Martedì 23 Marzo 2010 18:27
Bruno Murgia sul suo blog risponde alle mie domande riguardo alla questione sollevata nel post it Equipolymers/Clivati. Segue immediatamente la mia.
Salvare il salvabile (una risposta a Michela Murgia)
Come ho spiegato tante volte, io vedo il futuro economico della Sardegna – quello che chiamiamo ambiziosamente lo Sviluppo – in maniera molto diversa dalla realtà che abbiamo davanti, ma proprio perchè abbiamo a che fare con la realtà, ho fatto mio il motto “salviamo il salvabile” e cerchiamo di voltare pagina.
Soprattutto in riferimento allo stato dell’industria in Sardegna. La crisi ha definitivamente dato una mazzata a molti progetti sbagliati. Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti miracoli e delusioni profonde. Nel frattempo l’Isola ha conosciuto una seconda, drammatica ondata di emigrazione causa lavoro (o meglio: disoccupazione), che ha impoverito tutti. Il lato maledettamente ironico è che molti giovani impiegati nel petrolchimico sono emigrati nei poli continentali, attirati da una falsa stabilità che non si è mai concretizzata. Al loro ritorno hanno trovato un deserto.
Per questo non capisco lo stupore dell’amica Michela Murgia che non sa spiegarsi il fatto che io mi sia impegnato per mandare avanti un accordo che letteralmente salvasse il salvabile, al di là delle storie personali coinvolte nella vicenda. Io ho un’idea ben chiara della Sardegna di domani: vedo l’unico sviluppo, l’unico progresso derivare da un connubio tra turismo, ecosostenibilità, alta tecnologia, ricerca universitaria, energie rinnovabili e artigianato di qualità. Non mi piace l’industria pesante e penso che la chimica abbia prodotto sufficienti danni ambientali ed economici (in termini di falso sviluppo e strade sbagliate, difficili da percorrere all’inverso) per poter essere definitivamente archiviata, ma fatte salve tutte queste eccezioni abbiamo l’obbligo, da politici, di trovare soluzioni e salvare posti di lavoro, anche se siamo costretti a ripiegare, a fare le cose in fretta, a smentire parzialmente la nostra visione futura.
La storia delle grandi imprese che vengono da fuori e piazzano impianti in Sardegna la conosciamo tutti: è difficile trovare qualcuno che non abbia ricevuto pesanti finanziamenti e proprio per questo dico che la politica deve farsi interprete del rendiconto. Io ti ho dato tanto, tu devi restituire. Le altre questioni, conosciute o meno, fanno parte del contorno. Il primo piatto riguarda sempre la sorte di tanti posti di lavoro.
Caro Bruno, ti ringrazio per questa risposta, e capisco anche che il criterio che hai seguito in questa operazione è stato quello dell’urgenza.
Ma in fondo non è sempre quello dell’urgenza, il criterio?
Non è vero che c’è sempre una piazza, un padre di famiglia, venti minatori sotto terra, un’isola di cassintegrati con cui scendere a patti?
Ci sarà sempre una urgenza -occupazionale, economica, elettorale – che costringerà a scegliere tra il cerotto e la cura. Fino a quando continuerete a scegliere il cerotto, il malato non guarirà mai, resterà debole e bisognoso, e forse a qualcuno è proprio così che piace, perché passare per l’uomo della provvidenza poi alla fine è anche bello, appaga. Ma certe ferite perché risanino occorre avere il coraggio di inciderle, o dovremmo solo attendere la prossima fase di infezione acuta per tornare a dire che si salverà il salvabile.
Giustamente tu dici che: “Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti miracoli e delusioni profonde”. Questa però mi pare esattamente una di queste, quindi a maggior ragione ho il dovere di chiederti perché la sostieni, la legittimi e addirittura la porti sulle pagine dei giornali come la vittoria dell’anno… è una vittoria di Pirro, e infatti qui affermi che si è salvato il salvabile. A prezzo di cosa sarei curiosa di saperlo.
Finché nessuno farà la scelta politica di dire: “signori, non è questa la strada, adesso si cambia direzione”, il salvabile continuerà ad essere l’alibi buono per ogni stagione, soprattutto per quella elettorale.
Ti abbraccio
Michela
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