Volentieri ho letto il commento dell’amico Stefano Biancu in risposta al mio editoriale sull'indipendenza della Sardegna comparso su IlSole24ore di qualche settimana fa. Ancora più volentieri raccolgo l’invito del direttore dell'Arborense a entrare nel dibattito, oggi più che mai intenso in tutta l’isola. Lo faccio non solo per il debito di amicizia che mi lega all’Arborense, ma anche perché le argomentazioni che Stefano ha addotto nel suo articolo sono le medesime che sento ripetere da molti sardi.
È davvero possibile una Sardegna non italiana? Ce lo possiamo permettere? Possiamo fare finta che gli ultimi 150 anni non siano trascorsi? Come la mettiamo con il fatto che la cultura italiana è oggi parte della nostra (o noi siamo parte della sua)? E dentro quale unità gestiremo le nostre diversità interne, considerato che a Cagliari e Sassari non si parla nemmeno la stessa lingua né si mangiano le stesse cose? E se bastasse invece un’autonomia forte e realmente agita?
Sono questioni che si pongono in molti, ma non nascondo che molte mi appaiono un falso problema, figlie come sono di un’idea di nazione ottocentesca, monolitica e statica, fatta di uguaglianze fittizie invece che della convivenza civile tra più diversità. Sarebbe troppo facile chiedersi, sulla base delle stesse obiezioni che Stefano fa alla Sardegna, come è possibile far convivere nello stesso Stato realtà culturalmente e gastronomicamente diverse come Napoli e Torino. Non lo faccio perché sono consapevole che nel fare la scelta di pensare l’Italia come realtà unitaria il criterio adottato non è stato la comunanza dei marcatori identitari. Quella si è cercato di costruirla dopo, attraverso un processo di omologazione linguistica e culturale a tratti violento che è ancora in corso e che basterebbe da solo a dimostrare come nessuna nazione nasca fatta e finita per volontà divina, ma sempre e solo per scelta politica. Anche per questo i 150 dell’unità d’Italia non possono essere un argomento contro la nostra indipendenza: la Sardegna è stata parte della corona di Spagna per 250 anni, ma non per questo abbiamo mai creduto di essere diventati spagnoli. Come sardi abbiamo invece prodotto pensiero scritto in tutte le lingue dei popoli che hanno calcato la nostra terra in pace o in guerra, ma non è in nome di quella letteratura che ci si è mai creduti pisani, catalani, aragonesi o piemontesi. E benché sia rilevante il dato che nel frattempo i sardi di lingua non abbiano mai smesso di parlare anche la propria, è passato il tempo in cui a una nazione doveva corrispondere un solo idioma. L’indipendentismo moderno guarda alle nazioni multiculturali, dove le lingue nazionali sono più d’una e nessuno dei loro cittadini pensa di dover rinunciare all'autodeterminazione per questo.
Mi stupisce un po’ il sottinteso auto-razzista che si intravede dietro l’atto di presentare come buffa l'immagine di un ministro sardo dell'economia che dialoga con il suo omologo cinese. Potrei contrapporgli l’esempio della Repubblica di Malta, 410 mila abitanti (poco più della popolazione di Cagliari) e una superficie nove volte meno estesa della Sardegna, dove nessuno ha trovato comico il fatto che il ministro degli esteri abbia firmato l’anno scorso un trattato fiscale proprio con la Cina allo scopo di favorire gli scambi commerciali tra i due paesi. È molto più comico (o grottesco) il dato che la Sardegna, proprio grazie al fatto di rientrare nella ripartizione collegiale italiana, non abbia neanche un parlamentare suo in Europa. Malta ne ha ben cinque e non certo grazie a una lunga storia di autodeterminazione, considerato che è indipendente solo dal 1964. Di esempi di piccoli stati autonomi che gestiscono le proprie politiche senza sudditanze psicologiche ce ne sono abbastanza da dimostrare che l’unica cosa che impedisce a noi di pensarci come interlocutori del mondo non sono le nostre dimensioni, ma le nostre paure, le stesse che ci spingono a credere ancora al miraggio della cosiddetta “autonomia forte”. Non possono esistere autonomie forti laddove c’è un’idea di sé stessi come soggetto debole. Avrà di certo un prezzo conquistarci quella libertà, ma ci sono seri motivi per dubitare che possa essere più alto di quello che paghiamo adesso per l’unità con l’Italia in termini fiscali, energetici, di servitù militari, di continuità territoriale e di dipendenza decisionale. Per questo il fulcro della questione non è se ci possiamo permettere l’indipendenza, caro Stefano, ma se davvero la vogliamo.
D'accordo su tutto.
La cosa buffa di noi sardi è che all'estero come ''nel continente'', riusciamo ad esssere uniti. Proliferano i circoli...
In sardegna, sul suolo sardo intendo,se un pastore per esempio va via dal suo paese perchè acquista terreni in un altro mettiamo Ozieri,e ci lavorada 50 anni, non prenderà comunque mai la residenza dove vive e lavora, rimanendo sempre cittadino di Orgosolo, Orune, Pattada ecc. Quindi quando sento parlare di indiendenza, mi viene da ridere. Sappiamo essere divisi anche tra di noi, e le differenze le mettiamo bene in evidenza, perchè il formaggio di Lodine è migliore di quello di Oschiri, perchè la coppuletta è solo di Ozieri, gli acciuleddi sono solo di Olbia e intanto l'agnello Sardo viene dalla Romania; le navi sono tutte degli armatori Napoletani, le linee aree non ne parliamo. siamo da sempre terra di conquista come insegna la storia. e gli spagnoli avevano ragione quando divevano che siamo : POCOS, LOCOS E MALUNIDOS!
Caro Sanchez (o come diavolo ti chiami: firmarsi mai, eh?), forse ti sta sfuggendo qualcosa. In Grecia e in Africa ci sei già!
Quanto alle definizioni generalizzanti e autorazziste di cui ti glori (e sai solo tu il perché), be', capirai che argomenti: questa sì che è fine analisi politica!
Caro sarcastico Addis,o noi Sardi non andremo mai da nessuna parte finchè ci saranno persone come te che cercano le banalità nel disappunto della gente, nella triste consapevolezza di non avere avuto una classe politica che abbia voluto investire sul futuro dei sardi. quando dico che gli armatori sono tutti napoletani, il mio pensiero va oltre. Ma tu non vedi più lontano del tuo naso!!!
Addis, questa è l'ultima volta che ti ripondo perchè tu hai solo voglia di contestare. contesteresti anche la parola acqua solo per darti un tono e per dire che pensi pure tu .
18.05.2012 18:30 -
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