cultura

Ultimamente sto girando le sagre paesane per puro gusto personale. Muggine, olio, melone, lumache, pomodoro, bottarga, olive, cipolle... non c'è prodotto di madre natura che in Sardegna non senta l'impellenza di autocelebrarsi con un evento. Non che mi interessino i prodotti in sè e per sè, senza togliere nulla al fatto che certi siano veramente buoni. Trovo però molto più succulento godermi la fauna umana che anima queste cattedrali della convivialità da piazza. Di gente ce n'è sempre tanta, ma in mezzo alla folla sono facilmente distinguibili tre tipologie di sagraioli: il turista, il sardo e il sardo che accompagna un turista. Il turista è lì nel suo pieno diritto: non sa nulla del mondo che lo accoglie e cura questa sua incolpevole ignoranza assumendolo per via orale, tramite i suoi prodotti. Gira tutto e assaggia tutto, dichiarando di non aver mai mangiato nulla di più buono in vita sua. E' un tripudio di "oooh" davanti agli strumenti tipici, di "mmmh" davanti al piatto tipico, di dita puntate davanti al ballo tipico. Sciocco turista, gli sfugge l'elemento più tipico di tutti: il sardo da sagra.

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1 Jan 1970
1 Jan 1970
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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