Sardegna24 ha smesso di uscire lasciando a terra una redazione di bravi giornalisti, grafici e tecnici, una squadra di collaboratori ancora da finire di pagare, qualche debito da saldare e un senso di diffusa delusione per il fallimento di un progetto editoriale alla cui nascita molti avevano guardato con favore, invocando alternative per l'asfittico panorama dell'informazione sarda. Anche l'esistenza di questa aspettativa, non concretizzata poi dalle vendite, aggiunge domande al ragionamento sulla chiusura del quotidiano. Perché chiude dopo sette mesi un giornale di cui tutti dichiaravano di sentire il bisogno?

Chi è stato responsabile o coinvolto a vario titolo in questa avventura l'analisi la sta già facendo e progressivamente rendendo pubblica, ma è un processo che richiede un'onestà intellettuale che difficilmente troverete tra i contributi inveleniti di chi – per meschine ruggini personali - il suo coccodrillo su Sardegna24 lo aveva pronto già da mesi. Non essendo mai stata soriana, a differenza della maggior parte di questi ultimi io parto con il vantaggio di non avere Renato Soru, i soriani, gli antisoriani e il sorismo come parametro di comprensione di qualunque fenomeno culturale, economico o metereologico si verifichi nel raggio di 250 chilometri da me. Ma non pretendo neppure di essere imparziale, perché - Soru o non Soru - su quel giornale ci ho scritto con regolarità dal giorno in cui è uscito in edicola fino a quello in cui ha salutato i lettori. Ho voluto farlo non solo perché godevo della libertà che dovrebbe essere ovunque il minimo sindacale per chiunque, ma soprattutto per la gioia rara di partecipare alla creazione di un quotidiano nato con l'ambizione di fare qualche differenza nel consolidato bipolarismo giornalistico dell'isola.

Differenza è una parola importante, che sottintende l'esistenza di un progetto editoriale che segua parametri nuovi rispetto all'esistente; credo di poter affermare che da questo punto di vista Sardegna24 un giornale diverso lo è stato davvero. Migliore o peggiore sono giudizi che attengono alla sfera del gusto. Di sicuro non era maggioritario, e questo non perché la maggioranza scegliesse e abbia continuato a scegliere altri strumenti di informazione, ma più semplicemente perché sin dall'inizio non gli sono state garantite le condizioni economiche indispensabili per raggiungere tutti. A dispetto delle leggende metropolitane sui favolosi capitali di partenza, Sardegna24 è infatti partito con l'handicap di un investimento limitato che ha escluso sin da subito la possibilità di coprire tradizionalmente i fatti dell'intero territorio di distribuzione, e questo nonostante nella maggior parte dei paesi sardi l'unico modo di fruire delle notizie sia spesso ancora quello convenzionale. Questo è un errore dell'editore, nessuno può negarlo.

Giomaria Bellu, che pure di giornali ne capisce più di me e del suo editore, con questo vulnus ha comunque accettato di fare i conti sin da subito, e anche se più di una volta Sardegna24 sotto la sua direzione è riuscito nel miracolo di arrivare per primo su alcuni ambiti d'inchiesta poco battuti dagli altri, è stato sostanzialmente un quotidiano di opinione. Non è un difetto, anzi io ero contenta, perché la mia generazione le notizie di carta vecchie di 24 ore non le compra più da anni. A me non serve un giornale che mi dica quello che non so – lo trovo già gratis su internet - ma che dica quello che io non so dire, forse perché non l'ho capito, perché mi è sfuggito e forse perché non so mettere insieme i puntini del linguaggio spesso autoreferenziale del giornalismo tradizionale.

La caratteristica principale dell'impostazione di Sardegna24 era quindi molto orientata all'opinione e alla rilettura dei fatti attraverso la molteplicità delle voci a confronto. Il direttore ha fatto la scelta controcorrente di dedicare la spazio principale del quotidiano a qualcosa che sugli altri giornali è affidata, quando va bene, alle pagine culturali o all'editoriale esterno. Una modalità nuova, quindi, ma col peccato originale di appoggiarsi in tutto e per tutto a uno strumento vecchio. Se proprio di carta doveva essere - ed è difficile immaginare il contrario quando uno degli editori formali è proprio uno stampatore di quotidiani - solo l'esistenza di una robusta sinergia tra web e media territoriali avrebbe permesso a Sardegna24 di colmare il divario tra la domanda dei lettori e l'assenza di una forte rete di corrispondenti sul territorio. Solo l'apertura a una community di lettori interagenti avrebbe garantito alle opinioni di arrivare in modalità orizzontale, salvando la sfida intellettuale di Giomaria Bellu dal rischio di essere percepita come didattica. Ma anche per fare questo ci vogliono gli investimenti e una prospettiva imprenditoriale seria, che negli editori di questo giornale è evidentemente mancata.

Infatti internet e i social network in questo progetto hanno avuto un peso nullo e questo è stato un altro fondamentale errore strategico. Lo dico anche per chi ha voluto vedere una responsabilità del fallimento del giornale nell'ipertrofica presenza degli editorialisti: forse non tutti sanno che i blog personali di politica e attualità in Sardegna fanno numeri da capogiro a prescindere alla qualità dell'analisi che offrono, con una mole di contatti giornalieri che in alcuni casi (il mio non è l'unico) supera di parecchio il punto di equilibrio del bilancio che sarebbe bastato a Sardegna24. Quel target esiste eccome, ma non è più raggiungibile con i giornali di carta, o comunque non solo con quelli.

Cosa vuoi che succeda quando un editore vuole che qualcuno gli faccia un giornale tradizionale senza dargli la fiducia economica sufficiente per coprire tutto il territorio, e allo stesso tempo non gli dà neanche le risorse per aprirsi una prospettiva verso quei lettori che i giornali di carta non li comprano più? Succede che i giornali chiudono, di chiunque siano. Insieme alla sua redazione Giomaria Bellu ci ha provato coraggiosamente mettendoci anche del suo, ma le condizioni non erano superabili con la sola determinazione e il risultato è che ora quella voce è spenta e siamo tutti più muti.
Chi vorrà provarci in futuro saprà cosa non fare e, nel caso, anche di chi non fidarsi.

Commenti  

 
#1 Tonia 2012-01-31 15:40
Grazie. Ero stufa delle lezioncine astiose dei maestrini in certi blog e de s'attitidu degli arci delusi. Come sempre qui capisco meglio.
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#2 Barbara 2012-01-31 19:15
Mi dispiace che abbia chiuso era davvero un alternativa interessante nel panorama del giornalismo isolano, non c'era più solo lo strapotere informativo dei soliti noti quotidiani dell'isola.Quando potevo permettermelo economicamente l'ho acquistato,è da laureanda in Storia Contemporanea mi sarebbe piaciuto presentare il mio CV, o perché no fare un tirocinio. Credo non sia più fattibile.
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#3 nome.cognome 2012-01-31 19:53
". A me non serve un giornale che mi dica quello che non so – lo trovo già gratis su internet - ma che dica quello che io non so dire, forse perché non l'ho capito, perché mi è sfuggito e forse perché ...."

infatti !
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#4 Pissenti Concu 2012-01-31 22:26
Non si può fare un giornale con l'80% di editoriali e il 20% di notizie, potevano farsi un blog...
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#5 bruno lai 2012-02-01 00:06
Non voglio stare a sentenziare, dico solo che da un punto di vista democratico, quello che fa la differenza tra repubblica e dittatura, se pur dell'informazione, è proprio la disponibilità di alternative vedute. Volente o nolente, per vizio o virtù, la Sardegna è divenuta un po meno democratica. E' questa la mia analisi, alla quale lego il dispiacere per persone che più che un lavoro, mi pare di capire abbiano al momento perso un sogno. Certo, ci si deve pur rialzare, e sarà fatto anche quello. Non mi piace l'idea che il paragone si faccia sul gratis della rete, una cosa loffia mera a mio avviso. Purtroppo, la gratutità, che poi spesso non è poi cosi tale, visto che si vive di accessi e quindi anche del tempo di chi legge; comporta un arma a doppio taglio. Questa è più una constatazione che una critica. Diciamo solo che tirando le somme, un sito informativo con un tot di accessi, forse avrebbe permesso ad alcuni di vivere almeno di pubblicità. Scusate, ma allora, fatevi davvero un Blog e poi, se tira, trasformatelo in testata gionalistica: servirete i sardi nel mondo, con costi di esercio ben più modesti... o no?
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#6 Sauron 2012-02-01 09:06
Complimenti per il commentario: tutti editori col culo degli altri!
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#7 bruno lai 2012-02-01 11:45
O Sauron, guarda che quello che hai scritto da ragione agli altri: stai inconsciamente ammettendo che l'editore ha sviluppato il pregetto su base deretanica. Siamo un popolo di ciacciarroni, lo siamo sempre stati. Io ci ho letto profondo dispiacere da parte di quasi tutti. Poi ci sono un paio di interventi, incluso il tuo, che la buttano unicamente sul fatto economico. Non solo, gli altri hanno espresso le loro valide opinioni e punti di vista "sul pezzo", tu sei "oltre il pezzo", stai giudicando il pensiero altrui. Perchè non ci delizi o sevizi con invece il tuo veritiero punto di vista. Non credi che sarebbe meglio aiutare gli ignavi a capire dove sbagliano, invece di pestar loro le mani a manu prena? Persino i cani hanno una seconda possibilità, ma non certi uomini. Sarò polemico, ma il tuo contributo è astioso, quanto incapace di far luce sul tuo punto di vista, che per me vale quanto quello altrui. Non siamo a caccia di verità, ma come si fa in una comunità, se pur virtuale "nello spazio", è in ogni caso "reale" nel contenuto. Se quindi, ci posti una tua visione dei fatti bene, diversamente, ciò che vedo sopra, lo scarterò al pari di un giudizio... e di giudizio non si nutre essere alcuno. Amen!
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#8 Alfonso 2012-02-01 11:47
Tutti editori con il culo degli altri? Semmai tutti editori con i loro soldi e tutti a lamentarsi! Non dimentichiamo e non omettiamo che il direttore ha sottoscritto un contratto per oltre 200mila euri annui, oltre vari benefit come attico in centro, domestica, auto ecc. ecc. Tante polemiche per poi fare come i tanto criticati casta-politici. Dispiace anche a me che il quotidiano S24 sia chiuso ma, cerchiamo di ripartire le colpe fra chi esattamente le ha, chi può farlo? solo chi conosce tutto ciò che realmente è successo per cui, non parlate a vanvera dall'esterno, ok , ognuno ha le sue opinioni ma le sentenze lasciatele emettere a chi verrà chiamato a farlo. Kiss
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#9 Pissenti Concu 2012-02-01 14:54
Questo è un periodo in cui i maggiori quotidiani nazionali sono in grave calo di vendite perché ormai si limitano a commentare i lanci di agenzia, sempre gli stessi per tutti. I giornali locali non subiscono questa crisi perché riescono ancora a fare un po' di informazione sul territorio. Questi volevano fare un giornale di opinioni quando la gente ha fame di notizie, per di più a livello locale. Ci sono già due quotidiani in Sardegna che, oltre alle notizie, ti dicono quello che vuoi sentirti dire o "quello che non so dire". Certo che dispiace la chiusura di un quotidiano, perciò l'augurio è che serva loro da lezione per la prossima volta
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#10 Enrico Piras 2012-02-20 02:42
La mia su Sardegna24 e libertà d'informazione:

inlibertade.blogspot.com/.../...

Grazie

ENRICO PIRAS
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#11 bruno lai 2012-02-28 19:57
Citazione bruno lai:
Se quindi, ci posti una tua visione dei fatti bene, diversamente, ciò che vedo sopra, lo scarterò al pari di un giudizio... e di giudizio non si nutre essere alcuno. Amen!
... ceeee, ma zaccadeddu potevo essere quel giorno? ^^ uahahah... mi rido da solo.... comunque, sta nascendo una nuova OPPORTUNITA' (asibiri.com). Ricordo a tutti che, per chi come Me, vorrebbe vedere un pochino di informazione in più, e anche seria critica... si può zaccare come me, offrendo un contributo (anche economico). La cultura, soprattutto quella della libertà, ha un prezzo: si chiama democrazia, ma anche identità. Siccome ci tengo a non diventare un'isola SUPERMARKET, laddove tutti vengono a sperimentare qualsivoglia pazzia sociale: dai missili (a base di non so cosa) alle metodiche di (rincoglionimento da beauty-kend al centro commerciale) ... mi son permesso di ammazzare l'idiota che è in me, in ragione di un senso di civiltà un po più sensata. Detto papale, papale: mani al portafoglio, cuore alla speranza e cervello alla concretezza di un'altra bella iniziativa. Se continua così, il PIANO di RINASCITA ce lo facciamo da soli, in casa, a mano, e senza politicanti aggiunti. E' questa la nostra cultura: pasta fresca e fatta in casa. Molliamo il resto ai vari sardi immaginari di turno... Ugo e ancora prima Renatino, per me hanno un comune denominatore: NON HANNO MANTENUTO la promessa... Niente di persolame con loro, ma se fanno un passo indietro e si rimettono a fare quello che facevano prima, lo apprezzerei molto di più!
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#12 Maurizio 2012-05-10 00:41
Il problema mi pare tutto economico e di mercato. La Sardegna e' un mercato piccolo e dal punto di vista informativo regionale gia' ampiamento coperto da Unione e Nuova. Quello che manca rispetto alle altre regioni e' l'edizione regionale di un quotidiano nazionale come capita nel resto d'Italia dove non sono costretti a comprarsi 2 quotidiani o ad avere infomazioni nazionali / internazionali monche come capita da noi.
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