Questo pezzo è uscito anche su Sardegna24.

L'incredibile testo contro il piano paesaggistico che la giunta Cappellacci ha pubblicato a spese di tutti i sardi sui principali quotidiani dell'isola ricorda moltissimo la furba campagna pubblicitaria con la partita a scacchi che il Forum per il Nucleare lanciò massicciamente un anno fa prima che Fukushima e un opportuno referendum smontassero per sempre i sogni radioattivi del governo italiano. Quelle due pagine usano lo stesso registro ingannevole, retorico quanto basta per restare impresso a chi non ha dimestichezza con le furbizie tecniche del linguaggio. Vale la pena smontare i trucchetti del pubblicitario che le ha scritte, e non solo per amore delle coste sarde ancora scampate al cemento, ma anche per semplice rispetto dell'onestà: chi strumentalizza le parole merita di essere sbugiardato, tanto più se c'è in gioco la sopravvivenza ambientale dei sardi e della loro terra.

Il testo comincia ponendo proprio la domanda che vuole depotenziare: “è vero che volete cancellare il PPR per riempire la Sardegna di cemento?” Il pubblicitario afferma subito che questa non è una domanda, ma rappresenta una paura, come chiedere se dentro all'armadio c'è l'uomo nero. Il sottotesto implicito è che chi si pone domande simili è un pauroso. Di più, suggerisce la pagina: è un ignorante poco informato e pieno di pregiudizi. Che altro se non pregiudizi potrebbero essere lo scempio della Caletta a Siniscola, l'orrore di Funtana Meiga a Cabras, la lottizzazione di Tuerredda a Teulada, i cantieri adesso bloccati sulla costa ogliastrina, i progetti in attesa a capo Malfatano, la costa olbiese che ha il record del cemento sull'isola e tutte le altre lottizzazioni in attesa di approvazione in nome dello sviluppo? Per la giunta Cappellacci questi non sono fatti, ma solo “false informazioni”.

Il pubblicitario a questo punto fa un gioco mimetico: usa come se fossero suoi gli argomenti che storici difensori del paesaggio hanno sempre ripetuto, cioè che “il paesaggio è di tutti noi, ancora di più è in tutti noi”. Vengono evocate le vacanze al mare dei bambini, le gite nei boschi, le vigne dei nonni, campi nebbiosi e chiesette di paese, vicoli bucolici e il soffio del maestrale. L'azione di appropriamento del linguaggio degli ambientalisti serve a rassicurare il lettore diffidente dandogli a intendere che non deve aver paura: "la pensiamo come te”. In realtà questo fraseggio è solo un attivatore di emotività dove le parole vengono usate come pulsanti emozionali; ciascuna accende una lampadina: la sequenza vacanze, bambini, bosco, vigna, nonno, campi, chiese, nebbia, paese, maestrale evoca sereni ricordi d'infanzia e relazioni familiari. Sono parole fisiche, cioè hanno la capacità di creare nella testa del lettore un'immagine precisa, rassicurante e confortevole, che ha lo scopo di tranquillizzare e preparare al passaggio successivo. “In questi anni si è fatto molto perché ce ne rendessimo conto. Indietro non si torna. Ma si deve andare avanti.” E' il segnale dello scarto del discorso: il soggetto nebuloso dà ad intendere che sia l'attuale governo regionale ad aver fatto molto per consolidare l'idea di paesaggio come luogo identitario, il che non solo è falso, ma è vero l'opposto. Il testo continua affermando che “oggi le regole fatte per il paesaggio lo hanno intrappolato in una fotografia destinata a sbiadire. Perché non possiamo bloccare l'evoluzione della vita, e con essa l'evoluzione del paesaggio. Ma vivere, ed evolvere, con le regole attuali non è possibile.” Qui appare un'altra serie di parole-pulsante, ma di segno angosciante, opposto alla prima: intrappolato, sbiadire, bloccare e la locuzione definitiva non-è-possibile, che suona come la posa di una lapide. Queste parole servono a destabilizzare il lettore e strapparlo dalla condizione emotiva di tranquillità campagnola in cui lo aveva condotto il primo blocco narrativo.

L'effetto di straniamento viene legato a una precisa parola-ponte: "regole", che viene ripetuta due volte, all'inizio e alla fine della frase, come fosse una parentesi tonda. Il sottinteso - del tutto indimostrabile sul piano razionale, ma molto efficace su quello inconscio - è che sia l'esistenza stessa delle regole a trasformare l'iniziale scenario vivibile in un deserto sterile, dove addirittura non è possibile l'evoluzione della vita. Il pubblicitario in questo caso non ha usato alcuna parola fisica, ma solo verbi: il risultato è una sensazione indefinita di allarme collegata al concetto stesso di regola. Da qui in poi è facile per lui affermare che le regole sono un danno nazionale che impone ai sardi un giogo intollerabile. Quello che ci viene descritto è un popolo senza futuro: morto di sete sulle sue spiagge, privato del diritto ai pannelli solari, costretto a buttare i figli senza un tetto fuori di casa, ridotto in schiavitù dall'impossibilità di cambiarsi gli infissi e abbandonato a sé stesso dai turisti che corrono in Croazia o in Marocco (anzi, “piuttosto che” in Marocco) come se la fuga verso quei lidi dipendesse dalle spiagge sarde troppo selvagge e non dalla concorrenza di una forza lavoro che costa un terzo della nostra. Naturalmente nella narrazione di questa terra sarda ridotta in schiavitù ci sono quelli che le regole non le rispettano e si costruiscono lo stesso la villetta fronte mare, ma non è un problema. La giunta Cappellacci ha già pronto per loro l'alibi tanto caro agli stupratori: non hanno colpa, sono stati provocati. Qual è dunque la soluzione a questo caos primordiale riconducibile all'esistenza delle regole? Facile: riscriverle in modo che consentano tutto quello che si consente in Croazia e Marocco, dove i resort sorgono direttamente in spiaggia. Questo però il pubblicitario non è così scemo da scriverlo chiaro; anzi, in tutto il testo non troverete nemmeno una volta la parola “costruire”. Al suo posto la giunta Cappellacci fa utilizzare una quindicina di locuzioni tanto vaghe quanto ossimoriche, come “rivitalizzare” la Sardegna, “tutelare, ma crescere”, “essere al passo col tempo”, “proiettati nel futuro”, “aprirsi al mondo”, “evitare la burocrazia” e “lasciare ai figli” una terra “più bella e forte”.
Hanno ragione: piena di cemento armato sarà di sicuro fortissima.
Ora aspettiamo trepidanti la seconda puntata delle furberie linguistiche a nostre spese.

Ecco il testo originale pagato dalla Regione Sardegna sui quotidiani

Domanda: ma è vero che vogliono cancellare il PPR per fare in modo che si torni all'assalto delle coste e alla distruzione del nostro patrimonio paesaggistico? Risposta: qualche volta le domande più semplici nascondono le paure più grandi. Queste paure sono alimentate da notizie imprecisi, da pregiudizi o da poca informazione. Ma non c'è niente di più semplice che raccontare le cose come stanno. Per poterle verificare e capire che chi vive di paure non è libero. Il paesaggio è di tutti noi, ancora di più è in tutti noi. E' nel nostro cuore, nel nostro modo di essere. Nelle vacanze al mare da bambini, nel bosco delle nostre gite, nella vigna di nonno all'imbrunire, nei campi gialli dell'afa estiva, nelle chiese della domenica mattina vestite di nebbia, nei vicoli stretti dietro casa di paese, nella vista che ti sembra di essere in una cartolina se non fosse per il maestrale che ti lascia senza fiato. La Sardegna è il suo paesaggio, come ciascuno di noi è il suo volto, con gli occhi grandi e il naso storto, i capelli scuri e la pelle olivastra. Il paesaggio è identità. In questi anni si è fatto molto perché ce ne rendessimo conto. Indietro non si torna. Ma si deve andare avanti. Oggi le regole fatte per il paesaggio lo hanno intrappolato in una fotografia destinata a sbiadire. Perché non possiamo bloccare l'evoluzione della vita, e con essa l'evoluzione del paesaggio. Ma vivere, ed evolvere, con le regole attuali non è possibile. Oggi oltre un milione e trecentomila sardi vive sotto un vincolo paesaggistico. La stragrande maggioranza di questi (e siamo noi) neanche lo sa. Ce ne accorgiamo quando magari dobbiamo cambiare gli infissi della nostra casa, o rifare il tetto con tegole fotovoltaiche per risparmiare qualche euro salvaguardando l'ambiente, o quando pensiamo di chiudere una veranda perché in cameretta i ragazzi non ci stanno più. Ce ne accorgiamo quando per trovare una bottiglia di acqua fresca sotto l'ombrellone dobbiamo tornare a prendere la macchina e cercare un bar da qualche parte, ma non so dove. Ce ne accorgiamo quando leggiamo che i turisti non vengono più in Sardegna perché preferiscono gli alberghi con i servizi adeguati in Croazia piuttosto che in Marocco. Ce ne accorgiamo quando i nostri figli stanno ancora a casa perché non ne possono avere una per loro, perché un bivano costa trent'anni di un lavoro che non c'è e il valore di una nuova casa sale anche se nessuno la compra, perché tanto sarà sempre più difficile costruirne altre. Ce ne accorgiamo quando vediamo in tv le immagini delle villette sequestrate perché totalmente abusive, perché quando tutto è vietato e non c'è nessuna direzione verso cui andare, prima o poi qualcuno sfonda il recinto. Le regole di oggi vietano e bloccano. Ma allora non sono regole: sono divieti e blocchi. Vogliamo avere invece un insieme di regole efficaci e chiare, conosciute e condivise, che siamo una via per lo sviluppo e una speranza per il futuro. Ciò che vogliamo tutelare è il paesaggio, non le leggi sul paesaggio. Tutelare non è vincolare, come educare non è inibire. Vogliamo che i nostri figli e i loro figli e ancora dopo i figli dei loro figli nascano, crescano, conoscano e portino dentro di sé quella Sardegna che noi abbiamo conosciuto, libera e forte nel suo aspetto come nel suo cuore, che sa difendere la sua bellezza ma che rimane vitale e capace di aprirsi al mondo senza perdere la sua identità e la sua storia. Vogliamo essere al passo con il nostro tempo, ma proiettati nel futuro, non girati a rimpiangere il passato mentre cerchiamo di fermare il tempo. Vogliamo sapere prima di fare le nostre scelte quali sono i modi e i tempi per realizzarle, senza dover sottostare all'incertezza di una burocrazia fatta di sabbie mobili e della politica delle intese fatte per simpatia o tornaconto. Per qusto abbiamo riscritto alcune regole, più semplici da leggere e da applicare, per questo abbiamo messo a disposizione strumenti moderni per far conoscere a tutti cosa sia da tutelare e cosa da vincolare, cosa da salvaguardare e cosa da trasformare. Il PPR è nato pensando che la Sardegna fosse una terra che doveva essere difesa dal popolo che la abita; lo abbiamo voluto riscrivere perché invece crediamo che sia quel popolo, tutto il popolo sardo, di qualunque colore sociale e politico, che voglia difendere la terra in cui vive per affidarla ai figli più bella e più forte.

Nel video che segue il presidente della regione sarda Ugo Cappellacci illustra a un elettore preoccupato la sua personale visione di Sardegna più bella e forte.

Commenti  

 
#1 mari 2011-09-12 22:41
mi piace ricordare una pagina di marcello fois tratta da dura madre:
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(nani, giganti)
Ecco: un nano gli abbiamo regalato, e ci siamo fatti uno sberleffo peggiore di quello che ci avrebbe fatto il nostro peggior nemico. E da nani ci hanno trattato sempre. E noi da nani
ci siamo lasciati trattare. E quando volevano trattarci da uomini ci siamo ribellati. Ché le lotte le abbiamo fatte solo per mantenere il nostro status di nani. A elemosinare contributi,a fingere greggi per pensioni, a costruire obbrobri con proventi regionali. Nani con l’animo nano. Con l’orgoglio attaccato a sputo e l’invidia per chi nano non è.
Un nano gli abbiamo regalato. Nani col cuore nano. Un cuore sanguinario e terribile. Pronto a lacerarsi di rabbia vigliacca.Quella che non si vede, quella dei servi.
Nani con lo sguardo nano. Uno sguardo che non oltrepas-
sa il confine di casa.
Questo è il morbo: vederci nani anche quando siamo giganti.
Questo è il morbo: non riuscire a gioire della grandezza altrui, voler essere nani tutti, spezzare le gambe a chi cresce troppo, volerlo nano…
Accontentarsi è il morbo, barare sul peso, ragionare come se si avessero crediti e nessun debito.
Ma anche le lacrime finiscono. Finiscono. Anche di piangere si smette, a un certo punto.
E si deve prendere la vita nelle proprie mani, rifiutandosi di continuare a delegarla a politici nani.
Quanto amore c’è in questa rabbia. Si vorrebbe urlare.
Quanto amore.
Da qualunque parte la si guardi, si perde qualcosa. Da qualunque parte la si prenda, si deve cedere.
Abbiamo una storia talmente sussurrata che bisogna tacere per sentirla. Una storia di nani che aspettano giganti che li portino sulle spalle, oltremare, altrove, nel mondo.

da Dura madre di Marcello Fois
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#2 Jonas 2011-09-12 23:31
Ma il video... è vero o è un doppiaggio?
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#3 Piero Ambientalista 2011-09-13 08:37
Cara michela, sono un tuo fan, mi piace leggerti spesso, ma ultimamente lo faccio meno e sentendo anche altri ho scoperto che condividono il mio parere dal quale nasce un umile consiglio: NON METTERE IN DUBBIO L'ECOLOGICITA' DEL CEMENTO ARMATO, non è per te, continua a fare le cose che hai fatto sempre che sono più nobili , e rimanendo neutrale tutte le belle parole sono apprezzate da tutti. mentre così facendo stai deturpando le tue opere con le tue stesse mani, tra i tuoi fans appassionati ce ne saranno tanti (come me) che apprezzano l'ecologicità delle colate di cemento sulle spiagge per cui perderai molti fans, che senso ha ? almenochè la tua intensione non sia di fare l'assessora all'ambiente , be allora auguri... scusa se ti ho dato del tu e se mi sono permesso, complimenti per tutto il resto. piero ambientalista
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#4 Michela Murgia 2011-09-13 08:44
Jonas, segui il labiale e ti spariscono i dubbi. Non so se è peggio sentire Cappellacci che dice "prepari il cemento" o il vecchio che blatera "noo, quello è già fatto".
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#5 walter 2011-09-13 09:47
Dopo aver letto il testo di questo spot,ho il sospetto che a scriverlo sia stato lo stesso Ugo sotto dettatura del suo capo.Giustificare le bizze dei figli che vogliono un bi-vano in spiaggia,una bottiglia di acqua fresca sotto l'ombrellone etc..etc...mi pare molto infantile. Già,esattamente come le giustificazioni del premier "la nipote di Mubarak"infantile appunto.Rinunciare a qualcosa per il bene di tutti no eh?Mi è venuta in mente una battuta di Mariangela Melato in un noto film della Wertmuller...."io pago e pretendo",oggi a rispondere"bottana industriale" c'è un Signore di 81 anni.
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#6 Antonio 2011-09-13 10:02
Grazie Michela per il post.

Potevamo forse aspettarci qualcosa di diverso?
Era solo una questione di tempo.
I segnali vi erano tutti ed è chiaro che "scardinare" e "restaurare" erano le parole da leggere negli occhi e nelle menti di tutti questi personaggi.
Siamo alle solite, svendere e deturpare la nostra Terra, perché ci prendono sempre per fame. E la colpa è la nostra.
Ciao.
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#7 stroszek85 2011-09-13 12:22
D'altronde che può essere capace di pensare la nostra classe politica? E non intendo solo a livello locale... L'edilizia è sempre stato un settore dal quale derivava una certa prosperità; loro non hanno idee e si rivolgono sempre lì, alle cose vecchie e stantie. Anche i pochi giovani che ci sono si adeguano all'andazzo, pure loro nella scia dei "grandi" politici...

E' un pò come decidere di prendere un transatlantico per andare a New York (si faceva cinquant'anni fa).

PS: Michela ma si parla anche di letteratura in questo blog? Sono arrivato per leggere cose del genere ma alla fin fine il nodo è sempre un altro...
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#8 sara 2011-09-13 14:28
Le due pagine di "Domande & Risposte" sono letteratura allo stato puro.
Sono costate solo 140.000 €, ma accontentati di più non si poteva spendere.
Attendiamo con ansia la seconda puntata della pagina di letteratura quotidiana, pagata da noi sardi.
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#9 Stefano 2011-09-13 16:01
Bellissima la favola dei giovani che non lasciano la casa paterna perchè non ne possono avere una loro. Le imprese edili sono in grossa difficoltà perchè non riescono a vendere, il loro problema non è costruire. I prezzi possono scendere solo fino a un certo punto, a meno che non si sostenga che si potrà costruire talmente tanto da avere una quantità immane di invenduto e che pur di rientrare parzialmente delle spese le imprese di costruzione vendano sottocosto. Per quanto riguarda le villette abusive, giuro che anche io avevo pensato al paragone con lo stupro.
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#10 Dorian 2011-09-13 17:40
Ho letto solo ora. Provo a giocare un po' pure io col testo che riporti. In realtà ri-dico certe cose che hai già detto pure tu in altri modi, ma evidenzio altri dettagli.
1. contrapposizione strumentale. gli altri hanno pregiudizi ("notizie imprecisi, da pregiudizi o da poca informazione"), noi raccontiamo "le cose come stanno". Come dire che c'è una verità netta contrapposta a una menzogna altrettanto netta. Gli altri interpretano (e magari in malafede) mentre noi siamo oggettivi perché lo diciamo noi. Questo tipo di discorso "sui fatti" contrapposto a quello "sui pregiudizi" è un topos tanto potente quanto ingiustificato, dato che nessun essere umano è esente da visioni "parziali".

2. lo hai già detto tu con "non-è-possibile" e ri-evidenzio. il richiamare il termine "destino" è da disgraziati (es. 'in una fotografia destinata a sbiadire'). forse fa molto figo perché ti dice: "tu non puoi farci niente". la definirei una formulazione di casi estremi. perché non è argomentato che la fotografia è "destinata a sbiadire", magari si potrebbe dire, tenendo per ora la metafora, che questa fotografia la si potrebbe pure "restaurare", rendere più chiara e avvicinare la realtà alla "fotografia". ammesso però che la metafora della fotografia mi vada bene e qui è un'altra nota: il territorio preservato e utilizzato come territorio e non come cemento può essere considerato qualcosa di "statico" come una foto (la visione "statica" della cultura è, ad esempio, anch'essa falsa, la combatto e mi pare con degli ottimi alleati anche qua dentro da anni, ma è molto potente nella lobby dello scudo crociato rinvigorito contro tutti)? le metafore non sono neutre, Lakoff docet, ma collegano qualcosa che si presuppone ignoto a qualcosa di noto. ma la mefatora spesso è totalizzante e fa assumere all'ignoto anche delle caratteristiche del noto che non gli appartengono. così con la metafora della foto il territorio preservato vuole essere presentato come "fermo". per quanto riguarda le formulazioni di casi estremi si sa da un po' che sono anch'esse strategie retoriche molto forti e comunemente usate come struttura discorsivo-retorica per sostenere delle argomentazioni altrimenti difficilmente difendibili (reference a memoria: Anita Pomerantz, 1986 mi pare, extreme case formulations: a way of legitimizing claims).

finito, concordo in toto poi con te (e però anche con Piero!).
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#11 stroszek85 2011-09-13 19:03
@sara

non riesco a trovare la pagina che dici...
inoltre non riesco a capire che costi ci possano essere.
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#12 Dorian 2011-09-13 20:17
Ho visto ora che il mio termine "giocare" potrebbe essere ambiguo, quasi come se fosse un prendere la cosa poco seriamente. Non intendo questo naturalmente.
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#13 manuel 2011-09-13 20:45
Citazione stroszek85:
@sara

non riesco a trovare la pagina che dici...
inoltre non riesco a capire che costi ci possano essere.


sara si riferisce a quello per cui è nato questo articolo, c'è pure scritto all'inizio: la regione sardegna ha pagato 140.000€ per pubblicare queste 2 pagine di "domande - risposte" sui quotidiani sardi
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#15 Marco, ingegnere 2011-09-13 23:07
Stasera, un pò per lavoro un pò per curiosità, guardavo nel sito della Regione Sardegna (www.sardegnageoportale.it/webgis/fotoaeree/) quanto è cambiato il paesaggio dal 1954 ad oggi. Date un'occhiata alle coste, poi chiedetevi se viviamo nel migliore dei mondi possibile. A me è venuto quasi da piangere...
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#16 stroszek85 2011-09-14 10:25
ok ok.... m'era sfuggita! :zzz

Grazie manuel della precisazione, e comunque perchè no? anche sara c'ha ragione!
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#17 nome.cognome 2011-09-15 20:06
@Marco, ingegniere:

Mettiamoci insieme a piangere. Ho passato le vacanze estive della mia gioventù negli anni 1960 a Porto Conte, Porto Pollo, Cala Marmorata, Cala Cipolla (Spartivento/Bithia), Villsasimius (Molentis, Sinzias, Cala Pira) ecc. ecc. ... senza cemento armato, senza pendii coperti di villette. Ho seguito coi miei occhi attraverso i decenni un drama inimmaginabile: La cementificazione di 1800 km di costa sarda. Mai prima una sola generazione umana è riuscita a commettere un crimine paesagggistico di questa dimensione in una sola generazione. Una sola generazione. Incredibile. Certamente questo nostro non è il mondo migliore.
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#18 Sanchez 2011-09-17 06:38
Solito tono apocalittico. Non c'è giorno che non venga criminalizzata l'imprenditoria edile dimenticando il benessere che ha portato a molte famiglie dalla nascita del turismo e dove prima, con la pastorizia come quasi unica opportunità di lavoro, la miseria era parecchia. Chi è giovane come Michela non ricorda quei tempi, lei è giovane e benestante e deve far fede alla tradizione di contestatrice intellettuale che disprezza quel sistema che garantisce anche la sua esistenza.
Forse se ci fosse meno ipocrisia si comprenderebbero certe cose. Quei poveracci che non sanno come sbarcare il lunario non si accontentano di godere di una natura ancora selvaggia. A loro si dovrebbero fare proposte alternative che invece mai ci sono.
"Il paesaggio non si tocca”. Cosa vuol dire? Le case dove abitiamo sono forse elementi della natura? I centri abitati dell'interno sono forse più belli dell'edilizia turistica delle coste? Avessimo almeno dei paesini ameni, città d'arte anzichè quell'ammasso senza senso di modeste casupole.
Io credo che bisognerebbe essere per sempre grati a persone come il principe Agha Khan e a tutti gli imprenditori che hanno valorizzato la nostra terra meglio di quanto non potremo mai fare noi.
Quella è la vera Sardegna! Una Sardegna finalmente con un immagine positiva, che evoca relax, benessere e divertimento non quello che era prima: miseria, ignoranza, arretratezza, padre padrone, Mesina e i banditi della Barbagia. Voi non ricordate cosa significasse essere sardi allora quando si attraversava il mare, ora invece la maggior parte dei commenti sono di invidia per la nostra terra. Cerchiamo di difenderla, dagli incendi magari, che guardacaso non succedono nelle zone vigilate degli insediamenti turistici e dove il verde è più rigoglioso, e non dall'edilizia che se è fatta in modo intelligente nella maggior parte dei casi valorizza quelle che altrimenti restane delle desolate pietraie, abbandonate e spoglie che vanno bene solo per le capre.
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#19 manuel 2011-09-17 11:50
i commenti sono di invidia perché avete la natura intatta. distruggetela e diventerete come un qualsiasi altro luogo turistico con nulla più da offrire e senza potere fare prezzi aggressivi come altri paesi dove il lavoro costa meno (marocco per esempio)

non rispondo al resto anche se sono in totale disaccordo
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#20 Sanchez 2011-09-17 13:03
Citazione manuel:
i commenti sono di invidia perché avete la natura intatta. distruggetela e diventerete come un qualsiasi altro luogo turistico con nulla più da offrire e senza potere fare prezzi aggressivi come altri paesi dove il lavoro costa meno (marocco per esempio)

non rispondo al resto anche se sono in totale disaccordo

Se ti piace la natura intatta e senza turisti tra i piedi prova ad andare nelle zone più selvagge dell'Africa poi torna e dimmi se quello è l'Eden che sogni. Oppure prova soltanto un attimo a sforzarti di immaginarti nella Sardegna di solo pochi decenni fa, prima dell'arrivo del principe, se non ci riesci te lo dico io: c'era la fame più nera. Quelle pietraie non valevano niente per contadini e pastori, l'Agha Khan gli ha riempiti di soldi tanto che molti hanno vissuto di semplice rendita. Ti sembra il caso di sputarci sopra?
Costruire non è un crimine, l'architettura è un arte, il turismo ha dato un valore alla nostra terra che prima non c'era.
Se avete un alternativa non dovete fare altro che proporla. Gli ambientalisti con la pancia piena sono figli di quest'epoca di benessere, chi ha conosciuto la fame del dopoguerra come me non si commuove al ricordo di una Sardegna selvaggia e misera. Preferisco Briatore a Gavino Ledda.
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#21 manuel 2011-09-18 12:11
Citazione Sanchez:
Se ti piace la natura intatta e senza turisti tra i piedi prova ad andare nelle zone più selvagge dell'Africa poi torna e dimmi se quello è l'Eden che sogni. Oppure prova soltanto un attimo a sforzarti di immaginarti nella Sardegna di solo pochi decenni fa, prima dell'arrivo del principe, se non ci riesci te lo dico io: c'era la fame più nera. Quelle pietraie non valevano niente per contadini e pastori, l'Agha Khan gli ha riempiti di soldi tanto che molti hanno vissuto di semplice rendita. Ti sembra il caso di sputarci sopra?
Costruire non è un crimine, l'architettura è un arte, il turismo ha dato un valore alla nostra terra che prima non c'era.
Se avete un alternativa non dovete fare altro che proporla. Gli ambientalisti con la pancia piena sono figli di quest'epoca di benessere, chi ha conosciuto la fame del dopoguerra come me non si commuove al ricordo di una Sardegna selvaggia e misera. Preferisco Briatore a Gavino Ledda.


i turisti in spiaggia ce li devi portare senza che questo voglia dire che se ti giri a 180 gradi dal mare vedi grattaceli di cemento. per farlo servono infrastrutture, strade e trasporti. certo che l'architettura è un arte ma se anziché costruire finti paesi per fare venire la gente 3 mesi d'estate potenziaste i paesi abitati vicini alle coste e usaste quelle 150.000 case sfitte già esistenti (su un totale di + di 300.000 comprese quelle delle zone interne) sarebbe un bene anche per gli scambi culturali, le attività commerciali e per la vostra straordinaria archeologia.

quest'idea che l'unico sviluppo possibile è l'hotel in riva al mare è solo miope. se non date un valore aggiunto la gente andrà dove trova la stessa cosa a prezzi più bassi. la gente in sardegna adesso ci viene perché è vergine!
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#22 nome.cognome 2011-09-19 11:05
Ah, sí: "l'Agha Khan gli ha riempiti di soldi tanto che molti hanno vissuto di semplice rendita."

Perfetto. Si nota il passato "hanno vissuto". Ed i loro figli? Il problema è che i padri a quel tempo non conoscevano il valore dei loro terreni. Si trovavano in una posizione come i Yanomami dell'Amazonia di fronte all'assalto delle grandi società minerarie. Hanno venduto il futuro dei loro figli. A farsi un idea in quale misura è stato esternalizzato tutta l'economia basata su queste "coste rubate" basterebbe di seguire i blog e forum sulla Sardegna in lingue straniere: Stranieri affittano le villette posseduti da stranieri ed il lprezzo viene trasferito da un conto corrente "straniero" ad un altro). S'intende di comprarsi terreno in Sardegna? Ecco nei forum si trovano tedeschi/inglesi/frencesi che vendono terreni in Sardegna che hanno comprato da parte loro decine di anni fà da un prezzo ridicolo. Si ha bisogno di un medico? Ecco nei forum si trova un medico tedesco/inglese/francese residente in Sardegna. Lo stesso per gli architetti, ingegnieri, fotografi per un matrimonio ecc. ecc. È quasi un circuito chiuso.

Oggi vediamo a Teulada che "i Sardi" nel fratempo non sono diventati più intelligenti. E dopodomani i figli dei Teuladini parleranno di "colonialismo".
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