoria dell’isola, ma che negli ultimi due anni si è distinta soprattutto per rapidità di decadimento, disertata da pubblico e scrittori. Per rimettere letteralmente le cose in riga l’assessore ha pensato bene di schierare l’esercito, presentando la manifestazione in compagnia di un militare in divisa e mostrine. Il perché di questa presenza è presto detto: nonostante siano assenti dal programma della Fiera i soggetti principali della filiera del libro sardo (gli scrittori, per esempio, e l’associazione dei librai indipendenti), è previsto invece che un tal Colonnello Giardini tenga un incontro sull’eccitante tema della pubblicistica militare, che vanta titoli prestigiosi come - lo giuro, cliccare per credere -  “Il Fascino della Divisa”. Questa sensibilità al valor militare l’assessore Baire deve averla assorbita dal suo sponsor politico, l’arcivescovo di Cagliari mons. Mani, che prima di assumere la guida della diocesi era proprio Ordinario Militare Italiano, la massima carica dei cappellani nell’esercito, con giurisdizione su tutti i militari delle forze armate, sui loro familiari e sul personale civile annesso, con buona pace di don Milani.

 Conscia del fatto che la Sardegna ospita da sola il 60% del totale delle basi militari d’Italia, la signora Baire deve aver desunto che la nostra sia una cultura militarizzata, dove acquista senso dare spazio anche a “Caserme Aperte” – lo giuro, è vero anche questo - l’iniziativa con cui l’esercito cerca da sempre di convincere la popolazione locale che carroarmati, aerei da combattimento e poligoni militari con proiettili all’uranio impoverito siano una cosa da gita domenicale coi bambini, proprio come andare a Cortes Apertas. L’assessorato però non si limita a consentire all’Esercito di spacciarsi per attore culturale sul territorio: addirittura lo finanzia per farlo. L’imperdibile appuntamento con la pubblicistica militare è infatti voce di spesa per la Fiera per un importo di 10.000 euro, che per due ore di incontro rappresenta più del cachet di un premio Nobel.
 
Sarebbe grave anche se fosse gratis, ma quanto meno tanta generosità – unita al fatto che questa è l’unica fiera editoriale dove gli editori espositori vengono pagati, anziché pagare gli spazi che occupano - farebbe supporre che la signora Baire abbia deciso di largheggiare in finanziamenti a tutte le attività culturali sul territorio regionale, comprese quelle vere. Invece pochi giorni fa è stata resa nota con apposita delibera la notizia che le risorse ai festival e alle altre iniziative sono state ancora ridotte, con la fissazione di tetti massimi di finanziamento che quasi dimezzeranno i fondi di eventi come Gavoi e Berchidda, paesi antipatriottici che hanno il peccato originale di non ospitare nessuna base militare.
Il resto del programma della Fiera purtroppo non salva la scelleratezza della scelta di ospitare l’Esercito: le tre giornate di Macomer brillano infatti soprattutto per le assenze, e in quel che resta si oscilla tra marchette cattoliche, banale stereotipo (il titolo di "Sardegna nel Mito" fa eco al patinato spot regionale Mith in the mediterranean sea, rivelando bieche sinergie da Pro Loco) ed esplosive novità di ben cinque anni fa, per mettere insieme le quali il direttore artistico Saverio Gaeta ha percepito più di 10 mila dei 190 mila euro che pare siano stati lo stanziamento complessivo per l'evento, in sfregio ai molti operatori culturali seri che in questi anni hanno organizzato la Fiera di Macomer con totale spirito di gratuità e professionalità ben superiore. Per ripagarli, lo spazio di esposizione ai librai locali è stato ridotto e relegato a un locale dove ci piove dentro, con il risultato che i protagonisti teorici di questa Fiera – cioè i libri – ieri erano “esposti” al pubblico coperti da un telo di plastica, come il cadavere di Laura Palmer.
Cieco a queste evidenze, l’assessore alla Cultura di Macomer Govanni Biccai ha avuto il coraggio di proclamare ambizioso: «Mi piacerebbe che col tempo la nostra mostra uscisse dai confini regionali e si trasformasse nella Fiera del libro del Mediterraneo». Le premesse per fare qualcosa di simile ci sono tutte, direi. Ma visto che si punta al grande evento, per l’anno prossimo mi permetto di suggerire un invito anche alla Protezione Civile, tanto per non farci mancare niente.
p.s.
Siccome a demolire sono bravi tutti, in attesa del programma di Gavoi segnalo costruttivamente anche un esempio di progettazione culturale seria, promossa dalla Libera Universidade Mediterranea, con appuntamenti periodici su temi come le energie rinnovabili, le conseguenze del gasdotto dall’Algeria, l’economia agricola e industriale davvero sostenibile, il futuro della lingua sarda e il posto della Sardegna nel Mediterraneo come nazione, anziché come mito. Non c’è l’esercito, ma pare che la gente ci vada lo stesso.

Commenti  

 
#1 Daniele Pinna 2010-04-24 12:58
Vorrei aggiungere che in una delibera regionale di due anni fa (8 aprile 2008) si individuavano i soggetti della filiera del libro che si sarebbero dovuti occupare di eventi come questo. Si trattava di TUTTI quelli che formano la filiera: scrittori, agenti, editori, librai. Giusto per evitare fraintendimenti dico subito che sono un agente e che l'ordine qui sopra rispetta appunto la logica della filiera. Sempre per chiarezza: non siamo stati convocati. Detto ciò aggiungo che solo con una collaborazione onesta tra i vari protagonisti del settore si può fare qualcosa di buono. Quello che invece è che alcuni protagonisti non vogliono che gli si levi da sotto il muso la mangiatoia.
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#2 Antonia Dettori 2010-04-24 13:11
Vorrei aggiungere che ieri sera è stata penosa la 'sceneggiata' di coloro che stavano sul palco accanto alla scrittrice iraniana Marina Nemat. Precisamente il momento in cui hanno invitato il sindaco a salire sul palco, non voglio aggiungere altro. Si sentiva il brusio del pubblico ed esclamazioni del tipo 'che vergogna'. Molte persone sono andate via durante il racconto doloroso di questa ragazza iraniana ma non perché la sua testimonianza non fosse interessante ma per la modalità con cui è stato condotto l'incontro.
Per non parlare poi del disagio dei librai......
Se le cose continueranno a essere gestite in questo modo, credo che alla Mostra di Macomer il futuro non riserverà niente di eclatante. Altro che essere inseriti come Fiera del Mediterraneo, non sarà appropriata neppure per una manifestazione rionale!!
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#3 patrizio 2010-04-24 13:23
Spero che l'aver toccato il livello più basso di sempre in quanto a Proposta Culturale possa servire per ricordare a qualcuno che quando si parla di Mostra del Libro il Libro debba essere messo al centro, e non ai margini, o sott'acqua.
Sarebbe utile un resoconto finale della manifestazione, per vedere come vengono 'ben impegnati' i soldi.
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#4 Michela Murgia 2010-04-24 13:31
La cifra approssimativa a preventivo è 190 mila euro. Anche io sarei curiosa di sapere le specifiche. Attendiamo la fine del carrozzone.
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#5 Francesca 2010-04-24 14:34
Che l’assessorato preposto alla Cultura abbia un’idea vaga e ondivaga di cosa sono e a cosa servono le fiere del libro l’avevamo subodorato in occasione del Salon du Livre di Parigi, dove l’Italia non era presente ma la Val d’Aosta e la Sardegna sì. “La Regione Sardegna ha stabilito, nell'ambito del programma di promozione dell'editoria sarda, la partecipazione all'imminente Fiera del Libro di Parigi (Salon du Livre de Paris 26/31 marzo 2010) e ha affidato all'AES la gestione della manifestazione e della presenza dell'editoria sarda. La partecipazione è aperta a tutti gli editori sardi che vorranno essere presenti con le loro opere”, e fin qui è stupendo, dato che 'La manifestazione parigina - ha spiegato l’assessore dei Beni culturali Maria Lucia Baire - rientra nell’ambito del programma di promozione dell’editoria sarda, nella consapevolezza dell’importanza di far conoscere e diffondere, anche all’estero, il valore della produzione letteraria regionale'. Se non fosse che “la condizione posta è quella di attenersi rigidamente ai temi proposti: beni culturali, arte, ambiente, turismo e opere multilingue non sotto forma di guide.”
Cioè, l’assessorato confonde il Salon du Livre con il BIT. Peccato.
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#6 Logico 2010-04-24 15:11
Sono senza parole. Però una mi viene: incompetenti!
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#7 Guido Corda 2010-04-24 17:52
buona l'idea di invitare la protezione civile. come i militari sono una struttura 'del fare', non come il culturame decadente rappresentato da coloro che scrivono e, (orrore!)leggono pure i libri di questi autori comunisti!
(p.s. - sono nato il 29 settembre....)
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#8 Damiano Ceron 2010-04-24 18:15
Ho parlato già della mostra del libro di quest'anno nel mio blog su Macomer e già da settimane prima le avvisaglie erano preoccupanti.
Stavo per scrivere un altro post su quello che poi si è verificato ma questo articolo esprime meglio di ogni mia parola il mio pensiero su questa mostra degli orrori.
Spero perciò non te la prenda se linko direttamente l'articolo dal mio blog.
E' bene che i macomeresi capiscano bene cosa sta succedendo (anche se è abbastanza evidente).
Grazie!

p.s. il blog è www.macomer.blogolandia.it
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#9 Su Teraccu 2010-04-24 18:37
Da premio Putzidda lo svarione del giornalista della Nuova, anch'egli militare, che confonde il Saverio Gaeta della mostra macomerese col notissimo giornalista e scrittore, alle volte google è bastardissimo, ma d'altronde il modesto ingaggio comunale di 12600 euro doveva metterlo sull'avviso.

:
'Piero Marongiu - La Nuova Sardegna'
L’appuntamento con cultura, uno dei più attesi in questa edizione, la decima, si preannuncia ricco di avvenimenti. Molte le novità previste, a cominciare dalla presenza di un direttore artistico di prim’ordine come Saverio Gaeta, notissimo giornalista e scrittore, vaticanista e capo redattore del settimanale Famiglia Cristiana, che ha al suo attivo diversi libri di grande successo, l’ultimo dei quali un best seller sulla Sindone, che i credenti ritengono si tratti del volto di Cristo.
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#10 Michela Murgia 2010-04-24 22:49
Su Teraccu, questa è davvero incredibile :D Non riesco a smettere di ridere!
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#11 Marcello Fois 2010-04-25 11:36
La Fiera del 'Libro' di Macomer coincide con una giornata perfetta per unire anche la parola RESISTENZA a 'Crocifisso e Baionetta' che sembra il tema portante della Kermesse...
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#12 Un libraio di Quartu 2010-04-25 20:11
Ci sono tutte le premesse per pensare che l'esercito sia stato invitato a riempire buchi in assenza di scrittori veri da mettere in programma.
Certo che brilla l'assenza di autori sardi significativi, persino quelli con i libri appena usciti, ma viene da pensare che molti siano stati invitati e non siano semplicemente voluti andare, vuoi perché le cose le organizzava Gaeta - i risultati di partecipazione della rassegna alle vetrerie di Pirri che ha curato lui l'anno scorso erano da suicidio - vuoi perché Macomer non è più fiera di niente, ma un trogolo di lusso per i furbetti dell'editoria sarda. Non tutta, va detto, perché c'è chi fa seriamente il suo lavoro e campa dei libri su cui investe. Ma sono nell'AES anche le stamperie che mettono in conto all'autore il rischio di impresa, e a questi cosa mai gliene può fregare della valorizzazione della filiera? Buffoni.
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#13 Gianfranco Bussalai 2010-04-26 10:11
Libro e moschetto, come da tradizione.
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#14 Joyce Lussu 2010-04-26 11:50
Il modo in cui si sono giustificati stamattina sulla Nuova è indecente: 'la fiera del libro sardo promuove l'editoria sarda, mentre i grandi scrittori sardi pubblicano con case non sarde'. Allora cosa impediva di invitare Todde, Mariangela Sedda, Savina Dolores Massa e altri, che pubblicano per il Maestrale? E Milena Agus non ha pubblicato anche con Tiligù? E il catalogo di Aisara? E Niffoi e Fois non fanno da soli metà del catalogo del Maestrale con i loro titoli? E Soriga non ha due titoli nel Maestrale? Eppure non c'era nessuno di loro, mentre c'erano autori come Nada, Zavattaro e l'iraniana che non pubblicano per case sarde. Ha ragione il libraio di Quartu: buffone Gaeta e buffone chi lo ha nominato.
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#15 GessiGeims 2010-04-26 11:54
E' proprio vero: la destra come sente la parola cultura mette mano alla pistola. O chiama direttamente l'esercito.
Macomer è defunta, confidiamo in Gavoi.
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#16 Daniele Pinna 2010-04-26 12:39
La Regione decide che a beneficiare del sostegno all'Editoria sarda devono essere solo gli editori sardi. Si dimentica forse che anche gli autori sardi editi da editori non sardi portano un beneficio economico diretto ed indiretto all'economia isolana.
Non è così complesso da capire ed infatti un paio di anni fa la Regione lo aveva capito ed aveva istituito uan commissione per gli eventi.
Solo che l'AES aveva come al solito alzato la voce spargendo comunicato velenosi contro gli altri operatori del settore.
In realtà si vuole solo tenere in piedi un carrozzone di assistiti che stampano libri che nessuno vuole leggere.
Come mai certi nomi mancavano?
Credo non sarebbero andati nemmeno se invitati e questo la dice lunga sulla direzione artistica.
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#17 Gianluigi Pisanu 2010-04-27 10:54
Stamattina Gianfranco Pintore - che nel programma stava tra i pochi riempibuchi non in divisa nella parata militare di Macomer - se la piglia con la Nuova Sardegna, rea di essersi lamentata che alla fiera del libro sardo gli scrittori sardi non ci fossero, mentre invece lui c'era. In particolare ce l'ha con te, fois, soriga, niffoi e todde. Coda di paglia o semplice livore?
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#18 Michela Murgia 2010-04-27 10:59
Non commento qui le cose di Pintore, ognuno ha diritto di essere lasciato in pace con i suoi demoni.

Mi fa sorridere solo che mi ascriva oggi alla cosiddetta nouvelle vague dopo che dieci giorni fa me ne aveva estratta di peso, fraintendendo clamorosamente una frase di Giulio Angioni riferita non a me, ma a Dolores Turchi.

Si annaspa, è la vita.
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#19 Gianluigi Pisanu 2010-04-27 11:13
Però lui afferma che gli scrittori sardi non siete solo voi, e che siete protetti mediaticamente per ragioni politiche... non è una cosina.
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#20 Paolo Maccioni 2010-04-27 11:14
Bravissima Michela, anch'io son rimasto basito quando ho letto sui giornali del delirio del concorso a tema da far svolgere ai ragazzi sulle missioni dei 'nostri ragazzi' in divisa in occasione della Mostra di Macomer e del generale che ha espressamente detto: l'intento è reclutare nel territorio della Mostra...
A questo punto ti dico: ben venga che gli scrittori non ci fossero (escluso Pintore)! A far da viatico alla carne sarda da cannone?
Come ha scritto Marcello Fois 'crocifisso e baionetta', binomio che dal franchismo alla dittatura argentina al bushismo ha significato molto nella Storia...
Credo che né la città di Macomer né la cultura isolana siano state mai umiliate e violate così tanto come stavolta...
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#21 Michela Murgia 2010-04-27 11:24
Gianluigi, quale parte della frase 'non commento qui le cose di Pintore' non si capiva?

Bada che 'Le cose' non vuol dire le opinioni - che quando è capitato ho invece commentato - ma proprio gli affari suoi, che di questo si tratta quando si parla della sua lamentata marginalità.

Quanto alle protezioni politiche di cui può godere un'attivista indipendentista, lascio valutare a chi ha buon senso.
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#22 Michela Murgia 2010-04-27 11:34
Caro Paolo, ti ho letto adesso. Credo che i tuoi pensieri siano stati i pensieri di tutti, e spero che la comunità macomerese valuti seriamente l'operato di chi li rappresenta, perché se prima della Fiera del Libro Macomer era nota solo per le caserme, i politici locali con le loro scelte sono riusciti a riportarne la percezione esattamente al punto di partenza.
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#23 Daniele Pinna 2010-04-27 12:39
Secondo me gli scrittori sardi sono sono quelli che scrivono per gli editori sovvenzionati libri che nessuno ha intenzione di leggere possibilmente in LSC, che non è un acido.
Scusate la sintassi ma la sparata andava fatta tutta d'un fiato.
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#24 Omar Onnis 2010-04-27 13:09
Eh, fermi tutti. Non mischiamo pere con vongole.

Se parliamo della Mostra (un vero mostro, effettivamente) di Macomer è un conto.
Se ce ne scivoliamo su altre questioni, magari sarebbe meglio essere meno sbrigativi.

Lo dico a Daniele (Pinna), che ha tirato in ballo un'altra faccenduola di quelle simpatiche e distensive.

Gli scrittori sardi sono... gli scrittori sardi. Che scrivano in italiano, in sardo (anche nella grafia LSC, perché? è vietato?), in gallurese, in catalano, in pegliese o anche in danese.

Ma, visto che se parla già qui e anche un po' qui, non mi dilungo oltre.

Se si riuscisse ad essere sereni e costruttivi, in questo ambito, forse riusciremmo a renderci conto di quale sia la radice del problema.

La classe dirigente sarda è del tutto inadeguata alla bisogna, dobbiamo farcene una ragione. Lasciare in mano a questa gente cosette da nulla come la letteratura, l'intero ambito editoriale e librario (e ci metto dentro anche le biblioteche) è semplice autolesionismo.

L'inettitudine di chi riceve incarichi esecutivi e decisionali non è un incidente. Temo che ci sia dietro un disegno generale di ottundimento e deprivazione delle coscienze, che va di pari passo con l'abbattimento della scuola pubblica e l'abbandono dell'università (che in Sardegna dipende dai chiari di luna ministeriali e dai trasferimenti statali: con quali conseguenze, lo lascio immaginare a voi, anche se sono evidenti).

I militari alla mostra del libro sono una conseguenza perfettamente lineare e funzionale a questo progetto complessivo.

Io vie d'uscita non ne suggerisco, qui, perché sono di parte. Ma se deste un bello sguardo in giro, sul panorama politico sardo (specie i vista delle prossime elezioni amministrative), oltre a sconfortarvi magari potreste anche trovare qualche risposta positiva alle vostre aspettative di onestà, pulizia morale e serietà politica.

In bonora!
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#25 Daniele Pinna 2010-04-27 14:09
Io ho mai 'definito' quali debbano essere le caratteristiche linguistiche della letteratura sarda? Non mi pare, ironizzo su chi lo fa e nella mia battuta entrano in gioco altri elementi piuttosto chiaramente. La mia battuta era rivolta alle posizioni di chi invece si arroga il diritto di farlo. Omar, se permetti, mi tengo il mio diritto di scherzare anche su queste cose. Aggiungo che conosco molto bene le dinamiche che hanno portato a questa situazione e le conosco, purtroppo, anche sulla mia pelle. La strada della collborazione è sempre aperta ma non a coloro che dichiarano di 'voler fare il culo' ad altri.
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#26 Omar Onnis 2010-04-27 15:43
Daniele, ho capito perfettamente la tua allusione.
Ne colgo l'ironia (anzi, il sarcasmo) e ne individuo anche l'oggetto e i destinatari.

Semplicemente, avvertivo che si tratta di due questioni diverse (anche se in qualche modo legate). Uno scrittore sardo può anche scegliere di usare l'LSC (se lo fa, non è certo perché ci guadagna, questo è sicuro!). Ciò non significa che sia automaticamente complice del baraccone istituzionale che sta devastando l'ambito librario in Sardegna.

Poi può anche darsi il caso che un singolo scrittore, che incidentalmente impiega la LSC, si presti al gioco mortifero di cui stiamo parlando. Ma è una questione singola, non fa media.
Non vorrei che si ingenerassero sovrapposizioni improprie. Questo è quanto.

Sulla schifezza di Macomer, sul suo retroterra culturale e politico e sulle sue conseguenze, non credo che abbiamo opinioni radicalmente differenti.
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#27 Michela Murgia 2010-04-27 16:02
Omar, sposo l'ironia di Daniele quando riprende una posizione ideologica ampiamente accreditata tra gli scrittori sardi che pubblicano in sardo; è molto probabile che per chi pensa che l'unica letteratura meritevole di essere definita sarda sia quella prodotta in sardo, la fiera di Macomer di quest'anno avesse proprio la struttura adatta.

Innegabile poi che alcuni di questi, che sanno spiegare la propria marginalità solo con il complotto bolscevico contro il sardo, abbiano trovato ombrello sotto questa amministrazione regionale, alla quale dare contentini alle loro frustrazioni fa comodo per evitare che le spinte identitarie, anziché in guerre tra quale sia la vera letteratura sarda, si traducano in posizioni politiche davvero antagoniste sulle questioni reali dell'isola.

Infatti sto aspettando ancora che uno di questi scrittori sardi in sardo si interessi socialmente di qualcosa di diverso dal complottismo bolscevico ai suoi danni. Va bene anche un argomento a piacere, non ho grandi pretese.
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#28 Stefano Gesh 2010-04-27 17:46
Sergente Hartman: - Ed ora recitatemi Petrarca, luridi sacchi di merda! -
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#29 Omar Onnis 2010-04-27 19:09
Eia, Michi (dico a Michela).

Non so se si tratti di coincidenze. Dubito che c'entri qualcosa il fatto di scrivere in sardo.
Diciamo che chi lo fa, spesso ha anche ragioni politiche per farlo (se non soprattutto, ragioni politiche).

Il che è legittimo e sacrosanto, intendiamoci. Solo che a volte questa operazione cultural-politica ha anche uno stretto legame con un partito specifico: il PSdAz.

In che schieramento si situa attualmente il PSdAz?

Vi lascio indovinare.

Le connotazioni nazionalistiche, ma sempre da nazinalismo di serie B, sono tipiche del sardismo e non è strano che incidano anche sul discorso pubblico dell'editoria e della letteratura, da parte di chi si fa portatore di tale ideolgia.

Ma, anche qui, non è tanto la posizione ideologica di chicchessia a dover essere contestata, quanto piuttosto l'adesione - personale, dunque non addebitabile a un'intera categoria o a un gruppo di autori eterogeneo e dai confini vaghi - a un certo modo assai discutibile (e dagli esiti palesemente fallimentari) di investire i denari pubblici in ambito culturale.

Ma i festeggiamenti per il 150esimo dell'unificazione italiana incombono: questo era solo l'inizio. Aspettiamoci di tutto e di più!
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#30 Oliver Perra 2010-04-27 19:13
Ciao Michela

tra le cose che trovo inquietanti è quanto le forze armate italiane stiano diventando in tutto e per tutto un 'brand'. Del progetto di Difesa SPA ne hai già parlato da altre parti, ma ci sono diverse altre iniziative che sembrano tutte volte a 'fidelizzare' il pubblico a questo 'brand'. Prendi il fatto che è possibile acquistare capi di vestiario che portano in bella vista il marchio 'Frecce Tricolori', mettici le iniziative di 'caserme aperte', e infine queste iniziative, diciamo così, culturali mirate particolarmente alle scuole, e hai gli elementi di una strategia di marketing.
Ricordo anche una iniziativa qualche anno fa dove dei militari erano andati al liceo classico Dettori a Cagliari a fare una lezione sulla gloriosa Brigata Sassari, presumibilmente senza che ci fosse in questa presentazione un altro interlocutore che fornisse una visione più critica. E questo mi sembra il nocciolo del problema: queste iniziative lascerebbero anche il tempo che trovano se non fosse che nessuno si assume il compito di fornire strumenti per una visione critica e ragionata (di certo non lo fa la stampa o l'informazione di massa, in buona parte la scuola sembra aver abbandonato questo compito, così come i movimenti politici numericamente più popolari)
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#31 Michela Murgia 2010-04-27 21:02
Oliver, non sai quanto mi preme la questione che sollevi, e l'invisibilità totale sotto alla quale passa come acqua sotto ai nostri piedi, sfaldandoci il terreno dove camminiamo.

Omar, sono preparata, mi aspetto davvero di tutto per l'anno della retorica unionista, compreso che per l'occasione qualche coro si preparai la traduzione in sardo di Fratelli d'Italia, per sentirci ancora una volta italiani 'speciali'.
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#32 giovanni Maria De Pratti 2010-04-28 12:22
Gent./ma Sig./ra Michela, ho letto con interesse il suo scritto su quel che è accaduto e mi permetto di proporLe uno spunto di riflessione. Non conosco i testi ai quali fa riferimento, tuttavia volevo segnalarLe che gli Uffici storici delle 4 Forze Armate producono da molto tempo interessantissime pubblicazioni a carattere storico e sono a conoscenza di studi e testi che sono apparsi anche durante convegni letterari. Alcuni di questi testi pubblicati a cura poi degli stessi Uffici sono stati presentati in diversi festival letterari o in altre occasioni culturali. Mi permetto di segnalarLe alcuni di questi quali quelli di Giorgerini (edito da Mondadori) che ha fatto luce su molti dolorosi avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale e le fonti sono di tipo assolutamente militari. Non avverso ciò che ha detto ma volevo fornire uno spunto di riflessione e cioè che anche nell'ambito militare esiste una letteratura che potrebbe essere utile conoscere, magari è nell'ambito storico però può interessare a molti. Con un grazie per l'attenzione invio anche un cordialissimo saluto
giovanni m. de pratti
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#33 Camillo Bellieni 2010-04-28 16:37
Non riesco a capire l’ilarità suscitata dal “fascino della divisa”.
Mi chiedo perchè, come sardi, non possiamo rivendicare il ruolo che abbiamo avuto nella storia dei popoli mediterranei, di cui la componente militare, che ci piaccia o no, ha avuto una parte importante con conseguenze anche di tipo sociale ed economico. Mi stupisce che una scrittrice, produttrice di cultura possa esprimere queste valutazioni. Riesco a capire che ci siano tanti argomenti che possano non piacere ma questo non dovrebbe autorizzarci a disprezzarli.
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#34 Michela Murgia 2010-04-28 18:28
Rievocare Bellieni, addirittura. Però, oltre che al fascino della divisa, io sono immune anche a quello dell'Olimpo sardista. Magari sarò una donna atipica, ma la divisa per me non ha nessun fascino; piuttosto evoca lutti, devastazioni e ferite che non risanano mai, tanto più se annualmente rievocati con contorno di fanfare e fanfaroni in fascia. Quello che lei chiama 'il ruolo che abbiamo avuto nella storia dei popoli mediterranei' sarebbe ben misero se si potesse ridurre al morire a mazzi come mosche sul fronte degli errori altrui. Cultura sarebbe piuttosto investire sulla conoscenza di quello che veramente siamo stati nel mediterraneo, anziché regalare soldi alla propaganda dell'esercito italiano e nel frattempo ribattezzare 'Golfo dei fenici' l'ansa di mare dove i sardi, non i fenici, innalzavano i giganti di Monti Prama, ancora nascosti nelle cantine dei musei di Stato. Non si rammarichi dunque se la mia penna non si presta a riconoscere il fascino della divisa, troverà sicuramente altri cantori disposti a spendere il meglio della loro arte per celebrare la retorica patriottarda in salsa tricolore.
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#35 Camillo Bellieni 2010-04-28 22:34
Gentile Signora,
concordo sul fatto che le guerre siano state cause di tanti lutti e tanto dolore ma non vedo quale sia l’utilità dell’ignorare l’aspetto militare della nostra storia, dato che tale materia é ormai ampiamente riconosciuta per il mondo quale importante strumento di cultura e di promozione turistica dei territori, come insegnano la musealizzazione dei campi di battaglia di Waterloo e delle Fiandre in Belgio o di Verdun e della Normandia in Francia, giusto per citarne solo alcuni.
In tale prospettiva, tanto vale abbattere anche Castelli Medioevali, Torri costiere e, perché no, gli stessi Nuraghi, simboli più che eloquenti della tanto odiata guerra.
Il fatto è che la guerra esiste e non è certo ignorandola ipocritamente che essa può essere esorcizzata. Solo chi la conosce davvero e chi l’ha guardata dritta negli occhi, come fanno i “Sassarini” da 100 anni, ne possono comprendere appieno la mostruosità ma anche l’ineluttabilità.
Le considerazioni da salotto lasciamole ai tronisti.
Quanto al tanto sbandierato “mistero” dei Giganti di Monti Prama, le rammento che da anni sono oggetto di studio e lezioni nelle Università Sarde e non solo. La inviterei inoltre a fare un’attenta visita al Museo archeologico di Cagliari dove sono esposti da anni i più significativi frammenti dei materiali scultorei rinvenuti a Monti Prama.
Nel Museo si trova anche la più ragguardevole raccolta di bronzetti sardi, molti dei quali rappresentano armati forniti di archi, di spade e del tipico pugnale ad elsa gammata, strumenti che, purtroppo, con molta probabilità, non sono stati utilizzati solo per la caccia.
Per quanto riguarda le considerazioni sull’encomiabile attività editoriale delle quattro forze armate, nulla altro ho da aggiungere al pregevole commento del Sig. Giovanni Maria de Pratti.
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#36 Francesca 2010-04-28 23:02
Michela, secondo me è un altro scherzo.
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#37 Su Teraccu 2010-04-28 23:49
Per uno che si appella Camillo Bellieni è perfettamente coerente considerare i nuraghi cose da guerra, visto che ci siamo ricordiamo anche il nostro prode gerarca Barracu, fucilato in data odierna e appeso a piazzale Loreto:
«Espressione purissima del forte popolo sardo, superba figura di combattente e di valore leggendario, che non misura il pericolo ed il rischio se non per meglio affrontarli, che ha al suo attivo una lunga serie di azioni belliche ardimentose, condotte e risolte sempre brillantemente. Durante la campagna italo etiopica, assunto il comando di un reparto dubat, ha saputo avvincere i suoi uomini alla sua volontà eroica e guidarli, di vittoria in vittoria, in numerosi durissimi combattimenti. Incaricato di effettuare una ardita azione punitiva contro una cabila Ogaden, che faceva causa comune con gli abissini, coi soli 300 suoi dubat svolgeva un' operazione genialmente concepita ed audacemente condotta, che liberava il fianco sinistro delle nostre truppe del settore Ogaden, da una seria minaccia e fruttava il copioso bottino di un migliaio di fucili, 2500 cammelli e 1500 bovini. Durante la battaglia dell' Ogaden, col suo reparto d' invincibili dubat, confermava le sue elette doti di comandante e di valore personale e, per quanto ferito alla gola, rimaneva al posto d' onore contribuendo efficacemente al successo delle operazioni. Nella dura giornata di Uara Combo (3 marzo 1937) rimaneva gravemente ferito all' occhio sinistro, e benché conscio che il trascurare la ferita avrebbe potuto significare, come avvenne, la perdita dell' occhio stesso, rifiutava di farsi ricoverare all' ospedale e rimaneva col suo reparto fino ad operazioni ultimate. Al suo comandante che lo invitava a recarsi all' ospedale, rispondeva fra l' altro: 'So di aver perduto un occhio. Non importa. Sono pronto ancora a ricominciare'. Il suo eroismo è stato spesso apprezzato ed ammirato anche dal nemico.»
Caro avatar Camillo infarcire le scolaresche di stupidaggini sull'eroismo e sulla retorica delle cosidette 'missioni di pace' è un operazione fascista.
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#38 Daniele Pinna 2010-04-29 00:59
Scusi sor Camillo ma così, per curiosità, a lei la Mostra del libro è piaciuta?
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#39 Daniele Addis 2010-04-29 01:52
Guardi sig. Bellieni, io personalmente non vedo l'ora che poligoni e caserme diventino luoghi di cultura e musei. Se mi promettono che da ora in avanti si dedicheranno a iniziative culturali e non più alla devastazione del territorio per provare i loro gingilli (o semplicemente inquinando le alde acquifere buttandoci il loro gasolio) giuro che qualche libro glielo compro... quello della divisa già mi intriga.

Vediamo quindi di procedere a spron battuto verso lo sgombero, la bonifica e la riqualifica di quei luoghi. Diamo carta e penna ai cari militari e organizziamogli tante mostre del libro.

Saluti
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#40 Giovanni Andrea Sechi 2010-05-02 01:55
Michela, come sempre mi hai aperto gli occhi su una questione che non conoscevo, nè tantomeno così nei particolari.. trovo scandaloso che in un orizzonte di tagli e macelli alla cultura in generale si spenda così tanto per delle oggettive MINCHIATE. Diecimila euro.. per 2 ore di incontro.. su cosa poi!! Non voglio commentare il resto della proposte e il modo in cui è stata gestita la Fiera del Libro di Macomer, sono veramente inviperito.
Con quale coraggio in momento di crisi del mondo del lavoro, tanto più in questo ambito, si spende così tanto per qualcosa di così povero e provinciale?
Spero che Gavoi e nuovi, più onesti eventi per il mondo dell'editoria sarda ricevano il giusto riconoscimento di pubblico e stampa, sarebbe una bella vittoria.
Un abbraccio da Bologna.
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#41 Giovanni Andrea Sechi 2010-05-02 02:00
Ps: visto che Macomer e zona sono rinomati per l'alta densità di 'monokizzi' nella popolazione maschile adulta.. a quando un libro finanziato dalla regione sul 'fascino del monociglio'? Se parliamo di componenti caratteristiche sarde... beh questa mi pare più che autentica e degna di interesse scientifico!
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#42 Francesca Castelli 2010-05-02 21:31
Oggi “oggettive minchiate” domani cosa ci possiamo aspettare, una bella lista di argomenti di sicuro e garantito interesse culturale. Se mi ricordo bene, in salsa diversa li aveva suggeriti anche il MINCULPOP. Qualcun altro, in salsa tedesca, in maniera ancor più efficiente, ha acceso dei bei roghi in piazza, di libri.
Mi auguro che questo ragazzo, non voglio pensare ad una persona matura data l’acerbità e l’ingenuità delle argomentazioni, davvero si presenti a Gavoi, ne ha un gran bisogno,ho la sensazione che di libri ne abbia letto davvero pochi.
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#43 Elvira Usai 2010-05-04 22:18
Condivido nella sua interezza il pensiero di Michela Murgia e apprezzo il suo coraggio nel diffondere un pensiero che è comune tra tutti coloro che 'vivono' per la Cultura, quella con la C maiuscola. Se ancora esistono persone che amano i libri e che credono che la Cultura possa fornire uno strumento di sviluppo per la nostra amata Sardegna, allora vi invito alla vera Fiera del Libro Sarda, quella del Sulcis Iglesiente dal 3 al 6 Giugno, dove i libri e gli autori sardi saranno i veri protagonisti!!!! anzi gli unici!!!!
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#44 Claudio Moica 2010-05-05 00:07
Sono il direttore artistico della Fiera del libro del sulcis iglesiente e mi sento di condividere appieno il pensiero di Michela, ceh spero sia presente alla nostra Fiera che si terrà nel comune di Gonnesa dal 3 al 6 giugno. Le problematiche illustrate le viviamo quotidianamente con gli amministratori non locali ma regionali e pur avendo dimostrato nella scorsa edizione la capacità organizzativa non riusciamo a scalfire questo sistema inchiodato a logiche politiche piuttosto che culturali. Faccio un esempio: la prima edizione abbiamo speso circa 13.000 euro ed hanno partecipato nomi come: Angioni, Todde, Mameli, Abate, Capitta, MAdau e tanti altri, oltre ad aver coinvolto i ragazzi con interventi mirati. Quest'anno siamo certi che la Regione non interverrà e allora il nostro budget si aggira intorno ai 18.000 euro e abbiamo già grandi nomi in calendario. Sapete quale è il segreto? Siamo associazioni culturali no profit e non mercenari della cultura!!! Vi invitiamo a visitarci e criticarci o avanzare proposte nel nostro sito online www.libriasudovest.it (macomer con i suoi 190.000 euro non ha nemmno un sito per informare la gente) e far crescere questa manifestazione che proseguirà negli anni: l'anno prossimo saremo a villamassargia e dal 2012 potrebbe prendere una connotazione regionale perchè il nostro intento e portare la Fiera dalla gente e non viceversa. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per smantellare questo sistema che si è creato negli anni e che non produce più effetti positivi sul mondo letterario sardo. Ringrazio tutti coloro che ci visiteranno, cerrete omaggiati con i gadget e seppur con pochi soldi regaleremo e non faremo acquistare magliettine o cappellini. Vi aspetto!!! Grazie
Il direttore aristico della Fiera del libro del sulcis iglesiente
Claudio Moica
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#45 Michela Murgia 2010-05-05 10:41
Caro Claudio, grazie di essere intervenuto in questo dibattito. Per avviare una riflessione sullo stato della progettazione culturale in Sardegna serve la voce degli operatori culturali di tutte le realtà, che spesso tacciono convinti di tutelare con il silenzio il loro orto.
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#46 Sardus Fontana 2010-05-05 14:28
Fior di studiosi e ricercatori, non solo Sardi, si occupano di storia militare della Sardegna e numerosi saggi sono oggi disponibili su tale importante filone di ricerca.
Tra i tanti lavori come non ricordare quelli incentrati sulla difesa costiera in età spagnola, sui militari romani presenti nell’isola in età imperiale, sui castelli medioevali e sulla lunga guerra tra gli Arborea e la Corona d’Aragona culminata con la battaglia di Sanluri del 1409, sulle tragiche giornate dell’8 settembre del 1943.
Letti i commenti precedenti, mi chiedo se tali argomenti abbiano diritto d’asilo e dignità d’insegnamento. La risposta è evidentemente affermativa.
Il fatto è che la cultura e lo studio della storia in particolare non dovrebbero conoscere pregiudizi e perniciosi steccati ideologici che mai, ripeto mai, portano a qualche cosa di buono.
Ben venga il dibattito a patto che, democraticamente, sia assicurata dignità e rispetto a qualsiasi opinione, anche a quella degli studiosi con le stellette.
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#47 Michela Murgia 2010-05-05 17:07
Signor Fontana, credo non proverò nemmeno a spiegarle la differenza che passa tra studiare la storia e procacciarsi consenso tra i bambini giocando a quanto è bella la caserma aperta, distinzione che a volerla vedere salta all'occhio.
L'insistenza nel voler confondere la storia (che peraltro non è fatta solo di guerre) con la diffusione della cultura bellica come un valore è una squisita prova di malafede che non mi sollecita argomenti migliori del silenzio.
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#48 Daniele Addis 2010-05-05 20:35
Signor Fontana, ma io la storia delle basi e dei poligoni militari la voglio studiare, così come la storia delle fortezze spagnole in Sardegna etc...
E voglio che il più presto possibile le servitù militari facciano la fine di quelle fortezze spagnole, così poi mi studio meglio tutto quello che hanno combinato. Ci sta?
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#49 Bomboi Adriano 2010-05-06 22:17
Al di là dei giudizi negativi e positivi sulla 'kermesse' sui quali non ho proprio voglia di esprimermi (perché in Sardegna c'è di peggio), ho notato che l'esponente di IRS Omar Onnis - il quale fa parte di un movimento che asserisce di non criticare gli altri - ha criticato ancora una volta il PSD'AZ. Ed io non sono contrario acché si critichi qualcuno, perché l'assenza di critiche è il sintomo della vita di un regime...ma credo che la cosa stoni parecchio con la presunta ideologia di IRS...Adesso amici lanciate pure le pietre...:-)
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#50 Michela Murgia 2010-05-07 10:15
Bomboi, sei davvero uno spettacolo. Il fatto che iRS scelga di non polemizzare con altri soggetti politici non significa che i suoi aderenti non possano polemizzare su quel che gli pare e piace. Ci mancherebbe pure che Omar, o io, o chiunque altro non dovesse esprimere giudizi di merito sulle scelte politiche di chicchessia, adesso.
La giunta di Macomer che ha finanziato e dettato la linea di questa fiera fa capo al Psd'az; chi si dovrebbe dunque criticare per le sue scelte, il gatto?
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