aaaVolentieri ho letto il commento dell’amico Stefano Biancu in risposta al mio editoriale sull'indipendenza della Sardegna comparso su IlSole24ore di qualche settimana fa. Ancora più volentieri raccolgo l’invito del direttore dell'Arborense a entrare nel dibattito, oggi più che mai intenso in tutta l’isola. Lo faccio non solo per il debito di amicizia che mi lega all’Arborense, ma anche perché le argomentazioni che Stefano ha addotto nel suo articolo sono le medesime che sento ripetere da molti sardi.

È davvero possibile una Sardegna non italiana? Ce lo possiamo permettere? Possiamo fare finta che gli ultimi 150 anni non siano trascorsi? Come la mettiamo con il fatto che la cultura italiana è oggi parte della nostra (o noi siamo parte della sua)? E dentro quale unità gestiremo le nostre diversità interne, considerato che a Cagliari e Sassari non si parla nemmeno la stessa lingua né si mangiano le stesse cose? E se bastasse invece un’autonomia forte e realmente agita?

Sono questioni che si pongono in molti, ma non nascondo che molte mi appaiono un falso problema, figlie come sono di un’idea di nazione ottocentesca, monolitica e statica, fatta di uguaglianze fittizie invece che della convivenza civile tra più diversità. Sarebbe troppo facile chiedersi, sulla base delle stesse obiezioni che Stefano fa alla Sardegna, come è possibile far convivere nello stesso Stato realtà culturalmente e gastronomicamente diverse come Napoli e Torino. Non lo faccio perché sono consapevole che nel fare la scelta di pensare l’Italia come realtà unitaria il criterio adottato non è stato la comunanza dei marcatori identitari. Quella si è cercato di costruirla dopo, attraverso un processo di omologazione linguistica e culturale a tratti violento che è ancora in corso e che basterebbe da solo a dimostrare come nessuna nazione nasca fatta e finita per volontà divina, ma sempre e solo per scelta politica. Anche per questo i 150 dell’unità d’Italia non possono essere un argomento contro la nostra indipendenza: la Sardegna è stata parte della corona di Spagna per 250 anni, ma non per questo abbiamo mai creduto di essere diventati spagnoli. Come sardi abbiamo invece prodotto pensiero scritto in tutte le lingue dei popoli che hanno calcato la nostra terra in pace o in guerra, ma non è in nome di quella letteratura che ci si è mai creduti pisani, catalani, aragonesi o piemontesi. E benché sia rilevante il dato che nel frattempo i sardi di lingua non abbiano mai smesso di parlare anche la propria, è passato il tempo in cui a una nazione doveva corrispondere un solo idioma. L’indipendentismo moderno guarda alle nazioni multiculturali, dove le lingue nazionali sono più d’una e nessuno dei loro cittadini pensa di dover rinunciare all'autodeterminazione per questo.

Mi stupisce un po’ il sottinteso auto-razzista che si intravede dietro l’atto di presentare come buffa l'immagine di un ministro sardo dell'economia che dialoga con il suo omologo cinese. Potrei contrapporgli l’esempio della Repubblica di Malta, 410 mila abitanti (poco più della popolazione di Cagliari) e una superficie nove volte meno estesa della Sardegna, dove nessuno ha trovato comico il fatto che il ministro degli esteri abbia firmato l’anno scorso un trattato fiscale proprio con la Cina allo scopo di favorire gli scambi commerciali tra i due paesi. È molto più comico (o grottesco) il dato che la Sardegna, proprio grazie al fatto di rientrare nella ripartizione collegiale italiana, non abbia neanche un parlamentare suo in Europa. Malta ne ha ben cinque e non certo grazie a una lunga storia di autodeterminazione, considerato che è indipendente solo dal 1964. Di esempi di piccoli stati autonomi che gestiscono le proprie politiche senza sudditanze psicologiche ce ne sono abbastanza da dimostrare che l’unica cosa che impedisce a noi di pensarci come interlocutori del mondo non sono le nostre dimensioni, ma le nostre paure, le stesse che ci spingono a credere ancora al miraggio della cosiddetta “autonomia forte”. Non possono esistere autonomie forti laddove c’è un’idea di sé stessi come soggetto debole. Avrà di certo un prezzo conquistarci quella libertà, ma ci sono seri motivi per dubitare che possa essere più alto di quello che paghiamo adesso per l’unità con l’Italia in termini fiscali, energetici, di servitù militari, di continuità territoriale e di dipendenza decisionale. Per questo il fulcro della questione non è se ci possiamo permettere l’indipendenza, caro Stefano, ma se davvero la vogliamo.

Commenti  

 
#1 Ivo Murgia 2011-06-20 09:23
D'accordo su tutto.
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#2 Ivo Murgia 2011-06-20 09:29
Citazione Ivo Murgia:
D'accordo su tutto.

p.s. aggiungendo che oltre al fatto di parlare la lingua propria, i sardi la hanno anche scritta e abbondantemente (ma qui non è, solo, di lingua che si sta parlando).
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#3 franco 2011-06-20 09:41
:D condivido in pieno!!ma x favore finiamola con il divino!!!!!
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#4 franco 2011-06-20 09:44
d0accordissimo,ma x favore basta con il divino!
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#5 cesco 2011-06-20 10:41
Gli indipendentisti dovrebbero far capire ai Sardi che indipendenza non si può e non si deve fermare alla lingua nazionale, alla bandiera e all'agnello arrosto. Molti guardano all'indipendenza come se stessero guardando una puntata di Sardegna Canta: io non mi sento sardo grazie al costume-ballo-lingua-cibo. Malta è un esempio lampante, un'isola minuscola che nei millenni è stata sotto svariate dominazioni straniere ma che mai ha perso la sua identità. Anni fa ho seguito un seminario con studenti provenienti da tutte le maggiori isole del mediterraneo (escluse sicilia creta e cipro) e in quel contesto ho capito che la Sardegna e la Corsica hanno problemi molto simili in quanto sono considerate un pò come colonia, disprezzate dal resto dei connazionali e malgovernate. Mentre i ragazzi di Malta oltre ad avere una propria "coscienza" nazionale (nel senso di rispetto verso il luogo in cui vivono) erano coscenti di essere trattati come il futuro dell'isola e non come alieni. Stesso discorso vale per i ragazzi provenienti dalle Baleari, benchè non siano indipendenti. Il seminario si chiamava Utopia e penso non abbia avuto un seguito negli anni, nonostante fosse un'iniziativa producente e interessante. Quindi non fermiamoci agli aspetti superficiali, pensiamo, agiamo, godiamo.
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#6 Stefano Soi 2011-06-20 12:37
Mi permetto per un attimo di uscire dalla logica terzomondista del Sig. biancu e vorrei provare un pò a riflettere su quello che sta accadendo nel mondo.

Questo secolo non è il nostro, non è dell'Europa. Ed è ora che cominciate a prendere seriamente in considerazione i cambiamenti geopolitici che l'umanità sta attraversando, perchè l'Indipendenza ed una politica a tutela e difesa del nostro popolo non sono solamente segno di un naturale desiderio di giustizia ma rappresentano l'ultima chiamata alla possibilità di evitare il peggio. L’Europa sta andando incontro al suo declino, è un organismo che sta lentamente morendo. Nuove potenze finanziarie, nuove potenze militari si affacciano nel pianeta e sia l’Europa, sia la stessa America continueranno a perdere potere economico. Quelle che vedete, soluzioni d’emergenza, proteste, rivolte, scioperi sono solo la punta dell’iceberg.

L’unico modo per difenderci, in quanto sardi, in quanto popolo è sfruttare al massimo le risorse e le occasioni che abbiamo e convincerci che non si possa sprecare neanche più un centesimo delle nostre ricchezze. Abbiamo bisogno di una nostra flotta per richiamare e guadagnare dal flusso turisti, che fortunatamente continuerà ad aumentare, almeno una fetta di denaro per i nostri servizi primari. Abbiamo l'obbligo, oggi molto più di ieri, di convertire e acquisire una piena autosufficienza energetica che si smarchi dalle dipendenze del petrolio. Abbiamo bisogno di ripensare il nostro mercato interno e soprattutto necessitiamo di una costituzione aperta al mondo, dinamica e non autoreferenziale.

Le vecchie categorie, sinistra e destra sono quanto mai obsolete. L'unica sinistra possibile forse sarà quella cinese, brasiliana o indiana, in difesa dei diritti dei loro operai, del loro proletariato quando chiederà maggiori tutele, ma rimarranno comunque loro i padroni del nuovo secolo. L'Europa si è arricchita attraverso il potere militare e coloniale, ed ora l'atomica non gli permette neanche più di ipotizzare guerre di sfruttamento.

Dobbiamo fare alla svelta, altrimenti rischiamo di collassare insieme all'Italia (che cercherà di sopravvivere e continuerà il nostro sfruttamento a suo vantaggio) e agli altri paesi europei. I nostri figli quasi sicuramente, se si continua a seguire logiche ottocentesche unitarie e frutto di una eterna retorica italiana rischiano realmente di non avere più nessuna tutela, welfare o pensioni, e di dover fare i conti con un lungo medioevo di miseria. I sintomi sono eloquenti. Signori e signore il tempo è tiranno..
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#7 Stefano Soi 2011-06-20 12:43
Nello specifico vorrei brevemente fare un approfondimento sulla "domanda e sull'offerta.. Ed i motivi per cui la Sardegna collasserà a vantaggio di chi potrà acquistarsela..

Tendenzialmente si è soliti pensare che il mercato sia efficiente quando la domanda e l'offerta siano in equilibrio. In verità, soprattutto la crisi della pastorizia nella nostra nazione ci dimostra che non è la produzione che genera la domanda quanto piuttosto la domanda che favorisce la produzione. Fondamentalmente se la domanda aumenta, le scorte di magazzino si assottigliano e le imprese aumenteranno la produzione e l’occupazione. Per converso, se la domanda si riduce, l’invenduto cresce e le imprese ridurranno produzione ed occupazione.

La domanda perciò, è la variabile trainante mentre la produzione segue semplicemente i movimenti della domanda. L’elevata disoccupazione che si genera per effetto di una bassa domanda difficilmente potrà essere riassorbita attraverso una riduzione dei salari o un abbattimento dei prezzi, perché evidentemente un disoccupato non ha margini di spesa e le aziende con meno introiti diventano conservatrici, non sono proiettate al futuro, all'investimento ed all'innovazione. Ma come potremo incentivare la domanda??


La propensione al consumo, come ci ricorda anche J.M. Keynes, è determinata da due ordini di fattori: i fattori oggettivi e quelli soggettivi.

Tra i primi abbiamo evidentemente il potere d’acquisto del nostro stipendio, gli interessi agevolati (prestiti e mutui) e la leva fiscale (nota 1).

Credete forse che senza sovranità avremo la possibilità di rimodulare gli stessi?? Possiamo oggi agire sulla leva fiscale della nostra nazione?? Quali sono gli spazi del nostro mercato interno?? Chi ha svenduto il Banco di Sardegna?? In Sardegna l'unica banca locale è quella di Arborea che casualmente è fondata da veneti. Pensate forse che a noi interessi incentivare la vendita di automobili o le infrastrutture TAV o il Ponte in casinu 'e pompu??

Quando andate a pagare interessi, assicurazioni, prestiti personali andate a vedere le sedi fiscali delle agenzie di credito. L'Italia con i denari del Piano Marshall, spesi dagli americani per arginare l'espansione del regime socialista sovietico, risanò la sua economia, creò aziende, industrie, infrastrutture e banche ovviamente in quello che è la settima potenza economica al mondo, Piemonte, Lombardia e Veneto.

Gli altri fattori, quelli soggettivi e non secondari, sono la pratica degli affari, ovvero quegli aspetti che dipendono anche e soprattutto da ciò che gli imprenditori ed i consumatori si aspettano per il futuro. Una sorta di fiducia che ricade necessariamente nelle proprie abitudini di risparmio e di investimento. Evidentemente se si ha fiducia in un progetto politico pragmatico, vicino al proprio "quotidiano", alle proprie aspettative ed a quelle dei propri figli i "consumatori" spendono. Forse una Repubblica di Sardegna non darebbe un entusiasmo nuovo, non rilancerebbe lo stesso personale approccio alla nostra vita associata?? Provate a controllare il Pil delle neonate Repubbliche e provate a chiedervi il perchè.

Inoltre ogni azienda tende ad ottimizzare il proprio profitto, per esempio un panettiere produrrà 100 kg di pane con un solo operaio. Ma per poter assumerne anche solo un altro capita che per coprire le spese debba necessariamente più che raddoppiare la produzione ed abbia bisogno di incentivi, finanziamenti, rimborsi, sgravi, o cmq manovre finalizzate alla riqualificazione dei prodotti, degli stabili e delle macchine. Insomma come evidente è un circolo "virtuoso": banche, prestiti, investimenti, imprenditoria e crescita.

Ha importanza o no la presenza di un parlamento, di organi legislativi in Sardegna?? Ha importanza o no un sistema giuridico snello ed efficiente?? Hanno importanza o no le infrastrutture??

Ci hanno trasformato e sempre considerato un popolo di consumatori. O meglio dei semplici consumatori, importiamo l'85% dei beni consumati e quando fra breve l'inflazione salirà i nostri pochi risparmi perderanno potere d'acquisto.

Oggi abbiamo le soluzioni a breve termine per rilanciare la nostra economia e rimettere in moto un popolo e la sua storia. Possibile che ancora stiate ad ascoltare questi politici unionisti, fraudolenti, incapaci, ignoranti che si presentano come statisti e sono, con tutto il rispetto, beceri ragionieri e filologi della politica?? Sono chiusi, equivoci, immobili e bugiardi, religiosi in attesa del salvatore.

Ogni tanto penso e gioisco nell’immaginare le flotte dei nostri avi Shardana viaggiare nel Mare di Sardegna, il nostro mare, oppure la flotta di Ugone III capace di mettere in scacco la flotta più potente d’Europa. Poi invece ritorno al presente, mi viene la nausea: una flotta straniera che impone, detta regole e costi, che ci ricatta, ci impoverisce sul piano culturale e soprattutto occupazionale. L'analogia è fulminante. E' arrivato il momento di cambiare davvero, ed il tempo è tiranno..

Nota 1: Tendenzialmente quando la disoccupazione è in aumento o addirittura altissima, come in Sardegna, aumenta la domanda di lavoro da parte delle persone e questo fenomeno comporta un abbassamento dei costi di produzione. Fondamentalmente la produzione costa meno perchè la manodopera si trova a basso costo (gli imprenditori sono "autorizzati" a risparmiare sui costi di produzione) e ciò comporta quasi proporzionalmente la riduzione dell'inflazione, ovvero il costo dei beni di consumo si mantiene stabile più a lungo.

Il nostro popolo se non attua d'urgenza una politica indipendentista finalizzata al ripensamento del proprio mercato interno e delle proprie abitudini di consumo subirà oltre il danno anche la beffa di un aumento dell'inflazione legato alla ripresa dell'economia italiana (Piemonte, Lombardia e Veneto).Per il nostro popolo saranno guai ancora peggiori di come li osserviamo oggi.

La maggior parte dei prodotti consumati infatti sono importati ed evidentemente siamo nelle mani di un sitema economico, pilotato e sapientemente gestito da uno Stato straniero, totalmente deprimente per il nostro vivere associato. Rischiamo che i pochi risparmi dei pochi sardi continuino a perdere potere d'acquisto quando l'inflazione ricomincerà a crescere (a fronte di una economia più povera) e che la crisi si aggravvi maggiormente in tempi rapidi.

L'economia ha spesso momenti d'arresto e poi di ripresa, ma se continuiamo ad alimentare il nostro "carnefice" il nostro corpo sociale rischia l'arresto "cardio circolatorio". Va ripensato tutto il nostro modo di consumare, e per farlo è necessaria una politica indipendentista forte. Ed inoltre sono necessari modelli (uomini e donne) e idee capaci di creare un nuovo "costume" e nuove abitudini di consumo..
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#8 roberto 2011-06-20 19:18
Personalmente come si veste e cosa mangia la gente non interessa,credo che il concetto d'indipendenza e indipendentismo vada cercata nella natura stessa degl'esseri viventi,ovvero che tutti tendono all'indipendenza,ovvero a decidere loro cosa,come,quanto e perchè.Non è una badiera o un territorio a far l'uomo libero ma semplicemente quanto questi possono decidere su di esso e sulla propria vita.
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#9 paolo curreli 2011-06-20 21:08
vorrei tornare all'essenza, col rischio della banalità, sul riconoscersi nella patria e nella matria, non è provincialismo
o una visione miope del presente
è invece, tornare all'essenza della politica come scienza della felicità per chi mi sta vicino , felicità essenziale per la mia personale. Detto questo formato lo spirito di nazione sulla matria , sulla madre di ognuno di noi , respinta la patria del padre conquistatore , ogni cosa torna al semplice essere, così quella cultura che cogliamo come domestica e inadatta ci appare un modo potente per capire il vasto mondo e amarlo
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#10 stefania 2011-06-25 10:58
La cosa buffa di noi sardi è che all'estero come ''nel continente'', riusciamo ad esssere uniti. Proliferano i circoli...
In sardegna, sul suolo sardo intendo,se un pastore per esempio va via dal suo paese perchè acquista terreni in un altro mettiamo Ozieri,e ci lavorada 50 anni, non prenderà comunque mai la residenza dove vive e lavora, rimanendo sempre cittadino di Orgosolo, Orune, Pattada ecc. Quindi quando sento parlare di indiendenza, mi viene da ridere. Sappiamo essere divisi anche tra di noi, e le differenze le mettiamo bene in evidenza, perchè il formaggio di Lodine è migliore di quello di Oschiri, perchè la coppuletta è solo di Ozieri, gli acciuleddi sono solo di Olbia e intanto l'agnello Sardo viene dalla Romania; le navi sono tutte degli armatori Napoletani, le linee aree non ne parliamo. siamo da sempre terra di conquista come insegna la storia. e gli spagnoli avevano ragione quando divevano che siamo : POCOS, LOCOS E MALUNIDOS!
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#11 Daniele Addis 2011-06-25 21:00
Citazione stefania:
La cosa buffa di noi sardi è che all'estero come ''nel continente'', riusciamo ad esssere uniti. Proliferano i circoli...
In sardegna, sul suolo sardo intendo,se un pastore per esempio va via dal suo paese perchè acquista terreni in un altro mettiamo Ozieri,e ci lavorada 50 anni, non prenderà comunque mai la residenza dove vive e lavora, rimanendo sempre cittadino di Orgosolo, Orune, Pattada ecc. Quindi quando sento parlare di indiendenza, mi viene da ridere. Sappiamo essere divisi anche tra di noi, e le differenze le mettiamo bene in evidenza, perchè il formaggio di Lodine è migliore di quello di Oschiri, perchè la coppuletta è solo di Ozieri, gli acciuleddi sono solo di Olbia e intanto l'agnello Sardo viene dalla Romania; le navi sono tutte degli armatori Napoletani, le linee aree non ne parliamo. siamo da sempre terra di conquista come insegna la storia. e gli spagnoli avevano ragione quando divevano che siamo : POCOS, LOCOS E MALUNIDOS!

Wow, quante originalissime e utilissime perle di saggezza, per nulla banali. Complimenti per lo spirito costruttivo, non piagnone, non autorazzista e inutile... e complimenti a me per il sarcasmo
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#12 Sanchez 2011-06-27 16:32
Addis, fai del sarcasmo perché non hai argomenti per rispondere a una questione tanto semplice quanto vera anche se vi rode ammetterlo: i sardi sono un popolo senza civiltà.
Provate a lottare per questo, per uscire dalla cultura del nulla che ci affligge (io mi astengo perché trattasi di causa persa).
I vostri discorsi sono affascinanti a livello teorico, ma nella pratica non sono compatibili con l'indole nichilista e ignava tipica dei sardi.
Dovreste , voi indipendentisti, garantire nella Sardegna stato, che nel futuro i sardi non debbano seguire le orme dei migranti nordafricani. Gente che fugge dal loro stato... indipendente, toh! Che bella favoletta!
Fortunatamente i sardi non hanno intenzione di vivere in una futura Grecia o di precipitare in Africa.
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#13 Omar Onnis 2011-06-27 19:02
Caro Sanchez (o come diavolo ti chiami: firmarsi mai, eh?), forse ti sta sfuggendo qualcosa. In Grecia e in Africa ci sei già!
Quanto alle definizioni generalizzanti e autorazziste di cui ti glori (e sai solo tu il perché), be', capirai che argomenti: questa sì che è fine analisi politica!
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#14 Sanchez 2011-06-27 20:30
Citazione Omar Onnis:
Caro Sanchez (o come diavolo ti chiami: firmarsi mai, eh?), forse ti sta sfuggendo qualcosa. In Grecia e in Africa ci sei già!
Quanto alle definizioni generalizzanti e autorazziste di cui ti glori (e sai solo tu il perché), be', capirai che argomenti: questa sì che è fine analisi politica!

Anche tu fai del sarcasmo: se per essere autorizzati ad esprimere un opinione bisogna essere dei fini analisti politici, non lo sapevo. A me questo sembrava un normale spazio di discussione aperto democraticamente e non un club per intellettuali, filosofi, politologi e chi più ne ha più ne metta.
Tu hai sicuramente molta dimestichezza con le letture, ma di economia e di politica forse ne capisci poco visto che metti sullo stesso piano l'Italia alla Grecia e all'Africa. Anzi, direi che forse sei molto più razzista tu di me.
Non mi glorio del mio presunto autorazzismo, dico semplicemente che il 70 per cento dei sardi mi stanno sulle palle , detesto l'atmosfera che si respira in Sardegna, la in-cultura sarda e tutte le palle che vi raccontate per fingere di essere quello che non siete: un popolo degno della mia stima.
Mi fermo perché non voglio esagerare. Intanto constato che molti di voi indipendentisti andate a farvi una vita fuori dall'isola... forse conviene di più.
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#15 Stefano Soi 2011-06-28 08:34
Sanchez anche se condivido poco mi piaci, mi piace la tua amarezza ed il tuo disincanto.. Mantienili vivi, fra breve a mio avviso torneranno utili.. ;)
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#16 Omar Onnis 2011-06-28 09:03
Caro Sanchez, che io di economia e di politica ne capisca poco magari è vero. Ma non è che tu mi sembri più "sul pezzo".
Non facevo affatto del sarcasmo.
È meglio che ti doti di mutande in ferrosmalto, per i prossimi annetti, perché ti vedo un po' impreparato a quel che sta succedendo intorno a te.
Continuiamo ad attendere se non altro le tue opinioni, dato che ti dichiari favorevole a un dibattito aperto e democratico (ma lo sappiamo bene che sei il solito troll: o ci prendi davvero per scemi?).
Quanto al detestare il 70% dei sardi, che dirti, sono problemi tuoi. E non vorrei proprio essere io a doverli risolvere.
Forse meritare la tua stima non è esattamente lo scopo storico più degno o più urgente da perseguire, non ti sfiora il dubbio?
E - sì - nel caso te lo stessi chiedendo, ora sto facendo del sarcasmo.
Molla l'osso e non scocciare, va'.
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#17 stefania 2011-06-28 17:27
Caro sarcastico Addis,o noi Sardi non andremo mai da nessuna parte finchè ci saranno persone come te che cercano le banalità nel disappunto della gente, nella triste consapevolezza di non avere avuto una classe politica che abbia voluto investire sul futuro dei sardi. quando dico che gli armatori sono tutti napoletani, il mio pensiero va oltre. Ma tu non vedi più lontano del tuo naso!!!
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#18 Daniele Addis 2011-06-29 09:49
Citazione stefania:
Caro sarcastico Addis,o noi Sardi non andremo mai da nessuna parte finchè ci saranno persone come te che cercano le banalità nel disappunto della gente, nella triste consapevolezza di non avere avuto una classe politica che abbia voluto investire sul futuro dei sardi. quando dico che gli armatori sono tutti napoletani, il mio pensiero va oltre. Ma tu non vedi più lontano del tuo naso!!!

Già Stefania, la tua lunguimiranza mi stupisce, soprattutto per il suo spirito costruttivo.
Continua pure da sola, perché a me il razzismo, sia che sia diretto verso altri popoli, sia che sia diretto verso il proprio, non mi ha mai affascinato, nemmeno quando si autoproclama "lungimirante". Se ti ritieni un'incapace buona a nulla il problema è tuo; se ritieni tali gli altri, aspettati le risposte che ti meriti.

Altrettanto vale per il codardo Sanchez, che tira le sue bordate nascosto nell'anonimato.
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#19 Giuseppe Mulas 2011-06-29 10:44
." Di esempi di piccoli stati autonomi che gestiscono le proprie politiche senza sudditanze psicologiche ce ne sono abbastanza da dimostrare che l’unica cosa che impedisce a noi di pensarci come interlocutori del mondo non sono le nostre dimensioni, ma le nostre paure, le stesse che ci spingono a credere ancora al miraggio della cosiddetta “autonomia forte”. Non possono esistere autonomie forti laddove c’è un’idea di sé stessi come soggetto debole. Avrà di certo un prezzo conquistarci quella libertà, ma ci sono seri motivi per dubitare che possa essere più alto di quello che paghiamo adesso per l’unità con l’Italia in termini fiscali, energetici, di servitù militari, di continuità territoriale e di dipendenza decisionale. Per questo il fulcro della questione non è se ci possiamo permettere l’indipendenza, caro Stefano, ma se davvero la vogliamo."

Direi che Stefania e Sanchez involontariamente con i loro interventi abbiamno dato dimostrazione di quale sia il pensiero autocastrante prodotto dalla sudditanza culturale della Sardegna nei confronti dell'Italia, poi dicono che la scuola non svolge il suo compito !

Il pensiero di Stefania e Sanchez sono il metro della gravita' della situazione in cui ci siamo fatti cacciare in Sardegna,per questo penso che la riconquista della nostra indipendenza sia la riconquista di noi stessi.
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#20 stefania 2011-06-29 11:00
Addis, questa è l'ultima volta che ti ripondo perchè tu hai solo voglia di contestare. contesteresti anche la parola acqua solo per darti un tono e per dire che pensi pure tu .
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#21 Daniele Addis 2011-06-29 12:23
Citazione stefania:
Addis, questa è l'ultima volta che ti ripondo perchè tu hai solo voglia di contestare. contesteresti anche la parola acqua solo per darti un tono e per dire che pensi pure tu .

Ma no Stefania, qua dentro l'unica a pensare sei tu, ci mancherebbe.
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#22 stefania 2011-06-29 14:45
ma scusate, forse bisogna chiedere il permesso per dire la verità. non ci vogliono fini analisti economici per ammettere la verità. Ma forse non èvero che i nostri politici in regione non sono stati in grado di acquistare navi per permetterci di avere questa benedetta continuità territoriale. Le hanno svendute le navi!!! purtroppo conosco bene quella storia. Non sono razzista quando dico che gli armatori sono tutti napoletani è la verità. ma vi rendete conto che l'unico imprenditore sardo che si conosce oltre il mare è Renato Soru?? quello che ha creato tiscali, per intenderci.Io non conosco la vostra età , ma io qualche primavera ce l'ho. chiedo scusa se sono stata fraintesa ma pensavo di essere stata chiara.Non andremo mai da nessuna parte se non la smetteremo di essere piccoli borghesi provincialotti.
Ho vissuto per dieci anni a torino e vi assicurao che tra noi sardi allora studenti, c'era una grossa intesa. tornataa in Sardegna mi sono sentita dire in più di una occasione che ''l'agnello di tizio era meglio di quello di caio'' perchè aveva mangiao un'erba particolare e diconseguenza era migliore il latte, quindi il formaggio, quindi la ricotta e così via. poi se portare la mia esperienza significa dover ferire i vostri sentimenti be allora chiedo venia
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#23 Omar Onnis 2011-06-29 15:53
Stefania, non stai ferendo i sentimenti di nessuno. Stai interloquendo con persone che il mondo lo conoscono, non preoccuparti. È proprio il provincialismo autorazzista e la mentalità rivendicativa e lagnosa che bisogna estirpare.
Il problema è: cosa puoi fare tu, ora, qui? Quali strade intravvedi?

Perché dire che i sardi sono pocos locos y mal unidos è un ritornello che ha abbastanza stufato. I pocos locos y mal unidos sono sempre gli altri, no?
Facciamo che ci mettiamo insieme, contrastiamo la follia con la ragionevolezza e anziché vederci come pochi e marginali ci guardiamo come un popolo tra i popoli, nel bel mezzo del mondo e della storia?

Cominciamo da qui, dunque.

Di lamentele fini a se stesse quante ne abbiamo sentito negli ultimi duecento anni? Direi troppe, ben oltre il limite fisiologico.

Perciò basta. Basta frignare, basta prendersela con qualcun altro e diamoci da fare.

O pensi che sarà l'Italia a salvarti? Hai idea di quali siano le reali condizioni dell'Italia? Pensi che possa preoccuparsi di noi, quando non riesce nemmeno a restituirci i soldi delle nostre imposte che ci dovrebbe per legge e che non ci ha mai versato?

La Sardegna è una pedina sacrificabile, agli occhi dello stato italiano. E non c'è niente di strano né di intrinsecamente malvagio in questo. Sono rapporti di forza e dinamiche storiche scontate. Sta a noi pensare a noi stessi come a un soggetto collettivo, portatore di necessità, diritti, aspirazioni. Non lo farà nessun altro.

Tu che cosa sei disposta a fare per la Sardegna e per te stessa?
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#24 stefania 2011-07-01 11:04
Omar, cercherò di risponderti sperando di essere chiara anche per glia altri, poichè comincio a pensare di avere seri problemi di comunicazione!
non credo affatto che l'Italia intesa come penisola salverà nessuno, se non il posto dei politici che risiedono a roma.
faccio parte del grupo consiliare di minoranza di un piccolopaese e come gruppo stiamo preparando un progetto da presentare in regione per avere un po' di quei soldi stanziati dall'europa con i fesr. Collaboro con una collega che è stata presidentessa dei circoli sardi in Germania e grazie a lei stiamo mettendo su un progetto letterario per fare avvicinare le persone che non hanno potuto studiare alla letteratura, ci vogliamo dapprima rivolgere alle donne perchè purtroppo e non ci nascondiamo dietro un dito le donne , per retaggio culturale, hanno bisogno dell'abito bianco e di un marito che le protegga. questo non come punto di partenza ma come punto d'arrivo. Stiamo proprio messi male. La maggior parte si accontenta della legge 104 per l'assistenza.
allora, perchè non dare loro gli strumenti affinchè l'assistenza sia fatta in forma coopertiva? L'anziano sarà il nostro futuro economico perchè in Sardegna non ci sono fabbriche. siamo stati depredati per ignoranza. e' l'ignoranza che dobbiamo combattere.
Ti chiedo di rispondermi, perchè magari nella foga di tradurre i mie pensieri in lettera posso essere stata un po prolissa.
ciao
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#25 Omar Onnis 2011-07-01 17:41
Certo che è l'ignoranza che dobbiamo combattere, Stefania. Sia come limiti nel grado di istruzione (abbiamo un alto grado di dispersione scolastica e una bassissima percentuale di laureati), sia come ignoranza di noi stessi, della nostra storia, del nostro posto nel tempo e nello spazio.

E qui torna la questione che intitola il post di Michela. La nostra sindrome di subalternità. La nostra pretesa inadeguatezza congenita.

Perché le cose sono collegate. La scuola e le università sarde stanno vivendo una crisi che sembrerebbe quasi definitiva. Una delle ragioni strutturali di questa dinamica deleteria è che sono una periferia di un sistema di istruzione come quello italiano - già problematico e in fase di smantellamento di suo - per di più nello scomodo ruolo di periferia marginale e di pedina facilmente sacrificabile.
Un po' come tutto il resto (trasporti, infrastrutture, ecc.).

La geografia conta più di tanti altri elementi - di solito più considerati - in queste faccende. E la geografia ci "condanna" a essere noi stessi e a non poter essere una parte minoritaria e insignificante di qualcos'altro. Pena, forti disturbi della personalità e depressione (in tutti i sensi, traslati, metaforici ed anche in quello clinico, a quanto pare).

Allora l'idea di fondo deve essere completamente ribaltata. Noi stessi dobbiamo farci carico della nostra sorte, dal piccolo, dal quotidiano, sino al grande e al generale. Inevitabilmente questo ribaltamento della prospettiva fa cambiare anche tutti i nostri paradigmi e porta dritti dritti verso un'assunzione di responsabilità - individuale e collettiva - che ha come declinazione politica l'autodeterminazione e la sovranità. Che nel mondo contemporaneo, per quanto si voglia eludere o edulcorare la questione, conduce all'indipendenza, alla costruzione di uno stato.

Ovviamente è fondamentale il "come", non solo il "se". Ed è appunto qui che si dovrebbe sviluppare un grande dibattito, che non potrà prescindere dalla crescita della consapevolezza diffusa, dalla partecipazione democratica, dalla riappropriazione della nostra soggettività storica.

Tutto è collegato, ripeto: questioni sociali ed economiche, questioni culturali, qualità della vita, servizi, educazione e livello politico.
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