E' noto che il problema della fiscalità in Italia non risieda tanto nella modalità dei tributi, quanto nell'altissimo numero di evasori fiscali che evitano di tributare ogni volta che riescono, qualunque sia il regime fiscale in atto. Anche la Sardegna ha un problema serissimo di evasione fiscale, ma non con i sardi: ce l'ha con l'Italia, che dal 1991 non versa all'isola la percentuale di IRPEF, accise e IVA dovuta per legge secondo statuto.

Qualche anno fa ci provò Soru a far tornare il maltolto, ma il governo (che allora era dello stesso colore di quello regionale, casomai qualcuno credesse ancora alla fiaba dei governi amici) si limitò a promettere un fumoso piano di rientro che non cominciò mai. A tutt'oggi lo Stato italiano continua a evadere la quota dei tributi che spetta alla Sardegna sulle sue proprie tasse. Sono risorse di entità enorme con cui si potrebbero fare moltissime cose per lo sviluppo dell'isola, ma nessun politico regionale riesce più a porre la questione come primaria e il governo italiano ha ben altro debito a cui pensare. L'indulgenza che l'Italia applica a sè stessa in materia di evasione non è però la stessa che usa verso i suoi debitori. L'aggressività esattoriale di Equitalia sta gettando sul lastrico decine di famiglie, cercando di portare via loro la casa e la terra e in qualche caso riuscendoci.

Negli scorsi giorni alcune donne hanno attirato grande attenzione mediatica portando avanti uno sciopero della fame davanti al consiglio regionale; la loro protesta partiva da istanze fondate, ma era incerta nel contenuto ed è principalmente per questo che non ho accettato i ripetuti solleciti giuntimi da più parti perché supportassi la loro lotta. Pur condividendo la valutazione del disagio sociale da cui prendeva spunto, resto convinta che sforzi simbolici di quella portata meritino di essere indirizzati con maggiore intelligenza politica, altrimenti si fa la fine di quelli che - in perfetta buona fede - per ridurre i costi della casta hanno fatto tagliare di 30 unità le quote di rappresentanza democratica e i consiglieri rimasti continuano a prendere 14 mila euro al mese. La richiesta che non potevo condividere era quella dell'applicazione dell'articolo 51 dello Statuto, il quale prevede che la regione Sardegna possa chiedere allo Stato italiano la sospensione di un provvedimento economico o finanziario manifestamente dannoso all’Isola. Con quell'articolo ci si pone nella condizione di chiedere allo Stato il "favore" di sospendere la conseguenza, ma senza mettere minimamente in discussione la legittimità della causa. Ottenendo l'applicazione di quell'articolo si sarebbe focalizzato bene il dito, ma si sarebbe del tutto dimenticata la luna.

Invece nello statuto sardo, come Progetu Republica ripete con pazienza da mesi, c'è un altro articolo che – se applicato alla lettera senza perdere un minuto di tempo – permetterebbe alla regione Sardegna la riscossione diretta dei tributi dei sardi a partire da oggi, senza più passare per gli enti di esazione italiani, da dove non sono mai tornati indietro. L'azione politica corretta in un cammino serio di autodeterminazione è l'applicazione di quell'articolo - il numero 9 - che sancisce che il fatto che sia lo Stato italiano a riscuotere i tributi della regione Sardegna è solo una possibilità, anche se fino a questo momento è stata considerata come se fosse l'unica possibile: la Sardegna può riscuotere i tributi direttamente e nessuna legge glielo vieta.

Se avessimo un'agenzia delle entrate sarde che cosa succederebbe? Quanti sono i soldi che sono mancati in questi anni di mancata riscossione diretta? Quanti ogni anno vanno a Roma e non tornano, pur spettando alla Sardegna per legge, visto che sono suoi? Quante cose si potrebbero fare con quei soldi? A queste domande risponde un contatore approntato dai programmatori di Progres sulla base di dati certi.
Andatevelo a vedere, è interessante e corre come un treno.

Commenti  

 
#1 Davide Corda 2011-11-30 08:06
Impressionante. Ma se è vero, come è possibile che non sia il primo punto in agenda di ogni forza politica dell'isola?
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#2 Joyce Lussu 2011-11-30 08:14
O Davide, benvenuto nell'isola dei fumosi!
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#3 Roberto 2011-11-30 08:51
Ma vale per tutte le regioni?
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#4 Andrea C. 2011-11-30 09:30
No Roberto, vale per le regione autonome, dove queste norme sono scritte negli statuti ( leggi di rango costituzionale ).
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#5 Roberto 2011-11-30 10:09
E le altre regioni hanno lo stesso problema? La Sicilia e il Trentino subiscono la stessa ingiustizia?
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#6 Omar Onnis 2011-11-30 11:12
No. La Sicilia incassa direttamente le proprie imposte (il 100% dell'IRPEF, per la precisione). Il Trentino ha diritto al 90% dell'IRPEF e ad analoghe percentuali di altri tributi e al contempo si accolla infrastrutture, sanità, istruzione e altre cosucce. Adesso anche l'università. Oltre a ricevere ulteriori corresponsioni da parte dello stato. Come il Sud-Tirolo, per altro.

Il problema della Sardegna è che un'autonomia nata debole (per scelta), è stata indebolita ancora di più attraverso il tacito accordo tra classe dominante italiana e classe dominante sarda. Questa svolge da tempo un ruolo di intermediazione, di raccolta dei consensi e di distribuzione dei favori clientelari, mantenendo uno status quo labile ma duraturo. Guadagnandoci privilegi e potere, qualche volta con promozione a Roma.

Nel frattempo tutti noi, le nostre risorse, il nostro territorio, siamo appaltati a un coacervo di interessi che spaziano dalla geo-politica (si vedano documenti desecretati negli USA relativi alla Sardegna, con tanto di disposizioni puntuali al governo italiano), alle conseguenti servitù militari fino alle servitù industriali, energetiche e turistiche.

Naturalmente perché questo meccanismo di dominio funzioni è necessario alimentare un apparato egemonico che lo giustifichi e lo faccia interiorizzare come inevitabile ai sardi. Il mito farlocco dell'identità sarda, ad esempio, fonte di ogni sardismo e di ogni complesso di inferiorità, è un grandioso strumento di ottundimento culturale e civile. Poi c'è il sistema dei mass media che fa la sua parte, l'università, i sindacati.
In tal modo è relativamente facile controllare il dissenso e gestire la crisi socio-economica (che da noi non è cosa di questi anni, ma dura ininterrottamente, e in gran parte con le medesime caratteristiche, almeno dal 1820, se non da prima). Il ricatto occupazionale è una delle leve pramatiche più potenti per tenere a bada intere collettività. Poi, quand'anche si scenda in piazza a manifestare, date le premesse di cui sopra, è inevitabile che il tutto si riduca alla fine a mandare un appello a Napolitano.

Se non si comprende la complessità della nostra condizione storica e non se ne individuano le radici e le ragioni di lungo periodo, strutturali, si fa fatica persino a credere che certe cose accadano.

È tempo di spezzare il sortilegio.
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#7 Alberto Pintus 2011-11-30 18:10
Tutto questo grazie a Juliu Cherchi e Franciscu Sedda che stanno lavorando da 10 anni con grande intuito politico a questa iniziativa e grazie a ProgReS che l'ha sostenuta!!!
Altro che Soru!
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#8 stroszek85 2011-11-30 19:20
continuo a chiedermi se questo sia il sito di una scrittrice o di una militante in qualche organismo politico... passo e ripasso giorno dopo giorno e alla fin fine sempre e solo politichese (non sto a discutere sulla comunque evidente validità di certi argomenti)... che poi quando si tocca (o meglio sfiora) la questione letteraria, o si butta nel banale o -guarda un pò!- nel solito politichese.

Non è che voglio fare il padrone in casa altrui (certo ognuno nel proprio luogo fa e dice quel che vuole); è che, cara Michela, un giovane scrittore sardo come me vorrebbe vedere nel tuo luogo (cioè nel luogo di una scrittrice SARDA) cose che in un certo senso lo "aiutino", vorrebbe confrontarsi seriamente con te sulla letteratura, vorrebbe toccare argomenti di questa natura e sapere cosa pensi tu su certe cose (non di certo su altri argomenti)...
Mi dirai che le priorità del nostro tempo sono altre, e io potrei concordare, ma ti risponderei di mollare la penna e di vestirti del becero conformismo propagandistico del linguaggio politico.

Non vorrei apparire troppo scorbutico, è che di solito, ciò che penso, lo pongo in maniera appassionata e certe cose non possono trasparire dalla parola scritta (se stessimo parlando faccia a faccia probabilmente scorgeresti un sorriso sul mio volto).
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#9 Michela Murgia 2011-11-30 20:28
Amico stroszek85, spiacente se qui non trovi quello che cerchi, ma forse dipende dal fatto che lo hai cercato nel posto sbagliato: qui, cioè per me, dato che è casa mia, non esiste alcuna questione letteraria che non sia politica. Infatti tengo corsi di storytelling politico e invece mi guardo bene dal fare quelli di scrittura creativa, che pure mi dicono essere tanto utili alla "qualificazione del profilo autoriale".
Mi costringi a chiedermi cosa ci sia nella mia comunicazione pubblica che ti possa aver indotto a credere che qui si faccia qualcosa di diverso dalla politica. Tutti i giorni. Sempre. Di qualunque cosa si parli. Mentre cerco di capirlo, mi permetto di archiviare questa tua incantevole lamentela nella sezione "Cose di Piero" che tengo ormai da anni nel mio archivio condiviso. Grazie del tuo contributo. :roll:
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#10 piero85 2011-11-30 20:58
Cara michela, sono un tuo fan, mi piace leggerti spesso, ma ultimamente lo faccio meno e sentendo anche altri ho scoperto che condividono il mio parere dal quale nasce un umile consiglio: NON PARLARE DI POLITICA , non è per te, continua a fare le cose che hai fatto sempre che sono più nobili , e rimanendo neutrale tutte le belle parole sono apprezzate da tutti. mentre così facendo stai deturpando le tue opere con le tue stesse mani, tra i tuoi fans appassionati ce ne saranno tanti (come me e stroszek85) che sono giovani scrittori sardi in attesa di illuminazioni sugli argomenti della Letteratura per cui perderai molti fans, che senso ha ? almenochè la tua intensione non sia di fare l'intellettuale organica, be allora auguri... scusa se ti ho dato del tu e se mi sono permesso, complimenti per tutto il resto. piero85
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#11 bobore bussa 2011-11-30 23:29
Incredibile. C'è ancora gente che crede che la letteratura non sia politica o con la letteratura non si faccia politica. Come dire che Manzoni per gli italiani ad esempio scriveva solo storielle. O come dire che Peppino Mereu scriveva poesie alla fidanzata.
Come dire che l'etica è una cosa e la politica altro. Un pò come credere che i magistrati non facciano politica.
Mi viene il dubbio che chi crede che la letteratura non sia anche politica, in realtà non sappia cosa sia la letteratura.
Eh Michè anche tu, basta politichese, fai letteratura.
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#12 stroszek85 2011-11-30 23:56
ahahahahaha :D beh, diciamo che anche se su alcuni punti, magari espressi male, Piero ha ragione, non mi sognerei mai di dirti di NON PARLARE DI POLITICA, inoltre la mia posizione differisce dalla sua per il fatto che io non sono un tuo fan, e questo è molto importante... cioè se io ti chiedo quello che ti chiedo (nel precedente commento) è proprio perchè non sono un tuo fan.

Volevo poi aggiungere, riguardo a quello che diceva bobore che la letteratura è politica nella stessa misura in cui lo è la musica, la pittura, l'ingegneria, le scienze, l'architettura, la matematica, la biologia, la filosofia, l'esoteria, la teologia, l'astronomia, l'astrologia ecc ecc ecc... e se non ci si rende conto di questo allora è la politica che non sappiamo cosa sia... ma allora bisognerebbe non azzardarsi a parlare di niente; oh, io povero idiota che credevo di stare a risolvere un'equazione e invece mi son ritrovato un Monti qualunque avvinghiato a quel +!

Voglio un mondo dadaista!
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#13 Michela Murgia 2011-12-01 00:05
Pierini, Bobore Bussa vale 100 punti. 8)
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#14 Daniele P. 2011-12-01 11:16
Citazione stroszek85:
ahahahahaha :D beh, diciamo che anche se su alcuni punti, magari espressi male, Piero ha ragione, non mi sognerei mai di dirti di NON PARLARE DI POLITICA, inoltre la mia posizione differisce dalla sua per il fatto che io non sono un tuo fan, e questo è molto importante... cioè se io ti chiedo quello che ti chiedo (nel precedente commento) è proprio perchè non sono un tuo fan.

Volevo poi aggiungere, riguardo a quello che diceva bobore che la letteratura è politica nella stessa misura in cui lo è la musica, la pittura, l'ingegneria, le scienze, l'architettura, la matematica, la biologia, la filosofia, l'esoteria, la teologia, l'astronomia, l'astrologia ecc ecc ecc... e se non ci si rende conto di questo allora è la politica che non sappiamo cosa sia... ma allora bisognerebbe non azzardarsi a parlare di niente; oh, io povero idiota che credevo di stare a risolvere un'equazione e invece mi son ritrovato un Monti qualunque avvinghiato a quel +!

Voglio un mondo dadaista!


Sì ma visto che ti vuoi confrontare su certi temi ed affermi di essere un giovane autore, di grazia, si può sapere con chi stiamo parlando?
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#15 MANU 2011-12-01 12:02
Salve e complimenti.
"NON PARLARE DI POLITICA, non è per te, continua a fare le cose che hai fatto sempre che sono più nobili , e rimanendo neutrale tutte le belle parole sono apprezzate da tutti."

WRONG.

Gentile Michela, continua "a fare le cose che hai sempre fatto" e continua a parlare di politica con la stessa verve.
Credo sia necessario che tutti i cittadini siano maggiormente coinvolti nel processo politico, senza che questo possa svilire la credibilità di una persona. La politica è nobile ed è indispensabile che sia percepita come tale dalla comunità.

La res pubblica gestita da pochi professionisti della politica è oggi sentita come "tecnocratica" e "manageriale", piuttosto che autenticamente democratica.

Esiste una generale tendenza a percepire la società gestita da minuscole elites operanti attraverso un complesso intreccio di istituzioni, spesso lontane dalle preoccupazioni della gente comune e delle comunità locali. Spesso influenzate dal crescente peso del sistema dei capitali (delle 100 maggiori economie al mondo, 56 sono multinazionali), che ha contribuito ad ostacolare nel tempo l'evoluzione, l'adozione e il peso di nuovi indicatori di performance dei paesi (eg. GINI, HDI, etc.), riducendo il fine ultimo dei sacrifici di una communità alla crescita (sostenibile e non) del Prodotto Interno Lordo.
Non Educazione, sicurezza nella Mobilità ed i Trasporti, Giustizia, Sostenibilità ed Healthcare; Il focus resta sul PIL.

E' per quanto scritto sopra che auguro a Michela, cosi come a tutti gli altri, di continuare con rinnovato entusiasmo a stimolare ed alimentare anche il dibattito politico. E' res publica, e ci riguarda tutti.

La politica deve essere l'arte di creare collettivamente un modello accettabile e sostenibile delle relazioni sociali. Ha la funzione di avvicinare e alimentare la comunità anzichè isolare, chiarire i problemi in modo strumentale alla loro soluzione, fornendo sbocchi per l'espressione dell'aspirazione personale. Deve essere organizzata in modo da illuminare le scelte e la struttura per il raggiungimento degli obiettivi di breve e lungo termine della comunità.

L'interesse e la partecipazione sono il veicolo fondamentale per l'instaurazione di una democrazia di partecipazione individuale, governata da due obiettivi fondamentali: che l'individuo abbia un peso nella presa di decisioni che impattano direttamente la qualità della propria vita, e che la società assicuri liberta ed indipendenza agli individui, fornendo i mezzi per la loro partecipazione comune.

Con l’auspicio che un giorno siano le persone comuni a fare la storia, e non i partiti o le organizzazioni tradizionali.

Cordiali saluti

MANU
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#16 stroszek85 2011-12-01 12:33
come no? certo Daniele... che vorresti sapere? Vuoi per caso una fotocopia della mia carta d'identità o t'interessa altro?
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#17 Daniele P. 2011-12-01 14:16
Citazione stroszek85:
come no? certo Daniele... che vorresti sapere? Vuoi per caso una fotocopia della mia carta d'identità o t'interessa altro?


Non ti ho scritto "favorisca i documenti", mi basterrebbe un nome.
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#18 Maria Pasqua 2011-12-01 15:05
Non può esistere la politica avulsa dal dalla maggior parte della società perchè tutti o,quasi proveniamo da nuclei familiari dove la gestione che riguarda i componenti è essenziale perchè cresca armonicamente e al massimo delle potenzialità possibili.
Tutti Devono e possono capire e parlare
di politica .
Grazie Michela

Maria Pasqua
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#19 Marco 2011-12-01 16:34
Proprio un bell'articolo, schietto e diretto a cui non mi sembra per altro che si possa applicare l'etichetta "Politichese". Trovo un po' sterile la critica di chi dice a Michela di cosa parlare: non è un jukebox.
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#20 Maria Ianniciello 2011-12-01 17:02
Quanto sta accadendo è assurdo. E' assurdo quello che stanno facendo. Tartassano i cittadini che pagano, ignorano quelli che non pagano e inoltre non abbattono gli sprechi. Ma che fine stiamo facendo? Mi dispiace per la regione Sardegna...
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#21 stroszek85 2011-12-01 19:21
allora il mio nome è Pino M. (ti faccio notare come dalla dicitura "stroszek85" tu possa tranquillamente capire molto più di chi sta scrivendo... se non altro la mia età).

Passo, e soprattutto chiudo...
Anzi un'ultima cosa (ma sììì). Non mi piacciono i luoghi in cui chi la pensa in altra maniera viene schernito, o comunque non viene preso sul serio perchè tanto, arrivato solo per rompere le scatole. A volte non è così, ma è probabile che a voi questo non interessi... che altrimenti ci si dovrebbe impegnare di più.

Ciao
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#22 Daniele P. 2011-12-01 20:33
Citazione stroszek85:
allora il mio nome è Pino M. (ti faccio notare come dalla dicitura "stroszek85" tu possa tranquillamente capire molto più di chi sta scrivendo... se non altro la mia età).

Passo, e soprattutto chiudo...
Anzi un'ultima cosa (ma sììì). Non mi piacciono i luoghi in cui chi la pensa in altra maniera viene schernito, o comunque non viene preso sul serio perchè tanto, arrivato solo per rompere le scatole. A volte non è così, ma è probabile che a voi questo non interessi... che altrimenti ci si dovrebbe impegnare di più.

Ciao


Chiedere con chi si parla non è schernire. Quando uno si presenta come uno scrittore io mi chiedo che libri ha scritto e pubblicato. Per questo motivo ho chiesto il nome. Comunque è vero: dal tuo nickname si arriva dritti al tuo blog.
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#23 Pina 2011-12-01 21:37
Mi chiedo che fine abbia fatto la solidarietà. Condivido anche le virgole di questo intervento: gaialodovica.wordpress.com/.../...
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#24 Pina 2011-12-01 21:47
Forse il mio commento è andato perso, lo riposto. Mi chiedo che fine abbia fatto la solidarietà, condivido anche le virgole di questo intervento: gaialodovica.wordpress.com/.../...
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#25 Michela Murgia 2011-12-01 22:32
Pina, considero che magari potevi manifestare la tua condivisione nelle virgole del posto in cui è quell'intervento è stato scritto. Sarà un mio limite, ma le discussioni mi piace seguirle dove avvengono, piuttosto che inseguirle negli arcipelaghi dei commenti ai commenti.
Però, visto che ti sei presa anche la pena di postarlo due volte, non mi tirerò indietro.

Quelle donne non stavano morendo di fame nella vita, ma stavano compiendo un'azione di lotta politica ponendosi obiettivi precisi. Ripeto: lo sciopero della fame è una pratica di lotta politica. A chi davvero muore di fame va non solo la mia solidarietà, ma quando posso anche il mio aiuto concreto. A chi compie azioni politiche va invece la mia attenzione critica, che può sfociare in condivisione (non in solidarietà, che fare politica non è una condizione di sventura) oppure in presa di distanza.

In Sardegna c'è una situazione di crisi che interessa tutti e non da oggi, ma le risposte politiche non sono tutte uguali. Ha senso pretendere che una risposta tra tutte - solo perché a compierla sono donne che agiscono con modalità autolesioniste - imponga a chiunque la sospensione della critica sugli obiettivi che quell'azione si propone di ottenere? Ha senso logico pretendere che siccome in quelle donne c'era passione, convinzione e anche il coraggio di farsi portare via in ambulanza, allora nessuno può più discutere la fondatezza della richiesta che ponevano?

Qualche settimana fa accadde un caso perfettamente analogo. Amici giornalisti e colleghi scrittori, desiderosi di fare pressione politica per ottenere una riduzione ai costi della politica sarda, iniziarono una campagna di pressione sull'opinione pubblica, chiedendo in perfetta buona fede la riduzione del numero dei consiglieri regionali. Avevano ragione nel dire che la politica costa troppo, ma dal mio punto di vista avevano torto a chiedere che la si pagasse in quote di democrazia; quindi non li ho sostenuti e ho anzi criticato la loro iniziativa, spiegando che secondo me avrebbero dovuto chiedere la riduzione degli stipendi, non dei seggi. Nessuno in quella occasione si è sentito offeso dal mio dissenso, né ha pensato di chiedermi dove fosse finita la mia solidarietà, perché è ovvio che quando si parla di azioni politiche tutto è suscettibile di critica, specialmente se l'obiettivo è comune e certe azioni rallentano o confondono la forza di altre azioni che possono essere più efficaci.
Pacifico.
Ma allora perché questa laicità di spirito scompare quando a compiere l'azione politica sono donne? Perché il fatto che siano donne dovrebbe sospendere in me o in chiunque altro la valutazione dell'obiettivo politico legato alla loro azione? Cosa c'entra la solidarietà? Ho rispetto della loro scelta, ma la solidarietà in politica si dà agli obiettivi e io l'obiettivo non lo condividevo per niente.
Può essere sbagliata la mia valutazione e giustissima la loro, è ovvio.
Ma le categorie retoriche del femminile (con tutto il loro corredo di stereotipi emotivi) non sono il terreno su cui una cosa come questa può essere discussa seriamente.
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#26 Pina 2011-12-01 23:36
"Ha senso logico pretendere che siccome in quelle donne c'era passione, convinzione e anche il coraggio di farsi portare via in ambulanza, allora nessuno può più discutere la fondatezza della richiesta che ponevano?"

Almeno quelle donne hanno fatto qualcosa di concreto, al contrario di altri, che parlano e parlano (o scrivono e scrivono, magari su siti), senza mettersi in gioco.
Il passaggio dall'articolo 51 è una tappa obbligata, prima di apportare una variazione al 9.
La conclusione della tua risposta è talmente eloquente che si commenta da sé (... cosa c'entra la solidarietà), non merita ulteriori commenti, almeno da parte mia.
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#27 Giorgia Salis 2011-12-02 00:59
Citazione:
Ma le categorie retoriche del femminile (con tutto il loro corredo di stereotipi emotivi) non sono il terreno su cui una cosa come questa può essere discussa seriamente.


Grazie veramente per questa frase. Mi sentivo scema in queste settimane dove nessuno considerava più le ragioni, le questioni vere, le loro conseguenze. Tutti a dire "che donne, le donne sarde. che tempra, che carattere, che pasionarie"... e io che stavo lì achiedermi "ma cosa centra se sono donne? Se erano uomini a fare lo sciopero della fame non era uguale"? No, perché l'uomo che fa sciopero della fame per una causa, come Pannella avrà fatto mille e una volta, alla fine è uno che fa politica, in maniera magari insolita, ma è il suo mestiere. Una donna che fa la stessa cosa per una causa non sembra invece che fa politica: sembra che si sta vittimizzando e siccome davanti a una donna che soffre tutti devono solidarizzare, guai a chi apre bocca per dire qualcosa, fosse anche trovare il coraggio di dire ad alta voce che la lotta di quelle donne è condotta senza mete vere. Non si è capito che un ordine del giorno in consiglio regionale vale come uno yogurt scaduto. I politici non faranno niente, non possono fare niente se prima non avocano il diritto dei sardi di riscuotere i loro tributi. Chi ha organizzato la cosa del camper lo sapeva di certo, ma cosa importa? Intanto tutto il mondo avrà visto quanto sono toste le donne sarde quando si mettono in testa qualcosa. Cosa sia quella cosa non interessa a nessuno.
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#28 Mahatma Ghandhi 2011-12-02 01:23
Ah, l'estetica sociale! Arriva sempre a un certo punto un paladino del politically correct che vorrebbe farti dire quello che non vuoi solo perché il contrario gli sembra brutto. Sembrerà brutto, ma intanto è vero! Questa azione di iRS (e smettiamola di dire che la cosa non aveva colore politico, chi vogliamo prendere in giro?) è servita soprattutto a Cappellacci a lavarsi la faccia e tutti i politicanti che sono andati in pellegrinaggio al camper delle sette afflitte per farsi fotografare solidali. Una volta finito il tour della riverginescion, l'ordine del giorno si trasformerà - miracolo! - in fuffa, come tutte le cose che non abbiano direttamente a che fare con gli interessi della giunta Cappellacci.
E poi, se qualcuno si permette di far notare l'inconsistenza politica della rivendicazione, si prende pure dello stronzo. Pazienza Miché, di scandalizzati un tanto al chilo è pieno il mondo.
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#29 Gabrielli Cossu 2011-12-02 03:45
Citazione Pina:
Il passaggio dall'articolo 51 è una tappa obbligata, prima di apportare una variazione al 9.



Scusate il disturbo, ma ci tenevo a precisare questo passaggio:

- l'art 51 non è un qualcosa che và in conflitto con l'art.9, ma è semplicemente una richiesta (l'ennesima) della Sardegna allo Stato Italiano, mentre l'art.9 non deve subire alcuna variazione, ma venir applicato alla lettera così come si trova scritto nello statuto dalla Giunta Regionale.

PS: volevo ricordare alcuni personaggi che come John Lennon o Mohamed Alì per esempio, hanno fatto politica per il bene collettivo pur non essendo "politici".

Saludi, Gabrielli.

PPS: Bobore, smettila di fare il filosofo e pensa a far politica ;)
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#30 Come Fare 2011-12-02 10:39
Citazione:
Almeno quelle donne hanno fatto qualcosa di concreto, al contrario di altri, che parlano e parlano, e scrivono e scrivono
Pina scrive questa cosa qui, che secondo me è importante.
Da un lato significa che in Sardegna c'è gente talmente sbalestrata che qualunque azione di movimento gli venga fatta davanti assume i caratteri dell'atto utile. Purché si faccia, vale tutto. L'altro aspetto è che traspare un'idea di denigrazione di chi pensa, scrive o discute del medesimo problema di cui si sta questionando qui, riducendo l'atto elaborativo alla sua negazione: non importa se quello che dici ha senso o non ne ha, nel momento stesso in cui lo stai pensando, dicendo o scrivendo è già un non-fare, quindi vale meno.
Straordinario esempio del perché forse un po' ci meritiamo quello che stiamo passando.
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#31 Dorian 2011-12-02 15:27
Concordo con la considerazione di Come Fare. L'espressione "atto utile" mi ricorda tanto quella del "voto utile" che ha fatto un sacco di danni ultimamente. E il voto utile, guarda caso, è stato ottenuto scrivendo e parlando. Lo scrivere e il dire, per inquadrare nella maniera migliore possibile la questione, mi pare uno dei pochi atti non solo utili ma ineludibili in questo momento (scrivere e dire non è fare, trent'anni di pragmatica del linguaggio cestinati, poveri antropologi del linguaggio, poveri sociolinguisti, psicologi discorsivisti e conversazionalisti, è un eccidio di studi e studiosi :) )
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#32 Andero 2011-12-02 15:38
Quindi in buona sostanza quelle donne sono andate là solo per passare un po' di tempo. Evidentemente nessuno di voi ha parlato con quelle donne, altrimenti non si sarebbe permesso di definirle "le sette afflitte".
Ma c'è da chiedersi per quale motivo nessuno si sia preso il disturbo di andare da loro a dire il proprio punto di vista (senza bandiere politiche però), ossia il 9 e non il 51. Ma si sa, è più facile fare la politica (come va tanto di moda oggi) della "CRITICA", fa molto "professore" e invita a disquisizioni filosofiche un tanto al chilo che fanno tanto elegante e colto, piuttosto che quella propositiva, anche sul concetto di solidarietà.
ma fate il favore va.
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#33 Domenico M 2011-12-04 10:12
La differenza fra l'art.51 e l'8 e il 9 dello Statuto è fondamentale, e credo che Mariella lo abbia spiegato bene. Il primo prevede di poter chiedere uno stato di crisi per autocommiserarsi e magari avere qualche concessione, i secondi art. invece implicano la possibilità di ergersi a soggetti attivi e propositivi della propria esistenza e del proprio futuro.Nel primo caso bisogna avere le mani tese nel secondo bisogna avere .....altri attributi che ai nostri rappresentanti regionali e a molti indipendentisti della domenica sono sempre mancati. Io l'ho proposto in diversi incontri e convegni di rivendicare gli articoli che ci permetterebbero il cammino verso una vera Indipendenza , sono sempre stato "guardato strano" mi fà piacere trovarmi a fianco di Mariella in questa rivendicazione , magari proprio grazie a lei e alla sua visibilità avremo maqgiore fortuna. Il fatto che poi la padrona di casa di questo blog faccia politica lo trovo non sol outile ma anche encomiabile, anche se magari rischia di perdere qualche fans. Averne di posti e persone dove si parli e si faccia politica.Sicuramente vivremmo in un mondo migliore.
P.S. spero che qualcuno,fra i lettori, non confonda la politica con i partiti !!
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#34 Andero 2011-12-04 14:31
www.repubblica.it/.../index.html

Nessuno rimprovare la padrona di casa di fare politica, ma di farla in maniera politicizzata, ossia di non guardare le persone, ma i risultati, e di ignorare cosa sia la solidarietà.
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