di cose sarde

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ambiente

Signori senatori, questo

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Mentre Ugo Cappellacci si faceva venire un malore strategico che gli impediva di presentarsi in cons

Giovedì, 10 Maggio 2012 Commenti

cultura

Sardegna24, my two cents

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Sardegna24 ha smesso di uscire lasciando a terra una redazione di bravi giornalisti, grafici e tecni

Martedì, 31 Gennaio 2012 Commenti

economia

Alcoa tra cecità e popul

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Sembrava impossibile, eppure la classe politica sarda - Pd e PdL senza distinguo - sta dando prova d

Venerdì, 27 Gennaio 2012 Commenti

indipendenza

Sardi per caso, sardi pe

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Questo articolo scritto dall'intelligente penna di Gabriella Saba è uscito su D di Repubblica vene

Domenica, 29 Aprile 2012 Commenti

di cose sarde

(Scritto per L'Arborense del 18 gennaio 2007)

 

Se uno riceve un seme sconosciuto in regalo, può farne due cose. La prima è piantarlo e semplicemente stare a vedere cosa germoglia.
La seconda è lasciarlo seme e provare a immaginare ogni singola pianta che potrebbe nascerne, supporne i fiori, sognarne le altezze del fogliame e del tronco, tutte in potenza dentro il cavo della mano.

Io per Natale ho ricevuto un seme.
Me lo ha regalato un amico di ritorno da un lungo viaggio a Cuba e sono giorni che penso al destino che sarebbe giusto riservargli.

Il mio amico sostiene che quel tipo specifico di seme è raro anche a Baracoa, dove lo ha raccolto lui. Pare che i cubani che hanno la fortuna di trovarlo non lo piantino, ma lo conservino come

in pace
Piergiorgio Welby è morto: il perché è noto, il come è ancora al vaglio della magistratura. Gli auguravo la morte da mesi, un po’ perché la sua sofferenza umanamente così mal tollerata mi avviliva, un po’ perché chiedere a un altro di diventare omicida per te mi sembrava una richiesta che nemmeno il dolore più atroce rende legittima. Forse al posto di Mina Welby avrei fatto come la vedova Coscioni, rispettando semplicemente il patto tra coniugi stipulato tempo prima. Ma in realtà non posso affermare che avrei lasciato il mio uomo morire per tener fede a un accordo fatto quando la morte era lontana. Non si può promettere in due quello che poi si deve mantenere da soli. Detta così, sembrerebbe un dramma personale innanzi al quale solo il silenzio e la sospensione del giudizio sono atti commisurati.

Purtroppo la definizione di dramma personale viene meno quando davanti al

Sono masochista.

Non c’è nemmeno bisogno di provarlo, visto che lo dimostro al mio edicolante tutti i giorni, acquistando il benemerito Corriere della Sera e pretendendo di leggerci qualcosa di culturale nelle pagine sedicenti tali. E’ un quotidiano illudermi e disilludermi, facendomi del male con le mie stesse aspirazioni. Le rare volte in cui i critici esimi non commentano acidamente articoli di Aldo Nove su Liberazione, si assiste alla proposta di fatterelli risibili spacciati per eventi (tutto è evento oggi, non c’è più niente che si limiti semplicemente ad accadere). Prendiamo ad esempio la pagina del 16 dicembre 2006.

parrucchiera pazza

20 dicembre 2006 - reality christmas show 

 

"Che dice, signora Michela, facciamo una tintura su questi capelli bianchi qui sulle tempie, una cosa naturale che copre senza opprimere?" 

"Senta, sono contraria all’accanimento anagrafico, che ha la stessa radice di quello terapeutico: il rifiuto della compiutezza delle cose, del loro limite, in definitiva della MORTE. Io con l’idea che devo morire mi ci sono riconciliata da un pezzo. Per cui tagli e basta, è più che sufficiente." 

…... 

Silvia, so cosa stai per dire...

Babbo Morto
Il vicolo che porta da Piazza di Spagna alla metropolitana omonima si chiama vicolo del Bottino. Già di suo il nome è meraviglioso: la parola bottino riempie la bocca, fa pensare alla banda bassotti, a furti di cose buone, alle api con le zampe gialle di polline, non a caso dette “bottinatrici”.
Lungo il lastricato, tra la folla che fluisce dalla metro con la regolarità di una cambiale, c’è una tizia che legge la mano, uno che fa il gioco delle tre carte, uno che vende marroni arrosto a peso d’oro. Sulla mia faccia signoreggia lo stupore un po’ ebete del turista davanti a queste figure che non si scompongono per nulla e nessuno. “Abbiamo visto i re in catene, signorì, mica c’emozionamo per voi!” mi disse quel vecchio nel 2000, quando invademmo la capitale per la GMG e credevamo che tutti dovessero stupirsi di noi. Un detto apocrifo attribuito a Gesù afferma che “chi si stupisce regnerà”. Roma non si stupisce più, è cialtrona e saccente, fa parte del suo fascino. Sarà per questo che manco regna più. Ma tornando al Bottino, percorrevo il vicolo con Alessandro verso la metro. D’improvviso  
Twitter non risponde in questo momento
Twit twit... ops! Qualcosa è andato storto, prova più tardi!
1 Jan 1970
1 Jan 1970
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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