Con grande piacere riscontro che Lilli Pruna, docente di Sociologia Economica alla facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, la pensa esattamente come me sulla demagogica raccolta firme per diminuire la rappresentanza democratica in consiglio regionale. Il pezzo che segue è comparso ieri su Sardegna24.


La gara a chi riuscirà a ridurre prima –e di più– il numero dei consiglieri regionali mi suscita inquietudine. L’indignazione per i danni fatti impunemente da una classe politica senza qualità non mi basta ad evitare un brivido ogni volta che sento diminuire il numero di coloro che dovrebbero rappresentare questo popolo, produrre leggi e regole, definire interventi e investimenti per il benessere collettivo. José Saramago, negli ultimi anni della sua vita, ammoniva sulla cura che occorre prestare alla democrazia: «È considerata un elemento già acquisito, una volta per tutte e per sempre, di cui non vale la pena parlare, mentre io dico che sì, vale la pena parlarne interminabilmente, pensarci, rifletterci, discuterne con le persone più vicine».

La prima causa di inquietudine è proprio la mancanza di una riflessione e discussione incentrata sulla cura migliore per la nostra democrazia malata, mentre sembriamo caduti nella trappola della semplificazione sia della malattia che della cura. Penso che la democrazia sia un bene supremo (e fragile) che non si deve mettere in gioco in una partita truccata. «Non si tratta di mettere un governo al posto di un altro o di altri – spiegava Saramago in una delle sue ultime interviste – ma di mettere al centro della discussione il tema della democrazia, della vera democrazia, di rifondarne il concetto a partire dalle necessità reali della gente, soprattutto per evitare che il desiderio di libertà e di dignità crollino rendendogli esseriumanipiù vulnerabili e portandoli al precipizio».

È proprio in tempi come questi che il desiderio di libertà e di dignità possono crollare sotto il peso delle difficoltà quotidiane e della mancanza di prospettive di vita migliori per una parte crescente della popolazione, ed è quindi particolarmente grave e pericolosa la debolezza del sistema democratico in un momento come questo. L’obiettivo impellente dovrebbe essere pertanto il rafforzamento della democrazia, a cominciare dal recupero dell’autorevolezza delle istituzioni, attraverso regole nuove, rispettabili e rispettate. Questo è il momento di aprire le istituzioni ad una partecipazione più ampia, non di ridurla.

La malattia non sta nei costi diretti della politica: si risolverebbe facilmente tagliando da subito i privilegi e il trattamento economico esorbitante (che resta “onorevole” anche dimezzato). La malattia è molto più grave e riguarda semmai i costi indiretti: le leggi inapplicate o i provvedimenti non assunti, le risorse non spese o spese male, i problemi non affrontati e spesso aggravati. Ci sono questioni serie di cui discutere, come l’immoralità e l’incompetenza, che non si eliminano riducendo i posti nel Consiglio regionale ma attraverso modalità di selezione della classe politica più aperte e trasparenti, e forse anche con qualche forma di risarcimento per le collettività danneggiate.

La riduzione del numero non garantisce che i consiglieri siano migliori, ma solo che saranno di meno; potrebbero continuare ad essere incapaci e inefficienti e potrebbe arrivare il momento in cui si dirà che costano troppo rispetto a quanto valgono, e si proporrà di ridurli ancora. Se oggi passano da 80 a 49 che cosa impedirà domani di ridurli della stessa misura e lasciarne 18? Da 18 a zero il passo sarebbe poi brevissimo e il risparmio totale.Macosì sparisce il sistema democratico. Per restituire dignità e sobrietà alla politica –ma anche efficienza e utilità collettiva – non si capisce perché si dovrebbe ridimensionarla. Ridurne i costi potrebbe servire, al contrario, per aprirla ad una partecipazione più ampia. Ciò che va eliminata è l’idea dell’onore privo di oneri, del potere senza responsabilità, del prestigio che prescinde dall’impegno e dal valore; bisogna fare dell’incarico politico e istituzionale un ruolo di servizio e non un modo per arricchirsi e acquisire potere in una sequenza infinita.

Vogliamo avere una èlite sempre più ristretta (non necessariamente migliore o forse persino peggiore) che goda degli stessi enormi privilegi di oggi e costituisca una casta ancora più chiusa e potente o allargare la partecipazione e rendere la politica un servizio di utilità pubblica nel quale si alterni un’ampia porzione di cittadini e cittadine? Qualcuno pensa che la democrazia è un lusso che non possiamo più permetterci. Speculazioni e sprechi di ogni genere, regalìe ad ogni multinazionale che passa, opere inutili, feste e festini, flotte e propagande, tutto questo sì e un sistema democratico no? Aveva ragione Saramago: «Questo mondo non va bene, che ne venga un altro».

Commenti  

 
#1 Mario 2011-10-07 11:06
Il ragionamento non fa una grinza.
Sarà un ragionamento da uomo della strada, ma mi sembra che il rischio sia che alla fine non si faccia nè come dice Fois, nè come dice la Murgia
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#2 Giacomo 2011-10-07 11:41
mah, non lo so. Secondo me alcune grinze le fa.

Quale numero rappresenta il volere del popolo Sardo? 89? Perchè non 289? O anche 589?
Quale sistema elettorale rappresenta il volere del popolo? un sistema in cui si elegge il presidente direttamente? in cui è possibile il "ribaltone"? in cui i candidati sono scelti dai partiti? in cui i candidati sono scelti dal popolo direttamente e chiunque può candidarsi?
Quale stipendio è adeguato a un politico? 700 euro al mese perchè "tanto sono tutti ladri e ruberanno"? o perchè "stanno lì a non far nulla"? e per 700 euro al mese se io sono un professionista in grado di reggere la "cosa pubblica" abbandonerò il mio lavoro e andrò a fare il politico?

ci sono così tante considerazioni da fare che personalmente non credo uno solo di questi fattori rappresenti la soluzione (o il problema) principale

agitare il fantasma della caduta della democrazia è una cosa che, ogni volta che vedo qualcuno farla, mi si arriccia involontariamente il naso: è un punto valido, non c'è dubbio, ma se viene liberato dai catastrofismi, e l'equazione 89 -> 49 -> 18 -> 1 è un po' catastrofista

con questo non voglio dire che bisogna smettere di parlare di democrazia: sul fatto che sia necessario parlarne sempre non ho dubbi, e sul fatto che sia un bene fragile non ho dubbi, e sul fatto che non sia acquisita non ho dubbi, dico solo che non condivido le visioni catastrofiste sul fatto che la stiamo perdendo da un momento all'altro.

se vogliamo parlare di democrazia parliamo di sistema elettorale, parliamo di meritocrazia, parliamo di stipendi, e parliamo anche di numeri
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#3 MARCELLO FOIS 2011-10-07 22:58
La grinza c'è eccome perché la democrazia non solo non è gratuita, ma carissima. Solo la dittatura non costa nulla e non richiede sacrifici, ecco perché è tanto gettonata nel nostro paese.
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#4 Dorian 2011-10-08 09:19
A parte la questione per cui ad ora ogni pensa ai suoi 20 chilometri quadrati e per ora non cambierà (già discussa nell'altro post) secondo me ci vorrebbe un po' più di pragmatismo (mi rendo conto così di evocare i fantasmi del governo del fare e tutta la retorica di centrodestra annessa e connessa, ma correrò 'sto rischio). All'estremo la retorica della rappresentatività di direbbe: prendiamo un milione e mezzo di eletti. Ovviamente il problema è che non si deciderebbe niente in un milione e mezzo. Oltre alle altre cose che sono già state dette l'idea di ridurre il numero di rappresentanti e, assieme, il loro stipendio (concordo quindi in toto con la proposta di Marcelllo Fois) costringerebbe o, almeno, favorirebbe l'accordarsi su questioni considerate realmente urgenti e non su tanti piccoli interessi da botteguccia che avrebbero adito con l'aumento del numero dei rappresentanti.
C'è il rischio che il "realmente urgenti" si concretizzi con "ciò che vuole cagliari"? Ok si facciano almeno tot rappresentanti per territorio, su questo i correttivi possibili ci sono.
Che siano 50 o 60 (è rispuntata la questione 60, ma a me questa voce "saranno 60" era giunta già dall'approvazione dell'ultima finanziaria, l'ultimo balletto mi sa tanto di gioco delle parti) a me sembrano più che sufficienti.
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#5 Davide Carta 2011-10-08 09:47
Fois, nel pezzo non c'è scritto che la democrazia è gratuita, ma che non è un costo e che non va spacciata come tale; il consiglio regionale è un servizio pubblico come lo sono gli ospedali e le scuole. Se facciamo passare l'idea che l'amministratore è un costo, ha perfettamente ragione la Pruna: meno ce ne sono e più risparmiamo. Se poi ce n'è uno solo siamo proprio dei campioni del low cost.

Lei spesso parla senza essere sufficientemente informato, sparando dati e affermazioni definitive che nella maggior parte dei casi non stanno nè in cielo nè in terra. Lo fa un po' ovunque, compreso il pezzo su Sardegna24 dove dice che il PIL sardo pro capite è di "25.000 euro (contro il doppio nella media nazionale)". Da dove si è inventato questi dati? Il PIL sardo procapite è di 15.894 e la media nazionale non è il doppio, ma 24.400 (dati =58&cHash=85588a4fd38ccb3c061c32a042fc0b94]ISTAT aggiornati al 2010). Ma se anche fosse stato il doppio, ci spiega perché dovrebbe essere un argomento per tagliare la rappresentanza?

In base a quale ragionamento dovrebbero avere più consiglieri le regioni ricche e meno consiglieri le regioni povere? La rappresentatività di un popolo per lei dovrebbe essere rapportata al censo?

L'argomento che lei tira fuori malamente con dati a pera sarebbe buono solo se stessimo discutendo di tagli agli stipendi dei consiglieri, ma forse lei non ha ancora capito che la campagna a cui sta dando sostegno non si propone in nessun punto di tagliare gli emolumenti ai politici: mira solo a diminuire il numero dei posti in consiglio regionale. Lei continua a ripetere a vanvera: "tagliamo le poltrone e tagliamo gli stipendi", ma da nessuna parte su Sardegna24 è apparso l'obiettivo di stroncare i guadagni mensili di questi signori. Si metta d'accordo con i suoi amici, Fois.
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#6 Angelo Cardella 2011-10-08 10:25
Potrebbe aiutare paragonare la democrazia con la salute, e quindi la politica con la salute?
Che la sanità non sia gratis è fuor di dubbio, ma non per questo dobbiamo cadere nell'equivoco che la salute sia un costo.
La salute è una risorsa, così come lo è la democrazia.
Sulle risorse si dovrebbe investire, non si dovrebbe risparmiare e tanto meno fare dei tagli con la sega elettrica.

Spesso però non ci occupiamo della nostra salute non pensando a quando ci ammaleremo; per anni noi tutti abbiamo fatto così con la democrazia pensando che si sarebbe conservata forte e vigorosa per sempre.
Ora la democrazia attraversa un periodo di crisi per colpa di una politica malata attuata da politici ancor più deviati (sx, dx e centro). Facciamo in modo che ne esca rafforzata eliminando le cause del suo male, che sono ben evidenti, non mutilandola con questa inutile chemioterapia.
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#7 Pissenti Concu 2011-10-08 23:14
E' una proposta demagogica. L'esecutivo fa surf sull'onda dell'indignazione anti casta e i cittadini perdono rappresentanza. Il problema non riguarda, come dice Fois, i partiti, ma i cittadini. Perdere rappresentanza significa perdere democrazia. Bisogna ridurre gli stipendi,a vari livelli, non il numero dei consiglieri. Mi stupisco del paragone con l'Emilia Romagna. Che c'entra? Si può anche avere idee diverse riguardo all'indipendentismo ma la Sardegna è comunque una regione autonoma. "Sardegna, quasi un Continente" la definì genialmente Marcello Serra alla fine degli anni '50. Sardegna dai mille paesaggi, dalle mille storie, dalle mille culture diverse. Qui si rischia di diventare tutti sudditi di Cagliari, di far accentrare il potere nelle mani di ancora meno persone nei palazzi della RAS e di perdere rappresentanza come Sardegna. Ridurre gli stipendi è più corretto come sistema: non devono andare a Cagliari a fare soldi e rappresentare solo sé stessi. Se guadagnassero meno, in RAS ci sarebbero persone più in gamba, che fanno gli interessi del proprio territorio e insieme di tutta la Sardegna. Giusto perchè la Murgia è di Cabras faccio l'esempio dei giganti di Monti Prama. Qualcuno aveva avuto il coraggio di dire: "a Cabras non c'è un museo abbastanza grande, quindi per valorizzarli ce li portiamo a Cagliari..." Assurdo. FATELO UN MUSEO, coi soldi regionali, E A CABRAS! E vergognatevi di non averlo ancora fatto!
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#8 Omar Onnis 2011-10-09 08:51
Tanto per capire meglio i termini reali della questione, riporto quanto scritto dalla Nuova online sulle beghe interne alle forze politiche dell'attuale maggioranza, con riferimento alla proposta di taglio dei consiglieri regionali:
Citazione:
La crisi ha come epicentro il Pdl. Con i consiglieri dei Quattro Mori lo strappo si era consumato in aula durante l'approvazione della leggina, salvacasta che ha rinviato la riduzione del numero dei consiglieri al varo della legge statutaria. Il capogruppo sardista Giacomo Sanna aveva rivolto un appello perché tutti i capigruppo si pronunciassero «politicamente» contro le indennità di carica. Un appello caduto nel vuoto, raccolto proprio dal presidente Cappellacci che faceva sapere di essere pronto a tagliare la propria indennità. Il Psd'Az stava forzando i tempi quando la presidente Claudia Lombardo ha inviato una lettera ai consiglieri per recuperare la legge principale, sul taglio del numero dei consiglieri.

Insomma, il taglio dei consiglieri non è affatto un sacrificio, per questa gente. Comunque sarebbe la scelta privilegiata, nel caso si dovesse dare un contentino alla piazza. Il che ci fa capire quanto poco efficace sia la proposta di perseguire questo scopo da parte di chi dichiara di volere contrastare i privilegi e di voler rinnovare la politica sarda.
Poi naturalmente si possono avere opinioni diverse, senza necessariamente scadere nello spirito di faida. Il sistema di potere che domina la Sardegna ha tutto l'interesse a mantener diviso e litigioso il campo eterogeneo della parte avversa, che pure rappresenta non solo la maggioranza dei cittadini sardi, ma anche le forze più sane della nostra società. Vediamo di non fare troppi favori alla "casta".
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