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Questo articolo è della scrittrice Evelina Santangelo.

Dopo dieci anni di collaborazione con la casa editrice Einaudi, dichiaro che io oggi più che mai non me ne vado.

Dichiarazione di una «collaborazionista»... come qualche scriteriato in internet si è permesso di apostrofare chi pubblica o collabora o lavora in Einaudi.

Oggi, nel mezzo di questo vespaio forsennato di voci, che nella rete e nelle campagne  di boicottaggio  di autori Mondadori ed Einaudi (quelli che, guarda caso, più si sono  distinti per impegno civile, cosa che dovrebbe spingere a riflettere un minuto di più) trova le sue più virulente e irrazionali manifestazione, io dico che non me ne vado.

Io oggi non me ne vado perché una casa editrice è tutto quel che ha costruito in tutta la sua vita editoriale, e nei cataloghi Einaudi ci sono autori i cui nomi e le cui opere sono di gran lunga più significativi, per la storia passata e presente di questo paese, di chi oggi la possiede.

Io oggi non me ne vado perché oggi (domani non so) nessuno, guardando i cataloghi Einaudi, penserebbe mai che, se l’Einuadi (come la Feltrinelli, come Adelphi, come Rizzoli...) non è più quella di un tempo non è certo per una resa al berlusconismo, ma forse ahimè per una resa ai tempi, cui si sono arresi, a ben guardare, anche e soprattutto i lettori, così come tutte le case editrici che stanno sul mercato. La vera domanda sarebbe dunque piuttosto: quanto ci si è arresi. E non mi sembra che l’Einaudi si sia arresa più di quanto non abbiano fatto altre case editrici che vantano un passato di impegno.

«Dov’è l’Einaudi di un tempo?» dicono quelli che hanno memoria (e pure quelli che non ce l’hanno, perché avere memoria anche di quel che al limite si è orecchiato oggi fa molto «impegnati», vista la penuria...). Mentre io chiederei loro, a quelli che hanno memoria soprattutto: E dove sono i lettori einaudi di un tempo? Dove è il partito comunista italiano di un tempo? Dove è la controcultura, il controsistema? ...E dove è l’Unione Sovietica? Dove sono i paesi del Patto di Varsavia? Dove sono i regimi comunisti della Cecoslovacchia, della Polonia, dell’Ungheria, della Romania...? Perché c’era anche quello allora, che piaccia riconoscerlo o meno.  E dove sono gli operai? No, quello non glielo chiederei, perché oggi stanno tutti lì – operai, insegnanti, collaboratori occasionali, collaboratori a progetto, interinali... – tutti sui tetti o acquattati, zitti e muti, per non finire dove gli altri sono già finiti, sui tetti, se gli va bene....

Io oggi non me ne vado perché se guardo oggi al catalogo Einaudi vedo che, nel panorama italiano (con tutto quel che significa oggi «il panorama italiano» in cui tutti siamo calati) riesce ancora a distinguersi per pluralità e qualità delle voci, per indipendenza, per rigore professionale. Non ci saranno i Pavese, i Calvino, i Vittorini... che, a loro volta, se ne presero, eccome, di bordate, perché non erano come chi li stigmatizzava voleva che fossero: quasi sempre troppo poco impegnati, troppo «sistema»...

Io oggi non me ne vado perché non ascolto i bravi «consigliori», appunto, che sanno alla perfezione dove sta il giusto e l’ingiusto, e il giusto, guarda caso, sta sempre dove stanno loro, anche se, a ben guardare, non è che abbiano poi fatto così tanto per stare nel giusto, e a volte non hanno fatto un bel niente, e a volte hanno fatto più o meno quel che io stessa ho fatto: il mio «mestiere» con indipendenza, passione, scienza e coscienza, e uno studio matto e disperatissimo che dura da decenni.

Io oggi non me ne vado perché in Einaudi ho curato un libro monumentale come Terra matta, che qualcuno aveva definito «il capolavoro che nessuno leggerà mai». E non ho molti dubbi che nessuno l’avrebbe potuto leggere se una casa editrice come Einaudi (l’Einaudi di oggi, non di ieri) non avesse fatto l’azzardo di compralo e la sottoscritta non avesse lavorato tre anni a più o meno millecinquecento euro l’anno per dar voce a un bracciante siciliano macinato dalla Storia che – la Storia (più di mezzo secolo di Storia italiana) – l’ha capita e patita più di qualsiasi storico di professione.

Io oggi non me ne vado perché in Einaudi ci sono studiosi che da sei anni lavorano all’Atlante Storico della Letteratura Italiana nel sottobosco del mercato, nel sottobosco dell’editoria rampante, per salvare un patrimonio di intelligenza, critica, cultura che oggi non è certo moneta corrente. Per questo, a ottobre, quando uscirà il primo volume, io personalmente ci sarò.

Io oggi non me ne vado perché è un sacrilegio abbandonare la cultura al suo destino all’interno di una casa editrice che, nonostante tutto, produce ancora cultura, traduce cultura, conserva cultura in un mal paese dove predomina e la fa da padrone la più greve, arrogante, spocchiosa, irrazionale o, di contro, calcolatissima sottocultura.

Io oggi non me ne vado perché non vedo il motivo per cui debba andarmene io da una casa editrice che è stata comprata con un atto di corruzione da una proprietà truffaldina.

Io oggi non me ne vado perché l’Einaudi forse è ancora uno dei posti meno corrotti di questo paese, nonostante sia proprietà di un corruttore (materiale e spirituale), che forse, sino ad ora, almeno, aveva altre cose per la testa, altre priorità che distruggere l’Einaudi.

Io oggi non me ne vado perché non me ne sto zitta anche se collaboro e pubblico prevalentemente con Einaudi, mentre qualcuno («Libero», «il Giornale») vorrebbe che i collaboratori e gli autori Einaudi se ne stessero zitti e buoni, come se fossimo servi di un padrone (cfr. l'articolo del caporedattore delle pagine culturali di «Libero», Francesco Borgonovo, del 1° dicembre 2009: «Berlusconiani ma compagni. A Einaudi la lotta continua»). E siccome io non ho padroni e non ho attitudine da serva: che mi si paghi per il mio lavoro intellettuale (quel poco che oggi è pagato spesso il lavoro intellettuale) come è giusto che sia! perché, beh, una cosa è pagare il lavoro e tutt’altra cosa è comprare il silenzio.

Io oggi non me ne vado perché  l’ultima fatica che ho consegnato all’Einaudi è la traduzione (faticosissima) di Rock ’n Roll di Tom Stoppard. E in quel dramma, giustappunto, si parla di regimi, «normalizzazioni» e intellettuali. E in quel dramma, giustappunto, c’è un passaggio in cui tra le altre cose si dice che, quando si comincia ad accettare quel che fa comodo al regime, si finisce per cadere completamente nelle grinfie del regime. E, per me oggi, andarmene o auspicare che quelli che stimo se ne vadano via dall’Einaudi per lasciare tutto quel patrimonio di intelligenza e cultura in balia di Berlusconi o dei suoi accoliti è fare proprio quel che fa comodo al regime: togliermi dai coglioni e lasciar campo libero a chi sa benissimo come far dimenticare davvero l’Einaudi, una volta per tutte.

Io oggi non me ne vado perché allora me ne dovrei andare dall’Italia, che nel suo insieme è di gran lunga peggiore dell’Einaudi. Almeno nei corridoi dell’Einaudi può capitare ancora di incontrare una figura garbata e appassionata come Roberto Cerati.

Io oggi non me ne vado perché, quando finalmente si comincerà a ricostruire materialmente, moralmente, culturalmente, spiritualmente questo paese, credo che il fatto che una casa editrice come Einaudi non sia andata distrutta sarà una garanzia e un valore per tutti.

Io oggi non me ne vado perché, anche se fossi costretta ad andarmene o decidessi di andarmene per le ordinarie ragioni che spingono gli autori a cambiare case editrici, vorrei che tutti gli altri rimanessero.

Commenti  

 
#1 Logico 2010-09-02 13:27
bello vedere Michela Murgia al Tg3 edizione regionale di oggi.
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#3 luisi pira 2010-09-03 13:36
Da che pulpito viene la predica? Non sono forse gli stessi sagrestani di Repubblica che gridano "al rogo, al rogo"? Non sono i seguaci della tessera N°1, il compagno de Benedetti, a chiedere la conversione forzata di chi pubblica in case editrici considerate eretiche e nemiche? Sono un operaio Sardo che vive in Emilia, socialista non pentito, che ogni giorno si domanda che accidenti è successo alla cultura italiana per essersi ridotta a pagliacciata mediatica. Mentre colano a picco le vendite di libri e quotidiani e, la cosiddetta intellighenzia si parla attraverso le lettere al direttore, in questo paese si discute, anzi, si cerca d'imporre una patente di democraticità agli editori. Gli autori che osano pubblicare con i nemici sono additati al pubblico disprezzo come a dire: anche l'autista del pullman che ti porta in centro deve avere la tessera del bravo democratico, altrimenti puoi essere accusato di fartela con il nemico. Alla mia età, quasi 60anni, continuo a comprare e leggere libri per il contenuto e non per le idee dell'editore. Assisto a una campagna d'odio sociale scatenata da una "sinistra"(?) che ha perso ogni contatto con la realtà di questo paese e dei suoi abitanti. Delle centinaia di persone che conosco e che come me militavano fieri a sinistra, non è rimasto nessuno a leggere e ascoltare le farneticazioni degli organi ufficiali. Se volete sapere dove sono andati a finire i lettori e gli elettori di un tempo, potete andare a trovarli nelle sedi della Lega o più semplicemente, in giro nelle sagre e nelle feste dei paesi in tutto il nord Italia, schifati da quest'arroganza. Finora, nessuno dei tanti leghisti che conosco, si è permesso di criticarmi per i libri e i giornali che leggo e, tanto meno per il mio socialismo ormai in disuso. Dove mai vorranno andare questi pagliacci in salsa "piagnona" accodandosi ai Dipietro e ora anche al fascista pentito Fini? Io sono un operaio e non possiedo armi sociali come la scrittura, la mia unica difesa è il non voto a questa gente a queste cordate, ma voi che siete dotati della forza delle parole, siate chiari,ora! Difendetevi e difendeteci!
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#4 simonetta 2010-09-05 18:59
COMPLIMENTI per la vincita del Campiello.
"""La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."""" A. Gramsci
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#5 zauberei 2010-09-05 22:08
(Michela non è necessario che pubblichi questo commento perchè è super ot. Tanto per me la questione mondadori einaudi rimane nel regno delle seghe alle cose dei gatti.
Volevo solo dirti che sono stata felicissima del tuo campiello e farti i miei complimenti)
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#6 Sergio Sozi 2010-09-06 01:25
Egr. sig.ra Murgia, egr. sig.ra Santangelo,

francamente non conosco l'oggetto del contendere (mi riferisco al soprastante articolo della sig.ra Santangelo), insomma non ho letto le critiche alla Einaudi e alla Mondadori dalle quali e' scaturita questa energica ''arringa difensiva''. Me ne scuso: vivo all'estero.
Tuttavia, poiche' l'argomento mi interessa per vari motivi, credo che alcune considerazioni d'ordine generale sull'editoria italiana & dintorni potrei, qui, farle.
Le elenco dunque per chi avra' la pazienza di leggerle:

1) Le case editrici citate dalla sig.ra Santangelo secondo me rimangono oggi la punta di diamante della cultura del Paese. Esse difatti sono sempre state e sono tuttora delle aziende in buona parte coraggiose, percio' esemplari nel deprimente contesto socio-cultural-politico italiano fatto di rassegnazione e irrazionali (dunque controproducenti) rancori e rivendicazioni e pretese d'ogni genere (soprattutto, si', va detto, di marca politica). E questo coraggio editoriale va sottolineato e sempre tenuto presente, nonostante delle operazioni editoriali a dir poco discutibili (alludo alla collana Stile Libero e alla scelta anche, sottolineo ANCHE, di autori di troppo facile vendibilita') e nonostante l'eccessiva attenzione riservata dai lettori di questi editori alle tendenze di massa del Paese. Credo per l'appunto che qui si stia parlando di colossi editoriali che nelle scelte editoriali potrebbero rischiare anche molto di piu' di quanto gia' non facciano, come dicevo dianzi. Ma qui dovro' precisare meglio, cosi' passando ad un altro argomento, il seguente.

2) E' convinzione giusta e reale di molti scrittori alieni alle mode (mode lessicali, estetico-formali e contenutistiche) che se autori quali Morselli, Pizzuto, Bonaviri, Manganelli, D'Arrigo, Gadda, Bontempelli, Savinio e persino Calvino avessero cercato di emergere (come debuttanti o semidebuttanti) nell'editoria italiana dell'anno 2010 essi non avrebbero avuto alcuna speranza di esser pubblicati da un grande editore e si sarebbero pertanto spenti nell'anonimato (senza peraltro alcuna speranza di esser scoperti post mortem come fu per il povero Morselli).
Condivido appieno tale convinzione e quindi la considero un argomento squillante da far valere contro alcuni (in verita' molti) segmenti della linea editoriale attuale di Einaudi, Mondadori, Adelphi, Bompiani e Feltrinelli (soprattutto quest'ultima). Si tratta di una convinzione propria di molti scrittori; di scrittori, intendo, che cercano l'esattezza grammaticale e sintattica nel mare dell'italiano (s)parlato, che cercano dei lettori rilassati attenti e meditativi, ma trovano editori disposti ad accettare soltanto opere destinate a fruitori veloci, semianalfabeti e poco motivati (ma succubi delle mode). Scrittori che si rivolgono a tutti i lettori italofoni ma trovano editori esperti di marketing che dicono loro: ''A QUALE pubblico e' destinato il tuo libro?''
Ebbene: sono certo che tutti gli editori ora si difenderebbero da questo mio rilievo affermando di cercare l'originalita', il ''nuovo'', l'arte, ma di non trovarli, visto l'appiattimento scrittorio attuale e l'eccesso di testi che giungono loro in redazione. E qui passero' al mio ultimo punto; dove iniziero' con una domanda.

3) Cos'e' la novita' che gli editori cercano?
Qui permettiatemi di essere un tantino polemico: la parola novita' e' un trabocchetto per gonzi, oggi: significa soltanto che gli editori cercano delle opere che possano essere inserite in qualche settore o nicchia di mercato - e una nicchia di mercato significa soddisfare dei bisogni riguardanti quelle, mettiamo, diecimila persone che si pensa comprerebbero quel libro.
Se dunque un'opera sta fuori dal ''settore merceologico della novita' del 2010'' non e' pubblicabile... e cio' vuol dire che gli editori non concedono alcun valore oggettivo ad un'opera in quanto frutto di un singolo uomo, di un individuo.
E questo e' l'errore di fondo, il padre di tutti gli altri sbagli: se si parte considerando un'opera d'arte come espressione di una parte della societa' italiana (per quanto ridotta percentualmente) si trovano soltanto opere commerciali, banali, o originali per quanto significhi il luogo comune di quel particolare tipo di originalita', quella particolare accezione del termine originalita'. E si schiaccia l'individuo, l'originalita' vera di un autore - che e' per definizione persona sola ed unica nel suo genere, persona senza referenti o classi sociali, priva di ''determinazioni'' che non siano quelle prettamente concernenti il mondo artistico.
In soldoni: vedere la personalita', l'individuo-scrittore e l'arte letteraria in chiave sociologica e' una scelta filosofico-politica ben precisa, comportante delle ricadute editoriali che io non condivido affatto. E questo e' anche l'appunto che mi sento di rivolgere alla grande editoria italiana - con particolare dispiacere se si parla di editori che stimo, come Einaudi e Feltrinelli.

Cordiali Saluti

Sergio Sozi

P. S.

Rivolgo le miei migliori congratulazioni alla sig.ra Murgia per l'ottenimento del Premio Campiello, scusandomi per non aver ancora letto il suo ''Accabadora''.
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#7 lele 2010-09-06 11:40
Con tutto il rispetto, non vedo differenza alcuna fra te e l'imprenditore che prendeva la tessera del PSI per lavorare.
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#8 michele podda 2010-09-06 12:30
Complimenti.
Ho pubblicato una lettera a te rivolta nel blog della Federazione Psdaz di Cagliari. Se ti fa orrore non prendertela, ne sentirai di peggio.
Saluti. Michele
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#9 Omar Onnis 2010-09-06 13:19
Citazione lele:
Con tutto il rispetto, non vedo differenza alcuna fra te e l'imprenditore che prendeva la tessera del PSI per lavorare.

Michi, che tessera hai preso per lavorare? Non sarà che ti sei dichiarata indipendentista per vendere più libri e strappare contratti più vantaggiosi? Adesso, alla luce di questa vittoria del Campiello, mi viene il dubbio. E io che ti credevo sincera!

O non era rivolto a te il rimbrotto di Lele? Mah... Vai a capire, certe volte.

Grande Michi! E abbasso gli insetti molesti (e maschilisti)!
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#10 fabrizio 2010-09-06 13:34
continuiamo a fare la claque alla cultura ricreazione, continuiamo così.
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#11 manuel 2010-09-06 16:27
Citazione fabrizio:
continuiamo a fare la claque alla cultura ricreazione, continuiamo così.


ahahahahahaaaa :o
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#12 diana 2010-09-06 19:31
complimenti per il campiello, Michela!!!

a proposito di libri e letteratura:
ho visto una foto di Vespa al mare, e anche lui ha un bel decolleté. Direi una seconda, coppa B. Anche se la gravità è spietata, non guarda in faccia nessuno. diana
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#13 Valeria 54 2010-09-06 20:05
Grande Michela! ho sentito il tuo intervento alla Zanzara, radio24, su Vespa ed Avallone ed hai espresso proprio il commento simile a quello che avevo fatto io oggi con alcune colleghe: e se una presantatrice avesse detto "regia inquadra il superbo sedere di Bolle"! E' ora di cominciare in tante a non accettare più questa cultura del corpo femminile come oggetto sessuale. (ricominciare sarebbe più corretto dire purtroppo, perché 30/35 anni fa, con il femminismo questi discorsi sul rispetto del corpo delle donne erano diventati pane quotidiano) Complimenti ovviamente anche per il premio: non ho letto ancora il tuo libro e lo farò quanto prima. Valeria
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#14 lele 2010-09-07 18:42
Citazione Omar Onnis:
Citazione lele:
Con tutto il rispetto, non vedo differenza alcuna fra te e l'imprenditore che prendeva la tessera del PSI per lavorare.

Michi, che tessera hai preso per lavorare? Non sarà che ti sei dichiarata indipendentista per vendere più libri e strappare contratti più vantaggiosi? Adesso, alla luce di questa vittoria del Campiello, mi viene il dubbio. E io che ti credevo sincera!

O non era rivolto a te il rimbrotto di Lele? Mah... Vai a capire, certe volte.

Grande Michi! E abbasso gli insetti molesti (e maschilisti)!


No non era rivolto a Michela, ma a chi ha scritto la lettera e lavora per Einaudi, contribuendo così anche al mito Berlusconi, al suo successo elettorale e al suo conto in banca. Successo in parte meritato viste le lodi espresse per la sua casa editrice.
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#15 Omar Onnis 2010-09-07 19:15
Lele, la casa editrice è di Berlusconi solo in quanto lui ne è diventato (come sappiamo) il proprietario. Come dicono i Wu Ming, Berlusconi non è un editore, è il padrone di un gruppo editoriale. Le due cose non coincidono affatto.

L'Einaudi tutto è tranne che sua, in senso più ampio e profondo. Anzi, ne è l'antitesi.

E i successi dell'Einaudi (che sono cominciati ben prima di Berlusconi e continueranno dopo di lui) non hanno nulla a che fare con qualsiasi sua presunta abilità.
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#16 MARIO 2010-09-08 09:21
Io sono di destra , ho capito che la Signora Murgia e' comunista, non leggero e comprero' certamente il Suo ridicolo libro. Saluti.
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#17 Omar Onnis 2010-09-08 10:16
@Mario. Non è che sei amico di Paolo?
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#18 Omar Onnis 2010-09-08 10:17
Errata corrige, sempre per Mario: non "di Paolo" ma "di Piero". Sorry.

Danieleeee!
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#19 lele 2010-09-08 11:43
Se io contesto il padrone di casa continuando a mangiare a casa sua, il valore delle mie contestazioni perde peso e gli debbo riconoscere meriti e vantaggi, tra cui quello di essere un imprenditore capace di dare voce anche ai suoi detrattori.
Tra l'altro è uno dei pochi a sapere le identità e i conti correnti bancari di Wu Ming.
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#20 manuel 2010-09-08 11:55
Citazione MARIO:
Io sono di destra , ho capito che la Signora Murgia e' comunista, non leggero e comprero' certamente il Suo ridicolo libro. Saluti.


è così che funziona..
non c'è problema Mario, puoi sempre leggere meravigliosi libri di scrittori di destra come Alfonso Signorini o..Bruno Vespa
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#21 manuel 2010-09-08 12:03
Citazione lele:
Se io contesto il padrone di casa continuando a mangiare a casa sua, il valore delle mie contestazioni perde peso e gli debbo riconoscere meriti e vantaggi, tra cui quello di essere un imprenditore capace di dare voce anche ai suoi detrattori.
Tra l'altro è uno dei pochi a sapere le identità e i conti correnti bancari di Wu Ming.


i "meriti e vantaggi" non li fa B. che è solo il mero proprietario, ma tutto quello che c'è in quella scatola chiamata Gruppo Mondadori - Einaudi

è una versione troppo semplificata della situazione e nemmeno giusta poiché il paragone corretto semmai sarebbe: B. presidente del Consiglio = me ne vado dall'Italia, la Gelmini ministro dell'Istruzione = gli insegnanti si devono licenziare per protesta, Marchionne amm. Fiat = i lavoratori devono andarsene per protesta ecc..etc...
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#22 Omar Onnis 2010-09-08 13:48
Per la cronaca: le identità dei Wu Ming non sono affatto segrete.

I loro conti correnti sì. Come il tuo, Lele.

E sulle vendite dei propri libri da anni pubblicano tutti i dati reali (non quelli delle fascette sulle copertine).

Ma che te lo dico a fare?
E poi come avvocato gli Anonimi mi pagano troppo poco...

Comunque, vai a chiedere conto a loro, nei loro spazi di confronto sul web. Sta tranquillo che ti rispondono.
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#23 Vera 2010-09-24 15:44
"Io oggi non me ne vado perché, quando finalmente si comincerà a ricostruire materialmente, moralmente, culturalmente, spiritualmente questo paese, credo che il fatto che una casa editrice come Einaudi non sia andata distrutta sarà una garanzia e un valore per tutti."

Resta Evelina. E auguriamoci tutti che quanto auspichi accada presto! lavoriamo intanto perché accada. Grazie.
Vera
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#24 Simona 2010-09-28 16:28
Ho ordinato il tuo libro,
assieme al libro censurato mondadori più clamoroso degli ultimi anni(tanto che nessuno ne parla) presso Hoepli, l'unico in Italia che lo vende, trattasi di :IMPRIMATUR di Rita Monaldi e Francesco Sorti. Cercatelo e riflettete sulla messa all'indice dei libri in Italia, più viva che mai.
E' veramente vergognoso che la cultura e l'intera editoria italiana sia sotto sequestro a causa di un dittatore che impone "il pensiero unico, il maestro unico, il partito unico.."
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#25 furoredidio 2010-09-29 16:42
Ma no Manuel, quello che dici tu richiederebbe uno sforzo veramente troppo grande, ovvero: un impegno in prima persona. E' molto più comodo dire agli altri quello che devono fare, lasciare che siano gli altri a fare i bei gesti, a sporcarsi le mani mentre noi continuiamo a scrivere commentini acidi sui blog. Come recitava una magistrale vignetta di Altan: "Spero che qualcuno sia pronto a dare la vita per difendere il mio diritto a dire tutte le cazzate che penso".
Questo senza contare il fatto che in ogni caso, come ben dici tu, la logica di partenza di questo già fallito boicottaggio è perversa e fallace.
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