Renato Soru in una rara posa rilassata(scritto per Diario, in edicola fino al 15 di marzo. Contiene qualche riflessione sul voto politico in Sardegna, poco interessante per chi sardo non è)

Renato Soru è un uomo concreto. È lui il primo a sapere perfettamente che mai come stavolta le elezioni in Sardegna avranno il sapore di una questione di principio; le manovre in vista del 13 aprile per i sardi non sono che prove tecniche per il 2009, quando si tireranno le somme di cosa abbia significato per l’isola la stagione politica con Mister Tiscali solo al comando. Una legislatura la sua di cui si può dire tutto, tranne che non abbia lasciato segni, attraverso scelte e metodi spesso anomali rispetto ai movimenti imbolsiti della politica sarda. Anomalo, irrituale, atipico, insolito e quindi sostanzialmente imprevedibile: questi sono gli aggettivi più usati per l’imprenditore attorno al quale nel 2004 tutte le anime della sinistra e molte delle forze democratiche e autonomiste si sono strette, attribuendogli il compito quasi messianico di far uscire l’isola dalle secche di clientelismi decennali. Se non fosse stato anomalo, Soru non avrebbe vinto. Eppure è stata proprio la sua estraneità ai meccanismi della politica ad esserglisi rivoltata contro: quelli che lo avevano eletto perché non era come gli altri, si sono resi conto solo dopo che diverso Soru lo sarebbe stato in tutti i sensi, perché la sua idea di amministrazione si sarebbe rivelata molto più vicina al decisionismo di un azionista di maggioranza che alla pazienza di un mediatore rotto a tutte le concertazioni.

Agli occhi dei baroni della politica esautorati dalle loro onnipotenze, “l’uomo del cambiamento” ha fatto in fretta a mutarsi in despota per divenire uno che rifiuta confronti e mediazioni, e mortifica la democrazia agendo come un autocrate. Sulle vignette del quotidiano regionale politicamente avversario lo dipingono come un Napoleone, ma non sono pochi i delusi anche tra i soriani della prima ora: nei partiti della maggioranza c’è già chi chiede la sua testa per restare nella coalizione. “O noi, o lui” è l’ultimatum dei socialisti, che non sosterranno una nuova candidatura del governatore; e che facciano sul serio si è capito quando hanno cercato di far mancare la maggioranza in votazioni chiave su cui era stata posta la fiducia: se Soru è ancora presidente della regione Sardegna è solo grazie ai voti segreti giuntigli insperati da una destra disorganizzata, molto poco desiderosa di tornare in anticipo alle urne.

A distanza di quattro anni dunque il fronte riformatore che ha portato Soru al potere si presenta conflittuale, indebolito e con la prospettiva, ricalcando specularmene il copione nazionale, di andare alle elezioni diviso. La casa del PD del resto non è così accogliente come la si vorrebbe far apparire: Walter Veltroni ha imposto restrizioni drastiche agli spazi da concedere ai movimenti di ispirazione locale in Sicilia e in Sardegna, costringendo di fatto le forze autonomiste sarde, che insieme alla sinistra arcobaleno, all’area cattolica e a quella sindacale avevano contribuito in modo determinante alla vittoria del centrosinistra nel 2004, a scegliere tra l’annichilire le proprie istanze nella “casa di tutti” o correre in proprio. Solo a Roma si può supporre con poca lungimiranza che quelli siano voti di cui si può fare a meno: quelle forze hanno già vinto a modo loro, scomodando alle urne sei mesi fa quasi 160mila sardi per farli votare contro la riforma della legge statutaria che Soru avrebbe fortemente voluto. Forse un candidato mediatore potrebbe ricompattare queste anime dalla lunga storia nel centrosinistra per evitare che si costituiscano in un terzo polo, ma difficilmente questo nome può essere di nuovo quello di Soru, che resta un’arma a doppio taglio per il PD.

natura morta al billionaireAl di là della apparentemente rudimentale comunicativa che è comunque parte del fascino del personaggio, il carisma personale del governatore uscente deve fare i conti con due veri e propri macigni che hanno segnato il suo percorso di governo in questi quattro anni: il conflitto di interessi e la questione morale. Quest’ultima è seriamente messa in campo dalla sfilza sin troppo nutrita di fronti giudiziari aperti, nei principali dei quali il governatore sta clamorosamente perdendo: la Corte dei Conti cassa il bilancio regionale perché contiene dei falsi ispirati a criteri finanziariamente troppo creativi, la Corte Costituzionale regala momenti di gaudio al popolo del Billionaire bocciando la tassa sul lusso e il piano regolatore regionale, la commissione di inchiesta sull’appalto milionario alla Saatchi&Saatchi dichiara la gara viziata, e il blocco dei lavori sull’area archeologica di Tuvixeddu viene definito dal TAR addirittura frutto di uno “sviamento di potere”: troppi i conflitti giudiziari, troppe le sentenze a carico che forse potevano essere evitate, e tutte vertono significativamente sui punti chiave della politica soriana. Lui tuona “sono sentenze politiche”, ma in Sardegna non sono in molti a crederlo, anche se è innegabile che le conseguenze politiche a queste sconfitte legali ci sono e ci saranno. La questione del conflitto di interessi è più defilata, ma non meno pesante. Nel novembre del 2007 l’assemblea di redazione del secondo quotidiano sardo La Nuova Sardegna emetteva un comunicato in cui manifestava “preoccupazione per i risvolti che l’accordo societario Soru-De Benedetti potrebbe avere sulla trasparenza, l’obiettività e l’imparzialità dell’informazione del giornale e nel rapporto di correttezza con i lettori”. La nota, passata in sordina sui quotidiani nazionali, si riferiva al fatto che la Management&Capitali presieduta da Carlo de Benedetti, al cui gruppo editoriale fa capo anche la testata giornalistica sarda, aveva annunciato appena quattro giorni prima di aver investito 60 milioni di euro in un prestito obbligazionario a Tiscali. Nello stesso anno quattro progetti per impianti fotovoltaici della società Soluxia saltavano a piè pari le secche della Valutazione di Impatto Ambientale, venendo approvati in tempi record per beneficiare dei contributi di 25 milioni di euro concessi dalla finanziaria regionale a chi volesse realizzare impianti energetici a pannelli solari. Invece i successivi 14 progetti presentati, di natura identica ai primi quattro, vengono bocciati perché “non soddisfano gli indirizzi richiesti” dalla Regione. Solo che gli indirizzi richiesti sono stati fissati con delibera datata tre giorni dopo la presentazione dell’ultimo dei 14 progetti scartati. La società Soluxia che costruirà i quattro impianti fotovoltaici approvati e finanziati dalla Regione Sardegna nel 2007 è amministrata da Rodolfo De Benedetti, figlio di Carlo. Soru ribadisce “Non sono come Berlusconi”, ma i molti mondi in cui lui è re si sfiorano di continuo, ed è difficile credere che in mancanza di regole certe i loro confini non si confondano davvero mai.

Politicamente il nome di Soru sembra quindi in caduta libera, tanto che all’interno del PD il testa a testa per la leadership alle primarie è stato ampiamente vinto da Antonello Cabras, storico e autorevole nome dalla lunga militanza politica, già segretario regionale del partito socialista negli anni 80, che ha fatto pagare caramente all’imprenditore di Tiscali l’errore tattico di candidarsi alla testa del partito mentre era ancora presidente della regione. Eppure Cabras, classe 1949 e curriculum da politico di razza, era stato il principale sponsor di Renato Soru al momento in cui prese la decisione di candidarsi a governatore dell’isola. Il fatto che i militanti dei partiti tradizionali, richiamati ai gazebo dai signori delle tessere, abbiano preferito nettamente il suo nome a quello di Soru, oltre ad essere un dato estremamente significativo di come sono cambiati certi umori del popolo di sinistra intorno al governatore in carica, avrà un peso determinante al momento di stabilire le prossime candidature. Infatti gli eletti uscenti sono in prevalenza della corrente di Cabras, ed è credibile che cercheranno tutti di essere riconfermati. Come questo si concili con candidature di uomini vicini a Soru e con l’indicazione nazionale di mettere in lista anche le donne è tutto da vedere, considerato che la Sardegna al momento non ha nel suo panorama politico nessuna Anna Finocchiaro dotata di una qualche autorevolezza. Tuttavia la contrapposizione intestina tra il governatore e l’attuale segretario del PD sardo Cabras è molto più sfumata di quanto non sembri: non è un caso se è grazie ai voti della nutrita fazione del suo avversario interno che la giunta attuale sta ancora in piedi, perciò niente di strano se alla fine matureranno candidature che oggi sembrano improbabili. È innegabile del resto che il governatore Soru goda ancora di un certo favore popolare, se non tra gli iscritti ai partiti sicuramente in quella larga fascia di giovani lontani dalla politica attiva, affascinati proprio da quella determinazione all’azione che i politici storici non riescono a perdonargli, perché confina troppo da vicino con l’insofferenza verso i meccanismi di confronto – per Soru faticosi e dispersivi - che sono alla base dei processi democratici.

Mauro Pili decisamente ritoccato, qui non si era ancora del tutto imbolsitoÈ con questo quadro tutt’altro che netto che il lato destro del potere sardo dovrà confrontarsi, avendo dalla sua una situazione interna decisamente meno complessa, con poche o nessuna novità: in assenza di un vero leader forte emerge prevalentemente la tendenza a riconfermare quasi tutti gli uscenti. Il futuro non è Mauro Pili, che appena quattro anni fa sembrava incarnare il giusto contraltare all’uomo nuovo Soru, e oggi invece raccoglie i pezzi della sua popolarità politica dopo la discutibile posizione assunta nella querelle dell’accoglienza dei rifiuti campani, della quale l’immagine più incisiva nella mente della gente resta proprio l’assurdo assalto squadrista alla casa di Soru. L’alternativa potrebbe essere il sindaco di Olbia Nizzi, che dovrebbe però infrangere la tradizionale diffidenza dell’area cagliaritana a votare un sardo del nord; ha sicuramente maggiori chance il forzista Giorgio La Spisa, assessore all’industria nell’ultima legislatura di centrodestra, ma nessuno di loro ha l’autorevolezza per contrapporsi a Cabras, meno che mai a Soru.

Il vero ostacolo del centro sinistra non sarà quindi un nome da battere dall’altra parte, quanto le proprie fratture interne e l’assenza di una vera linea politica in merito a quella che è la crisi più significativa della Sardegna, quella del reddito, che l’amministrazione soriana non ha mai nemmeno cominciato ad affrontare veramente. In questo scenario dove è difficile prevedere qualunque risultato, intercettare i problemi reali dei sardi resta la sola strada percorribile, purchè si abbia il coraggio di ammettere che c’è stata una visione strabica su quelle che erano e restano le esigenze effettive: sono state orientate enormi risorse nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, ma l’ultimo rapporto di Confindustria evidenzia che non c’è stato alcun ritorno significativo sul PIL sardo: arrivare alla fine del mese per i sardi resta un’impresa che dipende per il 65% ancora dai trasferimenti dello Stato, soprattutto sotto forma di pensioni. L’agenda reale sono i contadini e i pastori strozzati dalle banche, quelle trecento mila persone stimate dall’Istat sotto la soglia minima di povertà, un ricorso alla cassa integrazione mai stato così massiccio e il flusso emigratorio  costante che spopola indifferentemente l’interno e le coste, rendendo l’isola un paradiso per vecchi. Al di là degli odii politici che Soru sa catalizzare su di sè in pari misura agli amori ciechi, la reazione violenta e del tutto anomala scattata in molta gente all’arrivo delle prime navi cariche di rifiuti è un segnale d’allarme che non è possibile ignorare: anche la Sardegna ha pressanti emergenze che nessuno sta affrontando, e non esiste alcun altrove dove i sardi possano andare a scaricarle.

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circa 20 minuti fa @valeriafioranti @concitadeg Sono foto bellissime! Complimenti! (ci sono pochi scatti di Gifuni, però... che era un gran bel vedere!)
circa 4 ore fa @xelenaledda Auguri, sa sposa!
circa 8 ore fa E domani me ne vado a Napoli dalla Parrella e dalla sua Galassia! 18,30, Chiostro maiolicato dei Girolomini, con Rossella Milone.
circa 9 ore fa @ElenaTwitta Capretta rossa trionferà.
circa 9 ore fa @ElenaTwitta Il mio editor quello con i capelli scuri e la barbetta rossa? O quello con i capelli rossi e senza barba, in quanto femmina?
circa 9 ore fa Breve stralcio da Presente (Einaudi): Alemanno giustiziere mascherato e le trame scomposte di Renato Soru. http://t.co/NlXm6ccu
circa 10 ore fa Gisella, la donna che ha dato ai matti una casa vera. http://t.co/e34wOG93
circa 18 ore fa @SfigataMente @CarmenI2 ehm... declino ogni responsabilità per amicizie infrante o cose analoghe.
circa 19 ore fa @GiuseppeTaras Nel cinema lo chiamano "cammeo", volendo variare. ;) In ogni caso, truffa secondo me è molto più adatto.
circa 19 ore fa @GiuseppeTaras Quando succede in letteratura lo chiamano "omaggio". Se proprio proprio, "citazione".
circa 19 ore fa Come ti uso Cala Goloritzè dentro a un manifesto croceristico, anche se non c'entra niente. http://t.co/o8OTOYb6
circa 19 ore fa http://t.co/A0lf0CCj E' stato bello parlare di "Presente" - il nostro diario a 8 mani - con Giorgio Vasta su BooksWeb. @Casellabooksweb
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