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Bruno Murgia sul suo blog risponde alle mie domande riguardo alla questione sollevata nel post it Equipolymers/Clivati. Segue immediatamente la mia.

Salvare il salvabile (una risposta a Michela Murgia)


Come ho spiegato tante volte, io vedo il futuro economico della Sardegna – quello che chiamiamo ambiziosamente lo Sviluppo – in maniera molto diversa dalla realtà che abbiamo davanti, ma proprio perchè abbiamo a che fare con la realtà, ho fatto mio il motto “salviamo il salvabile” e cerchiamo di voltare pagina.
Soprattutto in riferimento allo stato dell’industria in Sardegna. La crisi ha definitivamente dato una mazzata a molti progetti sbagliati. Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti miracoli e delusioni profonde. Nel frattempo l’Isola ha conosciuto una seconda, drammatica ondata di emigrazione causa lavoro (o meglio: disoccupazione), che ha impoverito tutti. Il lato maledettamente ironico è che molti giovani impiegati nel petrolchimico sono emigrati nei poli continentali, attirati da una falsa stabilità che non si è mai concretizzata. Al loro ritorno hanno trovato un deserto.
Per questo non capisco lo stupore dell’amica Michela Murgia che non sa spiegarsi il fatto che io mi sia impegnato per mandare avanti un accordo che letteralmente salvasse il salvabile, al di là delle storie personali coinvolte nella vicenda. Io ho un’idea ben chiara della Sardegna di domani: vedo l’unico sviluppo, l’unico progresso derivare da un connubio tra turismo, ecosostenibilità, alta tecnologia, ricerca universitaria, energie rinnovabili e artigianato di qualità. Non mi piace l’industria pesante e penso che la chimica abbia prodotto sufficienti danni ambientali ed economici (in termini di falso sviluppo e strade sbagliate, difficili da percorrere all’inverso) per poter essere definitivamente archiviata, ma fatte salve tutte queste eccezioni abbiamo l’obbligo, da politici, di trovare soluzioni e salvare posti di lavoro, anche se siamo costretti a ripiegare, a fare le cose in fretta, a smentire parzialmente la nostra visione futura.
La storia delle grandi imprese che vengono da fuori e piazzano impianti in Sardegna la conosciamo tutti: è difficile trovare qualcuno che non abbia ricevuto pesanti finanziamenti e proprio per questo dico che la politica deve farsi interprete del rendiconto. Io ti ho dato tanto, tu devi restituire. Le altre questioni, conosciute o meno, fanno parte del contorno. Il primo piatto riguarda sempre la sorte di tanti posti di lavoro.

Caro Bruno, ti ringrazio per questa risposta, e capisco anche che il criterio che hai seguito in questa operazione è stato quello dell’urgenza.
Ma in fondo non è sempre quello dell’urgenza, il criterio?
Non è vero che c’è sempre una piazza, un padre di famiglia, venti minatori sotto terra, un’isola di cassintegrati con cui scendere a patti?
Ci sarà sempre una urgenza -occupazionale, economica, elettorale – che costringerà a scegliere tra il cerotto e la cura. Fino a quando continuerete a scegliere il cerotto, il malato non guarirà mai, resterà debole e bisognoso, e forse a qualcuno è proprio così che piace, perché passare per l’uomo della provvidenza poi alla fine è anche bello, appaga. Ma certe ferite perché risanino occorre avere il coraggio di inciderle, o dovremmo solo attendere la prossima fase di infezione acuta per tornare a dire che si salverà il salvabile.
Giustamente tu dici che: “Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti miracoli e delusioni profonde”. Questa però mi pare esattamente una di queste, quindi a maggior ragione ho il dovere di chiederti perché la sostieni, la legittimi e addirittura la porti sulle pagine dei giornali come la vittoria dell’anno… è una vittoria di Pirro, e infatti qui affermi che si è salvato il salvabile. A prezzo di cosa sarei curiosa di saperlo.
Finché nessuno farà la scelta politica di dire: “signori, non è questa la strada, adesso si cambia direzione”, il salvabile continuerà ad essere l’alibi buono per ogni stagione, soprattutto per quella elettorale.
Ti abbraccio
Michela

Commenti  

 
#1 farris, sempre lui 2010-03-23 19:51
minchia, michela.
sei un muro, dico davvero.
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#2 iolanda 2010-03-23 20:24
Sono entrata solo oggi nel tuo blog, l'ho letto,mi è piaciuto, ti faccio, per ora, i complimenti; sono con te, forza che dobbiamo darci da fare. Iolanda
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#3 Omar Onnis 2010-03-23 21:20
Mmmh... No, non ci siamo.

Caro Bruno, la risposta l'avrai anche trovata dentro di te, ma - come diceva Quelo - è sbagliata.

Concordo con la replica Michela.

Il dovere preciso di chiunque oggi faccia politica per la Sardegna e per i sardi (posto che un deputato nel parlamento italiano possa farlo) è di perseguire una strategia radicalmente diversa da quella offertaci da Bruno Murgia e dai suoi emuli sull'Isola.

Questo mi pare di una evidenza solare. Non riconoscerlo, mi da parecchio da pensare, anche sul grado di buona fede di chi si difende dietro lo slogan 'salviamo il salvabile'.

Per fortuna c'è anche dell'altro, nel panorama politico sardo.
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#4 Dorian 2010-03-23 21:43
Oggi salviamo il salvabile (nonché la buona coscienza di chi è per X ma fa Y, perché dicendo che 'domani farà Y' consola i suoi sensi di colpa), domani ci sarà un altro salvabile da salvare. Dopodomani Murgia immagino sarà troppo vecchio per salvare più niente, avrà già dato. Fine del gioco, avanti il prossimo!
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#5 bruno murgia 2010-03-23 22:05
e comunque, mi hai fatto passare per uno che manda avanti la vecchia politica. non esattamente un bel regalo! ciao. br
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#6 Michela Murgia 2010-03-23 22:23
Bruno, mi sopravvaluti!
Chi ti segue sa benissimo che non sei un avanzo di carrozzone, io non ho di sicuro l'intenzione di farti passare per quello che non sei.
E' solo che la cosa Clivati l'ho già vista succedere; non sei abbastanza vecchio da non rischiare che ti arrivi addosso tutto insieme il conto dei piatti mangiati dagli altri. Questo sì che mi dispiacerebbe, e molto.
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#7 Daniele Addis 2010-03-23 22:54
Onorevole Murgia, Michela non l'ha fatta passare per uno che manda avanti la vecchia politica, al massimo è Lei stesso che lo ha fatto usando l'infelice espressione (che sa di vecchio, quella si) 'Salviamo il salvabile'.
Io personalmente non credo che sia uno di quelli che manda avanti la vecchia politica, ma la vecchia politica in qualche modo la usa per darsi un'aria giovane. Dispiace solo che Lei, a volte, semnbri prestarsi a questo gioco.

Saluti
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#8 bruno murgia 2010-03-23 23:09
guardi daniele, a volte le cose sono più facile di quello che sembra. un parlamentare è investito di mille cose, specie se vive nel classico (mamma mia, adesso userò un'espressione che odio) 'territorio difficile'. hai un progetto e delle idee e ci sono le emergenze, in questo caso lavoratori in crisi. li aiuti o no? cerchi di stabilire contatti con chi segue i tavoli di crisi al ministero sì o no? la questione sta tutta qui: niente di più.

ho letto i numerosi commenti tra il blog di michela e il mio e mi era parso- dopo anni a condurre battaglie in solitaria - che qualcuno mi dicesse che fossi come gli altri. e la cosa, nata dal post di una scrittrice che ammiro, mi dispiaceva.
c'è poi l'aspetto elettorale. beh, penso che questa vicenda avrà impatto zero sui voti. nel 2004, pur essendo largamente il primo della mia lista, non venni rieletto per la congiura di molti baroni dei voti. avevo provato politiche innovative e linguaggi nuovi. risultato: a casa.

mic, spero di vederti prima di gavoi... :-) br
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#9 Emanuele Porcu 2010-03-24 00:02
Grazie infinite per il link alla petizione su Furtei

Su Barralliccu
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#10 Daniele Addis 2010-03-24 01:19
Onorevole Murgia, che la cosa fosse semplice, molto semplice, c'ero arrivato anche io. Non si preoccupi, non penso che ci siano dietro chissà quali interessi, solo miopia politica, quella miopia di chi agisce costantemente in emergenza, in assenza di strategie chiare e condivise.
A me fa piacere che Lei veda 'l’unico sviluppo, l’unico progresso derivare da un connubio tra turismo, ecosostenibilità, alta tecnologia, ricerca universitaria, energie rinnovabili e artigianato di qualità', ma il suo partito? Quello che in qusto momento sta governando la Sardegna e il cui operato Lei difende? È questa la sua strategia? L'ha messa giù nero su bianco? Dove si può reperire?

Tutti i politici di PD e PDL sono pieni di buone intenzioni, poi però i loro piani vengono rovinati dal fatto che i sardi votano gli altri e glieli scombinano. Si rimbalzano la responsabilità ad ogni tornata elettorale, alzano il polverone e poi non si capisce più nulla. È una situazione che fa comodo al teatrino della politica italiana, ma sfinisce i sardi.
Nel nuorese il clientelismo è particolarmente diffuso perché è un'isola nell'isola, una zona che soffre più di altre la subordinazione allo stato italiano e il servilismo conseguente dei suoi rappresentanti al governo amico di turno. Vivono delle promesse di aiuti, nel mito dell'industrializzazione e se non si capisce che questo autonomismo è il loro peggior nemico in quanto ha grossi vantaggi in termini di voti dal tenerli in una posizione clientelare, allora la sostiutzione di una casta di sinistra con una di destra dubito possa portare grossi miglioramenti.

I ultimo i lavoratori li aiuti mettendo sul piatto nuove prospettive e progetti forti, i salvataggi servono solo a tenerli legati a un filo... e questo a molti fa comodo, molto comodo.
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#11 Omar Onnis 2010-03-24 12:19
A Bruno Murgia (di cui conosco l'onestà personale, pur non condividendone il retroterra politico) dico solo due cose, amichevolmente:

1)
Non ritieni che sia ormai chiara e lampante l'impossibilità strutturale di fare politica per la Sardegna in un partito italiano, occupando un posto nel parlamento italiano?

Se sei un deputato della repubblica italiana, hai il dovere politico e morale di lavorare per il popolo italiano. I sardi, tra i residenti nello stato italiano, rappresentano poco più del 2%. Una frazione minima, che per di più vive a centinaia di chilometri di distanza col mare di mezzo.

È realistico credere ancora che i problemi della Sardegna possano entrare nell'agenda della politica italiana? Con quale diritto e con quale grado di urgenza?
Ciò che per noi è vitale, pressante e fondamentale, per l'Italia non lo è e non può esserlo. Trattasi di banalissima constatazione, non di giudizio politico o storico.

A meno che della Sardegna e dei sardi non si abbia un'idea mortificante, come di una popolazione per sua natura 'inferiore', minus habens, bisognosa di tutela e di sostegno.
Attenzione, è esattamente l'idea di noi che i nostri stessi rappresentanti stanno spacciando nelle stanze dei Palazzi dell'Unione Europea in questi stessi giorni!

Non dovremo prenderne le distanze e cominciare a costruire il nostro destino con le nostre mani e uno sguardo almeno un po' prospettico, rivolto al futuro e al mondo?

2)
Non hai il sospetto che le tue propensioni, la tua idea circa il nostro futuro (parlo di noi sardi, tuoi connazionali) si scontrino frontalmente e inconciliabilmente con i programmi, le priorità reali e la natura stessa dello schieramento politico di cui fai parte? E non sarebbe ora di ammetterlo e darsi da fare con chi invece i tuoi proponimenti li promuove e li porta avanti?
Oppure, confessa che preferisci mettere avanti la carriera politica italiana e che della Sardegna ti occupi come puoi, in quell'ambito lì. Con i risultati però che vediamo. E che non dipendono dalla tua cattiva volontà, ma dai fattori restrittivi strutturali, di cui sopra. Con cui è necessario fare i conti.

Insomma, poche ciance e bando alle ipocrisie. La realtà difficile e ipercomplessa in cui ci troviamo chiama(paradossalmente?) a scelte chiare e trasparenti.
Personalmente, non sono più disposto a concedere attenuanti o benefici del dubbio a chi, professandosi intellettualmente e moralmente onesto, rifiuta di vedere le cose come stanno e di trarne le debite conclusioni.
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#12 Gianfranco Bitti 2010-03-24 23:25
Eccolo, il o realismo del politico sardo, del sindacalista sardo, dell'imprenditore sardo. Ci siamo fatti carico degli impianti schifosi che non voleva nessuno, e gli abbiamo dato i nostri soldi per averli. Ora abbiamo trecentrali elettriche e siamo pieni di pale eoliche che non servono a nessun sardo, nè l'una, nè gli altri. Ogni tanto qualcuno ripropone la valorizzazione del carbone del sulcis, e i nostri paesi sono pieni di PIP e zone industriali inutili e vuote. Che i Murgia e i realisti come lui, purtroppo inossidabili grazie a noi (perchè non hanno mai pause di riflessione, passano senza pegno da un assessorato a una ZIR, da una ASL a una Authority portuale o aeronautica al CDA di una banca)abbiano un'idea di realismo strettamente legata al quanto più che al come, passa in secondo piano rispetto al dovere di un politico (esiste, per quanto svalutato)ovvero vedere più lontano. E infatti chiudono le attività primarie come prima hanno chiuso le miniere: costo del lavoro, sicurezza, ambiente. Ci sono paesi che offrono di più. E quello che rimane da vendere sono i gioielli di famiglia, le stoviglie e il corredo. Cappellacci questo è, e Soru è stqato mandato a casa da chi, nel centro sinistra, ha capito che siamo alla frutta e l'ultima occasione è la svendita del territorio.Si chiama capacità di attrarre capitali. L'Islanda ha adottato la legislazione che tutela di più gli operatori dell'informazione perchè le grandi agenzie di stampa e le tv globali allochino lì le loro sedi. Noi svendiamo quello che ci resta. E' un realismo che fa onore agli spacciatori di cocaina.
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#13 alessandro 2010-04-17 11:41
Sono d'accordo con ciò che ha detto Michela Murgia, questo sistema del salviamo il salvabile non risolve i problemi, anzi serve per fare in modo che quei problemi non finiscano mai, in modo che qualcuno possa servirsene nel momento del bisogno, praticamente ti prendono per la gola facendo tante promesse, che loro stessi sanno di non poter mantenere, e quindi si rinizia con salviamo il salvabile!!!io non credo di avere la ragione in tasca, ma con queste ragioni del 'salviamo il salvabile' ai sardi in tasca, non gli è rimasto mai niente.
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