di cose sarde

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ambiente

Signori senatori, questo

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Mentre Ugo Cappellacci si faceva venire un malore strategico che gli impediva di presentarsi in cons

Giovedì, 10 Maggio 2012 Commenti

cultura

Sardegna24, my two cents

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Sardegna24 ha smesso di uscire lasciando a terra una redazione di bravi giornalisti, grafici e tecni

Martedì, 31 Gennaio 2012 Commenti

economia

Alcoa tra cecità e popul

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Sembrava impossibile, eppure la classe politica sarda - Pd e PdL senza distinguo - sta dando prova d

Venerdì, 27 Gennaio 2012 Commenti

indipendenza

Sardi per caso, sardi pe

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Questo articolo scritto dall'intelligente penna di Gabriella Saba è uscito su D di Repubblica vene

Domenica, 29 Aprile 2012 Commenti

di cose sarde

 

(post di solo interesse elettorale sardo. Per gli scettici, la foto è mia, è autentica ed è stata scattata ieri pomeriggio all'aeroporto di Roma)

Mettiamo che io sia ancora confusa e nella totale assenza di informazioni sui reali programmi dei candidati alle provinciali sarde stia pensando di non andare a votare o di affidarmi alla solita appartenenza. Mettiamo.

Lucia Baire è l’assessore regionale sardo alla cultura, ma quale idea di cultura stia promuovendo per l’isola lo si sta comprendendo bene solo ora; in vista delle elezioni provinciali di maggio gli operatori del settore magari si faranno qualche domanda in proposito, e voteranno di conseguenza. Un buon terreno di verifica potrebbe essere analizzare l’organizzazione della Fiera del libro sardo di Macomer in corso in questi giorni, manifestazione che in passato ha avuto un certo rilievo per l’editoria dell’isola, ma che negli ultimi due anni si è distinta soprattutto per rapidità di decadimento, disertata da pubblico e scrittori. Per rimettere letteralmente le cose in riga l’assessore ha pensato bene di schierare l’esercito, presentando la manifestazione in compagnia di un militare in divisa e mostrine. Il perché di questa presenza è presto detto: nonostante siano assenti dal programma della Fiera i soggetti principali della filiera del libro sardo (gli scrittori, per esempio, e l’associazione dei librai indipendenti), è previsto invece che un tal Colonnello Giardini tenga un incontro sull’eccitante tema della pubblicistica militare, che vanta titoli prestigiosi come - lo giuro, cliccare per credere -  “Il Fascino della Divisa”. Questa sensibilità al valor militare l’assessore Baire deve averla assorbita dal suo sponsor politico, l’arcivescovo di Cagliari mons. Mani, che prima di assumere la guida della diocesi era proprio Ordinario Militare Italiano, la massima carica dei cappellani nell’esercito, con giurisdizione su tutti i militari delle forze armate, sui loro familiari e sul personale civile annesso, con buona pace di don Milani.

 Conscia del fatto che la Sardegna ospita da sola il 60% del totale delle basi militari d’Italia, la signora Baire deve aver desunto che la nostra sia una cultura militarizzata, dove acquista senso dare spazio anche a “Caserme Aperte” – lo giuro, è vero anche questo - l’iniziativa con cui l’esercito cerca da sempre di convincere la popolazione locale che carroarmati, aerei da combattimento e poligoni militari con proiettili all’uranio impoverito siano una cosa da gita domenicale coi bambini, proprio come andare a Cortes Apertas. L’assessorato però non si limita a consentire all’Esercito di spacciarsi per attore culturale sul territorio: addirittura lo finanzia per farlo. L’imperdibile appuntamento con la pubblicistica militare è infatti voce di spesa per la Fiera per un importo di 10.000 euro, che per due ore di incontro rappresenta più del cachet di un premio Nobel.
Il senatore Piergiorgio Massidda risponde sul suo sito alle questioni sollevate dal mio post sul tema del rapporto tra la Sardegna e il futuro nucleare che fa parte del programma del PdL a livello nazionale italiano. 
Nel suo sito, la scrittrice Michela Murgia si occupa delle mie posizioni di assoluta contrarietà alla installazione di una centrale nucleare in Sardegna. Fautrice di un successo di iRS alle prossime elezioni per la Provincia di Cagliari, non ha un atteggiamento prevenuto (come lo hanno invece alcuni suoi interlocutori duri e puri) nei confronti del mio no. Ed è, questo, un buon segno di disponibilità a ragionare sulle cose. Le do atto che questo suo approccio alla questione apre interessanti prospettive a quella unità del popolo sardo che è la sola strada possibile per coalizzare il no al nucleare in Sardegna.
Le leggi regionali di contrasto sono pura e semplice demagogia perché, essendo sospette di incostituzionalità, non possono non essere impugnate da qualsiasi governo sappia quali siano le competenze dello Stato e delle Regioni, dopo l'improvvida approvazione del nuovo Titolo V fatta, con soli 4 voti di maggioranza, dal centrosinistra nel 2001. E così sarà fino a quando la Sardegna non si doterà di un Nuovo Statuto speciale di autogoverno come quello che, per esempio, è nel mio disegno di legge al Senato. Oggi come oggi, solo l'unità delle forze politiche, di quelle sociali, di quelle culturali e delle istituzioni può segnalare un no credibile.
Dopo il riconoscimento, dovuto, dell'approccio non pregiudiziale al problema che vedo nell'articolo della signora Murgia, devo anche dire che, comunque, vi aleggia il sospetto di una mia doppiezza che, invece, non esiste. Correttamente fornisce ai suoi lettori il testo del mio intervento al Senato in cui affermavo, fra l'altro, che “è inutile continuare a fare il sacrificio di non aprire centrali nucleari in Italia, tra l'altro di ultima generazione e dunque particolarmente sicure, per paura del nucleare, quando molti Paesi confinanti, quali Francia e Svizzera le hanno già costruite”. Meno correttamente, la signora Murgia, interpreta questo mio pensiero come adesione al nucleare in Sardegna, quando è invece trasparente (e comunque detto e ridetto anche in questo blog) ciò di cui sono convinto.

aggiornamento
Per chi sta seguendo la discussione, a questa mia Piergiorgio Massidda ha risposto sul suo blog.

Gentile Senatore Massidda, la ringrazio per la prova di disponibilità al dialogo che ha dato accettando di chiarire ulteriormente le sue posizioni, sia sul nucleare che sul rapporto tra Sardegna e Stato italiano. Le fa onore, e non solo in questa occasione.

Naturalmente capirà che non condivido la sua opinione sul nucleare, che considero strada assolutamente impercorribile non solo in Sardegna, ma in ogni dove. Lo penso per le stesse ragioni per cui gli è contrario il fisico e premio Nobel Carlo Rubbia: il nucleare è basato su una fonte in esaurimento, è tecnicamente superato, è inquinante in maniera insostenibile e oggi ha un rapporto costi-benefici del tutto svantaggioso rispetto ad altre fonti davvero pulite, come il solare. Volendo tacere di decine di altri studiosi con la medesima opinione, il professor Rubbia basta da solo a provare che per essere contrari a quella strada non serve l’ideologia, la scienza è più che sufficiente.

A questo proposito, anche se il PdL pubblicizza il nucleare come cosa sicurissima e moderna, è interessante constatare come quasi tutti i rappresentanti del suo partito favorevoli al nucleare a livello nazionale, siano poi ben contrari a livello locale. Persino Formigoni e Zaia, che pure guidano due regioni fortemente industrializzate, sembrano avere “un’altra idea di sviluppo” per il proprio territorio, esattamente come lei. Sembrerà una domanda sciocca, ma non si farebbe prima a trovare una produzione di energia compatibile con questa idea di sviluppo, piuttosto che continuare a smarcarsi perché la centrale nucleare se la prenda qualcun altro, magari manu militari?
Questo è il secondo dei post-it di riflessione civica in vista delle elezioni provinciali in Sardegna. Il testo è in uso libero, aperto alla condivisione sui social network.
Con le elezioni a due passi, nessuno è così sciocco da far associare il suo nome a temi impopolari come il nucleare, che, nonostante il continuo battage di disinformazione per farcelo digerire come “sicuro”, resta odioso alla gente come nient’altro. Infatti in Sardegna, dove il fronte dell’anti-nucleare è ampio e ben organizzato, tutti i politici si dicono contrarissimi alla centrale nucleare, Ugo Cappellacci compreso. Almeno a parole, perché i fatti sembrano indicare un’altra direzione. Pochi giorni fa infatti il senatore del pdl Stracquadanio ha raccontato di aver avuto una conversazione sul nucleare con il presidente della regione Sardegna, durante la quale egli non gli era sembrato per niente categorico nel suo no a proposito di una centrale sull’isola. Per dirla con le sue parole: «Il mio amico Cappellacci dice di avere delle perplessità. Ma è un’affermazione generica. In Sardegna abbiamo avuto un problema, di recente. C’è stata la crisi dell’Alcoa, un’industria fondamentale per l’isola. Il Governo sta trattando con grande determinazione per mantenere i posti di lavoro. Ma la produzione di un’industria che lavora l’alluminio richiede un alto consumo di energia. Quindi, se possiamo avere la produzione dell’energia lì vicino è meglio. In più le centrali hanno anche necessità di grandi quantità d’acqua, quindi l’ideale sarebbe mettere la centrale lì vicino». Insomma, qualunque cosa ne pensiamo, siamo nati per ospitare una centrale nucleare. Il senatore Stracquadanio non sembra essere a conoscenza del fatto che la Sardegna produce già molta più energia di quanta non ne consumi, Alcoa compresa, e che addirittura la esporta. Avrebbe potuto spiegarglielo Ugo Cappellacci, ammesso che i suoi spin doctors lo avessero informato, ma forse non lo ha fatto perché non era questa la cosa importante. Non è infatti il bisogno energetico della Sardegna che è in gioco, come non sono mai i bisogni reali dell’isola il motore delle decisioni che partono da Roma.
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1 Jan 1970
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