Questo articolo lo ha scritto Massimo Dadea - già assessore regionale agli Affari Generali durante la giunta Soru - ed è uscito oggi su Sardegna24. Sbalordisce per chiarezza dei termini, specie considerato che non viene dal membro di un partito indipendentista. Mi interessa molto questa apertura, anche se credo che sbagli interlocutore rivolgendosi al PD, al quale l'indipendenza dei sardi interessa quanto le vecchiette ai pedofili. Ma questo non toglie niente alla provocatorietà di quest'analisi. In ora bona.
Perché una parte importante della sinistra considera l’idea indipendentista un tabù intoccabile? Che cosa impedisce di confrontarsi con una opzione istituzionale che non è più appannaggio di una ristretta élite culturale ma è penetrata in profondità nella società sarda?
Spesso dietro quel tabù si nasconde un pessimismo disperante nei confronti dei sardi, sulle loro capacità. Altre volte è il frutto di una paura ancestrale: quella di recidere il cordone ombelicale con la madre patria. Eppure indipendenza non vuol dire cingere la Sardegna con il filo spinato, né erigere una palizzata intorno alle nostre coste e neanche buttare a mare ciò che di buono ha fatto lo Stato italiano in tutti questi anni. L’indipendenza non è di per sè una cosa buona o cattiva e nemmeno la panacea di tutti i mali, ma semplicemente uno strumento per poter decidere in piena libertà, nel solo interesse dei sardi.
Sono solo alcuni dei quesiti cui dovrebbe cercare di rispondere il Pd sardo, impegnato nella costruzione di un moderno partito riformista, autonomo e federato con il Pd nazionale. Non solo il Pd, ma la sinistra nel suo complesso dovrebbe recuperare su questi temi un’inerzia che dura da decenni. La sensazione è che l’elaborazione si sia come cristallizzata e che si continui a vivacchiare su unariflessione che risale alla prima metà del secolo scorso. Un’elaborazione oramai vecchia, perché figlia del suo tempo. Concetti quali Autonomia, Specialità e Identità non possono essere riproposti con le stesse modalità e significati con cui furono elaborati dai Padri dell’Autonomia. E allora, parafrasando Theodor Adorno, si potrebbe dire che «non si tratta di conservare il passato ma di realizzare le sue speranze».
Incominciamo a prendere atto che l’Autonomia speciale è finita. L’Autonomia così come è venuta configurandosi è oramai uno strumento inadeguato rispetto ai bisogni di autogoverno e di autodeterminazione del popolo sardo. Sì, popolo sardo. Un popolo è tale se si riconosce a esso un’identità peculiare, distinta. L’identità di un popolo è la sua storia, le sue tradizioni, la sua arte, la sua cultura, la sua lingua, il suo ambiente, il suo paesaggio, il suo essere parte di un’isola “distante”. Tutto questo fa di quel popolo una comunità distinta, portatrice di diritti particolari: una Nazione che aspira a diventare Stato.
Bisogna però velocemente uscire dalle nebbie di un frasario che nasconde spesso l’assenza di contenuti. È’ venuto il momento di iniziare a mettere i piedi nel piatto, definendo obiettivi, contenuti e percorsi, prima che altri decidano per noi, contrabbandando per riforma istituzionale, il “federalismo”, quella che è una mera riforma fiscale che accentuerà le differenze tra le regioni, a tutto vantaggio di quelle ricche. Proviamo allora a tratteggiare un percorso ea ipotizzare i contenuti del nuovo patto costituzionale tra la Sardegna e lo Stato italiano. Prima di tutto deve essere un patto tra eguali, che riconosca “formalmente” il principio dell’inviolabilità del rapporto singolo della Sardegna con lo Stato. Non un generico accordo che coinvolga la Sardegna nel calderone delle altre regioni. Sul piano “sostanziale” deve contenere più poteri, più sovranità, soprattutto su quei temi dove più incidente è la presenza dello Stato: servitù militari, energia, paesaggio, ambiente, patrimonio archeologico, ruolo internazionale.
Elemento caratterizzante ed innovativo del patto costituzionale deve essere la definizione di apposite procedure istituzionali, concordate e condivise tra le parti, a conclusione delle quali, e solo dopo l’indizione di un referendum consultivo, si concretizzerebbe la scelta indipendentista. In buona sostanza, il vero principio costituzionale regolatore del processo, risiede nel consenso, nella condivisione, nel reciproco rispetto, nella pari dignità.L’indipendenza della Sardegna sarebbe affidata a un accordo tra le parti, ad una scelta condivisa e consensuale, legittimata da un pronunciamento del popolo sardo, nel pieno rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Il PD grazie al rinnovato impegno di molti suoi brillanti esponenti, non solo Dadea, ma anche Soriga, Melis, Soddu, Mannoni etc etc; riuscirà sicuramente a portare la Sardegna oltre il disastro di Cappellacci.
La ricetta è solo una: "autonomismo forte" con un nuovo statuto e la coralità di impegno di tutte i sardi di buona volontà dietro Renato Soru, l'unico leader capace di imprimere quella svolta che nel precedente mandato è rimasta incompiuta.
Per fortuna non ci sarà più Berlusconi ad ostacolare il percorso riformista del Pd sardo, e anche la nascita di SARDEGNA24 va salutata con grande interesse, una autentica novità nella palude della stampa sarda non certo libera e indipendente. Sarebbe auspicabile che anche Michela Murgia abbandoni i tentennamenti e certe velleità e sostenga apertamente la coalizione che chiuderà la stagione del berlusconismo sardo.
Il PD grazie al rinnovato impegno di molti suoi brillanti esponenti, non solo Dadea, ma anche Soriga, Melis, Soddu, Mannoni etc etc; riuscirà sicuramente a portare la Sardegna oltre il disastro di Cappellacci.
La ricetta è solo una: "autonomismo forte" con un nuovo statuto e la coralità di impegno di tutte i sardi di buona volontà dietro Renato Soru, l'unico leader capace di imprimere quella svolta che nel precedente mandato è rimasta incompiuta.
Per fortuna non ci sarà più Berlusconi ad ostacolare il percorso riformista del Pd sardo, e anche la nascita di SARDEGNA24 va salutata con grande interesse, una autentica novità nella palude della stampa sarda non certo libera e indipendente. Sarebbe auspicabile che anche Michela Murgia abbandoni i tentennamenti e certe velleità e sostenga apertamente la coalizione che chiuderà la stagione del berlusconismo sardo.
Addis, non mi è stata data una risposta: esistono realmente stati indipendenti la cui classe politica non sia succube del potere politico e economico di stati più potenti o lobbies economiche? Quanto peso politico avrebbe la Sardegna nell' UE più di quanto non ne abbia all'interno dello stato italiano?
18.05.2012 18:30 -
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