E' noto che il problema della fiscalità in Italia non risieda tanto nella modalità dei tributi, quanto nell'altissimo numero di evasori fiscali che evitano di tributare ogni volta che riescono, qualunque sia il regime fiscale in atto. Anche la Sardegna ha un problema serissimo di evasione fiscale, ma non con i sardi: ce l'ha con l'Italia, che dal 1991 non versa all'isola la percentuale di IRPEF, accise e IVA dovuta per legge secondo statuto.
Qualche anno fa ci provò Soru a far tornare il maltolto, ma il governo (che allora era dello stesso colore di quello regionale, casomai qualcuno credesse ancora alla fiaba dei governi amici) si limitò a promettere un fumoso piano di rientro che non cominciò mai. A tutt'oggi lo Stato italiano continua a evadere la quota dei tributi che spetta alla Sardegna sulle sue proprie tasse. Sono risorse di entità enorme con cui si potrebbero fare moltissime cose per lo sviluppo dell'isola, ma nessun politico regionale riesce più a porre la questione come primaria e il governo italiano ha ben altro debito a cui pensare. L'indulgenza che l'Italia applica a sè stessa in materia di evasione non è però la stessa che usa verso i suoi debitori. L'aggressività esattoriale di Equitalia sta gettando sul lastrico decine di famiglie, cercando di portare via loro la casa e la terra e in qualche caso riuscendoci.
Negli scorsi giorni alcune donne hanno attirato grande attenzione mediatica portando avanti uno sciopero della fame davanti al consiglio regionale; la loro protesta partiva da istanze fondate, ma era incerta nel contenuto ed è principalmente per questo che non ho accettato i ripetuti solleciti giuntimi da più parti perché supportassi la loro lotta. Pur condividendo la valutazione del disagio sociale da cui prendeva spunto, resto convinta che sforzi simbolici di quella portata meritino di essere indirizzati con maggiore intelligenza politica, altrimenti si fa la fine di quelli che - in perfetta buona fede - per ridurre i costi della casta hanno fatto tagliare di 30 unità le quote di rappresentanza democratica e i consiglieri rimasti continuano a prendere 14 mila euro al mese. La richiesta che non potevo condividere era quella dell'applicazione dell'articolo 51 dello Statuto, il quale prevede che la regione Sardegna possa chiedere allo Stato italiano la sospensione di un provvedimento economico o finanziario manifestamente dannoso all’Isola. Con quell'articolo ci si pone nella condizione di chiedere allo Stato il "favore" di sospendere la conseguenza, ma senza mettere minimamente in discussione la legittimità della causa. Ottenendo l'applicazione di quell'articolo si sarebbe focalizzato bene il dito, ma si sarebbe del tutto dimenticata la luna.
Invece nello statuto sardo, come Progetu Republica ripete con pazienza da mesi, c'è un altro articolo che – se applicato alla lettera senza perdere un minuto di tempo – permetterebbe alla regione Sardegna la riscossione diretta dei tributi dei sardi a partire da oggi, senza più passare per gli enti di esazione italiani, da dove non sono mai tornati indietro. L'azione politica corretta in un cammino serio di autodeterminazione è l'applicazione di quell'articolo - il numero 9 - che sancisce che il fatto che sia lo Stato italiano a riscuotere i tributi della regione Sardegna è solo una possibilità, anche se fino a questo momento è stata considerata come se fosse l'unica possibile: la Sardegna può riscuotere i tributi direttamente e nessuna legge glielo vieta.
Se avessimo un'agenzia delle entrate sarde che cosa succederebbe? Quanti sono i soldi che sono mancati in questi anni di mancata riscossione diretta? Quanti ogni anno vanno a Roma e non tornano, pur spettando alla Sardegna per legge, visto che sono suoi? Quante cose si potrebbero fare con quei soldi? A queste domande risponde un contatore approntato dai programmatori di Progres sulla base di dati certi.
Andatevelo a vedere, è interessante e corre come un treno.

beh, diciamo che anche se su alcuni punti, magari espressi male, Piero ha ragione, non mi sognerei mai di dirti di NON PARLARE DI POLITICA, inoltre la mia posizione differisce dalla sua per il fatto che io non sono un tuo fan, e questo è molto importante... cioè se io ti chiedo quello che ti chiedo (nel precedente commento) è proprio perchè non sono un tuo fan.ahahahahahabeh, diciamo che anche se su alcuni punti, magari espressi male, Piero ha ragione, non mi sognerei mai di dirti di NON PARLARE DI POLITICA, inoltre la mia posizione differisce dalla sua per il fatto che io non sono un tuo fan, e questo è molto importante... cioè se io ti chiedo quello che ti chiedo (nel precedente commento) è proprio perchè non sono un tuo fan.
Volevo poi aggiungere, riguardo a quello che diceva bobore che la letteratura è politica nella stessa misura in cui lo è la musica, la pittura, l'ingegneria, le scienze, l'architettura, la matematica, la biologia, la filosofia, l'esoteria, la teologia, l'astronomia, l'astrologia ecc ecc ecc... e se non ci si rende conto di questo allora è la politica che non sappiamo cosa sia... ma allora bisognerebbe non azzardarsi a parlare di niente; oh, io povero idiota che credevo di stare a risolvere un'equazione e invece mi son ritrovato un Monti qualunque avvinghiato a quel +!
Voglio un mondo dadaista!
come no? certo Daniele... che vorresti sapere? Vuoi per caso una fotocopia della mia carta d'identità o t'interessa altro?
allora il mio nome è Pino M. (ti faccio notare come dalla dicitura "stroszek85" tu possa tranquillamente capire molto più di chi sta scrivendo... se non altro la mia età).
Passo, e soprattutto chiudo...
Anzi un'ultima cosa (ma sììì). Non mi piacciono i luoghi in cui chi la pensa in altra maniera viene schernito, o comunque non viene preso sul serio perchè tanto, arrivato solo per rompere le scatole. A volte non è così, ma è probabile che a voi questo non interessi... che altrimenti ci si dovrebbe impegnare di più.
Ciao
Ma le categorie retoriche del femminile (con tutto il loro corredo di stereotipi emotivi) non sono il terreno su cui una cosa come questa può essere discussa seriamente.
Il passaggio dall'articolo 51 è una tappa obbligata, prima di apportare una variazione al 9.
Almeno quelle donne hanno fatto qualcosa di concreto, al contrario di altri, che parlano e parlano, e scrivono e scrivonoPina scrive questa cosa qui, che secondo me è importante.
18.05.2012 18:30 -
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