Mentre i media si scannano su quanto sia cafone Paolo Villaggio a dire che i sardi si inchiappettano le pecore, politici e industriali (im)prenditori continuano imperterriti a inchiappettarsi i sardi. La notizia è che neanche stavolta è arrivato "l'amico Putin" di turno promesso da Berlusconi nella scorsa campagna elettorale e quindi chiude definitivame anche l'Alcoa, licenziando 501 dipendenti più l'indotto. Avrei voluto scriverle io le parole che seguono, ma mi ha preceduto lo scrittore Gianluca Floris sul suo blog. Quando avete finito di discutere di Paolo Villaggio e di quanto sia cafone, magari dateci un'occhiata: alcuni dei politici sardi di cui parla (e i portaborse che ne hanno preso il posto) sono ancora seduti in consiglio regionale.


 

Chiude l'Alcoa e penso a quel rompicoglioni di Cicito Masala.

E così l’Alcoa chiude anche in Sardegna.
Le colpe sono di tutti coloro che per i loro interessi di bottega hanno fatto credere che fosse realmente possibile un polo industriale in Sardegna, isola in mezzo al Mediterraneo. I responsabili sono certamente i padroni delle ferriere, che non hanno avuto nessuno scrupolo a violentare la nostra terra, sottraendo chilometri quadrati di ambiente naturale che sarebbe stata una nostra vera ricchezza per il futuro.
Hanno violentato la nostra cultura costringendo i nostri conterranei a abbandonare la cura della nostra terra, la cura oculata del bestiame per diventare per alcuni anni tute blu col casco giallo da illudere e poi da abbandonare a un destino di miseria.
Ancora oggi le nostre coste sono violentate ogni giorno da raffinerie e impianti industriali, le nostre coste e il nostro ecosistema minacciato quotidianamente dal trasporto di petrolio velenoso.
Chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio aveva sempre pensato che l’idea di mettere uno stabilimento a Ottana con una pipeline di chilometri fino al porto industriale di Oristano era una follia, l’idea di sacrificare la magnifica spiaggia rosa di Sarroch per metterci una raffineria (UNA RAFFINERIA!!!!!), di violentare la zona umida di Macchiareddu con altri insediamenti erano idee criminali, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista della giustificazione economica.
Quanto ci avrebbe fruttato curare il nostro territorio, ampliare la coltivazione e l’allevamento ecosostenibile e la piccola ospitalità familiare? Quanto saremmo più ricchi adesso? Quanto ci sarebbe costato MOLTO di meno in aiuti pubblici?
Sono contento di aver letto all’età giusta i lavori di Cicito Masala e in questo momento di grande scoramento e disperazione dei licenziati mi rimangono davanti agli occhi le pagine del “Dio Petrolio”. Un rompicoglioni lo era sempre stato, Cicito, perché era un poeta. E, come tutti i poeti, era stato capace di vedere arrivare il futuro prima di tutti. Cicito sapeva leggere il suo presente come nessuno sapeva fare in Sardegna ai suoi tempi. Non lo ascoltò nessuno, allora, la Cassandra di Arasolé. Non i padroni, e questo è normale. Non i politici, e questo è più grave visto quanto in nome dell’industrializzazione della Sardegna ci hanno speculato da ogni parte politica. Non l’hanno ascoltato nemmeno i sindacati, che il biscotto l’hanno inzuppato oltre ogni decenza.
Sono tutti dei quacquaracquà, mi avrebbe detto Cicito a taccuino chiuso come già mi disse tantissimi anni fa.
Solidarietà ai licenziati dell’Alcoa.

Gianluca Floris

Commenti  

 
#1 GiuSci 2012-01-11 09:11
Il mio migliore amico è nato in Sardegna, ma i suoi genitori sono scappati per la disperazione quando era piccolo. La Sardegna non è solo abbandonata, è boicottata.
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#2 vittorio 2012-01-11 09:12
Il problema è proprio l’illusorietà di quel benessere da raggiungere ad ogni costo.
Ci hanno costretto ad abbandonare le campagne per dare le nostre braccia all’industria:
un lavoro meno faticoso, più redditizio e duraturo.
A Genova l’italsider è durata circa 50 anni, ha distrutto una città. Si, ha dato lavoro a tante famiglie, come il cancro ad altrettante e adesso?
Da troppo tempo è in corso un processo di autodistruzione che sembra inarrestabile e non credo che ci possa essere una società in grado di ribaltare questo destino.
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#3 Andrea 2012-01-11 09:30
Credo anch'io che il problema sia proprio questo: che cos'è lo sviluppo? Cosa è veramente benessere? dietro il significato di queste parole si nascondono tutti i fallimenti industriali già prevedibili 50 anni fa.
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#4 antonio bachis 2012-01-11 09:32
Oh. Meno male che pensavo di essere scemo o diversamente sardo anche io.
L'industria di questo tipo in Sardegna è stato un maldestro gioco di prestigio in cui tutti, dalle istituzioni ai sindacati hanno sempre finto di non vedere il trucco.
Sarà brutto sentirselo dire, ma io credo che l'ALCOA non abbia i numeri per riaprire, se non dietro aiuti di stato che oltre a essere illegali sono anche inefficienti: si dà 100 a una impresa perché mantenga aperta una industria e dia in stipendi 60 o magari meno come ricaduta locale. Tanto varrebbe investire i 100 o 60 sul territorio, possibilmente non in carrozzoni o baggianate.
Se avessimo una classe politica seria, questa ora non dovrebbe chiedere ai vertici ALCOA. Dovrebbero dire "ok, ve ne andate? Perfetto, ma prima rimettete tutto a posto e lo lasciate come lo avete trovato. E poi a si biri". La bonifica porterebbe (incidentalmente) anche un certo numero di posti di lavoro per qualche anno, ma quello deve essere visto solo come un positivo effetto collaterale, e non come l'obiettivo della richiesta.
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#5 Omar Onnis 2012-01-11 10:45
Le normative europee impngono i costi della bonifica a chi ha "sporcato". In surroga deve intervenire lo stato.

La bonifica e la riconversione di bacini industriali sono un grande affare se gestito bene e portano lavoro e notevoli miglioramenti nella qualità della vita degli abitanti (come dimostra l'esperienza di Essen, Bacino della Rhur, Germania; o di Pittsburgh, USA, sede di quella multinazionale... com'è che si chiama? ah sì, ALCOA :o ).

Ma il discorso di Gianluca Floris è quello giusto. Quella è la lettura che dobbiamo dare, senza dimenticare le reali ragioni (culturali, sociali e politiche, non certo economiche) che stanno alla base dell'indusrializzazione insensata della Sardegna (si veda relazione di maggioranza della Commissione Medici, 1972). Far finta che tutto quel che è stato non si potesse comodamente prevedere prima è una menzogna. Basti leggersi l'articolo di M. Le Lannou uscito su Le Monde il 30 agosto 1966 (sì, 1966!) e intitolato "La grande fabbrica in Sardegna" (c'è in appendice nell'edizione sarda di Pastori e contadini di Sardegna).

Insomma, ora tocca uscirne. Oltre a richiamare l'ALCOA ai suoi obblighi di legge, bisogna inevitabilmente chiamare in causa politica e sindacati nostrani, complici ingiustificabili di questo scempio.
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#6 Is Marraconis fibaus 2012-01-11 11:58
......Ma sbaglio o anche il nostro caro onorevole Amato, recentemente ha preso i sardi come esempio di immoralità e degrado sociale in una conferenza pubblica internazionale? ....ci manca solo che i turisti (...quindi turismo, soprattutto quello nelle zone interne della sardegna, quindi potenziale fonte reddito alternativo per i sardi) che verranno in Sardegna d'ora in avanti inizino a portarsi nelle tasche amuleti vari, aglio, croci benedette, collanine di plastica.....
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#7 Rita Cannas 2012-01-11 13:23
premetto che di sviluppo sostenibile me ne occupo da tempo non sospetto, e che anzi sono stata a lungo guardata con sospetto da amministratori e ricercatori per la mia competenza, non ben identificata. Aggiungo che di piccola dimensione me ne sono interessata dalla laurea studiando il caso delle donne oristanesi che hanno dato vita all'agriturismo e che non ho mai smesso.

Detto questo, poiché mi occupo pure di turismo internazionale, vorrei smontare quest'idea di "Sardegna uguale Agriturismo Mulino Bianco" secondo la quale potremmo vivere come re da piccola ricettività, agricoltura e pastorizia.

Intanto, mi spiace riportarvi alla realtà e dovervi dire con brutalità che il nostro sardocentrismo funziona solo qui, e non fuori. Ci sono tantissime destinazioni turistiche altrettanto belle che offrono ambienti, ospitalità prodotti unici e che competono nel mercato turistico non senza difficoltà. Quindi, non basta che attrezziamo l'offerta per avere la domanda. Questa semplificazione è al pari di quella degli anni '50 secondo la quale sviluppo era uguale industria pesante. Inoltre, il turismo non è un bene primario e in caso di recessione dell'economia ne risente per forza. Quindi abbiamo bisogno di diversificazione economica.

Inoltre, vi invito a riflettere sul fatto che il turismo produce impatti distruttivi sull'ambiente naturale quanto sociale e non è un toccasana in assoluto per nessuno. Se noi dovessimo vivere prevalentemente di "piccolo turismo", i numeri dei turisti dovrebbe essere almeno decuplicati, dovremmo avere aeroporti internazionali molto più ampi, porti ancora più grandi, dovremmo avere molte più infrastrutture che impatterebbero sulla nostra isola, e conseguentemente molto più inquinamento. I turisti non stanno concentrati nel Paolo Villaggio Valtur di turno, ma si muovono, usano e consumano infrastrutture, servizi e territorio.

Non è questa la strada per noi. Ragioniamo di produzioni industriali per il futuro, orientate al "green", come va di moda dire; ragioniamo di pastorizia e agricoltura orientate all'innovazione col supporto di agenti di sviluppo competenti; ragioniamo di piccolo turismo nelle stagioni spalla, oltre a quello di punta balneare, fatto necessariamente di piccoli introiti ma di reti fra imprenditori.
Ragioniamo di una nuova classe dirigente, competente, preparata che metta al primo posto il bene comune e non il proprio interesse clientelare.
Ragioniamo di sardi che smettono di guardare la pietruzza (ieri il web era pieno di sardi indignati per Villaggio e nessuno aveva visto la trasmissione prima di commentarla, quindi nemmeno ascoltato Chiara Saraceno, Lilli Pruna su questioni serie) e si concentrano sulla trave che non è così distante dal loro sottocoda
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#8 Stirner 2012-01-11 13:28
Michela son d'accordo sull'errata scelta industriale di Ottana e Sarroch,sopratutto per l'inquinamento ma la frase:"Quanto ci avrebbe fruttato curare il nostro territorio, ampliare la coltivazione e l’allevamento ecosostenibile e la piccola ospitalità familiare? Quanto saremmo più ricchi adesso?" la ritengo sbagliata. L' alternativa all'industria non son le festicciole tipo cortes apertas. Non è quella folle idea del centrosin nuorese sul pastoralismo.Per creare sviluppo bisogna sostenere:fotovoltaico,solare, biocarburanti e biomasse,chiaramente non in mano a pochi giganti. Le lotte per il NO(no galsi,no eolico,no centrali a biomasse,no biodiesel etc) porterà solo povertà.Per me la risposta a quella domanda è:non saremo più ricchi perchè il turismo delle piccole cose porta solo pochi soldi e poco sviluppo cioè disoccupazione e fame
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#9 Mariane 2012-01-11 14:08
Il problema di fondo di questo tema sono le infrastrutture e i trasporti. Non si può creare ne turismo, ne un sistema industriale ecosostenibile senza strade, ferrovie e infrastrutture degne di questo nome. Tuttavia all'interno del sistema italiano la Sardegna è strategicamente insignificante, in quanto isola e in quanto lontana dal cuore economico e industriale (che in Italia è la Pianura Padana). Per questo all'interno dell'italia uno sviluppo reale della nostra isola non verrà mai preso in considerazione se non addirittura osteggiato (la politica fiscale e dei trasporti ne sono un esempio). Le cose cambierebbero se la Sardegna si staccasse dal sistema italiano e cominciasse a ragionare in maniera Indipendente, per se stessa. Solo allora sarebbe possibile discutere di sviluppo, di politiche energetiche, di turismo e anche di quale tipo di industria favorire. Eolico, metano, energia solare vanno bene, ma se imposti da fuori per interessi di lobbies straniere diventano una nuova petrolchimica, se non anche peggio. La creazione di un'Agenzia delle Entrate Sarda, prevista dallo Statuto regionale, con la possibilità di riscossione e riutilizzo delle tasse in loco, darebbe la possibilità al Governo Regionale di attuare una nuova politica di sviluppo indipendente con al centro la Sardegna e i Sardi già da ora.
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#10 augusto secchi 2012-01-11 14:19
Grazie a Gianluca Floris, e a te, per aver ricordato Francesco Masala che ha cercato di scrivere un'altra, inascoltata, Storia. Una Storia, come diceva lui, scritta da vinti non convinti. Spero che qualcuno abbia il coraggio civile di ripubblicare quel saggio e altri saggi che oggi, come ieri, sono finiti nel dimenticatoio. E che ci mancano.
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#11 Omar Onnis 2012-01-11 14:20
Mai esistita la fame, in Sardegna. Sfatiamo questo mito tossico. A parte i famigerati anni della fame 1812 (guerre napoleoniche in corso e corte Savoia a Cagliari da sfamare) e 1943 (aspe', cos'è che succedeva in quel periodo?). Lasciamo perdere la fame e contentiamoci di non essere tra chi l'ha sofferta e la soffre davvero.

Sull'illusione circa il turismo come "prima industria" della Sardegna concordo totalmente con Rita Cannas. Ed è vero che non si può campare (solo) di autoproduzione e di piccolo turismo. Ma è certo che il settore turistico in Sardegna, pur contribuendo a circa il 9% del PIL, è davvero mel congegnato e sicuramente perfettibile. Così come lo è l'intera filiera agroalimentare. E non si può escludere dal novero dei settori su cui puntare la ricerca, sia in campo agricolo e zootecnico, sia ambientale, sia tecnologico e informatico. E qui il discorso traslerebbe sulla questione dell'università, e poi delle entrate tributarie e si farebbe lungo.

La complessità deve essere gestita, non rimossa, e i processi di convergenza in corso offrono tanto una possibile chiave di lettura sul nostro possibile futuro prossimo, quanto un obiettivo da coltivare. ma manca totalmente la politica, dalle nostre parti. A meno che per politica non si intenda il periodico ricorso alle suppliche verso l'Italia (variamente impersonata e/o immaginata) o il papa.

Rimane il fatto che sostenere la mancanza di alternativa all'industria pesante (e magari alle servitù militari) sia miope e a certi livelli criminale. Oggi qualcuno pretende che la Provincia di Sassari chiuda un occhio e magari due sulle emissioni inquinanti del salvatore della patria di turno per proteggere 48 buste paga, che l'azienda interessata minaccia di non erogare più se si prosegue con la pretesa che rispetti i vincoli ambientali. Continuiamo così, facciamoci del male (cit.).
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#12 Andrea 2012-01-11 14:24
Mi trovo d'accordo con quanto scritto in precedenza: da troppi - soprattutto dagli amministratori locali - il turismo viene visto come la panacea per tutti i mali (economici e sociali) che affliggono la sardegna. In realtà turismo non significa necessariamente sviluppo e, anzi, nella gran parte delle sue forme porta più disagi alla popolazione che benefici. Mi permetto solo di aggiungere che turismo non significa necessarimente nemmeno occupazione: il settore turistico genera sicuramente posti di lavoro ma di bassa qualità, precari e che hanno pochi riflessi sullo sviluppo di una comunità. Il risultati di questa ideologia sono sotto gli occhi di molti: una marea di seconde case chiuse 11 mesi all'anno, ragazzi che lavorano sfruttati 3/4 mesi all'anno senza nessuna crescita personale e sempre più giovani costretti ad emigrare. Meglio ripartire dalla ruralità e dalle applicazioni che le nuove tecnologie possono offrirle per migliorarne le produzioni e la qualità.
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#13 Brabudu 2012-01-11 14:49
Non bisogna dimenticare neanche Aquilino Cannas, anch'egli grande poeta di Cagliari che negli stessi anni denunciava ferocemente la svendita della Sardegna. L'unico suo torto è stato quello di aver scritto non nella lingua dei colonizzatori, ma nella sua lingua, quella dei colonizzati, il sardo.
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#14 Luca Carta 2012-01-11 14:59
Viva i rompicoglioni.

Ad avercene di più.
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#15 giorgio 2012-01-11 15:27
non capisco il nesso di sequenzialita tra la vicenda alcoa e villaggio. nello stesso giorno ci si puo occupare di entrambe le cose
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#16 Michela Murgia 2012-01-11 18:38
Credo si possa dire che nè Gianluca Floris scrivendo questo pezzo né io condividendolo intendevamo fare una disamina dettagliata della situazione economica sarda e dei suoi assets di sviluppo passati, presenti e futuri. Neppure mi posso riconoscere nel quadro bucolico di quella che sogna un'Arcadia che vive solo di formaggio e bed and breakfast. Ma tra questo ritratto favolistico e le ciminiere della Saras c'è un'infinità di scelte combinate che possibili lo erano già negli anni '60. E che però - l'evidenza sfugge solo a Pietrino Soddu e ai suoi sodali della Rinascita - non sono state fatte.
Non ho problemi a dire che voglio che gli impianti inquinanti chiudano e siano bonificati subito: l'industria pesante è stata calata in Sardegna dall'alto e in un contesto impreparato culturalmente, strutturalmente ed economicamente ad accoglierla; una classe dirigente oculata e meno ideologica avrebbe capito che era un processo eterodireto destinato ad esaurirsi non appena fosse finito il flusso di incentivi pubblici alla sua esistenza forzata. Anche per questo non è più accettabile tenere in scacco i voti di un paese per 50 posti di lavoro in un'industria chimica, né quelli di una regione per 500 buste paga da metalmeccanico. Chi compie o orienta scelte politiche oggi deve ripensare profondamente il modello di sviluppo, senza cercare di tappare la toppa con una pezza peggiore. L'agricoltura, che è un davvero un asset strutturale e che invece è stata abbandonata a sè stessa dalle miopi scelte politiche della classe dirigente sarda, è un'alternativa che non è mai stata più moderna di ora. Lo sviluppo dell'energia verde (non della "chimica verde", che è invece l'ennesima presa per il culo in cui qualcuno sta di nuovo cascando) è una strada che fino a ora è stata lasciata solo ai corsari privati e alle P3 esterne e interne. Il valore potenziale del turismo è ancora calcolato a metri cubi. Sullo sviluppo di tecnologie ad alta specializzazione e a basso impatto (saperi e produzioni) non si è investito niente, nonostante sia l'unica industria compatibile con una vocazione turistica e agricola.
Questo fa un paese moderno oggi. Noi non lo stiamo facendo solo perché qualcuno in consiglio regionale ritiene ancora vantaggioso per la stabilità della sua poltrona il fare promesse da marinaio sui posti di lavoro nella chimica morente. La colpa dei sardi è che queste promesse muovono ancora abbastanza voti da rendere impossibile un'alternativa.
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#17 giorgiopan 2012-01-12 11:14
eh sì, però quando uscì "Padre Padrone" al quale Villaggio faceva evidentemente riferimento, furono in molti a dire "mai più", per idolatrare il dio petrolio. E non venitemi a dire che Fantozzi non ci aveva ampiamente avvisato.....
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#18 enrico gregori 2012-01-12 13:59
ECO S0A QBXB ALCOA:PROPOSTA UNICA SARDEGNA A ROMA,RITIRARE LICENZIAMENTI
CAPPELLACCI, PRODUZIONE STRATEGICA CON O SENZA AZIENDA USA (ANSA) - CAGLIARI, 12
GEN - Il ritiro immediato della procedura di mobilità per i 501 lavoratori di Alcoa a Portovesme ed il
mantenimento della produzione di alluminio in Sardegna, con o senza l'azienda statunitense. Sono questi i
due punti che unitariamente, sono stati discussi nell'incontro fra Regione, sindacati e rappresentanti di
Confindustria nel vertice convocato a Cagliari a cui hanno preso parte anche alcuni responsabili della
multinazionale. Sono i due capisaldi che la delegazione sarda porterà domani al tavolo del Ministero dello
sviluppo economico nel confronto convocato per le 11. In contemporanea i lavoratori effettueranno uno
sciopero di quattro ore, dalle 10 alle 14.
Per il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, l'impianto del Sulcis «ha una valenza strategica per
l'intero territorio italiano e per la Sardegna, nell'ambito della filiera di produzione dell'alluminio per la
quale occorre affrontare i nodi strutturali. Per noi non fa differenza se l'azienda risiede a Pittsburg o in
altre parti del mondo, per ora saremo il più possibile propositivi e crediamo di avere di fronte una
multinazionale seria». La Fiom del Sulcis, con Franco Bardi, chiede una «disponibilità del Governo al
mantenimento in esercizio degli impianti con o senza Alcoa. L'azienda ha pareccghi nervi scoperti e se ci
dovesse essere il disimpegno ci aspettiamo che il Governo presenti il conto non solo sui 300 mln per gli
aiuti di stato, ma anche su altro».
«Chiediamo il rispetto degli accordi siglati nel 2010 - ha detto il segretario regionale Cisl, Giovanni
Matta - l'azienda continua ad ascoltare e i rappresentanti oggi al tavolo hanno il solo mandato di
proseguire sull'annuncio fatto dai vertici e che prevede la chiusura entro la prima metà del 2012».
Mentre per Daniela Piras (Uilm) «la protesta attuata finora dai lavoratori è quella di garantire che lo
stabilimento rimanga in funzione nella massima sicurezza, Alcoa però deve fare un passo indietro
revocando i licenziamenti per rispettare l'accordo del 2010».
(ANSA).
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#19 bruno lai 2012-01-12 14:26
Mi trovo in accordo con molte cose espresse da Omar, Rita e Michela. Io a differenza d'altri, mi sono indiganto delle idiozie del Villaggio e ritengo che ci sia di che dire. Sarebbe un errore grossolano far passare quelle parole, perchè sta proprio li il nucleo del discorso: se il primo che arriva, si mette a offendere la dignità delle persone, perchè tanto sa che siamo Sardi, e perchè qualcuno gli ha inculcato quella filosofia; bene, allora in quel non INDIGNARSI c'è la risposta a tutto! Il primo stupro è quello della parola "tanto per sondare il terreno"... un po alla ex governo di mister B. Cosa facevano? Portavano idiozie alla luce del sole, se poi la gente si indignava, c'era sempre la carta del (sono stato frainteso) se non si indignava, allora si andava avanti. La Sardegna non reagendo alla follia, forse anche provocatrice di quell'uomo, non fa altro che dimostrare il suo ancestrale, millenario senso di inferiorità. Ma ci vogliamo porre la domanda del perchè subiamo questo senso di inferiorità? Se Villaggio avesse detto una idiozia tipo che i Milanesi son tutti gay e cocainomani, sarebbe successo un casino. Io mi picco su sto punto della non reazione, perchè ritengo che il problema, in Sardegna, come in Italia, non sia l'industria, ma la GENTE! Se noi tutti, continuiamo a delegare il nostro cervello alle aziende e/o al politico PAPPONE di turno e quando dico pappone, non intendo uno che mangia molto, ma parlo proprio di padre e padrone delle prostitute e dei prostituti di turno (che poi sono quelle/i che lo votano in cambio di un favore) non se ne esce fuori. Ma può ancora la gente cascare nelle trappole? del politicante di turno, che poi aggiusterà tutto lui? No, non esiste! Prima di ribellarci agli altri, ribelliamoci contro noi stessi! Contro la logica del posto statale, contro gli sprechi, contro chi se fa una promessa, la deve mantenere. Una promessa elettorale, deve restare tale. Le bonifiche vanno fatte eccome, ma con una società preferibilmente che dia ricaduta in loco. Con i metodi più veloci e meno costosi, con tempi certi: prima ci liberiamo dei veleni, meglio è! Energia: se va via Alcoa, avremmo un surplus energetico? boooo... di certo abbiamo costi in bolletta assurdi. 1000% in accordo con MIchela: la chimica verde è come la pedofilia lieve... una porcata, una presa in giro! Cosa vuol dire chimica verde? Cancro dolce? Siamo alla follia più totale e questo per qualche centinaio di posti di lavoro che ammazzeranno un bel po di persone. Il problema è che se vogliamo lo sviluppo, ci insegnano che gli impianti devono essere enormi. La porcata più grande è stata quando la Regione "DROMMIUSU" invece che assegnare parchi eolici e fotovoltaici a pera, non è intervenuta per far si che vi fosse una pala per comune, coi soldi della collettività. Noi stessi dovremmo essere azionisti del nostro futuro e se facciamo venire chiunque, che sia un comico o un'impresa e svendiamo la nostra dignità per zero, poi è normale che finiremo così. Evviva il GASLI? ma per carità di dio... massacreranno l'isola e saremo ancora una volta servitù di passaggio. c'è un ricercatore italiano, tale ROSSI, che ha inventato l'e-cat... che uno, dico un ministro italiano che abbia detto: dobbiamo capire se è vero... che sta dimostrando per ora, che NON abbiamo bisogno di fotovoltaioco, solare, e petrolio... stanno sorgendo impianti un po in ogni dove, ma i nostri ministri volevano imporci la follia nucleare... poi, si son ravveduti e son passati a caccia e radar... vorrei che i Sardi, alle prossime elezioni, soprattutto regionali FACESSERO PIAZZA PULITA di chi sta in politica da più di 5 anni! Svegliatevi e svegliamoci, perchè stiamo mandando indietro oltre 1 miliardo di fondi comunitari perchè non c'è gente in REGIONE a sufficienza per divulgare tali opportunita e renderle alla portata di tutti! Abbiamo la vertenza entrate: siamo a perdere tempo anche li... e la gente muore di fame per via degli incapaci "ammusconati" dietro alla parola politica. Mi fermo che son stato bulimico!
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#20 mark 2012-01-12 20:18
bravo Floris.
eppure in Sardegna ci sono già le tracce da seguire per uno sviluppo compatibile con l'ambiente: il turismo ben gestito e soprattutto delle piccole strutture ben inserite nell'ambiente, le coltivazioni di pomodori in cooperativa del sud della Sardegna, l'itticoltura, le centrali eoliche e solari ben inserite nell'ambiente e in misura non esagerata, l'artigianato da valorizzare, gli splendidi vini, i formaggi,...ma che volete di più siete già un'isola ricchissima di semi pronti a far crescere piante di benessere diffuso, non ricchezza sfacciata e concentrata. potete farcela.
quelli del continente come me che amano la Sardegna e quando vengono la rispettano e cercano di favorire le attività compatibili con l'ambiente, sono con voi Sardi.un abbraccio forte.
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#21 Giacomo 2012-01-13 12:05
dunque, non con il resto dell'intervento, ma con questo particolare passaggio dell'intervento di Bruno Lai mi trovo d'accordo anch'io

Citazione bruno lai:
Mi trovo in accordo con molte cose espresse da Omar, Rita e Michela. Io a differenza d'altri, mi sono indiganto delle idiozie del Villaggio e ritengo che ci sia di che dire. Sarebbe un errore grossolano far passare quelle parole, perchè sta proprio li il nucleo del discorso: se il primo che arriva, si mette a offendere la dignità delle persone, perchè tanto sa che siamo Sardi, e perchè qualcuno gli ha inculcato quella filosofia; bene, allora in quel non INDIGNARSI c'è la risposta a tutto! Il primo stupro è quello della parola "tanto per sondare il terreno"... un po alla ex governo di mister B. Cosa facevano? Portavano idiozie alla luce del sole, se poi la gente si indignava, c'era sempre la carta del (sono stato frainteso) se non si indignava, allora si andava avanti.


per il resto mi piace molto quello che ha specificato Michela nel suo intervento alla discussione
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#22 Luca Carta 2012-01-13 15:23
Bruno, (ti dò del tu, se non è un problema) consentimi di farti notare che quasi consideri la chimica verde un ''cancro dolce'', salvo poi richiedere più attenzione per un [Andrea] Rossi.
Be', ti devo ringraziare perché secondo me il tuo intervento coglie un aspetto essenziale: l'importanza di nutrire, di diffondere la memoria storica, servendosi di qualunque media.
A questo proposito, segui questo video www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=23074 dal minuto 8 e 27, oppure leggi qui: it.wikipedia.org/wiki/Petroldragon Poi dimmi: ti fideresti di uno così?

Perché vedi, a me pare che il leitmotiv di tutta questa discussione sia: basta farsi prendere in giro. Cominciamo col trasformare la nostra indignazione in Impegno concreto per cambiare in meglio le cose, mettendoci la faccia.
Per condurre delle inchieste, per alzarsi durante un incontro e fare domande scomode non occorrono patentini né tantomeno attendere che lo faccia per noi qualche ''reggimicrofono'' (come accaduto alla conferenza della Sargas). Vedrai che allora non ci saranno Carboni, Clivati, Moratti che tengano.

Basta armarsi di una sana intransigenza, basta volerlo. Per il resto mi piace la tua carica. Positiva.
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#23 bruno lai 2012-01-16 00:14
Citazione Luca Carta:
Bruno, (ti dò del tu, se non è un problema) consentimi di farti notare che quasi consideri la chimica verde un ''cancro dolce'', salvo poi richiedere più attenzione per un [Andrea] Rossi.
... va benissimo del tu Luca. Grazie per il link, soprattutto nella parte in cui si mette in evidenza un certo passato a dir poco grigio. In ogni caso, ho messo a confronto le due cose per arrivare a dire che questa chimica verde è una cosa che mi infastidisce. Non dico però la chimica, bensì l'approccio con cui si pubblicizza questa "strana" verdità, che ripeto, potrebbe rivelarsi peggio della chimica tradizionale. Faccio un esempio: si parla del trattamento di biomasse. Traduco: capita che devi piantare colture, sottraendole all'alimentazione umana e animale... così finiremo per pagare molto di più gli alimenti, come accaduto in sud Amercia. Morirà forse della gente di fame: ma tanto lo faranno lontano da noi "almeno le nostre coscienze non vedranno ciò, e noi continueremo a vivere beati e felici". Ammesso che si mettano a coltivare tutto in Sardegna, quel bio-fuel che genereremo, sarà un bio da "di natura biologica" oppure, sarà un Bio "tanto per dire". Come si concimano i terreni per far nascere le cose? Spero non si usino pesticidi e concimi chimici... se così fosse, oltre alle aree vicino a PortoTorres, avremo contaminato ettari ed ettari di terreni... la domanda è: ma per cosa? Per vendere benzina verde in Liguria, Lombardia? Ma ce la facciamo come POPOLO a capire che è ora di guardare oltre il DIO di turno, che ci insemina del suo finto amore? Qualcuno dice che i sardi sono pochi e mal uniti. I sardi "non sono affatto pochi"! ... 1800 mila consumatori non sono pochi... però siamo restii a fare TEAM, laddove gli altri lo fanno. A cosa serve quella chimica? Solo a tenere i posti a Portotorres. Ora, se potessimo trovare soluzioni alternative, sarebbe meglio. Quella alternativa, si chiama bonifica... e mo ci si è aggiunt anche l'Alcoa... anche li è da bonificare tutto... ci vorrano tanti soldi e tanti anni e si potrebbero reimpiegare gli stessi dipendenti. Isomma, se fossimo più popolo e meno, individualismo, ne potremmo venir fuori con molta solidarietà, ma è evidente che ci vorrà tanto tempo ancora. I soldi sono importanti, la il senso di ricchezza e/o povertà glielo diamo noi. Su Rossi and co., ci sono già impianti in funzione. Ancora c'è di che stare attenti: ma dimmi, non trovi assurdo che si spendano soldi in caccia bombardieri, senza nemmeno volgere lo sguardo a un qualcosa che potrebbe cambiare le sorti del mondo? Se per puro caso funzionasse, cosa accadrebbe? Siamo in Italia, te lo dico io: da noi verrebbe tassato. Ecco allora che mi auguro funzioni, perchè, in tal modo, tutta la "cacca" che sta attorno al petrolio, verrebbe debellata. Le guerre, anche quella recente in Libia, non era per le persone, come quella "fallimentare" in Iraq, era tutta fuffa... ora si rompone anche le palle agli iraniani... ma per cosa? Democrazia? Ma quando mai! Dominio... quello che certi "burrichi" vogliono sulle persone. Ti massacro, ti umilio, ti riduco al livello di larva... ecco, ora sei ricattabile, abbassi la guardi e passa tutto quello che vogliamo. Ovviamente io sto semplificando molto, però il mio punto di vista di verde, oggi si chiama: BASTA con le cose super veloci... la lattuga a 300 all'ora, fa fico, ma è sempre lattuga e in più inquina. L'economia del grande è un fallimento, ma non per chi la fa, ma per chi la subisce: in sardegna siamo ancora affogati dalla trilogia del forestiero=grande=investimento. Il mondo è cambiato, ha virato a 180° e noi siamo ancora fermi sulle nostre convinzioni. Dobbiamo imparare ad aprirci di più e a farci rispettare e dovremmo avere l'umiltà di dire, che abbiamo molti da imparare, soprattutto nella gestione dell'organizzazione delle cose.
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#24 Noemi 2012-01-19 14:27
E ora ci dicono che per salvare la Sardegna dobbiamo assecondarne la "naturale vocazione turistica".
Non impariamo mai
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