politica

aglio per cipolla?

Antipatico doverlo puntualizzare, ma purtroppo necessario. Su Liberazione di due settimane fa ho scritto, a chiusura di un pezzo su Renato Soru, questa frase:

"La prova di forza che Soru sta sostenendo a livello regionale, e che nonostante tutto io mi auguro per la Sardegna che superi bene, non sarebbe una vittoria se portasse ad un mandato in bianco concessogli in maniera acritica, magari confidando in una tirannide illuminata. Evidenziare che questioni controverse a suo riguardo esistano e vadano affrontate subito è necessario per evitare che quanti gli daranno di nuovo fiducia sperimentino l'amara delusione di aver riposto le speranze non nel loro personalissimo Obama, ma solo in un Berlusconi esteticamente sostenibile."
Per due volte negli ultimi giorni la traduzione di questo concetto è inspiegabilmente diventata: "Michela Murgia ha detto che Soru è un Berlusconi esteticamente sostenibile". La prima volta è finita in bocca all'onorevole Paolo Maninchedda (al minuto 8,10) durante la seduta del consiglio regionale in cui Soru ha confermato le sue dimissioni. La seconda - e mi dispiace di più perché la semplificazione avviene ad opera di Marco Damilano, un giornalista che stimo da molti anni - è sull'Espresso di questa settimana, dove in una intervista proprio a Renato Soru compare l'incredibile frase, che ho dovuto rileggere due volte per credere che me l'avessero attribuita veramente:
"la scrittrice sarda Michela Murgia la definisce un "Berlusconi esteticamente sostenibile". Con i soldi e la stessa ambizione di sostituire i vecchi partiti dell'originale."

Nella testa di ben due persone intelligenti è rimasta impressa solo quella frase, che staccata dal contesto vuol dire il contrario di quello che intendevo. Questo può significare solo due cose:
- che per adeguarmi alle capacità di comprensione dei nuovi comunicatori devo fare frasi più brevi, senza subordinate ed evitando i verbi al condizionale.
- che devo con urgenza rivedere i miei parametri di stima.
Versione semplificata per giornalisti e politici anti-soriani:
questo pezzo può essere riassunto nella frase "Leggete meglio".
(Naturalmente mi aspetto che domani compaia in qualche fondo pagina il titolo in grassetto: "Michela Murgia ha detto che Paolo Maninchedda non sa leggere")
Marcello
(Ricevo e pubblico, con il permesso dell'autore, la replica alle considerazioni da me fatte qui.)
Michela cara,
c’è un vizio di forma in quello che dici, vizio che è tanto più grave perché genera un’ambiguità insanabile. Ambiguità che risulta chiaramente dal tono delle repliche alle tue affermazioni contenute nel tuo blog. Se ci fai caso, un po’ per la tendenza di queste piazze informatiche a non contraddire mai il padrone di casa, un po’ per l’indiscutibile bravura con cui ti muovi in questo elemento naturale, nessuno ti dà torto anche quando, nei fatti, non la pensa come te. Elimino dal novero tutti quelli, e ce ne sono, che se tu scrivessi che gli asini volano, correrebbero alla finestra a guardare il cielo. Ce lo siamo detti molte volte “de visu”: sull’argomento Soru non ho mai concordato sulla tua tendenza a confondere i piani, prova a far caso a quante volte hai dovuto chiarire su questa agorà informatica che il tuo punto di vista reale è che votare Soru non solo non è un ripiego, ma addirittura un vantaggio per la Sardegna. Ti dice niente questa necessità? Tu sei piuttosto efficace e attenta per quanto riguarda le questioni comunicazione, ma, in questo caso, continui ad oscillare tra il “sì” e il “ma”, che è esattamente il nucleo di qualunque empasse comunicativo. Alla fine della lettura dei commenti contenuti dentro al tuo blog ho creduto di capire tre cose:
il Re è Nudo
(scritto per Liberazione di domenica 14 dicembre - contiene visioni critiche su prospettive messianiche, astenersi sostenitori del "queste cose è meglio se ce le diciamo tra di noi")

Sono tempi faticosi, deve essere per questo che in tanti rinunciano a provare a capire la necessaria complessità delle cose, preferendo letture manichee dove amici e nemici stiano in caselle contrapposte e ben identificate, anche a costo di limare tutto quello che si presenta come incongruente rispetto allo schema prestabilito. Il bipolarismo politico ha trasformato anche la comunicazione in un binario obbligato dove scorre ad alta velocità un linguaggio bidimensionale, che impone semplificazioni ovunque ci sia qualcosa di complesso da capire. La realtà sarda in questa logica non fa eccezione, per questo non è sorprendente la facilità con cui anche i più autorevoli media nazionali sembrano cadere nella trappola di bipolarizzare la situazione politica dell’isola, fino a dipingere Soru come un uomo coraggioso in lotta solitaria contro un esercito di palazzinari, un austero don chisciotte che con la lancia della tutela delle coste affronta impavido gli oligarchi del metro cubo ad ogni costo. La verità è che nessuno nel mondo politico sardo che guarda a sinistra contesta a Soru la volontà di tutelare le coste; gli si contesta piuttosto l’aver inserito nella legge salvacoste la possibilità di decidere lui le eccezioni ai vincoli, ponendosi di fatto al di sopra della sua stessa legge.
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1 Jan 1970
1 Jan 1970
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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