Lunedì 14 Novembre 2011 10:48
Giovanni Follesa è un nome che a molti sardi non dirà assolutamente niente, ma ai concorrenti in graduatoria per la cattedra di Teoria e Metodo dei Mass Media all'Accademia di Belle Arti di Sassari invece dice molto. Giovanni Follesa si è infatti posizionato al primo posto della graduatoria per l'insegnamento della materia benché, a differenza della maggior parte degli altri aspiranti, fosse del tutto sprovvisto di titoli di servizio e di studio specifici. Con una semplice laurea in storia dell'arte contemporanea li ha stracciati tutti grazie alla voce ALTRO.
Che cosa sarà questo ALTRO che per la commissione vale addirittura 80 punti? Proviamo a ricostruirlo.
La redazione fantasma
Nel 2001 i sardi sentono per la prima volta il nome di Giovanni Follesa perché dirige un quotidiano da lui fondato a Quartu Sant'Elena che si chiama L'Obiettivo. L'operazione non dura molto, ma comunque abbastanza da suscitare l'interesse preoccupato del sindacato dei giornalisti sardi a proposito dell'assenza di inquadramento contrattuale di alcuni collaboratori della testata.
Il collezionista di incarichi
Nel dicembre del 2008 i sardi sentono di nuovo parlare di Giovanni Follesa perché nel frattempo è diventato presidente di una cooperativa sociale, la Naicà, che ottiene un incarico diretto dal Comune di Cagliari per - cito testualmente - l'installazione di itinerari virtuali turistico-religiosi su Second Life, missione per la quale riceve ben 72mila euro. L'attuale sindaco e allora consigliere di minoranza Massimo Zedda fece notare che di incarichi per affidamento diretto la cooperativa Naicà durante i precedenti due mesi ne aveva ricevuti ben sette, per un totale di 243mila euro. Sapendo che l'affidamento diretto è spesso anche il modo in cui gli amministratori avvantaggiano con i soldi pubblici le proprie conoscenze personali, già allora i più attenti cominciarono a chiedersi se tanta munificenza da parte della destra cagliaritana verso Giovanni Follesa fosse dovuta a competenze reali o non piuttosto a conoscenza personale con l'allora assessore comunale al bilancio Ugo Cappellacci.
L'assessore ombra
Il dubbio si affievolì nel 2009, quando Ugo Cappellacci vinse le elezioni e nominò proprio Giovanni Follesa alla carica di coordinatore della comunicazione della Regione Sardegna; non sembrandogli abbastanza, gli offrì anche l'incarico di Capo di Gabinetto dell'assessore regionale alla Cultura, quell'indimenticata Lucia Baire entrata in giunta in quota Curia per l'innegabile merito culturale di aver organizzato a pennello la visita di Ratzinger a Cagliari. Lucia Baire è ricordata per la sua monumentale incompetenza all'incarico, ma è un ingiusto merito: la sua era una nomina di facciata. L'assessore facente funzioni sembrava infatti essere lo stesso Giovanni Follesa. Esemplare per dimostrarlo è l'episodio sollevato dal quotidiano Epolis sul ruolo svolto da Follesa nel cosiddetto caso Sgarbi, cognome a cui sembra legato a doppio filo. Nel 2010 circolò la notizia che il comune di Cagliari aveva concesso un finanziamento di 150mila euro e spiccioli a Elisabetta Sgarbi per la realizzazione di un film sulle sorelle Coroneo, finanziamento che il giornalista Marco Mostallino segnalava essere curiosamente consequenziale alla mostra sulle medesime sorelle inaugurata appena pochi mesi prima dal fratello della Sgarbi, Vittorio. La signora Sgarbi, risentita dall'indagine giornalistica a suo riguardo, fece scrivere dal suo legale una lettera di diffida ad Epolis nella quale brillava questa perla freudiana: «La dott.ssa Sgarbi, molto semplicemente, su richiesta dell'assessore alla Cultura della Regione, il dott. Giovanni Follesa, ha realizzato e presentato un progetto». In una successiva email l'avvocato della Sgarbi corresse l'errore dell'attribuzione a Follesa della carica di assessore, ma specificando che comunque «il dott. Follesa è la persona che, per conto dell'assessore, ha preso contatto nel novembre 2009 con la Dott.ssa Sgarbi per il film sulle Coroneo». Il film poi non si fece, probabilmente anche grazie al giornalista che domandò chiarezza sul perché il capo di gabinetto di un assessorato regionale chiedesse a una regista di fare un film finanziato da un'altra istituzione, ma non è questo che conta qui. Importa invece che il ruolo "pesante" di Follesa nelle scelte dell'Assessorato alla Cultura fosse ben noto. Lo era anche a molti operatori culturali sardi, non ultima l'associazione Isola delle storie, che nella persona del suo presidente Marcello Fois si trovò nel 2009 a dover scrivere proprio a Giovanni Follesa per dirimere il misterioso ostacolo che sembrava impedire all'assessorato di deliberare il finanziamento al festival di Gavoi.
Nell'ultimo anno di legislatura Cappellacci sono cambiati tutti gli assessori, compreso quello alla cultura, ma il plenipotenziario capo di gabinetto è sempre lui, il cui ruolo è stato intanto convertito in una più sfuggente "consulenza".
L'autore di cui si sentiva il bisogno
Ma Follesa non è stato capito da Ugo Cappellacci.
In realtà lui non ha mai voluto fare né l'assessore né il consulente.
E' un artista della penna che al mondo dei portaborse si è prestato solo temporaneamente. Cosa voleva davvero fare nella vita questo talento dalle mille sorprese? Nel curriculum che gira in rete - dove con grande autoironia si definisce "fiero di essersi fatto da solo e non dover niente a nessuno" - tra le altre cose c'è scritto anche "scrittore". In effetti Giovanni Follesa qualche libro lo ha scritto. L'ultimo si intitola Terra Mala, è realizzato a quattro mani con Rossana Copez e edito dal Maestrale. Pare sia un thriller esoterico dai cupi contorni, dove gli autori descrivono, con stile asciutto, una storia vivace, lunga cinquecento anni, che proprio attraverso lo scorrere del tempo troverà la sua compiutezza (cito dalla quarta di copertina). Durante la promozione di questo libro Giovanni Follesa ha rilasciato alcune interviste, in una delle quali - alla rituale domanda su quali siano i suoi progetti futuri - rivela candidamente il desiderio di "traslare i contenuti di Terra Mala in un progetto cinematografico, magari attraverso il coinvolgimento di qualche regista sardo (sono diversi e molto bravi) con il quale sarebbe bello aprire un dialogo". Forse non è un sogno irrealizzabile, considerato che la giunta regionale lo ha appena nominato per cinque anni membro del consiglio di amministrazione della Film Commission della Regione Sardegna, l'organo che ha il compito di selezionare i progetti cinematografici degni di essere finanziati con i soldi pubblici.
Il dadaista compreso dalla critica
Nel curriculum che circola in rete Follesa si definisce in molti modi, ma soprattutto gli piace considerarsi "intimamente dadaista" e "ossessivamente zen". Anche da queste provocazioni ossimoriche si capisce che è l'arte il suo orizzonte ultimo di senso e questa sensibilità deve essere stata colta pure dal suo amico Vittorio Sgarbi, che probabilmente per questo (e per che altro avrebbe potuto?) quest'anno lo ha nominato membro della giuria selezionatrice degli artisti da presentare al padiglione Sardegna della Biennale di Venezia. Il caso ha voluto che in quella giuria ci fosse anche il dottor Antonio Bisaccia, direttore dell'Accademia di Belle Arti, il quale alla fine della Biennale ha emesso un comunicato stampa dove si legge tra le righe quanto grande sia la gratitudine per il ruolo svolto dall'Assessorato alla Cultura nell'assegnazione della gestione di questa importante e iniziativa all'Accademia da lui diretta. Aveva tutte le ragioni di essere contento: la gestione dell'evento ha fatto entrare nelle casse della scuola ben 395 mila euro (delibera n° 15 del 24 marzo 2011, con il concorso di due assessorati e della presidenza della regione).
Riepilogando.
1) Giovanni Follesa è attualmente il potentissimo capo di gabinetto, poi rubricato a consulente, dell'Assessorato alla Cultura, nonché responsabile della comunicazione istituzionale regionale, nonché membro del consiglio di amministrazione della Film Commission.
2) La Regione Sardegna ha assegnato all'Accademia di Belle Arti di Sassari la prestigiosa e remunerativa gestione della Biennale d'arte sarda.
3) In barba a qualunque conflitto di interessi, pochi mesi dopo Giovanni Follesa si presenta alla selezione per una cattedra all'Accademia e, pur avendo meno titoli di tutti, lo vince grazie al super bonus di 80 punti assegnatigli dalla commissione per meriti professionali.
E' doveroso chiedersi quali siano i tanto convincenti meriti professionali del dottor Follesa, considerato che negli ultimi dieci anni, a parte un'esperienza giornalistica breve e discussa e sette assegnazioni politiche per fare cose come i pellegrinaggi su Second Life, non risulta che egli abbia fatto niente altro che il portaborse a uomini del PdL e il coordinatore della comunicazione istituzionale della Regione Sardegna.
Lo chiedo anche per questioni di pari opportunità: se il dottor Follesa fosse stato una donna, a questo punto qualcuno si sarebbe già chiesto di chi è l'escort.