Parzialmente nuvoloso

Cabras

7°C

Parzialmente nuvoloso

Errore

(pubblico una parte di intervista che ho rilasciato stamattina alla radio libera napoletana FronteUnico)


Come mai ha dedicato un capitolo del suo libro all’indipendenza, invece che all’autonomia?

Credo che l’autonomia sia l’aspirazione politica dei popoli socialmente minorenni. Al pari dei figlioli che vanno a vivere da soli per studiare all’università, essi credono in una definizione di sé basata sostanzialmente sul riferimento ad un altro potere, al quale chiedere il permesso di essere pienamente sé stessi. Per restare nella metafora, l’autonomia dell’universitario fuori sede si esprime in alcuni ambiti, ma non sono quelli essenziali per la sua autodeterminazione: egli potrà pure farsi le canne e rientrare all’ora che più gli aggrada senza rendere conto ai genitori lontani, ma la sua stessa possibilità di studio dipende del tutto o in gran parte dall’aiuto familiare, né egli vuole che sia diversamente. Le fondamenta della sua cosiddetta autonomia poggiano quindi su uno stato effettivo di dipendenza, che determina la natura stessa di ogni suo spazio di libertà. Troppe aspirazioni autonomiste sono il complesso politico di chi non crede nelle sue risorse, e teme di non avere forze sufficienti per essere indipendente mantenendo lo stesso livello di sviluppo.

L’autonomia della Regione Sardegna quindi per lei è inutile?

Non sono io che dico che è inutile, sono i fatti che stiamo vivendo. L’autonomia così concepita è un sogno timoroso, va bene a coloro che sanno pensarsi liberi e autodeterminanti sempre fino ad un certo punto. E' un pensiero debole, che genera e riconosce come legittima la dipendenza da un potere altro: l’autonomista sardo vive schiacciato dal timore che l’indipendenza reale sia l’altro nome della solitudine e della povertà economica, e questa convinzione è il frutto del complesso corto circuito sociopolitico che ci vuole sempre “mai abbastanza grandi”. Per fare un esempio: moltiplicare enti come le province sul territorio sardo amplifica questa dipendenza, perché aggiunge ulteriori legami economici a senso unico su un territorio depresso che già vive per il 66% di trasferimenti statali. Ci stanno mandando 2500 militari dell’esercito per garantire la nostra sedicente sicurezza: abbiamo forse il potere di opporci a questa decisione? In queste condizioni di evidente subordinazione pensare l’indipendenza può sembrare follia.

E non lo è?

In troppo pochi vogliono credere che l’indipendenza, lungi dal generare isolamento, abbia la potenzialità  di suscitare relazioni politiche paritarie, all’interno delle quali ogni legame – anche quello economico - sorge come uno scambio bidirezionale. Pensarsi indipendenti da un singolo potere è il solo modo per conquistare il bene dell’interdipendenza a tutto spettro, cioè uno sviluppo maturo non subordinato alla compiacenza di un unico soggetto più forte. Rifiutare il percorso dell’autonomia in favore di quello per l’indipendenza significa delegittimare l’idea di avere un solo interlocutore, vuol dire disconoscergli il ruolo dominante di padre-padrone. Chiaramente l’indipendenza in questi termini non è un sogno a buon mercato. Più che chiedersi se è realmente possibile, occorre domandarsi quanto si è disposti a spendersi per ottenerla.

Commenti  

 
#1 Stefania 2008-06-15 18:07
Su questo non sono d'accordo. L'autonomia sarda può non apparire 'abbastanza', però io credo che si potrebbe fare di più, proprio all'interno di una prospettiva autonomista; esistono varie modalità di far valere la propria autonomia, come dimostrano varie esperienze nel mondo. Lo stesso indipendentismo mi pare inadeguato rispetto alla messa in discussione dello stato-nazione, l'ascesa dei nuovi organismi internazionali. I veri minorenni mi pare siano i partiti independentisti le cui radici politiche mi appaiono molto fragili e quindi sono facilmente manovrabili.
Io riporrei il problema gramsciano del subalterno: più che minorenni, siamo subalterni, ma come tutti i popoli del mondo sottoposti a logiche di dominio in cui la risposta politica dell'indipendentismo è un po' troppo poca cosa. Egemonia e sulternità sono le categorie che dovrebbero essere il primum mobile di ogni agire per l'emancipazione. Autonomia ed indipendenza mi sembrano concetti troppo piccoli, spero non mi si fraintenda. Comunque, questo è solo il mio pensiero.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#2 Michela 2008-06-15 18:45
Grazie, Stefania. Spiego volentieri meglio cosa intendevo.

L'autonomia è una categoria politica, e identifica una relazione di poteri dove un potere piccolo ha spazi di manovra più o meno ampi nell'alveo dell'egida di un potere superiore. E' esattamente il caso-Sardegna attuale. Credo che gli stessi sardi non se ne siano mai accorti sul serio prima di avere Soru come governatore; è stato con lui che ci siamo resi conto che anche il non grandissimo potere che ci viene dall'autonomia, se esercitato con volontà ferma, si scontra con i limiti imposti dal potere superiore. E indovina chi ci ha rimesso le penne quando è successo (tassa sul lusso cassata, un esempio tra tutti. Ma anche 16 anni di prelievi fiscali che non tornano in Sardegna nemmeno se esplicitamente richiesti).

Anche se esercitata in tutte le sue potenzialità, l'autonomia resta sempre una forte forma di subordinazione, accettata dal soggetto subalterno con coscienza piena in cambio di un beneficio ritenuto superiore. Questo però può significare che potenzialmente siamo alla totale mercè di altri: se il governo italiano volesse fare una discarica in Sardegna analoga a quella che ha deciso per Napoli, la decreterebbe zona militare, la circonderebbe con l'esercito e noi non potremmo in alcun modo impedire che ciò avvenga. Certo che questa è una subalternità, ma la domanda è: perchè deve essere ritenuta intoccabile? In nome di quale contropartita? Il patto sociale che ne fonda la legittimità è stato rispettato? Questo senza voler neanche mettere in discussione il fatto che inizialmente tale patto potesse essere legittimo o meno.

L'indipendenza è un altro paio di maniche. Prima ancora che il nome politico dell'autoderminazione, l'indipendenza è una categoria dello spirito, e una via iniziatica. In prima istanza è una spinta che attiene all'identità, non alla politica. Non significa pensarsi autosussistenti, ma riconoscere la propria legittimazione in sè stessi, nella propria storia e nella propria cultura di popolo. Per fare questo occorre che la storia sia ri-conosciuta e la cultura condivisa e confrontata alla pari con le altre culture. Questa possibilità - oggettivamente parlando - ai sardi scientemente non è stata concessa per secoli. Oggi è faticoso trovare persino la consapevolezza che vada cercata, ma certo non può esserci nessuna indipendenza politica senza la consapevolezza del proprio comune valore identitario. A scanso di equivoci, questo discorso è inteso fuori da ogni nazionalismo etnico, e certo non è riducibile a espressione partitica.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#3 Stefania 2008-06-15 19:35
Ok, ho afferrato il concetto. Entriamo in un'altra sfera. In una condizione di identità non ben definita, identità reale ed identità immaginata pericolosamente si accavallanno, finendo per scimmiottare folkloristici miti che poco hanno a che vedere con una reale conoscenza storica. In questo senso allora posso dire che dobbiamo emanciparci, riconoscerci maggiorenni, a partire proprio dall'indipendenza come categoria dello spirito, il pensarci oltre schemi precostituiti altrove. Certo, per quanto riguarda la questione politica si aprirebbe un'enorme parentesi su cui invito sempre a ragionare nei termini di cui sopra.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#4 Michela 2008-06-15 19:56
Stefania, non vorrei pensassi che sto aggiustando il tiro. Non ho nessuna preclusione ad ammettere che la presa di coscienza della propria peculiarità culturale, storica ed economica possa portare per sua stessa natura a desiderare una sovranità da sardi sulla Sardegna, senza che questo abbia attinenza con qualunque mistica della sardità. Siamo sardi in progress, è la presa di coscienza che ci manca. E finchè manca, ogni percorso politico indipendentista si preannuncia necessariamente lungo.

Non è però il mio compito pensare politicamente l'identità. Compito mio è svegliare la mia coscienza e quella altrui perchè certe cose smettano di essere realtà frequentabili solo in sogno, e nemmeno nei sogni di tutti.
Però confesso che io non ho paura della parola indipendenza nemmeno dal punto di visto politico, e mi domando sinceramente di cosa mai dovremmo avere paura come sardi di una simile prospettiva.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#5 Stefania 2008-06-15 20:10
Credo che ragioniamo ancora troppo spesso in termini di identità come esclusione, da qui l'idea di sovranità. Il concetto stesso di sovranità è in crisi, ancor più se prendiamo in considerazione l'idea dello stato-nazione. Ma questi non sono discorsi da blog, troppo lunghi e complicati... mi sa che potrebbe essere un possibile tema della mia tesi per la specialistica... ti terrò aggiornata. ;-)
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#6 Stefania 2008-06-15 20:11
PS: il post 'antropologia pornografica' è fortissimo!!!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#7 Marco Bastianello 2008-06-15 21:29
Ma l'autonomia non è agire in certi ambiti finchè non si da fastidio ad un potere centrale e se invece le cose entrano in conflitto sottomettervisi! L'autonomia è una serie di libertà intese come garanzie. Qui finisce il potere centrale, la' inizia il potere della regione. Se alla Sardegna (non so che tipo di autonomia abbia) fosse riconosciuta l'autonomia totale sulla raccolta rifiuti non credo che potrebbero imporvi una discarica. Tuttavia vi hanno messo una base americana, quindi penso che il problema sia solo che voi avete un'autonomia troppo piccola per le vostre aspirazioni.
Non è che bisogna cambiare l'autonomia con l' indipendenza (sarebbe anche un disconoscere i legami culturali che vi legano all' Italia...)
ma con più autonomia.
L'autonomia, ad esempio, di uno stato americano rispetto a Washington, di un Land tedesco o almeno dell' Alto Adige...pardon Sudtiroel
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#8 Michela 2008-06-15 22:22
Semplicemente l'autonomia è una cessione al soggetto debole di alcune libertà d'azione legate alla sovranità, che resta però saldamente in mano al soggetto più forte. Le decisioni prese in cosiddetta autonomia sono comunque soggette all'approvazione dell'autorità superiore, perchè c'è una fase di verifica della loro aderenze alla comune carta costituzionale. Se la Sardegna approva un piano regolatore regionale che blocca le costruzioni a tot metri dal mare - tanto per non fare un esempio a caso - e un comune ritiene lesi i suoi interessi di sviluppo immobiliare, fa ricorso all'autorità superiore e la decisione del governo regionale viene inficiata. La condizione sostanziale di sudditanza non muta anche quando nessuno ti contesta la decisione presa, perchè è un tratto ontologico della tua posizione di autonomia: fai comunque niente più di quello che il potere superiore ti permette di fare, perchè 'un popolo sardo sovrano non esiste' (Linda Lanzillotta, ministro per gli affari regionali del governo Prodi, anno 2006)

Quanto ai legami culturali, possiamo parlarne fino a domani, ma credo che avresti la sorpresa di scoprire che quello che ci accomuna è molto meno di quello che ci differenzia. Il che non vuol dire che ci divida, ma se l'indipendenza va misurata da quello, gli elementi non mancano.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#9 Marco Bastianello 2008-06-15 23:12
Cosa trovi di così sbagliato nel fatto che la Sardegna si uniformi alla Costituzione Italiana? Non vorresti piuttosto un'autonomia più grande, come quella che c'è negli stati federali? Seguendo l'idea che un popolo può essere davvero libero solo se indipendenti tutte le regioni dovrebbero separarsi in moltissimi stati del Mondo. In Italia poi ci sono sempre stati mille poteri statali e mille centri direzionali diversi in passato. Solo dopo l'unità è cambiato qualcosa. Nell' era dell' Europa quanto è giusto pensare coll' orizzonte mentale della Sardegna ( o del Veneto, come dalle mie parti, o della Sicilia)? Perchè essere uniti sotto principi comuni dovrebbe voler dire necessariamente zero libertà di manovra per le ragioni delle realtà locali? Il federalismo come forma di vera autonomia non formale (è per quello che parlavo di 'stato americano') non potrebbe essere una soluzione?
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#10 Michela 2008-06-16 12:01
Marco, quello che tu definisci 'l'orizzonte mentale della Sardegna' come se fosse una riduzione, in realtà dal mio punto di vista è un ampliamento. Presentarsi all'Europa come parte dell'Italia per i sardi è estremamente penalizzante, perchè i parametri con cui ci si relaziona a noi sono falsati da quelli complessivi, molto diversi, del resto della penisola.

Cosa fonda l'unità culturale italiana?
Il medioevo?
Il rinascimento?
il risorgimento?
Le città stato?
Le repubbliche marinare?
...
Spero di non sconvolgere le tue certezze dicendoti che niente di quello che comunemente studiamo sui libri come storia italiana è mai avvenuto in Sardegna (ne la sua eco ha influito su di noi), mentre è avvenuto in Sicilia e in Veneto, con effetti che ancora si vedono. Per contro, immagino che se ti parlassi della cultura di Ozieri o dei settecento anni di storia giudicale sarda tu non sapresti nemmeno a cosa faccio riferimento, e con te la maggior parte degli italiani. Storie diverse generano culture diverse ed esigenze socio-economiche diversissime.
Lo statuto speciale in teoria questa diversità profonda la riconosce, come riconosce quella del sud-tirolo. Ma sul piano politico è una specialità molto relativa. Per esempio - ipotizzando un assurdo - la regione Sardegna non potrebbe autorizzare i matrimoni tra gay, o la pena di morte. Negli States questo è possibile, e alcune delle forme di gestione politica della sovranità a cui fai riferimento sarebbero teoricamente praticabili, ma richiedono disponibilità bilaterale, e questa disponibilità non esiste affatto (vedi Linda Lanzillotta, intervento sopra).

Questo ammesso e non concesso che si voglia legittimare un interlocutore.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#11 Stefania 2008-06-16 14:41
Questa volta, cara Michela, devo proprio dissentire. Ricordo le parole di G. Dessì: “i sardi non hanno storia come le formiche”. Una frase che alla luce di una straordinaria bibliografia storiografica, che si avvale di numerose fonti, certamente desta più che disappunto.
La storia della Sardegna s’intesse pienamente sulla più ampia trama della storia europea, partecipando ad ogni processo storico, per quanto spesso subito: ma questo è problema che non riguarda solo i sardi, ma tutte le popolazioni del mondo che non hanno agito attivamente, costruendosi la propria identità, piuttosto questa si è edificata su relazioni di dominio e dinamiche socio-economiche che ancora oggi pesano sullo stato delle regioni in via di sviluppo tra cui c’è anche la Sardegna.
La Sardegna pregiudicale ha conosciuto il particolarismo giurisdizionale e giuridico tipico medievale, quella giudicale l’ascesa del villaggio come particella fondamentale dell’economia, come avvenuto in tutta Europa, l’intera identità sarda si fonda sulla legislazione spagnola prima e sabauda poi. L’identità include anche questa dominanza straniera, che ci piaccia o no.
Liberare la Sardegna dalla sua subalternità è qualcosa per la quale l’indipendentismo non dà una risposta adeguata, così astoricamente nazionalista, che tenderebbe ad escludere la Sardegna dai processi mondiali ora in atto: verrebbe semplicemente schiacciata dalla globalizzazione, ed estromessa politicamente perché ininfluente. Per diventare maggiorenni invece, dobbiamo entrare a pieno titolo nei meccanismi internazionali e per farlo dobbiamo passare inevitabilmente per la nazione italiana, che tra l’altro abbiamo contribuito a costruire: fino ad ora ad esempio, la Sardegna ha goduto di ingenti aiuti europei per lo sviluppo che i nostri cari governanti non hanno utilizzato o non hanno saputo utilizzare.
Non solo non auspico una Sardegna indipendente, ma con questa classe politica solo l’idea mi terrorizza.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#12 Giuseppe 2008-06-16 15:37
Stefania, perdonami, ma trovo il tuo ragionamento poco condivisibile.
Seguendolo, così come quello precedente, potrei dirti allora: perchè l'Italia, dato che termini come 'sovranità' e 'indipendenza' sono storicamente superati, non fa' la regione autonoma della Francia?
Noi sardi siamo un popolo europeo con gli stessi diritti degli italiani, se oggi dovessimo sentire l'esigenza di ricorrere all'indipendenza (come la sentirono gli italiani nel risorgimento) perchè non dovremmo perseguirla? Di cosa abbiamo paura?
Saluti a tutti!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#13 Stefania 2008-06-16 16:11
Non ritengo che la specificità sarda, al pari di tante altre specificità, non possa esprimersi all'interno di un'autonomia che può essere più costruittiva di un indipendentismo fuori tempo. Mi pare che sia soltanto auto ghettizzante, che poi la nostra specificità si muove entro la nazionalità italiana che ormai è anch'essa parte della nostra identità. Gramsci docet.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#14 Marco Bastianello 2008-06-16 17:59
Le motivazioni perchè non vedo praticabile un'indipendenza della Sardegna sono più terra-terra che di tipo ideale. Pensateci. In fondo ogni regione italiana ha grandi differenze storiche e di costume rispetto al resto d'Italia. Quanti costosi politici servirebbero per gestire in indipendenza ciascuna regione. E poi, cento piccoli eserciti, dogane, differenze fiscali e persino monetarie, cento legislazioni che il viaggiatore, come accadeva nel medioevo e nell' Italia degli stati regionali, doveva conoscere punto per punto per non incorrere in guai. Ma se abbiamo scelto l' Europa proprio perchè pensavamo che l' Italia da sola era piccola per reclamare un posto importante nel mondo. Figuriamoci la Sardegna.
Inoltre abbiamo anche una storia comune di un secolo e mezzo che non si può cancellare.

@michela E' vero, la realtà della Sardegna si studia molto poco a scuola e probabilmente alcuni fenomeni europei in Sardegna non sono arrivati, ma in realtà cosa c' entrano, in fondo, le zone d' Italia che erano sotto Venezia e quelle che erano sotto il Papa o sotto i Normanni e poi i Borboni? Mi sembra che nelle tue parole ci sia un po' di comprensibile orgoglio di parte. Ogni regione italiana avrebbe i suoi motivi e le sue unicità.Ma non dobbiamo buttar via l' Italia.Perciò sarei per un federalismo autentico (oggi l'Italia è centralista, per quello che l' autonomia della Sardegna ti sembra inutile)
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#15 Omar Onnis 2008-06-16 18:53
Spezzo volentieri una lancia a favore di Michela, le cui argomentazioni condivido appieno.
So, anche per esperienza, che esprimerle provoca spesso reazioni di chiusura e di ostilità. In questo caso noto lo sforzo da parte degli interlocutori di rimanere su un piano dialettico pacifico, condiviso, senza degenerazioni. Eppure, nonostante questo spirito costruttivo, la stessa affermazione basilare (che noi diamo per scontata) secondo cui la Sardegna rappresenta una realtà storica, culturale, linguistica 'altra' rispetto all'Italia (qualsiasi cosa essa sia) viene semplicemente rifiutata. Spesso in totale buona fede si citano le 'radici comuni' i 'profondi legami culturali', si fa appello alla necessaria comunione d'intenti per salvare l'Italia dalla disgregazione e dalla degenerazione verso cui pare avviata, senza il benché minimo sentore di incorrere così in un equivoco alquanto grossolano. Certo, come del resto sottolinea anche Michela, è un equivoco dettato per lo più dalla quasi totale ignoranza della nostra storia.
Da qui anche l'incomprensione della questione 'indipendenza', pure ormai entrata nel dibattito politico sardo.
Far comprendere la portata e la grande apertura culturale che tale questione rappresenta per la Sardegna di oggi e soprattutto di domani è uno dei compiti più complicati, ma anche più pressanti, che un/una intellettuale sardo/a deve addossarsi di questi tempi.
Grazie Michela, per come scrivi e per come parli. Sai benissimo di non essere sola.
Atteros annos menzus!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#16 Logico 2008-06-16 22:32
Mi fà piacere vedere tanti commenti su questo argomento. Per come la vedo io, il modello più conveniente per la Sardegna sarebbe quello della Svizzera. Addirittura non solo fuori dall'Italia ma anche fuori dalla UE.
I Sardi lo meriterebbero e forse saprebbero anche ben gestirsi. Purtroppo i sardi non si sanno molto ribellare... e in questo sono molto italiani.
A chi diceva che forse alcuni fenomeni europei non sono arrivati in Sardegna, voglio contestare il modo di ragionare. Sia perchè non esistono fenomeni europei ma solo un 'comune sentimento europeo' inventato dal potere economico-finanziario e spacciato dai mass-media (chiedere agli irlandesi). Sia perchè è invece vero che alcuni fenomeni sardi sono arrivati nella Europa del Mediterraneo.

A Michela: su Soru hai ragione, ma i sardi non lo capiscono proprio. L'immagine del Governatore inoltre sta subendo un bombardamento propagandistico che non ti puoi immaginare.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#17 Michela 2008-06-16 23:54
Hai ragione sulla resistenza in merito a certi temi, Omar, e non a caso sempre da parte di sardi. Se ricevessi un euro per ogni appunto più o meno amichevole che ho ricevuto per avere citato criticamente Lussu nel capitolo sull'indipendenza, sarei veramente benestante. C'è una dottrina ortodossa che non si può mettere in discussione nemmeno in teoria, e chi lo fa rischia del suo. L'altra sera a cena un professorone dell'università di Sassari - riconoscendomi - ha ritenuto di alzarsi dal suo tavolo per comunicarmi che 'ero incorsa nel grossolano errore di scrivere che la legge delle chiudende era stata un male per la Sardegna'.
Ora, se c'è una cosa su cui veramente dissentire sarebbe malafede, è il disastro delle chiudende. Eppure, che alzata di scudi! E se questo insegna ai sardi in una università sarda, puoi stupirti se poi ci sono sardi che ti dicono: ma la storia è un'altra?
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#18 Omar Onnis 2008-06-17 12:04
Non mi stupisco, perché faccio la stessa esperienza costantemente. Da sardo parzialmente disterrau (emigrato, per gli italofoni), frequento con una certa assiduità i nostri conterranei d'oltremare. Specie quelli con un grado di istruzione più elevato sono costantemente sulla difensiva ogni qual volta si tocchi un tema storico con una prospettiva diversa da quella appresa sui manuali del liceo (nei quali per lo più non si fa il benché minimo accenno alle vicende e ai processi storici della Sardegna, se non per liquidarli in poche battute anodine). Mi è capitato di tenere piccole conferenze storiche, o partecipare a discussioni o dibattiti su argomenti sardi, e devo dire che in tali occasioni certe ricostruzioni, per quanto suffragate da fonti attendibili e ampiamente argomentate, danno regolarmente adito a reazioni di perplessità, quasi di sconcerto, come per una mancanza di tatto o di buon gusto. Molti invece, d'animo più aperto e più sereno, semplicemente ti ringraziano come se avessi tolto loro un peso dal cuore o fatto una rivelazione illuminante. Capita anche questo. Già il fatto di negare che la Sardegna sia una 'terra senza storia' (contraddizione in termini: caso mai, senza storiografia!) suscita reazioni perplesse: ma come, non siamo forse noi il popolo più miserevole, isolato, arretrato, negletto, ecc. ecc., dell'intera storia delle genti?
Quanto al confronto con i non sardi, be', in quei casi devo partire dall'ABC. Non si può mica snocciolare così su due piedi la vicenda storica dei regni giudicali, o evocare la stagione rivoluzionaria del 1793-6, o lo choc culturale rappresentato dalla modernizzazione forzosa dell'Isola nel corso dell'Ottocento (editto delle chiudende e tutto il seguito). Sarebbe come parlare di un altro pianeta, di cui si ignorava l'esistenza fino a quel momento.
Tutto ciò per dire che la strada è ancora lunga e la 'rivolta dell'oggetto', annunciata da M. Pira ormai trent'anni fa, è ancora lungi dal compiersi. Se non altro, mi sembra di poter dire, almeno è iniziata. Ora sta a noi.
In bonora!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#19 Andrea Faedda 2008-06-17 12:04
Salve a tutti.
Sicuramente non si può negare che la questione pro o contro indipendenza susciti sempre più l'interesse di tanti. Il momento contemporaneo è particolare: davanti alle tendenze globalizzanti (sia sul piano politico che economico) assistiamo all'emergere in Europa di movimenti che si oppongono all'omologazione.
Tanto che già si pensa ad un 'Europa delle regioni' piu che degli stati nazionali.
Anche la Sardegna è investita da questo
fenomeno.
Aggiungerei,come è stato già scrtto, che da noi ha contato molto un 'effetto Soru'.
Mai nella storia della nostra regione si è avuto un presidente così indipendente
dai poteri (e partiti) italiani.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#20 B. Adriano 2008-06-17 18:02
Salve Michela. Gestisco una rete di siti indipendentisti denominati U.R.N. Sardinnya ed è stato inevitabile conoscere la tua posizione in merito all'autonomia regionale ed affini. Non entrerò nel merito del tuo articolo ma mi soffermerò un attimo su alcuni concetti: In Sardegna abbiamo alcuni grandi problemi di cui ogni indipendentista dovrebbe avere coscienza. Il primo è che l'autonomia esiste solo sulla carta e in larga parte, neppure su quella > Acquisita tale banalità, sappiamo bene tutti per riflesso che pertanto la nostra cultura natzionale sarda è totalmente assente dal sistema dell'istruzione pubblica e (a parte il controverso caso della LSC)anche nella Pubblica Amministrazione e nei media. Ergo, non possiamo mica lamentarci se i Sardi non credono in qualcosa che non conoscono o di cui hanno solo sentito parlare in maniera folk-massimalista da irrisori movimenti indipendentisti. Il tuo discorso sull'autonomia ha prevedibilmente trovato il favore di attivisti vari di IRS, i quali nei loro punti politici altro non fanno che miscelare anti-sardismo all'azione che portano avanti. Se, come detto in precedenza, non esiste reale autonomia (e mi pare sia un dato inconfutabile) va da se il capire che in un paese insito nel contesto occidentale quale la Sardegna è con l'Italia, dobbiamo altresì capire che l'autonomia ed il federalismo sono passaggi obbligati per poter ottenere quei famosi interventi sul tessuto sociale: Istruzione, storiografia, media, etc. che portino i Sardi nel tempo a poter concepire le loro potenzialità come popolo non più subordinato ad altro stato (Roma). Gradino fondamentale per tale scopo (a parte la notoria necessità di revisionare completamente la stilistica politica da movimenti anti-sistema a partiti sistema), è quello di distruggere la divisione creatasi in Sardegna tra autonomismo ed indipendentismo per lunghe ragioni che non starò quì ad elencare. Una volta acquisito ciò, sarà possibile ricreare fronti unitari e multipolari che, così come avvenuto in altre nazioni senza stato del mondo, (anche con singoli partiti), riescono a conquistare per gradi l'elettorato e portare attraverso un percorso federale il proprio Paese verso la piena autodeterminazione. Ci stanno riuscendo, noi non ci riusciremo. Perché? Per i motivi suddetti, perché la guerra tra indipendentismo ed autonomismo sbarra la strada alle riforme federali, il tutto abbinato ad un folklorismo politico inevaso che ha origine in dirigenze indipendentiste inadeguate a concepire l'evoluzione dei tempi. Questo mix di problemi impedisce l'espansione sociale della causa indipendentista in Sardegna e piuttosto, la consolida nell'Opinione Pubblica come un qualcosa di utopico, isolazionista ed irrealizzabile, benché in realtà i movimenti professino il contrario, ma come detto, non hanno ancora compreso bene sotto quale veste comunicativa proporsi. Soprattutto, si presentano senza aver compreso il percorso argomentato in breve di sopra. Grazie.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#21 Michela@Adriano 2008-06-17 19:23
Adriano, nel ringraziarti del tuo intervento, chiarisco immediatamente che la cifra della mia riflessione nell'intervista è idealistica, e nasce dalla valutazione all'optimum per i sardi, che sono convinta sia l'indipedenza politica senza se e senza ma. Ma idealistica non vuol dire irreale o sognante; significa che quando la giornalista mi chiedeva un distinguo sulla mia posizione tra autonomia e indipendenza, io ho parlato di sistemi di valori, piuttosto che di soluzioni tecniche da real politik, che non è il mio mestiere.

Fuori da considerazioni sugli evidenti pantani dell'autonomia reale - tra l'altro al momento interpretata da persone come Paolo Maninchedda di cui ho alta stima personale - è l'autonomia teorica che ho criticato, perchè è l'assunto di partenza che non è compatibile con la mia idea del meglio per l'isola.

Idealmente non riesco ad assolverla nemmeno come un passaggio graduale verso posizioni più indipendentiste, una sorta di educazione delle masse, perchè mi hanno insegnato che da un pero non nasce un'anguria. Come puoi passare al concetto di sovranità se per settantanni hai trasmesso quello di sudditanza? E alla fine di questi settantanni si vede forse una maggiore coscienza dei sardi di sè che possa far dire che sì, l'autonomia ha creato cultura di popolo nei sardi, o unità di qualche tipo?

La sovranità non è un diritto di nascita, ma un percorso culturale sul piano della conoscenza, e iniziatico su quello della consapevolezza. A chi ha preso su di sè un impegno politico che porti a questa condizione, a qualunque schieramento appartenga, va il mio rispetto e il mio augurio, anche se non ho nessun problema a sentirmi più vicina a chi più tende all'ideale, piuttosto che al suo compromesso.

Ma il mio ruolo in questo anelito collettivo è molto diverso, e se può svolgere un servizio di qualche tipo, questo servizio è per sardi, tutti.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#22 B. Adriano 2008-06-17 19:54
Grazie per la replica Michela. Chiedevi retoricamente come si possa passare nel popolo al concetto di sovranità se per 70 anni si è instillato quello della sudditanza. Capisco l'idealismo implicito nel tuo intervento, ritengo tuttavia che oggi nell'indipendentismo serva nettezza di concetti e pragmatismo. L'idealismo esasperato (o meglio, i teoremi) sta solo incrementando il settarismo e 'la guerra tra bande'. A tale proposito ad alcuni lettori del tuo blog chiediamo: Come si può arrivare al concetto di sovranità nel popolo se l'autonomia non è mai esistita? Per intenderci, se mettiamo da parte l'idealismo ed i tecnicismi sul nostro statuto regionale, ci accorgiamo direttamente che mai nulla è stato fatto sul versante della tutela giuridica delle nostre peculiarietà. Pertanto: Se buona parte dell'indipendentismo critica come fonte del male qualcosa che in Sardegna non esiste (l'autonomismo), come si può pensare di costruire attorno a questo concetto addirittura un impianto politico e sperare che esso attecchisca non solo socialmente ma anche presso le istituzioni regionali?
Chiediamoci intanto cosa dovrebbe essere l'autonomia come passaggio graduale per l'indipendenza: Ad esempio si potrebbero fare mille esempi su ogni settore della vita pubblica. Anche mass-media come affermavo in precedenza. Abbiamo emittenti o testate giornalistiche al riguardo diffuse presso il territorio? Che cosa stiamo criticando? Io direi il nulla. Non c'è autonomismo da nessuna parte, nulla che entri nel costrutto quotidiano del singolo cittadino. Se l'indipendentismo non si pone il problema di dover dare copertura giuridica e PRATICA APPLICAZIONE ad esigenze quali storiografia sarda, lingua, devolution fiscali, di pubblica sicurezza, etc. allora buonanotte. Con altri 70 anni della Sardegna rimarrà quanto oggi c'è di autonomismo: Nulla, solo il nome. O l'indipendentismo si riforma o anche personalità come Maninchedda non sapranno bene che pesci pigliare e si rimestoleranno nel solito ambientino post-democristiano. Talvolta scrivo nel suo blog, è una persona in gamba ma credo che ancora non abbia maturato un suo pensiero circa l'indipendentismo sardo, o meglio: Ciò che potrebbe essere l'indipendentismo sardo QUALORA riformato. Ciao.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#23 Omar Onnis 2008-06-17 21:05
Non riesco ad essere d'accordo neanche un po' con Adriano. Autonomia e indipendenza politica sono due ideee e due prassi politiche diverse e distinte. Su questo ha già ampiamente argomentato Michela.
Circa l'obiezione che in Sardegna non ci sia nulla di indipendente/indipendentista (o addirittura di autonomo/autonomista) nella pratica quotidiana dei sardi, nel mondo dell'informazione e/o della cultura, be', caro Adriano, consentimi di smentirti: datti un'occhiata in giro! Forse che questo stesso blog ti pare poco 'autonomista'? O troppo? Non so. A me sembra evidente che in Sardegna stia maturando un'idea della propria identità molto più robusta e sicura di sé e contemporaneamente molto più aperta al confronto con l'esterno, di quanto sia mai stato in passato.
Tutta questa politica folkloristica in giro non la vedo, se non tra le file dei soliti conformisti dei partiti tradizionali (e tra i loro reggicoda). Lo stesso mondo indipendentista (di cui iRS è una componente dinamica e progressiva, ma non certo l'unica) si va ampliando e aprendo al confronto con la società civile. Il contrario del settarismo di cui leggevo poco più su. Del quale mondo indipendentista non mi pare faccia parte Maninchedda, detto per inciso.
Concludendo, prima di addossare etichette e definizioni al prossimo, vediamo di capirci meglio e di confrontarci con onestà e apertura mentale. E' più importante che definire i confini del nostro orticello (basta con le chiudende!) per sentirci più à la page o più 'dentro' il mondo.
Con ciò, rispettosamente, saluto.
A menzus biere!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#24 B. Adriano 2008-06-17 22:49
Capisco Omar che ognuno abbia le sue idee, ma in tutta onestà, la mia lettura della realtà rimane più cruda e preoccupante della tua. Vorrei avere lo stesso ottimismo ma tutti i dati portano a constatare che benché le sigle identitarie si moltiplichino come il pane, a livello politico invece (ed elettorale) non solo non si va avanti ma si torna spesso indietro. Segno evidente che le stesse persone per mere ragioni personali o ideologiche si frazionano sempre più tra di esse. Non vedo neppure riscontri nella vita quotidiana dei cittadini che faccia pensare ad un qualche 'risveglio ed orgoglio identitario', vedo piuttosto il solito status quo. Anche in IRS non ci trovo nulla di innovativo, il fatto positivo è che ha cercato per larga parte di scrollarsi il notorio ritardo ideologico che ancora attanaglia altri movimenti, ma questo lo si deve anche alla critica che per qualche anno è stato necessario riversare ai 4 venti in questo ambiente o Sale sarebbe ancora al social forum di Firenze ed a salutare i compagni col pugno sinistro all'aria. L'aspetto che più preoccupa oggi di IRS è proprio la sua battaglia anti-autonomista, è proprio il danno principale che oggi si sta facendo alla causa: Da un lato si precludono alleanze per cui si potrebbe iniziare a sviluppare piattaforme programmatiche per il governo delle amministrazioni locali, dall'altra, molto più banalmente, spingete SNI a rincorrervi nel 'purismo' ed in una inutile guerra tra poveri dai zero risultati. Mi spiace dirlo ma è la nuda verità. Quale percorso ritieni IRS debba compiere per convincere il Popolo Sardo ad una presa di coscienza sulla sua mancata sovranità ed attraverso quali strumenti politici e legislativi arrivare a ciò? Se puoi darmi la risposta sarà un valore aggiunto per il movimento IRS. Personalmente ritengo che oltre il federalismo non vi siano altre strade credibili: Non è pensabile concepire la sovranità se prima non si recupera in maniera capillare nel tessuto sociale l'introduzione e la tutela dei nostri elementi costitutivi di nazione. Senza dimenticare che a questo bisogna abbinare una serie di proposte in campo economico che rendano fattibile la politica dei nostri movimenti. Si chiama federalismo. Fammi sapere cosa ne pensi su questo punto. Buona serata.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#25 Su Teraccu 2008-06-18 00:59
Hola Chelledda, con te aggiungo un altra figurina di disterrati pro-indipendentzia, se tra i residenti ci fosse la stessa percentuale di favorevoli alla Sardegna libera e bella saremmo gia nella Repubblica Sarda, vabbè aspetteremo!

Intanto capisco e non-capisco perché quaggiù non sia altrettanto forte la voglia di indipendenza:
paura di non farcela, distanza dallo stato centrale che significa anche farci i cavoli nostri, indolenza verso la nostra classe politica che in Italia o Sardegna manterrebbe comunque le stesse tendenze affaristico-mafiose, in definitiva il pensiero de lassade su mundu comente l'azis connottu ca est menzus.
Contemporaneamnte capisco chi, trovandosi in Italia o all'estero, venga stregato dall'indipendentismo:
li ci s'accorge di essere etnicamente diversi dagli italiani, si avvertono più che quà i fetori leghisti, ci si potrebbe addirittura vergognare di essere italiani visto che i motivi non ci mancano.
Insomma mi piacerebbe che anche tra i sardi residenti ci fosse maggiore consapevolezza dell'esigenza di cambiare marcia, e invece la tendenza è alla regressione autonomista col neo(sic!)sardismo sdraiato a destra. Possibile che a tanta gente vada bene s'andatzo?

Naturalmente la Sardegna libera che piace a me dovrà essere tassativamente vatican-FREE e con questo spero di non darti troppo dispiacere visti i tuoi trascorsi catacombali, vabbè nessuno(a) è perfetto(a) :;

Saludos conchidortos

PS. creative commons - mi piace Brava!!!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#26 MicheleM 2008-06-18 02:59
Commento: Sono sardo, ok. Sono italiano, ok. Dal punto di vista teorico niente da eccepire sulle differenze tra autonomia e indipendenza; tuttavia mi chiedo quale ricaduta questo discorso debba avere sulla percezione della mia identità, che è più complessa di una semplice attribuzione natale. Non esistono culture isolate, ma tutte sono debitrici del dialogo con le altre; non esistono storie così caratteristiche da non coinvolgere il resto del pianeta, ma sono piuttosto percorsi comunicanti -sempre e comunque-. Il discorso autonomia/indipendenza limitiamolo all'ambito politico! Tutti i tentativi di rivestirlo di eventuali nobiltà ideologiche non mi sembra che possano portare a nulla: sono laboriosi, parziali, estenuanti e sterili. Non voglio essere polemico! La mia cultura è anche italiana, la mia storia è anche italiana! Lasciatemele perché io ne ho gran stima. Piuttosto: la spazzatura, le scorie, le basi NATO, le ville in costa, etc... quelle levatemele pure! Credo nell'indipendenza perché ritengo che la Sardegna abbia risorse tali da potersi permettere di confrontarsi 'alla pari' con altre identità statali indipendenti, e che tali risorse siano state ad oggi svilite da 'politici' e 'amministratori' troppo 'distanti' dalla realtà locale (anche sardi!). Non mi fido assolutamente di modelli federalisti d'importazione (strane chimere) e mi sono stancato di una forma di autonomia che non funziona. Questo vuol dire che sono indipendentista? Forse... ma solo per quanto riguarda il mio essere uomo-politico! Il resto lasciamolo così: è bello proprio perché è complicato!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#27 Marco Bastianello 2008-06-18 11:20
Una terza via fra un'indipendenza totale e un'autonomia scarsa c'è, è il federalismo esteso a tutta la penisola, che rispetterebbe le diversità regionali di tutta Italia e non negherebbe la coscienza nazionale (bhè, sempre se c'è ^_^). Ma per ora gli unici che lo sostengono sono gli stessi che vorrebbero il federalismo, sì ma fiscale e sanitario, il che vorrebbe dire disparità sui servizi pubblici, l'unica cosa o quasi che, in un federalismo, vorrei fosse comunque su base nazionale in nome dell'uguaglianza dei cittadini. Inoltre sono gli stessi che si esprimono con fini e diplomatiche espressioni come 'abbiamo caldi i nostri fucili' (allusione fallica, come ai tempi di 'ce l'ha duro'?)
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#28 Omar Onnis 2008-06-18 13:13
@Adriano: non sono un esponente di iRS, perciò ti prego di non addossarmi responsabilità che non ho, e di non di attribuirmi il ruolo di rappresentare chicchessia al di là di me stesso. In ogni caso, credo che tu abbia frainteso la prospettiva politica e culturale di quel movimento (iRS). Se dai un'occhiata al loro forum ti farai forse un'idea più precisa dei temi che si discutono e di come lo si fa.

Al di là di questo, la questione della soggettività storica della Sardegna non si può risolvere rispolverando parole d'ordine superate e sconfitte dalla storia stessa. Appellarsi ad autonomia o federalismo significa riesumare le idee e i propositi di Bellieni e Lussu e ancor prima di Asproni e Tuveri. Alla base dell'idea autonomista c'è la concezione dei sardi come nazione abortita (parole di C. Bellieni) o di popolo minus habens. Non penso sia una concezione condivisa dalla maggioranza dei sardi di oggi. Da qualcuno forse sì, ma che importa. Chi ha paura di costruire il proprio futuro assumendosene la piena responsabilità può farsi da parte e lasciar lavorare gli altri. Se poi si tratta di difendere privilegi e posizioni di vantaggio acquisite, be', allora proprio non siamo sulla stessa lunghezza d'onda.

Esempi concreti vincenti in Europa ce ne sono. La separazione tra Rep. Ceka e Slovacchia è stata condivisa, pacifica e fruttuosa per entrambe. Una terra marginale e storicamente votata alla depressione economica come l'Irlanda, grazie ad una intelligente politica fiscale e all'investimento in ricerca e valorizzazione delle nuove tecnologie, è oggi uno degli stati economicamente più solidi del Vecchio Continente (molto più dell'Italia, per capirci).
E la Sardegna? In Sardegna esistono avanguardie intellettuali, artistiche, creative (anche in campo tecnologico o in settori tradizionali come l'agroalimentare e l'artigianato) che prescindono già largamente dal contesto italico e sono rivolte al mondo intero. La politica, come sempre, è ancora uno o più passi indietro. Ma sta annusando l'aria (i partiti di destra stanno mettendo su il baraccone del partito 'dei sardi', tanto per dire). La consapevolezza della necessità storica di una nostra soggettività politica pienamente dispiegata si va allargando.
Invito a riflettere sulla traumatica transizione di civiltà che ci attende da qui alla fine del secolo: riteniamo che la Sardegna possa affrontarla meglio come regione marginale (poco importa se autonoma o federata), sottoposta a una sovranità 'altra' e ad interessi strategici esterni, ovvero come entità politica a sé stante, con una propria voce (per piccola che sia) nel consesso dei popoli della Terra?
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#29 Michela@Michele@Teraccu 2008-06-18 15:18
Michele, l'appunto che fai credo interpreti il timore di tutti quelli che - fuori dalle dialettiche delle sigle - hanno un anelito indipendentista spontaneo, legato alla percezione della nostra peculiarità di sardi (non della nostra differente etnicità, Su Teraccu, che per quanto sia supportata da autorevoli studi genetici, come base per definire l'identità è sterile e pericolosa). Questa paura è che l'indipendentismo sia un fenomeno da comprendere per sottrazione, come se essere indipendentisti volesse dire privarsi della possibilità di essere anche tutto il resto.
Credo che il discorso identitario esuli da quello indipendentista, e che accostarli sia controproducente. Nel mio caso non leggo l'indipendententismo in termini nazionalistici di esclusione e di monolitismo culturale: conosco tre lingue oltre al sardo, ho viaggiato molto e tutti i giorni intrattengo rapporti e scambi di ogni natura su internet con amici in ogni parte del mondo. Il mio quadro di riferimento culturale è mondiale, e in questo quadro l'indipendentismo ha una sua collocazione naturale, e direi quasi spontanea.
Indipendentismo non vuole dire che sono detentore di una sarditudine a tenuta stagna, casomai vuol dire che mi confronto liberamente e consapevolmente con tutte le altre culture, ricca della mia e arricchita dalle altre. Questo non può essere possibile in un contesto in cui come sardo non sono libero nemmeno di insegnare ai miei figli nelle scuole la mia lingua e la mia storia. Parlare l'inglese e dimenticare il sardo non riesco proprio a considerarla una evoluzione civile.

@Su Teraccu: deu no seu disterrada. Appu biviu tottu sa vida in Sardigna et candu mindi seu stesiada est istettiu pro triballu scerau e boffiu. Mai pro disigiu, cussu no, ma su disterru est pro is chi no anti pozziu scerai.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#30 michela 2008-06-18 15:23
@Su Teraccu

Io non sono disterrada (=privata della terra, il modo in cui in sardo si definisce l'emigrazione). Ho vissuto tutta la vita in Sardegna e quando me ne sono allontanata è stato per lavori scelti e voluti da me. Mai per desiderio, quello no, ma lo sradicamento è lo stato di chi non ha potuto scegliere.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#31 B. Adriano 2008-06-18 15:53
Ciao Omar, sì, ho visitato la spazio di IRS a cui non posso partecipare ed ho notato che si parla di me senza che io possa replicare nel merito a certe affermazioni del teorico Sedda in cui non ho trovato purtroppo valide argomentazioni. Mi si accusa di spargere livore ma a me risulta che l'anti-sardismo è stato incrementato proprio da IRS su fondamenti ideologici che politicamente non solo non hanno prodotto nulla ma hanno alimentato le divisioni. I fatti sono questi, poi francamente stare a parlare di Lussu o Bellieni a me poco importa, siamo nel 2008. Il mio intervento era preciso e rimarca come il federalismo sia l'unico percorso per poter instaurare nel nostro tessuto sociale tutti quei criteri nazionalisti oggi rimossi nel tempo dall'Italia. Hai fatto l'esempio della repubblica ceka e slovacca, il discorso non cambia: quì come potresti giungere ad una 'separazione consensuale' tra le parti se la nostra popolazione non ha coscienza della propria identità? Si torna al solito concetto, l'unica pista è reimmetterla per gradi attraverso un percorso federale. IRS non ci dice queste cose per il semplice fatto che ormai ha impostato parte del suo messianismo su questo evangelismo indipendentista a priori che purtroppo arreca divisioni tra chi ha finalità comuni e non consente neppure a voi di governare. Ho visto che Sedda ha mostrato certezze nel suo forum sulle mie posizioni ma se volesse entrare nel merito di questa materia (la reintroduzione graduale della nostra identità, la tutela e lo sviluppo della sovranità), sono a disposizione anche nei nostri spazi che, rimangano aperti a tutti i Sardi. Grazie, ciao.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#32 Michela 2008-06-18 16:07
Confesso che mi piacerebbe che il livello della discussione restasse alto e ideale, dato che vi stanno contribuendo con commenti e letture anche molti sardi che - esattamente come me - non sono di IRS, non sono di SNI, e non hanno idea di cosa sia URN.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#33 B. Adriano 2008-06-18 16:28
Sono d'accordo Michela, spiego ai lettori qualche nota: IRS sostiene che l'autonomismo sia un male, con riferimento alla passata storia di Lussu e del Partito Sardo d'Azione ed ha trovato nel tuo scritto una posizione lineare con tale pensiero. Io sono intervenuto per ribadire che l'antisardismo e l'antiautonomismo (aldilà degli idealismi) rappresenta un errore perché crea divisioni e soprattutto impedisce a livello pratico la reintroduzione graduale di quegli elementi identitari che hanno il potere (nel tempo) di far maturare il concetto di sovranità nel popolo. Nel 2005 assieme ad un gruppo di amici abbiamo fondato uno spazio di critica indipendentista che è U.R.N. Sardinnya onde sottolineare pubblicamente tutti i ritardi dell'indipendentismo attuale ed anche la diversità di opinioni inerente il rispetto del sardismo. Su questo punto U.R.N. condivide l'appello all'unità promosso da Cumpostu di Sardigna Natzione, dal sardismo e da altre sigle minoritarie. Grazie.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#34 Su Teraccu 2008-06-18 16:47
Commento: Scusa poco-poco ma quando affermi 'Questo non può essere possibile in un contesto in cui come sardo non sono libero nemmeno di insegnare ai miei figli nelle scuole la mia lingua e la mia storia', non credi che questi siano aspetti identitari? Cos'altro se no? Se non c'è identità non credo sia possibile spiegare l'indipendentismo al popolo, il popolo ha bisogno della lingua, storia, territorio, tradizioni, simboli, squadra di calcio, miti, leggende etc etc in cui identificarsi; tuttavia capisco e ne ho terrore che il passo verso il nazionalismo e il fascismo sia molto breve. Caldeggio l'indipendenza della Sardegna solo perché l'Italia NON è un paese normale, ne mai lo sarà soprattutto per l'insopportabile teocrazia vaticana, causa antica anche dei molti mali della Sardegna. Per quanto mi riguarda la nazionalità è solo un termine amministrativo, avere nazionalità italiana, sarda, americana o paperopolese non fa per me alcuna differenza. E quante storie per il termine disterru, chiunque emigra per lavoro, per studio o per amore, in sardu naran chi si narat disterradu, quando uno emigra per forza chiamasi deportato ovvero isuliadu, che a sos puzones dae sas arzolas. Nemmeno i nostri migranti più poveri (sono figlio di uno di loro) sono stati mai obbligati ad emigrare, non volevano più fare i contadini e pastori e sono andati in cerca di nuove opportunità in giro per il mondo. Ispassiady
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#35 Omar Onnis 2008-06-18 17:10
Caro Adriano, vedo che non mi sono fatto capire. Se vuoi contestare qualcosa a iRS e ai suoi esponenti, fallo pure. Ma non è questo il luogo, né sono questi gli interlocutori. Accusi gli altri di suscitare divisioni, ma ritenersi il depositario dell'unica verità possibile su un argomento tanto complesso come i processi di identificazione collettiva e le transizioni culturali e politiche non mi pare esattamente un atteggiamento costruttivo. Tanto più che qui, come sottolinea la nostra ospite, non si stanno facendo discorsi di partito, bensì si sta affrontando il tema indipendenza ad un livello ideale, come orizzonte di significati che diamo a noi stessi e alle nostre cose, parole, azioni.
Per questo cercavo di far notare come sia il mondo intero il nostro interlocutore. Da sardi verso il mondo, senza remore o vergogne, senza la retorica del 'noi siamo più speciali degli altri'. Ci siamo, abbiamo qualcosa da dare e da dire e lo facciamo: in sardo, in italiano, in inglese e in tante altre lingue. Questo è già un processo indipendentista in corso, che non ha ancora trovato la sanzione storica di un'indipendenza politica della nostra terra, ma forse la troverà. Tarpare le ali a questo fermento incanalandolo politicamente in schemi vetusti come l'autonomismo o il federalismo non mi pare proprio la prospettiva più allettante per spiriti liberi e proiettati verso il futuro. Quanto al sardismo, è un termine che non mi è mai piaciuto: collegare un -ismo al nome di un popolo mi sa tanto di esperienze tragiche e di chiusura mentale. Tanto più che, nel caso specifico, si tratta di una ideologia auto-razzista, se così si può dire. Essere sardi di per sé non è né un bene né un male. Bisogna vedere cosa si fa e come lo si fa. La nostra identità si conforma molto di più alle nostre azioni e alle nostre parole, ai nostri valori ed alla coerenza con cui li difendiamo, che alla circostanza contingente di essere nati in una terra piuttosto che in un'altra, o di appartenere ad un'etnia. Il discorso nazionalista è foriero di disgrazie e non credo nella purezza del sangue di nessuno.
Si tratta di volersi accollare la responsabilità di noi stessi, senza deleghe e senza scappatoie, di raccontarci con le nostre parole, di essere gli attori della nostra storia, non gli 'agiti'. Tutto questo, consci di non essere meglio ma neanche da meno di nessun altro sulla terra. Su questo pezzo di roccia sparato nello spazio siamo tutti compagni di viaggio, sia tra noi esseri umani, sia con tutto ciò che questo pianeta ospita. Volerci essere per come siamo, è la scommessa per il domani.

P.S. @Su Teraccu: Anghele', fac'a bonu!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#36 Michela 2008-06-18 17:10
Teraccu, l'identità è un terreno scivoloso, perchè non attiene a 'quante cose sarde hai e sai', ma alla percezione che ciascuno ha di sè.
Mettiamo che uno sia nato in Sardegna, ma non conosca il sardo perchè non glielo hanno mai insegnato, tipo i miei cugini.
Oppure che uno non sia sardo e ci si sia trasferito per amore della Sardegna, tipo Cristophe detto Cristolu, ex assessore alla cultura di Gavoi, francese di nazionalità e gavoese per scelta ed elezione.
Quelli che identità hanno?
Secondo me quella che si sono scelti e in cui stanno più o meno comodamente.
I simboli sono mattoni fragili, perchè la funzione dei simboli è mettere insieme due parti di una stessa cosa e renderle riconoscibili tra loro. Se attribuiamo ai simboli la responsabilità di essere luogo dell'identità, rischiamo che chi ne è privo sia percepito come estraneo. Per questo per me uno può essere sardo e indipendentista anche se il sardo non glielo hanno insegnato, e può esserlo persino se ha fatto la scelta di esserlo pur non essendo nato sardo.
Non arrabbiarti sulla mia precisazione a proposito del disterru; l'ho fatta perchè hai legato allo stare fuori una maggiore percezione della propria identità di sardi, mentre nel mio caso le due cose non sono affatto collegate. Non era per puntiglio.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#37 B. Adriano 2008-06-18 17:38
Per Omar: Guarda, in quanto ad alcuni di IRS, spesso risultano irritanti ma l'assenza di confronto in cui si nascondono qualifica alcuni personaggi. Chiudendo questa pagina, per stare sul tema: Io non sono il depositario di alcuna verità e non giudico il sardismo per il suo passato, perché come ho spesso affermato in altre sedi è un gravissimo errore fondere un giudizio storico con un giudizio politico nel momento in cui un Partito è ancora in vita e persegue scopi analoghi a quelli di chi lo contesta. Io ritengo che IRS non abbia la verità in tasca dunque e mi stupisco del perché si vada sempre a contestare tale ambito politico senza esporre chiare alternative. Il discorso sull'identità lo possiamo fare tu, io Michela ed altri, ma quanti sardi hanno coscienza di questi discorsi e ragionamenti? Pochi. Se parliamo di autonomia, chiediamoci dunque quali benefici apporterebbe qualora applicata con un background indipendentista. Il vero stato di subordinazione è quello nel cui ambito il popolo non gode dell'utilizzo di ciò che gli appartiene poiché l'autonomia è assente (non presente attenzione), senza di essa non si costruirà mai quel sentimento collettivo che è dato dall'affermazione della propria sovranità. L'autonomia dunque non come stato di subordinazione ma come percorso verso la presa di coscienza del proprio essere e della propria identità. A tale proposito volevo segnalare uno scambio di opinioni avvenuto sul sito Sardegna e Libertà dell'onorevole Maninchedda proprio in merito alla natura del federalismo a noi necessario, magari in chiave indipendentista: www.sardegnaeliberta.it/?p=1127 Spesso mi chiedo dove siano gli indipendentisti quando nel concreto (fuori dalla portata dell'idealismo) è necessario apportare le proprie opinioni e le proprie vedute per INTEGRARE un processo politico di cui un giorno anche l'indipendentismo potrà e dovrà beneficiare (la pista federale). Ma la domanda di fondo diventa quindi anche un'altra: Possiamo dare una interpretazione ideale ad un fenomeno tutto politico che presenta nella realtà diverse sfaccettature? Io penso di nò. Ciao
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#38 Omar Onnis 2008-06-18 19:41
La mia opinione è che autonomia e federalismo non siano la strada giusta per arrivare all'indipendenza e non le vedo favorevolmente nemmeno in termini meramente strumentali. L'autonomia ce l'abbiamo già e ha prodotto ogni sorta di aberrazione, anche culturale. E' la trappola in cui ci hanno infilato e dopo sessant'anni, sinceramente, non vedo l'ora di uscirne. Federalismo significa comunque restare in qualche modo ancorati a uno stato 'altro', più grande, depositario della sovranità e della forza, i cui interessi prevalgono su quelli delle entità che lo compongono (vedi la 'clausola dell'interesse nazionale' inserita anche nell'ultimo tentativo di riforma costituzionale federalista). Trattandosi dell'Italia, poi, esiste una serie cospicua di aggravanti storiche, culturali e politiche a detrimento di tale ipotesi istituzionale: per quanto mi riguarda, dirimono la questione.
Quanto al famoso 'piano concreto', se per formazione politica ancora esistente, a proposito di sardismo, si parla del PSdAz, be', che dire, in questo stesso momento stanno contrattando con i berluscones nostrani la spartizione delle poltrone, in caso di vittoria della destra alle prossime regionali. Un bell'esempio di attaccamento alla propria terra (be', attaccati sono attaccati, se è per quello)!
Ribadisco che l'indipendenza di cui si parla qui è qualcosa di più ampio e non necessariamente declinato in termini partitici. Il fatto di definirla ideale non significa ridurla a pura utopia (o ucronia).
Siccome però mi pare di aver abusato fin troppo dello spazio concessoci, per ogni ulteriore precisazione rimando a quanto già detto (e alle argomentazioni espresse da Michela sul merito della faccenda) e saluto tutti.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#39 B. Adriano 2008-06-18 21:43
Buonasera Omar, grazie per la replica ma quello che chiedevo negli interventi precedenti era che se non si crede nè all'autonomismo, nè al federalismo, nè insomma ad una qualche forma di devoluzione progressiva di poteri da stato centrale a periferico che garantisca anche autonomia e tutela culturale, non si capisce come si debba arrivare all'indipendenza. Allora lasciamo tutto com'è. Chi le fa le leggi sulla lingua, sulla storiografia sarda, sui media, su tutto, se nessun partito identitario/indipendentista governa? Quale è l'alternativa per l'indipendenza al federalismo? Continuo a non vederla e non solo io. Questa assenza di percorsi è uno dei tanti tasselli che fa perdere credibilità all'azione dei movimenti. Bisogna capire che se si rimane sul piano idealistico, anche la causa rimarrà tale perché priva di pratica applicazione e/o sbocchi politico-istituzionali. I movimenti non rimarranno che piccole sette nelle quali adorare teoremi di turno ma che in politica non hanno alcun rilievo. Sull'autonomia che contesti, come dicevo, non ne vedo nè quando accendo la tv, nè quando leggo un giornale, nè quando i nostri figli vanno a scuola, etc. C'è solo Italia ovunque e zero identità nei punti chiave della vita pubblica (chi conosce il pensiero Gramsciano sa a cosa mi riferisco). Contesti anche tu come IRS una autonomia inesistente e presente solo sulla carta e ripudi dunque una vera autonomia che rappresenterebbe l'unico strumento con cui garantire un futuro alla Natzione Sarda, perché di questo passo tra 100 anni non esisterà più nulla di identitario se non si cambia strada e si tutela il nostro patrimonio nazionale sardo. Ma contesti il PSD'AZ...e con chi dovrebbero trattare? Con IRS che li attacca dal mattino alla sera? Come si sviluppa una seria politica se ci chiudiamo ognuno nel nostro club culturale a numero chiuso? Il problema più grande nel 2008 dell'indipendentismo non è la divisione ideologica tra destre e sinistre, il divide et impera oggi a favore dell'Italia sta nella guerra tra autonomismo ed indipendentismo sardo. Il tempo è galantuomo. Buona serata a tutti
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#40 Omar Onnis 2008-06-18 22:51
Citare (implicitamente) Gramsci e avvallare la probabile alleanza del PSdAz con la destra italiana mi sembra vagamente contraddittorio.
Ma veniamo al punto, caro Adriano (visto che questo è diventato un dibattito a due in casa altrui). Tu dici: se non si vuole l'autonomia (quella vera, beninteso, ancora di là da venire) e nemmeno il federalismo, come diavolo si fa ad ottenere l'indipendenza? A me sembra come chiedersi: se non si vuole il surrogato come si può ottenere l'originale? Ci vedo un equivoco, in questa posizione, un equivoco semantico, oltre che politico e storico.
Se attualmente non esiste la massa critica (culturale, prima che elettorale) perché l'indipendenza politica divenga un processo in atto, secondo me non sarà certo l'autonomia a farla emergere. E del federalismo (posto che sia qualcosa di diverso dal pasticcio iper-liberista e para-fascista che ha in mente la banda di loschi figuri che si è impadronita dell'Italia) cosa ce ne faremmo? O si diventa stato a sé stante o non si diventa. La Sardegna non ha potere elettorale, criminalità organizzata o potere economico da mettere sul piatto della bilancia, se si dovrà dividere la torta italica. Sarebbe l'ultima ruota del carro, per di più subordinata ad un interesse nazionale esterno e a strategie tutt'altro che sensibili al benessere collettivo dei sardi.
Nel momento in cui la necessità storica (in senso gramsciano) dell'indipendenza sarà tanto evidente e condivisa da non lasciare spazio a dilazioni o soluzioni annacquate, si troveranno gli strumenti politici per farla valere. Non è mica detto che ci voglia un bagno di sangue come in Irlanda. Ripropongo in proposito l'esempio della secessione della Slovacchia (interessante anche dal punto della regolazione delle pendenze economiche reciproche tra le due parti).

Ma mi ero ripromesso di non occupare ancora questo spazio. Magari proseguiremo la discussione in altra sede (oppure non la proseguiremo, è lo stesso).
L'importante è che se ne parli e si snocciolino tutte le posizioni. Lo scambio e la condivisione di idee non fanno certo male a nessuno (finché ce lo lasciano fare).
A menzus biere!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#41 Michela 2008-06-18 23:18
In realtà io non sto intervenendo nella discussione perchè mi sembra che tu, Omar, dica quello che vorrei dire prima e meglio di quanto non riesca a fare io.
Non siete ospiti tollerati nel salotto buono, mi pare anzi che siate perfettamente in topic. ;-)
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#42 B. Adriano 2008-06-19 16:31
Vedo Omar che le posizioni ormai sono cristallizzate. In ragione di qualcosa che non esiste giudichi l'autonomia e prospetti una sedicente condivisione futura dell'indipendenza che dovrebbe condurci un giorno a poter maturare gli strumenti politici per l'indipendenza. Se vogliamo stare nell'alveo dei giochetti verbali possiamo farlo, nella pratica posso chiederti per l'ennesima volta come si fa a creare in una popolazione quelle condizioni di cui sopra se nessuno introduce nel tessuto sociale a livello legislativo le nostre peculiarietà identitarie. Continua a mancare uan risposta da parte tua che viene sostituita da intenti basati su qualcosa che non trovo. Se puoi, spiegami come facciamo a far capire ai Sardi che non sono solo italiani se non interveniamo su tutti i settori della vita pubblica. E non fare minestroni o accostamenti tra Gramsci e ciò che ho detto sul PSD'AZ perché hai capito benissimo penso ciò che intendevo. Anche Franciscu Sedda altrove si è stupito che io abbia dichiarato di essere indipendentista e sostenere la pista federale, non vedo lo scandalo se questo percorso è mirato alla piena indipendenza. Mi stupisco piuttosto che i detrattori dell'unico percorso credibile non ci spieghino come si arriva all'indipendenza e rinuncino a colmare questo vuoto di chiarezza con tanti giri di parole su una inesistente autonomia sarda. Dimentica per un atto i dogmi, ti risulta forse un qualche tipo di tutela identitaria oggi applicata e diffusa presso il nostro territorio alla portata dei cittadini? Se non riesci a rispondere con chiarezza e semplicità a questa domanda retorica, probabilmente i cardini concettuali di ciò che sostieni sono alquanto fragili e politicamente spogli di concreta applicazione. Se qualcuno poi vive queste affermazioni come una sorta di sfida non ci posso fare nulla, io espongo con franchezza ciò che penso. Rispetto le opinioni altrui e le confuto. Ciao.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#43 Omar Onnis 2008-06-19 18:44
Adriano, che bisogno hai di avere le risposte da me, quando hai già talmente chiara la situazione da ammettere le opinioni altrui solo per confutarle? Scusami, non è la missione della mia vita risolvere le intime insicurezze di chi ha idee politiche diverse dalla mia. Comunque no, non me la sono presa. Un po' di verve dialettica ci vuole: basta non degenerare.

Ribadisco: secondo me l'autonomia è una trappola politica e simbolica che ha prodotto fin troppi guasti, e il federalismo una ricetta già perdente in partenza. Ho argomentato queste mie opinioni. Non ho altro da aggiungere. Mica si deve essere d'accordo per forza!
L'indipendenza politica, il senso di appartenenza, la valutazione del nostro patrimonio culturale e storico come qualcosa di prezioso da difendere, l'autonomia, il federalismo, sono tutte cose diverse, non necessariamente coincidenti o collegabili. Non facciamone un minestrone indigesto. Secondo me il processo di indentificazione collettiva, già ampiamente in corso in Sardegna, non ha necessariamente a che fare con un esito politico. Certo, non con l'autonomia, che tale percorso ha ritardato e deformato fino alla caricatura (i buoni e valorosi sardi della Brigata Sassari, carne da macello per i giochetti dell'imperialismo occidentale, vanno bene; quelli degli scioperi in miniera o delle proteste nelle campagne un po' meno). Avere come orizzonte l'indipendenza significa non accettare come dato insuperabile di dover per forza dipendere da qualcuno per esistere, significa assumersi l'unica prospettiva realmente emancipatoria della nostra condizione storica, l'unica possibile. Non sono dogmi, sono conclusioni raggiunte dopo molti anni di studio e ragionamento sulla nostra storia. Non è indispensabile (anzi secondo me è controproducente) arrivarci attraverso un percorso dilatorio, annacquato all'italiana. È molto più importante abituarci a pensare da indipendenti, compiere scelte magari difficili e conflittuali ma che abbiano netto il segno dell'interesse collettivo dei sardi e non quello di un'entità esterna purchessia, o di una categoria o corporazione particolare. Offrirci al mondo senza ritenere di non esserne all'altezza solo 'perché sardi'. In questi termini credo che l'opera svolta dalla giunta Soru sia stata una potente rottura col passato. Non è tanto il merito dei singoli provvedimenti, o delle varie leggi (sul quale si può di volta in volta dissentire, se è il caso), ma lo spirito che li ha animati, l'orizzonte di significati a cui fanno riferimento, le loro connotazioni. Si tratta di ribadire la nostra sovranità prima ancora in termini psicologici, nell'immaginario collettivo, che nelle istituzioni. Soru e la sua compagine di governo hanno cominciato a farlo. Non so se continueranno o se qualcuno ne raccoglierà il tstimone per portarlo più avanti ancora.
In ogni caso, tornando al presente, bisogna sottolineare che tra i suoi avversari più accaniti, guarda caso, figurano proprio i reduci del PSdAz, molto più propensi a trovare allettante l'idea che della Sardegna e del suo futuro ha Berlusconi (i cui luogotenenti sono pronti a realizzare a comando): una sorta di mini-Cuba pre-rivoluzione, un po' parco divertimenti per vips, un po' base strategica nel cuore del Mediterraneo, un po' discarica nucleare (o di altre schifezze assortite); o magari semplicemente un unico, vasto poligono di addestramento militare. Il tutto prescinde naturalmente dai sardi, i quali, be', qualche posto come sguattero negli alberghi di lusso o come bersaglio umano nelle esercitazioni potranno pur reclamarlo. Coloro che perseguono tale idea della nostra terra e del nostro destino sono attualmente gli interlocutori privilegiati dei nostri impavidi autonomisti/sardisti. Be', la cosa non mi piace né mi interessa. Così come non credo piaccia o interessi a molti altri sardi.
Spiacente di non aver cambiato idea per venirti incontro, Adriano. Vedremo nei prossimi anni quel che succederà e se uno di noi avrà avuto ragione, o magari torto entrambi (la storia fa scherzi, spesso). Se magari, nel frattempo, riusciamo a credere un po' di più in noi stessi, forse non sarà necessario attenderci 'tutela' o 'riconoscimento' dall'esterno. Non ne abbiamo bisogno, per essere degni di esistere nel mondo.

P.S. @Michela: prendo le tue parole per un complimento e te ne ringrazio. A menzus biere... in Sardigna!
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#44 B. Adriano 2008-06-19 20:03
Cerco delle risposte che non trovo ma mi si presenta sempre il solito giro di parole. Anche tu -come fa abitualmente IRS- sostieni di aver argomentato perché l'indipendentismo sia meglio dell'autonomismo, ma io confesso di non aver capito nulla, nè di aver trovato risposta. Si vede che sono lento. Pertanto abbiamo tutti capito benissimo che la mia richiesta di trovare chiare spiegazioni non ha avuto esito e non era certo un tentativo di portarti sulle mie posizioni. La confutazione di un argomento non parte mica da una base condivisa, altrimenti cosa ci sarebbe da confutare? In quanto a me, la mia posizione è nitida: Sono indipendentista, anche io come te ritengo che i Sardi debbano maturare la consapevolezza di poter essere attori protagonisti e non passivi del proprio destino, ma ritengo che pragmaticamente, per conseguire ciò, sia necessario adottare una serie di misure progressive che tutelino la nostra identità. In questo passaggio IRS non fornisce soluzioni, così come altri indipendentisti sparsi. Senza le misure suddette -che si chiamano federalismo (o se la cosa fa scandalo in certi ambienti cambiamo definizione)- i Sardi non arriveranno mai a maturare quello che entrambi auspichiamo. Sbaglio nel dire che sempre meno Sardi conoscono la propria lingua ed anche le nuove generazioni stanno perdendo quel poco di memoria storica che ancora i padri (per un retaggio del 900) conservano? Non trovi sia una contraddizione inoltre da parte tua elogiare il pseudo-autonomismo di Soru per poi dare addosso al criterio della progressiva conquista di maggiori autonomie? Sono d'accordo con te sul doppio volto che presenta il PSD'AZ, non a caso il 90% dei miei interventi in certe sedi pone proprio l'accento sulla guerra che alcuni sardisti muovono a Soru. Quando si antepongono gli interessi di bottega a quelli della nazione nel tentativo di attaccare l'erede del post-Lussianismo (Soru), si creano ancora più conflitti e divisioni. Quante cose si potrebbero fare con meno attacchi a Soru da parte sardista e più collaborazione? Quante cose si potrebbero fare se anche IRS non attaccasse il sardismo? Tutti contro tutti. Per cosa? Magari ognuno per tutelare i propri ridicoli santuari. Prodi riuscì a mettere insieme Mastella con Caruso e noi non riusciamo a metterci insieme per cosa? Al metro di valutazione del nostro patrimonio identitario di cui parli, i nostri bambini non ci arriveranno di certo con Canale 5, l'Unione Sarda ed Ungaretti nell'ora di letteratura a scuola. Nel mio paese via Giovanni Maria Angioy è un piccolo vicolo per ubriaconi a caccia di facili bisognini fisiologici. Finita la nostra generazione con le nostre inutili risse, la Sardegna sarà solo un ricordo vintage per depliant turistici gestiti dalla finanza italiana. In quanto alle insicurezze, le vedo più in chi mi nomina senza mai confrontarsi direttamente in un pacato discorso. Non è il tuo caso e questo ti fa onore. Altri si vede che hanno coscienza della propria debolezza teorica. I movimenti oggi fanno, fanno e rifanno. Cosa non si sa. Nella pratica non cambia nulla, non governano alcuna amministrazione e non si è mai visto uno straccio di legge promossa da un indipendentista, neppure a livello comunale. Ciao, buona serata Omar
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#45 Michela 2008-06-19 22:19
Adriano, a rileggere tutta la discussione a me pare che sia da almeno tre interventi che Omar ti motiva nella teoria e nella pratica che tra l'autonomia e l'indipendentismo c'è la stessa differenza che passa tra una vasca da bagno e il mare. Acqua entrambe, per carità.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#46 Omar Onnis 2008-06-20 12:19
Qualche precisazione, sperando di non ripetermi.
1) Le divisioni. Be', tra noi sardi ci siamo abituati, no? Ma in questo caso se la sensibilità verso il tema 'indipendenza' si incanala su percorsi diversi è solo un bene. L'indipendenza di per sé non basta a denotare un programma politico: bisogna anche vedere come si propone di arrivarci e perché. In questo senso è inevitabile che ci siano sensibilità diverse, a volte non conciliabili. Però intanto se ne parla, si costringono i mass-media mainstream a dedicare al tema un minimo di spazio (crescente, a dire il vero), le persone a pensarci su. Non escludo affatto che, a seconda del momento e delle necessità, si possa anche trovare un terreno comune di azione politica. Chi lo nega? Ma è un altro discorso, relativo a faccende partitiche, di schieramento nell'arena elettorale. Qui il discorso, mi pare, voleva essere più ampio.
2) Soru. Soru aderente al filone lussiano del sardismo? Non so. Io gli ho sentito dire, in un contesto extra-sardo e internazionale (Festival dell'Economia a Trento, giugno 2006) che la Sardegna ha bisogno non di autonomia ma di sovranità e anche che è necessario anteporre gli interessi generali e collettivi a quelli individuali e privati. Due cose che sottoscriverei in ogni momento. Non mi risulta che un presidente della giunta regionale sarda abbia mai avuto il coraggio di esprimersi apertamente e ufficialmente in questi termini. Soru non è indipendentista? Chi lo sa. Vedremo cosa farà nei prossimi mesi o anni. L'abbraccio col PD secondo me è un grande errore strategico: lo vedo come la rinuncia a ricoprire un ruolo storico decisivo per la Sardegna, accontentandosi di essere uno dei tanti (certo non in prima fila) in Italia. Ripeto: vedremo. Intanto, senza aspettare autonomie più autonome di quella che abbiamo o federalismi vari, qualcosa si è cominciato a fare. Questo è l'essenziale.
3) Memoria e storia. La memoria è una cosa (attiene all'ambito della produzione di senso e dell'immaginario collettivo), la storia un'altra (cito M. Bloch: la storia è la 'scienza degli uomini nel tempo'). In Sardegna abbiamo una memoria alquanto annacquata e una storia pressoché inesistente. Intendo dire una storia sarda, dei sardi. Secondo me (ma il discorso è lungo e l'ho svolto più ampiamente in altre sedi) se qualcosa di buono esiste nella storiografia sarda, si sta producendo adesso, negli ultimi dieci/quindici anni. Ed anche come consapevolezza storica ne noto molta di più in giro al giorno d'oggi di quando frequentavo la scuola io (diciamo venti/trent'anni fa). In ogni caso, secondo me è un dovere inderogabile di qualsiasi intellettuale sardo (ma il discorso è generalizzabile), di chiunque tra di noi abbia qualcosa da offrire in termini di conoscenza e competenza, metterlo a disposizione della collettività. Sarò un illuso gramsciano, ma la penso così. In parte, anche grazie alla rottura culturale innescata dalla Rete (e qui rimanderei ad un testo fondamentale: JENKINS H., Cultura convergente, Milano, Apogeo, 2007) ciò è sempre più possibile e potenzialmente fruttifero. In Sardegna tale fenomeno può contribuire a cambiare molte dinamiche culturali e a rifondare il discorso pubblico in termini condivisi e partecipativi (siamo su un blog, su internet, anche adesso). Questo, insieme alla dialettica diretta nell'agorà del villaggio (quello reale, non quello globale elettronico), il confronto faccia a faccia, da vicinato o da tzilleri, che da noi per fortuna non si è ancora estinto.
4) La questione linguistica. Si ha voglia di chiedere tutela e riconoscimento per la nostra cultura e la nostra lingua agli altri. Che interesse può realmente avere l'Italia a salvaguardare la nostra diversità? Siamo noi che dobbiamo farcene carico. In Sud-Tirolo, fosse stato per gli italiani, nessuno parlerebbe più una parola di tedesco, ormai. Sotto il fascismo e anche dopo, si riunivano nelle cantine e tenevano lezioni di tedesco e di dialetto tirolese ai bambini, clandestinamente e a rischio della galera (se non peggio). Mica hanno aspettato l'accordo De Gasperi-Gruber, o il c.d. 'pacchetto' degli anni Settanta. In altre parole, siamo noi l'unica garanzia di salvezza per il nostro patrimonio storico, culturale, linguistico. La cosa ha molto più a che fare con una questione educativa e di sensibilità diffusa (indipendenza mentale e spirituale) che con eventuali e meramente teoriche 'tutele' da parte di qualcun altro (la tutela, ricordo, è un istituto giuridico volto a garantire gli interessi e il mantenimento di individui minorati, totalmente incapaci di agire).
Inoltre, altro argomento, non farei della lingua un feticcio. Abbiamo passato secoli a rifiutare la romanizzazione, diventando i più detestati agli occhi dei padroni del mondo, poi abbiamo finito per essere i più tenaci perpetuatori della lingua di Roma, attirandoci anche il sarcasmo di Dante Alighieri (De vulgari eloquentia, XI, 7). Non è che siamo diventati meno 'sardi' per quello. Voglio dire che secondo me la questione linguistica è fondamentale, ma non è un elemento determinante nel percorso della nostra emancipazione storica. Gli irlandesi parlano inglese e la loro antica parlata celtica devono per lo più studiarla a scuola. Non per questo sono meno irlandesi (e indipendenti). Magari fra duecento anni (se l'umanità non avrà già tolto il disturbo) l'unico italiano che si parlerà al mondo si parlerà in Sardegna e si chiamerà neo-sardo e lo difenderemo contro le infiltrazioni linguistiche inglesi o cinesi.
Questo è un paradosso, s'intende (guai a chi mi tocca il sardo, in tutte le sue varianti!). Però serve ad avvertire di non legarci al cappio di zavorre troppo pesanti, che si trasformano troppo facilmente in fardelli ideologici difficili da smaltire e forieri di inimicizie controproducenti.
Con ciò spero di aver risposto almeno a qualcuna delle obiezioni sollevate da Adriano (e se no, pazienza).
Mi scuso per la lungaggine e spero di non aver annoiato nessuno.
Saludos a tottus.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#47 Su Teraccu 2008-06-20 12:35
Minciga oh, altro che noia, con le vostre storie (Omar & Adriano) avete fatto venire le bottarghe all'inguine anche alle gentili ospiti.
Totalmente condivisibile l'analisi di Omar lo pissichiatra, tuttavia bisogna riconoscere che se la fase autonomistica è stata un fallimento e il sardismo è decaduto in becero notabilato che prima di parlare di Lussu dovrebbe sciacquarsi la bocca, l'indipendentismo sardo è piuttosto acerbo e al momento ahimè totalmente avulso dal dibattito politico interno ed internazionale, nonostante se ne scriva abbondanetemente nei forum e nei blog è piuttosto lontano dal sentire comune della gente, del mondo del lavoro e dell'impresa.
Di federalismo poi non ne parliamo proprio perché è il peggiore inganno cui possiamo andare incontro, sarebbe per noi ben peggiore del centralismo, ove almeno sulla carta viene garantita una certa omogeneità delle opportunità. Quello che si sta confezionando è un federalismo imposto dalle regioni più ricche e potenti a tutte le altre senza che queste abbiano i numeri per opporre le proprie ragioni.
L'indipendenza è diventata ormai questione vitale, ma potrà essere raggiunta solo quando tutte le forze politiche e culturali della Sardegna condivideranno l'obiettivo e lo sottoporranno al giudizio popolare, è un lavoro lungo e complicato ma bisogna assolutamente cominciare a farlo.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#48 B. Adriano 2008-06-20 17:11
Ammetto di essere confuso Omar. Mi è stato detto che esiste un'altro percorso verso l'indipendenza oltre un progressivo autonomismo ma non sono riuscito a capirlo. Non si può trattare di politica solo con gli ideali ma le due cose devono andare di pari passo. Hai nominato il Sudtirolo, che guardacaso, è proprio uno degli esempi a cui guardo con interesse. Ed anche quì non capisco dunque la connessione con ciò che sostieni. L'SVP ad esempio, non da oggi, non si è certo fermato agli idealismi ma si è riformato, non ha creato 'nemici interni', ha sviluppato alleanze e si è proposto con successo di governare: Tutte manovre che non fanno parte del corredo politico di IRS (nella fattispecie). Tutti questi paradossi che ritrovo nelle tue repliche non fanno che alimentare la mia confusione quando vedo mischiate cose che a livello politico presentano manifeste differenze, nella forma e nella sostanza. Anche io come Soru ritengo sia necessaria la sovranità e ad essa ci si arriva per gradi. Poi datosi che hai ammesso parzialmente magari l'utilità di incrociare il percorso progressivo, si vede che alla fine il tragitto magari è sempre e solo quello. Se proprio il termine è diventato apocrifo possiamo cambiarlo con qualcos'altro e non nominare la parola blasfema. Io continuo a pensare che se si parla di questioni politiche, sia un grave errore voler dare ad esse solo una chiave di lettura idealistico/elitaria o peggio ancora rifarci a qualcosa di falso prodotto dal passato. Come ho argomentato in più interventi, io non vedo alcuna autonomia e questa esiste solo sulla carta statutaria della Sardegna dal 1948 ad oggi. Pertanto da indipendentista ritengo che serva una vera autonomia per la conquista progressiva della nostra piena sovranità. Sempre Franciscu Sedda affermò che autonomia + autonomia genera sempre un saldo unionismo. Di questo però non abbiamo conferma perché non c'è nessuna autonomia reale a vantaggio dell'isola. Io invece affermo che indipendentismo contro autonomismo = Italia. E di questo abbiamo ampie prove e riscontri. Divide et impera, il solito concetto. Su U.R.N. Sardinnya un anno fa se non erro ricordavo la leggenda degli Oriazi e dei Curiazi, Albalonga contro Roma. Qualcuno mi scrisse una catasta di insulti in privato. I Curiazi persero la loro battaglia e la loro terra oltre che la vita per la supponenza di poter vincere anche dividendosi contro un avversario compatto, abile e potente. E' notorio che la storia non ci abbia insegnato nulla, nel 2008 replichiamo tutti gli stessi errori. Sarò schietto: Tirate fuori la testa dal passato e vivete nel nuovo secolo. Basta con le divisioni. Quello che è stato è stato. Oggi dobbiamo unirci e parlare di indipendentismo con credibilità, presentando chiari percorsi senza scadere nell'unionismo che ancora attanaglia settori sardisti e senza scadere nell'evangelismo settario di chi contesta tale percorso senza mai governare: Ergo, senza produrre uno straccio di avanzamento graduale verso la nostra sovranità. Grazie, ciao
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#49 Omar Onnis 2008-06-20 17:51
Ehi, un momento! Non mettiamoci in bocca (o nella tastiera) parole che non abbiamo detto. Il Sud-Tirolo l'ho citato come esempio di popolazione che preserva le proprie peculiarità culturali da sé, senza aspettare la tutela di chicchessia. Non ho accennato minimamente alla SVP (nella cui politica non mi ritrovo), né gli aspetti istituzionali della questione sud-tirolese. Noi, al contrario di loro, non facciamo parte geograficamente e culturalmente di un territorio più vasto (il Tirolo, appunto), a sua volta parte di uno stato sovrano straniero (l'Austria). Perciò, non facciamo paragoni impropri.
Per il resto, caro Adriano, va be', abbiamo capito il messaggio. A me non interessa. Accusarci l'un l'altro di unionismo (brutta parola, che evoca eventi sanguinosi in Irlanda del Nord) non mi sembra proficuo. Chi segue questo blog si sarà fatto un'idea di come la pensiamo e avrà tutto l'agio di rifletterci su. O di mandarci al diavolo. Mi piacerebbe che questo dibattito si svolgesse con la stessa intensità anche nei bar, nelle famiglie, durante le feste patronali. Magari in qualche misura già succede. Secondo il mio amico Teraccu ancora no. Be', è su questo che bisogna lavorare. Poi i modi si diventare politicamente indipendenti, dal punto di vista strettamente giuridico e istituzionale, si troveranno. Meglio essere pronti ad affrontare la cosa, però, perché, coi tempi che corrono in Italia, non è detto che ci vogliano generazioni per trovarci a dover decidere sulla faccenda.
Tanti cordiali saluti a tutti.
Citazione | Segnala all'amministratore
 
 
#50 Michela 2008-06-20 18:00
Omar, magari ti faccio sorridere, ma sto lavorando al pc nella veranda di un ristorantino all'aperto, e accanto a me ci sono sei persone che parlano esattamente del futuro e del presente dell'isola in termini indipendentisti, niente affatto retorici.
Se ne parla eccome. Non ovunque, non dappertutto, ma è una realtà che cresce.
Citazione | Segnala all'amministratore
 

Aggiungi commento

I tuoi messaggi non saranno censurati in pubblicazione ma devo specificare alcune regole obbligatorie a cui devi attenerti.

Non sono consentiti:

1. messaggi pubblicitari
2. messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)

Eventualmente mi riservo di cancellare messaggi dal contenuto chiaramente offensivo verso terzi. Negli ultimi 6 anni questa circostanza si è verificata solamente 3 volte.

Informativa art. 13 D.lgs. 196/2003 Desideriamo informarla che il D.lgs. n. 196/2003 prevede la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali.
Secondo la normativa indicata, tale trattamento sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della Sua riservatezza e dei Suoi diritti. Ai sensi dell’art. 13 del D.lgs. n.196/2003, Le forniamo, quindi, le seguenti informazioni:

* I dati da Lei forniti verranno trattati esclusivamente per finalità concernenti l’attività informativa del sito
* Il conferimento dei dati è facoltativo e l’eventuale rifiuto a fornire tali dati non ha alcuna conseguenza.
* I dati da Lei forniti non saranno oggetto di diffusione.


Codice di sicurezza
Aggiorna

Twitter non risponde in questo momento
Twit twit... ops! Qualcosa è andato storto, prova più tardi!
1 Jan 1970
1 Jan 1970
Crea Blog Gratis

"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

Per ricevere via email le news scrivi il tuo indirizzo: