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CagliariQuesta intervista l'ho rilasciata al settimanale Gli Altri, diretto da Piero Sansonetti.

Cagliari è stata, dal 2005 al 2009, con la presidenza Soru, la "capitale" di una stagione intensa e nuova. La Sardegna era diventata una spina nel fianco del centrodestra, in particolare per la volontà di realizzare un piano paesaggistico che stroncava la speculazione. Poi la "normalizzazione" e il nulla. La vittoria di Zedda, anche se il territorio è la città e non la regione, è un'occasione importante? Secondo lei Zedda deve ripartire da quell'impostazione?

Di sicuro non può ripartire dall'impostazione saccheggiante e scomposta che per anni il centrodestra, spesso con la complicità di un centro sinistra altrettanto affarista e cinico, ha imposto alla città. La richiesta di cambiamento rappresentata dall'elezione di Zedda è ineludibile e ha ampio respiro: anche se il sindaco di Cagliari non è il presidente della regione, gestirne il capoluogo significa avere per le mani un'economia che influenza tutta la Sardegna. Per questo vorrei che Massimo Zedda facesse le scelte tenendo presente che la sua città non è solo il comune dei cagliaritani, ma la capitale di tutti i sardi, una comunità complessa con la fortuna di poter aspirare a un posto privilegiato dentro alle correnti culturali ed economiche del Mediterraneo. Renato Soru aveva intuito il suo respiro internazionale e aveva cercato di interpretarlo attraverso scelte come il festival dell'architettura (oggi passato nelle mani di Perugia) e il lungimirante progetto del museo Betile, che sarebbe stato un'occasione di sviluppo per tutta l'isola. Quell'eredità non va dispersa, ma ripresa e incentivata attraverso la creazione e l'istituzionalizzazione di rapporti forti con i nostri naturali partner esteri, di corridoi commerciali diretti per i prodotti e le competenze, di scelte che investano sulla valorizzazione rispettosa dei tesori naturali e archeologici disponibili, che per fortuna sono ancora moltissimi.

La Sardegna si affolla d'estate, e tante persone, soprattutto giovani, trovano lavoro. Ma poi l'impressione è che con l'autunno torni tutto come prima. Lei che ha scritto sul precariato quel bellissimo romanzo, “Il mondo deve sapere”, cosa farebbe se fosse il sindaco di Cagliari per affrontare la questione?

La diffusa aspettativa che il Comune debba dar lavoro è figlia di una logica clientelare e va smontata: il politico non è un ufficio di collocamento. Un'amministrazione lungimirante genera invece le condizioni perché si sviluppi un'imprenditoria sana, vicina alle competenze locali. Cagliari ha così tante potenzialità che sarebbe miope ridurne la portata alla sola stagione estiva, ma perché questa miopia non accada occorre convincersi che la prima risorsa della città non è il mare: è l'uomo. Questa consapevolezza farebbe cambiare prospettiva anche verso le migliaia di studenti universitari che vivono in città e che fino a questo momento sono stati considerati dai cagliaritani solo come vacche da mungere con gli affitti e i servizi. La presenza delle loro intelligenze e della loro capacità di immaginare il futuro rappresentano per Cagliari l'equivalente di una centrale nucleare in termini di energia vitale. Offrire spazi, incentivi, condizioni di permanenza e di studio alla loro portata può trasformare il volto della città in tempi molto brevi e ricreare quei legami tra territorio e competenza che muovono tutte le economie sane. Sfidare i futuri tecnici a immaginare recuperi e innovazioni, individuare con i giovani ricercatori i settori in cui Cagliari può divenire eccellenza, investire sull'umanistica territoriale, sulle lingue, sulla mediazione culturale con l'altra sponda del Mediterraneo: sono mille i modi in cui l'amministrazione può trattenere le intelligenze e trasmettere l'idea che la città non sia solo un trampolino per i luoghi in cui veramente si investe sui giovani, ma un laboratorio in cui si creano le condizioni per il futuro di tutti.      

Quanto è cambiata la situazione delle città dormitorio descritta da Atzeni nel suo libro, Bella Mariposas? Sono sempre gusci vuoti, satelliti di Cagliari senza anima?

I sardi, che pur essendo poco numerosi abitano da secoli un territorio molto ampio, hanno una consolidata propensione a organizzarsi in comunità ridotte. In questo senso è Cagliari che con i suoi numeri rappresenta un'anomalia: i suoi satelliti fantasma sono stati per anni la conseguenza della sua ipertrofia. Nell'hinterland attuale, benché rimanga l'aspetto transumante di una parte della popolazione, chi nasce oggi trova contesti più coesi e con maggior autonomia. Alcuni di questi paesi-gemma sono divenuti comuni a loro volta e stanno cercando di organizzare una propria dimensione civica. Ci sono molte associazioni spontanee, ma spesso la differenza la fanno ancora le singole buone volontà, quelle consapevoli che l'attitudine a stare insieme - costruttivamente e non solo funzionalmente - la si alimenta con anni di buone prassi. Va detto che a volte negli anni scorsi questi paesi hanno dovuto cercare la propria identità nonostante Cagliari perché la città è sempre stata amministrata come se fosse un corpo a sé, fuori da ogni interdipendenza. Anche questo aspetto rappresenta una sfida per Zedda.

Lei cosa si aspetta dal nuovo sindaco di Cagliari?

Vorrei una città pensata per i cagliaritani e non solo per i turisti, con i servizi e i trasporti a misura di chi la vive. Gli asili sono scarsi, i trasporti pubblici poco efficienti, il traffico demenziale: Cagliari deve diventare bella per chi la abita, solo così sarà bella anche per chi la visita. Nonostante ogni giorno arrivino in città per lavoro migliaia di persone, non esiste alcun tentativo di incentivare la mobilità sostenibile attraverso i parcheggi di scambio, il bike e il car sharing o il potenziamento del trasporto pubblico; questa politica ha fortificato anche nei cagliaritani la convinzione che chi non ha l'auto sia tagliato fuori dalla vita della città. Invece valorizzare la vivibilità e la raggiungibilità degli spazi urbani ne migliorerebbe esponenzialmente la qualità di vita, perché chi progetta luoghi progetta comportamenti.
Mi piacerebbe una città più generosa, che fosse consapevole del suo ruolo guida e non fagocitasse per sé ogni occasione e ogni risorsa. Non tutto il bello e l'interessante che accade sull'isola deve necessariamente accadere a Cagliari. Il gigantismo anche simbolico di cui la città è afflitta può spingere chi la amministra a illudersi di poter sostenere un'egemonia sovradimensionata di cui spesso in passato la città non si è rivelata all'altezza, generando l'ostilità non sempre immotivata del resto dell'isola. Vanno invece valorizzate in ogni modo le esperienze spontanee sul modello del Marina Cafè Noir, un festival multiculturale nato dalla sinergia tra giovani, piccoli commercianti e abitanti del quartiere del porto, grazie ai quali si accendono ogni anno su Cagliari i riflettori di mezza Europa.
Vorrei una città che sapesse dare il giusto peso al sapere dei suoi tecnici e dei suoi artigiani. Cagliari ha decine di competenze pregiate, esportabili o attrattive - gli antichi maestri d'ascia oggi impiegati nella cantieristica navale, i maestri del restauro mobiliare, quelli dell'edilizia fine esperti nel recupero delle dimore storiche - e poco o nulla in passato se ne è curata. Un'amministrazione oculata deve trovare il modo di rendere visibili questi saperi e farne comprendere il valore agli stessi cagliaritani, spesso ignari del fatto che dietro alla bellezza della loro città si nasconda un'economia tanto specializzata quanto negata.   
Vorrei infine una città che accogliesse le famiglie giovani, le stesse che stanno generando un moto di fuga verso i paesi vicini a causa dell'insostenibilità dei costi immobiliari cittadini. Nessuno finora si è curato di progettare una buona edilizia popolare o di patteggiare alloggi calmierati per chi sceglie Cagliari come residenza. Anche in chiave turistica l'urbanistica ha il suo peso. I quartieri storici sono pieni di piccole residenze sfitte in condizioni fatiscenti: incentivarne il recupero e l'utilizzo come bed&breakfast trasformerebbe il centro storico in un luogo di accoglienza permanente a misura di quartiere, rivitalizzandone la bellezza e favorendo l'allungarsi della troppo breve stagionalità tradizionale. 
Cagliari è una città che ha mille voci e chi ne è direttore d'orchestra deve avere un'attitudine all'armonia che non ha nulla a che fare con il compromesso tra poteri a cui ci hanno abituato da sessant'anni i predecessori di Massimo Zedda.

La maggior parte delle volte in cui si dice che i politici rubano è solo qualunquismo, ma ogni tanto il sospetto ha il suo perché. C’è chi fa la cresta sugli appalti, chi compra immobili dal suo grande elettore, chi favorisce gli amici ai concorsi, chi usa i soldi pubblici per scopi privati e chi finanzia i propri sodali in modi non sempre trasparenti. Ci sono anche furtarelli veniali, più furbi che malintenzionati, che però possono dire molto sull’attitudine al saccheggio di chi li compie. E’ il caso dei curatori del sito di Massimo Fantola, candidato sindaco del PdL a Cagliari, che nei giorni scorsi hanno ritenuto di arruolare di peso, ma dimenticandosi di avvisarlo, il noto autore satirico cagliaritano che scrive con lo pseudonimo di Banana. Le vignette di Banana – pubblicate sul cliccatissimo sito Intanto in viale Trento – sono un piccolo cult a Cagliari, perché mettono alla berlina i politici di destra e di sinistra con grande irriverenza. Fantola, che nelle vignette viene chiamato Fàntolas, è uno dei bersagli più colpiti dalla satira di Banana, che però ieri mattina ha avuto la brutta sorpresa di trovare alcuni stralci del suo lavoro inseriti di peso nella grafica del sito del candidato sindaco del centrodestra, in una pagina intitolata “parodia di una campagna elettorale“. Il problema era che la fonte delle vignette non era citata e l'autore non aveva autorizzato l’uso del suo materiale, regolarmente coperto da copyright. Il vignettista cagliaritano, niente affatto contento di venire utilizzato come testimonial involontario della campagna del PdL, ha subito incaricato i suoi agenti di contattare gli amministratori del sito per rimuovere le vignette, ma solo stamattina i curatori dell’immagine web di Fantola le hanno tolte dal sito del loro candidato, sostituendole con un furbo filmatino tampone.

Non è solo colpa di Fantola. L’abitudine ad appropriarsi del materiale trovato in rete, anche quando è evidente che appartiene a qualcun altro, è un vizietto molto diffuso in Italia. C'è infatti l'infondata convinzione che trovarlo su internet e trovarlo per strada siano la stessa cosa: se è sulla rete non è di nessuno, quindi è mio. Così si copia, si sottrae e non si cita la fonte, anzi qualche volta ci si attribuisce pure la paternità del materiale plagiato. Clamoroso il caso di Luca Barbareschi, preso con le dita nella marmellata un annetto fa mentre usava in tv le battute del blog di Spinoza spacciandole arrogantemente per proprie. Appena meno clamoroso quello di Fantola, che però a dire il vero non è nuovo ad arruolamenti unilaterali. Lo sa bene la famiglia dello scomparso Sergio Atzeni, che all’inizio della campagna elettorale si è ritrovata il volto dello scrittore spiaccicato sui manifesti elettorali di Fantola; solo le polemiche scatenate dalla sinistra, di cui Atzeni è sempre stato sostenitore e icona indiscussa, hanno fatto intuire al candidato berlusconiano che a quel chiodo non era il caso di continuare ad appendere il cappello. Tra appropriazione indebita di santino altrui e cooptazione corsara di satira con padrone, ci sarebbe da chiedersi se quella di Fantola sia davvero solo una temporanea cleptomania elettorale. Ma tra le molte domande ficcanti con cui il giornalista sportivo Massimo Caputi lo ha incalzato e messo duramente alle corde ieri sera al teatro Massimo, questa deve essere proprio sfuggita.

Il consigliere regionale  Paolo Maninchedda torna anche oggi a scrivere di me, piccato della critica che ho rivolto all’abituale uso diversivo (diffuso, mica solo suo) del tema “vessazioni alla lingua sarda” ogni volta che si presenta una rogna di ben altra detonanza. Per la seconda volta ripete che io non posso rimproverargli il silenzio perché avrei scritto in diebus illis una cosa di troppo, e questa cosa sarebbe l’epigrafe di un capitolo di Viaggio in Sardegna dove compare una citazione di Antonangelo Liori sulla balentìa. La citazione è la seguente: “Se questo mondo fosse fatto tutto di balentes, sarebbe un gran bel mondo.” (Manuale di sopravvivenza in Barbagia, ed. La Torre, con mirabile prefazione di Bachisio Bandinu).
Liori al momento è nel carcere di Buon Cammino con un curriculum da boss della truffa, ed è finito in quella citazione perché questa sua inclinazione al delinquere, al tempo di Viaggio in Sardegna già ben nota dai precedenti penali, lo rendeva incarnazione esemplare della contraddizione della balentìa, nata in altri tempi per indicare una chiave etica di sopravvivenza e finita a far da alibi mediatico a quel tipo di delinquenza che solo nei casi più fortunati porta al carcere, negli altri al cimitero.
Liori provatamente ha vissuto secondo quest’ultima lettura, ma tanto gli piaceva leggersi nell’altra che nessuno più di lui meritava di finire, oltre che a Buon Cammino, anche in epigrafe a un capitolo dove questa contraddizione viene spiegata chiaramente, e non certo per assolverla. Nella stessa logica se oggi dovessi riscrivere Viaggio in Sardegna e inserirci un improbabile capitolo sullo stereotipo del sardo orgoglioso, non mancherei di ficcargli in epigrafe l'imbattibile frase odierna di Ugo Cappellacci: “Ciò che resterà di me è che sono un no-man”, e credo che proprio nessuno penserebbe che è lì perché la condivido. Del resto perché lo si dovrebbe pensare? Io alleanze con Cappellacci non ne ho mai fatte, esattamente come non ho fatto associazione a delinquere con Antonangelo Liori.
Una di queste due cose invece Paolo Maninchedda l’ha fatta, e capisco che le conseguenze al momento presente siano talmente spinose che persino la collaudata strategia dell’alleato di opposizione, un po’ leale e un po’ no, non basti più a giustificarsi davanti al crescente sconcerto della base sardista. Sarebbe bello se questo problemino politico fosse risolvibile attribuendo a me, agli scrittori sardi e financo a Irs inesistenti simpatie per l'esotismo del mondo arcaico e conseguente deliquio al passaggio del bandito d’onore, ma temo che bisognerà inventarsi qualche cosa d’altro.

Non è una singolare coincidenza che il 12 luglio, in piena bufera giudiziaria per la presunta P3 in cui è coinvolto il PdL sardo, i due siti più frequentati dell'allenza di centro-dentra mettano a fuoco questioni di lingua?

Vito Biolchini mi ha regalato ieri uno scatto che fotografa la crisi in Sardegna meglio di qualunque riflessione. La condivido.

circa 1 ora fa ahi si ti pigu, ahi ahi si ti pigu... #sardiniaconnection
circa 14 ore fa http://t.co/Na8GB979 (Sui rimpianti in punto di morte, in Inghilterra e anche in Italia. Traduzione approssimativa.)
circa 19 ore fa @FrancescoAbate @insopportabile Fill'e anima. Voleva dire fill'e anima.
circa 21 ore fa @alepallo @MelogNicoletti Mellon amin, sei un provocatore nato.
circa 21 ore fa A chi non vorrebbe mai che suo figlio vedesse bambini handicappati. http://t.co/gcOzsQsr @MelogNicoletti
circa 1 giorno fa @paolaturci "Il sud di Marcello Murru attraversa il cuore e lascia tracce calde. Lo vorrei a Gavoi." :*
circa 1 giorno fa Biancaneve e altre brutte storie di donne (al cinema e non). @LaLipperini http://t.co/QYitJT9y
circa 1 giorno fa http://t.co/lI3UyEqq Farsi del bene con Marcello Murru è un ottimo antidoto al freddo. Meraviglioso il suo sud.
circa 1 giorno fa @AntonioBachis Ti chiameranno 5 bravi ragazzi, li mando io. Avranno un'offerta che non potrai rifiutare. Non aggiungo altro.
circa 2 giorni fa Se Obama balla in tv è disinvolto e pop, se lo facesse Monti penseremo che è impazzito. L'American way certe volte va preso con le molle.
circa 2 giorni fa @R_De_Santis Io uno come Pili preferirei parlasse e basta. E' quando comincia a fare che mi preoccupo. L'elenco delle leggi che ha votato!
circa 2 giorni fa @arcanavera Il mio problema è che non mi possopiù nemmeno permettere una battutaccia su FB senza che uno di questi esca di testa. :D
circa 2 giorni fa @arcanavera Io sono senza parole. Non dico più niente, che qui è sparare sulla croce rossa.
circa 2 giorni fa @giuseppepala88 Confesso: stamattina non sto combinando niente, non riesco a smettere di ridere. Adesso esco e mi compro l'Unione sarda.
circa 3 giorni fa Svegliarsi e scoprire di essere protagonista di un combattimento interstellare. http://t.co/XUqhy3ku Grazie, onorevole Mauro Pili!
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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