4mori

Avrei voluto avere il tempo materiale per scrivere qualcosa sull'articolo del Corriere della Sera con cui Rizzo e Stella stigmatizzano la cosiddetta "deriva indipedentista sarda", liquidata da un lato come come frutto del disagio sociale dell'isola e dall'altro come ennesima moda intellettuale. Ma sulla questione ho ricevuto privatamente questa esemplare analisi a firma di Marcello Fois, e con la sua autorizzazione la pubblico. Appena tiro il fiato vi aggiungo la mia.

 

Ho letto l'articolo che Rizzo ha scritto sul Corriere della Sera a proposito dell'attuale e "sorprendente deriva indipendentista" della Sardegna:  è abbastanza riassuntivo, ma dimentica che la discussione sull'Indipendentismo in questo momento la vuole il centro destra per prendere tempo (Maninchedda è stato autorizzato a esporsi e non ha detto nulla di più di quanto già detto da Soru in campagna elettorale quando lui discuteva di sedie). Mi sembra incredibile che Rizzo esponga entrambe le cose collegandole solo in senso di causa-effetto. Messi come li mette lui i problemi della Sardegna sembrano la Causa della mozione indipendentista, la verità è che la mozione indipendentista, rilanciata in questo momento, è il dito puntato sulla luna mentre in terra succede di tutto...
Qui non vale la teoria che il Governo Cappellacci ha governato malissimo quindi sta consegnando la Sardegna alla deriva indipendentista, vale semmai l’assunto che la deriva indipendentista, rilanciata con forza dai sardisti che sono nel governo Cappellacci, è una boutade di chi ha dimostrato di non saper governare... Fatemi capire, dopo questa performance dei sardisti con Cappellacci dovrei pensarli come "uomini del destino"? Io so che storicamente, e in tempi non sospetti, altre forze, come l'IRS, che Rizzo nel suo articolo - altrimenti informatissimo - nemmeno cita, hanno lavorato, e stanno lavorando con grande successo, su questo versante. So che Soru in persona andò a pretendere a Roma la riscossione del credito fiscale che spetta alla Sardegna, nonostante quella pretesa sembri oggi una prerogativa dei sardisti. In un passato recente Paolo Maninchedda come membro di Progetto Sardegna ha glissato sul problema dell'autodeterminazione della Sardegna perché, insofferente a stare sotto Soru, era troppo preso a lavorare per scalzarlo e pretendere una leadership che credeva gli spettasse.

Ciò fino a quando, occupato il nido dei sardisti, talmente alla frutta da mandare Trincas a donare il vessillo quattro mori al Cavaliere, ci ha spiegato che fare politica significa colonizzare uno spazio e, realisticamente, fare i propri comodi, ma sempre stando attenti a balzare nella compagine di governo: su un tavolo si discutono le cariche, sull'altro ci si prepara la via di fuga per la nuova, iperbolica trasformazione. Da qui la mozione indipendentista, cioè la bonazza in guepière che affianca il prestigiatore: tu guardi le tette di lei e lui ti scodella il trucco del coniglio. Stupore. Maninchedda sa bene che se rilancia questa mozione, che non ha inventato lui, in questo momento, ottiene di servire due padroni: il centrodestra perché appunto distrae dal malgoverno di cui fa parte integrante; il centrosinistra, perché, se tutto va a rotoli, si accredita come colui che avendo dato la spallata a Cappellacci (ha una certa esperienza di spallate) è pronto a riciclarsi dentro alla nuova maggioranza. Ma, come si impara dalla Commedia dell'Arte, servire due padroni significa servire solamente se stessi.

Commenti  

 
#1 marco 2010-09-27 16:11
mi allarma notare che, un ottimo giornalista come rizzo mentre si preoccupa dei soldi di spesa, facendo pelo&contropelo non si azzarda minimamente a citare i miliardi di tasse che lo stato si rifiuta di ritornare alla sardegna…
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#2 Zaneddu 2010-09-27 20:16
Mah, non mi pare un'analisi così esemplare, dato che non analizza proprio nulla. E' una piccata sconfessione dell'indipendentismo di Maninchedda (un po' pelosetto a dire il vero) che però non entra nel merito di ciò che Rizzo e Stella mettono in evidenza, ovvero l'incapacità manifesta di una intera classe politica, quella sarda, che dopo aver fallito miseramente pretende che i sardi si bevano l'ultima presa in giro: quella per cui senza l'indipendenza la situazione non può cambiare.
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#3 Michela Murgia 2010-09-27 20:35
Zaneddu, mi pare che Fois quando parla del dito e della luna dica esattamente quello che hai detto che non dice.

Per il resto, l'articolo di Rizzo e Stella fa acqua da più parti. Intanto - anche questo dice Fois - riduce l'istanza indipendentista ad un rigurgito da malcontento sociale, cancellando completamente l'esperienza del sovranismo spinto da Soru e l'elaborazione teoricamente moderna di movimenti come iRS, che nulla hanno a che fare con le crisi contingenti, ma piuttosto con un percorso che parte da lontano e si radica culturalmente, prima ancora che economicamente.

Anche la scelta di chiamare al commento figure che tutto possono spiegare tranne l'indipendentismo è significativa: Mario Segni è pur sempre il figlio di un defunto presidente della repubblica italiana. L'intero taglio del pezzo è dato a partire dalla delegittimazione dell'istanza indipendentista, argomentata come un'anomalia del contesto sardo - sempre pronto a dare vivi e morti alla patria, quindi paradossalmente più italiano dell'italia - e non come un processo che ha ragioni che non c'entrano proprio niente con la crisi della pastorizia o con le promesse berlusconiane mancate. Non c'è volontà di capire, piuttosto di spiegare secondo il proprio pregresso punto di vista.

Niente di che: è un giornale italiano che fa discorsi attorno al 150° anniversario dell'unità d'italia, non può certo dare all'indipendentismo sardo lo status di discorso paritario. Basta che almeno noi si sappia che la realtà è un po' più complessa di come la mettono Stella e Rizzo. Ed è per questo che è importante, come fa Fois, dire all'interlocutore: stai attento, che c'è una idea indipendentista che ha un cuore e una che è soltanto la furberia del momento. Curioso che il Corriere abbia scelto di dare visibilità solo a quest'ultima, no?
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#4 adelchi 2010-09-28 13:25
l'esperienza del sovranismo spinto da Soru e l'elaborazione teoricamente moderna di movimenti come iRS, :mi piacerebbe leggere qualcosa che sia un'analisi obiettiva di questi due punti. So poco d'indipendentismo sardo e ammetto di avere dei pregiudizi quando sento parlare di separatismo. Se qualcuno mi può aiutare. Grazie
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#5 Bomboi Adriano 2010-09-28 13:45
Non condivido per buona parte l'articolo di Fois, il solito attacco privo di spessore contro il centrodestra (perché è questo l'obiettivo di fondo). Ha ragione comunque quando parla dell'assenza di IRS nell'articolo di Rizzo e Stella, ma ci si dimentica che IRS non è l'unico faro dell'indipendentismo Sardo. Senza la manovra del PSD'AZ oggi non ci sarebbe tutto questo interesse attorno al tema. Tutti sono utili (e pure indispensabili), sia IRS, sia i Sardisti, sia Soru, ecc, ecc.

Per Adelchi: sai qual'è la differenza tra il PSD'AZ ed IRS?
Che il primo governa, e pur confondendo indipendenza con federalismo potrebbe riuscire a portare a casa un risultato. Il secondo non governa e pur confondendo il liberal-nazionalismo con il non-nazionalismo (e dividendo tutto l'indipendentismo sulla lana caprina spacciata per grande teoria) consente al primo di spingere verso le riforme...
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#6 Omar Onnis 2010-09-28 14:48
Certo che se uno che non ne sa niente si affida alle spiegazioni di Bomboi...

Detto senza offesa, Adriano. Lo sai che ti vogliamo bene. ;-)

Comunque inviterei a non parlare di separatismo, relativamente all'indipendentismo sardo.
Non dobbiamo separarci da niente. Dobbiamo solo essere noi stessi al 100% (nel bene e nel male).
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#7 Zaneddu 2010-09-28 16:27
Mi pare che si riduca tutto al fatto che Irs non venga citata (il che, visto il taglio del pezzo, mi sembra più un complimento che altro). Il problema che Rizzo e Stella pongono è il seguente: perché la gran parte delle forze politiche [che tradizionalmente non sono indipendentiste] in Sardegna si dichiarano a favore dell’indipendenza? Furbizia? Di sicuro. Ma perché scegliere proprio quella posizione in una situazione di profonda crisi dell’economia e della politica sarde? E non, per esempio, quella dello smantellamento di gran parte dell’apparato burocratico sardo, della riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica e dell’esercizio dei poteri che già lo statuto consente? Per la ragione che – quantunque già presente nella storia dell’isola – l’indipendentismo sta diventando un comodo e opaco usbergo dietro il quale nascondersi. Non si tratta di separare gli indipendentisti doc da quelli fulminati sulla via di Damasco, si tratta di capire –invece – dove ci stiamo dirigendo. R&S non parlano proprio di “rigurgito di malcontento popolare” ma ammetterai che una delle ragioni della crescita indipendentista è proprio la crisi dell’economia e della politica sarde, alla quale si risponde con “se avessimo la sovranità, cambierebbe tutto”. Il che è tutto da dimostrare. E si fa ben poco per dimostrarlo. Da più parti si minaccia uno studio che dimostrerebbe che la Sardegna può farcela da sola con l’attuale livello di gettito fiscale e produttivo. Attendiamo con ansia dati e metodologie utilizzate, ma per l’intanto le considero chiacchiere. Chi si dichiara indipendentista oggi, ha il dovere di spiegare il suo progetto (se ne ha uno) e di delineare quale futuro ha in mente, quale architettura istituzionale, il rapporto di un eventuale stato con i mercati globali, la sfera dei diritti del cittadino e il rapporto con lo stato. Invece è la versione 2.0 delle solite rivendicazioni prettamente economiche nei confronti dello stato e dell’Europa. Purtroppo di tutto questo non è dato sapere.
Quanto a Soru, mi auguro per lui che non sia davvero “sovranista” (non è una bella cosa); e sul fatto che Irs abbia compiuto una elaborazione teorica moderna se ne potrebbe davvero discutere.
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#8 Alessandro 2010-09-28 19:19
L'indipendenza nasce per ragioni storiche ed economiche. Qualunque nazione, inclusa quella sarda, definita dalla sua storia, dalle sue tradizioni,dalla sua lingua,dalle sue consuetudini, dalla sua etica e dalla sua morale puo', se vuole, costruire una propria organizzazione statuale. Le motivazioni economiche non sono meno importanti. Cosa avremmo da perdere nello smettere di far gestire i soldi delle nostre tasse allo stato italiano? Ci conviene spendere tutti i soldi delle nostre tasse nello sviluppo della nostra terra oppure no? Comunque sono sempre in attesa che qualcuno mi dimostri, dati alla mano,e alla luce di 60 anni di autonomia, che abbiamo raggiunto un livello di benessere tale per cui qualunque altra via allo sviluppo sia nefasta.Mi fanno sorridere coloro che pensano che un futuro stato sardo debba ridefinire ex novo, una qualche forma repubblicana, nuovi rapporti di mercato e addirittura nuove forme di rapporto stato-cittadini. Perchè frapporre inutili quanto pretestuosi problemi? Abbiamo tanti esempi nella civilissima europa ai quali ispirarci, se lo volessimo, non abbiamo nulla da inventare.
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#9 Omar Onnis 2010-09-28 19:22
Zaneddu, scusa sai, ma se ti spacci per uno che la sa lunga devi anche reggere la parte.

Allora, prima ci si documenta, poi si danno giudizi. Far finta di saperne qualcosa per sparare sentenze qualunquistiche non è certo sintomo di profondità critica e nemmeno di onestà intellettuale.

Oggi come oggi, anche alla luce di quello che sta succedendo (ma non solo: non è una questione contingente), bisognerebbe invertire l'onere della prova. Ossia, si dovrebbe dimostrare come sia possibile prospettare un futuro a breve medio e lungo termine che non sia di deprivazione materiale e culturale per i sardi (cioè esattamente quello che stiamo già vivendo) se non si abbandona la condizione di provincia marginale e statisticamente irrilevante di uno stato altro, storicamente e culturalmente distante e geograficamente lontano.
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#10 Davide Corda 2010-09-28 19:57
Oggi l' intervento è stato citato in Consiglio dall' ineffabile Mario Diana (quale onore!) anche se in termini non propriamente entusiastici:


consregsardegna.it/.../video.asp?idIntervento=10068&x=9021
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#11 Bomboi Adriano 2010-09-28 19:59
E chi siamo "noi stessi" Onnis? Quelli che si riconoscono SOLO nell'albero eradicato?
Certo che se uno segue il nazionalismo di Franciscu Sedda... ;-)
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#12 Michela Murgia 2010-09-28 21:07
Grazie Davide, ma più che ineffabile l'onorevole Diana in questo intervento mi sembra incomprensibile. La sbobinatura di questo discorso se la gioca con le migliori interviste al Trap dei tempi di Mai Dire Gol.
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#13 Zaneddu 2010-09-28 22:35
@ Alessandro. Mi piacerebbe sapere quale sia l'etica e la morale sulla quale dovrebbe fondarsi uno stato sardo. Sono le dittature e le teocrazie a pretendere un'etica unica ai propri sudditi. Le nazioni che hanno voluto fondarsi su pretese di questo tipo hanno prodotto dei mostri e continuano a produrne. Le motivazioni economiche sono certamente fondamentali in ogni processo decisionale, ma l'aspetto importante non è solo chi ha la titolarità delle fasi decisionali dei processi di entrata e spesa, ma come le risorse pubbliche vengono utilizzate, dall'allocazione di risorse tra i diversi impieghi e secondo quale paradigma. Mi spiego meglio: se chi ha la gestione della finanza pubblica non risponde ai cittadini delle proprie scelte, attraverso meccanismi e regole di trasparenza e controllo pubblico sulla spesa, allora nessun sistema politico è capace di reggersi in piedi a lungo, sia che le decisioni vengano rpese da sardi o meno. L'insieme di regole, la governance pubblica, deriva necessariamente dal tipo di sistema istituzionale scelto, dalle regole decisionali, dal sistema elettorale adottato e soprattutto dai limiti posti al governo dello stato da parte del cittadino costituente, come protezione nei confronti della propria sfera individuale di diritti. Se, faccio un esempio, il governo e gli enti locali sono sganciati da qualsiasi tipo di controllo pubblico, sono refrattari alla trasparenza degli atti, nascondono i loro interessi nel bene pubblico, ciò che si crea è uno stato molto simile a quello italiano o a svariati stati sudamericani fallimentari e corrotti. E questo non avviene di certo in conseguenza delle inclinazioni personali dell'amministratore pubblico, bensì dal tipo di ordinamento impiantato. La Francia ha un'architettura istituzionale differente da quella tedesca o britannica e le loro scelte si riflettono sulla collettività in maniera conseguente. L'adozione di un sistema giudiziario come quello italiano, per esempio, con l'aleatorietà del giudizio in sede civile, la lunghezza eccessiva dei processi e la scarsa tutela del diritto di proprietà, per esempio, ha delle ripercussioni disastrose non solo sulla vita dei cittadini e sul loro patrimonio, ma sugli investimenti dall'estero che vengono dirottati in paesi che offrono maggiori garanzie. Così come accade sul versante imprenditoriale, in cui il credito è mortificato, l'attuale legge sulle fondazioni bancarie crea una distorsione enorme, consentendo di fatto ai partiti di nominare i consigli di amministrazione che si muovono senza alcun controllo di fatto sul loro operato e senza criteri di mercato che li spingerebbero a dare soldi non solo a chi ce li ha già (come accade ora) ma anche a chi fa valere la propria idea imprenditoriale. Insomma si possono fare centinaia di esempi. Quello che vorrei davvero capire, e lo dico senza animo polemico, è come immaginate voi stessi e gli altri in un ipotetico stato sardo. L'indipendenza si ottiene prima di tutto col consenso dei cittadini nei confronti di una proposta politica che non sia confusa e infantile. E deve partire da un'analisi seria e puntuale della situazione che viviamo. E ripeto, questa analisi non c'è. Sulla fiscalità e le risorse finanziarie della regione vengono dette ogni giorno delle sciocchezze monumentali. L'idea che prima si ottiene l'indipendenza e poi si vedrà quale sistema adottare, non solo è pericolosa, ma non vi porterà da nessuna parte.


@ Onnis, tranquillo: sul tuo stato di deprivazione culturale non è necessario sopportare alcun onere probatorio.
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#14 Alessandro 2010-09-29 08:08
@Zaneddu. Non mi pare che la morale del popolo iraniano sia la stessa di quello statunitense o francese. Ogni nazione in interrelazione con le altre e in virtù del suo percorso storico definisce la proria etica e la propria morale, a prescindere dl tipo di governo che si dà, anche perchè, se non erro, le dittature vengono imposte e mai scelte. La creazione di un ordinamento statuale per la Sardegna non ha nessun nesso con la cattiva gestione della cosa pubblica di cui tu parli. L'indipendenza per la Sardegna non vuol dire la creazione di uno stato perfetto. Non capisco l'imposizione di tutti questi paletti e distinguo che continuo a definire pretestuosi. Scegli tu quale ordinamento statuale vuoi per la Sardegna e prova ad immaginarla pienamente integrata, economicamente e politicamente, nella comunità degli stati europei.Forse una visione simile ti spaventa? L'indipendenza è un percorso graduale fatto di piccoli passi; fatto di modifiche, integrazioni e rettifiche all'ordinamento che ora usiamo.
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#15 Zaneddu 2010-09-29 09:34
@ Alessandro

Il tema era che ogni singolo individuo ha la sua etica e la sua identità. Non esistono persone con la stesso insieme di valori e con la stessa morale. Tutto qui. Dicevo proprio questo: se uno stato si ritiene indipendente per ragioni morali (a meno che non siano quelle orientate alla tutela della libertà dell'individuo, della difesa della proprietà privata e così via) nasce con un pesante handicap. Ma, voglio sgomberare il campo da fraintendimenti. I miei non sono pretesti o paletti. Non sono indipendentista, mi pare si sia capito, ma non sono certamente uno che contrappone all'opzione indipendentista la meraviglie delle istituzioni italiane. Ho un'idea ben precisa di quale sia il paese in cui vivere e di come l'Italia dovrebbe trasformarsi per essere innanzitutto un paese civile e in secondo luogo un paese dove una persona possa realizzarsi, e non un paese allo sfascio come in effetti è. E questo implica tutta una serie di regole positive e negative, ovvero che fissano i limiti soprattutto del governo nei confronti del cittadino. Per cui mi immagino un paese con una pressione fiscale bassa, con un sistema elettorale uninominale, con un sistema orientato e informato al merito e alla responsabilità individuale, un paese nel quale siano rispettate le libertà civili - proprio in virtù del fatto che ognuno ha la sua etica e che non spetti né al politico né al vescovo stabilire la condotta morale - e via discorrendo. Per cui, essendo una persona che studia la politica e che non è interessata al balletto quotidiano al quale assistiamo ormai da troppi anni, mi interrogo anche sull'opzione indipendentista, benché io sia fermamente convinto dell'opportunità di cedere sovranità a organismi sovranazionali (all'Unione Europea finalmente unita politicamente e non solo economicamente, per intenderci) invece che concentrarla. E quindi studio le proposte, i [pochi] documenti, le prese di posizione non solo di Irs, ma di tutto il panorama indipendentista, e cerco di comprendere se quell'opzione, che sembra aver contagiato quasi tutte le realtà politiche, sia fondata, interessante e - magari - opportuna da portare avanti. Per tale ragione pongo questioni di questa natura. Quando parlate di Sardegna inserita nella comunità europea, probabilmente al fine di beneficiare dei fondi europei, mancate di considerare che nell'Unione non ci sono pasti gratis. Quello che ogni stato conferisce è superiore a quanto poi viene veicolato allo stesso stato attraverso i progetti di finanziamento. Prendi il caso della fiscalità. Quello delle entrate in Sardegna è un falso problema. Se dai uno sguardo al bilancio consuntivo delle PA sul sito dell'Istat (chiaramente è relativo al 2008 ai fini della composizione del conto economico) ti renderai conto che - vertenza entrate o meno - la Sardegna spende molto di più di quanto viene riscosso, e ha una spesa pubblica pro capite superiore a quella della Lombardia. Il falso problema sta nel fatto che non importa riuscire a stare in piedi da soli o meno, ma che la pressione fiscale e la spesa pubblica sono elevatissime e se dovessimo davvero renderci indipendenti non potremmo sostenere questi livelli di spesa ma occorrerebbe metterci mano. Uno perché la Sardegna, come tutte le altre regioni spende troppo, e due perché un livello di pressione fiscale di questo tipo distrugge il tessuto produttivo. Dire che noi dobbiamo spendere tutti i soldini è da pazzi. E a questo punto continua a proporsi il problema centrale: come ridurre la spesa, che sistema previdenziale adottare, come ridurre la macchina burocratica, far fuori le province inutili (tutte), quanto affidare alla competizione privata eccetera. In altre parole, che sistema adottare. Come vedi non si sfugge. Ti faccio una domanda: tu affideresti i risparmi tuoi e della tua famiglia a qualcuno che ti dice: "firma il contratto e poi vediamo"?
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#16 Omar Onnis 2010-09-29 10:27
Be', caro Zaneddu, prima di dare del "deprivato culturale" a un interlocutore sarebbe magari meglio presentarsi, no? Questa prosopopea da secchione che ha appena finito di leggere il manuale lascia decisamente il tempo che trova, specie se si traduce in semplicistiche sparate ideologiche, non argomentate, ma buttate lì assertivamente, sotto la protezione dell'anonimato.

Dire poi che i documenti disponibili per conoscere l'impostazione politica dell'indipendentismo sono pochi è banalmente una falsità, anche grossolana. E sì che, come iRS, imperversiamo in Rete da anni. Basterebbe documentarsi - ripeto - prima di emettere sentenze. O venire a parlare con noi (il che è abbastanza comodo ugualmente, per chi ne abbia voglia).

In ogni caso, tutti i discorsi fumosi sulle difficoltà pratiche o politiche dell'indipendenza si scontrano con una realtà concreta che ciascuno di noi può osservare e, se ne ha gli strumenti, analizzare puntualmente, in termini storici, sociali, economici, culturali, ecc.

Alla luce del fatto storicamente incontrovertibile che i sardi siano "italiani" un po' per caso o per sbaglio e che l'autonomia la abbiamo già da più di sessant'anni senza che ci abbia portato alcun significativo progresso in termini di emancipazione storica, è abbastanza lecito cominciare a chiedere l'inversione dell'onere della prova.

Zane', visto che sei così esperto e preparato, dimostraci un po' come la Sardegna può aspirare a migliorare le condizioni di vita materiale e culturale dei suoi abitanti rimanendo una porzione periferica e irrilevante di un'entità statale più ampia e lontana. Entità statale che, ovviamente, persegue nel migliore dei casi l'interesse collettivo della sua popolazione (riguardo infrastrutture, lavoro, ricerca, servizi sociali, ecc.); e nel peggiore subordina risorse e potenzialità agli interessi ristretti della classe dominante (a occhio, questa seconda evenienza è quella che denota intrinsecamente lo stato italiano, così come storicamente realizzato).

E non uscirtene con la scappatoia della dissoluzione degli ordinamenti giuridici statali in una confederazione europea o in entità politiche sovranazionali, perché sappiamo bene (e qui può venirti in soccorso molta pubblicistica internazionale) che questa prospettiva è ben lungi dal realizzarsi e anche dall'essere realistica nel breve e nel medio periodo (ma forse anche nel lungo). Perciò, bando ai sofismi: oggi come oggi o si è un ordinamento giuridico statale indipendente e sovrano o non si conta una benemerita cippa, in nessun contesto, da quello circumlocale a quello mondiale.

Ah, altra chicca: dire che la "vertenza entrate" è un falso problema da proprio l'idea dell'impostazione ideologica e preconcetta da cui parti. Facciamo che l'Italia restituisce alla Sardegna quanto le deve, poi ne riparliamo. Anzi, meglio: facciamo che riscuotiamo in Sardegna le imposte sul reddito, sul valore aggiunto ecc. e a quel punto rifacciamo i conti.

Gli assiomi monetaristi e neoliberisti sulla base dei quali ci hai ammannito il tuo commento sono anche quelli pura ideologia, tra l'altro piuttosto in attrito con la dura realtà storica in cui ci troviamo immersi. Perciò, vedi un po' tu.
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#17 raffa carta 2010-09-29 10:54
Questo Zaneddu proprio fa quello che Michela ha dimostrato che la gente fa nel titolo di quest’articolo. Ci si nasconde dietro un dito, la politica del cuculo. Zaneddu e’ capace di un’analisi “oggettivizzante” della politica e dell’economia italiane in cui si trova a vivere. Sogna , anzi “ha un’idea ben precisa” di qual’e’ il Paese in cui vorrebbe vivere e non e’ quest’Italia Italia allo sfascio e moralmente corrotta. Se si fosse letto qualche paginetta in piu’ in giro x il web pero’, serebbe gia’ arrivato alla conclusione che qualcuno il sistema da adottare per costruire una nuova nazione ce l’ha gia’ ben chiaro, pur continuando a chiedere CONTINUAMENTE ai sardi il loro apporto, e il sollecitare gli sforzi di tutti in un apporto positive di idee, progetti, intelligenze. Zaneddu si potra’ stupire nel riconoscere che alcuni suoi dubbi sono accolti e riproposti, come quest’angosciante “se dovessimo davvero renderci indipendenti non potremmo sostenere questi livelli di spesa” che e’ sotto tread di discussione da un’annetto. Ma se sbagli lo spelling Zaneddu, non ti ci ritrovi: si scrive iRS.
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#18 Bomboi Adriano 2010-09-29 11:01
@ Zaneddu: Concordo sul fatto che l'indipendentismo debba argomentare meglio i presupposti con i quali intende statualizzare la nostra isola. Bisogna premettere che è chiaro che nel momento in cui quasi tutto l'indipendentismo afferma di voler far parte di un'Europa dei popoli, implicitamente riconosce di dover disporre di precisi standard richiesti per l'adesione. Tra questi chiaramente non possono mancare quelli basici, come un architettura istituzionale rispettosa dell'indipendenza dei 3 poteri fondamentali dello Stato (esecutivo, giudiziario e legislativo), un'economia in linea con i trattati comunitari, nonché un riconoscimento nei valori espressi da tutte le convenzioni per i diritti umani ed universalmente adottate dall'ONU. Mi pare che su questo IRS abbia già da anni una precisa e coerente posizione.
Dopodiché la forma dello Stato che teoricamente si intenderebbe proporre, sarà una materia che riguarderà l'orientamento dei singoli movimenti ma soprattutto l'evoluzione del dibattito "autonomista" (chiamiamolo così) sulle modalità con cui (eventualmente) verranno riformate le attuali istituzioni regionali nei prossimi anni. Si tratta insomma di un "work in progress" che tuttavia ha le sue basi su solidi convincimenti relativi alle disposizioni ed alle convenzioni in uso nelle istituzioni occidentali.
Questo per dire che l'indipendentismo moderno non propone cose "lunari" o fumose ma attinenti alla realtà contemporanea.
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#19 Zaneddu 2010-09-29 11:09
@ Onnis, sei un proprio un birichino. La "pubblicistica internazionale", il monetarismo e (addirittura!) il perfido neoliberismo (uah! uah! uah!) mi fai davvero ridere. Ma sai almeno sai di cosa stai parlando? In due post non sei riuscito a dire altro che battutine spocchiosette e millantare conoscenze che non hai. Argomenta, sostieni le tue tesi, mostra l'idea che hai di Sardegna indipendente, altrimenti i maliziosi potrebbero pensare che sei un pochino disorientato.
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#20 Zaneddu 2010-09-29 11:24
@ Adriano. Certo, è così: non si può pretendere (e io non lo faccio di certo) che si scrivano nel particolare le leggi che un ipotetico stato sardo avrà. E chiaramente non metto nemmeno in dubbio l'adesione ai trattati internazionali e alle convenzioni delle nazioni unite. Ma benché lo stato italiano le abbia abbondantemente sottoscritte e ne faccia titolo meritorio, la realtà - per esempio delle carceri italiane che sono criminogene - è ben diversa. Gli aggiustamenti, le leggi di attuazione, i regolamenti, si modificano secondo il WiP che giustamente citi. Ma il paradigma generale lo vogliamo definire? Anche per comprendere le distinzioni che esistono tra voi e Irs, per esempio. Perché saltano tutti su come molle a una domanda così semplice?

@ Raffa: Le paginette in giro sul web... Cos'è, fai a gara con Onnis a chi argomenta meno?
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#21 raffa carta 2010-09-29 11:35
Zaneddu zaneddinu
a mezz'altezza dell'articolo di Marcello Fois, Michela ha inserito un link. Go ahead click on it.
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#22 Omar Onnis 2010-09-29 11:40
Zane', ho il sospetto di perdere il mio tempo con un banalissimo troll, perciò vediamo di farla breve.

Secondo te io dovrei stare qui ad argomentare a te presupposti e strategie di una politica che io faccio quotidianamente, in concreto, assumendomene le responsabilità e che tu ti limiti a guardare dal buco della serratura? Ma fammi ll santo favore!

Visto che hai bene in mente il Paese che vorresti (che non è certo quello che vorrei io), sporcati un po' le mani anche tu (e non con esercizi di mero onanismo teorico) e datti da fare.

Magari potresti cominciare tu ad argomentare, no? O rimaniamo a livello di scuola materna, rinfacciandoci le stesse accuse?

Ti rinnovo l'invito a discutere con noi di iRS in qualsiasi sede: abbiamo un forum discretamente frequentato, puoi lasciare commenti agli articoli sul nostro portale e puoi anche venire a trovarci nelle nostre sedi territoriali: vedrai come sapremo argomentare tutto quello che vuoi.

Eh, tocca avere pazienza...
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#23 Giuseppe Mulas 2010-09-29 12:15
Concordo con Fois assolutamente,si sta' semplicemente facendo tanto fumo,come sempre si usa fare quando si vuole distogliere l'attenzione da tutti gli scheletri che oramai nessun armadio per quanto enorme possa piu' contenere.

Per quanto riguarda l'articolo di Rizzo & Stella, in una utopistica situazione di onesta' intellettuale,tanti dati catastrofici che purtroppo rappresentano la realta'sarda da quando sono nato,dovrebbero portare a confermare appunto la necessita' di dare ascolto a quanto i partiti e i movimenti indipendentisti seri affermano da anni.

Ha ragione Omar Onnis, con un resoconto cosi' drammaticamente desolante sulla realta' economica sarda,(io aggiungerei anche culturale e di identita'), come quella riportata dal Corriere, l'onere della prova oramai dovrebbe spettare a chi ostinatamente continua a cercare la salvezza laddove e' impossibile che arrivi.

Il nostro ben-essere e ben-avere ce lo dobbiamocostruire noi, ma non perche' siamo piu' bravi o piu' intelligenti,ma solo perche' sappiamo noi di cosa abbiamo bisogno ed'e' nostro compito crescere ed emanciparci come nazione, senza aspettare che qualcun'altro finga di volerlo fare al posto nostro in buona fede.

@ Zaneddu - Il suo modo di porsi tra persone civili e' assolutamente improponibile.
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#24 Mereghetti 2010-09-29 14:04
provo una certa simpatia per Irs, però mi pare di leggere i commenti di qualche vetero comunista degli anni 60 imbevuto di ideologia. Ha ragione Zaneddu, non mi pare il modo migliore di argomentare
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#25 Bomboi Adriano 2010-09-29 18:38
@ Zaneddu: Che differenza c'è tra noi ed IRS? Nessuna. Forse solo che loro inventano etichette per dividersi dagli altri, dialogano poco con l'autonomismo, ed attraverso una precisa ideologia (creata da Franciscu Sedda) attribuiscono alla loro simbolistica una sorta di "purezza primigenea" (quindi un nazionalismo di matrice romantica) nel portare avanti la lotta indipendentista. Come ad esempio quella sull'albero eradicato, che a quanto pare non si trova solo in Sardegna o Catalogna: Non a caso nel prossimo mese faremo un pamphlet chiamato "Semiotikpolitik" ;-) Ma poi, a che serve distinguersi pure sul pacifismo? Forse in Sardegna è mai esistita una lunga e consolidata tradizione politica indipendentista di natura eversiva e paramilitare? Non direi.

Il problema che abbiamo è casomai un'altro e riguarda l'imbarbarimento politico che abbiamo importato dall'Italia. Non si tratta della comune divisione per ideologie esistente in tutto il mondo: quando parliamo di "moderna elaborazione teorica" non dobbiamo scordarci che essa in occidente contempla sempre e comunque un'aspetto basilare della democrazia: la legittimazione dell'avversario politico, e non l'accusa che questi sia un nemico, quasi sempre intessitore di intrighi e cospirazioni (perché magari "gli intrighi" ci sono anche dalla "propria" parte)... Un esempio di questo imbarbarimento purtroppo lo troviamo in questo articolo di Fois (persona intelligente ma declassata nel suo spessore dalla faziosità politica italiota).

Per quanto riguarda l'economia, i problemi sono tanti, non si tratta di ripetere solo la questione della vertenza entrate, questo è un'altro esempio inerente le accise e non meno importante per volume finanziario: sanatzione.eu/.../...
Come li risolviamo questi problemi? Rimanendo divisi?
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#26 Marco 2010-09-30 00:31
Non condivido l'analisi di Fois. Superficiale,ingenerosa,distra tta. Lo inviterei ad ascoltare l'accorato intervento di Maninchedda in conclusione di discussione. Il faro del suo agire potrebbe apparirgli i più chiaro.

consiglio.regione.sardegna.it/.../...
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#27 marco 2010-09-30 08:56
Scusa Bomboi, potresti spiegare meglio?
Anche del tricolore italiano ne esistono altri "simili", con questo?
Non capisco il senso della tua osservazione.
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#28 Bomboi Adriano 2010-09-30 09:08
Il senso Marco è che non ha senso dividere su una bandiera: basta rispettarle entrambe, non dargli precisi sensi politici (perché questa è solo una manovra da nazionalismo post-ottocentesco). Ed è falso affermare che i 4 Mori abbiano rappresentato solo l'autonomia. Come è falso dire che l'albero giudicale in passato abbia rappresentato tutta la "nazione sarda".
Sono strumentalizzazioni storico-politiche prive di spessore.

Il giorno che Fois si occuperà degli intrighi del centrosinistra (e non solo di quelli del centrodestra) capirà che un amministratore politico non si valuta solo superficialmente o per la tattica che porta avanti ma anche per la qualità e la quantità delle proposte e dell'impegno speso per una battaglia politica.
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#29 MARCELLO FOIS 2010-09-30 10:04
Avevo promesso a me stesso di non rispondere a Bomboi in quanto espressione palese del pregiudizio che ascrive a me. Ma se non sei informato, caro Bomboi, informati, se non ti limiterai al tuo universo "fort Apache" forse scoprirai nell'ordine che non faccio e non farò mai parte del PD e che in questi anni ho osteggiato questo centrosinistra debosciato e organico molto di più di quanto hai fatto tu, leggi, informati, fare lo stalker non è una passeggiata.
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#30 Bomboi Adriano 2010-09-30 11:26
Strano modo Fois di osteggiarlo questo PD. Ad esempio, alle ultime comunali-provinciali di Nuoro non mi è parso così: eppure quella maggioranza ha fatto una campagna elettorale ascrivendo agli altri i mali del posto quasi fosse all'opposizione, peccato che siano al governo di quelle istituzioni da anni e siano corresponsabili del disagio sociale che attraversa il territorio. Uno dei santuari del clintelismo vecchio stampo. Ma al posto di guardare la trave, si cerca la pagliuzza nel "giano bifronte"....

Guardi, la stimo molto come scrittore, ma non se la prenda se ogni tanto riceve critiche per le sue posizioni politiche, siamo in democrazia. Le sue idee le trovo troppo ingenerose e non sempre imparziali.
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#31 Omar Onnis 2010-09-30 11:52
@Marcello. Benvenuto nella trappola! ;-) Ah, questo Bomboi è davvero diabolico. O forse siamo scemi noi ad andargli appresso...

Cioè, facci capire, Adriano: uno per parlare di politica non deve avere delle idee proprie. Deve essere perfettamente neutrale. Noi sempre a scocciare gli intellettuali per la loro ignavia, poi uno apre bocca e - zacchete! - via con le accuse di parzialità.

Adria', ma di cosa diamine stai blaterando? Se uno non è d'accordo con te (che in fondo sei un giovane/vecchio democristiano reazionario) non è nemmeno legittimato a parlare?

E fossi almeno a casa tua, uno potrebbe pensare: vabbe', può decidere lui come ci si deve comportare qui. Ma ses in domo anzena, deddé (sei in casa d'altri, ragazzo)! Un po' di buona creanza, se non altro.

E piantala di millantare tue paternità e tutele intellettuali su iRS. Non ne hai facoltà. Tu e i tuoi due amici sareste la stessa cosa di iRS? ma stai scherzando o cosa?

E finiscila di raccontare balle su quello che diciamo e su quello che pensa Franciscu Sedda. Leggiti il suo libro sulla bandiera - dato che evidentemente non l'hai mai fatto - e cerca di capire cosa c'è scritto. E poi magari leggiti anche un altro po' di cose, così eviti di prendere lucciole per lanterne e di spacciarle ad altri come se fossero le analisi profonde e meditate di un luminare della politologia.

Certe volte mi cadono le braccia. La gara è a chi ha la faccia più tosta, mi sa. Ma è una gara nella quale non voglio seguirti.

Scusate per lo sfogo.
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#32 marco 2010-09-30 12:37
Al di là del tuo legittimo punto di vista, la questione della fondatezza o meno circa la storia della bandiera dei quattro mori e quella dell'albero deradicato raccontata da F. Sedda, credo, dovresti confutarla argomentando in maniera puntuale. Non credo sia questione di "dividere" o "rispettare", o è fondata o non lo è. Ma mi sembra ininfluente rispetto all'argomento iniziale.
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#33 Bomboi Adriano 2010-09-30 13:08
Onnis, quindi uno non può esprimere pareri? Anche dire che non condivido l'articolo di Fois trovandolo uno scritto fazioso è un parere. Dov'è lo scandalo?

Il libro di Sedda l'ho letto, forse sono stato uno dei primi ad acquistarlo.
E' un testo dagli ottimi spunti storici ma politicizzato e che ha spianato la strada ad una serie di luoghi comuni diffusi presso i vostri attivisti.
E' forse falso che attraverso una serie di scritti di Sedda (incluso l'ultimo libro auto-sponsorizzato) si stia cercando di mettere i "buoni indipendentisti dell'alberello" da una parte ed i cattivoni "sardo-democristiani" dei 4 Mori dall'altra? Lo si evince anche dai toni della tua replica. Lo sò che la verità duole.
Beh, l'indipendentismo in Sardegna è nato con i 4 Mori prima di te e di me (e rappresentavano anche personaggi come Simon Mossa), ci vuole rispetto. Non dimenticarlo.

Se vuoi fare delle critiche ad U.R.N. Sardinnya, prima leggiti le cose che ho scritto da ben prima che tu arrivassi dentro IRS perché ci troverai parecchia simile "elaborazione teorica" che oggi difendi a spada tratta.

Tolte le etichette, non ho ancora capito in cosa siamo diversi. Forse solo nella volontà di andare oltre la lana caprina... ;-)
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#34 Bomboi Adriano 2010-09-30 13:11
@ Marco: il problema non è la storia, ma la distorsione della storia piegata a ragion politica: ovvero nazionalismo tardo-romantico.

I 4 Mori nel '900 sono stati (e sono tutt'ora per parecchi Sardi) un simbolo che prescinde da qualsivoglia origine storica, sono il legame con la Sardegna. E con i 4 Mori è nato l'indipendentismo che ha consentito anche ad IRS di esistere.
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#35 Bomboi Adriano 2010-09-30 14:24
M'ero scordato di replicare all'accusa di "stalking" da parte di Fois. Volevo infatti chiedere se il suo nei confronti di Maninchedda sia diverso: brunomurgia.it/.../... o se sia diverso quello che da anni compie IRS contro il sardismo.

Io penso che IRS e sardisti dovrebbero dialogare di più e mettere da parte tante inutili diffidenze.
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#36 Su Teraccu 2010-09-30 14:45
Si parla di cuculi e ne spunta il becco di Bomboi l'unico vero, infallibile e originale cuculo dei blog sardi. Voi deponete il vostro bel ovetto post arriva lui e ve ne piazza tre è una lotta impari. Cari passerotti non avete scampo, qualunque sia l'argomento se si oscura la vallata c'è Bomboi in picchiata il cuculo più svelto del web.
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#37 Bomboi Adriano 2010-09-30 21:36
Visto che quì si parla di indipendentismo, cito le parole di Oliver Perra (IRS Disterru) per dare una misura dei pastrocchi ideologici: "La differenza tra un programma liberale e uno nazionalista è che il programma nazionalista pone l’identità culturale come base fondante dell’appartenenza alla nazione (si è sardi perché si abbraccia l’identità culturale sarda), un programma liberale propone la cultura sarda come una possibile risorsa, un complesso di valori con cui identificarsi, ma l’appartenenza alla nazione non si basa su questa identificazione ma sull’aderenza e rispetto di principi basilari come la democrazia, la meritocrazia,ecc.

In conclusione, basare un programma politico o di governo sull’identità o la difesa degli “aspetti identitari” come fa il nazionalismo mi sembra un modo di riproporre una visione statica e veramente poco inclusiva di appartenenza ad una nazione, una visione basata sulla difesa di una identità culturale fossilizzata, la cultura sarda vista come un blocco unico e immutabile, tutto il contrario di quella complessità di processi e stratificazioni di cui ho parlato sopra. Per questo non posso dirmi nazionalista quando mi dico indipendentista."

Qualcuno spieghi a Perra che esiste anche il liberalnazionalismo e che un indipendentismo che cancella le sue radici territoriali non è più tale: a che serve l'indipendenza di una nazione se non c'è più una nazione da difendere e promuovere? Grazie al piffero che l'identità non può essere statica ma in evoluzione. Allora chiamatela "IRM, Indipendentzia Repubblica del Mondo".

Lo vedi Sedda i disastri concettuali che si fanno con le etichette e le divisioni che producono? E per cosa? Per il 3%?...

@ su Teraccu: oltre ai cuculi ci sono anche gli smidollati che non usano nome e cognome.
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#38 Michela Murgia 2010-09-30 22:44
Ahi, Bomboi. Nemmeno alle undici di notte ti dai pace.

Oliver Perra ha fatto un'analisi assolutamente perfetta del perché la parola nazionalismo in Sardegna è ancora troppo ambigua per poterla declinare nel senso evoluto e moderno in cui viene usata in altre nazioni, e il riferimento specifico è alla Scozia. Per chi fosse interessato a cogliere il senso del non-nazionalismo di iRS (e del perché sia importante ribadirlo), il contributo di Oliver si può trovare a questo link: www.irsonline.net/forum/viewtopic.php?f=1&t=6636&start=0

Adriano, per quanto riguarda te fare finta di non capire è un gioco che ti riesce talmente bene che a tratti viene il sospetto che non sia una finta.
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#39 Bomboi Adriano 2010-10-01 07:12
Forse non hai letto bene Michela ciò che ha scritto Perra: "In conclusione, basare un programma politico o di governo sull’identità o la difesa degli “aspetti identitari” come fa il nazionalismo mi sembra un modo di riproporre una visione statica e veramente poco inclusiva di appartenenza ad una nazione, una visione basata sulla difesa di una identità culturale fossilizzata, la cultura sarda vista come un blocco unico e immutabile, tutto il contrario di quella complessità di processi e stratificazioni di cui ho parlato sopra. Per questo non posso dirmi nazionalista quando mi dico indipendentista."

Cosa c'entra questo col nazionalismo o anche col fatto che la Sardegna sia intrisa dalla retorica post-resistenziale italiana e molti confondano il nazionalismo con l'estremismo? Quì si è detto che il nazionalismo vede solo l'identità come un qualcosa di statico. E' una falsità non supportata da fatti, né da letture politologiche.
Il concetto dell'identità in movimento fa parte di qualsiasi moderno nazionalismo ed esiste anche tra i nazionalisti Sardi (non a caso ad esempio fu uno degli obiettivi dei promotori di una legge di tutela per la lingua Sarda), poiché la difesa della lingua e la sua divulgazione implicano un'attualizzazione della stessa nel momento in cui viene diffusa.
Ma il concetto di identità mobile è lo stesso di cui parlavo anche io ad IRS anni fa quando non c'erano in giro tutte queste fesserie di etichette sparse per accreditare chissà quali grandi "scoperte intellettuali" da parte di IRS.

Inoltre, seminare confusione sul termine come fa IRS, non contribuisce certo a portare coerenza nel senso delle terminologie, che appunto, anche la politologia ha già assegnato.
Il solito discorso: se la banana è universalmente riconosciuta come gialla, quì non possiamo insistere dicendo che sia marrone...
Saremmo ridicoli, ed inoltre dando spago al clima post-resistenziale italiano, ci stiamo di fatto piegando alle stesse logiche italiote, basate sulla superficialità d'analisi.
5 anni fa avevo diffuso anche nei forum di IRS uno scritto, denominato "l'ombra del nazionalismo", era fondamentalmente erroneo perché non considerava gli aspetti che oggi la nostra elaborazione ha superato riportando ordine tra i concetti. Alcuni punti rimangono attuali. Si dicevano cose simili a quelle dette ieri da Perra, ad esempio: "Da un lato abbiamo forze indipendentiste di chiara ispirazione socialista, ben più che un singolo movimento e/o partito.
Dall' altro abbiamo la nostra democrazia, il nostro popolo, la nostra vera realtà sociale:
Sardi, Italiani, cattolici, atei, socialisti, liberali, riformatori, unionisti, etc.
Questa è la Sardegna contemporanea, per anni l' indipendentismo rappresentato da poche persone, si è arrogato il diritto di dirci in quali termini la nostra lotta di liberazione nazionale
andava condotta.
Questi signori oggi pagano il prezzo più alto, la separazione del mondo reale dal loro mondo, un pianeta denso di intepretazioni del tutto difformi dal nostro contesto sociale, una formula
intellettuale che non tiene conto delle esigenze e delle aspirazioni dei nostri cittadini.
Ricordano vagamente i "burocrati" di Bruxelles, troppo impegnati nel perseguire una inutile
complicazione delle fisiologiche esigenze delle istituzioni da mandare avanti.
Come sottolineato in altre sezioni, non è più sufficiente dare un parziale aspetto di modernizzazione ai ns movimenti. Il rinnovamento deve necessariamente coinvolgere tutti gli
aspetti stilistici e concettuali della comunicazione politica.
Il signor Gavino Sale quanto pensa di reggere nei dibattiti televisivi dando del "tzeraku" alla controparte politica?
La dirigenza di IRS ha dimostrato di avere ancora i calzoncini corti in quanto a capacità politiche.
Si veda anche la recente risposta di Sardigna Natzione ad IRS, con tanto di spot elettorali via web allegati.
Quasi che presentare in un filmato un mammutthone danzante su uno sfondo costellato di portaerei USA sia un rinnovamento.
Immagini da report di guerra, inchiesta giornalistica, centri sociali, siamo ancora distanti dalle formule elettorali che non terrorizzino il consenso pubblico.
Così facendo non si rinnova l' indipendentismo, si rinnova il folklorismo.
Analoghi contenuti nella nuova tv via web di IRS.
Nessuno ha mai ragionato su quale comunicazione adottare con i ns elettori, onde dare una immagine credibile e rassicurante della battaglia politica che perseguiamo.
Mai che si sia mostrato un nucleo familiare nella ns pubblicistica, mai nessuna immagine di sviluppo e progresso economico, mai nessuno è stato in grado di presentare il ns ipotetico
futuro:
Un futuro in cui regna il benessere, il pluralismo, la democrazia, ed il superamento di obsoleti
retaggi etnici destinati ai ns musei ed alla ns storia.
Sono anche questi comportamenti che rovinano i nostri simboli storici, non possiamo utilizzarli in questi accostamenti propagandistici di cui i movimenti abusano.
Giù le mani dai simboli della Nazione.
IRS e SNI sono costituite dal solito manipolo di persone, portano avanti gli stessi temi, nessuno è in grado di aprirsi oltre il solito elettorato.
Il territorio della Nazione Sarda ha ormai una caratteristica multiculturale: Sarda ed Italiana.
Questo è l' ostacolo principe per l' evoluzione storica dell' indipendentismo in Sardegna.
Dobbiamo accettare la Sardegna non più attraverso un nazionalismo ormai decimato, ma in quanto entità multiculturale, sia Sarda, sia Italiana.
Basta con un vecchio indipendentismo, di matrice nazionalista, ambiguo nel riconoscimento della maggioranza di popolazione Sarda, del tutto Italiana.
Il nostro popolo è costituito ormai anche da tale cultura esterna maturata negli anni, è la nostra Sardegna attuale.
I nostri leader indipendentisti non possono minimizzare, rappresentare politicamente se stessi e fare finta che il popolo non esista (componente italiana).
Noi parliamo di multiculturalismo e accettazione della realtà: Abbiamo Italiani in casa.
Abbiamo bisogno di un soggetto politico che rispecchi la nostra Nazione attuale:
- Il post-nazionalismo.
- La multiculturalità.
- Il moderatismo.
- La difesa economica del nostro territorio.
Ma se l' opinione pubblica è avanzata per effetto di tale dinamica politica nell' attribuire la sua
credibilità ad un dato movimento/partito politico, le nostre classi dirigenti dov' erano?
Nel 1917 o nel 2006?
Noi abbiamo ragione di ritenere quale fosse la loro precisa posizione:
Giustificare tali atti associando il moderatismo ad una colonizzazione culturale italiana che ha
imposto loro una visione di vedere il natzionalismo post-sessantottino in maniera arcaica.

Dallo scritto: "That's all folks!":

"Per dirla in parole povere, i signori Gavino Sale, ma anche Bustianu Cumpostu ed il loro seguito dirigenziale sostengono che qualsiasi cosa stoni col loro modo di fare è un prodotto
dell' imperialismo italiano, e di conseguenza bisogna opporsi a tale imperialismo massificatore
distinguendosi da esso attraverso l' ostentazione della nostra cultura (generando dunque folklorismo) ed utilizzando l' unica maniera di fare politica che hanno appreso in gioventù.
Che cosa ci dice dunque la morbosa replicazione di tali politiche nel 2006?
Ci dice in maniera alquanto semplice che tali dirigenze indipendentiste non sapendo come diavolo innovare il modello politico che deve guidarci all' indipendenza, preferiscono imbastire
la ridicola scusa che il moderatismo non è altro che imperialismo italiano e quindi "non possiamo farci nulla se non continuare questa lotta al sistema".
Balle.
Balle di comodo che celano incapacità riformistiche e volontà di cullarsi sugli allori senza
assumersi responsabilità per tali incapacità a costanti risultati zero."
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#40 Bomboi Adriano 2010-10-01 07:26
Poi negli ultimi 2 anni (coincidenza) si è sviluppata più che mai tutta questa retorica sul non-nazionalismo (ma guarda un pò che "trovata") fino a che siamo arrivati al punto che temevamo e per il quale abbiamo rimosso dai nostri spazi da anni l'etichetta del "non-nazionalismo": perché si sarebbe arrivati a ciò che dice Perra. Perché non difendere più gli elementi basici di una nazione (che non significa fossilizzarli), significa spalancare le porte alle cancellazione della cultura endemica al territorio, giustificando col solo multiculturalismo la propria azione politica.
Se non c'è più neppure un'identità che deve evolversi (perché non viene difesa dal principio), allora non ci saranno per conseguenza neppure le stratificazioni naturali (o liberalmente proposte) di cui parla Perra. Insomma, il non-nazionalismo spinto agli eccessi rischia di diventare proprio il vero antidoto alla Nazione Sarda ed un robusto alleato dell'omologazione italiana nel territorio.
La lingua Sarda, la storia e la cultura locale DEVONO far parte dei programmi dell'indipendentismo. Solo così ci si tutela dall'omologazione e si può ragionare su una società aperta rispettosa delle minoranze.
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#41 Michela Murgia 2010-10-01 07:49
E lo so, Bomboi, che vedere messi in crisi i fondamenti su cui ci si è detti sardi fa male. Ma il ragionamento di Oliver continua a non fare una piega, specialmente sulla questione della lingua. Sai benissimo che in Sardegna vige attualmente un bilinguismo imperfetto, dove tutti parlano l'italiano e solo una parte parla correntemente anche la propria parlata locale, in concentrazione variabile nelle diverse parti dell'isola. Nonostante questa evidenza, da parte dei natzionalisti sardi viene fortissima la spinta a delegittimare la produzione culturale in lingua diversa dal sardo e si ripete la manfrina che solo la letteratura in sardo è letteratura sarda. Ne so qualcosa io, e immagino che non serva farti i nomi.
Basterebbe anche solo questo per dirti che male fa il nazionalismo alla tutela delle specificità, quando queste vengono assunte come marcatori identitari esclusivi o di efficacia superiore rispetto ad altri.
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#42 Bomboi Adriano 2010-10-01 08:52
I "nazionalisti" sono tutti quelli che tutelano una nazione o partecipano a tale processo politico: in questi termini, anche la tua adesione ad IRS è una forma di nazionalismo (annacquata magari, ma sempre nazionalismo è). In secondo luogo Michela i nazionalisti Sardi hanno vari orientamenti, sardisti ed altri indipendentisti inclusi (e c'è chi rispetta anche la produzione letteraria in altra lingua). Il problema non è questo, quanto l'ostracismo a cui (per varie ragioni) è sottoposta la letteratura sardofona. E questo lo si riscontra in varie manifestazioni letterarie oltreché nella più totale assenza di questa dalla scuola Sarda. Un indipendentismo che parla di multiculturalismo ma che non difende la sua stessa minoranza, mi spiace, ma contribuisce proprio alla cancellazione di quegli elementi costitutivi che oggi, anche a livello giuridico, qualificano la nostra specialità (da non confondere con identità attenzione, ma di cui è parte costitutiva). E' così in tutto il mondo e soprattutto nelle minoranze più o meno non riconosciute (basti guardare il Québec): sanatzione.eu/.../... Il bilinguismo RIMANE imperfetto ed italo-orientato in Sardegna proprio perché non c'è una tutela e non c'è promozione politica del nostro idioma. Che discorsi sono sennò? Sembrano quelli di un serpente che si morde la coda. E' questo che si ravvisa nel discorso di Perra.
Da un lato tu prendi giustamente atto che c'è uno sbilanciamento sul piano linguistico, dall'altro non adotti o non sostieni suggerimenti al fine di equilibrare quello sbilanciamento (col rischio appunto che la lingua minoritaria, non tutelata, sparisca del tutto). E' questo il paradosso del "non-nazionalismo"...è una porcata teorica che abbiamo superato proprio perché porta a questi paradossi: la società aperta non va confusa con la società dell'omologazione globale. Nella società aperta ogni identità in evoluzione ha il suo spazio (civic liberal nationalism, di cui parla Perra senza sapere bene cosa sia). Non lavorare alla preservazione di questo spazio significa lasciare il campo libero all'omologazione. E sappiamo benissimo che in Sardegna la lingua italiana la fa già da padrona. E questo rischia di portare automaticamente via anche quel fondamento di specialità che ci rimane. Perra in maniera gravissima nel forum di IRS fa un'altra osservazione molto grave, quando dice: "non si capisce proprio su quali basi la Sardegna avrebbe maggiore peso per negoziare un federalismo su misura propria."

Come sarebbe su quali basi? La lingua è una delle basi della specialità, forse l'unica perimetrabile! Ed è stata anche riconosciuta dallo Stato. E' chiaro che se facciamo finta che non esista (in nome di una maldestra concezione della società aperta come suddetto), non ci rimane quasi nulla in mano.
Allora un movimento politico per quale "autocoscienza territoriale" sta lavorando? Solo per qualcosa di natura economica?

Questi sono tutti discorsi già affrontati da U.R.N. Sardinnya 5 anni fa, se da un lato qualcosa è migliorato, dall'altro è peggiorato (e purtroppo solo per finalità politiche...), ma non per far evolvere tutto l'indipendentismo, quanto per presentare una parte come "all'avanguardia"...Che tristezza.
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#43 Omar Onnis 2010-10-01 09:43
Lo dico a tutti i lettori coraggiosi che - nonostante le sparate di Bomboi - intendano capirci qualcosa di più.

1) Attingete alle fonti. Vi interessa iRS? Non fatevi dire da altri (men che meno da Bomboi) quali siano i principi di base, la prospettiva generale e le posizioni teoriche e pragmatiche sui vari temi elaborate da iRS negli anni. Date un'occhiata al portale nazionale e al nostro forum di discussione, partecipate ai tanti incontri che facciamo sul territorio (anche fuori dalla Sardegna) e fatevi un'idea a partire dal contatto e dal confronto diretto.

A proposito, domani, 2 ottobre, si terrà un'Assemblea Generale di iRS a Bologna, in via S, Stefano 119, dalle h 11.00. L'incontro è pubblico e aperto a tutti gli interessati. Un'ottima occasione per i sardi del Centro e Nord Italia per conoscerci (scusa Michi se abuso di questo spazio per fare un po' di propaganda).

2) L'indipendentismo sardo non ha bisogno di eroi, non ha bisogno di leader carismatici e non ha bisogno di seguaci. Ha invece bisogno di cittadini consapevoli e di una nuova consapevolezza storica e civica. Il che dovrebbe tradursi in una assunzione di responsabilità diretta. Vogliamo che le cose vadano meglio? Impegniamoci direttamente, a partire dalle cose quotidiane, dai rapporti con i vicini, gli amici, i parenti. Informiamoci, esercitiamo il nostro senso critico, dubitiamo delle fonti ufficiali, delle dichiarazioni del potere, cerchiamo sempre di vederci chiaro. E perseguiamo il "giusto".

Lo scopo deve essere la ricerca di una vita migliore per tutti, al di là dei gusti, delle sensibilità personali, delle capacità e dei limiti di ciascuno.

L'indipendenza politica della Sardegna deve essere uno strumento per arrivare a questo scopo generale e collettivo, non un banale esercizio teorico a tavolino (vero Bomboi?), o una bandiera ideologica cui sacrificare tutto, anche la realtà.

Io non credo che dal dibattito svolto in consiglio regionale sia emersa questa visione. Ne sono venuti fuori invece confusione semantica e politica, mediocrità teorica, squallida difesa delle proprie posizioni di privilegio e poco altro. Prospettive serie e realistiche per il nostro futuro? Mmmh, poche direi. E se andremo alle elezioni regionali di qui a pochi mesi ci sarà da ridere, data la situazione della Sardegna e la debolezza politica dei punti di riferimento italiani (per chi a quelli risponde).

A maggio entrerà in vigore il federalismo fiscale della Lega, l'Italia - che si vada o no a elezioni anticipate anche lì - trascorrerà una estate travagliata e un autunno ancora peggiore (soprattutto a causa del suo abnorme debito pubblico, che il federalismo leghista non risolverà affatto). Insomma, noi sardi ci troveremo disarmati su un campo di battaglia.

E cosa faremo? Correremo in soccorso di mamma Italia, da bravi figli cadetti pronti al sacrificio? O serenamente avvieremo un percorso di acquisizione di responsabilità storica che sia il più possibile democratico (nel vero senso del termine), condiviso, pacifico e proiettato verso la crescita dei beni collettivi?

Queste sono le questioni sul piatto, altro che discettare di diritti di primogenitura su una o l'altra formula politica (Adriano, ma la pianti con le tue panzane? Le accuse di plagio non sono tanto simpatiche e se sono reiterate alla lunga stancano. Saresti al limite della querela, se qualcuno ti prendesse sul serio!).
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#44 Bomboi Adriano 2010-10-01 10:19
Che querelino pure: le nostre cose sono online da anni e documentabili, incluse le frasi che ho riportato sopra dal nostro archivio.
Ma non credo che su temi come l'europeismo, il liberalnazionalismo o il "non-nazionalismo" ci sia il copyright o gli estremi per parlare di primigenitura! In fin dei conti noi abbiamo solo ripreso quelle che in mezzo mondo sono banalità da anni: ma che in Sardegna fanno la differenza, perché il muro di Berlino nell'indipendentismo è caduto circa 15 anni dopo... ;-)

Si può dire che oltre al Consiglio Regionale (che confonde indipendenza con federalismo) anche IRS fa confusione semantica col nazionalismo?

E' tutta invidia, vi hanno sciroppato il giocattolo e col 3% non riuscite a stare dietro ai cattivoni. Io consiglio, per crescere e raggiungere il sardismo, di aprirvi maggiormente al dialogo e superare la catasta di lana caprina che viene chiamata "elaborazione teorica", che in realtà è un maquillage di cose più o meno già dette e tutt'altro che rivoluzionarie.

Sarebbe intellettualmente più onesto dire che se oggi l'indipendentismo si sta facendo notare, il merito è di tutti: IRS, SNI, PSD'AZ, altri, ed anche U.R.N. Sardinnya, che pur non essendo un partito, forse ha influenzato più di quello che si pensa ed ha prodotto teoria più di gente che pavoneggia attivismo politico da decenni.

Buon proseguimento, tornerò in questo articolo solo se si vorrà continuare il discorso sulla Lingua intercorso con Michela.
Ai kamikaze mandati in prima linea ad affrontarmi non rispondo più. :-)
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#45 Omar Onnis 2010-10-01 11:17
Ciccio (dico a Bomboi), qua di kamikaze non ce ne sono. Cosa vai blaterando?

Se ce l'hai con me, ti ricorderei che ti stai rivolgendo al dirigente di un partito, con centinaia di aderenti e decine di migliaia di votanti alle spalle, non a un tuo amico di tastiera. Vedi di mantenere il senso delle proporzioni.

Non è che tu non possa dire la tua, è che non puoi sparare balle a tutto spiano. Questo è il punto. E non puoi parlare a nome di nessuno all'infuori di te stesso. Di sicuro non puoi parlare a nome mio o di iRS. Toglitelo dalla testa.

Che tu prenda sul serio l'ipotesi di una querela, poi, mi da parecchio da pensare. Ma pazienza.

Comunque consolati: non nutriamo nessuna invidia. Non ne avremmo nemmeno il tempo (ed è già troppo quello che ti sto dedicando).

Visto che hai voglia di parlare di cose serie, occupando spazi altrui, magari prova un po' a rispondere nel merito, qualche volta, senza svicolare.

(Chiedo scusa a tutti per la perdita di tempo)
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#46 Bomboi Adriano 2010-10-01 11:56
E tu chi cavolo sei per dire "ciccio" e prenderti queste confidenze? Il "dirigente" di un partito? Caspita! Sua Santità, devo prendere l'appuntamento con sua Eccellenza per poter scambiare 4 chiacchiere? E' un legittimo impedimento per non subire una critica costruttiva?

Tu che sei un'autorità quindi, dove sei stato eletto ed a che titolo parli di indipendentismo e di "elaborazione teorica" su anni in cui non seguivi neppure il dibattito indipendentista?

Ma sul serio vuoi spiegare a me che l'ho scritto in passato che cos'è il sedicente "non-nazionalismo"? :lol:

Risparmiati la supponenza Onnis, non rende onore alla tua intelligenza.
Non ce l'avevo con te ma mi ha stupito che ti sei sentito toccato dalla frase.

Io ho risposto nel merito degli argomenti in più interventi, incluso l'ultimo con Michela. Nel tuo ti sei limitato a postare i link ai siti di IRS, dove si spiega tutto e niente. Se hai qualcosa da aggiungere sulla Lingua Sarda, il tempo per il dialogo non è mai sprecato (sempre che non si scappi perché non si sa cosa rispondere).... ;-)
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#47 Bomboi Adriano 2010-10-01 12:10
E per quanto riguarda la diffamazione: stai attento anche tu a ripetere la falsità che "dico balle". Tutto quello che ho affermato in precedenza è pubblicato da anni sui siti della nostra associazione, a differenza tua non ho scoperto certi concetti leggendoli 2 anni fa dai tuoi colleghi di IRS.
Io rispetto il vostro movimento ma da parte vostra non si può dire lo stesso verso tutti gli altri (sardisti inclusi).
Cercate di ridimensionarvi.
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#48 Omar Onnis 2010-10-01 12:57
Adriano, abbi pazienza, te lo dico da persona più grande a persona più giovane, se vuoi.

Il fatto che io sia parte di una organizzazione politica che ha un suo ruolo e delle responsabilità nella sfera pubblica non è un distinguo di tipo gerarchico, ma serve a sottolineare che non stai parlando con privati cittadini caduti dal pero, bensì con rappresentanti politici, che hanno sulle spalle non solo la responsabilità di se stessi ma anche di una azione e di una prospettiva che supera i singoli, la sfera privata, la chiacchiera fine a se stessa. Lo capisci o no?

Tu sei un centro di elaborazione politica? E va be', grazie di esistere.
Ma se permetti fare politica non significa solo leggere cose in giro e sparare sentenze sul Web.
Spero che capirai che l'accostamento tra iRS (con tutti i suoi limiti e i suoi errori, per carità) e URN è come minimo forzato, e alla lunga abbastanza irritante.

Sulla questione della lingua non devo certo seguire te. Anche perché sappiamo che non andremmo da nessuna parte. Tu sei libero di elaborare quello che ti pare e noi anche. Solo che noi, a differenza tua, dobbiamo discuterne (molto) prima e confrontarci con la critica pubblica poi.

Inoltre lascerei stare veramente questa tua pretesa di aver inventato le cose, di averne detto per primo delle altre e via presumendo. Non leggerai mai da nessuna parte, nei nostri documenti, una vanteria del genere, perché fa ridere.

Abbi un po' di rispetto per chi da prima di te si occupa di certi temi, per le competenze altrui e per il lavoro politico quotidiano di noi tutti.

Al confronto siamo sempre aperti. Vieni a trovarci in una delle tante nostre occasioni di incontro e discutiamo quanto vuoi. Potevi venire a Festa Manna, per esempio, ma stranamente non c'eri. Pazienza.

Ma sul serio, non esagerare, non fare l'arrogante e non disturbare in casa d'altri. Non scocciare. Non fare stalking. È veramente pesante starti dietro. A volte può essere divertente, ma sempre più spesso diventa un vacuo esercizio retorico, tipo parlare col muro.
A chi può interessare?
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#49 Farris pausa pranzo 2010-10-01 13:22
E' dura la vita del Bomboi: tutto il giorno a fare finta di essere un centro di elaborazione politica, per non dover ammettere che passa le giornate a girare di sito in sito - dove gli altri la politica la fanno, non la dicono e basta - e strillare come Pippo Baudo: "VI HO INVENTATI IOOOO!"
E poi Kelledda scrive che il cuculo è Maninkedda!

Bombò, solo a guardare la frequenza e gli orari delle tue risposte sotto a ogni thread della rete uno capisce che davvero questo è il tuo mestiere, e che non hai molto altro da fare nella vita.
Ciccarì 'na pivella, o zio.
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#50 Bomboi Adriano 2010-10-01 13:44
Ma non me ne frega nulla se l'accostamento tra U.R.N. Sardinnya ed IRS ti sembra forzato ed irritante Onnis, il nostro non è un partito ma un'associazione che da tempo ha elaborato delle idee e le espone nel web da anni (inclusi i vecchi spazi del tuo movimento). Se poi le vostre contumelie semi-scopiazzate vengono presentate come "elaborazione concettuale di tanti" (ma sarebbe meglio dire di pochi che le hanno divulgate a tanti), beh pazienza, fa parte del gioco democratico, ognuno tira l'acqua al suo mulino: ma risparmiati la supponenza di fare il maestrino con gli altri venendo ad argomentare cose che ho scritto prima di te (ed ampiamente superate), perché si rischia di scadere nel ridicolo.

Per quanto riguarda la vanteria quindi...penso che ci sia poco da aggiungere. Da parte nostra, quando sarà il momento, continueremo a votare anche IRS, ma questo non significa che non si debbano fare critiche sul vostro impianto politico.

Lo stalking lo state facendo voi da anni, come ad esempio sul sardismo, il bue che dice cornuto all'asino... ;-)
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