Sardegna24 sta lanciando una campagna di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che miri a diminuire il numero dei consiglieri regionali da 80 a 50. Nonostante l'apparente sensatezza della cosa, ho scelto di non aderire e ho spiegato il perché (leggi l'intervista). Marcello Fois, che ha invece aderito convinto sinceramente che i consiglieri regionali sardi siano troppi, mi ha inviato le considerazioni che seguono, autorizzandomi a renderle pubbliche. Lo faccio, insieme alla mia risposta.


 

No, Michela, le cose non stanno come dici.
Il punto della rappresentatività dipende dal rapporto diretto tra un partito e il suo elettorato. Tu, in maniera intelligente, ci racconti perché, in tutto questo dibattito sulla riduzione dei consiglieri regionali molte compagini sarde, anche insospettabili, hanno fatto i pesci in barile. Il punto sarebbe che con 50 consiglieri, mantenendo gli sbarramenti attuali partiti come ProGreS non avrebbero alcuna possibilità di essere presenti in Consiglio Regionale? Oppure che si sta facendo una battaglia contabile e quindi dimezzare gli stipendi dimezza il peso dei Consiglieri? Mi paiono argomenti di cui discutere, ma non certo gli argomenti dirimenti, innanzitutto perché il numero di rappresentanti che un partito, qualunque sia, manda al Consiglio regionale, dipende solo dal numero di voti che prende, quindi dalle croci che il cittadino mette sul loro simbolo nella scheda elettorale; poi perché nessuno, e dico nessuno, ha mai detto che la diminuzione del Consiglieri sia un dispositivo per mantenere i livelli inconcepibili degli stipendi che percepiscono attualmente. La mia idea è che la rappresentatività di tutti i partiti sia mantenuta in rapporto ai voti conseguiti esattamente come accade ora, non si capisce secondo quale logica si dovrebbe adeguare il numero di consiglieri e non la percentuale di sbarramento. O meglio si capisce, se, sotto sotto, il discorso non è sostanziale, ma tattico. Se la tua posizione piuttosto che “di principio” non sia una posizione che dipende da un bilancio preventivo problematico della raccolta di voti di ProGreS alle prossime elezioni. Tu parli di Slovenia dove lo stipendio di tutti quei consiglieri ha in quel paese un valore d’acquisto che è il triplo dello stipendio dei nostri anche se dimezzato. Ma ti dimentichi di dire che, secondo questo principio bisognerebbe aumentare numero di rappresentanti e stipendio al Consiglio Regionale della Lombardia che deve rappresentare dieci milioni di cittadini, non certo un milione e mezzo. Ora non basta certo che tu mi dica che la Sardegna è un caso a parte, perché non sarebbe a parte più della Slovenia. In soldoni Michela: non si può ragionare di argomenti tanto importanti partendo dalla condizione di chi deve garantirsi una rappresentatività che non dipenda dagli elettori. O, peggio, di chi debba adattare la regola alla paura che i risultati del proprio partito alle elezioni non siano rosei. Se applichi questa regola al tuo mestiere sarebbe come dire che è lecito garantire uno stipendio, come succede, a molti eruditi locali senza lettori, per regolamento, grazie a prebende istituzionali. Tutto quello che hai conquistato dipende dal fatto che sei brava e che hai conquistato i tuoi lettori, semplicemente. In questo rapporto virtuoso di autorevolezza conquistata sul campo dovrebbe consistere il meccanismo di rappresentanza non certo in furberie contabili in cui si parla di centesimi negli sbarramenti. Per quanto mi riguarda io penso che abbiamo troppi consiglieri e che questi troppi consiglieri siano troppo pagati. Quindi la mia proposta è che i consiglieri non siano più di 50 e che percepiscano la metà dello stipendio attuale comunque, quali e quanti partiti siano rappresentati in quel Consiglio dovranno essere gli elettori a stabilirlo.

Ti abbraccio
Marcello


 

Caro Marcello,
credo che dovremmo essere tutti allarmati davanti all'ipotesi di una restrizione ulteriore della soglia elettiva per i partiti che non hanno rendite di posizione che possano garantirsi i numeri su cui invece contano da sempre i signori delle clientele. Con la diminuzione del numero dei consiglieri i baroni della poltrona rafforzerebbero le loro già fortissime posizioni grazie alla logica del "voto utile", che diventerebbe schiacciante in presenza di soglie di ingresso ancora più alte di quelle attuali. Se anche i limiti percentuali di ingresso dovessero restare gli stessi, comunque andrebbero a incidere su un numero minore di eleggibili, quindi in ogni caso vincerebbe più facilmente chi è già forte. 
Ci sono poi altre questioni che nell'intervista non potevano starci; sono lieta che tu mi dia l'occasione di spiegarle.

La prima riguarda lo squilibrio demografico sardo, che concentra più della metà dell'elettorato a Cagliari e nei collegi di Sassari-Olbia. La riduzione delle quote di eleggibilità polarizzerebbe definitivamente questa situazione, diminuendo in modo drastico le possibilità dei piccoli collegi di eleggere un proprio rappresentante. Già adesso avviene che - se nel collegio ogliastrino un candidato locale prende il 12%, ma il suo partito a livello regionale non raggiunge la soglia prevista per eleggere un rappresentante - quella persona non entra in consiglio regionale. Le probabilità di raggiungere quella soglia d'ingresso con 80 consiglieri sono ben maggiori di quelle che ci sarebbero con 50. Se si verificasse una riduzione di ingressi tanto drastica, l'unico risultato sarà morire cagliaricentrici. 

La seconda questione riguarda il risparmio effettivo. Il costo che pesa sui sardi non è l'avere dieci consiglieri regionali per provincia, ma centinaia di consiglieri regionali sulla schiena ai quali continuiamo a pagare il vitalizio, più quelli in carica che prendono 14 mila euro al mese, cioè la ricchezza prodotta da ogni sardo in un anno. Se devo fare una lotta popolare per ottenere una riduzione dei costi della politica, la faccio dove la riduzione è maggiore e duratura, altrimenti è demagogia.

Mi rendo conto che sembra strano, ma i paragoni tra la Sardegna e la Slovenia sono assai più congruenti di quelli tra la Sardegna e la Lombardia, che non è una regione a statuto speciale e non ha la facoltà di decidere l'emolumento ai suoi consiglieri. In rapporto ai costi della politica, la Sardegna ha già ora la facoltà di agire come farebbe uno stato. Tra i paesi dell'euro è la Slovenia (e non la Lombardia) il paese europeo più vicino al livello sardo di vita e demografia. Il PIL pro capite sloveno è di 17.331 euro, quello sardo è di 15.317 (in Lombardia è più del doppio). L'inflazione in Sardegna è del 2,6%, in Slovenia del 2,10%: il potere d'acquisto è praticamente identico. Però i loro 130 parlamentari guadagnano 50.400 euro l'anno, mentre  i nostri consiglieri quella cifra la raggiungono in 4 mesi, rimborsi spese esclusi.

Mi limito a farti i conti della serva, usando le cifre come elementi puramente simbolici:

Con 80 consiglieri a 14000 euro attualmente spendiamo 1.120.000 al mese.
Se tagliamo i consiglieri a 50 si risparmiano appena 420.000 al mese, ma si perdono 30 rappresentanti territoriali.
La norma peraltro dovrebbe aspettare la prossima legislatura per entrare in vigore, mentre la giunta in carica intanto mantiene il suo status.

Se invece mantenessimo il numero di 80 consiglieri, ma li pagassimo 4000 euro - che è comunque quasi il triplo del reddito pro capite sardo! - spenderemmo mensilmente appena 320.000 euro. Cioè risparmieremmo al mese 800.000 euro e non rinunceremmo a nessuna quota di rappresentanza. Li risparmieremmo subito, perché per questa riduzione non si deve aspettare la fine della legislatura: è sufficiente fare oggi una delibera.

Se poi metti in conto il decurtamento dei vitalizi agli ex consiglieri, i numeri diventano esponenziali, con risparmi immediati a sei zeri.

Quindi ti chiedo: perché fare una battaglia per convincere le persone a firmare per diminuire le proprie quote di rappresentanza in cambio di un beneficio economico ridotto, quando possiamo fare una battaglia per chiedere loro di tagliare hic et nunc una cifra ben più significativa di costi senza rinunciare ai propri rappresentanti?

Commenti  

 
#1 Dorian 2011-10-04 19:24
C'è un implicito realistico ma demotivante (per me che vengo da Ovodda) nella tua risposta Miche': un consigliere eletto a Cagliari se ne strafregherà, ad esempio, del nuorese. Questo gioca a favore della proposta di ProgRes di recuperare un orizzonte di Nazione che riguarda l'intera Sardegna. Ma lascia anche un po' sconsolati: è questo uno dei problemi più grossi da affrontare. Che chi viene eletto a Cagliari se ne frega di Nuoro. Se non si riesce a uscire da questo settarismo rimane comunque un vulnus che nulla garantisce non si possa ripresentare, anche in forme più aggressive, una volta Nazione. Il territorio cagliaritano della Nazione sarda potrebbe reclamare il suo congruo numero di rappresentanti nella Nazione sarda, fregarsene di Nuoro e punto e a capo (mi pare fosse successa una cosa simile in Veneto con Belluno, che infatti chiede di passare al Trentino).
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#2 Daniele Addis 2011-10-04 19:26
Risposta alla domanda finale di Michela: perché per i rappresentanti politici attuali è troppo comodo farsi belli con una proposta apparentemente fighissima che entrerà in vigore tra 3 anni (con tutto il tempo di metterla nel dimenticatoio, ritoccarla a divere o rimangiarsela) piuttosto che fare una cosa più semplice, più efficace e immediatamente attuabile.

Poi, ora prendo spunto da Marcello Fois che stimo, ma ne ho sentito una miriade di argomenti del genere da parte di persone che si definiscono "sardi, italiani e cittadini del mondo", ma bocciano i paragoni numerici con altre realtà europee simili e approvano quelli con realtà italiane diversissime (in termini di numeri).

"Tu parli di Slovenia dove lo stipendio di tutti quei consiglieri ha in quel paese un valore d’acquisto che è il triplo dello stipendio dei nostri anche se dimezzato"

Non so da dove Fois abbia preso questo dato, ma a occhio mi sembra poco veritiero in quanto il costo della vita in Slovenia oscilla tra il 15 e il 25% in meno e nella capitale è ovviamente più alto.

P.S. A ProgReS converrebbe quasi di più aspettare un po' più di tempo e cercare di entrare in un parlamento a 50 in cui avrebbe la possibilità di incidere di più rispetto ad uno a 80 in cui ne avrebbe ben poche, quindi quasi quasi ci converrebbe farci belli appoggiando la riduzione dei consiglieri. Comunque, che si sia d'accordo o meno, ProgReS ha fatto un ragionamento numeri alla mano al quale si potrebbe rispondere con altri numeri o argomentazioni... il resto è dietrologia.
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#3 Su Teraccu 2011-10-04 22:00
Da proporzionalista convinto non posso accettare un "parlamento regionale" a '50, semplicemente perché diventerebbe ancora di più un palazzo della solita gente.
Crescerebbe la base elettorale necessaria per essere eletti e si cumulerebbero ancora di più cariche su cariche. Tuttavia un taglio si potrebbe anche accettare ma non più del 20%, 64/65 consiglieri sarebbe probabilmente il numero ottimale.
Mentre un taglio generalizzato degli stipendi e dei privilegi sarebbe la cosa più congrua, magari ponendo un tetto di 5mila euro e il divieto assoluto a più di due cariche pubbliche.
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#4 Omar Onnis 2011-10-04 22:24
Intervengo "per fatto personale" (diciamo così), perché chiamato in causa come rappresentante di ProgReS.

Non entro nel merito della discussione, perché le nostre argomentazioni sono note (spero) e Michela comunque le ha richiamate egregiamente.
Mi preme però sfatare l'equivoco circa un possibile calcolo di bottega da parte del partito che rappresento nel prendere questa posizione.

Se facessimo politica ragionando sulla base della convenienza, non la faremmo come la facciamo e non la faremmo da indipendentisti. Certe alchimie furbesche semplicemente non sono nelle nostre corde e soprattutto rientrano tra gli aspetti della politica sarda che ci preme eliminare al più presto.

Più che chiederci cosa convenga a noi, siamo soliti chiederci cosa convenga alla Sardegna e ai sardi. Questa è l'ottica con cui guardiamo a questa come ad altre questioni.

Detto ciò, spero vivamente che Sardegna24 e chi sostiene la sua campagna si ricreda e scelga di impegnarsi in una mobilitazione altrettanto forte e convinta sull'unica soluzione sensata, pragmatica e realizzabile in tempi rapidi che abbiamo a disposizione: pretendere la drastica riduzione degli emolumenti dei consiglieri regionali, l'eliminazione dei loro vitalizi e il taglio di tutti gli sprechi, le prebende ingiustificate, le assunzioni nepotistiche e/o clientelari, i privilegi che appesantiscono i bilanci della RAS e in definitiva impoveriscono sia materialmente, sia politicamente, sia moralmente la sfera pubblica e istituzionale della Sardegna.
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#5 MARCELLO FOIS 2011-10-04 22:56
Amici insisto, si abbassi tutto: numero di Consiglieri, stipendi dei medesimi e, di conseguenza, lo sbarramento per conquistare un seggio (al 2%). In Emilia Romagna 50 Consiglieri che percepiscono 7.500 euro governano e rappresentano congruamente una Regione di 4 milioni di abitanti. Si sono posti anni fa lo stesso problema che ci stiamo ponendo noi e nessuno si sarebbe mai sognato di dire che un modenese non è rappresentativo per un ferrarese. Non posso e non voglio rassegnarmi all'idea che il nostro problema futuro sia che un cagliaritano non sia rappresentativo di un nuorese o viceversa. Sarebbe davvero troppo triste. L'ultimo problema che ha Cappellacci è di essere cagliaritano, da nuorese vi dico che non mi rappresenterebbe nemmeno se fosse nuorese. Come fa un partito di vocazione indipendentista concepire una Sardegna tanto divisa? Abbiamo davvero tanto lavoro da fare. Ma l'unica cosa che non possiamo permetterci è di sancire e santificare quel malunidos che diventa vero solo se ci crediamo noi per primi.
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#6 Giuliu 2011-10-05 07:14
Marcello, il problema non è ridurre i rappresentanti ma la spesa che sostenuta per mantenerli. Prescindiamo dal fatto che la spesa siamo obbligati a tagliarla perchè lo stato non li passa più ( non scordiamoci che questi soldi sono una delle poche spese che lo stato italiano sostiene ancora per noi, anche se ci sarebbe da sedersi 5 minuti a rifarli bene questi conti), che facciamo? Da quando la democrazia e il pluralismo sono un difetto? 80 in questo caso sono “mellus “ di 50 o no? Anzi, io rilancerei a 100, pensa un po’. Il punto è quanto questo costi al cittadino, il dato di fatto è che fare politica è sinonimo di far carriera, e non è una questione di “malunidos” ( basta con questa cosa abominevole) ma di normale sistema. È naturale che i problemi sono più conosciuti da persone che provengono dal luogo in cui ci sono e sono le persone più indicate per portarle a conoscenza e trovare soluzioni, quindi se queste non sono rappresentate il sistema è monco. Che la vita di chi fa politica sia un inferno ( a farla davvero però non come i nostri) è vero, ma è pur vero che chi fa politica lo dovrebbe fare con spirito di sacrificio non per se stesso. Marcello, se il nostro (ProgReS) fosse un calcolo elettorale, come lo è invece “anche” questo teatrino a cui stiamo assistendo da parte delle forze di governo, avremmo accettato ben altre offerte e richieste, non cercando di entrare dalla finestrella dello scantinato. Non sto dicendo che non ci interessi entrare nel palazzo, sarebbe assurdo, anzi, è importantissimo per noi riuscire ad entrare e portare le nostre attività politiche dove si decide, credo che si combinerebbero e genererebbero meno cretinate e miseria di quelle che abbiamo conosciuto fino ad oggi e dovreste spingerci ad entrarci, nel vostro interesse, invece di ostacolarci. E sicuramente ci basterebbe il minor stipendio percepito in un altro paese europeo, anche meno, a noi. Abbiamo ben altro concetto e scopo nella politica. Lo capirete anche voi, prima o poi.
Giuliu Cherchi
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#7 Michela Murgia 2011-10-05 09:16
Giuliu, credo che proprio Marcello Fois non abbia nessuna difficoltà a capirlo :-)

Sulla questione dell'ampliamento della rappresentanza, onestamente non vedo lo scandalo: la Sardegna è grande e ha problemi diversi in ogni sua regione, che possono essere interconessi a livello macro, ma nelle piccole realtà si esprimono con sensibilità locali di cui solo un rappresentante locale può essere efficace portavoce. Ecco perché si vota per collegi territoriali e non dentro a un'unica macroarea regionale. Che l'isola abbia cesure di interesse è un dato con cui non possiamo non fare i conti; o vogliamo fare finta che da domani con 50 consiglieri anche chi è nato a Castello avvertirà i problemi pastorali come urgenza propria?

Che il cagliaricentrismo mangi la maggior parte delle risorse non credo di aver bisogno di dimostrarlo: nel momento in cui le giunte regionali hanno progettato cose con un respiro ampio che richiedevano le risorse di tutti, hanno teso a proiettarle in prevalenza sulla capitale. Una cosa come Festarch avrebbe avuto infinitamente più senso farla ad Alghero, dove ha sede la facoltà di architettura (la migliore d'Italia secondo il Censis), piuttosto che a Cagliari. Una cosa come il Betile poteva forse essere immaginata in un territorio oggettivamente più depresso che avrebbe beneficiato molto più di Cagliari del flusso generato dal museo. Il fatto che si continui a indizzare i fondi per la cultura verso iniziative centrate in gran parte sul capoluogo è rivelatorio.
Diminuire la possibilità di voce dei territori meno popolati esaspererà questo presente.
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#8 Omar Onnis 2011-10-05 11:23
Il ragionamento circa la mancata rappresentanza dei territori - che è solo un aspetto accessorio dell'intera faccenda, benché molto rilevante - è tanto più urgente in quanto la Sardegna si avvia alla drammatica condizione di atollo demografico: un bell'anello iperurbanizzato sulle coste con il vuoto al centro. E il centro è la gran parte del nostro territorio.

Facciamo attenzione a questo processo in corso, perché è pericolosissimo e la sua gestione, nonché se possibile l'inversione della tendenza in atto, dovranno essere al centro di qualsiasi serio programma di governo sardo nei prossimi anni.

Al tema per altro dedicheremo un convegno il 22 ottobre a Bologna, cui approfitto di questa occasione per invitare Marcello (e chiunque tra i lettori sia interessato). Penso che ci sarà modo di affrontare la questione dello spopolamento della Sardegna anche sotto l'aspetto della rappresentanza politica.

Dopo di che, a chiunque tranne a noi si può attribuire l'intenzione di considerare i sardi come mal unidos o figli di tante etnie diverse e inevitabilmente confliggenti. Ci stiamo prendendo insulti ben assortiti su temi come questo, perciò sappiamo di avere la coscienza a posto.

Il dubbio grande - al di là di una realtà ancora piccola come la nostra - è cosa diavolo abbiano intenzione di fare i grandi partiti organizzati, dotati di ramificazioni clientelari e potere di intermediazione oggi forse in crisi ma non certo svaniti nel nulla.

Sarebbe auspicabile che chi prende le distanze politiche dall'attuale maggioranza che governa la Sardegna in perfetta sinergia con il governo italiano si facesse promotore di una visione che si distingua nettamente dalla solita messinscena della politica proconsolare sarda.

In questo caso - dispiace davvero constatarlo, date le persone coinvolte - per orchestrare una campagna politica contro la propria controparte si è scelta la via più facile e meno pericolosa per gli interessi consolidati.

Lo dico ben sapendo che non è certo Marcello Fois ad essere accusabile di qualsiasi calcolo di bassa lega e augurandomi che nel complesso, anche per gli altri, si tratti solo di un abbaglio politico momentaneo.
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#9 stroszek85 2011-10-05 15:43
Volevo fare solo due osservazioni…

abitanti Sardegna 1.670.000 circa, consiglieri 80
1 ogni 20875
Questo calcoletto significa una cosa molto semplice, che se tu Michela, non sei d'accordo con questa raccolta firme perchè verrebbe meno la rappresentanza di molte aree della Sardegna allora dovresti sì raccogliere firme... ma per aumentarli!

Perchè ci sono aree della Sardegna che non hanno neppure 10000 abitanti... e come dici tu stessa non sono poche; Goceano 8000 e spiccioli per dirne una.

La seconda osservazione riguarda invece un altro aspetto… io mi chiedo perché mai le argomentazioni che sollevano tutti a sostegno di una propria scelta o tesi (dove per tutti intendo proprio tutti!) non vanno mai contro i propri interessi personali?
Insomma non giochiamo a nascondino! L’uomo è fatto così (che sia istinto di sopravvivenza, di conservazione o altro)… avrei apprezzato molto l’atteggiamento di ProgResS se avesse detto (prima di rappresentanza e altre “sedie con tre piedi” simili) questa semplice frase:
“Noi teniamo al nostro elettorato e non possiamo condividere una scelta che eliminerebbe lo stesso dal Consiglio Regionale” (se poi detta in maniera più diretta avrei apprezzato ancora di più).
Questa è un’argomentazione seria e comprensibile ma si sa, per la politica frasi del genere sono fantascienza; i più sarebbero portati a fare ragionamenti molto diversi dai miei che di certo non li “convincerebbero” a sostenere ProgResS.

Non si tratta di essere cattivo o malizioso o piantagrane o tutto quello che volete… è solo un’osservazione estremamente sincera e estremamente vera (credo).

Sono quindi d’accordo con Marcello Fois… Siamo talmente saturi di quest’indecenza che non è più tempo di compromessi; si deve agire verso ogni privilegio, è tempo di ghigliottine (solo politiche ovviamente).

Non c’è nulla da discutere o da argomentare… si faccia quel che è giusto.
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#10 Michela Murgia 2011-10-05 16:34
Pino, io non ho nessuna remora a dire che 80 consiglieri è il minimo sindacale in un territorio come la Sardegna. Personalmente non avrei proprio nessuna resistenza ad averne 100 che costano 4000 euro, mentre considero un danno incalcolabile averne 50 che ne costano 14000, più il costo della decurtazione democratica.

L'ipotesi che diventi molto più difficile entrare in consiglio regionale dovrebbe spaventare tutti i cittadini senza distinzione, perché sarebbe la conferma che chi ha un parco di clientele non ha più nulla da temere. Forse non ci si rende conto che con 50 seggi anche le persone oneste e sconosciute che vorranno candidarsi dentro una forza maggioritaria dovranno fare i conti con un sistema di preferenze molto più serrato: se un signore del voto come Giorgio Oppi e un tale Pinco Pallino si candidano insieme nell'UDC, le probabilità che entri l'uomo nuovo se tagli 30 seggi secondo te salgono o scendono? Con 80 seggi e un po' di scarto nelle preferenze entrano entrambi, con 50 entra solo Oppi.

Altro che ProgRes.
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#11 Omar Onnis 2011-10-05 17:32
Magari il problema fosse ProgReS!
Ma a qualcuno pare davvero possibile? :o

Sarei veramente soddisfatto se le nostre dichiarazioni venissero prese sul serio. Evidentemente il pregiudizio contro i politici (e non contro la politica, spero) è talmente forte che chiunque "faccia" politica ne viene coinvolto, anche se non occupa spazi di potere né formali né informali e dichiara esplicitamente di volersi allontanare proprio dal modello clientelare, parassitario e interessato oggi dominante.
Vorrà dire che dovrete metterci alla prova. ;-)

A parte questo, credo che accusare Michela di prendere una posizione pubblica in funzione di un tornaconto ipotetico ed eventuale, non suo ma di una forza politica cui lei si sente vicina, senza averne la tessera né portare alcuna responsabilità, mi sembra alquanto gratuito, per non dire assurdo.

Inviterei a non spostare il focus della discussione. Qui il tema sono i privilegi della classe partitica egemone e le spese ingiustificabili che tali privilegi comportano a danno della collettività. Che ci sia qualcosa da fare in materia, possibilmente subito ed in termini concreti e strutturali, non demagogici e puramente retorici, spero che sia pacifico, almeno tra chi ne sta parlando qui.

Mi sembra perfettamente legittimo - in un'ottica pragmatica e anche in linea di principio - esprimere il dubbio che l'iniziativa di Sardegna24, pur condivisibile negli intenti dichiarati, non vada in quel senso lì.
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#12 Gianni Canu 2011-10-05 17:33
...sono perplesso!
Mi angoscia e rabbrividisco per questa farsa demagogica.
Mi permetto di far notare che la divisione del popolo sardo è in atto da...diciamo da 63 anni?
Dall'autonomia scelta all'indomani della guerra, con scelte e imposizioni partitiche di derivazione italiane e a guida italiana con i proconsoli sardi ad aggire sul territorio, più, quel fronte cosíddetto sardista, che anzichè lavorare per l'indipendenza ha ritenuto di adeguarsi al corso della storia scegliendo 2 patrie, disperdendo l'energia indipendentista intrisa nel popolo sardo che ancora alimentava le anime sardiste di allora.
La divisione territoriale politica della Sardegna ha sempre avuto una parte non indifferente per gli sviluppi politici che ci hanno portato a essere una delle terre più povere d'Europa, benchè in realtà ricchissima di per se e di cui tutti noi siamo coscenti.
Le politiche clientelari sono una tangibile evvidenza della politica territoriale in atto da sempre, chi ha avuto il bacino elettorale più forte ha da sempre dettato l'agenda politica, ma sono cose che noi tutti gia sappiamo.
È indubbio quindi che una mancanza di consiglieri detterà la fine della ancor presente, in maniera sempre minore, di democrazia partecipativa delle minoranze. L'urbanizzazione della Sardena oramai dettata dallo sviluppo turistico forsennato in ambito territoriale costiero ha creato i poli di maggioranza all'interno della politica decisionale della regione, è indubbio che Cagliari, Sassari e Olbia siano legate in un unico nodo alla spartizione del potere centristico della regione e Cagliari, perchè sede istituzionale alla moda di Roma, la faccia da padrona.
Basta vedere l'ultima porcheria varata dalla regione sui soldi da destinare ai car-sharing e biciclette, distribuiti tra Cagliari e Sassari, ancora c'è qualcuno che dubita che gli interessi dei politici non siano di parte.
Come ProgReS, sono contrario a questa ennesima farsa e presa per i fondelli da parte di chi vorrebbe perpetuare il suo potere.
Quindi per me la posizione assunta da te Marcello, da Soriga e Ledda, sia sbagliata e deleteria per la democrazia, acnhe se credo, fatta in buona fede.
Comunque gia sai della mia posizione dal blog di SD in cui è gia in corso su due binari questa discussione, sia con la tua riflessione sia con quella dei Senatori Casula, Cabras e Scanu.
Saluti a tutti e un grazie a Michela per l'ospitalità
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#13 stroszek85 2011-10-05 18:16
Michela il tuo discorso l’ho capito... è molto lineare e chiaro e logico (spero tu, a differenza di altri, abbia capito il mio prima; nel senso che non ti si voleva accusare di nulla).

Ma per come la vedo io ha un difetto alla radice. Sembra che tu stia parlando come qualcuno che non vuole nessun cambiamento; dai per scontato che sentiremo i soliti nomi e le solite voci anche in futuro, come che il sistema clientelare e le conseguenti perversioni siano un qualcosa che non vuole (o non può) essere risolto. Oltre a questo credo sia abbastanza ovvio che seppure i nomi nuovi fossero in grado di entrare conterebbero quanto il due di picche perché tanto i capoccia sono sempre là, e se son sempre là chi li schioda dalle vecchie pessime abitudini? Non certo un pivellino (o dieci) appena uscito dall’uovo… Lo sappiamo che è così, è già successo.

Allora se partiamo da questi presupposti stiamo cercando un compromesso che sarà la nostra rovina; siamo arrivati al capolinea e lo strattone deve essere netto e deciso e deve partire da un’impostazione ideologica differente.
Non accolgo quindi le tue obiezioni perché sono frutto di un’impostazione che ritengo facente capo a tutto quello che ho espresso prima; se tu invece immagini una futura e auspicabile politica nuova come io cerco di fare, non puoi certo esimerti dal depennare un bel po’ di nomi... facciamo 80 (per non sbagliare) e di conseguenza non ti verrebbe neanche in mente di citare Oppi o chi per lui.

Ora potrai dirmi che le mie sono tutte belle parole che però hanno poche possibilità di essere realizzate; sono solo sogni dirai! Il problema è che se un tempo i sogni erano una delle opzioni migliori su cui optare oggi sono l’Unica opzione degna di essere presa in considerazione.

PS: Pino??? Io sono stroszek85! :lol:
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#14 MARCELLO FOIS 2011-10-05 18:35
Amici di ProGreS scusate, ma non ci trovo niente di vergognoso a perorare le cause in base alle esigenze politiche che si vogliono rappresentare. Il punto che voi ponete è risolvibile con l'obbligo di portare al consiglio regionale almeno un rappresentante espresso dai singoli territori (tra l'altro questa clausola è stata proposta da tempo dall'IDV). Per il resto mi spiace ma non posso adattarmi. Continuate a dire che i 50 sarebbero pilotati, che percepirebbero in pochi i 12.000euro di stipendio che i cagliaritani, sassaresi, olbiesi, farebbero solo la loro politica, che i grandi distributori di clientele farebbero manbassa. Un bilancio e l'immagine di una Regione, fatalista, già sconfitta, che è distante anni luce da qualunque possibilità di esercitare l'autonomia. Io penso nell'ordine che i consiglieri debbano diminuire, che debbano essere chiamati a rispondere per la Sardegna tutta, che debbano percepire al massimo 5.000 euro pro capite. Penso ad una regione che smette di eleggere gli Oppi di turno come ha fatto con i Floris e con i Cabras di turno, grazie al fatto che i nostri argomenti sono migliori. Perché il contrario di tutto ciò sarebbe sperare che ci pensi il Continente a vederci come un popolo se non altro burocraticamente. Da un partito indipendentista mi aspetto la lettura e la prospettiva di un popolo che ha i numeri, pratici e psicologici, per l'indipendenza, non un popolo che deve ancora essere instradato e "rieducato", infantile esposto a tutti gli anticorpi a tal punto che non possa permettersi nemmeno una semplicissima azione politico-simbolico-sostanziale. Rispetto fin troppo la Politica per non intravvedere nelle vostre parole una debolezza estrema, una sfiducia estrema, un'estrema disillusione. Ma voi non dovreste essere i portabandiera dell'orgoglio sostanziale, ideale, naturale dei sardi? leggo solo il solito folklore di coloro che pensano per primi che l'indipendentismo sia una materia troppo delicata perché i sardi attuali possano esercitarla.
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#15 Daniele Addis 2011-10-05 22:52
Mah, io continuo a non capire la logica di voler considerare pertinenti esclusivamente i paragoni con le altre regioni italiane e non con il resto d'Europa. Il secondo paragone viene tacciato di "provincialismo", mentre il primo è l'unico ad essere reale e pertinente, mah.

Per rispondere a Marcello Fois, io mi sorprenderei se un partito indipendentista prendesse a modello amministrativo una qualsiasi regione italiana e non una nazione indipendente d'Europa... quello si mi sembrerebbe prospettare l'immagine fatalista di una regione già sconfitta.

Se vogliamo fare paragoni pertinenti, c'è una regione tedesca, il Macleburgo-Pomerania, che ha dati impressionantemente vicini alla Sardegna (1600000 abitanti circa, superficie quasi identica, PIL leggermente inferiore, disoccupazione all'11,1%) che è rappresentata da 71 eletti. Ma a quanto pare un indipendentista, per non essere provinciale, deve fare paragoni solo con le altre regioni italiane... :o
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#16 Giuliu 2011-10-06 07:14
Marcello, chiaro chiaro, noi questa terra la vogliamo governare prima o poi, e la governeremo. Vogliamo esserne gli artefici di una nuova era in cui tutto dovrà essere letto con un’ottica differente, con meno sudditanza e più determinazione, già in fase autonomistica.
Per fare questo necessitiamo di un sistema corretto, giusto, altrimenti non servirà a nulla essere li, saremmo solo una pasticca zuccherata per combattere un cancro. Per questo, e solo per questo, vogliamo che, in questo caso, ci sia una vera rappresentatività del popolo in numero considerevole e deve essere anche economicamente giusto.
Quello che vogliamo noi è la riduzione degli stipendi alla media europea e mantenimento, se non aumento, dei rappresentanti.
Non capisco, davvero e senza polemiche, per quale motivo si vogliano tagliare i numeri dei delegati se poi costano alla società addirittura meno di quanto costino con la riduzione, a che pro?
Per questo credo che tutto questo opporsi sia solo per interesse elettorale, anche se non credo riguardi te.
Non capisco per quale motivo devo privarmi di un beneficio se questo poi me lo posso permettere e, addirittura, mi conviene economicamente.
Vogliamo mettere in dubbio che un numero maggiore di delegati sia meglio di un numero minore? Che più intelligenze ( ci starebbe un bel condizionale qui) lavorano per un obiettivo e meglio è? Se mettiamo in dubbio che questo sia un valore aggiunto allora parliamo davvero una lingua differente.
La riduzione sarà solo strumentale ai gruppi politici potenti che si spartiranno sempre di più e sempre con maggior legittimazione il potere, e con sempre minor opposizione, quell’opposizione sempre sana e giusta in ogni società civile.
Per quale motivo non ci si scanna ( politicamente intendo) per riscrivere uno statuto vecchio di oltre 60 anni? Per quale motivo non ci si scanna per riscrivere le leggi elettorali che oggi fanno schifo? Per quale motivo non ci si batte il petto per aver consentito che chiudessero tutte le fabbriche, che il sistema agropastorale andasse in malora, sul fatto che non abbiamo rappresentanti in EU, che siamo stati tagliati fuori dal progetto EU TEN-T, fuori da tutte le infrastrutture, fuori dai collegamenti europei, fuori dalle progettualità, per il furto delle nostre finanze e dalla negazione dei nostri diritti tributari? perché si è permesso che venisse chiusa l’agenzia delle entrate e quella del controllo? Potrei continuare all’infinito.
Tutti questi punti sarebbero risolvibili con gli strumenti istituzionali che già oggi ci sono, compresi quelli dell’EU, se ci fossero delegati interessati al benessere dei sardi e a loro vuole e deve risponderne, non all’Italia, e questo, oggi, si raggiunge, con più possibilità solo con una larga rappresentatività, e sarà un valore aggiunto un domani.
Ma tutti, tutti i politici sardi ripetono la solita frase “ non vogliamo compromettere i rapporti politici con l’Italia”, o peggio “ non abbiamo mai ritenuto necessario ricorrere contro lo stato perché abbiamo fatto sempre accordi” ( G V Sanna, Cagliari 29 gennaio 2011), cosi poco incisivi? Cosi poco validi? Cosi poco in tutto? Marcello, riflettiamo bene sulle posizioni che prendiamo, programmiamo il nostro futuro da noi, e facciamolo con coscienza.
Saluti
Giuliu Cherchi
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#17 Giuliu 2011-10-06 07:17
EC:
Non capisco, davvero e senza polemiche, per quale motivo si vogliano tagliare i numeri dei delegati se poi mantenerli o aumentarli si può far si che costino alla società addirittura meno di quanto costino con la riduzione, a che pro?
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#18 manuel 2011-10-06 08:21
Citazione stroszek85:
Sembra che tu stia parlando come qualcuno che non vuole nessun cambiamento; dai per scontato che sentiremo i soliti nomi e le solite voci anche in futuro, come che il sistema clientelare e le conseguenti perversioni siano un qualcosa che non vuole (o non può) essere risolto.


Pino :D , a me sembra proprio il contrario.
Se il risultato di questa decurtazione di numero corrisponde più ad una minore rappresentanza che alla diminuzione della spesa e quindi al risparmio *per la quale è stata proposta*, mi sembra logico opporvisi.
Tutte le ulteriori azioni da fare in seguito proposte da Marcello e altri vanno bene, siamo d'accordo, ma partono dal presupposto che i poteri forti attualmente presenti attueranno questi punti subito, adesso, lanciandosi da soli la zappa nei piedi sacrificando i propri interessi e cambiando totalmente il loro modo di stare al mondo facendo politica. Grazie ma non mi fido affatto che lo faranno, preferisco fare 1 passo alla volta ed è per questo che voglio facciano quelli giusti. E' proprio per evitare che in futuro ci siano i soliti nomi e il solito sistema clientelare che si deve favorire il ricambio dei rappresentanti e limitare il loro stipendio e magari il numero di mandati farebbe sì che molti intraprendono questa carriera politica come una professione per mantenersi se ne vadano da altre parti.
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#19 Oliver Perra 2011-10-06 20:38
Curioso che in Nord Irlanda si svolga un dibattito in qualche misura simile (...giusto perché siamo provinciali ;-) )
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#20 Gianni Canu 2011-10-07 00:05
Oliver, il provincialismo lo lascio a chi usa quel termine e me ne diaspiacio, perchè reputo quelle persone che qui scrivono gente di mondo.
Tanti anni fuori da un sistema, italiano o e sopratutto altro, ti può insegnare il convivere con diverse realtà che il vivere pensando a cosa possa essere provinciale, te lo sei gia messo dietro le spalle.
si può continuare cosí a essere provinciali?
Non basta conoscere il provincialismo politico dei nostri rappresentanti e poi ti trovi ad aver a che fare con un provincialismo intellettuale di compromessi perche "io comunque rimango italiano e continuo a svolgere ciò che reputo giusto, per la nostra nazione?"
Ci sono due scuole di pensiero, una crede che l'indíendenza sia la felicità e prosperità e l'altro invece il contrario, che si abbia paura della felicità? e accontetiamoci di quella felicità che ci è datad.
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#21 Omar Onnis 2011-10-07 08:10
Attenzione, però: qui non si discute della prospettiva indipendentista. Non scivoliamo fuori tema. Qui il problema è un altro.

Esiste una stortura evidente nel sistema politico-istituzionale che a sua volta ha ricadute e connessioni con altre faccende. Parlo dei privilegi ingiustificabili della classe partitica che occupa le istituzioni e del sottobosco da essa foraggiato; parlo di sprechi di risorse pubbliche; parlo di equità sociale e senso di appartenenza responsabile ad una collettività.

A questo proposito, si discute se la soluzione promossa pubblicamente da Sardegna24 sia opportuna ed efficace o se invece non sia meglio procedere in un altro senso.

La questione rimane intatta a prescindere dalla visione di fondo (indipendentista, autonomista o altro che sia). Tanto che anche una osservatrice attenta della realtà sarda come Lilli Pruna - che pure non è indipendentista - sposa in pieno la nostra tesi.

Rimarrei dunque dentro quel discorso, più che spostare il focus su indipendentismo sì/indipendentismo no, con annessi e connessi.

Poi, secondo me, è anche vero che chi ha maturato una prospettiva indipendentista, allontanandosi sia dalla visione provinciale e subalterna inculcataci da 150 anni di pesante egemonia culturale, sia dal para-nazionalismo tutto "orgoglio e integrazione" del sardismo, sia anche dalle pulsioni ribelliste e umorali di certo indipendentismo sardo contemporaneo, parte avvantaggiato nell'individuare i reali termini della questione. Ma questa è una considerazione accessoria e marginale che non cambia i termini del discorso.
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#22 Gianni Canu 2011-10-07 09:48
Hai Ragione Omar, però sentirsi dare del provinciale non è tanto bello.
Ho letto il pezzo di Lilli Pruna è mi è piaciuto molto, vedo che a sinistra qualcuno ancora ragiona.
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#23 marco 2011-10-07 12:49
Credo di essere d'accordo Michela e chi condivide il suo ponto di vista.
Comprendo il sentimento di indignazione nei confronti dell'operato dell'attuale classe di politici, tuttavia mi sembra che adoperarsi per ridurre il numero dei consiglieri sarabbe un pò come cavarsi un occhio e spuntarsi la lingua.
Più obbiettivo appare pensare a un'adeguato compenso dei rappresentanti eletti, all' eliminazione di vitalizi e privilegi (i cosidetti: "diritti acquisiti") mantenendo l'attuale rappresentanza numerica.
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#24 paolo 2011-10-08 09:06
Cara Michela forse è solo una digressione, una lettura errata che confonde, anche perché condivido le tue ragioni: meno rappresentatività è peggio che maggior risparmio, ma vorrei mettere sul piatto della discussione, il tema visto da un’altra prospettiva. Dalla fine o dal pre/inizio.


Di fronte alla impossibilità di scegliere una rappresentanza decente fra le forze politiche che si presenteranno candidate alle prossime elezioni, una soluzione ci sarebbe per dare soddisfazione a tutti coloro che si rifiutano di dare la propria fiducia ai meno peggio.
Basterebbe dare rappresentanza a tutti i cittadini che non votano o che votano scheda bianca, che fra l’altro sono percentualmente il vero partito di maggioranza, lasciando vuote in parlamento tante poltrone quanto il non voto esprime.

Hai voglia di continuare a riempirti la bocca con le solite frasi: Lo vogliono gli italiani, gli italiani hanno scelto, ce lo chiedono gli italiani e via, via di questo passo per far sentire a posto e soddisfatto chi si sente a posto e soddisfatto solo mescolato al gregge più grande.

A parte il risparmio di cui ci gioveremmo tutti noi per tutti gli stipendi e i privilegi che non dovremo pagare per quelle poltrone vuote, forse si riuscirebbe finalmente ad avere un parlamento invece di uno “spartimento” e a dare voce anche agli afoni.

Se democrazia rappresentativa deve essere, che sia, pesino le assenze quanto le presenze per fare leggi ad Italiam una volta per tutte!
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#25 Omar Onnis 2011-10-08 13:39
Da tempo coltivo una mia idea: istituire almeno per una parte delle assemblee legislative e rappresentative il sistema del sorteggio. Potrebbe riguardare la metà di un parlamento in un sistema monocamerale o una delle due camere in un sistema bicamerale: sarebbe da studiare, ovviamente. Un po' come avveniva nell'antica Atene. Stabiliti dei criteri e previste le opportune fattispecie di incompatibilità ed ineleggibilità, tutti i cittadini - che ne so - tra i 20 e i 70 anni possono essere chiamati a rappresentare l'intero popolo.

Ma questo è un altro discorso, chiaramente.
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