Questa riflessione è di Omar Onnis e si trova sul blog SardegnaMondo.

Finalmente si sono celebrate le elezioni amministrative e soprattutto il referendum consultivo sul nucleare. La campagna elettorale è stata abbastanza penosa e di poco spessore e se non fosse per il clamoroso risultato referendario questo fine settimana appena trascorso sarebbe meritevole di un oblio rapido e indolore.

Vediamo un po’ i risultati elettorali. È evidente che, specie nei grandi centri, la tendenza è stata simile al dato italiano. Il che non deve meravigliare. L’opinione pubblica cittadina, in Sardegna, e a Cagliari e Olbia in particolare, è tributaria di un immaginario e di una identificazione ubicati ben dentro l’orizzonte di senso prodotto dai mass media italici. Il che significa assumerne le dosi massicce di limitatezza di vedute, provincialismo e grettezza. Il fatto di essere su un’isola distante con una serie di problemi tutti suoi da affrontare aggrava la portata di questa sindrome di straniamento da sé. Ma che vogliamo farci? Così è.

È legittimo dubitare che queste elezioni cambino l’andamento generale della situazione sarda. Difficilmente produrranno anche significativi mutamenti nelle dinamiche locali, persino se a Cagliari vincesse Zedda.

Si nota un calo generale delle formazioni indipendentiste. Ma qui c’è da fare alcune considerazioni: 1) erano elezioni comunali, perciò denotate da logiche e meccanismi che hanno poco a che fare con progetti generali e prospettive ideali ampie, mentre hanno un peso ben maggiore clientele, conoscenza personale, peso economico, radicamento nel territorio, o anche credibilità e riconoscibilità dei candidati; 2) chiaramente, il variegato movimento indipendentista è in una fase di assestamento, e questo di per sé ha avuto un ruolo, ma è anche vero che non ha grandi doti clientelari cui attingere e solo in rari casi può presentarsi con una credibilità non tanto politica quanto amministrativa da spendere e da mettere sul piatto della bilancia.

Il referendum invece è andato oltre le più ottimistiche previsioni. Il risultato della votazione era scontato, nell’esito, magari meno nella dimensione (più del 97% di “sì”). Quello che non si poteva calcolare a priori era l’affluenza alle urne. In questo senso i sardi hanno voluto far sentire la propria voce in modo chiaro. Persino dopo che domenica il quorum era stato raggiunto, gli elettori sono andati a votare, anche laddove non c’era alcuna consultazione amministrativa a trainare il voto referendario (penso a Nuoro, ad esempio).

Questo referendum può darci molte indicazioni utili, da vari punti di vista e sarà necessario analizzarne premesse, promozione e esiti con laica acribia. Quel che salta agli occhi è il tentativo degli schieramenti politici italiani maggiori di mettere il cappello sulla vittoria. A cominciare dal presidente della Regione, decisosi (o spinto) a salire sul carro del vincitore quando i sondaggi – a lui certamente noti, anche se proibiti al pubblico – erano ormai chiari nell’indicare il probabile esito. Ma anche i vari PD e soci stanno menando gran vanto dell’esito referendario. Nessuno di loro sembra ricordare che il loro apporto alla raccolta di firme, alla campagna di sensibilizzazione e alla mobilitazione degli elettori è stata fatta per lo più da forze indipendentiste.

Ecco, qui c’è materiale su cui riflettere. Gli indipendentisti si sono esposti molto, anche superando le reciproche divisioni politiche, per assicurare a questo referendum un esito positivo. Chiaramente qui non era in ballo l’amministrazione di un comune e le pulsioni ideali sollevate avevano un sapore generale, universale, direi, tale che l’adesione ad esse poteva in qualche misura prescindere da una vera simpatia o vicinanza politica.

In qualche misura, però. Non in assoluto. Perché in realtà nella mobilitazione e nell’esito del referendum si intravvede in nuce una nuova rappresentazione di sé dei sardi. Non più un rapporto debole e solo emotivo con la propria appartenenza, sacrificabile davanti a una realtà che si presume ostile alla prospettiva dell’autodeterminazione, ma la precisa coscienza di far parte di una collettività storica che condivide un destino comune, del quale non ci possiamo disinteressare e nemmeno aspettarci la presa in carico a nostro vantaggio da parte di una salvifica forza esterna. Non è un segnale da poco.

Commenti  

 
#1 Piero 2011-05-18 09:52
Chiaramente nell’articolo originale la foto di zedda non compariva.
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#2 Alessandro Dessì 2011-05-18 13:13
E' interessante la considerazione sul radicamento nel territorio e la considerazione implicita che gli indipendentisti non lo sono. Quasi una contraddizione in termini.
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#3 Omar Onnis 2011-05-18 14:42
Nessuna contraddizione, Alessandro. A meno che tu non dimostri che l'indipendentismo è radicato a Cagliari e Olbia. Cosa che palesemente (e storicamente) non è.

In ogni caso, come somma complessiva dei voti, gli indipendentisti non sono arretrati di nulla, rispetto alle comunali passate.

Non c'è stata crescita, questo sì. Ma i fattori restrittivi in questo caso sono davvero oggettivi e sotto gli occhi di chiunque, senza dover fare chissà quali sforzi interpretativi.

Bisogna anche aggiungere un'altra cosa (che ho inserito nel post, con l'aggiornamento che ho fatto oggi). L'agenda politica sarda oggi è praticamente egemonizzata dai temi proposti dall'indipendentismo negli ultimi dieci anni: dalla vertenza entrate, alla questione delle servitù militari, dalla crescente attenzione per ambiente, paesaggio e beni archeologici, alla questione dei trasporti. Temi che adesso vengono cavalcati dai partiti maggiori (con sede a Roma o ad Arcore), un po' per mancanza di argomenti propri, un po' per opportunismo, un po' per depotenziarli in nome dello status quo.

La fraudolenta assunzione di meriti per il referendum nucleare è lampante, così come la sceneggiata sul caro-traghetti (che temo di sapere come andrà a finire) o l'interventismo mediatico sulla faccenda del Poligono del Salto di Quirra.

La domanda è: perché le forze politiche che sono depositarie dell'unica vera elaborazione politica in Sardegna nonché di una prospettiva generale in cui inserirla non hanno anche la forza dei numeri a loro sostegno?

Una spiegazione mi pare da cercare in quel che dico a inizio post: l'immaginario collettivo e l'armamentario mentale della grande maggioranza dei sardi è conformato dalla televisione italiana. Molti di noi non sanno pensarsi se non dentro l'orizzonte di senso così costruito, pur facendo i conti ogni giorno con l'assurdità pratica di questa falsa coscienza. Solo che la reazione spontanea è di protestare, piagnucolare, organizzare qualche viaggio della speranza a Roma, sotto Montecitorio o persino dal papa. O anche ritagliarsi qualche minuto penosissimo in tv, da Santoro se non peggio. Gridando al vento il proprio orgoglio sardo, naturalmente.

Il lavoro grosso da fare è la disarticolazione della sindrome da subalterni, della convinzione profonda di essere congenitamente falliti, bisognosi di di tutela. Attenzione: questa è anche una comoda scappatoia per crogiolarsi nell'inerzia, in attesa del salvatore di turno (che puntualmente si rivela prima o dopo un illusionista o un illuso, a seconda) e fa comodo alla classe dominante sarda, che dell'intermediazione col potere esterno fa la propria ragion d'essere.

Insomma il lavoro è difficile e sarà anche lungo. Il referendum in questo senso è un segnale che va oltre il dato contingente ed anche più in là del pur spinoso problema del nucleare. Ad esso annetto un'importanza - anche simbolica - decisamente maggiore di qualsiasi passaggio di consegne tra centrodestra e centrosinistra italiani in questo o quel municipio sardo.
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#4 giann.canu 2011-05-18 16:52
Concordo Omar, per quanto visto e sentito in questa campagna elettorale.
Mi sembrava di essere in un'altro paese non in Sardinna in quanto ancora molte persone si nutrono dal seno di mamma tv italica e non riescono a pensare in modo prpprio e sopratutto critico.
Bsta leggere o sentire cosa dicono i nostri "intellettuali di grido", piccoli uomini di nessun conto.
Ancora mi devono dimostrare la loro capacità di analisi per tutto ciò che riguarda la nostra terra cioè la Sardinna va beh loro sono italiani....
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#5 aurora pigliapochi 2011-05-18 21:50
mi avrebbe fatto piacere che nel parlare del referendum contro il nucleare in Sardegna qualcuno avesse citato il comitato promotore Sardigna Natzione Indipendentzia. nessun altro movimento Indipendentista ha raccolto firme se non i militanti del movimento stesso . le firme 16286 sono state depositate il 9 febbraio 2010 c/o la corte d'appello di Cagliari.solo il 4 luglio 2010 a S.Giusta si e' invece costituito il comitato Sinonucle che ha visto impegnati anche gli altri movimenti e tantissime associazioni oltre che semplici cittadini. la mia non vuole essere una nota polemica ma un semplice atto dovuto ad onore di verita'ed un riconoscimento a Bustianu Cumpostu per aver dotato il Popolo Sardo di un meraviglioso strumento democratico che passera' alla storia. cordiali saluti Aurora Pigliapochi.
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#6 Omar Onnis 2011-05-19 09:50
Hai ragione, Aurora. Il lavoro di raccolta delle firme se l'è sbucciato SNi: onore al merito.

Il dato più rilevante dal punto di vista politico comunque rimane da un lato la convergenza sul progetto di tutte le forze indipendentiste e di una fetta di società civile, associazioni ecc., ma non dei partiti maggiori (che adesso si prendono i meriti). Dall'altro - e direi a dispetto della colpevole latitanza citata - la grande partecipazione popolare a una consultazione che in molte parti della Sardegna non era affatto trainata da elezioni amministrative.
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#7 Davide Corda 2011-05-21 03:45
@ Omar: sei andato a controllare i risultati in termini REALI e non percentuali? Se no,l'ho fatto io ed ecco qua cosa ne è venuto fuori (dati relativi alla città di Cagliari, candidati e partiti indipendentisti):

Totale 2009 presidenti: 2850
Totale 2010 presidenti: 1469
Totale 2011 sindaci: 2645

Totale 2009 partiti: 1506
Totale 2010 partiti: 1197
Totale 2011 partiti: 2030
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#8 Omar Onnis 2011-05-23 08:10
Citazione Davide Corda:
@ Omar: sei andato a controllare i risultati in termini REALI e non percentuali? Se no,l'ho fatto io ed ecco qua cosa ne è venuto fuori (dati relativi alla città di Cagliari, candidati e partiti indipendentisti):

Totale 2009 presidenti: 2850
Totale 2010 presidenti: 1469
Totale 2011 sindaci: 2645

Totale 2009 partiti: 1506
Totale 2010 partiti: 1197
Totale 2011 partiti: 2030

Sono dati facilmente reperibili. Io consiglierei sempre di confrontare dati omogenei: comunali con comunali, provinciali con provinciali, ecc. Perché sono competizioni diverse tra loro.

Grazie per il riepilogo, comunque.
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#9 Marcello 2011-05-24 15:16
Interessante scritto di cui rilevo un limite notevole: non analizza ma sostiene una tesi. La tesi è questa: gli indipendentisti a Cagliari, divisi in più gruppi, hanno fatto una figura penosa e al di sotto delle attese, ma questo non conta perché si sa, le amministrative...Il fatto che per la prima volta a Cagliari un candidato dichiaratamente di sinistra rischi di vincere le elezioni non cambia nulla, benché a Cagliari nella sua storia non sia mai successo (l'unico caso mi pare sia stato con un esponente del PSI tanto tanto tempo fa). In cambio, il risultato di un referendum scontato - avrebbe avuto lo stesso risultato in qualsiasi parte d'Italia - e che di fatto non produce alcun effetto, è importante perché è merito degli indipendentisti che si sono spesi molto. E poi i provinciali sono gli altri...
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#10 Marcello 2011-05-24 15:21
Citazione Marcello:
Interessante scritto di cui rilevo un limite notevole: non analizza ma sostiene una tesi. La tesi è questa: gli indipendentisti a Cagliari, divisi in più gruppi, hanno fatto una figura penosa e al di sotto delle attese, ma questo non conta perché si sa, le amministrative...Il fatto che per la prima volta a Cagliari un candidato dichiaratamente di sinistra rischi di vincere le elezioni non cambia nulla, benché a Cagliari nella sua storia non sia mai successo (l'unico caso mi pare sia stato con un esponente del PSI tanto tanto tempo fa). In cambio, il risultato di un referendum scontato - avrebbe avuto lo stesso risultato in qualsiasi parte d'Italia - e che di fatto non produce alcun effetto, è importante perché è merito degli indipendentisti che si sono spesi molto. E poi i provinciali sono gli altri...

In verità, se proprio vogliamo dare un merito, va dato a Sardigna Natzione Indipendentzia che almeno il referendum l'ha proposto e si è impegnata per la raccolta delle firme.
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#11 Omar Onnis 2011-05-24 17:56
Marcello, questione di punti di vista.
Il tuo è quello di un elettore di sinistra che non vede oltre il recinto degli schieramenti mainstream (per dir così) italiani. Se permetti, non è l'unico legittimo.

Il dato sul referendum, che tu liquidi come se niente fosse, è di gran lunga più significativo di qualsiasi ridistribuzione di voti interna alla consorteria mortifera che domina la Sardegna a partire dalle sue città maggiori.

Essersi ridotti a tifare per Massimo Zedda - pluripoltronato anche lui, non sia mai che gli manchi il pane quotidiano - è già abbastanza significativo della deriva che ha preso la politica sarda.

Dubito fortemente che cambierà qualcosa a Cagliari se vincerà lui. Certo è che se non altro glielo si potrà rinfacciare. Se invece vincessero i fratelli Fantola e il loro alleato di ferro Zuncheddu succederà quel che sappiamo tutti: niente di particolarmente buono per Cagliari.

Insomma, come caschi o caschi male o caschi peggio. Dimmi tu di cosa ci si dovrebbe gloriare.

L'applicazione pedissequa di categorie egemoniche italiane in Sardegna è da sempre foriera di fallimenti macroscopici e lo sarà ancor di più nella fase storica problematica che abbiamo solo cominciato a sperimentare.

Credersi meno provinciali perché si mutuano costumi, tendenze, linguaggi e segni che ci arrivano dall'esterno, per lo più attraverso la televisione, questo sì è estremamente provinciale.
Non riuscire a percepirsi al centro di un proprio orizzonte ma doversi sempre pensare come ai margini di un orizzonte altrui, questo è provinciale.

O mutiamo radicalmente la prospettiva sotto la quale osserviamo noi stessi, o non ne usciremo. Mi piacerebbe che qualche volta si provasse a dimostrare il contrario.
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#12 Francesco 2011-05-28 17:40
"L'agenda politica sarda oggi è praticamente egemonizzata dai temi proposti dall'indipendentismo negli ultimi dieci anni: dalla vertenza entrate, alla questione delle servitù militari, dalla crescente attenzione per ambiente, paesaggio e beni archeologici, alla questione dei trasporti. Temi che adesso vengono cavalcati dai partiti maggiori (con sede a Roma o ad Arcore), un po' per mancanza di argomenti propri, un po' per opportunismo, un po' per depotenziarli in nome dello status quo."

I temi citati erano nell'agenda di governo di Renato Soru e ancor prima in quella programmatica di Progetto Sardegna. Contro lo stesso Soru questo gruppo di illuminati si allineò alla peggiore destra sarda nell'affaire dei rifiuti, che altro non era se non una questione di solidarietà verso una città sommersa dall'immondezza.
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#13 Omar Onnis 2011-05-30 10:57
Francesco, lasciamo stare le sterili polemiche e vediamo di fornire ricostruzioni corrette (dal punto di vista storico).
Nell'agenda di Soru la vertenza entrate non c'era affatto. Ci è entrata quando qualcuno gliel'ha fatta scoprire.
Progetto Sardegna è del 2004. Molti suoi punti programmatici riprendevano pari pari cavalli di battaglia indipendentisti degli anni precedenti.
È un dato di fatto.

Così come è un dato di fatto che la questione traghetti sia stata affrontata dalla giunta Cappellacci (con grave ritardo e approssimazione, purtroppo) copiando alla bell'e meglio proposte trovate già pronte (salvo poi vantarsi di essere stato il primo a pensarci: la faccia come il gomito!).

Ma va bene. Non era una rivendicazione di meriti e nemmeno un'accusa di plagio. Solo, una mera constatazione. Si può anche rispondere: "sì, e allora?", senza fare la gara a chi è il primo della classe. Non credo sia questo il problema di fondo della Sardegna.
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#14 Marcello 2011-06-01 19:17
[quote name="Omar Onnis"]Marcello, questione di punti di vista.
Il tuo è quello di un elettore di sinistra che non vede oltre il recinto degli schieramenti mainstream (per dir così) italiani. Se permetti, non è l'unico legittimo.

Omar, questioni di punti di vista.
Il tuo è quello di un elettore indipendentista che pensa che la Verità (quella con la “V” maiuscola” sia solo nel suo Verbo (sempre con la “V” maiuscola…) e che gli altri – tutti dormienti – non siano si siano ancora risvegliati. Questo spesso fa di chi promuove le tue idee più l’adepto di una setta, che un cittadino che cerca la soluzione migliore per il comune vivere.
Io credo che l’indipendentismo possa essere forse strumento, ma mai fine, e certo non è ideologia da cui trarre identità.
I recinti sono spesso nelle nostre teste e credo che ciascuno dovrebbe occuparsi del proprio, magari più stretto di quello degli altri (ma d’altra parte, la metafora della pagliuzza e della trave non è mia, ma di personaggio molto più importante).
Il dato del referendum è dato scontato, la vittoria del sì, è dato scontato. L’unico aspetto importante è quello del quorum. Ma per capire se ha tutta l’importanza che tu gli attribuisci bisogna aspettare l’esito dei referendum di giugno, perché sono quelli che producono effetti reali, aldilà della legittima soddisfazione.
Il resto delle tue “argomentazioni” sono opinioni alla “come viene viene”: la “consorteria mortifera” (bella immagine, degna di altri temi) ha sostenuto il sì al referendum finanché nelle sue maggiori figure istituzionali, così come la stessa Unione Sarda, noto foglio irredentista sardo. Ma di cosa stiamo parlando? Quando siamo tutti d’accordo c’è qualcosa che non torna!
Personalmente non mi sono ridotto a “tifare Massimo Zedda”, ma lo sostenuto in modo convinto. Magari una riflessione sul mondo indipendentista, con candidati sindaco convertiti sulla via di Damasco potrebbe tornare utile.
Mi chiedi di cosa mi dovrei gloriare? Di un movimento partito con qualche centinaia di giovani che hanno egemozizzato la politica cagliaritana col loro entusiasmo (sarà pure politica “mainstreaming, ma è quella che decide e incide sulla vita dei cittadini); una città che può essere “decolonizzata”, proprio così “decolonizzata”, da un sistema di potere che dura da decenni, ben più dei venti dell’esperienza Delogu-Floris.
Centro dell’orizzonte, margini dell’orizzonte? Ma di cosa stai parlando? A me pare che la tua prospettiva, diciamo tutta tirrenica, non sia una grande prova di sprovincializzazione.
Attenzione che l’autosoddisfazione che si prova nel sentirsi sempre “diversi e meglio” degli altri non porta molto lontano.
E soprattutto, mi pare che se c’è qualcosa di provinciale sia quella di sentirsi sempre e comunque più sardi degli altri!
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#15 Sergio 2011-06-02 00:54
Citazione Marcello:
Mi chiedi di cosa mi dovrei gloriare? Di un movimento partito con qualche centinaia di giovani che hanno egemozizzato la politica cagliaritana col loro entusiasmo (sarà pure politica “mainstreaming, ma è quella che decide e incide sulla vita dei cittadini); una città che può essere “decolonizzata”, proprio così “decolonizzata”, da un sistema di potere che dura da decenni, ben più dei venti dell’esperienza Delogu-Floris.


Non avevo pensato di intervenire in questa discussione, ma due giorni a sentire che Zedda è l'uomo della provvidenza non si possono davvero reggere. E' triste gioire di un entusiasmo giovanile così bisognoso di condottieri da doversi agglomerare intorno a uno come Zedda, un face-man senza carisma né competenza, il quale come prima cosa dovrà non tanto governare, ma pagare i debiti elettorali che ha contratto con l'establishmente del PD. Vorrà dire adattarsi a fare la squadra di governo del Comune con gente imbarazzante come Claudio Cugusi, non certo il nuovo che avanza, anzi furbo di quattro cotte che ha sventolato tra le mani più bandiere di un commesso all'ONU. Tra i più votati ce ne sono di analoghi. E' bella la piazza piena di gioventù ingenua, ma alla fine dei conti sulle leve del comando ci finiranno i signori dei seggi, che non sono compagni di cocktail del Zedda, ma piccoli feudatari con alle spalle fior di maneggi e magheggi. Zedda non ha palle abbastanza per gestire una marmaglia simile, rischiando di deludere enormemente e in tempo assai breve un elettorato che lo ha votato per eccesso di fede. Evitare i toni apocalittici da "adesso salveremo Cagliari", sarebbe quantomeno prudente. Con chi intende salvarla Massimo Zedda, con l'uomo che è diventato ufficio stampa della regione con un concorso indetto a sua misura? Postos bene semus!
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#16 Omar Onnis 2011-06-02 15:01
@Marcello. Perché perdi tempo a emettere sentenze? E meno male che la Verità (con la "V" maiuscola) ce l'hanno in tasca gli altri... :o

Mi dispiace per te, ma qui non si gioca a chi ce l'ha più lungo. È un passatempo ridicolo che diventa anche imbarazzante in certi casi. Non sei convinto delle mie argomentazioni? Amen. Contrariamente a quello che dici, nessuno vuole indottrinare altri, da queste parti. Se ti rispondo e dico la mia è solo perché Michela ha riproposto qui alcune mie considerazioni sugli esiti elettorali (completate qui, per altro) e sento la responsabilità di dare conto di quanto sostengo pubblicamente. Sai com'è...

Se ti da fastidio, puoi tranquillamente girare al largo. Se leggi e vuoi commentare, hai tutto l'agio di dissentire e argomentare le tue obiezioni. Ma la morale e il predicozzo sugli indipendentisti dagli orizzonti chiusi e via cianciando davvero no, non è il caso. Non sai nemmeno di cosa stai parlando, è chiaro, ma non starò qui a farti tutta la cronistoria da cime a fondo. Guardati intorno e documentati un po'. Magari scoprirai che il fantastico programma elettorale spuntato come un fungo sul sito di Zedda è la fotocopia di un altro, guarda caso di un partito indipendentista.

Tu sei contento che sia stato eletto Zedda? Be', auguri. Quel che dice Sergio proprio qua sopra mi pare alquanto sensato e difficilmente eludibile: spero che tu e gli altri tifosi (perché così vi state mostrando) riusciate a farci i conti e a vigilare affinché le vostre attese non siano tradite.
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#17 Francesco 2011-06-02 16:12
Allora Omar, mettiamoci d'accordo. Hai appena terminato di dire che non volevi giocare a fare il primo della classe e sostieni che il programma di Zedda è la fotocopia di quello di Progres????!!!
Ma veramente pensi che la primogenitura su certe tematiche sia esclusiva degli indipendentisti? All'interno del PD e di SEL e delle altre liste che hanno sostenuto Zedda ci sono energie e competenze che non hanno bisogno di scopiazzare i vostri programmi. C'è invece una complessità che è tipica di organizzazioni più vaste e ramificate e che è difficile governare, ma può condurre a risultati molto interessanti e promettenti per tutta Cagliari e la Sardegna. Vi ricordo che non appena siete arrivati al 4% vi siete divisi. Fareste anche bene, voi indipendentisti, ad essere meno qualunquisti nella valutazioni degli scenari politici sardi. Io credo che ci siano interlocutori politici validi e affidabili in Sardegna, e che l'indipendentismo possa maturare e crescere nel confronto con questi interlocutori.
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#18 Omar Onnis 2011-06-02 20:08
Francesco, facciamo finta di nulla? E va bene. Lo so, non è elegante rivendicare meriti presso il vincitore di turno e non era certo questa la mia intenzione. Ho messo lì un dato storico, che alimenta a sua volta un sospetto (per la serie: lo so, ma non ho le prove).

Tuttavia questo non è affatto il problema principale. Anzi, se Zedda e i suoi mettessero in pratica almeno in parte quel programma, io penso che Cagliari ne trarrebbe estremo giovamento e ne sarei più che felice.

Il problema in realtà è lo sguardo, la prospettiva sotto i quali si inquadra la nostra situazione. Non è tanto il giochetto tra un "noi" (gli indipendentisti) e un "voi" (gli altri). Primo perché se dici indipendentisti non hai ancora detto nulla (l'indipendenza è un mezzo, non un fine: ringrazio Marcello per averlo ricordato ;-) ). Secondo perché tra i partiti non indipendentisti bisogna necessariamente fare dei distinguo, se non si vuole essere qualunquisti. Terzo perché la questione è o tutti (i sardi, chi vive lavora e ha i suoi interessi in Sardegna) o nessuno. Non ci sono fazioni o tifoserie da difendere, qui.

Allora, dicevo, è un problema di prospettiva. O si comincia a guardare alla Sardegna e ai sardi come a un centro di interessi, diritti, necessità storiche e allo stesso tempo li si considera la sede della risoluzione delle nostre magagne e i soggetti che se ne devono fare carico, o sarà inevitabile il fallimento.

Di tutele dall'esterno non se ne può più, sinceramente, specie alla luce dell'evidente fallimento di questo approccio. Non ci sono bastati quasi trecento anni di decisioni calate dall'alto e settant'anni di autonomia subalterna?

Perciò, se SEL o il PD o chiunque altro hanno davvero tutta questa capacità di elaborazione e progettazione politica, in grado di partorire non solo programmi elettorali, ma anche proposte concrete, che la dimostrino nei fatti e si prendano le proprie responsabilità. Magari senza aspettare il permesso di Bersani, o Vendola o, dall'altra parte, dei vari Fini o Berlusconi [nitrito di cavalli imbizzarriti].

Finora non è successo. Non è successo sulla vertenza entrate (ivi compresa la chicca delle accise!), né sulla questione trasporti, né sulla questione infrastrutture, né sulle servitù militari e industriali, né su tutte le altre vertenze aperte.

O si assume che noi siamo un soggetto politico a tutto tondo e che la Sardegna deve stare al centro del nostro orizzonte, oppure niente e nessuno ci salverà dalla subalternità e dall'impoverimento economico, sociale, culturale e demografico cui stiamo spensieratamente andando incontro.
Spero di essere stato più chiaro.
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#19 Giacomo 2011-06-03 09:03
Citazione Omar Onnis:
La domanda è: perché le forze politiche che sono depositarie dell'unica vera elaborazione politica in Sardegna nonché di una prospettiva generale in cui inserirla non hanno anche la forza dei numeri a loro sostegno?


Ciao Omar,

col massimo del rispetto per la tua analisi e per la tua conoscenza della politica sarda (ovviamente più articolata della mia) hai considerato l'opzione che la gente non sia daccordo col nucleare e coi poligoni, indipendentemente da chi gliene parli (o non parli) e non sia granchè interessata all'indipendentismo?

te lo dico perchè la mia lettura sul nucleare, e sul voto relativo al nucleare in Italia è diversa dalla tua: la mia lettura è che la gente ha detto un no di massa al nucleare perchè non ha visto vantaggi.

Ti spiego come la penso: il prezzo dell'energia è politico, non tecnico. Su questo spero sarai daccordo con me: il problema non è quanto costa produrre un megawatt o quanti alberelli inquini, ma quante tasse ci metti.
Il successo delle rinnovabili è legato al fatto che (conto della serva): se ti metti i pannelli fotovoltaici sul tetto, a seconda di come li metti, azzeri la bolletta e ti metti un mutuo di 5 - 7 anni che è metà della tua bolletta per ripagare i pannelli. Dunque dimezzi quello che pagavi per i prossimi 5 - 7 anni e poi lo azzeri. e i pannelli migliorano la loro efficienza di anno in anno, dunque anche per l'uomo comune è facile fare il conto della serva e dire "mi conviene".
Il nucleare, invece, entra nella grande mangiatoia della bolletta statale, su cui lo stato carica le tasse... e incrementa le tasse, di anno in anno, esattamente come per il diesel che prima costava metà della benzina e ora costa quasi lo stesso. Se la gente avesse un contratto in mano che dice "ti metto la centrale nucleare ma ti dimezzo la bolletta per i prossimi 5 anni e poi te la azzero. Ti becchi le scorie ma questo contratto non lo posso rompere ne con tasse ne con niente" allora non sono convinto che il referendum avrebbe avuto altrettanto successo.

Pertanto dire alla gente "no al nucleare" era una strada facile, per chiunque la prendesse.

Dire alla gente stacchiamoci dall'Italia è la vostra strada come indipendentisti, ma forse alla gente questo non interessa poi così tanto come messaggio, perchè non gli da lavoro e non gli riempie il portafoglio in modo immediato e tangibile come mettere i pannelli fotovoltaici, e questo può essere il motivo per cui gli indipendentisti non hanno i numeri.

Spero con questa riflessione di non averti offeso: è solo la mia opinione
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#20 Omar Onnis 2011-06-03 09:37
Giacomo, perché dovresti avermi offeso?

Non mi convince la tua tesi riduttivista del no al nucleare e non mi convince nemmeno il tentativo di far combaciare al 100% la posizione prevalente dei sardi in materia con la sensibilità anti-nucleare diffusa in Italia.

Credo che nessun osservatore onesto possa negare la precisa ed evidente connotazione specifica del voto referendario sardo. Già nel 2003 si era sollevata un'onda di protesta diffusa in materia e proprio sulla base di un ragionamento forse semplicistico e non del tutto coerente, ma molto molto sentito: la Sardegna non vuole essere ancora una volta al servizio dell'Italia, né diventare la sua pattumiera atomica.

I motivi profondi di queste reazioni vanno analizzati in prospettiva e bisogna chiaramente conoscere la storia sarda. Non tanto quella evenemenziale, ma quella profonda, i processi di lunga durata, le interconnessioni tra elementi geografici, culturali, economici, simbolici che la costituiscono e che emergono sotto forma di epifenomeni che presi così, uno per uno e nel contingente, si fa fatica a catalogare e facilmente si fraintendono.

La questione dell'indipendenza, poi, è decisamente più articolata e complessa della semplice pulsione a "staccarsi dall'Italia". Intanto perché staccati dall'Italia lo siamo già, prima di tutto in termini geografici (questione insuperabile ma di solito rimossa), ma anche in senso più ampio.

Qui però si tentava una analisi dell'andamento di questa tornata elettorale, perciò non è proprio la sede adatta a sviscerare la questione.

Inviterei tutti però a stare attenti nel liquidare la necessità storica della nostra emancipazione politica come un'utopia romantica inutile ai fini pratici. La vera sfida è dimostrare che la Sardegna possa uscire dalla crisi perpetua che la avvince (crisi economica, certo, ma anche culturale, sociale e spirituale) rimanendo una regione periferica e statisticamente irrilevante di uno stato più ampio e lontano sia geograficamente, sia storicamente, sia per interessi vitali.

Se qualcuno mi convince che sia possibile, sono disposto a relegare la prospettiva indipendentista nella categoria dei sogni ideali un po' anacronistici, come la si ama dipingere.
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#21 Giacomo 2011-06-03 10:16
Citazione Omar Onnis:
Inviterei tutti però a stare attenti nel liquidare la necessità storica della nostra emancipazione politica come un'utopia romantica inutile ai fini pratici. La vera sfida è dimostrare che la Sardegna possa uscire dalla crisi perpetua che la avvince (crisi economica, certo, ma anche culturale, sociale e spirituale) rimanendo una regione periferica e statisticamente irrilevante di uno stato più ampio e lontano sia geograficamente, sia storicamente, sia per interessi vitali.

Se qualcuno mi convince che sia possibile, sono disposto a relegare la prospettiva indipendentista nella categoria dei sogni ideali un po' anacronistici, come la si ama dipingere.


mah guarda Omar, non mi interessa "liquidare" o "ridurre" nessuno degli ideali politici indipendentisti in nessuna categoria: ho fatto un discorso semplice con parole semplici perchè non credo nessuno sia interessato ad un poema da parte mia.

per farla semplice: il tuo intervento non mi ha dato nessun elemento per pensarla diversamente da come la penso, e cioè che i Sardi, come gli Italiani, come gli umani pensano prima di tutto al loro immediato interesse, pertanto rimango convinto (e niente nei tuoi interventi mi aiuta ad avere un dato in più) che nel 2003 come oggi i sardi stiano dicendo "non vogliamo essere la pattumiera atomica d'Italia specie perchè non ce ne viene niente", e che il "non vogliamo essere servi dell'italia" ce lo stai mettendo tu, e considerare per un istante quest'ipotesi potrebbe dare un elemento sul perchè gli indipendentisti hanno avuto successo nel creare awareness sul discorso nucleare, ma non sono il partito al governo della sardegna.

pertanto: io non ti voglio convincere a relegare niente da nessuna parte, ma dal tuo intervento di risposta non ho nessun elemento che mi faccia pensare diversamente da quello che penso già
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#22 Omar Onnis 2011-06-03 14:20
Non capisco la tua obiezione, Giacomo.

Hai sollevato una questione io ti ho risposto, in base a quel che so e a quel che penso. Se non ti piace perché non coincide con la tua tesi, amen: non è che dobbiamo essere d'accordo per forza.

Se invece vuoi sostenere l'infondatezza o l'irragionevolezza di quanto ho detto, ti pregherei di argomentare meglio. Non nego di certo che l'elemento utilitaristico faccia parte delle pulsioni umane e condizioni le nostre scelte collettive e/o individuali. Ma su queste faccende non si può prendere la parte per il tutto. La realtà è più articolata di come la dipingi tu. E le situazioni bisogna conoscerle, prima di emettere sentenze.

Ti sembra che io abbia usato parole troppo difficili?
Be', nel caso mi dispiace. Ma rincorrere la semplicità a tutti i costi può far cadere nella semplificazione, che è un'altra cosa. Esito deleterio, ne converrai, se si ha a cuore la comprensione delle dinamiche complesse in cui siamo immersi.

La complessità non si rimuove con facili espedienti. La si affronta, o ci si sbatte il grugno. O si diventa comodo oggetto di scelte e di interessi altrui.

Non mi piace la tesi secondo cui il nucleare sia rifiutato da tanti per ignoranza o per calcolo. Non credo che sia così. Ci sono validi elementi per trarre questa conclusione e fai torto alla libertà di giudizio (e alla libertà tout court) altrui, liquidandone le opinioni su questioni così grandi come il frutto di bassi istinti egoistici senza domani.

Magari potresti dirci come la pensi tu, sul nucleare, tanto per darci la possibilità di farci un'idea più completa del senso delle tue osservazioni.
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#23 Giacomo 2011-06-05 09:09
Citazione Omar Onnis:
Non capisco la tua obiezione, Giacomo.

Hai sollevato una questione io ti ho risposto, in base a quel che so e a quel che penso. Se non ti piace perché non coincide con la tua tesi, amen: non è che dobbiamo essere d'accordo per forza.

Se invece vuoi sostenere l'infondatezza o l'irragionevolezza di quanto ho detto, ti pregherei di argomentare meglio. Non nego di certo che l'elemento utilitaristico faccia parte delle pulsioni umane e condizioni le nostre scelte collettive e/o individuali. Ma su queste faccende non si può prendere la parte per il tutto. La realtà è più articolata di come la dipingi tu. E le situazioni bisogna conoscerle, prima di emettere sentenze.

Ti sembra che io abbia usato parole troppo difficili?
Be', nel caso mi dispiace. Ma rincorrere la semplicità a tutti i costi può far cadere nella semplificazione, che è un'altra cosa. Esito deleterio, ne converrai, se si ha a cuore la comprensione delle dinamiche complesse in cui siamo immersi.

La complessità non si rimuove con facili espedienti. La si affronta, o ci si sbatte il grugno. O si diventa comodo oggetto di scelte e di interessi altrui.

Non mi piace la tesi secondo cui il nucleare sia rifiutato da tanti per ignoranza o per calcolo. Non credo che sia così. Ci sono validi elementi per trarre questa conclusione e fai torto alla libertà di giudizio (e alla libertà tout court) altrui, liquidandone le opinioni su questioni così grandi come il frutto di bassi istinti egoistici senza domani.

Magari potresti dirci come la pensi tu, sul nucleare, tanto per darci la possibilità di farci un'idea più completa del senso delle tue osservazioni.


ok, ricomincio:
1) non mi interessava ridurre la realtà, ne sempliciottizzarla, ma solo offrire un altro elemento alla tua riflessione Omar. Forse il mio errore è stato quello di dire "i sardi" invece che molti sardi, o una buona parte dell'elettorato sardo.
2) la mia opinione è basata su una sensazione, per questo motivo è un'opinione (e l'ho sempre espressa come tale, mai come verità e tantomeno come sentenza): rispetto la tua diversa opinione e la maggiore conoscenza che hai della politica sarda (l'ho detto dal mio primo intervento);
3) il problema è che io ho sollevato una questione e tu non mi hai risposto: tradotta in termini semplici (insisto nel parlare semplice perchè siamo su internet e si ha poco tempo) tu non mi hai detto "Giacomo, la tua opinione non è fondata in quanto A) B) C)", mi hai detto
par1: la tua tesi è riduttiva
par 2: i sardi non vogliono essere servi dell'italia, ecco il voto del 2003 e di oggi
par 3: non conosci la politica sarda dunque hai torto
par 4: stai riducendo l'indipendentismo a staccarsi dall'Italia (no! ma mi pare sia il nodo principale che vi differenzia da altri partiti)
par 5: non entriamo nel dettaglio del par 3
par 6 e 7: stai riducendo l'indipendentismo ad un sogno romantico (ancora una volta: no!)

4) per concludere: la mia è un'opinione. periodo. l'ho espressa come tale per ragionarci, ma se tu credi sia infondata e non aiuti la vostra riflessione nessun problema, tranqui. come te non ho alcun problema ad avere opinioni diverse, e certo non voglio venire a fare il troll in un blog che ospita argomenti interessanti.

PS.: mi chiedi la mia opinione sul nucleare e te la dico (anche qui non come verità e sentenza ma come opinione): personalmente sono vicino alle tesi di Stewart Brand (en.wikipedia.org/wiki/Stewart_Brand).
Personalmente preferirei le rinnovabili ma non sono convinto possano soddisfare il fabbisogno crescente di energia, dunque dovrebbero essere integrate da nucleare di terza o quarta generazione.
Personalmente sono convinto che dietro al massiccio no nuclear ci sia l'agenda nascosta di chi continua a volerci dipendenti dal petrolio altrui, dal gas altrui, e specialmente dall'energia importata dai "cugini" con la tour eiffel. le tecniche di gestione delle scorie migliorano ad un ritmo maggiore rispetto a quelle di gestione degli inquinamenti petroliferi, e certamente superiore rispetto a quello di gestione delle guerre per il petrolio.
infine, e per concludere n lungo e noioso intervento di cui a pochi interesserà qualcosa, sono convinto che il problema energia sia politico prima che idealistico: il prezzo dell'energia è politico, la gestione delle scorie è politica, la tassazione è una scelta politica, dunque non sono incline a parlare di nucleare in termini tecnici, perchè la tecnologia migliora di anno in anno, specie quando diventa mainstream e ci sono investimenti e competizione. il problema, a mio parere, non è tecnico, è politico
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#24 Omar Onnis 2011-06-05 14:30
Bene. Capito, Giacomo.

Sul nucleare la vediamo in modo piuttosto diverso. Magari è da lì che nasce una parte della distanza di opinioni.

La fonte nucleare per produrre energia ad uso civile non risponde ad alcun criterio di sana valutazione costi/benefici, né al principio di precauzione, né al problema etico basilare di come giustificare coi nostri posteri di aver lasciato loro un'eredità maledettamente difficile da gestire come le scorie.

Come forse sai, gli USA hanno abbandonato il progetto di stoccaggio delle loro scorie a lungo decadimento (nell'ordine delle decine di migliaia di anni) perché: 1) nessun luogo è sicuro al 100%; 2) non c'è modo di avvisare del pericolo i nostri successori sul pianeta, qualsiasi sistema di segni si usi.

Insomma, posto che esistano un giorno centrali sicure (e sappiamo che non ci saranno mai, perché se lo fossero il loro costo sarebbe insostenibile: se ne è parlato ieri al festival dell'economia di Trento), il problema delle scorie rimane irrisolto e irresolubile.
Ma non voglio aprire qui un dibattito sul nucleare (ci sono mille sedi e spazi anche sul web dove informarsi o confrontare le diverse tesi).

Ribadisco che l'ostilità dei sardi alla faccenda ha una sua componente specifica che è storicamente evidente. Non pretendo che tu mi creda, ma puoi cercare conferme altrove, se credi.

Per il resto, mi rendo conto che di tutto abbiamo parlato, tranne che delle elezioni sarde. Perciò direi che come off topic è stato trascinato pure troppo.

In proposito, invece, segnalo che nel centrosinistra i nodi cominciano a venire al pettine ancor prima di cominciare.
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#25 Francesco 2011-06-05 15:17
"In proposito, invece, segnalo che nel centrosinistra i nodi cominciano a venire al pettine ancor prima di cominciare."
Ma quali nodi Omar???
Zedda s'è insediato avantieri e ti allinei già ai titoli dell'Unione? Vecchio vizio indipendentista: allinearsi alla peggiore destra zuncheddiana, quella che non fa neanche informazione sui referendum del 12 e 13 Giugno e che ha contribuito in modo decisivo all'ascesa di Ugo, pur di screditare l'avversario di centro-sinistra.
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#26 Omar Onnis 2011-06-05 15:32
Calma e gesso, Francesco.
Se avessi voluto allinearmi all'Unione avrei citato l'Unione. Invece ho citato un blog dove si commentava la notizia.

I nodi non sono le dichiarazioni di Zedda (che personalmente non mi sorprendono affatto) ma i mal di pancia di chi l'ha sostenuto e votato e ora coltiva un'attesa messianica. Che verrà puntualmente delusa.

Ho come un deja vu. :-*

E lasciamo stare per favore il "voi indipendentisti" usato come clava polemica per delegittimare un interlocutore non allineato.

Tutti questi indipendentisti al seguito della "peggiore destra zuncheddiana" poi io non li ho mai visti. E sì che li tengo d'occhio!
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#27 Giacomo 2011-06-06 08:30
Citazione Omar Onnis:
Per il resto, mi rendo conto che di tutto abbiamo parlato, tranne che delle elezioni sarde. Perciò direi che come off topic è stato trascinato pure troppo.


in questo caso chiedo scusa: avevo capito che il referendum sul nucleare era uno dei topics dell'articolo, e uno dei punti della discussione era il paragonarlo alla poca rappresentanza dei partiti indipendentisti... non era mia intenzione andare off-topic
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#28 Omar Onnis 2011-06-06 09:20
Il referendum sul nucleare era uno dei temi, certo.

È la questione nucleare che risulta extra-vagante (anche se connessa) rispetto al topic principale.

Comunque si può anche andare off topic, se è un esito spontaneo della discussione. Non credo che Michela ci chiuda la discussione solo per quello. ;-)
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#29 Matteo 2011-07-08 15:12
Buon giorno, sono Matteo Tatti, rappresentante dell'Associazione Culturale onlus Itzokor di Cagliari. Vorrei segnalarvi l'incontro dibattito su Tuvixeddu e Anfiteatro romano di Cagliari, organizzato nell'ambito dei nostri Aperitivi Culturali.

L'incontro avrà come titolo:

"Da Tuvixeddu all'Anfitetaro romano. Vito Biolchini intervista il Soprintendente Archeologo Marco Minoja e l'Assessore alla Cultura del Comune di Cagliari Enrica Puggioni. Con la partecipazione di Elio Turno Arthemalle".

L'incontro si terrà nello Spazio SeArch, sottopiano del Municipo di Cagliari, venerdì 15 luglio, dalle 19 alle 21.

Ingresso libero.

Organizzazione Associazione Culturale onlus Itzokor.



Per info:

www.itzokor.it

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