Domenica 25 Maggio 2008 17:34
Non faccio mai reporting dei miei spostamenti, anche perché capita ogni tanto che in mezzo alle esperienze meravigliose che il mio lavoro mi offre ce ne siano alcune dimenticabili, che non sempre dipendono dalla buona volontà di chi le ha organizzate. Invece oggi faccio uno strappo, e ringrazio il centinaio di persone che venerdì sono venute a sentirmi a Sassari, perché - diciamola tutta – con un sole assassino e una città assediata di cantieri bisognava essere fortemente motivati per non preferirmi Alghero e il suo anticipo di estate.
Sassari è una città in corso d’opera, andarci adesso è fare visita a qualcuno mentre gli stanno facendo un’operazione alla milza. Ovunque lavori di scavo, sventramenti nel tufo, scoperte archeologiche fuori tempo massimo, muratori sudati, passerelle precarie e nonne incazzate come caimani che spingono i passeggini tra le buche augurando al sindaco una vita lunga e piena di sofferenze. In questo contesto già abbastanza difficile io insieme a Rita e Ornella arrivo sul palco a fare l’evento pomeridiano del Festival Abbabula, un puzzle di letture legate dal filo rosso della femminilità, costruite intorno a un manichino nudo che durante il reading andava vestito di tutto punto con reggiseno sexy, gonna tradizionale sarda e maglietta no global anti G8. Sembrava una idea buona per tener desta l’attenzione, invece qualcuno ne aveva avuta una migliore: a cinquanta metri dal nostro palco un uomo al quarto piano di un ponteggio urlava come un ossesso minacciando di buttarsi.