Lunedì 19 Luglio 2010 08:57
Il consigliere regionale
Paolo Maninchedda torna anche oggi a scrivere di me, piccato della critica che ho rivolto all’abituale uso diversivo (diffuso, mica solo suo) del tema “vessazioni alla lingua sarda” ogni volta che si presenta una rogna di ben altra detonanza. Per la seconda volta ripete che io non posso rimproverargli il silenzio perché avrei scritto in diebus illis una cosa di troppo, e questa cosa sarebbe l’epigrafe di un capitolo di
Viaggio in Sardegna dove compare una citazione di Antonangelo Liori sulla balentìa. La citazione è la seguente: “Se questo mondo fosse fatto tutto di balentes, sarebbe un gran bel mondo.” (
Manuale di sopravvivenza in Barbagia, ed. La Torre, con mirabile prefazione di Bachisio Bandinu).
Liori al momento è nel carcere di Buon Cammino con un curriculum da boss della truffa, ed è finito in quella citazione perché questa sua inclinazione al delinquere, al tempo di Viaggio in Sardegna già ben nota dai precedenti penali, lo rendeva incarnazione esemplare della contraddizione della balentìa, nata in altri tempi per indicare una chiave etica di sopravvivenza e finita a far da alibi mediatico a quel tipo di delinquenza che solo nei casi più fortunati porta al carcere, negli altri al cimitero.
Liori provatamente ha vissuto secondo quest’ultima lettura, ma tanto gli piaceva leggersi nell’altra che nessuno più di lui meritava di finire, oltre che a Buon Cammino, anche in epigrafe a un capitolo dove questa contraddizione viene spiegata chiaramente, e non certo per assolverla. Nella stessa logica se oggi dovessi riscrivere
Viaggio in Sardegna e inserirci un improbabile capitolo sullo stereotipo del sardo orgoglioso, non mancherei di ficcargli in epigrafe l'imbattibile frase odierna di Ugo Cappellacci:
“Ciò che resterà di me è che sono un no-man”, e credo che proprio nessuno penserebbe che è lì perché la condivido. Del resto perché lo si dovrebbe pensare? Io alleanze con Cappellacci non ne ho mai fatte, esattamente come non ho fatto associazione a delinquere con Antonangelo Liori.
Una di queste due cose invece Paolo Maninchedda l’ha fatta, e capisco che le conseguenze al momento presente siano talmente spinose che persino la collaudata strategia dell’alleato di opposizione, un po’ leale e un po’ no, non basti più a giustificarsi davanti al crescente sconcerto della base sardista. Sarebbe bello se questo problemino politico fosse risolvibile attribuendo a me, agli scrittori sardi e financo a Irs inesistenti simpatie per l'esotismo del mondo arcaico e conseguente deliquio al passaggio del bandito d’onore, ma temo che bisognerà inventarsi qualche cosa d’altro.