
Avrei voluto avere il tempo materiale per scrivere qualcosa sull'articolo del Corriere della Sera con cui Rizzo e Stella stigmatizzano la cosiddetta "deriva indipedentista sarda", liquidata da un lato come come frutto del disagio sociale dell'isola e dall'altro come ennesima moda intellettuale. Ma sulla questione ho ricevuto privatamente questa esemplare analisi a firma di Marcello Fois, e con la sua autorizzazione la pubblico. Appena tiro il fiato vi aggiungo la mia.
Ho letto l'articolo che Rizzo ha scritto sul Corriere della Sera a proposito dell'attuale e "sorprendente deriva indipendentista" della Sardegna: è abbastanza riassuntivo, ma dimentica che la discussione sull'Indipendentismo in questo momento la vuole il centro destra per prendere tempo (Maninchedda è stato autorizzato a esporsi e non ha detto nulla di più di quanto già detto da Soru in campagna elettorale quando lui discuteva di sedie). Mi sembra incredibile che Rizzo esponga entrambe le cose collegandole solo in senso di causa-effetto. Messi come li mette lui i problemi della Sardegna sembrano la Causa della mozione indipendentista, la verità è che la mozione indipendentista, rilanciata in questo momento, è il dito puntato sulla luna mentre in terra succede di tutto...
Qui non vale la teoria che il Governo Cappellacci ha governato malissimo quindi sta consegnando la Sardegna alla deriva indipendentista, vale semmai l’assunto che la deriva indipendentista, rilanciata con forza dai sardisti che sono nel governo Cappellacci, è una boutade di chi ha dimostrato di non saper governare... Fatemi capire, dopo questa performance dei sardisti con Cappellacci dovrei pensarli come "uomini del destino"? Io so che storicamente, e in tempi non sospetti, altre forze, come l'IRS, che Rizzo nel suo articolo - altrimenti informatissimo - nemmeno cita, hanno lavorato, e stanno lavorando con grande successo, su questo versante. So che Soru in persona andò a pretendere a Roma la riscossione del credito fiscale che spetta alla Sardegna, nonostante quella pretesa sembri oggi una prerogativa dei sardisti. In un passato recente Paolo Maninchedda come membro di Progetto Sardegna ha glissato sul problema dell'autodeterminazione della Sardegna perché, insofferente a stare sotto Soru, era troppo preso a lavorare per scalzarlo e pretendere una leadership che credeva gli spettasse.
Ciò fino a quando, occupato il nido dei sardisti, talmente alla frutta da mandare Trincas a donare il vessillo quattro mori al Cavaliere, ci ha spiegato che fare politica significa colonizzare uno spazio e, realisticamente, fare i propri comodi, ma sempre stando attenti a balzare nella compagine di governo: su un tavolo si discutono le cariche, sull'altro ci si prepara la via di fuga per la nuova, iperbolica trasformazione. Da qui la mozione indipendentista, cioè la bonazza in guepière che affianca il prestigiatore: tu guardi le tette di lei e lui ti scodella il trucco del coniglio. Stupore. Maninchedda sa bene che se rilancia questa mozione, che non ha inventato lui, in questo momento, ottiene di servire due padroni: il centrodestra perché appunto distrae dal malgoverno di cui fa parte integrante; il centrosinistra, perché, se tutto va a rotoli, si accredita come colui che avendo dato la spallata a Cappellacci (ha una certa esperienza di spallate) è pronto a riciclarsi dentro alla nuova maggioranza. Ma, come si impara dalla Commedia dell'Arte, servire due padroni significa servire solamente se stessi.
Non a caso nel prossimo mese faremo un pamphlet chiamato "Semiotikpolitik"
Ma poi, a che serve distinguersi pure sul pacifismo? Forse in Sardegna è mai esistita una lunga e consolidata tradizione politica indipendentista di natura eversiva e paramilitare? Non direi.
Ah, questo Bomboi è davvero diabolico. O forse siamo scemi noi ad andargli appresso...
18.05.2012 18:30 -
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