Mentre i media si scannano su quanto sia cafone Paolo Villaggio a dire che i sardi si inchiappettano le pecore, politici e industriali (im)prenditori continuano imperterriti a inchiappettarsi i sardi. La notizia è che neanche stavolta è arrivato "l'amico Putin" di turno promesso da Berlusconi nella scorsa campagna elettorale e quindi chiude definitivame anche l'Alcoa, licenziando 501 dipendenti più l'indotto. Avrei voluto scriverle io le parole che seguono, ma mi ha preceduto lo scrittore Gianluca Floris sul suo blog. Quando avete finito di discutere di Paolo Villaggio e di quanto sia cafone, magari dateci un'occhiata: alcuni dei politici sardi di cui parla (e i portaborse che ne hanno preso il posto) sono ancora seduti in consiglio regionale.
Chiude l'Alcoa e penso a quel rompicoglioni di Cicito Masala.E così l’Alcoa chiude anche in Sardegna.
Le colpe sono di tutti coloro che per i loro interessi di bottega hanno fatto credere che fosse realmente possibile un polo industriale in Sardegna, isola in mezzo al Mediterraneo. I responsabili sono certamente i padroni delle ferriere, che non hanno avuto nessuno scrupolo a violentare la nostra terra, sottraendo chilometri quadrati di ambiente naturale che sarebbe stata una nostra vera ricchezza per il futuro.
Hanno violentato la nostra cultura costringendo i nostri conterranei a abbandonare la cura della nostra terra, la cura oculata del bestiame per diventare per alcuni anni tute blu col casco giallo da illudere e poi da abbandonare a un destino di miseria.
Ancora oggi le nostre coste sono violentate ogni giorno da raffinerie e impianti industriali, le nostre coste e il nostro ecosistema minacciato quotidianamente dal trasporto di petrolio velenoso.
Chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio aveva sempre pensato che l’idea di mettere uno stabilimento a Ottana con una pipeline di chilometri fino al porto industriale di Oristano era una follia, l’idea di sacrificare la magnifica spiaggia rosa di Sarroch per metterci una raffineria (UNA RAFFINERIA!!!!!), di violentare la zona umida di Macchiareddu con altri insediamenti erano idee criminali, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista della giustificazione economica.
Quanto ci avrebbe fruttato curare il nostro territorio, ampliare la coltivazione e l’allevamento ecosostenibile e la piccola ospitalità familiare? Quanto saremmo più ricchi adesso? Quanto ci sarebbe costato MOLTO di meno in aiuti pubblici?
Sono contento di aver letto all’età giusta i lavori di Cicito Masala e in questo momento di grande scoramento e disperazione dei licenziati mi rimangono davanti agli occhi le pagine del “Dio Petrolio”. Un rompicoglioni lo era sempre stato, Cicito, perché era un poeta. E, come tutti i poeti, era stato capace di vedere arrivare il futuro prima di tutti. Cicito sapeva leggere il suo presente come nessuno sapeva fare in Sardegna ai suoi tempi. Non lo ascoltò nessuno, allora, la Cassandra di Arasolé. Non i padroni, e questo è normale. Non i politici, e questo è più grave visto quanto in nome dell’industrializzazione della Sardegna ci hanno speculato da ogni parte politica. Non l’hanno ascoltato nemmeno i sindacati, che il biscotto l’hanno inzuppato oltre ogni decenza.
Sono tutti dei quacquaracquà, mi avrebbe detto Cicito a taccuino chiuso come già mi disse tantissimi anni fa.
Solidarietà ai licenziati dell’Alcoa.
Gianluca Floris
).Mi trovo in accordo con molte cose espresse da Omar, Rita e Michela. Io a differenza d'altri, mi sono indiganto delle idiozie del Villaggio e ritengo che ci sia di che dire. Sarebbe un errore grossolano far passare quelle parole, perchè sta proprio li il nucleo del discorso: se il primo che arriva, si mette a offendere la dignità delle persone, perchè tanto sa che siamo Sardi, e perchè qualcuno gli ha inculcato quella filosofia; bene, allora in quel non INDIGNARSI c'è la risposta a tutto! Il primo stupro è quello della parola "tanto per sondare il terreno"... un po alla ex governo di mister B. Cosa facevano? Portavano idiozie alla luce del sole, se poi la gente si indignava, c'era sempre la carta del (sono stato frainteso) se non si indignava, allora si andava avanti.
Bruno, (ti dò del tu, se non è un problema) consentimi di farti notare che quasi consideri la chimica verde un ''cancro dolce'', salvo poi richiedere più attenzione per un [Andrea] Rossi.... va benissimo del tu Luca. Grazie per il link, soprattutto nella parte in cui si mette in evidenza un certo passato a dir poco grigio. In ogni caso, ho messo a confronto le due cose per arrivare a dire che questa chimica verde è una cosa che mi infastidisce. Non dico però la chimica, bensì l'approccio con cui si pubblicizza questa "strana" verdità, che ripeto, potrebbe rivelarsi peggio della chimica tradizionale. Faccio un esempio: si parla del trattamento di biomasse. Traduco: capita che devi piantare colture, sottraendole all'alimentazione umana e animale... così finiremo per pagare molto di più gli alimenti, come accaduto in sud Amercia. Morirà forse della gente di fame: ma tanto lo faranno lontano da noi "almeno le nostre coscienze non vedranno ciò, e noi continueremo a vivere beati e felici". Ammesso che si mettano a coltivare tutto in Sardegna, quel bio-fuel che genereremo, sarà un bio da "di natura biologica" oppure, sarà un Bio "tanto per dire". Come si concimano i terreni per far nascere le cose? Spero non si usino pesticidi e concimi chimici... se così fosse, oltre alle aree vicino a PortoTorres, avremo contaminato ettari ed ettari di terreni... la domanda è: ma per cosa? Per vendere benzina verde in Liguria, Lombardia? Ma ce la facciamo come POPOLO a capire che è ora di guardare oltre il DIO di turno, che ci insemina del suo finto amore? Qualcuno dice che i sardi sono pochi e mal uniti. I sardi "non sono affatto pochi"! ... 1800 mila consumatori non sono pochi... però siamo restii a fare TEAM, laddove gli altri lo fanno. A cosa serve quella chimica? Solo a tenere i posti a Portotorres. Ora, se potessimo trovare soluzioni alternative, sarebbe meglio. Quella alternativa, si chiama bonifica... e mo ci si è aggiunt anche l'Alcoa... anche li è da bonificare tutto... ci vorrano tanti soldi e tanti anni e si potrebbero reimpiegare gli stessi dipendenti. Isomma, se fossimo più popolo e meno, individualismo, ne potremmo venir fuori con molta solidarietà, ma è evidente che ci vorrà tanto tempo ancora. I soldi sono importanti, la il senso di ricchezza e/o povertà glielo diamo noi. Su Rossi and co., ci sono già impianti in funzione. Ancora c'è di che stare attenti: ma dimmi, non trovi assurdo che si spendano soldi in caccia bombardieri, senza nemmeno volgere lo sguardo a un qualcosa che potrebbe cambiare le sorti del mondo? Se per puro caso funzionasse, cosa accadrebbe? Siamo in Italia, te lo dico io: da noi verrebbe tassato. Ecco allora che mi auguro funzioni, perchè, in tal modo, tutta la "cacca" che sta attorno al petrolio, verrebbe debellata. Le guerre, anche quella recente in Libia, non era per le persone, come quella "fallimentare" in Iraq, era tutta fuffa... ora si rompone anche le palle agli iraniani... ma per cosa? Democrazia? Ma quando mai! Dominio... quello che certi "burrichi" vogliono sulle persone. Ti massacro, ti umilio, ti riduco al livello di larva... ecco, ora sei ricattabile, abbassi la guardi e passa tutto quello che vogliamo. Ovviamente io sto semplificando molto, però il mio punto di vista di verde, oggi si chiama: BASTA con le cose super veloci... la lattuga a 300 all'ora, fa fico, ma è sempre lattuga e in più inquina. L'economia del grande è un fallimento, ma non per chi la fa, ma per chi la subisce: in sardegna siamo ancora affogati dalla trilogia del forestiero=grande=investimento. Il mondo è cambiato, ha virato a 180° e noi siamo ancora fermi sulle nostre convinzioni. Dobbiamo imparare ad aprirci di più e a farci rispettare e dovremmo avere l'umiltà di dire, che abbiamo molti da imparare, soprattutto nella gestione dell'organizzazione delle cose.
18.05.2012 18:30 -
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